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Audi, un simulatore per testare la ricarica elettrica in tutto il mondo

Audi simulatore di rete (Foto Audi)

Non è soltanto il clima a influenzare le prestazioni in ricarica di auto elettriche e ibride, ma anche gli standard di erogazione, che da Paese a Paese possono cambiare. A questo scopo è stato messo a punto il nato il simulatore di rete che Audi introduce ora nei suoi processi di sviluppo dei veicoli elettrici.

Si tratta di uno strumento avanzato, capace di riprodurre le condizioni di ricarica di qualsiasi parte del mondo, attivo presso il test center di Ingolstadt. Permette di analizzare le prestazioni di ricarica in scenari reali, riducendo i tempi di sviluppo e garantendo un’ottimizzazione del software delle vetture.

Paese che vai, ricarica che trovi

L’efficienza della ricarica di un veicolo elettrico è influenzata da molteplici fattori, tra cui tensione, frequenza e tipo di rete elettrica e anche se esistono standard di riferimento, in realtà le infrastrutture di ricarica variano notevolmente da un Paese all’altro. In Nord America, ad esempio, si utilizzano 120 Volt e 60 Hertz, mentre in Europa lo standard è 230 Volt e 50 Hertz. Questa variabilità può influire sui tempi e sulle modalità di ricarica delle auto elettriche, rendendo necessario uno sviluppo che tenga conto delle specifiche tecniche di ogni area geografica.

Audi simulatore di rete (Foto Audi)

Tutti gli impianti in uno

Per affrontare questa sfida, Audi ha collaborato con Bosch Rexroth e Schmidbaur realizzando un simulatore di rete da 500 kW. Il sistema è in grado di generare tensioni da 100 a 540 Volt e frequenze da 40 a 65 Hertz, replicando condizioni di ricarica su reti monofase, bifase e trifase, oltre a supportare lo standard split-phase diffuso in alcune regioni. Grazie a questa tecnologia, la Casa dei quattro anelli può eseguire test approfonditi senza dover spostare fisicamente i veicoli, abbattendo tempi e costi di sperimentazione.

Audi simulatore di rete (Foto Audi)

L’introduzione di questo nuovo simulatore di rete consente ad Audi di affinare il software dei propri veicoli elettrici per garantire sempre le migliori prestazioni di ricarica, indipendentemente dal Paese di utilizzo. Un passo avanti che rafforza l’impegno della Casa tedesca nell’offrire soluzioni avanzate per la mobilità elettrica globale.

Fiat Grande Panda: Tech it Easy

fiat grande panda

Arriva la Fiat Grande Panda, automobile fondamentale sulla quale il brand più popolare di Stellantis si gioca una fetta importante del suo futuro, l’auto che a livello globale è stata definita la ‘volume maker’.

La parola globale è stata pronunciata più volte da Olivier François, CEO di Fiat, cui si deve riconoscere la capacità di comunicare con un entusiasmo non comune i presunti pregi dei prodotti dell’azienda che amministra.

Riportiamo a tratti le sue parole registrate al Lingotto, sede della presentazione alla stampa internazionale.

Olivier Francois, CEO di Fiat. Immagine Auto Tecnica

Puntando diretto al nocciolo del discorso, François ha ribadito che Fiat va piuttosto bene in Sudamerica e nel Middle East, ma che deve riconquistare quote in Europa, lavorando su una elettrificazione più semplice e accessibile e puntando su auto che sfruttino la loro storia per essere più desiderabili delle ‘new entry’ su mercato.

Per questo la Grande Panda va a riprendere molti dei tratti caratteristici della Panda classica, quella disegnata da un ispirato Giorgetto Giugiaro nel 1980, ma rispetta i moderni criteri di sicurezza introdotti dalla normativa GSR II.

Gli stessi che di fatto hanno affossato molti modelli della gamma che facevano grandi volumi, come 500X, Tipo, Fiorino e la 500 Hybrid.

Uno stimolo, però, a non sedersi sugli allori: “Grazie a questo sacrificio avremo presto una 500 ibrida migliore, completamente nuova e che darà lavoro ale persone qui, a Torino”, ha affermato François.

“Nonostante tutto, ancora una volta nel 2024 Fiat è il brand numero uno di Stellantis in termini di volumi. Oggi essere globali è fondamentale, è l’unico modo per essere forti e resilienti, e questo nuovo prodotto è stato pensato per essere globale”.

E ha quindi ricordato come la Grande Panda sia la prima ‘auto globale’ venuta dopo la Palio, che pochi forse ricordano essere nata proprio per soddisfare un ampio spettro di mercati.

Fiat Palio, l’ultima ‘global car’ o ‘world car’ prodotta da Fiat. ©Stellantis Heritage

Riportare l’Europa in automobile

Fiat ha per tradizione una forte presenza nei segmenti A e B.

“Nel segmento A oggi siamo leader sia nell’elettrico, con la 500, sia nell’ibrido, con la Pandina”, prosegue François.

“La sfida è nel segmento B, dove finora potevamo offrire solo dei bei ricordi, quelli della Uno e della Punto. Abbiamo lasciato casa nostra e quest’anno ci ritorniamo in stile Fiat, con un blockbuster pragmatico, accessibile e desiderabile”.

Davvero un grande comunicatore, Olivier François, che prosegue strizzando l’occhio ai clienti “che più che di elettrico vogliono sentir parlare di elettrificato. La Grande Panda sarà ibrida ed elettrica, come 600, Doblò, Scudo, Ducato e presto anche la nuova 500”.

Fiat Panda (o Pandina) e Fiat Grande Panda: due auto diverse ma con qualcosa in comune

Ma perché fare una Panda più grande anziché una nuova Punto?

François ha la risposta: “La Punto avrebbe avuto un buon successo in Europa, ma essere globali ci ha salvato e Grande Panda nasce per essere disponibile su tutti i mercati in cui Fiat è presente: Europa, Sudamerica, Africa o Middle East”.

fiat grande panda
Per la presentazione della nuova Grande Panda, Fiat ha scelto una location d’eccezione e ricca di storia: la pista ovale del Lingotto. (Immagine Auto Tecnica

“Per fare questo abbiamo dovuto intercettare i trend globali, concludendo che la gente vuole un prodotto che la gratifichi, ma al giusto prezzo”.

“Che racconti una storia, esprima dei valori, abbia un significato. Per questo abbiamo cercato qualcosa che fosse inequivocabilmente una Fiat, con una forte personalità”.

“Un’icona. E abbiamo deciso di fare crescere la Panda dal Segmento A al B, che sappia difendere il nostro mercato dall’attacco nei nuovi arrivati”.

“Chiariamoci: la piccola Pandina resta a Pomigliano e non cambia, se non fra qualche anno con la nuova generazione che rimarrà nel Segmento A”.

“La Grande Panda è un’altra macchina, che con l’altra ha in comune solo il DNA”.

Con queste parole il posizionamento della Grande Panda è chiaro: la Panda è e rimarrà quella di Pomigliano. La Grande Panda si colloca un gradino sopra.

La Fiat Grande Panda nell’allestimento POP con powertrain 100% elettrico. ©Stellantis

Design esterno

Per creare questo piccolo Suv – che nella filosofia, pur con diverso background, segue quella della Dacia Sandero Stepway – al Centro Stile Fiat hanno preso la piattaforma Smart Car, la stessa di Citroen C3 e Opel Frontera.

Su questa hanno disegnato dei volumi ispirati alla Panda di Giugiaro arricchendola di numerose soluzioni di design nuove e distintive e curando i volumi interni per offrire grande spazio conviviale, come si addice appunto a un veicolo destinato al mercato globale.

La versione che abbiamo provato, la RED 100% elettrica, è lunga 3.999 mm (circa 30 cm più lunga della Panda), larga 1.763 mm e alta 1.570 mm, con un passo di 2.540 mm (contro i 2.300 mm della Panda).

Ma se all’interno dominano spazio e funzionalità, all’esterno si riconoscono la linea di cintura, i passaruota squadrati e la mascherina frontale asimmetrica coi gruppi ottici rettangolari del modello originale.

fiat grande panda
Invonfondibilmente ‘Panda Style’. ©Stellantis

Così come il portellone squadrato e le luci verticali.

Il nome Panda impresso a grandi lettere su porte e portellone può sembrare in contraddizione con la declamata iconicità di un design inconfondibile, ma danno un aspetto ‘heavy duty’ che evidentemente piace a molti dei mercati ai quali Grande Panda è dedicata, oltre a far risparmiare il costo dei badge applicati.

Originale la mascherina anteriore, coi fari rettangolari dell’antenata anni ’80 evocati da maxi-pixel Led che creano la firma luminosa sopra i gruppi ottici.

La mascherina asimmetrica originale è reinterpretata con un riuscito gioco grafico.

Ci è piaciuto l’accostamento cromatico del Rosso Passione pastello della versione RED, quella che abbiamo provato, coi cerchi in lamiera bianchi da 16” con la foratura retrò, secondo noi quello più vicino allo ‘spirito Panda’.

L’altro colore pastello è il Bianco Gelato, mentre i metallizzati sono cinque, col Giallo Limone e il Bronzo Luna scelti per le immagini di lancio.

fiat grande panda
©Stellantis

Design interno

La Fiat Grande Panda è un’auto tuttofare che all’interno offre spazi funzionali e materiali che danno una percezione di robustezza e durata e puntano su abbinamenti cromatici vivaci che saranno graditi alla clientela più giovane.

Semplicità non vuol dire povertà: in Fiat hanno fatto un buon lavoro di bilanciamento, dando la positiva impressione di non aver voluto economizzare a tutti i costi.

fiat grande panda
©Stellantis

Plastica ce n’è tanta, soprattutto sui pannelli porta, ma è una presenza tutto sommato accettabili e in sintonia con la ‘mission’ del veicolo.

fiat grande panda
©Stellantis

Cluster da 10” e schermo da 10,25” per l’infotainment sono incorniciati da uno schermo in policarbonato il cui perimetro vuole ricordare la pista ovale del Lingotto.

Buona l’ergonomia dei sedili, piuttosto rigidi e quindi da verificare su viaggi più più lunghi rispetto al percorso di prova che abbiamo effettuato.

L’airbag del passeggero è stato posizionato nel tetto per lasciare più spazio funzionale alla plancia dove è posizionato un contenitore cilindrico apribile, oltre al vano portaoggetti tradizionale.

Cluster da 10” e schermo da 10,25” per l’infotainment sono incorniciati da uno schermo in policarbonato il cui perimetro vuole ricordare la pista ovale del Lingotto.

Il volume del bagagliaio è di 412 litri (361 litri per la versione elettrica) e parlando di volume ricordiamo anche i 13 litri distribuiti nella plancia per riporre gli oggetti della quotidianità.

©Stellantis

Motorizzazioni

Visto l’andamento del mercato dell’elettrico, ci aspettavamo di provare la versione mild hybrid, la ‘volume maker’ per dirla all’inglese.

E invece a disposizione c’erano solo le versioni BEV, la cui produzione, nello stabilimento serbo di Stellantis, partirà a inizio febbraio, seguita poche settimane dopo da quella ibrida.

Dal punto di vista tecnico, la versione ibrida adotta l’onnipresente motore 1.2 litri turbo tre cilindri a ciclo Miller Euro 6.4 da 100 CV, recentemente rinnovato (il comando della distribuzione è a catena), abbinato a una batteria agli ioni di litio da 0,876 kWh a 48V che alimenta un motore elettrico da 21 kW alloggiata nella scatola del cambio eDTC Easy Drive a 6 rapporti.

La punsantiera per selezionare la marcia è unificata su più prodotti di Stellantis. E’ la stessa anche sulla nuova Alfa Romeo Junior (e sulla Jeep Avenger). ©Stellantis

Non è prevista l’opzione del cambio manuale.

Le emissioni dichiarate sul ciclo combinato sono di 123 grCO2/km.

La funzione e-launch consente l’avvio in elettrico, poi l’apporto del motore elettrico è gestito dal sistema in funzione della richiesta di coppia motrice.

A batteria completamente carica si può percorrere circa un chilometro in elettrico a bassa velocità.

Nelle manovre, in coda e negli spostamenti nei parcheggi, ad esempio, il motore termico è disattivato.

Nella versione elettrica, la coppia motrice è fornata da un motore da 83 kW (113 CV) e 122 Nm coadiuvato da una batteria a 400 V da 44 kWh per un’autonomia dichiarata di 320 km (ciclo WLTP combinato).

La velocità massima è di 132 km/h e l’accelerazione da 0-50 km/h (quella che interessa in città) in 4,2 sec (0-100 in 11 sec).

Sicurezza

La dotazione di ADAS sulla versione POP comprende:

  • Lane Keeping Assist,
  • frenata autonoma d’emergenza,
  • Traffic Sign Recognition,
  • chiamata d’emergenza e-Call,
  • rilevatore di stanchezza,
  • Cruise Control;
  • assistenza allo spunto in salita.

Gli airbag sono sei.

fiat grande panda
©Stellantis

Ricarica

La Fiat Grande Panda è dotata di una presa di ricarica CCS Type 2 posta nella parte posteriore che consente la connessione alle stazioni CA da 7 kW o le Fast Charge fino a 100 kW, per una ricarica completa in 27 minuti.

C’è anche un cavo a spirale retrattile adatto a ricaricare fino a 7 kW posto in un vano anteriore chiuso da uno sportello.

Lo sportellino anteriore in cui è riposto il cavo a spirale per ricaricare fino a 7 kW. ©Stellantis

Una soluzione pratica e inedita. È lungo oltre 4 metri e consente di arrivare alla colonnina anche se dietro la vettura.

©Stellantis

In opzione si può avere la presa posteriore da 11 kW, ma in questo caso sparisce il cavo a spirale, la cui sezione è adatta ai 7 kW.

Lo sportello sotto il quale c’è la presa CCS Type 2 per ricaricare fino a 100 kW. ©Stellantis

Ovviamente è presente la ricarica rigenerativa la cui intensità non è regolabile e che ha un effetto decelerante meno invasivo rispetto a talune concorrenti in cui la guida con un solo pedale è più efficace.

I prezzi della Fiat Grande Panda

Questi i prezzi comunicati al lancio, ma consigliamo chi fosse interessato di recarsi in concessionaria per mettere nero su bianco un’offerta che includa tutti i vantaggi che Fiat e la sua finanziaria mettono in campo.

  • Fiat Grande Panda POP Hybrid € 18.900*;
  • ICON Hybrid € 20.400 (upgradabile con i pacchetti Tech e Style);
  • LA PRIMA Hybrid € 22.900.

Il prezzo di ingresso della POP ibrida non è proibitivo (*al lancio ci sono 1.000 € di sconto rottamazione e altri 950 € se si attiva un finanziamento), ma per avere qualche accessorio utile in più si arriva facilmente ai 20.000 €.

Due le versioni elettriche:

  • Fiat Grande Panda RED € 24.900;
  • LA PRIMA € 27.900.
fiat grande panda
©Stellantis

BMW iX 2025, crescono autonomia e prestazioni

L’ammiraglia elettrica si rinnova: BMW iX 2025 offre aggiornamenti di dettaglio per quanto riguarda l’estetica unite ad altre decisamente più sostanziosi sul piano dell’efficienza.

Le novità più importanti riguardano infatti un incremento dell’autonomia, una maggiore efficienza e un design affinato. Il SUV elettrico di Monaco, pioniere della mobilità elettrica, introduce migliorie tecniche che lo rendono ancora più competitivo nel segmento premium.

Autonomia aumentata e consumi ridotti

Grazie a un’ottimizzazione del sistema di trazione e alla riduzione dei consumi fino all’8%, la BMW iX 2025 nella variante xDrive60 ora raggiunge un’autonomia massima di 701 km nel ciclo WLTP. L’aumento varia in base alla versione: la iX xDrive45 arriva fino a 602 km, mentre la iX M70 xDrive raggiunge un massimo di 600 km. Il miglioramento è reso possibile da nuove celle della batteria e da un’elettronica di potenza più efficiente.

Più potenza e accelerazioni migliorate

Le nuove versioni della BMW iX offrono prestazioni superiori rispetto alla generazione precedente. La iX xDrive45 eroga ora 408 CV (+82 CV), con uno 0-100 km/h ridotto a 5,1 secondi. La iX xDrive60 raggiunge 544 CV (+21 CV) e accelera in 4,6 secondi. Al vertice, la nuova iX M70 xDrive sviluppa 659 CV e scatta da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi, con una velocità massima di 250 km/h.

Design aggiornato e nuove dotazioni

Il restyling porta una griglia anteriore ridisegnata, fari LED rinnovati e nuovi cerchi fino a 23 pollici. Il pacchetto M Sport è ora disponibile per enfatizzare l’anima sportiva del modello. All’interno, l’aggiornamento include nuovi sedili multifunzione M e finiture premium. La BMW iX 2025 integra il sistema operativo iDrive 8.5, con maggiore connettività e servizi digitali avanzati.

Ricarica più veloce ed efficiente

La nuova iX supporta la ricarica in corrente continua fino a 195 kW (175 kW per la xDrive45), permettendo di recuperare fino all’80% della carica in meno di 30 minuti. Il sistema ottimizza i tempi di ricarica grazie a un pre-condizionamento avanzato della batteria. L’integrazione con BMW Maps consente inoltre una gestione intelligente dei percorsi con soste ottimizzate per la ricarica. La BMW iX 2025 segna un passo avanti in termini di efficienza, prestazioni e tecnologia, rafforzando la sua posizione tra i SUV elettrici premium.

 

Vanwall Vandervell H-GT, la supercar elettrica su base Hyundai che sa di storia

Vanwall Vandervell H-GT snow

Gli appassionati delle varie discipline del motorsport non hanno bisogno di particolari premesse per riconoscere nella nuova supercar elettrica Vanwall Vandervell più di una reminiscenza sportiva e storica.

Chi segue l’endurance in particolare ricorderà la fugace apparizione di una scuderia Vanwall nella massima serie del campionato WEC, quella riservata alle hypercar, nella stagione 2023, terminata con l’ottavo posto alla 1000 Miglia di Sebring come miglior risultato. Mentre gli amanti della F1 conoscono la fama che porta all’origine di questo marchio, o meglio, capace di soffiare il titolo costruttori alla Ferrari nel 1958 e arrivare a giocarsi quello piloti, perso da Stirling Moss nei confronti di Mike Hawthorn per un solo punto.

Un marchio da F1 per una supercar elettrica

La Vanwall Vandervell è a metà tra queste due esperienza: nasce dalla volontà dell’imprenditore tedesco di origine rumena Colin Kolles, fondatore della scuderia ByKolles, di debuttare come costruttore di auto elettriche di lusso. Obiettivo che l’ha portato ad acquisire lo storico marchio inglese Vanwall, anche se la sua Casa oggi è basata in Germania.

Il modello prende il nome di Vandervell per omaggiare lo storico fondatore Tony Vandervell, così come la scelta di rilanciare il marchio anche nell’endurance prendendo parte alla poco fortunata stagione 2023.

Passando alla Vanwall Vanderwell, si tratta di una vettura di forme compatte e dimensioni medie che ricorda da vicino, per forma e caratteristiche, la berlina elettrica Hyundai Ioniq 5. Anche se il costruttore non ha mai dichiarato questa parentela, limitandosi a menzionare come base la piattaforma E-GMP, l’auto ha le stesse dimensioni e varianti di motore e prestazioni delle Ioniq 5 a trazione integrale. Compresa la versione al top da 650 CV che ricalca la Ioniq 5 N.

Vanwall Vandervell N-GT Thin Wall Special

Stessa potenza ma kg in meno

I  modelli a listino sono infatti tre, la Vanderwell H-GT, che ha una potenza massima di picco di 325 CV (gli stessi della Ioniq 5 N Line), la N-GT e la Thin Wall Special. Queste hanno entrambe una meccanica analoga alla Ioniq 5 N da 650 CV, ma con una differenza: la seconda ha un allestimento esclusivo con peso sensibilmente ridotto dagli oltre 2.200 kg della “base” a meno di 2000.

Nuova BMW X3: punta su diesel e benzina

E’ già disponibile dai concessionari la Nuova BMW X3.

In un mondo come quello dell’automotive che negli ultimi vent’anni ha subito trasformazioni ed evoluzioni ben superiori a quelle avvenute nel precedente secolo di storia, fa piacere, ogni tanto, ritrovarsi di fronte qualche certezza.

Una è quella del buon vecchio motore a combustione interna, che, come ripetiamo da anni, ha un’ancora indubbia validità per determinati profili di utilizzo, l’altra è quella di vedere conservati negli anni lo spirito iniziale e gli stilemi estetici di un prodotto che alla sua prima generazione, datata 2003, aveva portato una ventata di novità in un segmento che all’epoca muoveva i primi passi.

Nata con la Serie 5, la famiglia dei SAV bavaresi (Sports Activity Vehicle), denominata X, è stata poi declinata su tutta la gamma, dalla piccola X1 a X3, X5 fino alla mastodontica X7, passando per le versioni più ‘sportive’ X2, X4 e X6 dal piglio stilistico più vicino al DNA dell’elica.

La X3 oggetto di queste note è passata attraverso tre generazioni, ciascuna rimasta in produzione sette anni, per approdare alla quarta, presentata a fine 2024 e ora disponibile in concessionaria.

Con oltre 3,5 milioni di unità vendute nel mondo, la X3 è un successo globale (il primo mercato è quello USA) e anche italiano, che col 4% è il secondo mercato in Europa, dietro la Germania.

Ovviamente i prodotti di volume per BMW sono la serie 1 e l’X1, ma dietro questi modelli c’è la X3.

La produzione dei SAV è concentrata a Spartanburg (USA), ma la X3 è prodotta anche nello stabilimento di Rosslyn in Sudafrica.

Per il mercato cinese la X3 è prodotta in loco in una versione col passo allungato.

Design della Nuova BMW X3: esterni

Se si osserva il bozzetto di stile della nuova X3, ci si rende conto che i designer hanno dato fondo alla loro creatività stravolgendo le forme che negli anni hanno reso riconoscibile la X3.

Un esercizio che, tradotto nel prodotto deliberato, non si è materializzato ma ha ceduto al conservatorismo.

In sintesi, i volumi restano disposti come in passato, col muso lungo e basso, aggressivo come di addice a una BMW, unito a una ‘scatola’ che contiene passeggeri e bagaglio che ‘carica’ fortemente la parte posteriore, con un risultato estetico che privilegia la funzionalità allo stile.

I bozzetti erano senza dubbio più ‘cool’, ma la realtà dei fatti e le strategie di marketing hanno evidentemente consigliato il mantenimento di un formato consolidato.

In fondo l’alternativa coupé c’è, e si chiama X2 (o X4). In generale nella nuova X3 si registrano una riduzione e una semplificazione delle linee di stile principali che di conseguenza acquisiscono maggiore importanza.

Come consuetudine crescono le dimensioni (circa + 3 centimetri in lunghezza e larghezza) e scende un po’ la quota del tetto, proprio per enfatizzare la ‘presenza’ del veicolo su strada.

Il doppio rene cresce ma in modo tutto sommato discreto, seguendo una moda che evidentemente piace ai mercati ai quali X3 è maggiormente dedicata, che evidentemente gradiscono anche l’illuminazione del perimetro della calandra.

Noi restiamo fedeli a quella sobrietà caratteristica dei prodotti BMW più classici, ma riconosciamo, un po’ a malincuore, che i tempi (e i clienti) cambiano…

Interessante, per un veicolo con vocazione familiare, il valore del Cx pari a 0,21, ottenuto anche curando alcuni dettagli, come le maniglie a filo e non più sporgenti come in passato. I cerchi sono disponibili da 18” a 21”.

Gli interni

Novità anche all’interno con la fascia della plancia che si prolunga idealmente sulle porte e avvolge chi guida.

Linee pulite anche qui, con un’ampia fascia liscia e curva che ospita l’esteso visore suddiviso in un’area informativa da 12,3” e un contro display da 14,9” sul quale debutta il sistema operativo OS9 basato su piattaforma Android.

I comandi touch sono generalizzati e gli unici pulsanti fisici sono sul volante. Interaction Bar, che raggruppa i comandi base di uso comune, le regolazioni del flusso d’aria dalle bocchette e altri comandi sono a sfioramento e con un’ottima retroilluminazione, funzionale ma anche molto tecnologica e indubbiamente ‘premium’.

Di qualità reale e percepita elevata i materiali utilizzati e i rivestimenti, con varianti in tessuto Econeer, pelle ecologica Veganza, pelle animale Merino e un mix Veganza/Alcantara per l’allestimento M, soddisfacendo così tutti i gusti e le ideologie sulla sostenibilità.

In questo contesto l’uso di materiali riciclabili, la riciclabilità dell’auto a fine vita e il processo produttivo a basse emissioni sono da tempo priorità per i progettisti BMW.

Le motorizzazioni della Nuova BMW X3

Avendo sempre tenuta viva ogni possibile alternativa per il powertrain dei suoi veicoli, BMW è oggi nelle condizioni di proporre i motori più adatti ai mercati sui quali si dovrà muovere X3, che come noto monta come standard la trazione integrale xDrive.

In Italia, dove l’elettrico non trova proseliti, saranno indubbiamente i motori diesel e benzina mild hybrid ad essere i più appetibili, seguiti dal benzina ibrido plug-in.

In sintesi, le quattro motorizzazioni sono un quattro cilindri Twin-Power Turbo a gasolio (BMW X3 20d xDrive) da 197 CV (145 kW) e 400 Nm con sistema mild hybrid 48V da 8 kW e 25 Nm, un quattro cilindri Twin Power Turbo a benzina (BMW X3 20 xDrive) da 208 CV (153 kW) e 330 Nm con sistema mild hybrid 48V da 13 kW e 200 Nm, lo stesso motore con sistema ibrido plug-in da 135 kW e 250 Nm (BMW X3 30e xDrive) per una potenza di sistema di 299 CV (220 kW) e 450 Nm e un sei cilindri in linea da 398 CV (293 kW) e 580 Nm destinato alla top di gamma BMW X3 M50 xDrive.

La versione plug-in monta una batteria agli ioni di litio a 392V con una capacità di 19,7 kWh, sufficiente per una autonomia in solo elettrico dichiarata in 81-90 km.

Per tutti cambio Steptronic a otto rapporti dal funzionamento sempre ineccepibile.

Nel corso dell’anno arriverà anche la versione elettrica, la prima basata sul concept Neue Klasse.

 

Con masse che orbitano attorno alle 2 tonnellate (le versioni benzina e diesel sono sotto), i consumi non sono proprio contenuti.

Consumi ed emissioni

I motoristi BMW sono bravi, ma i miracoli non riescono ancora a farli.

Col benzina, guidando senza badare troppo ai consumi sulle strade di montagna sulle quali abbiamo fatto la prova, abbiamo fatto una media di 9 l/100 km.

Più parsimonioso il diesel, come tradizione, a conferma che questo motore può ancora essere la scelta migliore per chi viaggia.

I dati ufficiali sono comunque 7,6-6,9 l/100 km con 172-156 grCO2/km per il benzina e 6,5-5,8 l/100 km e 171-153 grCO2/km per il diesel.

 

Quando avremo l’auto per una prova estesa saremo più precisi. Non era disponibile la variante plug-in, soluzione peraltro che tecnicamente non ci convince, al di là del brand che lo adotta.

Generosi i serbatoi: 65 litri per il benzina, 60 per il diesel e 50 per il PHEV che compensa la differenza con la batteria per la trazione elettrica.

Vano bagagli ben accessibile (la soglia è a filo del piano di carico) e capacità di 570-1500 litri (460-1600 per la versione plug-in).

Dotazione

L’equipaggiamento di serie è stato ampliato ed è superiore a quello di altri modelli in gamma.

Citiamo il Comfort Access, ovvero la chiave elettronica trasferibile anche sullo smartphone o su un Apple Watch, il clima automatico a tre zone, i vetri insonorizzati, l’azionamento automatico del portellone, l’allarme antifurto e il BMW Live Cockpit Plus col sistema di navigazione basato su Cloud (e quindi sempre aggiornato) BMW Maps.

Il nuovo BMW iDrive è basato sul sistema operativo 9 basato su Android sviluppato da BMW. Apple CarPlay e Android Auto sono di serie.

L’HMI è uno dei temi sui quali oggi si gioca il successo di un’auto.

Per chi vuole di più il pacchetto Digital Premium (già installato e disponibile per un periodo di prova post-vendita) consente l’utilizzo di app specifiche su abbonamento, che include anche lo streaming dati necessari alla completa connessione dell’auto.

Ma su queste personalizzazioni del veicolo i concessionari sono in grado di dare al cliente ampia assistenza al momento della configurazione.

Come va

Lo slogan storico di BMW ‘Piacere di guidare’ è impegnativo su veicoli di queste dimensioni e massa.

Tuttavia, anche con la nuova X3 si resta favorevolmente sorpresi dalla reattività dello sterzo e la precisione con cui si pennellano le traiettorie, cose non comuni per altri SUV di pari segmento.

Merito della dichiarata maggiore rigidezza torsionale della scocca e del non trascurabile aumento della carreggiata posteriore.

Si è lavorato anche sulla cinematica delle sospensioni e sulla risposta elastocinematica dei supporti.

Aumentato del 19% l’angolo di caster per contribuire a una maggiore stabilità direzionale in rettilineo.

Va da sé che il piacere di guida che si paga con una certa rigidezza delle sospensioni che va un po’ in conflitto con l’aspetto da vettura per la famiglia che distingue questa due volumi.

La X3 la si sente ‘in mano’ sempre, l’assetto non si scompone, se non quando si forza un po’ troppo l’andatura, e questo grazie anche all’elettronica che interviene per mantenere in linea il mezzo.

Niente mal d’auto tra i tornanti: il rollio è sempre limitato.

Se il fondo non è un biliardo la reazione della sospensione sulla scocca è un po’ secca e avvertibile e manca di quel comfort offerto da altre concorrenti.

Ma il cliente fedele al marchio lo sa e apprezza (e noi con lui) questa scelta progettuale.

Il cambio Steptronic, ma questa non è una novità, resta un riferimento per dolcezza nei passaggi di rapporto e la precisione delle cambiate, in manuale o quando si preme decisi l’acceleratore.

Ottimo il feeling sul pedale del freno, fattore non trascurabile e che contribuisce a trasmettere il controllo del mezzo.

I prezzi della Nuova BMW X3

Adeguati al posizionamento e alla dotazione i prezzi di listino.

L’accesso alla gamma è costituito dalla 20 xDrive che parte da € 64.200 e sale a € 70.600 nell’allestimento MSport Pro.

La 20d xDrive parte da € 65.900 e aggiunge € 1.700 al benzina su ogni allestimento in gamma. La 30e xDrive (plug-in) parte da € 71.500. Al top la M50, che sfiora i 90.000 €.

Dacia chiude alla grande il 2024 e guarda al futuro puntando su tante novità

Un vero e proprio fenomeno sociale. Così potremmo definire il marchio Dacia, che nel corso degli anni non ha soltanto incasellato un successo commerciale dietro l’altro, ma è anche stata in grado di modificare la propria brand identity, trasformandosi da “brand economico” a marchio con uno dei migliori rapporti tra prezzo, qualità e dotazioni.

E ora, mentre si appresta ad un nuovo importante passo avanti con il lancio della Bigster che traghetterà il brand nel segmento C, festeggia gli ottimi risultati ottenuti nel corso del 2024. Annata durante la quale sono state registrate 99.371 immatricolazioni nel nostro Paese, segnando un +13,1%, con la Sandero che si è posizionata al secondo posto tra le vetture più vendute in Italia.

Salto avanti

La Sandero, nello specifico, rappresenta un vero e proprio fenomeno. Lei, infatti, è stata la vettura estera più venduta in Italia e ad oggi fa da sola il 62% delle vendite totali di Dacia nel Bel Paese. Interessante poi, notare come la scelta di puntare sulla presenza della motorizzazione GPL su tutti i modelli endotermici a listino sia stata vincente. Nel corso dello scorso anno, infatti, questo tipo di alimentazione è stata scelta dal 47,24% dei clienti.

Dacia Spring Red Brick. (Photo Greg/DPPI)

Migliorata anche la qualità generale delle vetture. Un elemento, questo, chiaramente percepibile non appena si sale a bordo di una delle nuove Dacia, ma non solo. Altra e ancora più importante dimostrazione di questo salto avanti è rappresentato dal minor numero di interventi in garanzia, che nel corso del 2024 ha registrato un -25%.

L’ora della Bigster

Ora, come dicevamo, Dacia si appresta a fare un ulteriore importante passo avanti entrando con la Bigster nel segmento C-Suv che, in Italia, cuba per oltre il 18%. E lo fa con una strategia di forte attacco, che punta su un prezzo del 20% inferiore alle rivali dirette, con un listino che si apre a 24.800 euro per la variante a benzina e da 29.300 euro per quella ibrida. Interessante la gamma motori, che include un benzina turbo da 140 CV a trazione anteriore o da 130 CV a trazione integrale, un GPL sempre da 140 CV e un full-hybrid da 155 CV.

Audi MHEV+, l’ultima evoluzione del mild hybrid

Audi A5 2.0 TDI quattro ultra MHEV+ 48V (foto Audi)

Sulle nuove generazioni di Audi Q5 e A5 (l’erede della A4) da poco presentate debutta un’evoluzione del già rinomato sistema mild hybrid dei Quattro Anelli, ora denominato Audi MHEV+.

Il dispositivo è parte della piattaforma PPC (Premium Platform Combustion) destinata ai modelli con motori a combustione e vari livelli di elettrificazione. Con questo nuovo step conferma la posizione di primo piano della tecnologia “leggera” Audi che da diversi anni si è già messa in luce per le performance superiori rispetto alla maggior parte degli altri mild hybrid.

Ora c’è un vero motore

Il sistema Audi MHEV+ si basa ancora sull’interazione tra powertrain generator (PTG), alternatore-starter azionato a cinghia e batteria al litio-ferro-fosfato ad alte prestazioni.

Il raffreddamento del PTG (foto Audi)

Il cuore del sistema è il motore elettrico a magneti permanenti o powertrain generator (PTG). Integrato nella trasmissione all’uscita dell’albero principale, da cui viene disaccoppiato da 140 km/h tramite un attuatore specifico e una frizione a ruota dentata. Lo accompagna un’elettronica di potenza dedicata. Il raffreddamento a liquido per entrambi i componenti e anche la batteria al litio-ferro-fosfato da 1,7 kWh.

Audi Q5 (foto Audi)

Fino al 0,74 litri/100 km risparmiati

Rispetto alla generazione precedente, che si basava unicamente sull’alternatore-starter azionato a cinghia e alimentato dalla batteria a 48 Volt, crescono la potenza elettrica disponibile e l’assistenza fornita al motore principale.

Lo schema della trasmissione con Powertrain Generator (foto Audi)

Il nuovo Audi MHEV+ può infatti erogare tramite il PTG fino a 24 CV e 230 Nm di coppia elettriche aggiuntive. Di conseguenza, i modelli a trazione anteriore e integrale con motori a benzina o diesel possono beneficiare di consumi ed emissioni inferiori. Secondo Audi, fino al 10% rispetto alla precedente generazione.

Audi A5 Avant (foto Audi)

Nel caso della A5 2.0 TDI da 204 CV con cambio S tronic consumi ed emissioni di CO₂ dichiarati scendono di 0,38 litri ogni 100 chilometri e 10 g/km. Mentre sul top di gamma, il V6 3.0 TFSI da 367 CV si guadagnano 0,74 l/100 km e 17 g/km.

La potenza elettrica va sfruttata

Tra i benefici nella guida promessi dall’Audi MHEV+ vanno menzionati anche uno start/stop più fluido e una trazione parzialmente elettrica utile in manovra e nelle pendenze lievi.

Questo dispositivo permette poi di introdurre sui modelli ibridi leggeri Audi la frenata elettroidraulica ereditata dai modelli elettrici e ibridi plug-in. Questa delega al motore elettrico la gestione della maggioranza delle frenate nell’uso quotidiano. Quelle di media ed elevata intensità sono invece “ibride, gestite dal sistema PTG e dai freni tradizionali.

Audi MHEV+ (foto Audi)

La strategia di funzionamento del sistema Audi MHEV+ varia in base al programma di marcia selezionato e alle condizioni di carica della batteria. In Drive la potenza elettrica del PTG viene erogata solo se l’accelerazione richiesta supera l’80%. In Sport invece il PTG rimane accoppiato e attivo anche a velocità più elevate, fino a 140 km/h.

Audi sottolinea che lo scopo non è avere più autonomia elettrica possibile. Al contrario, si è puntato a sfruttare al meglio i cicli rapidi di scarica e carica della batteria a 48 Volt. Mantenendo uno stato di carica il SoC (State of Charge) ideale che in Drive è tra il 50% e il 55% mentre  in Sport arriva fino al 70% per garantire prestazioni massime.

Presto sulle strade il brake-by-wire ZF

Il Brake-by-Wire ZF a controllo elettromeccanico

ZF ha annunciato di aver stretto un accordo con un importante costruttore globale per introdurre sistemi frenanti elettromeccanici sulle vetture di serie. Circa 5 milioni di veicoli leggeri nei prossimi anni saranno quindi dotati di brake-by-wire ZF. Sebbene il nome del costruttore non sia stato reso noto, l’operazione evidenzia l’importanza strategica di questa partnership nel percorso verso la mobilità del futuro.

Inoltre, questo accordo consolida la posizione di ZF tra le aziende leader della componentistica ad alta tecnologia e nello specifico nei sistemi by-wire, in cui i collegamenti meccanici sono sostituiti con segnali elettrici, aprendo nuove prospettive per il veicolo “software-defined” che secondo molti sarà l’approccio futuro al trasporto.

Un sistema frenante ibrido all’avanguardia

Il fulcro dell’innovazione del brake-by-wire ZF è l’Electro-Mechanical Brake (EMB), che elimina il liquido dei freni e utilizza motori elettrici per generare la pressione frenante. Questo sistema, definito “brake-by-wire a secco”, è supportato dall’Integrated Brake Control (IBC), un sistema elettroidraulico non sottovuoto, che assicura prestazioni elevate in frenate di emergenza automatizzate e nel recupero completo dell’energia.

Dettaglio del Il Brake-by-Wire ZF a controllo elettromeccanico (foto ZF)

La configurazione “ibrida” combina la tecnologia brake-by-wire ZF applicata all’asse posteriore con un sistema idraulico anteriore dotato di pinze ZF di tipo Colette, ottimizzate per ogni tipo di propulsione, inclusi veicoli elettrici e ibridi.

Sterzo elettrico per la guida autonoma

L’accordo include anche lo sviluppo dell’Electric Recirculating Ball Steering Gear (RCB EPS), uno sterzo elettrico a 48 volt progettato per sostituire i sistemi idraulici. Questo componente supporta le funzioni ADAS fino al livello 2+ e può essere adattato a gradi di automazione superiori, migliorando comfort e prestazioni grazie alla sua unità integrata.

Verso il SDV

La tecnologia brake-by-wire ZF rappresenta un passo verso il veicolo “software-defined”, rendendo possibile l’introduzione di funzioni avanzate, come la frenata e la sterzata autonome in caso di emergenza. Grazie alla combinazione di hardware e software, ZF offre soluzioni complete per il controllo della dinamica dei veicoli, consolidando il proprio ruolo nel settore degli chassis di nuova generazione.

Ricerca e sviluppo, Hyundai Group investe sui centri europei

Hyundai Motor Group sta potenziando i suoi centri europei di ricerca e sviluppo. Le strutture basate in Germania dove nascono le basi dei modelli Hyundai, Kia e Genesis per il Vecchio Continente sono oggetto di un programma di ampliamento che porterà a un’espansione complessiva di oltre 25.000 metri quadrati.

Nuovo banco prova per EV

L’ampliamento più rilevante in termini di superficie riguarda lo Hyundai Motor Europe Technical Center, che si trova nella regione del Reno-Meno, in Germania. Qui, sta per essere completato e inaugurato il nuovo Square Campus, che sarà operativo a marzo 2025 e copre una superficie di 25.000 metri quadri.

Il complesso Hyundai Group al Nurburgring (foto Hyundai Group)

In questa nuova area Hyundai Group ha previsto di installare e attivare il più grande dinamometro del Gruppo destinato alla misurazione di rumori e vibrazioni e dei livelli di rigidità. Questo lavorerà insieme a dinamometri avanzati per telai e propulsori. Questi strumenti consentiranno di simulare e analizzare le performance dei veicoli in condizioni dinamiche, accelerando lo sviluppo di soluzioni innovative senza la necessità di test su strada.

Il nuovo Square Campus aiuterà a sviluppare in particolare veicoli elettrici (EV), sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) e tecnologie di infotainment. La corsa alla sostenibilità ovviamente non riguarda soltanto i prodotti ma la stessa struttura ampliata, che integra materiali ecologici, pannelli fotovoltaici e pompe di calore,

Anche il test center si espande

Oltre al centro R&D, Hyundai Group sta potenziando anche il suo test-center al Nürburgring. Inaugurato nel 2013 e dedicato soprattutto ai test di durabilità introdotti nel 2011, riceve un ampliamento di 834 metri quadrati che comprende nuove aree officina, laboratori avanzati e infrastrutture di ricarica ad alta tensione per veicoli elettrici.

Il test center di Hyundai Group al Nurburgring. (foto Hyundai Group)

Grazie a questi investimenti, Hyundai Motor Group accelera il suo percorso verso la mobilità sostenibile e conferma la volontà di mantenere l’impegno a offrire una gamma di veicoli interamente a zero emissioni entro il 2035.

Jaecoo 7: dopo il benzina arriva il super ibrido plug-in

La Jaecoo 7 che ha debuttato in Italia con una motorizzazione 100% benzina, amplia ora l’offerta con l’arrivo della variante ibrida plug-in che, per l’occasione, è stata ribattezzata SHS, sigla che sta per Super Hybrid System).

La Casa promette un’efficienza da prima della classe, con consumi dichiarati di appena 4,7 l/100 km di media su percorsi misti e la possibilità di percorrere 1.300 km prima di doversi fermare a un distributore di benzina o a una colonnina.

Efficienza termica del 44,5%

Il powertrain elettrificato del SUV cinese (i brand Omoda e Jaecoo sono quelli con cui il gruppo Chery ha deciso di impegnarsi in prima persona in Europa) si compone di un motore a benzina a 4 cilindri e da 1,5 litri a ciclo Miller da 143 CV e 215 Nm che, stando a quanto affermato dalla Casa, ha un’efficienza del 44,5%. È abbinato a 2 motori elettrici, disposti uno per asse, alimentati da una batteria da 18,3 kWh di capacità con chimica litio ferro fosfato. Quanto basta per percorrere fino a 106 km in modalità zero emissioni, a patto che non si superino i 130 km/h.

Il sistema sviluppa 340 CV di potenza e 525 Nm di coppia e consente alla vettura di scattare da 0 a 100 in 8”5. Ha una logica di funzionamento particolare per cui, a velocità comprese tra i 40 e i 70 km/h, sfrutta il motore termico solo come generatore di energia, trasmettendo il moto solo con le unità elettriche, mentre tra i 70 e gli 80 km/h sia il 4 cilindri sia i motori elettrici contribuiscono a far girare le ruote.

A velocità minori di 40 all’ora si viaggia solo in elettrico e sopra gli 80 all’ora si viaggia solo con il propulsore a benzina.

C’è anche il vehicle to load

L’auto mantiene sempre un certo stato della carica e questa percentuale può essere impostata manualmente dal menu dell’infotainment. A proposito di batteria, la Jaecoo 7 SHS può essere ricaricata in corrente alternata o in corrente continua a una potenza fino a 40 kW ed è dotata anche di ricaricar bidirezionale che consente di dare energia a un dispositivo esterno con potenza fino a 3,3 kW.

Attesa tra fine febbraio e inizio marzo è già a listino in 2 allestimenti: Premium, a 38.900 euro ed Exlcusive, a 40.900 euro.

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