venerdì 1 Maggio 2026 - 13:48:04

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Audi Q7: con il restyling è ancora più tecnologico

La Q7 è stato il modello con il quale Audi ha inaugurato la gamma Q. Il SUV più grande del costruttore tedesco che dal 2007, anno del lancio della prima generazione, ha riscosso un successo globale in termini di vendite e per molto tempo ha rappresentato un’importante vetrina tecnologica per molte delle tecnologie che poi, a cascata, sono state applicate anche al resto della gamma. Oggi la seconda generazione dell’Audi Q7 si aggiorna con un restyling in punta di matita che con qualche piccolo ma mirato intervento estetico migliora il look del modello, rendendolo più attuale e moderno. Un restyling non solo stilistico, ma anche di sostanza però. Ad aggiornarsi, infatti, è anche parte della suite tecnologica di bordo.

Audi Q7: come è fatta

Forme e proporzioni dell’Audi Q7 sono rimaste le stesse della serie precedente. Per quanto concerne gli esterni, infatti, i designer Audi si sono concentrati soprattutto sul frontale, dove ora a dominare la scena è una rinnovata calandra single frame che, in funzione dell’allestimento scelto, può essere dotata di una griglia dalla finitura più elegante o più sportiva. Ma i veri protagonisti nella parte anteriore sono i gruppi ottici. Questi hanno una forma leggermente diversa e sono ora dotati della moderna tecnologia Laser Matrix Led. Inoltre, la firma luminosa delle DRL è stata spostata nella parte alta del faro ed è ora personalizzabile. Attraverso un’apposita schermata del sistema multimediale è infatti possibile scegliere fra quattro differenti design. Anche i gruppi ottici posteriori si aggiornano. La forma di questi rimane la stessa, mentre l’ottica interna è stata rivista e, soprattutto, sfruttano ora la tecnologia Oled.

Nessuna novità, invece, all’interno dell’abitacolo. La struttura della plancia, così come il posizionamento dei vari comandi è rimasto invariato. Le vere novità sono quelle che non si vedono a colpo d’occhio. Il sistema di infotainment MIB3, infatti, è stato ulteriormente aggiornato e offre ora una maggiore compatibilità con app di terze parti come Alexa, Spotify e Amazon Music. Confermata, infine, la possibilità di scegliere la Q7 in variante a sette posti.

Audi Q7: come va

La gamma motori dell’Audi Q7 è rimasta inalterata. Abbiamo quindi messo alla prova la variante 50 TDI sulle strade tutte curve dell’Isola d’Elba. Un contesto che potrebbe sembrare non proprio congeniale ad un’auto di oltre 5 metri. Eppure, grazie ad alcune interessanti soluzioni tecniche, anche qui la Q7 è riuscita a stupirmi. Su tutte il sistema a quattro ruote sterzanti (proposto come optional) che grazie alla sua ottima taratura riesce a rendere questo grande SUV incredibilmente maneggevole e diretto anche tra le curve. E poi ci sono le sospensioni pneumatiche e ancor di più le barre antirollio attive che rendono la Q7 precisa e reattiva quando si alza il ritmo oppure più morbida e confortevole quando si macinano chilometri in autostrada.

Il propulsore, dalla sua, è come sempre sinonimo di performance di tutto rispetto. Il 3.0 V6 a gasolio, con i suoi 286 CV e 600 Nm di coppia spinge con decisione fin dalla parte bassa del contagiri, assicurando una progressione notevole, che si interrompe solo una volta superati i 4.500 giri. Il cambio, come da tradizione Audi, è il tiptronic a otto rapporti, che manda potenza a tutte e quattro le ruote. Potenza che in condizioni di guida normali, attraverso un differenziale centrale viene ripartita per il 40% all’asse anteriore e per il 60% a quello posteriore. Altro elemento questo, che contribuisce a rendere la dinamica di guida della Q7 così coinvolgente. Certo, qualche piccolo scotto da pagare c’è, su tutti un consumo di gasolio che, se si forza un po’ l’andatura tra le curve, difficilmente supera i 10 km/l.

Volvo D17: il 6 cilindri diesel per i truck aumenta l’efficienza

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©Volvo

Il nuovissimo motore 6 cilindri ciclo diesel D17 da 17 litri e 780 CV di Volvo, montato sul Volvo FH16, ha il 7% di coppia in più e consuma il 5% meno* del suo predecessore.

Meno consumo significa ovviamente meno emissioni di CO2.

Questo motore è disponibile anche sul Volvo FH16 Aero, che offre un risparmio di carburante ancora maggiore se abbinato alla cabina aerodinamica.

Jan Hjelmgren, Responsabile Gestione Prodotti e Qualità di Volvo Trucks:

“I nostri ingegneri hanno realizzato un motore che combina la coppia e la potenza più elevate di qualsiasi camion europeo con un’efficienza dei consumi superiore”.

“I fatti parlano chiaro: più coppia e potenza con un significativo risparmio di carburante e di CO2 è un risultato fantastico”.

“Questo significa che i nostri clienti possono svolgere i loro compiti in modo più efficiente e con una maggiore produttività”.

I tre livelli di potenza del Volvo D17

Il nuovo motore Euro 6 da 17 litri di Volvo è disponibile in tre livelli di potenza: 600 CV, 700 CV e 780 CV.

Ha dimensioni caratteristiche di 149 x 165 mm, cilindrata da 17,3 litri, rapporto di compressione 17,3:1 e per lubrificarlo serve un volume di 42 litri di olio, da sostituire ogni 100.000 km 8o una volta all’anno).

I livelli di coppia sono stati aumentati a 3.000 Nm, 3.400 Nm e 3.800 Nm nella versione top.

volvo d17
©Volvo

Il cambio è stato aggiornato per gestire fino a 3.800 Nm e l’efficienza del cambio interno è stata ulteriormente migliorata sulle versioni da 3.000 Nm e 3.400 Nm.

Certificato per i biocarburanti

Il nuovo motore Volvo D17 è certificato per funzionare con HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) in tutte le potenze.

La versione da 700 CV è certificata anche per il funzionamento con biodiesel al 100% (B100).

I Volvo FH16 e FH16 Aero con il nuovissimo motore D17 saranno ordinabili a partire dalla metà del 2024 e la produzione inizierà nella seconda metà del 2024.

*Risultato della prova su strada D17 780 CV vs D16 750 CV, 55T GCW.

FORVIA HELLA compie 125 anni

forvia hella

FORVIA HELLA festeggia oggi i suoi primi 125 anni.

E’ stata infatti fondata nella città di Lippstadt, in Vestfalia (Germania), nel 1899 come costruttore specializzato in lampade, lanterne e clacson a trombetta per le carrozze, le biciclette e le prime automobili.

Oggi, FORVIA HELLA è un fornitore globale del settore automotive con circa 37.500 dipendenti in 125 sedi nel mondo e con un fatturato, per la prima volta lo scorso anno, pari a 8 miliardi di euro.

Bernard Schäferbarthold, CEO di FORVIA HELLA

“I 125 anni di FORVIA HELLA rappresentano un traguardo di cui tutti noi possiamo andare fieri”.

“Siamo riconoscenti ai nostri attuali dipendenti e a quelli che li hanno preceduti per averci consentito di celebrare questa pietra miliare nella storia della società”.

“Tutti hanno giocato un ruolo fondamentale nel supportare, dare forma e sviluppare l’azienda”.

“Parallelamente, l’anniversario è un obbligo per il futuro e per noi una motivazione per rimanere all’avanguardia nel settore della mobilità nei prossimi anni e per darle forma da una posizione di leadership”.

“Due aspetti caratterizzano da sempre FORVIA HELLA”.

“In primo luogo, la nostra forza innovativa, filo conduttore che lega la WMI alla società di oggi. Inoltre, ci adattiamo costantemente ai cambiamenti nel nostro settore di riferimento”.

“Ciò ci ha resi forti, e solo così siamo stati in grado di divenire ciò che siamo oggi: un fornitore di punta per la tecnologia di illuminazione e nell’elettronica veicolare”.

1899: La fondazione e l’inizio dell’ascesa a società industriale

Era l’11 giugno quando Sally Windmüller registrò la “Westfälische Metall-Industrie Aktien-Gesellschaft (WMI)” nel registro delle imprese del tribunale di Lippstadt.

Erano circa passati 10 anni da quando Gottlieb Daimler e Karl Benz avevano effettuato i primi giri di prova con una carrozza motorizzata e un’autovettura.

Sebbene le origini della società WMI risalgano a qualche anno addietro, ufficialmente la sua storia parte da quella data in giugno – esattamente 125 anni fa.

Dalla lampada ad acetilene “System Hella”, all’odierno proiettore digitale SSL | HD

Nel 1908, solo 9 anni dopo la sua fondazione, WMI lancia sul mercato la lampada ad acetilene ‘System Hella’.

La lampada ad acetilene sviluppata da WMI non solo era nettamente superiore, in termini di intensità luminosa e portata, alle lanterne a candela o a paraffina in uso a quell’epoca, ma ha rappresentato l’inizio di uno sviluppo che, partito dalle lampade e dalle lanterne, è arrivato alle ultime pietre miliari quali, ad esempio, il sistema di proiettori digitali SSL | HD e la FlatLight | µMX.

forvia hella

FORVIA HELLA entra nel settore dell’elettronica

FORVIA HELLA, iniziando quasi 60 anni fa, è stata uno dei primi fornitori automotive ad avventurarsi nell’era dell’elettronica.

Iniziò infatti nel 1965 la produzione di un lampeggiante completamente elettrico nello stabilimento di Hamm (Germania).

Fin dagli inizi, la gamma prodotti includeva anche interruttori elettrici, così come spine e prese per rimorchi.

Oggi FORVIA HELLA genera un fatturato pari a 3 miliardi di euro nel settore dell’elettronica ed è leader in molti prodotti destinati alla guida autonoma e alla mobilità elettrica.

L’ingresso, dal 2022, di HELLA nel Gruppo FORVIA

Il 14 agosto 2021 Faurecia annunciò l’acquisizione delle quote di maggioranza di HELLA, transazione poi portata a termine nel gennaio 2022, e la nuova società iniziò a operare sul mercato come FORVIA HELLA, azienda legalmente indipendente parte del Gruppo FORVIA, settimo fornitore di tecnologia automotive a livello globale, con oltre 150.000 dipendenti nel mondo.

“Grazie alla cooperazione con il Gruppo FORVIA, siamo significativamente più grandi, meglio posizionati e meno esposti ai rischi. Possiamo migliorare i nostri processi poiché impariamo l’uno dall’altro e agiamo insieme in modo più impattante sul mercato. Come FORVIA HELLA avremo in futuro ancora più opportunità. Con FORVIA dalla nostra parte come socio di maggioranza e solido partner, abbiamo perciò aperto un nuovo capitolo nella nostra lunga storia aziendale ricca di successi”, conclude il CEO Bernard Schäferbarthold.

Nolan e Borsalino insieme per un casco esclusivo

nolan e borsalino
©Nolan Group

Nolan e Borsalino, due aziende che si occupano, seppur con scopi diversi, di proteggere la testa dei propri clienti, annunciano la firma di un accordo esclusivo della durata di 3 anni.

Nolan e Borsalino: caschi di qualità e cappelli artigianali

Le due aziende faranno debuttare una nuova linea di caschi jet per motociclisti per la prossima estate 2024.

Da parte sua, il Centro Stile Nolan ha identificato nel modello jet N21 il protagonista perfetto per l’avvio di questa partnership.

L’N21 è il best seller di vendita, con oltre 330.000 pezzi prodotti dal lancio sul mercato,

L’Ufficio Stile di Borsalino, ha quindi aggiunto un personale tocco che sintetizza la propria eleganza senza tempo.

Il casco, proposto in Metal White e Flat Black, sarà presentato in un packaging dedicato che riporta entrambi gli storici loghi Nolan e Borsalino.

La distribuzione avverrà, in esclusiva, nei punti vendita monomarca Borsalino oltre che sul sito ufficiale www.borsalino.com, insieme ai canali specializzati Nolan.

nolan e borsalino

Enrico Pellegrino, CEO e Direttore Generale di Nolangroup

“Abbiamo deciso di collaborare con Borsalino in quanto le nostre Aziende condividono grandi valori quali italianità, cura del dettaglio, ricerca della qualità e del comfort, infine uno stile inconfondibile”.

“Non per ultimo, una partnership che sancisce la rinnovata strategia del marchio Nolan, sempre più vicina al mondo lifestyle e ad una clientela esigente che aspira all’esclusività ed al piacere di indossare un oggetto unico, anche in sella alla moto”.

Mauro Baglietto, Direttore Generale di Borsalino

“Il DNA di Borsalino è storicamente legato al tema del viaggio”.

“Questa collaborazione è un’importante occasione di crescita per il nostro brand che permette in maniera del tutto naturale e logica l’ampliamento dell’offerta prodotto avvicinandoci sempre di più all’universo lifestyle con un accessorio coerente all’identità del brand e che ci aprirà le porte ad un nuovo target di clientela”.

GP del Canada pazzo: vince Max, scompaiono le Ferrari

GP del Canada
©Getty Images/Red Bull Content Pool

Max Verstappen ha vinto il GP del Canada.

E’ stata una gara pazza, condizionata da pioggia e safety car, secondo uno scenario che s’è visto molte volte in passato sul veloce e insidioso circuito dell’isola di Notre Dame a Montreal.

Max ha preceduto Lando Norris, che conferma l’eccellente momento della McLaren, vincente a Miami, seconda a Imola e quarta a Montecarlo.

Arrembante Mercedes

Terzo un arrembante George Russell sulla Mercedes, che nel finale ha passato il suo compagno Hamilton e si è così arrampicato meritatamente sul podio.

In gara da protagonista anche Oscar Piastri, sull’altra McLaren, che però nel finale ha preferito portare a casa un piazzamento utilissimo (quinto) anziché rischiare inutilmente, scelta da pilota maturo.

In gara sono completamente mancate le Ferrari, attese a una conferma dopo la vittoria di Montecarlo.

GP del Canada
©Pirelli.com

Max, la Safety Car ha aiutato

Due considerazioni balzano subito all’evidenza:

  • la prima è che le safety car hanno aiutato Verstappen, che non disponeva della migliore auto del lotto (non è la prima volta quest’anno, qualcosa sembra scricchiolare nella squadra campione del mondo) e lui ci ha messo la consueta abilità personale, unita a una strategia perfetta.
  • la seconda è che con un po’ più di lucidità (questione di timing al pit stop) è che forse avrebbe vinto Norris.

La combinazione tra questi due fattori è che Verstappen allunga nel Mondiale (ora ha quasi due gare di vantaggio, 56 punti) e spegne le velleità di chi, dopo Montecarlo, pensava a un campionato riaperto.

©Getty Images/Red Bull Content Pool

Sintesi del GP del Canada per le Rosse: errori e un motore in crisi

E la Ferrari? Come ha detto il team principal Vasseur, s’è complicata la vita da sola: auto inguidabili, qualifiche da incubo, un doppio ritiro in corsa (Leclerc per una causa legata al motore e Sainz per un’uscita di pista).

Viene comunque ribadito un principio cardine: se un’auto è lenta c’è poco da fare…

E le Rosse non hanno mai trovato il passo: questione di assetto e di “litigi” con le gomme.

Di colpo è parso che la curva di progresso mostrata nelle ultime gare, grazie anche ai recenti sviluppi della monoposto, sia come svanita nel nulla.

GP del Canada
©Ferrari.com

Certo non sarà così, occorre una riprova (e anche una forte reazione) ma il fine settimana canadese è una sorta di schiaffone da cui bisognerà riprendersi  in fretta.

Su una pista dove la combinazione tra asfalto nuovo e pioggia ha reso il lavoro di ingegneri e tecnici molto complicato, c’è chi l’ha svolto meglio (McLaren e Red Bull), chi ha avuto anche un po’ di fortuna (Mercedes) e chi è finito in crisi.

Poi, di sicuro, il motore a singhiozzo non ha aiutato il monegasco. Ma certo, dopo la bandiera a scacchi, le tensione in casa Ferrari era palpabile.

Da segnalare i punti pensanti di Alonso e Stroll (Aston Martin), di Ricciardo (Racing Bull) e delle due Renault.

Leclerc: “Così non va”; Vasseur: “Week end storto”

“Il problema al motore –  ha spiegato Leclerc – ci ha condizionati e l’esito della gara è stato pesante, non abbiamo raccolto nemmeno un punto”.

A caldo, ai microfoni di Sky, il suo giudizio era stato ancora più pesante:

“La gara l’avevo già persa in qualifica, ma il problema al motore è stato decisivo. E non è affatto bello che si debbano cambiare i motori così spesso”.

Il riferimento è che in questa prima fase di stagione c’è stata una forte rotazione tra le unità concesse dal regolamento (tre), dalla quarta si dovrà pagare penalità.

©Ferrari.com

Per Sainz, a caccia di risultati per garantirsi un posto nel 2025, il GP del Canada  è un momento da cancellare:

“Dobbiamo fare in modo di non trovarci più in queste situazioni. Io devo comunque scusarmi, ero in fondo al gruppo, ma devo comunque scusarmi per testacoda che ha causato il ritiro di Albon. E scusarmi anche con la squadra”.

Vasseur evita di entrare nel dettaglio di cosa non ha funzionato: “Un week end storto fin dall’inizio. Mettiamola così: speriamo di aver avuto tutti i problemi possibili immaginabili in una sola gara”.

Red Bull, strategia perfetta

Verstappen è consapevole di avere avuto un po’ di aiuto dalle condizioni atipiche in cui s’è disputata la corsa: “Sono successe tante cose, bisognava gestire bene le chiamate al box e la squadra lo ha fatto. E la Safety Car ci ha aiutato”.

Esattamente il contatto di quanto accaduto a Norris: “E’ andata come è andata, inutile recriminare. A Miami la Safety Car mi ha aiutato a vincere, qui non è accaduto. Nel complesso mi sono divertito tanto e il secondo posto è ottimo”.

E il futuro ferrarista Hamilton, battuto dal compagno di squadra Russell: “Per quanto mi riguarda, una brutta prestazione, L’auto invece è in ripresa, direi che la situazione è promettente. Certo, nel finale credevo che George e io avessimo le stesse gomme, lui invece aveva le medie”.

Una stoccata alla squadra che sta per lasciare?

Il GP del Canada secondo Pirelli: “Un corsa che ha divertito”

Le gomme sono state decisive, rendendo la Pirelli soddisfatta del proprio lavoro e dei propri prodotti (in pista, tra gomme wet e asciutto, si sono viste ben quattro delle cinque tipologie di pneumatico disponibile).

“La gomma da bagnato estremo, che solitamente viene poco utilizzata, ha dimostrato di essere competitiva su una pista a bassa energia e con molta acqua sull’asfalto – ha spiegato il Direttore Motorsport Pirelli, Mario Isola -.

“L’Intermedia ha consentito di fare stint anche molto lunghi, confermando di essere idonea a girare sia con l’asfalto ancora considerevolmente bagnato sia quando è quasi asciutto”.

“Per quanto riguarda Hard e Medium, difficile dire quale sia stata la gomma migliore perché la seconda safety-car ha sostanzialmente impedito di valutare quale avrebbe potuto essere il prezzo da pagare in termini di degrado per chi aveva scelto la Medium per assicurarsi un maggior grip nei primi giri con la pista ancora umida”.

“Comunque complimenti a tutti  protagonisti della gara, perché credo che tutti coloro che amano questo sport si siano davvero divertiti”.

©Pirelli.com

Seal U DM-i: il Suv plug-in di BYD

Seal U DM-i

BYD Seal U DM-i, col suo sistema ibrido plug-in, si aggiunge a quella serie di veicoli che nella ‘scala dell’elettrificazione’ dovrebbero essere l’ultimo passaggio prima del 100% elettrico.

L’ultimo livello della coesistenza tra motore endotermico ed elettrico prima della totale rinuncia al primo.

Ma a ben guardare fino ad esso non né stato così: questo perché, a caccia di un equilibrio soprattutto di costi, la maggior parte degli ibridi plug-in hanno offerto sistemi sbilanciati verso la parte endotermica, a cui spettava comunque gran parte del lavoro.

Questa alchimia ha reso molti modelli PHEV poco convincenti proprio per via dei limiti della parte elettrica, che richiede frequenti ricariche e tende a esaurirsi rapidamente facendo fare, a quel punto, gli straordinari al motore endotermico che deve sopperire anche all’aggravio di peso.

 

Oggi, però, la filosofia sta cambiando, e non soltanto nella categoria dei plug-in, ma anche in quella dei full hybrid.

Lo ha dimostrato recentemente SAIC con la MG3 Hybrid+ (e prima ancora Honda con il suo sistema i-MMD), spingendo di più sulla parte elettrica con la volontà di rendere la marcia a zero emissioni predominante.

Esattamente lo stesso principio alla base del sistema ibrido DM-i, ‘Intelligent Dual Motor’ di BYD, che sul mercato italiano debutta con il Suv Seal U.

E’ il primo modello nella gamma del marchio cinese ad offrire due diverse motorizzazioni; il primo non esclusivamente elettrico.

BYD Seal U DM-i: accompagnare la transizione

I motivi della scelta sono diversi, ma per quanto riguarda mercati come il nostro, dove l’elettrico fatica ad affermarsi, quello principale è proprio offrire un approccio ancora più soft alla guida elettrificata, mantenendo i vantaggi pratici (in termini di rifornimento ma anche di autonomia) della presenza a bordo di un motore tradizionale con quelli della marcia elettrica, ma rendendo quest’ultima prevalente nell’uso urbano e combinato.

Volendo citare un dato su tutti, questo è reso possibile dalla presenza di una batteria più grande della media delle plug-in sul mercato, ben 18,3 kWh, che salgono a 26 kWh sulla variante Long Range.

Siamo dal 50% al 100% in più rispetto, ad esempio, agli Hybrid di Peugeot, che stanno sui 12/13 kWh.

Ovviamente, il punto di forza di Seal U DM-i non si limita a questo, ma consiste in un sistema di gestione davvero intelligente, dalle logiche molto flessibili, e nell’utilizzo di un motore endotermico con un valore di efficienza termodinamica quasi da record, ben il 43%.

Il vero asso nella manica viene però dalla capacità di presentare il tutto ad un prezzo accessibile, prerogativa, per ora, dei produttori cinesi (anche nel caso, già citato, di MG) e nel caso di BYD, favorita anche dall’originale core business di produttore di batterie e dallo sviluppo ‘in casa’ della maggioranza dei componenti.

Seal U DM-i

Un po’ di numeri

BYD Seal U DM-i offre, al momento, due varianti entrambe basate sul sistema con batteria da 18,3 kWh.

La versione Boost a trazione anteriore, che ha un prezzo d’attacco di 39.250 euro (incentivi esclusi).

Impiega il motore a benzina a ciclo Atkinson ad alta efficienza 1.5T regolato su una potenza massima di 72 kW-98 CV, abbinato a un motore elettrico da 145 kW e a un motogeneratore.

La potenza massima di sistema è di 160 kW-218 CV, la coppia di 300 Nm, l’autonomia totale dichiarata è di 1.080 km, quella elettrica di circa 80 km.

La batteria si ricarica in corrente alternata a 11 kW, mentre in corrente continua la potenza massima è di 18 kW (35 minuti per passare dal 30% all’80% della capacità), un valore insolito ma scelto per ottimizzare la strategia di ricarica ottenendo un buon compromesso tra tempi e gestione dello stress dei componenti.

Seal U DM-i

Il modello AWD abbinato all’allestimento Design, che abbiamo avuto modo di provare durante l’anteprima di Roma dello scorso maggio, ricalibra tutti i valori.

Il motore diventa turbo ed eroga un picco di 96 kW-130 CV di potenza.

Il motore elettrico anteriore passa a 150 kW, quello aggiuntivo sull’asse posteriore 120 kW.

La potenza di sistema in questo caso cresce a 238 kW-323 CV, con una coppia massima di oltre 500 Nm.

Si tratta di un modello più prestazionale, quindi l’autonomia massima scende a 870 km e quella elettrica a 70 km, a parità di batteria, sistema di ricarica e capacità del serbatoio, che è di 60 litri.

Come funziona

Il sistema DM-i è stato più volte definito dai tecnici BYD ‘davvero intelligente’, perché pur avendo dei parametri che regolano il funzionamento congiunto o l’alternanza tra i motori, agisce in modo flessibile per ottenere la massima efficienza da ciascuno.

In linea di massima, il funzionamento ricorda quello degli ibridi come quello di MG3 e Honda citati a inizio articolo.

Fino a una certa velocità, in questo caso 50 km/h, la trazione è elettrica e l’alimentazione arriva dalla batteria, mentre tra i 50 e i 70 km/h entra in funzione la modalità ibrida in serie, con trazione sempre elettrica ma il motore a benzina che si attiva per generare l’energia necessaria.

Ad andature superiori si passa alla modalità ibrida in parallelo, il motore viene connesso fisicamente alla trasmissione, che è priva di cambio, e partecipa attivamente alla trazione.

Le logiche cambiano leggermente in base alle condizioni di marcia e allo stato della batteria.

Questa ha in programma di mantenimento che non le permette di scendere sotto il 25% della sua capacità massima, che è garantita dalla frenata rigenerativa e dall’intervento del motore a benzina che aziona il generatore.

Tuttavia, questa soglia può essere modificata dal conducente su qualunque valore fino a un massimo del 70% tramite un comando a scorrimento disponibile in uno dei sottomenù.

Il guidatore può anche scegliere tra due modalità di guida, EV e HEV, il primo dei quali forza il sistema a utilizzare la sola potenza della batteria fino alla soglia minima della batteria e a patto che la richiesta di potenza e velocità sia gestibile dal solo motore elettrico.

Seal U DM-i

La guida di BYD Seal U DM-i

Lunga 4.775 metri, larga 1,890 e alta 1,675 millimetri, per un peso di circa 1.900 kg, BYD Seal U DM-i si misura con una folta schiera di SUV di taglia media.

Strizza l’occhio ai modelli premium, rispetto ai quali non è distante per qualità anche se, come tipico delle vetture orientali di stile un po’ americano, non ottimizza la zona del vano di carico che infatti dichiara appena 425 litri.

La stessa filosofia si ritrova nella guida, che enfatizza i pregi della trazione elettrica per comfort e prontezza.

La marcia è molto fluida, con interventi del motore a benzina quasi impercettibili, ma con un contorno decisamente turistico sul fronte di assetto, sterzo e sospensioni.

Queste ultime sono poco frenate in rollio e beccheggio anche se tarate per assorbire al massimo le sconnessioni.

A ulteriore conferma, non si registrano variazioni significative nella risposta dello sterzo nemmeno passando alla modalità Sport, che si attiva con il comando ‘Mode’ sul lato destro del tunnel centrale.

In alternativa i programmi Eco e Normal e, in questo caso, a quelli per la marcia sui vari fondi offroad.

Modifica invece la reazione del gruppo propulsore, anche se i tecnici, nuovamente interpellati dopo il test drive, confermano che è sempre il sistema a decidere in che modo, adottando sempre come parametri lo stato della batteria e la valutazione della soluzione più efficiente.

Questo significa che non necessariamente viene anticipato o prolungato l’intervento del motore a benzina, ma se c’è carica a sufficienza può anche scegliere di sfruttare di più la potenza elettrica.

Consumi

Riguardo al consumo, nella prima parte del test è stata sfruttata più a fondo la batteria, la strumentazione ha indicato un valore medio complessivo di 5,7 litri per 100 km, saliti a 6,6 quando abbiamo raggiunto il limite del 25% della capacità ed è aumentato l’utilizzo del benzina.

Andar per Langhe: il raduno per gli amanti Mazda MX-5 ha chiuso l’edizione numero 22

Anche quest’anno la concessionaria Unicar di Alba ha organizzato il raduno Andar per Langhe. L’appuntamento, inaugurato ormai 34 anni fa e giunto alla 22 a edizione, coinvolge centinaia di persone innamorate della Mazda MX-5 continuando a catturare l’attenzione di giovani e meno giovani di tutto il mondo.

La giornata è iniziata con il ritrovo e la partenza dalla concessionaria Unicar di Alba per il giro turistico. Il percorso lungo 140 km che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta dei suggestivi paesaggi della “Provincia Granda” fino al pranzo nel ristorante Trattoria della torre a Perletto.

La giornata è proseguita con un altro giro in auto per concludersi infine con la tappa finale a Castagnito e le premiazioni, ospitate dall’azienda vinicola Casa Massucco, prima dei saluti finali.

La premiazione

I premi sono in effetti un’altra consuetudine molto apprezzata dai partecipanti al raduno. Tra i vari riconoscimenti, vengono infatti assegnati  quello per l’auto più longeva e per quella più recente, oltre a uno che elegge la vettura più seducente. Infine, il più divertente di tutti, quello per la frase più originale dedicata alla giornata e scritta dai partecipanti nel “diario di bordo”.

Nello specifico, i premi assegnati nella 22a edizione del raduno “Andar per Langhe”:

  • MX-5 Nata ieri
  • MX-5 Classica di Domani
  • MX-5 che preferisco
  • Diario di Bordo
  • La Prima Volta

Un nuovo successo

L’edizione 2024 del raduno “Andar per Langhe” ha visto oltre 200 iscritti e 130 auto. I percorsi su strade in gran parte inedite quest’anno hanno sorpreso sia i nuovi partecipanti sia i “veterani”, consentendo di scoprire bellezze e paesaggi delle Langhe e del Roero.

Nonostante la pioggia, l’evento si è rivelato un grande successo, come si consueto premiato da una grande varietà di modelli e versioni della Mazda MX-5. La spider giapponese ha infatti dalla sua ben quattro generazioni e oltre 1,1 milioni di unità prodotte e vendute dal 1989 fino ai giorni nostri.

Nuove partnership di TMD Friction in Italia

TMD Friction
Adrian Dulea.

Dopo la recente acquisizione da parte di Aequita, fondo tedesco attivo nel settore automotive a livello globale, continua l’espansione sul mercato italiano di TMD Friction, leader nella progettazione e produzione di materiali per freni ad attrito, grazie a due nuove collaborazioni con Aldo Romeo e Autocom Palermo per la distribuzione di componenti per impianti frenanti per autovetture a marchio TEXTAR e DON.

Con oltre 80 anni di esperienza nel settore, la Aldo Romeo Spa distribuirà i marchi TEXTAR e DON per autovetture su tutto il territorio italiano, avvalendosi di 9 piattaforme logistiche situate a Napoli, Ancona, Bari, Catania, Rende, Pescara, Cagliari, Padova e Brescia.

Marinella Romeo, Presidente e Amministratore Delegato di Aldo Romeo:

“Siamo entusiasti di avviare una nuova collaborazione con TMD Friction. L’introduzione dei prestigiosi marchi Don e Textar, noti per il loro elevato standard qualitativo, arricchisce la nostra offerta di componenti per il sistema frenante. Questa partnership strategica permette di ampliare la gamma di prodotti destinati ai nostri clienti e ci auguriamo di condividere i vantaggi di questa sinergia, ponendo le basi per un cammino di successo insieme”.

Autocom, azienda nata nel 2000 a Palermo, distribuirà invece i prodotti frenanti a marchio Textar per autovetture in tutta la Sicilia dal proprio magazzino centrale di oltre 4.000mq situato a Carini, hub logistico principale per tutta la regione.

Manlio La Rosa, Amministratore Delegato di Autocom Palermo:

“Fin dalla fondazione, la storia di Autocom ha seguito un percorso di successo, sostenuto dalla creazione di relazioni durature che ci hanno consentito di estendere la nostra presenza sull’intero territorio regionale. La recente collaborazione con TMD Friction per la distribuzione dei prodotti frenanti premium a marchio Textar in tutta la Sicilia conferma il nostro impegno nel creare partnership significative e nell’offrire soluzioni di alta qualità ai nostri clienti”.

Adrian Dulea, TMD Friction Business Development Manager South & Eastern Europe:

“In linea con il programma di diversificazione della distribuzione dei nostri marchi di sistemi frenanti in Italia, siamo lieti di annunciare due nuove partnership con Aldo Romeo e Autocom, importanti distributori per il mercato aftermarket italiano. Le nuove collaborazioni puntano ad allargare la presenza delle nostre tecnologie frananti a marchio Textar e Don su tutto il territorio offrendo ai nostri partner il servizio di assistenza premium che da sempre ci contraddistingue”

Dall’inizio del 2024, TMD Friction Italia ha inoltre ampliato la collaborazione con Dierre Dimensione Ricambi, distributore con sede a Roma specializzato in ricambi per veicoli industriali e con filiali presenti in tutta Italia, che seguirà la distribuzione dei prodotti Textar per veicoli commerciali oltre al marchio DON.

Hyundai Ioniq 5 N: l’elettrica per veri appassionati

Prendete tutto ciò che sapete o pensavate di sapere sulle auto elettriche e buttatelo via. Fino ad oggi siamo stati abituati a pensare che le vetture a batteria fossero buone solo per la mobilità urbana. Veicoli a basso impatto ambientale incapaci con la loro infinita quantità di elettronica di dare ad un appassionato “vecchia scuola” quell’emozione che solo un motore endotermico è sempre stato in grado di regalare.

Beh, da ora non è più così. La nuova Hyundai Ioniq 5 N è forse la prima vera elettrica sportiva a poggiare le ruote sulla faccia della terra, capace di andare ben oltre un (banale) 0-100 km/h da sparo, regalando emozioni e sensazioni vere, pure e dirette. Tutti termini che fino a qualche tempo fa non avremmo mai pensato di associare ad un’elettrica.

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Hyundai Ioniq 5 N: come è fatta

Basta una velocissima occhiata per riconoscere la variante più sportiva della Ioniq 5, nonché la prima elettrica firmata dal reparto N del costruttore coreano. Ma non si tratta di semplice estetica. Qui la forma segue la funzione: ogni elemento sulla carrozzeria è stato appositamente studiato e sviluppato in galleria del vento, per assicurare la migliore efficienza possibile. Efficienza che sulla Ioniq 5 N più che in maggiore autonomia si traduce in migliori prestazioni. Più lunga di 8 cm, più larga di 5 cm e più bassa di 2 cm, sfoggia ora un look profondamente diverso. Nell’anteriore le prese d’aria sono state maggiorate per assicurare un migliore raffreddamento della batteria e dei motori elettrici, mentre nella parte posteriore lavora un grande spoiler sopra il lunotto, in combinazione con un rinnovato estrattore nella parte bassa del paraurti.

Tante novità anche all’interno dell’abitacolo. I sedili sono a guscio con poggiatesta incorporato, mentre i due schermi posizionati sulla plancia hanno una grafica personalizzabile e funzioni dedicate. Ma il vero protagonista negli interni è il volante. Questo è dotato di una corona perfettamente tonda, che a detta dei tecnici Hyundai assicura una presa migliore rispetto a quelli tagliati nella parte bassa. Tanti poi i tasti presenti, che permettono di selezionare le diverse modalità di guida disponibili o di richiamare le due modalità N Custom che consentono di configurare la vettura a proprio piacimento. In ultimo, sulla razza destra è presente il tasto NGB che una volta premuto permette di ottenere il massimo delle performance dal powertrain per 10 secondi.

Hyundai Ioniq 5 N: la meccanica

Se pensate che si tratti “semplicemente” di una variante potenziata della Ioniq 5, siete totalmente fuori strada. La Hyundai Ioniq 5 N è quasi un’auto completamente nuova: il telaio è stato profondamente irrigidito è anche il powertrain non condivide nulla con quello delle altre Ioniq a listino. La batteria, infatti, ha una capacità di 84 kWh e manda energia a due motori elettrici. Quello anteriore è in grado di sviluppare 226 CV, mentre quello posteriore 383 CV e insieme sono capaci di sviluppare una potenza di 609 CV per 740 Nm di coppia, che grazie alla funzione NGR possono salire fino a 650 CV e 770 Nm. 

Numeri che, nonostante un peso in ordine di marcia superiore alle 2,3 tonnellate, sono in grado di spingere la Ioniq 5 N da 0 a 100 km/h in appena 3,4 secondi e di raggiungere una velocità massima di 260 km/h. A frenare tutta questa esuberanza ci pensa uno degli impianti frenanti più grandi disponibili oggi per un’auto stradale. Nonostante la presenza di un potente sistema di recupero dell’energia, la Ioniq 5 N è comunque dotata di grandi dischi da 400 mm all’anteriore e da 360 mm al posteriore. Il che la dice lunga sull’approccio che in Hyundai hanno avuto allo sviluppo di questa prima N elettrica. 

Hyundai Ioniq 5 N: l’elettronica

Per raccontare tutte le funzioni della nuova Ioniq 5 N non basterebbe un intero numero di Auto Tecnica, ma proverò comunque a riassumervi le più interessanti. Su tutte spicca N e-shift. Si tratta di un sistema capace di replicare il funzionamento di un cambio sequenziale. Ma attenzione, perché in Hyundai non si sono limitati a mettere due padelle dietro il volante, riproducendo il classico colpetto tra una marcia e l’altra. L’N e-shift funziona proprio come un cambio vero: i tecnici della divisione N hanno creato un sistema che ricrea l’intera curva di coppia di un propulsore a benzina collegato ad un cambio a doppia frizione. Di conseguenza, la Ioniq 5 N si può trasformare in una vera e propria auto a benzina dal punto di vista dell’erogazione, ma con in più il plus importante rappresentato dalla rapidità di risposta dell’elettrico.

C’è poi l’N Torque Distribuiton, che consente di ripartire la potenza a piacimento tra i due assali, fino ad escludere completamente, ad esempio, il motore anteriore, trasformando la Ioniq 5 N in una RWD. Molto interessante, poi, l’N Battery precondition. Questo permette di preimpostare la temperatura della batteria ottimizzandone le prestazioni in funzione delle condizioni in cui ci si troverà a guidare. In Drag mode viene settata una temperatura compresa tra 30 e 40 gradi per massimizzare la potenza per performance di breve durata. In Track mode, invece, la temperatura viene impostata tra i 20 e i 30 gradi per permettere alla vettura di correre per più tempo, assicurando così una migliore ripetitività delle prestazioni. In ultimo, va segnalato che in Hyundai garantiscono che la Ioniq 5 N è in grado di assicurare il 100% della propria potenza fino a che la batteria ha almeno il 30% di autonomia residua.

Hyundai Ioniq 5 N: come va

Ma è davvero un’elettrica? Ecco, questa è la prima cosa che ti chiedi una volta a bordo della Ioniq 5 N. Selezionando la modalità N e attivando l’N e-shift e l’N Active Sound+ si ha sul serio la sensazione di guidare una vettura a benzina. Ma andiamo con ordine, lasciandola in modalità “normale” e quindi senza attivare i tanti sistemi legati alla dinamica di guida disponibili, la Ioniq 5 N si comporta come una normale elettrica. Erogazione prontissima, spinta decisa e distribuzione della potenza 50-50 tra i due assali. Tutto cambia quando si attivano invece i programmi sportivi di cui vi ho parlato fino ad ora. 

L’auto diventa incredibilmente precisa e veloce. Certo, il peso si sente un po’ in inserimento, ma nel momento in cui arrivate al punto di corda tutta questa massa sparisce sotto la spinta dei suoi 650 CV e, soprattutto, sotto l’effetto di una distribuzione dinamica della coppia che permette a questa Ioniq 5 N di comportarsi come un’integrale o una posteriore in base a come impostate i vari sistemi di guida. Anche l’impianto frenante, nonostante il peso, lascia stupiti: non pare risentire della fatica nemmeno dopo diversi turni in pista. Su strada, invece, colpisce la messa a punto dell’assetto: non morbido certo, ma nemmeno eccessivamente rigido, restituendo una precisione assoluta anche sulle strade più dissestate. 

Hyundai Ioniq 5 N: la prima della specie

Insomma, la Ioniq 5 N è davvero un’elettrica come nessun’altra. È la prima auto a batteria pensata non soltanto per essere efficiente o banalmente veloce. È forse l’unica elettrica oggi in grado di assicurare un coinvolgimento al volante degno di una sportiva ad alimentazione tradizionale, che si traduce in un qualcosa che, fino a questo momento, nessuna auto elettrica è riuscita a regalare: emozione. Pura emozione. 

Citroen C3: come va la nuova generazione, a benzina e anche elettrica

Non si può certo dire che in Citroen non abbiano avuto coraggio. Hanno preso la loro best seller assoluta, la C3, e l’hanno cambiata radicalmente. Da berlina dalle forme morbide e l’aspetto simpatico a SUV dalle linee più decise e squadrate.

È il mercato, baby. Ed è giusto così. Il fatto è che il radicale cambio di impostazione è solo una delle tante novità di questa compatta francese, che vuole continuare a fare i grandi numeri a cui è abituata giocandosi una serie di altri assi nella manica. Quali? Il prezzo super-competitivo, per esempio, o la gamma articolata, che vede per la prima volta a listino anche una versione 100% elettrica. Ma andiamo con ordine.

Citroen C3: ora è un SUV dalle forme squadrate

La nuova Citroen C3 nasce su una piattaforma derivata dalla nota CMP. Si chiama Smart Car ed è stata realizzata per consentire di avere modelli multialimentazione su vari mercati emergenti. Stellantis ci crede molto, tanto che su questa stessa base nasceranno altri modelli, appartenenti ad almeno altri 2 brand del gruppo. Tra questi, la tanto attesa Panda, che sarà svelata l’11 luglio.

Ecco la nuova Citroen C3: da berlina a SUV, massimo comfort a partire da 14.990 euro

Ma torniamo alla C3. L’auto adotta un nuovo linguaggio stilistico. Davanti propone una banda nera che incornicia il grosso logo centrale e fari squadrati dall’inedita firma luminosa (la si trova anche sulle luci posteriori). Rispetto alla C3 che sostituisce, questa nuova generazione cresce in lunghezza di appena 2 centimetri (arriva a 4,02 metri). A questo si aggiungono una larghezza di 1,75 metri e un’altezza di 1,57 metri.

Citroen C3: come è fatta dentro

Tanto è cambiata fuori quanto è cambiata dentro. Salendo a bordo si scopre un volante con corona appiattita nella parte superiore e inferiore, una plancia a forte sviluppo orizzontale e uno schermo touch da 10”25 che si piazza a sbalzo, proprio al centro dell’abitacolo. Questo, almeno, se si sceglie l’allestimento più ricco dei due a listino, perché sulla versione base il sistema di infotainment è sostituito da una più essenziale dock station alla quale connettere il proprio telefono cellulare tramite protocollo NFC. Oltre al touchscreen c’è quello che Citroen chiama head-up display e che altro non è se non un secondo schermo orizzontale dietro al volante dove sono riportate altre informazioni inerenti la guida.

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In generale, il design interno è piacevole e accogliente. Soprattutto se si opta per le versioni con sedili Advanced Comfort, che oltre a essere più comodi sono anche più belli da vedere per via dei diversi tessuti di rivestimento. Alcune plastiche risultato abbastanza rigide al tatto e alcune forme, come per esempio quelle degli interni porta, sono un po’ troppo semplici. Però, in generale, si avverte una certa attenzione ai dettagli.

Citroen C3: c’è spazio per tutti

A prescindere da tutto, la nuova forma della carrozzeria ha consentito di guadagnare un po’ di centimetri per gli occupanti. Ora, sedendo dietro, si ha un pochino di spazio in più per le gambe e una distanza maggiore tra la testa e il tetto. Certo, tirando tutto indietro i sedili anteriori non si possono pretendere miracoli e quando si viaggia in cinque, chi si accomoda nel posto centrale deve accontentarsi, ma tutto sommato, rispetto alla precedente, si viaggia meglio.

Stesso discorso vale per il bagagliaio. Per quanto la lunghezza generale sia rimasta nella sostanza identica, sulla nuova Citroen C3 il vano posteriore cresce, passando dai 300 litri del passato ai 310 di oggi.

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Citroen C3: i motori

Tra le novità più interessanti che arrivano con la nuova generazione ci sono anche le diverse motorizzazioni. Al lancio si potrà scegliere tra la C3 Puretech e la e-C3. La prima è spinta dal noto 3 cilindri 1.2 di origine PSA che è stato portato a 100 CV di potenza; la seconda è totalmente elettrica, può contare su una batteria agli ioni di litio con chimica litio-ferro-fosfato da 44 kWh di capacità che alimenta un motore elettrico anteriore da 113 CV e che promette 326 km di autonomia (con ricarica in CC 20%-80% a 100 kW in 26 minuti).

Più avanti a listino sarà inserita anche una variante ibrida con powertrain mild hybrid da 48 Volt e cambio a doppia frizione a sei marce dotato di un motore elettrico interno in grado di sviluppare una potenza di 26 CV.

Citroen C3: come va

Durante il nostro primo contatto con l’auto abbiamo potuto testare entrambe le motorizzazioni. Il comportamento tra la versione a benzina ed elettrica è risultato abbastanza simile, con l’elettrica che ha potuto vantare un’accelerazione più pronta e una maggiore silenziosità di marcia.

Ecco, parlando di comfort acustico, è proprio questo uno dei pochi elementi da cui si evince la natura da world car di questa vettura, che è stata realizzata su una piattaforma riservata ai mercati emergenti. Sia chiaro, abbiamo guidato esemplari di preserie che non avevano tutti gli ADAS disponibili ed erano dotati anche di chiave con normale serratura (cose che scompariranno sulle vetture che arriveranno in concessionaria), quindi si potrebbe anche pensare che sulla C3 si lavorerà in questi mesi anche sul fronte dell’insonorizzazione, attualmente abbastanza deludente per i rombi e i rimbombi legati al rotolamento, soprattutto del retrotreno.

Ecco la nuova Citroen C3: da berlina a SUV, massimo comfort a partire da 14.990 euro

Per il resto, invece, l’auto ha convinto. Dinamicamente è risultata equilibrata e ben gestibile, con sterzo morbido ma piacevolmente comunicativo e un assetto che, nella piena tradizione del brand, è votato al comfort.

A proposito: sulla C3 debutta il sistema con tamponi idraulici a smorzamento controllato delle sospensioni che prima erano stati adottati solo su modelli di fascia superiore. Controllano e contengono in modo più efficace i movimenti dell’ammortizzatore sia in compressione sia in estensione filtrando efficacemente le vibrazioni provenienti dalle asperità del fondo stradale. Citroen parla di effetto tappeto volante e in effetti, pur tralasciando le definizioni del dipartimento marketing, alla guida i benefici sono evidenti.

Citroen C3: prezzi

Veniamo al pezzo forte di questa Citroen C3: il prezzo. La Casa del Double Chevron ha realizzato il progetto di questa citycar con la priorità di offrire sul mercato una vettura accessibile. Anche in elettrico. Per questo la e-C3 ha un prezzo di listino (senza incentivi) di 23.300 euro. Solo la Dacia Spring può vantarsi di essere meno costosa. La C3 Puretech, invece, parte da 14.990 euro. Questo, almeno, per le versioni You.

Se si sceglie l’allestimento più ricco in gamma (Max), che introduce cerchi in lega da 17” anziché da 16”, vernice bicolore, schienale posteriore sdoppiato con sedili Advanced Comfort, caricatore wireless, telecamera posteriore e infotainment con monitor da 10”25, i prezzi arrivano a 19.500 euro per la benzina e a 28.400 euro per l’elettrica. L’auto è già ordinabile, arriva in concessionaria a breve con consegne a partire da settembre.

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