Magneti Marelli Parts & Services di recente ha ampliato l’offerta del suo catalogo ricambi introducendo negli oltre 60 tipi di iniettori ben dodici nuovi codici specifici per Gpl.
La forte incertezza che caratterizza il mercato italiano dell’auto circa il passaggio all’elettrico negli ultimi anni ha avuto come contraltare un’ulteriore crescita dell’interesse verso alimentazioni alternative come, appunto, il Gpl, che rappresenta un settore interessante per il mercato aftermarket.
Efficienza garantita
Prodotti interamente in Italia, questi iniettori vantano omologazioni specifiche per la compatibilità elettromagnetica e con il Gpl, secondo i protocolli 10R-03 671 e 67R 03 4893.
Le caratteristiche costruttive includono lo stelo in alluminio anodizzato, la bobina interamente zincata e il connettore stampato a iniezione e realizzato in plastica automotive ignifuga.
Magneti Marelli Parts & Services ha anche affrontato e risolto il problema dello “sticking”, la tendenza all’incollaggio e al bloccaggio tipica degli iniettori tradizionali con funzionamento a membrana. Per farlo l’azienda adotta una soluzione presa dagli iniettori per il gasolio, affidando apertura e regolazione del flusso a uno spillo autopulente azionato da un solenoide.
Questo consente di funzionare senza problemi anche con un Gpl contaminato da residui di olio che non sono lasciati accumulare, arrivando ad aumentarne la durata anche del 60%, dai tradizionali 50.000 fino anche a 80.000 km.
Semplicità di installazione
Magneti Marelli Parts & Services ha curato anche l’aspetto pratico, preoccupandosi di fare in modo che le procedure di installazione dei suoi iniettori di ricambio siano analoghe a quelle dei prodotti di promo equipaggiamento. Questo elimina il problema dell’adattamento e la necessità di smontare i rail, rendendo la sostituzione più semplice e rapida. Anche la taratura in centralina non è necessaria, in quanto si tratta di prodotti “Plug and Play”, pronti all’uso, in cui l’integrazione avviene direttamente via software.
La compatibilità comprende modelli che vanno dalle Alfa Romeo Giulietta e MiTo, 500, 500 L, 500X, Panda, Grande Punto e Tipo Station Wagon, Lancia Ypsilon e Delta. E ancora, le gamme di marchi che per lunghi periodi hanno spinto molto sul Gpl, come Opel (Astra, Insigna Sports Tourer, Mokka e Zafira), Renault Clio e Modus e la gamma Dacia.
Un mercato in crescita
Ad oggi il Gpl costituisce una tipologia di alimentazione dei motori a combustione rilevante. Secondo i dati Unrae, il parco circolante italiano di vetture a Gpl è pari al 6,5% del totale, mentre le vendite sono addirittura in crescita. Nel 2023, la quota sul venduto ha toccato quota 9,1% superando le 140.000 unità in volume.
Pur non essendo propriamente un carburante ecologico o sostenibile, il gas di petrolio conserva ancora la reputazione di carburante poco inquinante e soprattutto, economico, confermandosi soluzione apprezzata per prolungare la vita degli autoveicoli più datati.
A renderlo un settore di mercato appetibile contribuisce anche il fatto che normalmente gli intervalli di sostituzione degli iniettori per motori a Gpl sono più frequenti. Quelli tradizionali, proprio per il problema dei residui e dei bloccaggi già menzionato prima, di norma vanno sostituiti entro 3-4 anni.
Il 24 e 25 ottobre 2024, organizzato come di consueto da Berman – consolidata azienda OEM Automotive che produce componentistica dalle utilitarie alle supercar – ha avuto luogo a Mantova, nella suggestiva cornice di Villa Schiarino l’evento Autostyle Design Competition 2024.
Quella di quest’anno è la XXI edizione, anche stavolta fortemente voluta dal suo ideatore, il Prof. Roberto Artioli.
Un incontro che ha catalizzato l’attenzione dei Centri Stile di marchi blasonati, non solo di auto, i quali hanno presentano con orgoglio le loro ultime creazioni.
Nel titolo c’è il richiamo alla competizione, infatti la Berman Autostyle prevede un confronto fra giovani stilisti che si sfidano presentando idee e innovazione ‘a tema’ nel campo automobilistico.
Anche quest’anno Auto Tecnica ha dato il suo contributo, sia come media partner, sia in modo puntuale presentando in collaborazione con il Comitato Organizzatore di Berman, la novità assoluta costituita dalla sezione delle micro-car.
L’occasione di poter partecipare all’ Autostyle Design Competition, è particolarmente importante e ambita in quanto porta in evidenza le future tendenze stilistiche nei vari campi di attività e produzione: ricordiamo che si tratta di una manifestazione ad invito del Comitato Organizzatore presieduto dal Prof. Artioli.
Va inoltre ricordata l’evoluzione di Autostyle che è nata come esperienza del design di automobili, ma nel tempo, avendo come elemento costitutivo e trasversale il concetto del ‘bello’, ha visto la presentazione di gioielli, occhiali, cabine di veicoli industriali, superbike e quest’anno è comparsa la nautica.
L’agenda dell’evento impostata su due giornate particolarmente vivaci e intense, è iniziata il 24/10 con l’apertura del Prof. Artioli .
La conduzione di Alessio Tommasetti di Wacom ha introdotto i giovani designers e la scaletta delle presentazioni di entrambe le giornate.
La nuova sezione dedicata alla mobilità urbana
Abbiamo così assistito alle presentazioni di Microlino (Opera di Icona Design) con Marco Gazzaniga e Alessandro Ceccon e di XEV-YoYo con Adva Yosev e Ian Gray.
In serata i partecipanti al concorso provenienti dalle scuole di design internazionali, hanno dato vita in real-time alla realizzazione di uno skatch stilistico, in cui tutti hanno dato un contributo disegnando per 2 minuti ciascuno: il risultato, di assoluto rilevo, sarà inserito nel tradizionale calendario 2025 curato da Berman.
Francesco Forleo di Auto Tecnica introduce le micro-car.
La seconda giornata – 26/10 – oltre ai citati produttori Microlino e XEV orientati alla mobilità urbana attuale e futura, ha visto salire sul palco di Autostyle 2024 gli altri marchi che sono stati invitati a questo prestigioso evento.
Hanno tenuto le loro conferenze illustrando i prodotti per i rispettivi brand a completamento del panorama stilistico attuale:
Mark Reichman di Aston Martin;
Robin Page e Jai Bolar di Bentley;
Flavio Manzoni di Ferrari;
Mitja Borkert di Lamborghini;
per la sezione delle Superbike Andrea Ferraresi di Ducati mentre Federica Bertolini e Federico Lantero di Azimut, hanno parlato dello Yacht Seadeck 6.
Flavio Manzoni illustra la nuova Ferrari 12 Cilindri.
A seguire nel pomeriggio, Donato Pacella di Fiat, Ken Bills e Alessandro Belosio di Toyota ED2, Mattia Gessi di Pagani e Davide Lanna di BYD hanno spiegato ai presenti le novità dei rispettivi marchi.
I vincitori del Contest
Ha concluso l’evento la premiazione dei vincitori delle tre sezioni del Concorso di Design indetto dalla Berman.
La giuria del pubblico presente ha proclamato vincitore Marco Barbadoro;
la giuria composta dai media partners ha premiato Simone Soffietti il quale, oltre al premio istituzionale, ha ricevuto un Abbonamento annuale ad Auto Tecnica Web;
Alessio Tommasetti introduce la Giuria dei Media che hanno votato per i giovani designer.
la giuria dei responsabili dei Centri Stile presenti, ha proclamato vincitore Edoardo Basilissi.
La cerimonia di premiazione, sancisce un importante passaggio nel curriculum dei designers che si sono cimentati.
In particolare per i vincitori della Design Competition si tratta di un riconoscimento di assoluto valore, infatti fra i i vincitori del concorso negli anni passati, non pochi oggi lavorano in grandi aziende automobilistiche.
Nell’edizione 2024 di Autostyle Design Competio sono infatti saliti sul palco per presentare le loro creazioni Alessandro Ceccon che ha vinto nel 2019 e oggi lavora presso Icona Design e Mattia Gessi vincitore nel 2010 che lavora presso Pagani Automobili.
La Skoda Octavia wagon è stata una delle familiari più vendute in Italia nel corso del 2023. Ora, con il restyling di metà carriera, punta a confermare la sua posizione nella parte alta delle classifiche di vendita, puntando su un look più fresco e moderno e su contenuti di sostanza, rigorosamente all’insegna del concetto di “simply clever”.
Skoda Octavia: come cambia
Con il model year 2024 la Skoda Octavia cambia in punta di matita, attraverso qualche leggero ritocco che rinfresca le linee generali della vettura, senza stravolgere il family feeling stilistico del costruttore boemo. Nella parte anteriore, quindi, è stato rivisto il design dei gruppi ottici, che ora allungandosi verso il centro vanno ad unirsi alla grande calandra, Questi, inoltre, possono ora essere scelti con tecnologia full Led o Matrix Led. Nuovo anche il paraurti, che ora ospita un’unica grande presa d’aria che corre da un lato all’altro della vettura. Nella vista laterale spiccano i nuovi cerchi in lega dal disegno inedito, con dimensioni che vano da 16 a 19 pollici.
Ma dove la nuova Octavia eccelle (anche a seguito di questo restyling) è nello spazio a bordo. A fronte di una lunghezza di 4,70 metri, lei assicura centimetri in abbondanza anche per chi viaggia sulla seconda fila di sedili. Merito soprattutto di un passo che sfiora i 2,70 metri. Tanto anche lo spazio per i bagagli, con un vano di carico dalla capacità compresa tra 640 e 1.700 litri. A proposito degli interni, poi, la plancia è stata profondamente rivista e digitalizzata: dietro il volante trova posto lo schermo del quadro strumenti da 10 pollici, affiancato da quello del sistema di infotainment che arriva a ben 13 pollici. Questo, inoltre, segna un grande passo avanti per il modello sul fronte della user experience, dando accesso a una notevole quantità di funzioni e contenuti, sempre facilmente utilizzabili anche durante la guida. Migliora anche il sistema di assistenza vocale Laura, grazie all’integrazione di ChatGPT.
Skoda Octavia: la meccanica
La gamma motori della rinnovata Skoda Octavia è molto ampia, ma noi abbiamo scelto di metterci al volante di una delle motorizzazioni più interessanti al momento. Si tratta del 1.5 TSI con tecnologia mild-hybrid, un quattro cilindri a benzina sovralimentato tramite turbocompressore, capace di sviluppare una potenza di 150 CV per 250 Nm di coppia abbinato ad un cambio automatico DSG a sette rapporti, che manda potenza alle sole ruote anteriori. L’unità lavora in accordo ad un piccolo motore elettrico collegato al propulsore endotermico tramite una cinghia e alimentato da una batteria agli ioni di litio da 0,7 kWh posizionato sotto il sedile del passeggero anteriore. Questo contribuisce alla spinta del motore a benzina, contenendo così consumi ed emissioni.
Skoda Octavia: come va
Partiamo allora proprio dal propulsore. Il quattro cilindri ha un buon carattere: la spinta è corposa anche nella zona bassa del contagiri, complice soprattutto un peso piuttosto contenuto, con l’ago della bilancia che, in ordine di marcia, si ferma ad appena 1.400 kg. Questo ha ripercussioni positive non soltanto sulle prestazioni, ma anche sui consumi, che nel corso del nostro primo contatto con la vettura si sono attestati intorno ai 6 l/100 km. Ma non è tutto. A giovarne è anche la dinamica di guida. La scocca della nuova Octavia si muove su un comparto sospensivo costituito da un McPherson all’anteriore e su un multilink al posteriore, che restituisce un buon comfort di marcia, pur garantendo una buona precisione tra le curve, dove si apprezza anche la buona taratura dello sterzo. Insomma, la rinnovata Octavia si conferma una valida compagna di viaggio. Un’auto che anche in abbinamento al propulsore a benzina di media potenza assicura consumi molto contenuti, anche a fronte di prestazioni tutto sommato brillanti. Nel complesso aumenta molto la qualità percepita a bordo, merito non solo dei materiali più ricercati scelti per i rivestimenti interni, ma anche per il buon lavoro svolto dai tecnici Skoda sul fronte dell’insonorizzazione: fruscii aerodinamici e rumore di rotolamento degli pneumatici sono sempre molto contenuti. Solo la voce del propulsore si fa un pelo troppo presente all’interno dell’abitacolo quando si affonda il piede destro sul gas, magari per affrontare un soprasso. Il tutto con prezzi che per la 1.5 TSI m-HEV partono da 35.300 euro (34.250 euro per la berlina)
Dopo il lancio di STLA Medium nel luglio 2023 e di STLA Large nel gennaio 2024, nasce la piattaforma STLA Frame, BEV-by-design, progettata per i pick-up di grandi dimensioni e i SUV tipici del mercato nord-americano.
STLA Frame è progettata per garantire la migliore autonomia della categoria, fino a 1.100 km per veicoli REEV (Range Extended Electric Vehicle) e 800 km per i BEV.
Fattori importanti per questo genere di veicoli sono anche la capacità di traino di 6.350 kg, un carico utile di 1.224 kg e la possibilità di guadare corsi d’acqua profondi fino a 610 mm.
In futuro, STLA Frame potrà ospitare sistemi di propulsione a combustione interna, ibridi e a idrogeno.
Piattaforma STLA Frame adatta a sistemi REEV
Con questo termine si identificano i veicoli che combinano batteria, moduli di propulsione elettrica (EDM) anteriori e posteriori, generatore di bordo e motore a combustione interna.
Senza un flusso meccanico diretto tra il motore ICE e le ruote, il generatore alimenta gli EDM per spingere la vettura e ricarica la batteria a seconda delle necessità.
Carlos Tavares, CEO di Stellantis:
“Con una tecnologia full-EV e quella a autonomia estesa in arrivo, offriamo soluzioni senza compromessi ai clienti che potrebbero avere dei dubbi a acquistare la loro prima vettura elettrica”.
“Siamo fieri di questa meraviglia ingegneristica e non vediamo l’ora di vederla in azione durante la prossima offensiva di prodotto sulle vetture Jeep® e Ram”.
Design innovativo
La piattaforma STLA Frame è costruita con acciai ad alta resistenza, per una maggiore durata e rigidità con un peso ridotto.
La struttura a longheroni è tipica di questa tipologia di veicoli, nati per un uso pesante, anche in fuoristrada.
La sezione centrale allargata ospita il pacco batteria, protetta dalla struttura del telaio rinforzata contro gli impatti laterali.
La piattaforma può ospitare pacchi batteria raffreddati a liquido che vanno da 159 a oltre 200 kWh.
Gli EDM anteriori e posteriori progettati e assemblati da Stellantis con una potenza massima di 250 kW, offrono la trazione integrale e permettono alla vettura di passare da 0 a 100 km/h in 4,4 secondi.
La progettazione flessibile del sistema sospensioni, che include anche varianti pneumatiche, offre una guida ottimizzata per diverse condizioni.
STLA Frame: caratteristiche tecniche flessibili
Gamma di lunghezza complessiva: 5.488-5.941 mm,
Gamma di larghezza complessiva: 2.062-2.124 mm,
Interasse: 3.143-3.690 mm,
Gamma di altezza da terra: 168-262 mm,
Diametro massimo degli pneumatici: 834/838 mm.
Flessibilità di ricarica e alimentazione bidirezionale
Nelle configurazioni BEV, la ricarica rapida a 800 V DC fino a 350 kW può aggiungere 160 km di autonomia in soli 10 minuti.
In configurazione REEV si possono aggiungere 80 km in 10 minuti con una ricarica rapida a 400 volt DC fino a 175 kW.
Le vetture realizzate su STLA Frame sono dotate di capacità di ricarica bidirezionale che consente alla batteria di caricare un’altra vettura elettrica, di alimentare un’abitazione in caso di emergenza o di immettere elettricità nella rete.
I veicoli Ram e Jeep® saranno i primi a utilizzare STLA Frame.
Stellantis ha in programma di investire oltre 50 miliardi di euro nell’elettrificazione per raggiungere gli obiettivi di arrivare entro il 2030 al 100% del mix di vendite con auto BEV in Europa e al 50% con vetture e veicoli commerciali leggeri BEV negli Stati Uniti.
“Quasi quasi mi compro una Tesla“. In tanti, convinti che sia il momento di acquistare un’auto elettrica, valutano la possibilità di entrare in possesso di un modello della Casa guidata da Elon Musk. Nella maggior parte dei casi, si tratta di una Model 3 o di una Model Y. Principalmente per una questione di prezzo, visto che Model S e Model X, l’ammiraglia e il SUV di grandi dimensioni, costano molto di più.
Ma quale scegliere? Bella domanda, per rispondere, abbiamo messo alla prova proprio una Model 3 e una Model Y, entrambe RWD. Si tratta di due Tesla dotati dello stesso powetrain: quello meno costoso a listino, con un solo motore elettrico (al posteriore) e una batteria più piccola, da 50 kWh circa. Abbiamo provato a valutarne pregi e difetti, per capire se un modello sia migliore dell’altro sotto tutti i punti di vista o se entrambe possano dire la loro per un qualche motivo.
Berlina VS SUV
Un po’ di storia. Model 3 e Model Y, all’inizio, condividevano più del 70% delle componenti. Ora, con l’arrivo del restyling sulla berlina, le cose sono un po’ cambiate, ma non nella sostanza. La piattaforma è la stessa, i powertrain e le batterie pure. E anche il software è praticamente identico. La nuova Model 3, quella nata dal progetto Highland, ha apportato modifiche all’interno dell’abitacolo, ora più curato e con rivestimenti diversi, ma anche in questo caso non si può parlare di rivoluzione.
Dove sta la differenza tra le due vetture? Principalmente nello spazio interno. Conseguenza della diversa carrozzeria. Se l’auto sarà usata spesso in famiglia, forse vale la pena prendere una “Y”, che ha cannibalizzato la Model 3 diventando l’auto più venduta al mondo del 2023. Ma la Model 3 ha ancora qualche asso nella manica. Andiamo con ordine.
Spazio a bordo
Dal punto di vista dell’abitabilità, le differenze non sono eclatanti. Sulla Model Y si sfrutta una posizione di guida più rialzata e più verticale e chi siede dietro a qualche centimetro in più per le gambe e per la testa. Sulla Model 3, invece, si viaggia più bassi, ma pur sempre comodi. In questo senso, sono le preferenze di ciascuno a dettare la scelta.
Il bagagliaio, invece, merita un discorso a sé. Sulla Tesla Model 3 i litri a disposizione sono 594 (incluso il grande doppio fondo). La possibilità di abbattere i sedili posteriori incrementa ulteriormente il volume di carico. Il problema è che l’auto ha un’apertura abbastanza angusta. Il cofano posteriore ingombra e rende difficile caricare oggetti di grosse dimensioni. Inoltre, il vano ha un forte sviluppo orizzontale: è basso e profondo e, anche in questo, non agevola le operazioni.
La Tesla Model Y, al contrario, offre un bagagliaio di oltre 800 litri (la Casa dichiara 854 litri per la versione a 5 posti). Ha forme regolari, è più alto, più facile da sfruttare appieno e, soprattutto, con un accesso più ampio grazie alla presenza del portellone. Da questo punto di vista, la Model Y fa un enorme passo avanti.
Autonomia e consumi
La Tesla Model Y è più grande, più alta, più comoda e, per forza di cose, più pesante. La maggiore sezione frontale e la maggiore massa incidono negativamente su autonomia e consumi. La Casa, per la versione RWD, dichiara percorrenze sul misto di 455 km. La Tesla Model 3 nuova, quella post-restyling, anch’essa in versione RWD, dichiara invece 513 km di autonomia, sempre secondo i valori omologati secondo il ciclo WLTP. Il 12,74% in più. Ecco cosa contribuisce a tale risultato.
Model 3 RWD
Model Y RWD
Massa
1.747 kg
1.909 kg
Sezione frontale
2,22 mq
2,65 mq
Cx
0,23
0,23
Abbiamo messo alla prova le due vetture per una settimana, percorrendo lo stesso numero di km (circa 1.000) e affrontando più o meno gli stessi percorsi, che hanno compreso sia tratti autostradali, sia tratti cittadini ed extraurbani.
Alla fine il computer di bordo ha segnato 15,9 kWh/100 km per la Model 3 e 17,7 kWh/100 km per la Model Y. Alla fine la differenza tra le due è stata dunque di oltre l’11%. Un guadagno non indifferente.
CONSUMI RILEVATI
Model 3: 15,9 kWh/100 km
Model Y: 17,7 kWh/100 km
Considerate prezzo e promozioni
Ed ecco allora che, tirando le somme di questa sorta di confronto a distanza, viene da dire una cosa di buon senso ma non così scontata. La Model Y è certamente più versatile, ma è davvero necessaria? Una Model 3 non risponde altrettanto bene alle esigenze di un’automobilista che, acquistandola, potrebbe mettersi in garage un’auto che, a livello di efficienza, non teme confronti con nessuna? Considerate anche i prezzi di listino (la “Y” parte a 42.690 euro, ma “3” da 39.990) e scegliete come meglio credete.
Tenete in considerazione ancora 2 cose: La Model 3, che è stata da poco rinnovata, ha una qualità degli interni sicuramente migliore. La Model Y, d’altro canto, si rinnoverà nel 2025 aggiornandosi nel look e nelle finiture. Questo significa che alcuni esemplari in pronta consegna si possono trovare con una bella offerta. A tal proposito. Acquistando una Model Y entro fine dicembre si ha anche 1 anno di ricarica gratis presso la rete Supercharger: non male.
Della nuova BMW M5 si è fatto un gran discutere. Vuoi per il suo peso che in ordine di marcia supera i 2.500 kg, vuoi per il design di rottura con il passatoi e, più di tutto, vuoi per il debutto (per la prima volta nella storia dei modelli M) di un powertrain elettrificato. Non pochi appassionati e puristi del marchio hanno storto il naso all’annuncio della nuova berlinona sportiva i Monaco, gridando allo scandalo. Ma sarà davvero così? Spoiler: no.
BMW M5: il powertrain
Partiamo allora dal cuore della nuova BMW M5. A spingere la nuova tre volumi ad alte prestazioni tedesca provvede un sistema plug-in in cui la parte endotermica resta costituita da un propulsore di 4,4 litri V8 sovralimentato tramite due turbocompressori, capace da solo di sviluppare una potenza di 585 CV per 750 Nm di coppia. L’unità è poi abbinata ad un sistema elettrico composto da una batteria agli ioni di litio con una capacità di 18,6 kWh netti, che può essere caricata fino ad una potenza massima di 7,4 kW, che manda energia ad una motore elettrico solidale al cambio (lo Steptronic a otto rapporti) da 197 CV per 280 Nm di coppia, che promette un’autonomia in elettrico di 67-69 km. Il risultato sono 725 CV di potenza massima, per una coppia che raggiunge i 1.000Nm, che venendo scaricati su tutte e quattro le ruote permettono di scattare da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi, da 0 a 200 km/h in 10,9 secondi e di raggiungere una velocità massima di 305 km/h (con l’M Driver’s Package).
BMW M5: come è fatta
Le dimensioni della nuova M5 non cambiano eccessivamente rispetto alle più tranquille Serie 5 a listino, soprattutto in lunghezza, che resta di 5,09 metri. A cambiare è soprattutto la larghezza, che arriva a 1,97 metri, grazie ad un aumento delle carreggiate nell’ordine degli 8 centimetri sull’asse anteriore e di circa 5 centimetri nel posteriore. Il tutto condito da un’estetica profondamente rivista, fatta di prese d’aria maggiorate nella parte anteriore e di un grande estrattore nella zona posteriore, che incornicia i quattro grandi scarichi circolari tipici delle BMW M. Piccole novità hanno interessato anche l’interno dell’abitacolo, dove spicca ora la presenza di nuovi sedili anteriori con poggiatesta incorporato che offrono un’ottimo contenimento del corpo anche nella guida in pista, pur restando molto confortevoli.
BMW M5: come va
Il nuovo sistema ibrido ha portato ad un notevole aumento di peso. La nuova M5, infatti, ferma l’ago della bilancia a più di 2.500 kg in ordine di marcia. Un numero importante, anche se stiamo parlando di una vettura lunga più di cinque metri. Ma del resto questo è lo scotto da pagare per poter continuare ad utilizzare un propulsore V8 in un’era in cui il concetto di contenimento delle emissioni rappresenta una prerogativa imprescindibile per i brand automobilistici. E attenzione, non per loro volontà, ma per via di quelle che sono le nuove normative europee in materia. Tuttavia, grazie al lavoro di fino che i tecnici BMW hanno svolto sulla taratura dell’assetto e sulla messa a punto dell’elettronica, la nuova M5 si guida sorprendentemente bene. Certo, se cercate un prodotto con una connotazione più verticale sulla sportività, allora vi conviene puntare su una M3, ma se cercate un’auto comoda, con la quale macinare chilometri, ma in grado di farvi anche divertire quando ne avete voglia, allora l’M5 è la scelta giusta per voi.
I tanti chili che si porta dietro si avvertono solo un po’ in inserimento quando però viaggiate veramente, veramente forte. In quello che è l’utilizzo tipico di una vettura come questa e quindi lunghe trasferte autostradali, con qualche curva su qualche strada di collina o di montagna, allora l’M5 si dimostra perfettamente all’altezza. Grazie alle quattro ruote sterzanti è relativamente agile anche nello stretto e se la si sceglie con i freni in carboceramica si potrà contare su una frenata sempre pronta e instancabile. La spinta dell’elettrico, poi, aumenta la prontezza della risposta, colmando il lag tipico dei motori sovralimentati, incollandoti letteralmente al sedile non appena si affonda il piede sul gas. La logica di gestione della batteria, inoltre, fa in modo che una certa percentuale di carica sia sempre presente all’interno dell’accumulatore, proprio per permettere di godere in qualsiasi momento del 100% della potenza di sistema che la vettura è in grado di sviluppare.
BMW M5: i prezzi
Insomma, la nuova M5, se contestualizzata, risulta davvero un’ottima berlina dal piglio sportivo. Il peso sparisce grazie all’ottima messa a punto, che poi ammettiamolo, 2.500 km sono tanti, ma viviamo in un’epoca in cui una Golf ne pesa 1.500 ed è grossa la metà, quindi il grande clamore scaturito da questo fantomatico peso, a mio avviso, lascia il tempo che trova. E poi c’è l’ibrido: certo, tutti noi appassionati vorremmo poter guidare auto “pure” prive di qualsiasi forma di elettrificazione, ma anche in questo caso, le regole non le facciamo noi, ne tantomeno i costruttori, ma la UE e se un ibrido rappresenta l’unica strada per poter continuare a godere del canto di un V8, allora (sempre a mio parere) ben venga. Ed infine il prezzo: si parte da 150.000 euro per la versione berlina e da 154.000 euro per la Touring.
In un momento così difficile per il mercato dell’auto, e per quello elettrico in modo particolare, Kia EV3 rappresenta una vera e propria scommessa e al tempo stesso una sfida. Si tratta, infatti, del primo modello compatto della famiglia 100% elettrica EV e del primo veramente globale, quello con cui la Casa coreana punta a fare volumi importanti ma anche a fissare nuovi punti di riferimento nel cuore del mercato in termini di tecnologia, contenuti e praticità.
A differenza di EV6 ed EV9, che hanno avuto il compito di portare al debutto la nuova piattaforma dedicata all’elettrico ma che sono modelli attraenti soprattutto per alcuni mercati, Kia EV3 si può considerare la prima Kia EV davvero globale nel posizionamento e trasversale già nel concetto stilistico che vuole parlare davvero a tutti e, al tempo stesso, offrire spazio ed efficienza ai vertici della categoria, senza nascondere l’ambizione di misurarsi con modelli dichiaratamente premium come Volvo EX30, smart #1 e Cupra Born.
La gamma per l’Italia, basata su due taglie di batteria, da 58,3 e 81,4 kWh, un unico motore anteriore da 204 CV e quattro allestimenti (Air, Earth, GT Line e GT Line+), parte da 35.950 euro e arriva a toccare i 48.250 con la versione al top della gamma. Questa sarà l’offerta per il primo anno di commercializzazione, ma all’inizio del 2026 sono già in programma una variante con doppio motore e trazione integrale e una GT dalla caratterizzazione sportiva.
Kia EV3 (foto Kia)
Kia EV3: come è fatta
Destinata a collocarsi proprio nel cuore del segmento C elettrico, Kia EV3 rinnova la formula dell’ampio spazio in misure contenute tipico dei veicoli a batteria realizzati su piattaforme dedicate. Infatti è lunga appena 4,30 metri, larga 1,85, alta 1,56, ma ha n passo proporzionalmente generoso, 2,68 metri. Grazie a questo e a un accurato design degli interni, al pavimento piatto e alla plancia orizzontale e “sospesa”, offre un abitacolo ampio e accogliente. Ci sono ben 1.060 mm di spazio per le gambe nella zona anteriore e 950 mm in quella posteriore, un vano bagagli da 460 litri (1.251 con il divano abbattuto), e un “frunk” anteriore da 25 litri. Abbondante anche la presenza di nuovi materiali “eco”, ben 10 differenti. Vanno dai rivestimenti in nylon realizzato con plastiche recuperate ripulendo gli oceani alla copertura per il bagagliaio che contiene a sua volta il 40% di plastica riciclata.
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Kia EV3 (foto Kia)
Oltre alla piattaforma E-GMP di cui diremo più avanti, Kia EV3 condivide con i modelli superiori molte dotazioni tecnologiche. Iniziando dal grande pannello che include due display da 12,3″, uno per gli strumenti e uno per la navigazione, divisi da uno più piccolo da 5,3″ dedicato alla climatizzazione. Fa parte delle dotazioni standard come l’assistente vocale con chatGPT, le porte USB per la ricarica integrate negli schienali dei sedili anteriori e una lista di ADAS che include l’Highway Driving Assist (HDA) e lo Smart Cruise Control di seconda generazione.
Kia EV3, la plancia (foto Kia)
Salendo di livello arrivano altri highlight tecnologici come la digital key, che permette di usare lo smartphone come chiave. L’HDA guadagna il cambio di corsia semiautomatico, l’anticollisione il riconoscimento pedoni e ciclisti. Ci sono anche telecamere perimetrali e un Head Up Display con area di proiezione di 12,3″. E ancora, fari anteriori e posteriori full Led, portellone elettrico intelligente e molto altro.
Kia EV3: la meccanica
La potenza, identica per tutta al gamma, è di 204 CV, con batterie da 58,3 kWh o 81,4 kWh di potenza installata. Il valore netto non è specificato, ma promettono autonomie massime, nel ciclo WLTP, rispettivamente di 436 e 605 km. La piattaforma, come accennato, è la E-GMP sviluppata e condivisa da Hyundai e Kia. Vanta però molte ottimizzazioni per rendere questo modello più competitivo nei costi e più efficiente rispetto alle medie del suo segmento.
L’architettura elettrica a 400 V (suo modelli superiori 800 V), consente una ricarica fast da 350 kW massimi. Può riportare la riserva dal 10% all’80% i circa 30 minuti, sulla versione da 81,4 kWh significa 424 km, tra i valori migliori della categoria. La ricarica in corrente alternata avviene a 11 kW (ricarica completa in 5h 20′ e 7h 15′) ma nel 2026 arriverà un caricatore di bordo da 22 kW. In più, sull’allestimento GT Line Plus è integrata la tecnologia di ricarica bidirezionale, che permette a Kia EV3 di cedere energia. Supporta le funzioni V2L (Vehicle to Load, alimentazione di dispositivi esterni erogando fino a 3,68 kW), V2G/V2H (Vehicle to Grid/Home, cessione di energia a rete pubblica o domestica).
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Kia EV3 - Il gruppo motore-riduttore-inverter
Kia EV3 - il gruppo motore-riduttore-inverter (2)
Kia EV3 - La centralina di gestione energetica
Inoltre, ci sono diversi componenti specifici come il gruppo motore-riduttore-inverter di tipo 3 in 1. Realizzato dalla Schaeffler, è progettato per contenere il peso grazie a una costruzione leggera con nervature di rinforzo. Il riduttore dal rapporto fisso di 11,5:1 ha ingranaggi a denti stretti che migliorano l’efficienza e la silenziosità. L’inverter è in silicio-carbonio, scelta che secondo la Casa fa guadagnare da sola un 2% in più nell’economia di marcia.
Kia EV3- Il sistema di riscaldamento e condizionamento
Discorso simile per il sistema di climatizzazione. Anche questo di nuova progettazione, è più compatto del 33%, composto da meno parti e ha porte di distribuzione con paratie a scorrimento anziché rotanti. A eccezione dell’allestimento base Air, comprende la pompa di calore per un riscaldamento più efficiente e un miglior risparmio energetico. L’aerodinamica è ottimizzata da carenatura del sottoscocca e flap attivi anteriori che si chiudono da 80 km/h per ridurre la resistenza.
Kia EV3: come va
Molto compatta fuori, molto comoda dentro, Kia EV3 offre anzitutto un elevato livello di comfort, anche acustico, e una guida piuttosto brillante indipendentemente dalla versione. A parità di potenza, infatti, le differenze tra due varianti disponibili sulla carta sono minime. Il modello con batteria da 81,4 kWh, provato in allestimento GT Line Plus, accelera da 0 a 100 km/h in 7,7 secondi, due decimi più dell’altra in ragione dei circa 100 kg in più.
Anche la dinamica è stata curata guardando principalmente al comfort. Lo sterzo è omogeneo e non troppo leggero anche se poco diretto. La frenata è invece calibrata per offrire lo stesso feeling in tutte le condizioni. Dunque, anche quando si frena con la batteria già completamente carica e l’azione di recupero energetico non viene sfruttata, la risposta al pedale non cambia.
A colpire positivamente sono però soprattutto le sospensioni, mai troppo rigide anche in presenza dei cerchi da 19″ di serie dal livello Hearth in su. Su EV3 sono infatti montati di serie ammortizzatori a smorzamento differenziato con circuiti separati per sollecitazioni ad alta e bassa frequenza. In aggiunta, ci sono boccole idrauliche sia sull’avantreno MacPherson sia sul retrotreno multilink per una maggiore capacità di assorbimento delle vibrazioni.
125 VOLTE FIAT. Con questo titolo, il MAUTO di Torino ha inaugurato la m ostra tematica che celebrerà i 125 anni dalla fondazione della Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Una mostra e due rassegne in tre punti nevralgici di Torino, la prima capitale d’Italia, che faranno rivivere i momenti salienti dell’azienda nata nel 1899.
125 VOLTE FIAT.La modernità attraverso l’immaginario FIAT, questo il titolo completo, durerà fino al 4 maggio 2025.
L’esposizione, curata da Giuliano Sergio e realizzata in collaborazione con Centro Storico FIAT e Heritage HUB, ripercorre la storia della fabbrica automobilistica torinese attraverso una rilettura che ne evidenzia l’impatto sociale e il patrimonio artistico e visivo che ha prodotto o ispirato.
Fondata nel 1899, FIAT ha guidato la modernizzazione dell’Italia sfruttando la rivoluzione industriale e l’unità nazionale.
La mostra 125 VOLTE FIAT
La modernità attraverso l’immaginario FIAT esplora il legame tra l’azienda e lo sviluppo culturale, industriale ed economico del Paese, raccontando oltre un secolo di storia attraverso arte, cinema, design e molto altro, ed evidenziando l’unicità del modello imprenditoriale di FIAT e la sua influenza sulla modernità italiana.
Il progetto prevede l’esposizione di nove tra le vetture più iconiche della storia del marchio tricolore, tra cui:
la 508 Balilla del 1932,
la 500 A Topolino del 1936,
la Panda 30 del 1982,
la 500e, la terza generazione di un’icona senza tempo, prodotta oggi a Torino.
Ad accompagnare le automobili ci sarà una vasta scelta di opere d’arte, memorabilia, documenti d’archivio, materiali grafici, fotografici e audiovisivi che evidenziano l’immaginario visivo dell’azienda attraverso un racconto articolato in 8 macrosezioni espositive.
Completa l’esposizione il ciclo di cinque appuntamenti di incontro e dibattito realizzati in collaborazione con l’Università di Torino sui temi affrontati dalla mostra.
Insolite e sorprendenti FIAT
Questo il nome della rassegna che in parallelo, sempre a partire da venerdì 15 novembre, sarà attiva presso l’Heritage Hub Stellantis.
Si tratta di un vero e proprio viaggio tra i veicoli meno famosi e conosciuti della casa automobilistica torinese.
L’esibizione mette in risalto la continua evoluzione del marchio, in grado di meravigliare il pubblico grazie al design d’avanguardia, alla tecnologia avanzata e alle scelte audaci dei suoi modelli.
La rassegna esplora tre temi cardine del marchio:
innovazione,
efficienza,
divertimento.
Il percorso espositivo evidenzia i momenti in cui FIAT ha sperimentato soluzioni innovative e all’avanguardia.
Dai modelli iconici come la Fiat 520 degli anni ’20 e la concept car Fiat Scia del 1993, i quali mettono in luce la capacità del brand di esplorare nuove frontiere tecniche e stilistiche, al concept elettrico Fiat Vanzic del 1995 che anticipava la mobilità urbana elettrica.
Altrettanto iconiche la Fiat 500 “C” Giardiniera Legno, la versatile 600 Multipla e la Panda Militare Steyr Puch.
Questi modelli rappresentano la ricerca di equilibrio tra spazio, costi e praticità, adattandosi a usi commerciali, civili e militari.
Infine, protagoniste della mostra saranno anche la sportiva Uno Turbo Trofeo, la Panda Jolly, la 500 Barbie Edition, pensate per gli amanti dello stile e della cultura pop, culminando con l’esclusiva Fiat Qubo Spiaggina.
L’esposizione sarà aperta il venerdì e la domenica alle 10:30 e alle 15:30, il sabato alle 10:30, alle 15:30 e alle 18:00. Per accedervi, il pubblico dovrà prenotarsi tramite il seguente link.
Terzo atto al Cemntro Storico FIAT
La rassegna continuerà anche all’interno del Centro Storico FIAT con l’esposizione di materiali inediti selezionati in collaborazione con l’ISMEL (Istituto per la Memoria e la Cultura del Lavoro dell’Impresa e dei Diritti Sociali).
TEXA si aggiudica il PTEN Innovations Awards 2024.
La stazione di ricarica A/C, KONFORT 780 TOUCH BI-GAS, è stata premiata come la migliore in assoluto nella categoria Air Conditioning Service, da una giuria di esperti del settore garage equipment e tecnici specializzati nella manutenzione dei veicoli.
La cerimonia ufficiale di premiazione si è svolta a Las Vegas il 7 novembre, in occasione della fiera AAPEX– Automotive Aftermarket Products Expo.
Bruno Vianello, fondatore e Presidente di TEXA
“Siamo molto felici per questo nuovo riconoscimento internazionale, perché premia il grande lavoro svolto fino ad ora e la qualità dei nostri strumenti Made in Italy, a maggior ragione visto che stiamo parlando di un territorio estremamente vasto e diversificato come quello degli Stati Uniti”.
“Tutto questo ci spinge con ancora più convinzione a fare sempre meglio e conferma quanto sia strategico continuare a puntare sullo sviluppo di nuove tecnologie e sulle straordinarie capacità che solo un Paese come il nostro possiede”.
La KONFORT 780 TOUCH BI-GAS, stazione top di gamma della serie, permette di alternare servizi su mezzi dotati di refrigeranti R134a e R1234yf, perché dispone di doppio serbatoio e doppi e distinti circuiti di recupero, riciclaggio e ricarica.
Il processo di manutenzione è automatizzato.
Altre caratteristiche distintive:
sistema a flaconi ermetici per l’olio,
dispositivo di blocco/sblocco della bilancia,
controllo correttezza peso refrigerante,
dispositivo per la pulizia automatica di tutti i condotti idraulici.
TEXA in pillole
Fondata nel 1992, TEXA oggi è leader nella progettazione, industrializzazione e costruzione di:
strumenti diagnostici,
dispositivi per la telediagnosi,
stazioni per la manutenzione degli impianti A/C,
analizzatori gas di scarico, dedicati ad autovetture, motociclette, camion, mezzi agricoli e motori marini.
L’ultima frontiera è la produzione di sofisticati sistemi Powertrain per veicoli a propulsione elettrica.
Presente in tutto il mondo con una capillare rete di distribuzione, TEXA commercializza direttamente in Brasile, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Polonia, Spagna, Stati Uniti tramite filiali.
Attualmente sono circa 1000 i dipendenti: una forza lavoro giovane, tra cui oltre 300 tra ingegneri e specialisti impegnati nella Ricerca e Sviluppo.
Ad EICMA abbiamo rivolto alcune domande a Fevzi Yildirim, head of Bosch Two-Wheeler and Powersports in Europe, che ha fatto per noi una panoramica sui prodotti e sul loro posizionamento sul mercato motociclistico attuale.
La presenza del colosso tedesco nel mondo delle due ruote è molto forte, ed è destinata a rafforzarsi ulteriormente a seguito della diffusione dei dispositivi di sicurezza attiva (ABS e controlli di stabilità) su una sempre più ampia gamma di veicoli, e alla progressiva introduzione dei primi sistemi di assistenza alla guida, gli ARAS (Advanced Rider Assistance System), ovvero la controparte per le due ruote degli ADAS.
Nella gamma di componenti ad altro contenuto tecnologico dobbiamo poi includere anche i cluster, che sono sempre più ispirati al mondo dell’auto e da questo ambiente ereditano le funzionalità più importanti.
Un’integrazione tra i due mondi che tende giustamente a far riconoscere all’utenza più traversale lo stesso feeling di sicurezza e informazione tra auto e moto.
Mercato in crescita
Il direttore di Auto Tecnica con Fevzi Yildirim, head of Bosch Two-Wheeler and Powersports in Europe.
Yildirim ha una sintesi del mercato moto che a livello globale, nel 2023 ha visto un incremento del 34% di vendite che si ripeterà anche nel 2024.
Nonostante si stia ancora soffrendo l’effetto Covid e post-Covid, le previsioni sono tutto sommato positive.
Un trend confermato anche dal sempre più diffuso utilizzo, nelle aree urbane, di mezzi di piccole dimensioni, leggeri, agili e dai bassi consumi.
In Europa, ci ha detto Yildirim, i componenti Bosch più venduti sono i sistemi ABS, le centraline elettroniche EMS (Engine Management Systems) per motori endotermici e i display, in numerose forme, dimensioni di 5”, 7” e 10,25” e funzionalità e capacità di connessione.
Bosch punta ad allargare il suo portfolio di prodotti hi-tech al settore delle piccole cilindrate, dove i volumi produttivi sono interessanti.
Un esempio di display di grandi dimensioni per applicazione su moto di grossa cilindrata.
Sicurezza secondo Bosch: il controllo di stabilità
Il Motorcycle Stability Control (MSC) per le moto di più piccola cilindrata è stato introdotto nel 2023.
Ad esso si aggiunge ora l’ABSi, ovvero un sistema ABS che integra un sensore inerziale.
È una semplificazione del sistema più complesso nato per applicazioni su moto di alte prestazioni che però ne include i vantaggi: l’intervento dell’ABS può così essere calibrato in funzione dell’assetto del veicolo, con evidenti vantaggi, appunto, sulla sua stabilità.
Meno incidenti con gli ARAS
Con l’obiettivo, già da anni dichiarato, di raggiungere gli zero incidenti su strada, Bosch porta sulle moto sei nuovi sistemi di assistenza ARAS che utilizzano sensori radar di nuova generazione.
Strumenti che le statistiche indicano come responsabili della prevenzione di un incidente su sei.
Yildirim ha puntualizzato che il vedere il sistema su un KTM è una scelta per EICMA, ma che i sistemi sono sviluppati da Bosch in completa autonomia, con investimenti propri e che quindi questa tecnologia è sul mercato per ogni Costruttore che la voglia utilizzare, ovviamente con le personalizzazioni software del caso.
Il mercato è ancora troppo limitato per consentire lo sviluppo di un sistema così complesso per un solo Costruttore, e il conseguente costo del singolo componente sarebbe troppo elevato.
Dei sei sistemi mostrati all’EICMA, quattro operano con dei sensori radar montati sulla parte anteriore della moto, ovvero:
Adaptive Cruise Control – Stop&Go, (ACC S&G);
Group Ride Assist (GRA), un’applicazione molto particolare e interessante poiché per i motociclisti muoversi in gruppo è una pratica abbastanza comune. In questo caso il sistema capisce che la moto sta seguendo un gruppo e non si focalizza solo su quella più vicina, mantenendo una velocità più costante;
Riding Distance Assist (RDA);
Emergency Brake Assist (EBA), in grado di agire sui freni in anticipo rispetto al tempo di reazone del guidatore, coadiuvandolo a diminuire gli spazi di arresto.
Gli altri due operano con dei sensori radar montati sulla parte posteriore:
Rear Distance Warning (RDW);
Rear Collision Warning (RCW).
Acronimi orami familiari per gli automobilisti e che devono progressivamente a far parte del lessico dei motociclisti.
Più prestazioni in pista
Bosch ha esposto all’EICMA anche il Race eCBS, l’evoluzione dell’eCBS declinato per l’uso racing e presentato quindi sulla Panigale V4 S.
La funzione eCBS si basa sull’ABS Bosch per le moto premium e consente di combinare l’azione dei freni anteriore e posteriore anche se si agisce solo su uno dei due.
In pratica, quando si attiva il freno anteriore, aumenta automaticamente anche la pressione del freno posteriore.
Il Race eCBS lavora sullo stesso principio, ma ha una taratura adatta all’impiego estremo in pista.
Bosch e l’elettrificazione nel settore moto
Secondo Yildirim, affinché questa tecnologia si diffonda su elevati volumi nei segmenti delle moto più pesanti e potenti serve ancora un po’ di tempo.
Oggi i motori sono estremamente compatti e potenti e l’elettronica di controllo è sufficientemente evoluta, ma per la concreta diffusione della moto elettrica richiede batterie con una densità energetica più elevata.
Allo stato attuale, per avere autonomie interessanti, si devono utilizzare batterie troppo grandi, pesanti e di conseguenza costose.
Diverso è il discorso se si parla di moto leggere, adatte in particolare all’utilizzo cittadino, dove bastano autonomie di 80-100 km.
Il mercato di riferimento per questi veicoli è la Cina, dove ci sono le condizioni, anche sottoforma di incentivi economici per l’acquisto, per favorire una grande diffusione della mobilità elettrica su due ruote.
In Cina operano oggi in questo settore una miriade di piccole aziende.
Anche l’India, dove Bosch è presente con un sito produttivo, è un mercato molto ricettivo per questo tipo di veicoli.
I principali componenti per elettrificare i veicoli proposto da Bosch a EICMA 2024.
Per i veicoli più leggeri, quelli adatti alla mobilità urbana, Yildirim ci ha illustrato le soluzioni di trasmissione In-hub accoppiate a una nuova Drive Control Unit da 2kW che integra inverter, sistema di gestione del motore e controllo del veicolo.
Tra le funzioni implementabili con la nuova DCU ci sono la modalità di avvio dolce (Smooth Riding), il cruise control per mantenere una velocità costante e il controllo del patinamento della ruota motrice, cosa non rara su terreni a bassa aderenza per effetto della forte coppia allo spunto di questi pur piccoli motori elettrici.
Interessante la funzione One-Throttle Ride per il recupero dell’energia in frenata, quando si rilascia l’acceleratore. Un piccolo contributo per ricaricare in marcia la batteria e incrementare l’autonomia (circa l’8%).