L’equilibro sloveno alla pompa di benzina

Lubiana non fa mai notizia. Eppure è la Capitale della Slovenia, Paese che in molti ancora faticano a trovare sulla cartina senza esitare qualche secondo.

Negli ultimi mesi, nelle stazioni di servizio a pochi km dal confine italiano, si è consumata una vicenda che racconta qualcosa di interessante su come si addomestica, o almeno ci si prova, il prezzo di qualcosa all’apparenza banale come un litro di carburante.

Il ministero dell’Energia di Lubiana, con una discreta dose di imprevedibilità, aggiorna ogni settimana i prezzi massimi di benzina e diesel sulla rete stradale nazionale.

L’ultimo decreto, in vigore dal 29 aprile al 4 maggio, ha prodotto una mossa che sembra uno di quegli scherzi raccontati al bar dopo il terzo grappino: il governo ha alzato il prezzo della benzina e abbassato quello del diesel.

Contemporaneamente, e per di più di proposito.

La logica dell’acrobazia

La manovra ha una sua logica che vale la pena di spiegare prima di liquidarla come follia burocratica. Il diesel, per via della sua struttura fiscale, aveva accumulato rincari più pesanti rispetto alla benzina: senza il tetto massimo fissato dallo Stato, costerebbe circa 1,90 euro al litro, e la benzina, sempre senza calmiere, supererebbe gli 1,80.

Così, il governo ha deciso di riavvicinare i due prezzi, muovendo la benzina di 3 centesimi verso l’alto e il gasolio di 2,8 centesimi verso il basso, portandoli rispettivamente a 1,635 e 1,708 euro al litro.

Lo scopo è evitare a chi usa il diesel per lavoro, come autotrasportatori, artigiani e agricoltori, di subire una pressione sproporzionata rispetto agli altri automobilisti.

E il risultato è un esperimento di ingegneria tariffaria che funziona e ha pure il merito di dimostrare che decidere è un’opzione ancora possibile, in un settore dove i governi tendono ad allargare le braccia nascondendosi dietro l’alibi dei mercati internazionali.

Il sistema di riferimento resta quello delle quotazioni globali dei prodotti petroliferi e del cambio dollaro-euro: Lubiana non inventa i prezzi dal nulla, si limita ad interpretarli con un po’ di fantasia.

Il pellegrinaggio dei furbetti

Ma per capire davvero il peso di questa storia bisogna tornare a qualche mese fa, quando le stazioni di servizio slovene erano meta di pellegrinaggio per migliaia di automobilisti italiani.

Il fenomeno, ribattezzato “turismo del pieno”, aveva trasformato il Friuli Venezia Giulia in una specie di interporto verso i distributori d’oltreconfine.

Un mare di furgoni, camper e camion in fila, a pochi km da Trieste o da Gorizia, per risparmiare 20 o 30 centesimi al litro che, moltiplicati per un serbatoio pieno, facevano la differenza.

Il fenomeno aveva assunto proporzioni tali che la Slovenia era stata costretta a introdurre un limite di 30 litri per cliente per evitare che i cittadini sloveni si ritrovassero davanti a pompe sold out, svuotate da vicini più lesti.

Quando conviene stare a casa

Quella stagione è praticamente finita. Il differenziale di prezzo si è assottigliato al punto da rendere il viaggio oltre confine poco più che una nostalgia.

In Friuli Venezia Giulia, applicando lo sconto regionale per le zone di confine e le aree svantaggiate, la benzina scende intorno a 1,41 euro al litro: più economica che in Slovenia ma in compenso senza muoversi di un km.

Il diesel rimane di una decina di centesimi più caro in Italia, ma non abbastanza da giustificare la deviazione e il tempo necessario per tutto.

In Italia, giusto per rinfrescare la memoria, senza il taglio delle accise il costo reale del gasolio supererebbe i 2,3 euro al litro: il confronto con la Slovenia, insomma, non è mai stato tra due mercati liberi, ma tra due sistemi di sussidio con forme e storie diverse alle spalle.

Le autostrade e le eccezioni

Per carità, non tutto in Slovenia funziona secondo il perfetto manuale del calmiere. Le stazioni lungo la rete autostradale e le superstrade sono state liberalizzate dallo scorso 20 marzo e lì i prezzi seguono la logica del mercato.

Nelle stazioni “Petrol” autostradali si pagano circa 1,76 euro per un litro di benzina e 1,86 per il diesel, valori molto più alti rispetto alla rete ordinaria, mentre la catena “Mol” sembra leggermente più generosa.

Il respiro dell’Austria

Nel quadro regionale vale la pena di citare anche l’Austria, che dopo il picco registrato tra metà marzo e l’8 aprile sta vivendo una fase di relativo sollievo.

Il prezzo medio del diesel, aggiornato al 27 aprile, si attesta a 1,924 euro al litro, la benzina a 1,713. Rispetto ai valori di qualche settimana fa è un miglioramento, anche se definirlo conveniente sembra troppo.

Intanto gli automobilisti austriaci tirano un sospiro di sollievo, ma lo tengono corto.

La morale del lunedì mattina

Ogni lunedì, dunque, qualcuno a Lubiana si siede, guarda le quotazioni internazionali del petrolio, calcola il cambio dollaro-euro e sposta i prezzi di qualche centesimo in su o in giù, come se stesse accordando uno strumento che nessuno aveva mai pensato di usare.

Non siamo di fronte ad una rivoluzione energetica, non è un’idea che risolverà la dipendenza strutturale dal petrolio, non ci sono di mezzo fonti alternative e neanche trasforma gli sloveni nei pionieri della mobilità sostenibile.

Ma in un continente dove i governi tendono a invocare i mercati quando i prezzi salgono e chiedere aiuti quando scendono troppo, ogni sette giorni i governanti di un piccolo Paese con poco meno di 2,5 milioni di abitanti si siedono ad un tavolo e decidono quanto deve costare fare il pieno.

È la solita, sottile differenza che corre fra chi parla e chi invece prova a fare qualcosa.