Basata a Torino, e più precisamente a Settimo Torinese, Intec è un’azienda specializzata in forniture di ricambi e accessori aftermarket tra cui caricabatterie come il nuovo CTEK Time to Go.
Si tratta di un dispositivo pensato per rendere più sicura, precisa ed efficiente anche un’operazione all’apparenza semplice come al ricarica esterna di una batteria. In primis, grazie a funzioni che questo tipo di attrezzature solitamente non offrono, come la stima del tempo residuo per la ricarica.
Al passo con i tempi
I sistemi elettrici delle automobili, e non soltanto di quelle 100% elettriche o ibride, oggi sono sempre più complessi e importanti e necessitano di strumenti altrettanto sofisticati. Il caricabatterie CTEK time to Go risponde con una tecnologia che ne fa al tempo stesso uno strumento di misurazione e diagnosi.
INTEC Time to Go kit
INTEC CTEK Time to Go
INTEC Comfort indicator
Rilevando e analizzando la tensione della batteria e della sua capacità di assorbire la carica CTEK Time to Go calcola il tempo necessario alla ricarica. Fornisce inoltre queste informazioni in modo chiaro e semplice, grazie a spie luminose.
Gli indicatori TRY e GO segnalano il momento da cui è possibile provare a mettere in moto il veicolo e quando la batteria è pronta al 100%. Il primo indica il raggiungimento di uno stato di carica di circa il 50-60%, sufficiente a far partire il veicolo se si ha fretta
Inoltre, CTEK Time to Go fa anche da mantenitore di carica consentendo di avere la batteria sempre pronta all’uso. Funziona con tutti i tipi di batterie al piombo-acido da 12 V, comprese quelle AGM (Absorbent Glass Mat) e al Gel.
In più, è progettato per non danneggiare l’elettronica del veicolo ed è quindi dotato di funzioni che proteggono l’impianto da scintille, inversioni di polarità e cortocircuiti.
Intec propone il caricabatteria TIME TO GO con il bundle ‘Kit Ready’ che include in una comoda valigetta due accessori indispensabili proposti da CTEK, il bumper antiscivolo e il connettore COMFORT INDICATOR.
Il penultimo appuntamento della stagione di F1, il GP del Qatar, lo vince Max Verstappen (nono trionfo dell’anno).
Dopo il capolavoro in Brasile, che di fatto gli ha garantito il quarto titolo Mondiale (anche se la certezza aritmetica è arrivata a Las Vegas), il fuoriclasse olandese si è regalato una giornata di gloria a Lusail, vincendo in maniera perentoria il GP, a dispetto della figura opaca nella Sprint del sabato.
Non più decisivo ai fini della corsa al titolo, il successo migliora i suoi record personali e manda un segnale agli avversari in chiave 2025: io sono sempre qui, ho sempre voglia di vincere e so come farlo.
Aperto resta invece il Mondiale Costruttori, con luna piena battaglia tra McLaren (leader della classifica) e Ferrari: tra le due squadre ci sono 21 punti.
La Ferrari porta a casa un risultato concreto, grazie al secondo posto di Charles Leclerc e al piazzamento di Carlos Sainz (sesto e penalizzato da una foratura).
Lando Norris, che pareva avere la piazza d’onore saldamente nelle sue mani, commette un errore che la Fia punisce molto severamente e precipita in mezzo al gruppo (alla fine decimo).
E così, un’altra volta la Ferrari affronterà Abu Dhabi – prova conclusiva di questa lunga stagione 2024 – con un Mondiale teoricamente a portata.
La volta precedente, nel 2010 (altra Ferrari, altra Formula 1) fu una fatale Abu Dhabi.
Fernando Alonso venne frenato da tale Vitaly Petrov (chi se lo ricorda?) e con le strategie di gara nelle mani di Chris Deyer scelse di marcare Mark Webber anziché Sebastian Vettel.
Alla fine il tedesco vinse il suo primo titolo piloti.
Alonso disse: “Mi rifarò l’anno prossimo”.
Non è accaduto.
Per la Ferrari, dunque, l’occasione è anche quella di cancellare una macchia che dura da 14 anni.
Il galeotto specchietto di Albon
Il GP del Qatar è vissuto sopratutto, a prescindere da ben due Safety Car e una Virtual Safety Car, sull’episodio accaduto attorno al giro 41, quando a causa di uno specchietto perso in rettilineo dalla Williams di Alex Albon (frantumato dal passaggio di Valtteri Bottas e costato una foratura a Hamilton e una a Sainz) la direzione gara ha esposto una bandiera gialla in rettilineo.
Tutti hanno leggermente alzato il gas (un “lift” che è quasi una semplice carezza) tranne Lando Norris, in quel momento secondo alle spalle di Verstappen.
La nuova direzione di gara (ovvero il portoghese Rui Marques al posto del tedesco Niels Wittich, cacciato la scorsa settimana senza che si sappia il perché) ha usato la mano pesante: stop and go e 10″ di punizione.
Gara distrutta, ovviamente.
Norris evita le polemiche: “Se ho sbagliato è giusto che sia stato punito, sul perché io abbia sbagliato fatto devo rivedere tutti i dati. Per ora mi scuso con la squadra”.
Da segnalare che la ‘spiata’ via radio l’ha fatta Verstappen che s’è accorto di come Norris avesse diminuito lo svantaggio da lui stesso.
In realtà la regola è scritta nero su bianco (definizione di Fred Vasseur, Team Principal della Ferrari) nel regolamento, ma ultimamente le punizioni per queste infrazioni erano state molto più leggere.
La sensazione è dunque di un cambio di registro da parte dei giudici che coincide con un certo irrigidimento nei rapporti tra la Fia e i piloti.
Prova ne sia che in gara sono stati puniti (più lievemente) anche Hamilton e Russell, mentre in qualifica al sabato la punizione era toccata a Verstappen (cui era stata cancellata la pole).
E’ probabile che il braccio di ferro vada avanti.
E dire che il presidente Ben Sulayem è stato pilota prima di intraprendere la carriera di dirigente sportivo.
GP del Qatar: l’orgoglio di Charles
Dopo il GP del Qatar, la Ferrari, dunque, tiene viva la speranza di un Mondiale (quello che interessa tanto alle squadre e poco ai tifosi).
Vasseur l’aveva detto (“lotteremo fino all’ultima gara”) e ora tocca farlo.
Nei commenti di Charles Leclerc prevale l’orgoglio di aver portato a casa il podio: “Sono felice, non credevo che sarei riuscito a concludere al secondo posto, specialmente su una pista come questa, poco adatta alle caratteristiche della nostra vettura. Alla fine siamo riusciti a recuperare qualche punto sulla McLaren, ma non faccio previsioni sulla gara finale, le prestazioni delle auto sono tutte molto vicine. Vedremo”.
Da segnalare che Leclerc è stato costretto a disputare tutta la gara senza poter bere (il sistema si è rotto prima del via), per sua fortuna la temperatura non era quella torrida del 2023, ma su livelli più accettabili (circa una ventina di gradi).
Sainz è meno contento del compagno: “Ovviamente non posso dirmi soddisfatto dell’esito della mia gara. Io andavo forte, ma purtroppo ho forato e ho dovuto completare un intero giro con una gomma a terra. Dopo il pit stop è entrata in pista la Safety Car, e questo mi ha fatto perdere ancora più tempo e, in definitiva, anche alcune posizioni. Ma per Abu Dhabi sono pronto, cercheremo di portare a casa il titolo”.
Andrea Stella e il senso della misura
La rivale McLaren incassa il mezzo passo indietro (dopo quello in avanti nella Sprint). “E’ responsabilità del pilota rallentare quando c’è una bandiera gialla e Lando non ha rallentato – dice il Team Pincipal di Woking, Andrea Stella – ma credo che nella punizione si sia perso il senso della misura. C’era un detrito in pista, è stata esposta la bandiera gialla e poi pochi secondi dopo è stata tolta. Diciamo che è stato un episodio sfortunato”.
Norris si difende: “Ho sbagliato, ma non sono un idiota”.
Oscar Piastri, oggettivamente meno veloce di Norris su questa pista, ha portato a casa il terzo posto. “E’ stata una gara difficile, le auto davanti avevano un passo simile tra loro ed era molto difficile entrare nella zona Drs e cercare di superare. Ho avuto un paio di bei duelli con Charles in pista. Mi fa piacere chiudere sul podio, ma non è il risultato che speravo di ottenere”.
Da segnalare, ultimo non ultimo, la buona gara di Pierre Gasly, rivitalizzato dalla cura Briatore, che ha portato l’Alpine davanti alla Ferrari.
La squadra di Enstone ha deciso di tagliare il secondo pilota, Esteban Ocon (che l’anno prossimo sarà con la Haas) e di dare l’opportunità a Jack Doohan (figlio d’arte, il padre è il grande Mick, 5 volte campione del mondo nelle moto) di fare un po’ di esperienza in vista del 2025.
Il GP del Qatar secondo Mario Isola, direttore del Motorspoprt Pirelli: due forature, ma Pirelli promossa
Infine le gomme. Ci sono state due forature, ma non è stata responsabilità della Pirelli, bensì dei detriti in pista.
“È stato un fine settimana per noi molto intenso ma ce lo aspettavamo. In gara abbiamo registrato due forature del pneumatico anteriore sinistro sulle vetture di Sainz e di Hamilton”.
“Come da procedura, analizzeremo nel dettaglio ciò che resta di queste gomme, insieme ad una selezione di altri pneumatici, che saranno inviate ai nostri laboratori di Milano, nonché i dati di telemetria in nostro possesso e le immagini delle telecamere a bordo delle monoposto”.
“Allo stesso tempo, saranno effettuati anche i consueti controlli sullo stress cui sono sottoposti i pneumatici”.
“Questa è una pista che ha delle caratteristiche piuttosto peculiari: molto severa in termini di energie esercitate sulle gomme e di usura sul battistrada, senza però determinare un degrado prestazionale”.
“È chiaro che questo insieme di fattori può creare una situazione in cui siano raggiunti livelli di usura al limite, con le squadre che cercano comunque di allungare il più possibile lo stint al fine di massimizzare il risultato: ne abbiamo avuto una conferma anche questa volta”.
E’ da considerare una rarità questa MotoBi 250 Sport Scrambler, derivazione fuoristrada della ben più diffusa Sport Special caratterizzata dal motor monocilindrico con la caratteristica forma ‘a uovo’ che rimase per anni la caratteristica peculiare delle MotoBi, nata nel 1950 proprio con una motoleggera di 98 cc spinta da un motore due tempi con questa architettura.
Il primo motore a quattro tempi ‘a uovo’ apparve nel 1955, opera dell’ingegner Prampolini nelle cilindrate di 125cc (Imperiale) e 175cc (Catria). Nel 1963 uscì nella cilindrata di 200cc e successivamente in quella di 250cc con cambio a 5 marce, da cui furono derivate infinite versioni per le corse juniores.
Questo esemplare di MotoBi Sport Scrambler 250, restaurato, sarà all’Asta Bolaffi del 5 dicembre prossimo.
Se quando pensate a Dacia vi vengono in mente solo tranquilli modelli economici pensati per muoversi su strada beh, siete fuoristrada. Da oggi Dacia diventa anche sinonimo di motorsport grazie alla Sandriders, il modello con il quale il brand di origini rumene prenderà parte alla Dakar 2025 con un vero e proprio dream team. A farla correre sulle dune del deserto dell’Arabia Saudita saranno piloti del calibro di Nasser Al-Attiyah, Cristina Gutiérrez e Sebastien Loeb.
Dacia Sandriders: come è fatta
Con la nuova Sanders, in realtà, Dacia prenderà parte a tutto il campionato W2RC. La vettura segue il regolamento Ultimate T1+, che impone alcuni importanti vincoli regolamentari. Ma andiamo con ordine: la vettura nasce su un telaio tubolare appositamente sviluppato, per una lunghezza totale di 4,14 metri e un passo di ben 3 metri. Le ruote, infatti, sono poste all’estremità, per rendere la Sandriders quanto più stabile possibile, andando anche a ottimizzare gli angoli di attacco e uscita.
Rimanendo su “questioni” telaistiche, l’assetto è stato tarato a puntino per affrontare i terreni tanto vari che è possibile trovare in gare come la Dakar. Sia all’anteriore che al posteriore lavora un doppio quadrilatero sul quale sono installati doppia ammortizzatori con un’escursione di ben 35 centimetri. Di tutto rispetto anche l’impianto frenante, che fa affidamento su un sistema speculare tra avantreno e retrotreno, con dischi da 355 millimetri, morsi da pinze a sei pompanti.
Dacia Sandriders: il powertrain
Ad alimentare la nuova arma della Dakar di Dacia è un propulsore V6 di 3 litri sovralimentato tramite due turbocompressori, capace di sviluppare una potenza massima di 360 CV per 593 Nm di coppia, che attraverso un cambio sequenziale a sei rapporti vengono trasmessi a tutte e quattro le ruote. Ma l’elemento più interessante di questo powertrain è rappresentato dalla sua alimentazione, che avviene attraverso un bio-carburante messo a punto dalla Aramco, capace di contenere le emissioni della vettura.
Il peso della Sandriders segue il regolamento, che impone un peso minimo di 2.100kg. La carrozzeria è interamente realizzata in fibra di carbonio e l’aerodinamica ricopre un ruolo fondamentale nelle prestazioni della vettura. Nella parte anteriore, infatti, lavora un’ala molto pronunciata, che insieme all’ampio alettone nella zona posteriore, permette di migliorare la downforce della Sandriders quando si trova a sfrecciare a oltre 200 km/h tra le dune del deserto.
Il progetto Sandriders ha un ruolo fondamentale nella crescita del brand Dacia, che sfruttando proprio il know-how che verrà sviluppato durante le competizioni permetterà al marchio di mettere a punto soluzioni da riportare poi sui modelli di serie. Tra queste, un ruolo di primaria importanza è ricoperto proprio dallo sviluppo di carburanti sintetici per le future Dacia Stradali.
Aldo Cedrone ha rassegnato le dimissioni dalla carica di amministratore delegato, presidente e consigliere di SKF Industrie S.p.A., nonché di presidente e consigliere di SKF Seals Italy S.p.A, SKF Metal Stamping S.r.l. e Tenute S.r.l.
Dal 1° dicembre 2024, infatti, Aldo Cedrone, in SKF dal 1985, lascerà l’azienda per pensionamento.
Al suo posto, a partire dal 1° dicembre, i Consigli di amministrazione di SKF Industrie S.p.A., SKF Seals Italy S.p.A, SKF Metal Stamping S.r.l. e Tenute S.r.l. hanno nominato Sandro Chervatin presidente e amministratore delegato di SKF Industrie S.p.A. nonché presidente di SKF Seals Italy S.p.A, SKF Metal Stamping S.r.l. e Tenute S.r.l.
Sandro Chervatin in pillole
Ingegnere, in SKF dal 1999, nel corso della sua carriera nel Gruppo SKF, Chervatin ha svolto incarichi di livello internazionale in ambito Engineering e Marketing.
Con la profonda esperienza maturata nel guidare una crescita redditizia attraverso la creazione di valore, Chervatin continua a ricoprire il ruolo di Sales Director South Europe, Turkey and Middle East ed è parte del Management Team responsabile della Business Area EMEA.
SKF azienda globale
SKF è un fornitore leader a livello mondiale di soluzioni innovative che aiutano le aziende a diventare più competitive e sostenibili.
Fondata nel 1907, SKF è presente in 129 Paesi e vanta circa 17.000 punti di distribuzione in tutto il mondo. Le vendite del Gruppo, per l’anno 2023 (con 40.496 dipendenti worldwide) sono state pari a 103.881 milioni di corone svedesi.
L’idrogeno può essere una soluzione non soltanto più pulita ma anche più pratica, almeno nella visione di BMW che sta lavorando per applicarlo alla logistica interna delle fabbriche. Il passaggio a fonti di alimentazione sostenibili, del resto, fa parte del piano iFactory con cui la Casa tedesca ha definito i suoi piani per una produzione efficiente e ad impatto ambientale abbattuto.
Oltre a lavorare sull’impiego dell’idrogeno come alimentazione alternativa per i suoi prodotti, BMW punta a sfruttarlo anche per migliorare l’efficienza dei processi produttivi. Il primo esempio di questa applicazione si vedrà entro meno di due anni nella fabbrica di Regensburg. Qui, entro il 2026 il sistema di trasporto componenti inizierà la conversione dall’elettrico all’idrogeno, che sarà portata a termine entro il 2030.
I vantaggi
A partire dal 2026, dunque, rimorchiatori e carrelli elevatori operativi nei reparti presse, carrozzeria e assemblaggio per trasporto e posizionamento componenti saranno a idrogeno.
BMW, dal 2026 logistica a idrogeno a Regensburg (foto BMW)
Rispetto all’attuale sistema basato su trazione elettrica a batteria, questo passaggio renderà le operazioni più snelle e rapide. I carrelli elettrici, infatti, non dispongono di sistemi di ricarica ma di batterie intercambiabili. Queste vengono sostituite due volte per ciascun turno tramite una gru. Ogni operazione dura 15′ e implica la messa in carica a rotazione dei pack, tutte fasi che richiedono anche spazi dedicati.
BMW, dal 2026 logistica a idrogeno a Regensburg (foto BMW)
I nuovi convogli e carrelli a idrogeno avranno invece sei stazioni di rifornimento rapido dislocate nelle varie aree. Saranno servite da una condotta lunga due km che porterà l’idrogeno direttamente dove serve. l’idrogeno sarà consegnato in speciali rimorchi che all’occorrenza saranno utilizzati per lo stoccaggio temporaneo.
Come afferma la la Project Manager Katharina Radtke, BMW stima di raggiungere per il 2030 un consumo annuo di idrogeno pari a 150 tonnellate. Attualment ela flotta dei mezzi di trasporto e distribuzuione dei compoenti conta circa 230 mezzi
Come tradizione, in autunno Aste Bolaffi lancia un’asta dedicata ai collezionisti delle due ruote, siano esse moto, scooter o ciclomotori. Quella che presentiamo di terrà il 5 dicembre 2024 presso il Bolaffi Studio di Corso Verona 34/D a Torino, a cominciare dalle ore 15:30. E’ possibile fare offerte in presenza, online o telefoniche.
Nell’Asta Bolaffi sono esposti 134 lotti che abbracciano tutta la storia della motocicletta, con esemplari che vanno dagli anni ’20 del secolo scorso fino a all’inizio degli anni 2000. Quotazioni per tutte le borse, condizioni meccaniche generalmente accettabili e molti esemplari privi di documenti. I lotti sono visibili da subito e il personale di Aste Bolaffi è a disposizione per fornire tutti i ragguagli tecnici e burocratici di ogni lotto a chiunque sia interessato all’acquisto. Informazioni: moto@astebolaffi.it Tel. +39 011 0199101 Fax +39 011 5620456 Catalogo completo su www.astebolaffi.it
As every year, in autumn Aste Bolaffi launches an auction dedicated to collectors of two-wheelers, both motorcycles, scooters or mopeds. The one we are presenting will be held on 5 December 2024 at the Bolaffi Studio in Corso Verona 34/D in Turin, starting at 15:30. It is possible to bid in person, online or by phone.
On display at the Bolaffi Auction are 134 lots spanning the entire history of the motorbike, with examples ranging from the 1920s to the early 2000s.
Quotations start from bargain, Lots are generally in acceptable mechanical condition and many examples are without documents.
The lots can be viewed from now and the staff of Aste Bolaffi is available to provide all the details of each lot to anyone interested in purchasing.
Il CEO di KTM AG Stefan Pierer e il Co-CEO Gottfried Neumeister hanno annunciato i piani per affrontare al meglio le attuali sfide e garantire un solido futuro finanziario per l’azienda.
Nelle ultime settimane si è speculato molto, specie sui social, sulla crisi che ha coinvolto KTM, il maggiore produttore europeo di motociclette.
Giudicare dall’asterno, come è stato fatto, le dinamiche di un’azienda globale come KTM è impossibile, poiché mancano elementi oggettivi di giudizio.
Tuttavia, qualcosa di anomalo evidentemente c’è, tanto da richiedere un intervento sostanziale di ristrutturazione aziendale.
Stefan Pierer, CEO di KTM AG
“Negli ultimi tre decenni siamo cresciuti fino a diventare il più grande produttore di motociclette in Europa e con i nostri prodotti ispiriamo migliaia di motociclisti in tutto il mondo”.
“Ora, in un periodo di importanti sfide economico-finanziarie, abbiamo deciso di fare un PIT STOP, una sosta ai box per garantire un solido futuro all’azienda. KTM rappresenta per me il lavoro di una vita e lotterò per garantirne la solidità.”
Una crescita impressionante
Passare in poco più di 30 anni da 160 dipendenti e una produzione di 6.000 unità all’anno a 5.000 dipendenti e una capacità produttiva di 1.000 motociclette al giorno, rappresentano un fenomeno industriale che nel mondo della moto uropeo non si era ami visto.
Un cambio di passo che ha dovuto rivoluzionare i paradigmi aziendali, introducendo variabili complesse e cospicue esposizioni finanziarie che in un mercato in trasformazione come l’attuale, con nuovi player che hanno innalzato l’asticella della loro competitività, anche sul piano tecnico, implica muoversi su un mercato fortemente sfidante.
Per superarle, il management dell’azienda ha avviato un processo di ristrutturazione in regime di auto amministrazione, supervisionato dal tribunale, da non confondere, come precisa una nota della Casa, dall’amministrazione controllata, spesso anticamera di un fallimento.
La domanda ufficiale sarà presentata venerdì 29 novembre, con l’obiettivo di concludere il processo entro 90 giorni e posizionare KTM in maniera che sia pronta ad affrontare un futuro sostenibile.
Da settembre 2024, Gottfried Neumeister si è unito al Consiglio di Amministrazione come Co-CEO e così Stefan Pierer commenta il suo arrivo: “Gottfried Neumeister ha portato un’esperienza impressionante e una ventata di aria fresca in KTM, e sta fornendo un contributo significativo per affrontare la situazione attuale. Sono convinto che insieme rimetteremo l’azienda sulla strada del successo”.
“L’entusiasmo dei nostri dipendenti è il vantaggio competitivo più importante”.
“La loro passione è la ragione per cui KTM è sinonimo di performance a livello globale”.
“Costruiamo motociclette affidabili e robuste, in grado di affrontare ogni sfida e primeggiare su ogni terreno”.
“Ora si tratta di rendere l’azienda più forte, per fronteggiare al meglio il futuro e tornare a concentrarci su ciò che sappiamo fare meglio: realizzare le motociclette più cool del mondo”.
Exide Technologies, nota per i sistemi di accumulo dell’energia per applicazioni automotive e industriali, ampliamento la gamma di batterie AGM.
Disponibili da dicembre 2024, le nuove batterie AGM EK454 ed EK457 (45Ah/380A, tipo B24) sono dotate di terminali conici standard e sottili, rispettivamente conformi alla norma europea (EN) e allo standard industriale giapponese (JIS).
I veicoli che ora possono essere equipaggiati con le batterie AGM EK454 ed EK457 di Exide includono:
Toyota Prius (2004-2014),
Toyota Auris (2007-2012),
Toyota Rav4 (2013-2015),
Toyota Mirai (2015-2020),
Toyota Grand Prius (dal 2012),
Lexus CT200h (dal 2011),
Mitsubishi Outlander (2012-2018),
Mazda MX5 NB (1998-2005).
Questo consente di aumentare la copertura del parco circolante europeo di quasi un milione di unità.
I vantaggi delle batterie AGM di Exide Technologies
La tecnologia AGM è stata finora la preferita per i veicoli con sistema Start&Stop prodotti in Europa. Ora, l’utilizzo delle batterie AGM B24 di Exide è compatibile anche con diversi modelli ibridi giapponesi, sia come batteria ausiliaria sia come batteria di avviamento, illuminazione e accensione (SLI), a seconda delle specifiche del veicolo.
Qualità e affidabilità senza compromessi
Le nuove batterie AGM EK454 e EK457 sono state sottoposte a rigorosi test di ciclaggio e valutazioni dello stato di salute che ne confermano la classificazione M3, un parametro di riferimento ai sensi della norma europea EN 50342-6:2015 che certifica massima resistenza e durata delle batterie al piombo utilizzate nei sistemi con funzioni Start&Stop, frenata rigenerativa e in generale per le tecnologie ibride.
Exide offre la tecnologia AGM al mercato dell’aftermarket dall’alto dell’esperienza come fornitore OEM.
Euroasia Motor Company si riorganizza. Grazie all’ingresso del gruppo Intergea (che ha acquistato il 50% delle quote) l’azienda rinnova il logo e riorganizza la gamma per dare l’assalto a una nicchia di mercato sempre meno battuta dai grandi costruttori europei, quella delle auto pratiche, versatili e a prezzo accessibile.
Alberto Di Tanno spiega gli obiettivi che EMC si pone in Italia: “Conosciamo i costruttori cinesi come Geely o Chery, da cui le vetture EMC derivano. Sappiamo che a livello di qualità e di affidabilità sono ormai competitivi rispetto ai marchi tradizionali. E possiamo offrire veicoli con caratteristiche e dotazione di buon livello a un prezzo allettante per la classica famiglia italiana”.
“Non ci poniamo l’obiettivo – continua Di Tanno – di diventare costruttori. Vogliamo restare sul mercato con il ruolo di importatori. Questo ci permette di essere più snelli. In fondo, il nostro target è di arrivare a vendere 7.000 vetture nel 2025. Sono numeri piccoli, ma se ci riusciremo sarà un ottimo risultato. Ci darà la possibilità di consolidare una piccola realtà che però vuole essere sana e vuole fare le cose bene”.
La gamma EMC
Tra i modelli che la Eurasia Motor Company venderà in Italia (sono già 102 le province presidiate, con l’obiettivo di arrivare a 110 su 110 entro poco). ci sono le rinnovate Wave 2 e Wave 3, che già erano vendute da noi e che ora sono state trasformate in EMC Quattro e EMC Sei. Ad esse si aggiunge ed EMC Sette. Le prime due provengono dal gruppo cinese Chery, la terza da Geely. Sono offerte tutte con 5 anni o 100.000 km di garanzia.
La EMC Quattro rappresenta un po’ la entry level del nuovo brand. Ha una lunghezza di circa 4 metri ed è disponibile sia in versione benzina sia GPL. Nel primo caso, spinta da un 1.5 aspirato da 103 CV abbinato a un cambio manuale a 5 marce, ha un prezzo di partenza di 15.950 euro, nel secondo arriva a 17.450 euro.
La EMC Sei, invece, è più grande. Ha una lunghezza di 4,44 metri e un prezzo di partenza di 18.900 euro (per la benzina con motore 1.5 aspirato). In alternativa si può scegliere la 1.5 turbo con cambio automatico (a 21.300 euro) o la Gpl, che con il 1.5 aspirato costa 20.900 euro e con il 1.5 turbo euro costa 23.300 euro.
La EMC Sette, al top dell’offerta, è lunga 4,54 metri, larga 1,85 e alta 1,73 metri. Anch’essa è dotata di un motore 1.5 turbo che su questo modello eroga 174 CV e 290 Nm di coppia. Su questa vettura il cambio automatico a doppia frizione a 7 marce. Più avanti, come tutti gli altri modelli EMC, sarà offerta anche in versione Gpl, anche in questo caso con impianto fornito da BRC. La Sette ha un prezzo di partenza di 24.800 euro.
C’è anche l’elettrica
Sempre dell’universo EMC fa parte anche la Yudo, che a differenza degli altri modelli è spinta da powertrain esclusivamente elettrico. Anche in questo caso la formula è la seguente: “contenuti di livello a un prezzo accattivante”. Il city-SUV è lungo 4,04 metri e alto 1,62 e grazie all’adozione di una batteria da 41,7 kWh promette un’autonomia di 325 km.
La Yudo è in vendita a un prezzo attraente, piazzandosi sotto la soglia psicologica dei 25.000 euro intorno alla quale molti costruttori si stanno attrezzando con vetture altrettanto a batteria. Il listino parte infatti da 24.000 euro.
Due pick-up a marchio Foton
Intorno all’universo Eurasia Motor Company ruotano anche i veicoli a marchio Foton. Si tratta di due pick-up chiamati Tunland V9 e Tunland G7. Il primo, lungo 5,62 metri, è spinto da un motore Diesel da 2 litri da 160 CV con sistema mild hybrid a 48 volt. Il secondo, un po’ più piccolo (5,34 metri), adotta lo stesso powertrain ma esclusivamente termico.
Entrambi dotati di trazione integrale, costano rispettivamente 47.250 e 31.000 euro.