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Lancia Beta Montecarlo: passione internazionale

L’anno scorso la Lancia Beta Montecarlo ha compiuto 50 anni, un’auto che è ormai a pieno diritto una ‘storica’ anche se per le linee moderne può apparire una ‘youngtimer’.

In effetti, si definiscono con questo termine le auto che non hanno ancora avuto lo status ufficiale di ‘storica’ per motivi anagrafici (nella fascia dai 15 ai 30 anni) ma che per popolarità e diffusione, rarità o qualunque altro aggettivo le possa far rientrare, in un futuro prossimo, tra quelle di interesse storico e collezionistico, stanno facendo proseliti tra gli appassionati più giovani.

Il motivo? Beh, più di uno.

Sicuramente un prezzo d’acquisto che in genere è più accessibile rispetto a una storica, una maggiore fruibilità e poi, fatto non trascurabile, rientrano nei desideri irrealizzati dei quarantenni e cinquantenni del giorno d’oggi, ovvero di quelli che, ci si augura, manterranno vivo l’interesse per l’auto storica.

La Lancia Beta Montecarlo, nonostante le apparenze, nel 2025 ha festeggiato il 50° compleanno (fu presentata al Salone di Ginevra del 1975) e conta appassionati in ogni parte d’Europa.

Un raduno per celebrare i 50 anni della Lancia Beta Montecarlo

Un anniversario importante che il Beta Montecarlo Club Italia ha voluto celebrare organizzando un bel raduno che ha concentrato partecipanti arrivati, sulle proprie ruote, da tutta Europa.

In particolare nel gruppo di partecipanti c’era una nutrita rappresentanza inglese.

La due posti disegnata da Paolo Martin e prodotta dalla Pininfarina ha infatti, come in genere tutte le automobili Lancia, una nutrita schiera di estimatori Oltremanica.

La Montecarlo è un’auto importante nella storia sportiva della Lancia, poiché è stata la base sulla quale il reparto corse Abarth sviluppò la 037.

Questa fu l’ultima vettura da rally a due ruote motrici (posteriori) a opporsi alla stella nascente Audi quattro a trazione integrale, l’auto che cambiò radicalmente la tecnica dei  rally.

La 037 riuscì a far vincere alla Lancia in Campionato del Mondo Costruttori nel 1983 e a piazzare Walter Röhrl e Markku Allen al secondo e terzo nel Mondiale piloti dietro Hannu Mikkola con la Audi.

Un po’ di storia

La Montecarlo è senza dubbio una Beta atipica, coi due posti secchi, la carrozzeria moderna, le linee tese e le caratteristiche ‘pinne’ laterali che corrono dal lunotto all’estremità posteriore del corpo vettura.

Il motore centrale, poi, non si era mai visto su una Lancia di serie, ma solo sulla specialissima Stratos col motore Ferrari.

La Montecarlo si contrapponeva alle linee più morbide della Beta berlina del 1972, la prima Lancia dell’era FIAT, che aveva la meccanica ‘tutta avanti’, col motore trasversale in comune con le più sportive versioni Coupé, HPE (una bella shooting-brake) e Spider.

Con le cugine, la Montecarlo condivideva il motore bialbero ‘Lampredi’ portato da 1.8 a 2.0 litri da 120 CV e in parte le sospensioni. Tutto il resto era nuovo.

Il cambio a cinque marce, in blocco con il differenziale, affiancava il motore posto in posizione trasversale dietro l’abitacolo.

La scocca era nuova, interamente progettata, prodotta e assemblata presso le officine Pininfarina.

La Lancia Beta Montecarlo era proposta nelle versioni chiusa Coupé e col tetto removibile Spider.

La prima serie fu prodotta dal 1975 al 1978 in circa 3.400 esemplari, di cui oltre 2.000 Coupé.

Fu anche esportata negli USA

Tra il 1976 e il 1977 Pininfarina produsse anche una versione speciale destinata la mercato USA denominata Lancia Scorpion.

Questa, come richiesto dalle normative locali, montava di paraurti ad assorbimento di energia, motore depotenziato a basse emissioni e l’aggiunta delle luci d’ingombro.

La seconda serie fu prodotta dal 1980 col nome Lancia Montecarlo, con una nuova calandra che riprendeva il family feeling delle altre Lancia dell’epoca, le pinne posteriori che correvano ai lati del cofano motore vetrate, i cerchi in lega passati da 13″ a 14” e, nel motore, l’adozione dell’accensione elettronica.

La seconda serie, rimasta in listino fino al 1984, sarà prodotta in circa 2.000 esemplari.

Lancia Beta Montecarlo
Una parte delel auto schierate davanti al Castello di Virle.

Al raduno rappresentata tutta la produzione e anche qualche ‘Special’

La partecipazione al raduno, che ha avuto una parte itinerante ed è culminato col ritrovo a Virle, alle Porte di Torino, per una sosta a carattere culturale (con visita al Castello di Virle) e pranzo presso l’eccellente ristornate La Piola il cui proprietario Giovanni ha un debole per il buon cibo, il buon vino e le belle automobili.

Il pranzo conviviale presso il ristorante La Piola di Virle ha unito una compagnia di un centinaio di persone, tra piloti e accompagnatori.

 

Oltre trenta esemplari di Montecarlo prima e seconda serie spiccavano anche una Scorpion e un paio di ‘Special’ di cui una, proveniente dall’Inghilterra, tecnicamente piuttosto interessante.

L’inglese col V6 Busso

Il proprietario ci ha raccontato che l’auto è stata acquistata nel 1991 e che contestualmente all’avvio del restauro aveva già in mente di sostituire il motore con un V6 ‘Busso’ 3.0 litri proveniente da una Alfa Romeo 164 Quadrifoglio.

Lancia Beta Montecarlo
La Montecarlo di cui si parla nel testo durante il viaggio che l’ha portata, sulle sue ruote, dall’Inghilterra all’Italia e ritorno.

 

Un motore fantastico le cui prestazioni hanno richiesto, oltre a un non indifferente lavoro di adattamento del vano motore e di tutti i componenti accessori, l’adeguamento dell’impianto frenante (in origine piuttosto modesto) con pinze a quattro pistoncini Wilwood sia anteriori che posteriori e pompa freno proveniente da una Lancia 037.

Le sospensioni sono dotate di boccole in polietilene su tutto il perimetro, comprese le barre antirollio, con ammortizzatori Gaz Gold completamente regolabili.

I cerchi sono Compomotive Ts501 in due sezioni con pneumatici Yokohama Advan.

Sul motore è stato applicato motore un compressore Aston Martin con intercooler aria-acqua e sistema di gestione programmabile Emerald.

Lancia Beta Montecarlo
L’incredibile ‘trapoianto’ di un V6 Busso sovralimentato nel piccolo vano motore della Montecarlo.

Lo scarico è stato realizzato dal proprietario, che ci ha detto che in questa configurazione il motore eroga poco meno di 300 CV, mantenendo una mappatura tale da consentire l’uso quotidiano, con un eccellente accelerazione (0-100 km/h in circa 4,6 secondi e il 400 metri da fermo in 12 secondi).

Per quanto riguarda gli interni, ha sedili Sparco serie due e interni Montecarlo, mentre per il colore è stato scelto il rosso corsa Ferrari del 1983.

L’italiana punta sull’aggressività estetica e un motore elastico

L’altra ‘special’ è meno estrema di quella inglese ma ha anch’essa una storia interessante, che parte da un restauro eseguito nel 2000 sia di carrozzeria sia di meccanica, con revisione completa della testata (valvole, guide e sedi nuove, oltre alla raccordatura e lucidatura dei condotti per adattarlo al collettore 4 in 1 del carburatore doppio corpo originale), sostituzione della pompa dell’olio, delle fasce elastiche poiché pistoni e cilindri erano ancora in buono stato, bronzine trimetalliche.

Sono stati sostituiti gli alberi a camme con altri, riprofilati, della FIAT 131 con alzata 11,5 mm e un profilo che ha privilegiato l’erogazione.

Tra la testata e il basamento è stata interposta una guarnizione con anelli Cooper.

Il motore al banco ha dato oltre 120 CV a 5.000 giri/min. I cerchi sono da 17” con distanziali.

Lancia Beta Montecarlo
Il motore della Lancia Montecarlo di cui si pala nel testo.

AVU 701 T: la Montecarlo provata da Jeremy Clarkson per Top Gear

Questa Montecarlo, prodotta nel settembre/ottobre 1977 e immatricolata nel Regno Unito il 27 settembre 1979 ha percorso finora 116.000 km ed è appartenuta a quattro proprietari, che ne hanno sempre curato la manutenzione.

Si tratta di un esemplare che non è mai stato restaurata, tuttavia negli anni ’90 sono stati effettuati alcuni interventi di riparazione, principalmente per risolvere alcuni problemi di corrosione sui parafanghi anteriori e sulle portiere.

Parte della verniciatura è ancora originale.

Lancia Beta Montecarlo
La Lancia Montecarlo AVU 701T di cui si parla nel testo.

Monta il motore originale, dotato di una testata 130TC, due carburatori 40DCNF e pistoni ad alta compressione, oltre a sospensioni potenziate e moderni freni anteriori ventilati.

E’ equipaggiata con cerchi Ronal A1 per consentire l’uso di pneumatici moderni e garantire una migliore aderenza.

Nel 2009 il proprietario è stato contattato dal programma Top Gear della BBC e l’auto è stata utilizzata in uno speciale dedicato alle Lancia, dove è stata guidata sia da Jeremy Clarkson che da Richard Hammond.

Clarkson ha scritto un articolo sul Sunday Times in cui elogiava la Montecarlo, non solo per il suo stile, ma anche per le dimensioni ridotte e il peso contenuto.

Mi sono innamorato di una Beta Montecarlo da… un demolitore

David Griffiths, organizzatore del gruppo di appassionati inglesi venuto in Italia per celebrare il cinquantenario della Beta Montecarlo, ha avuto un rapporto particolare con questa macchina.

“Nel 1984, quando la Lancia vinceva nei rally, avevo una Beta Coupé che mantenevo in efficienza procurandomi i ricambi da un demolitore della ia zona”.

“I soldi erano pochi e questo era un ottimo modo per spendere meno…

“Capitò che una volta, mentre ero a caccia di un pezzo, vidi una Montecarlo incidentata sotto una pila di altre auto mezze smontate”.

“Chiesi di poterla vedere e di poterci salire. Fu il classico colpo di fulmine, tanto che decisi che avrei prima o poi dovuto averne una!”.

“Passarono 16 anni e finalmente riuscii ad acquistarne una a un prezzo ragionevole. Quella macchina mi fece conoscere tanti altri appassionati Lancia in Inghilterra, molti dei quali sono nel gruppo che è venuto in Italia per il cinquantesimo”.

“Ci vediamo almeno sei volte l’anno e una volta ogni tre anni organizziamo un viaggio in Italia”.

“Siamo organizzati e ciascuno di noi porta un certo numero di ricambi che potrebbero essere utili per qualche riparazione d’emergenza”.

“I successi sportivi della Lancia hanno avuto un enorme peso nel fare appasioinare a questo marchio quelli della mia età. Inoltre, da neo patentato le sole auto che una persona normale poteva acquistare erano le Ford Fiesta e Escort, auto con poca personalità”.

“Avere una Lancia, anche con molti anni sulle spalle era un segno distintivo e fu per questo che appena ne ebbi la possibilità mi comprai una Beta Coupé!”.

“Da allora non mi sono più separato da questo marchio e oggi possiedo parcche Lancia, anche una dell’anteguerra”.

“Rispetto a ciò che è la Lancia oggi, francamente devo dire che non capisco il management”

“Lancia ha un’eccellente reputazione in Inghilterra, ed è sempre stata riconosciuta per l’esclusività e l’eleganza delle sue auto del passato”.

“Oggi purtroppo, anche per scelte politiche, i Costruttori fanno auto che la gente non vuole e questo è molto triste”.

Lancia Beta Montecarlo
L’autore con David Griffiths, grande appassionato Lancia inglese.

Viaggiare informati con Coyote

Coyote Max
Coyote Max integra GPS e connettività 4G per ricevere in tempo reale segnalazioni su autovelox, traffico e condizioni della carreggiata - foto © Coyote

Chi percorre spesso lunghe distanze guidando, sa quanto sia difficile mantenere un livello costante di attenzione, soprattutto su tratte dove limiti di velocità, cantieri e condizioni del traffico cambiano rapidamente.

In qualsiasi tipo di viaggio, il nuovo Coyote Max dimostra come un dispositivo dedicato all’assistenza alla guida possa diventare un vero alleato tecnologico, capace di ridurre l’incertezza e migliorare la consapevolezza del conducente.

Il tema non riguarda soltanto l’evitare sanzioni anche se secondo i dati presentati dall’azienda, nel 2024 l’ammontare complessivo delle multe per violazioni del codice della strada ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, mentre mediamente ogni 12 km il limite di velocità può cambiare.

È proprio quest’ultimo valore che mette in evidenza quanto sia complesso mantenere una guida perfettamente conforme in contesti reali.

In questo complesso scenario, Coyote Max si propone come evoluzione concreta dei dispositivi di assistenza alla guida basati su dati collaborativi, con un approccio che combina hardware dedicato, interfaccia evoluta e intelligenza collettiva.

Un dispositivo progettato attorno al conducente

Il primo aspetto che emerge utilizzando Coyote Max è la forte attenzione alla progettazione ergonomica dell’interfaccia.

Il dispositivo è stato sviluppato per offrire informazioni chiare e leggibili con un solo colpo d’occhio, riducendo il tempo necessario per interpretare il contesto stradale.

Coyote Max
foto © Coyote

Il display touch da 4 pollici con tecnologia IPS garantisce una visibilità elevata anche in condizioni di forte luminosità o luce radente, mentre la disposizione degli elementi grafici privilegia la “gerarchia” delle informazioni più importanti, come per esempio il limite di velocità e la presenza di lavori o sistemi di controllo della velocità.

La progettazione UX/UI è stata completamente rivista rispetto al passato, per rendere più intuitiva la lettura.

Il conducente percepisce in anticipo la presenza di un potenziale rischio grazie a un sistema di progressione visiva e sonora che intensifica gradualmente l’attenzione richiesta. La variazione cromatica, il flash dello schermo e il segnale acustico contribuiscono a costruire un linguaggio coerente e immediatamente comprensibile.

Un dettaglio interessante riguarda la distinzione formale delle icone che sono di forma triangolare per i controlli di velocità e quadrata per eventi ambientali o criticità del traffico, con intensità cromatica crescente in funzione del livello di rischio.

Il risultato è una comunicazione visiva più immediata, progettata per ridurre il carico cognitivo durante la guida.

Hardware evoluto per prestazioni elevate

Dal punto di vista tecnologico, Coyote Max rappresenta un salto generazionale rispetto ai dispositivi precedenti.

Coyote Max
Il display di Coyote Max garantisce leggibilità immediata anche in condizioni di luce intensa, permettendo al conducente di mantenere costante la consapevolezza del contesto stradale – foto © Auto Tecnica

L’architettura hardware integra componenti progettati per garantire reattività e stabilità anche in condizioni di utilizzo intensivo.

Il processore octa-core fino a 2 GHz offre una capacità di elaborazione significativamente superiore rispetto alla generazione precedente, mentre i 6 GB di RAM assicurano fluidità nell’interazione e rapidità di aggiornamento delle informazioni.

La connettività 4G consente di ricevere dati in tempo reale con una velocità fino a tre volte superiore rispetto ai dispositivi precedenti, migliorando l’affidabilità delle segnalazioni lungo il percorso.

Il sistema GPS è stato progettato per garantire precisione elevata anche su veicoli dotati di parabrezza atermico, una caratteristica sempre più diffusa nelle vetture di fascia medio-alta.

La scelta della porta USB-C con ricarica rapida dimostra l’attenzione verso la praticità quotidiana, mentre la compatibilità Bluetooth 5.0 amplia le possibilità di integrazione con altri dispositivi digitali.

Prestazioni da dispositivo premium

Coyote Max integra una piattaforma hardware progettata per garantire reattività elevata e affidabilità nel tempo.

Processore Octa-core fino a 2 GHz
RAM 6 GB
Display 4” IPS 800×480
Connettività 4G + Bluetooth 5.0
GPS multiconstellazione ad alta precisione
Alimentazione USB-C fast charge

Il valore dei dati collaborativi

Uno degli elementi distintivi dell’ecosistema Coyote è la dimensione della community, che rappresenta una fonte costante di informazioni aggiornate sulle condizioni della rete stradale.

La piattaforma elabora circa 25 miliardi di informazioni al mese provenienti da milioni di utenti europei, creando una rete di monitoraggio distribuita capace di segnalare autovelox fissi e mobili, tutor autostradali, incidenti, ostacoli sulla carreggiata, condizioni meteorologiche critiche, veicoli fermi o contromano.

L’elevato livello di partecipazione della community rappresenta un elemento chiave.

Un utente con Coyote fornisce fino a 50 volte più dati rispetto a soluzioni gratuite, migliorando la qualità complessiva del servizio.

Coyote Max
foto © Auto Tecnica

Questo approccio data-driven consente di anticipare potenziali criticità lungo il percorso, trasformando la guida in un’esperienza più prevedibile e meno stressante.

Assistente vocale e interazione naturale

Il nuovo “assistente vocale conversazionale” rappresenta un ulteriore passo verso la riduzione delle distrazioni.

Il sistema segnala eventi e conferma pericoli utilizzando comandi in linguaggio naturale, permettendo al conducente di mantenere le mani sul volante e lo sguardo sulla strada.

I due microfoni integrati permettono una comunicazione rapida e intuitiva, mentre la modalità di comandi “one-shot” riduce il numero di passaggi necessari per interagire con il dispositivo.

L’obiettivo con cui la versione Max è stata progettata è rendere la tecnologia meno invasiva e più coerente con il comportamento naturale del conducente.

Dispositivo vs app, una scelta ancora attuale

Nel contesto del parco auto italiano, mediamente più anziano rispetto ad altri Paesi europei, un dispositivo indipendente dall’infotainment del veicolo può rappresentare una soluzione particolarmente efficace.

Coyote Max
L’interfaccia grafica ridisegnata evidenzia con chiarezza la progressione dell’allerta: la variazione cromatica e i segnali visivi anticipano la presenza di controlli e situazioni potenzialmente critiche – foto © Auto Tecnica

Il Coyote Max si avvia automaticamente e fornisce informazioni immediate senza necessità di configurazioni complesse, garantendo continuità di utilizzo su qualsiasi automobile .

Per chi utilizza più veicoli o guida frequentemente auto non dotate di sistemi multimediali evoluti, questa indipendenza rappresenta un vantaggio concreto.

Un approccio premium alla sicurezza

Coyote definisce il dispositivo Max come il migliore mai prodotto dall’azienda, risultato di un ciclo di rinnovamento continuo che integra competenze hardware, software e design dell’esperienza utente.

La combinazione tra interfaccia evoluta, hardware ad alte prestazioni, community di utenti attivi e assistente vocale conversazionale delinea un ecosistema progettato per migliorare la qualità della guida quotidiana.

La vera innovazione, spesso, non è quella che introduce nuove funzioni, ma quella che riesce a rendere più semplice ciò che prima richiedeva attenzione costante.

Coyote Max rappresenta una visione della mobilità in cui la tecnologia lavora in secondo piano, supportando il conducente senza sovraccaricarlo di informazioni.

La nostra prova su strada

Per verificare concretamente l’efficacia delle soluzioni introdotte su Coyote Max, Auto Tecnica lo ha provato in un lungo viaggio che da Torino ci ha portati fino a Lucca.

Un percorso che ha combinato autostrade, strade a scorrimento veloce, nodi urbani complessi e tratti con frequenti variazioni di limite.

Partiti in direzione Alessandria per poi imboccare la Gravellona Toce verso Genova con traffico pesante piuttosto sostenuto, Coyote Max si è districato abilmente nei frequenti cambi di velocità massima consentita dovuti ai numerosi cantieri temporanei.

Coyote Max
Le icone di allerta differenziate per forma e colore migliorano la comprensione immediata delle informazioni, contribuendo a ridurre il carico cognitivo durante la guida – foto © Auto Tecnica

In questo contesto, la nuova interfaccia grafica ha mostrato i suoi punti di forza, con la visualizzazione del limite di velocità sempre immediata e facilmente leggibile anche durante i cambi di luminosità per gli incalcolabili tunnel incontrati.

Sempre tutto sotto controllo

Particolarmente efficace la progressione degli alert nelle tratte con tutor attivi. L’indicazione anticipata della zona di controllo, accompagnata da una variazione cromatica progressiva e da segnali sonori distinti, ha consentito di adeguare la velocità con gradualità, evitando interventi bruschi sul pedale del freno e contribuendo a mantenere uno stile di guida più fluido.

Nel tratto appenninico verso La Spezia, caratterizzato da curve ampie, traffico pesante e condizioni meteorologiche variabili, i dati forniti in tempo reale e la visualizzazione chiara e anticipata dei pericoli ha reso più prevedibile la gestione della marcia, riducendo il livello di stress percepito.

Interessante la precisione del sistema GPS multiconstellazione, che ha mantenuto un posizionamento stabile anche nei tratti con copertura più complessa, perdendo il segnale solo nei tunnel particolarmente lunghi, evitando la mancanza di informazioni durante la marcia.

Dal punto di vista dell’esperienza utente, forse la riduzione della invasività dei segnali sonori potrebbe ulteriormente migliorare il servizio con notifiche percepibili senza risultare intrusive, contribuendo comunque a mantenere elevato il livello di attenzione senza generare affaticamento cognitivo.

Nel complesso, la prova su lunga distanza ha messo in evidenza come l’approccio progettuale di Coyote Max sia orientato a fornire un supporto concreto durante l’intero ciclo di utilizzo del veicolo, trasformando la tecnologia in un elemento discreto ma costantemente presente nell’esperienza di guida.

La direzione intrapresa dal dispositivo è chiara: un sistema intelligente che amplifica le capacità umane senza sostituirle, rendendo il viaggio non solo più sicuro, ma anche più sereno.

Coyote Max
foto © Coyote

Classic Car Auction Yearbook 2024-2025

Giunto alla trentesima edizione, il ‘Classic Car Auction Yearbook’ conferma la sua presenza nel panorama editoriale mondiale come testo di riferimento per chi voglia avere una visione oggettiva di ciò che accade nel mondo delle più importanti aste mondiali dedicate alle auto d’epoca di prestigio.

Un reale ‘termometro’ di quali sono le quotazioni con le quali si sono confrontati i collezionisti.

Classic Car Auction Yearbook: da trent’anni è il testo di riferimento

Autore del volume è Adolfo Orsi, la cui conoscenza del settore non ha bisogno di presentazioni e che ha curato questa collana di libri fin dalle origini, quando era ancora edita da Giulio Bolaffi col titolo di ‘Catalogo Bolaffi delle Auto da Collezione.

La storia di questa pubblicazione è riportata in una appendice al volume, e questo aggiunge ulteriore valore e prestigio a questa edizione del trentennale.

Ovviamente il ‘Classic Car Auction Yearbook’ resta per la maggior parte degli appassionati un volume da sfogliare per sognare l’acquisto impossibile, ma anche per trovare le valutazioni di auto più accessibili, se non identiche perlomeno simili a quelle custodite nel proprio garage.

Ma al di là dell’enorme quantità di quotazioni riportate in oltre 340 pagine fitte di nomi e numeri, ciò che valorizza il lavoro di Orsi è tutta la parte di analisi di questi dati, utili a sintetizzare quello che è l’andamento del mercato.

Sono ovviamente evidenziate le ‘eccezioni che confermano la regola’, ovvero quelle che fanno più notizia, ma curve, istogrammi e tabelle, tutte ampiamente commentate, rappresentano il vero contenuto professionale dell’opera.

 

Sulle transazioni che vanno dal 1° settembre 2024 al 31 agosto 2025 spicca il pesante macigno dell’incertezza politica ed economica che ha reso le aste più caute.

Guerre (e quest’anno i fronti si sono ulteriormente allargati), dazi e relative conseguenze finanziarie, nonché la martellante e per certi versi grottesca, mole di comunicazioni sui vari canali di comunicazione, ufficiali e social, portano il compratore medio a rallentare gli entusiasmi e ad aspettare orizzonti più ben delineati (e prevedibili).

Le icone milionarie

Tuttavia, l’analisi dell’asta tenutasi al Monterey Peninsula, citata da Orsi come particolarmente significativa, ha confermato il trend positivo del fatturato, che dopo il tonfo del 2019-20 (600 milioni di €) ha ripreso quota sfiorando gli 1,8 miliardi di € già nel 2021-22 e arrivando a quasi 2 miliardi nel 2024-25 con una crescita che negli ultimi tre anni è stata peraltro di pochi punti percentuali.

Una crescita in qualche modo mascherata dalle quotazioni da capogiro spiccate da alcune auto iconiche, come

  • la Mercedes-Benz W196R Stromlinienwagen del 1954 (oltre 51 milioni di €),
  • la Ferrari 250 LM del 1964 (quadi 35 milioni di €),
  • la Ferrari Daytona SP3 del 2025 (non proprio un’auto d’epoca) da oltre 22 milioni di €.

In generale, infatti, le auto ‘battute’ a cifre oltre il milione di $ sono state 281, di cui ben 93 appartenenti alla nostra epoca, ovvero costruite dal 2000 a oggi.

Interessante il grafico ‘a torta’ che riporta la Ferrari come marchio dominatore del mercato, col 23,46% del fatturato complessivo, seguito dalla Porsche con il 16,61% e da Mercedes-Benz col 10,98%.

I giovani cercano vetture utilizzabili tutti i giorni

Un’altra considerazione importante, anche se prevedibile, è il poco interesse dei giovani per le aste che propongono veicoli troppo vecchi, quindi distanti dalla loro cultura automobilistica, oppure troppo care per le loro tasche.

Positivo, però, il fatto che le aste attirino tanti giovani appassionati, che se ancora non entrano nella sala seguono dall’esterno tutto il contorno dell’evento, segno tangibile che quotazioni compatibili con le loro possibilità e soggetti più vicini ai loro gusti, ovvero utilizzabili anche tutti i giorni, gli faranno presto varcare la soglia.

Il testo, per dare massima diffusione al volume, è in inglese ma questo non rappresenta un limite per chi non lo mastica: numeri e grafici parlano un linguaggio universale e rendono i contenuti di ‘Classic Car Auction Yearbook 2024-2025’ accessibili a tutti.

Un Defender tra gli Appennini, al servizio dell’orso marsicano

Defender
Con i Defender Awards, il fuoristrada Land Rover viene utilizzato a difesa dell'orso marsicano - foto © Auto Tecnica

Siamo saliti a bordo di Defender, il fuoristrada luxury di Land Rover, non molto popolare alle nostre latitudini.

Infatti, è molto più facile vederla negli Emirati Arabi.

Con il Defender abbiamo raggiunto un territorio in cui da secoli luomo convive con la natura selvaggia e con una specie antica, oggi minacciata dallantropizzazione: lorso bruno marsicano.

Il brand ci ha affidato la Defender 110, spinta da un 3.0 litri diesel, mitigato da una propulsione elettrica in modalità mild hybrid.

Con questa vettura abbiamo attraversato il Lazio battuto da piovaschi e vento, e raggiunto Pettorano sul Gizio, piccola comunità montana dellAbruzzo, a pochi chilometri dalle vette sciistiche di Roccaraso, per celebrare il connubio tra la Defender e la natura wild.

Defender Awards e impegno per la conservazione

L’occasione è rappresentata dalla prima edizione dei Defender Awards.

Defender
foto © Auto Tecnica

Il celebre marchio, che da 50 anni è anche al fianco della Croce Rossa, con questa iniziativa ha voluto premiare 6 progetti internazionali di conservazione e impegno umanitario.

Per lItalia, a vincere è stata l’ONG Salviamo lOrso, che per due anni potrà utilizzare una Defender 4×4 per raggiungere i luoghi più impervi dove vivono i 60 esemplari di orso marsicano rimasti in questo territorio.

Oltre allauto, che per le sue caratteristiche originarie si presta a questo impiego, Land Rover donerà un fondo da 120mila euro erogabile in due anni per il supporto formativo dellassociazione che ha nel suo DNA, il monitoraggio e la preservazione di questa specie.

Salviamo l’Orso, il progetto italiano premiato

Da sempre sinonimo di avventura, Land Rover ha stanziato a livello mondiale oltre un milione di euro e lanciato liniziativa per riconoscere limpegno di questi eroi del quotidiano in quattro categorie: land, wild, humanity e sea.

I vincitori globali, selezionati da una rosa di 56 candidati, si sono distinti in ambiti quali la protezione della flora e fauna in Italia, la biodiversità e il recupero ecologico in Regno Unito e Giappone, la prevenzione sanitaria in Australia e la protezione marina in Francia e Sudafrica.

Defender
foto © Auto Tecnica

L’ONG vincente in Italia è nata nel 2012 e ha come mission la tutela dellorso bruno marsicano, una sottospecie endemica dellAppennino centrale di cui sopravvivono circa 60 individui tra Abruzzo, Lazio e Molise.

Lobiettivo è il ripristino degli ecosistemi e la messa in sicurezza del territorio su 10 comuni montani per consentire una pacifica convivenza tra luomo e lorso.

Tecnologia e capacità off-road della Defender 110

Allinterno del castello di Pettorano sul Gizio, Federico Funaro (Discovery & Defender Brand Europe di Land Rover) ci ha spiegato le motivazioni che hanno portato allassegnazione del Defender Awards e illustrato le peculiarità di questo modello wild a disposizione dell’associazione.

Abbiamo voluto portare un aiuto importante per l’associazione, tramite un’auto che consentirà di arrivare in luoghi che non sono semplici da raggiungere normalmente con altre automobili. In questo allestimento, la Defender ha una capacità di traino di 3,5 tonnellate che consentiranno di portare attrezzature per creare infrastrutte user friendly per monitorare l’orso marsicano nel suo habitat. Inoltre al modello S abbiamo aggiunto pneumatiche e il gancio di traino controllato in modo elettronico, oltre ai cerchi equipaggiati con pneumatici specifici proprio per muoversi sull’off-road”.

Prova su strada tra neve e fango

La Defender disponibile in 3 versioni (90, 110 e 130) ognuna con una buona dose di spazio a bordo, potendo ospitare da 6 a 8 passeggeri in base alle configurazioni.

Defender
foto © Auto Tecnica

La 110 che abbiamo guidato sulle strade innevate dAbruzzo, ha 200 cv di potenza spinti dal diesel aiutatoda un motore elettrico a 48 Volt che la rende ibrida e contribuisce a migliorare efficienza e fluidità di marcia, in particolare nelle fasi di ripartenza.

Nonostante la dose generosa di cavalli, stazza e massa considerevoli non consentono alla Defender la brillantezza su strada che forse ci si attende da un SUV, ma comunque le prestazioni sono buone.

Comfort e interni da vero salotto inglese

All’interno dell’abitacolo, la Defender è invece un salotto inglese di ottima fattura, con materiali di alta qualità e un’ottima posizione di guida, rialzata che conferisce un’ottima visibilità.

Semplice e ravvicinato rispetto allo sterzo, l’accesso al monitor centrale di comando, decisamente a portata di mano che non distrae dalla guida.

Ci sono per fortuna anche i comandi fisici per laria condizionata, la selezione della guida in pendenza, e altre opzioni non relegate al touchscreen che troppo spesso troviamo in questa fase storica dell’auto.

Nulla da dire sulle sospensioni che assorbono molto bene le irregolarità del terreno, anche lo sterzo è preciso. Ovviamente il rollio c’è ma non disturba, e soprattutto come evitarlo su unauto con un baricentro alto come un fuoristrada?

Un alleato concreto per la natura

La Defender si conferma non solo unicona delloff-road, ma anche uno strumento concreto al servizio della conservazione ambientale.

Grazie alle sue capacità, i volontari di Salviamo lOrso potranno muoversi agilmente tra strade fangose e innevate, raggiungendo aree altrimenti difficilmente accessibili.

Nel nostro viaggio di ritorno, tra neve e pioggia, la Defender ha dimostrato quanto sia perfettamente a suo agio in ogni contesto, rendendo anche le condizioni più difficili semplici da affrontare.

Defender
foto © Auto Tecnica

L’auto elettrica spiegata da chi non l’ha mai capita

L’umanità ha superato ostacoli epocali: possiamo contare sull’aiuto di assistenti virtuali che scrivono poesie, frigoriferi che discutono con il supermercato e smartwatch che giudicano lo stile di vita con la severità di un nonno con un passato da alpino.

Eppure, davanti alle auto elettriche, tutto si trasforma in una gigantesca riunione di condominio con tanto di parcheggio abusivo di convinzioni.

Secondo un sondaggio recente, realizzato da “YouGov” per conto della “ECIU” (Energy and Climate Intelligence Unit), organizzazione no-profit inglese di ricerche indipendenti, la stragrande maggioranza degli automobilisti parla di veicoli a batteria con la sicurezza di un ingegnere della NASA, ma con il livello di preparazione di chi al massimo ha letto il titolo di un post su Facebook.

Più di otto guidatori su dieci che non possiedono un’auto elettrica si muovono in una nebbia di convinzioni sbagliate, dubbi e leggende metropolitane riciclate.

Un risultato che conferma l’impressione che sull’argomento divisivo dell’elettrico, ognuno fa come gli pare, e nessuno ammetterà mai di sbagliare.

Il quiz che nessuno vorrebbe sostenere

Quando interrogati su nozioni di base sui veicoli elettrici, molti automobilisti hanno risposto con la stessa scioltezza con cui si affronta un esame di fisica quantistica di matematica dopo una serata di karaoke.

Più della metà ha centrato appena una o due risposte corrette su dieci, mentre solo una minoranza ha dimostrato di avere una conoscenza degna di un manuale d’istruzioni.

Il punto non è tanto il voto in sé – nessuno pretende che la popolazione conosca il ciclo di vita di una batteria come la ricetta della cacio e pepe – quanto la relazione che corre tra ignoranza e convinzione.

Più il punteggio è basso, più cresce la fedeltà al motore a combustione, in una sorta di sindrome di Stoccolma meccanica: si continua ad amare ciò che tiene prigionieri.

Il mito della torcia su ruote

Tra le credenze più radicate c’è quella secondo cui le auto elettriche sarebbero dispositivi incendiari travestiti da utilitarie.

Una credenza suggestiva, cinematografica, quasi poetica: la macchina che prende fuoco da sola mentre il conducente guarda l’orizzonte con lo sguardo che va lontano. Peccato che i dati raccontino una storia molto meno hollywoodiana.

Eppure la convinzione resiste, ed è dura a morire. Perché la verità, nell’era digitale non ha bisogno di essere plausibile, basta che sia condivisibile.

In questo punto di vista, il dibattito sull’elettrico rappresenta il trionfo del “sentito dire” come nuova unità di misura scientifica.

L’informazione che si scarica più veloce delle batterie

Mentre le auto elettriche guadagnano spazio nelle concessionarie e nelle statistiche di vendita, la comprensione generale del fenomeno non cresce allo stesso ritmo.

Anzi, in alcuni casi arretra, come se ogni nuovo modello lanciato sul mercato fosse accompagnato da un aggiornamento software della disinformazione.

Negli ultimi anni alcune convinzioni sbagliate non solo sono sopravvissute, ma hanno acquisito un’aura quasi istituzionale.

È il caso dell’idea che i veicoli elettrici siano più costosi nel lungo periodo, o che consumino più risorse complessive rispetto alle auto tradizionali. Argomenti che si muovono con la stessa agilità di una catena di Sant’Antonio, attraversando social network, forum e discussioni familiari della domenica.

Il mercato della paura

Secondo molti osservatori, la diffusione di informazioni distorte non è casuale. Esiste un sistema – alimentato da interessi, nostalgie e algoritmi affamati di polemiche – che trasforma ogni innovazione in un campo di battaglia ideologico.

E l’auto elettrica, non a caso, è diventata molto più di un mezzo di trasporto: è un simbolo, una bandiera, a volte un nemico immaginario.

Nel frattempo, la realtà continua a scorrere con la pazienza di un navigatore satellitare: ricalcola, suggerisce alternative, invita a proseguire.

I costi di gestione diminuiscono, il mercato dell’usato cresce, la tecnologia si evolve. Ma il racconto pubblico procede a singhiozzo, oscillando tra l’entusiasmo di chi l’ha comprata e non tornerebbe indietro e il pessimismo da apocalisse di chi non ci pensa nemmeno.

Il grande talk show su ruote

Così, la discussione sull’elettrico ha assunto le caratteristiche di un talk show permanente: tutti parlano, pochi ascoltano, e ovviamente nessuno cambia idea.

Non è raro assistere a dibattiti improvvisati al distributore o alla colonnina di ricarica, dove l’argomento principale non è tanto la mobilità del futuro quanto dare fondo alla rabbia contro chi non la pensa allo stesso modo.

Questo perché l’auto non è mai stata vista solo come un prodotto industriale, ma un’estensione del carattere e, più di recente, un modo per dichiarare al mondo se si preferisce il silenzio di un motore elettrico o il rombo nostalgico di un V8.

La transizione più difficile è mentale

La vera rivoluzione non si gioca nelle campagne di sensibilizzazione o negli incentivi, ma nella percezione collettiva: finché il dibattito sarà vittima di slogan e miti, il passaggio all’elettrico continuerà a sembrare una scelta radicale, come quella fra onnivori e vegani.

Nel frattempo, milioni di automobilisti continueranno a discutere del futuro della mobilità, con la stessa convinzione con cui si commenta una partita di calcio della Nazionale: tutti allenatori, pochi giocatori.

Museo Alfa Romeo, 50 anni tra mito e velocità

Esattamente quest’anno, il Museo Alfa Romeo festeggia i suoi primi cinquant’anni trasformando l’anniversario in un grande evento fatto di emozioni, incontri e celebrazioni. Non è una semplice ricorrenza, ma un racconto in movimento che attraversa mezzo secolo di design, tecnica, competizioni e cultura automobilistica.

Dalla sua inaugurazione, nel 1976, il museo è diventato uno dei poli internazionali di riferimento per la storia del marchio del glorioso Biscione, custodendo una memoria industriale che va ben oltre l’automobile.

Oggi, inserito nell’area “La Storia” del progetto “BOTTEGAFUORISERIE”, rappresenta una sintesi dell’identità Alfa Romeo: un patrimonio di innovazione, stile e passione che continuano a definire il marchio.

Il calendario del cinquantenario è pensato come un itinerario tematico che accompagna visitatori e appassionati attraverso le tappe più significative della tradizione Alfa.

Il filo conduttore è la passione, intesa non solo come entusiasmo per le vetture, ma come cultura e fedeltà ad un marchio che il mondo considera uno dei più evocativi del Made in Italy.

Un secolo di dialogo creativo

Il primo appuntamento, il 29 marzo, concentra l’attenzione su una delle collaborazioni più longeve nella storia dell’automobilismo: quella tra Alfa Romeo e la Carrozzeria Touring.

Una relazione centenaria che ha dato vita a modelli diventati simbolo di eleganza e innovazione, dalle prime carrozzerie alle iconiche berlinette Superleggera fino alle realizzazioni contemporanee.

L’appuntamento prevede una conferenza dedicata ai protagonisti e alle vicende di questa sinergia, affiancata da una parata di vetture sulla pista del museo.

La giornata sarà arricchita dalla presentazione dell’autobiografia di Bruno Giacomelli, pilota simbolo del ritorno Alfa Romeo in Formula 1 e figura emblematica di una stagione irripetibile del motorsport.

Sessant’anni di guida a cielo aperto

Ad aprile, il museo celebra un’altra icona: la 1600 Spider “Duetto”. Prodotta dal 1966 al 1994 in quattro serie, la roadster incarna un’idea di libertà e stile che continua a sedurre intere generazioni di appassionati.

Una mostra ne ripercorre l’evoluzione, suddividendo l’esposizione in quattro fasi tematiche. Conferenze e parate accompagneranno il doveroso omaggio, trasformando la celebrazione in un’esperienza condivisa tra collezionisti e pubblico.

Quando la meccanica diventa racconto

Il mese di maggio segna un momento di approfondimento tecnico e culturale. Il tradizionale weekend dei “Cofani Aperti” consentirà di osservare da vicino motori e soluzioni ingegneristiche, offrendo una prospettiva inedita sulle vetture esposte.

In contemporanea, la mostra “Cuore Sportivo” racconterà la storia motoristica del marchio, includendo produzioni aeronautiche, marine e industriali. Un percorso che mette in luce non solo i risultati tecnici, ma anche le persone e le intuizioni che li hanno resi possibili.

Il giorno della comunità globale

Il momento più simbolico dell’anno sarà l’Alfa Romeo Day, in programma il 21 giugno. Tradizionalmente celebrato nel fine settimana più vicino al 24 giugno, quest’anno l’evento assume un significato ancora più ampio, unendo l’anniversario del marchio a quello del museo.

Il programma include l’incontro internazionale dei club Alfa Romeo e una conferenza dedicata alla storia e alle prospettive dell’istituzione, sottolineando il ruolo del museo come luogo di incontro e trasmissione della memoria.

Tra design visionario e storie su strada

A settembre una conferenza ricorderà Franco Scaglione nel 110° anniversario della nascita, celebrandone il contributo a modelli che hanno segnato l’immaginario automobilistico.

Nello stesso periodo, un evento dedicato alle vetture in dotazione alle forze dell’ordine racconterà un capitolo spesso trascurato ma ricco di suggestioni, tra lotta alla criminalità e pellicole che la raccontano da sempre.

Ottobre sarà invece dedicato all’Alfasud Sprint, coupé compatta e dinamica che ha rappresentato una svolta stilistica e tecnica: attraverso testimonianze e materiali d’archivio, l’appuntamento ne ricostruirà l’evoluzione e il successo internazionale.

Il valore della memoria documentale

A novembre si terrà l’Open Day del “Centro Documentazione”, uno dei patrimoni archivistici più rilevanti del settore automobilistico. Con i suoi 6 km lineari di documenti, l’archivio rappresenta una risorsa fondamentale per studiosi e appassionati, rispondendo ogni anno a migliaia di richieste da tutto il mondo.

La giornata includerà anche la presentazione delle carte di Domenico Chirico, progettista di primo piano nella storia Alfa Romeo, offrendo uno sguardo privilegiato sui processi creativi e tecnici che hanno definito un’epoca.

Un museo che continua a raccontare

Aperto quotidianamente, ad eccezione del martedì, il museo di Arese si conferma uno spazio dinamico dove oltre alle sale espositive, i visitatori possono accedere ai depositi che custodiscono modelli e materiali normalmente non visibili, trasformando la visita in un’esperienza immersiva.

GLI APPUNTAMENTI

Domenica 29 marzo

Backstage “100 anni di Touring”

– Ore 10.00 – sfilata di vetture carrozzate Touring sulla pista del museo.

– Ore 10.30 – incontro dedicato al rapporto centenario tra Alfa Romeo e Carrozzeria Touring, dalle prime realizzazioni fino alla recente 33 Stradale. La conferenza approfondisce auto, protagonisti e momenti chiave della collaborazione, ed è organizzata insieme al Registro Internazionale Touring Superleggera.

– Ore 15.00 – presentazione dell’autobiografia “Bruno Giacomelli. Continuavano a chiamarmi Jack O’Malley”: il pilota racconta la propria carriera, il periodo con l’Autodelta guidata da Carlo Chiti e il ritorno dell’Alfa Romeo in Formula 1, con episodi simbolo come la gara di Watkins Glen del 1980.

Domenica 19 aprile

Backstage “Spider è Alfa Romeo. 60° Duetto”

Ore 14.00 – parata celebrativa.

Ore 15.00 – conferenza dedicata alla Spider “Duetto”, prodotta in quattro generazioni tra il 1966 e il 1994 e diventata una delle vetture più amate dagli appassionati.

Ore 16.30 – apertura della mostra “Spider è Alfa Romeo”, che celebra il sessantesimo anniversario del modello e permette ai collezionisti di esporre le proprie vetture fino a dicembre. L’esposizione si articola in quattro fasi, da aprile a giugno per le versioni “osso di seppia”, luglio e agosto le “coda tronca”, settembre ottobre “l’aerodinamica” e fino a dicembre la “IV serie”.

Sabato 9 e domenica 10 maggio

Cofani Aperti

Weekend in cui tutte le auto in mostra vengono esposte con il cofano sollevato per permettere ai visitatori di osservare motori, componenti meccaniche e soluzioni tecniche normalmente non visibili.

Domenica 10 maggio

Backstage “Cuore Sportivo”

Ore 14.00 – parata tematica.

Ore 15.00 – conferenza sulla storia e l’evoluzione dei motori Alfa Romeo, dalle origini con Giuseppe Merosi fino alle tecnologie contemporanee, evidenziando le caratteristiche che ne definiscono il carattere.

Ore 16.00 – inaugurazione della mostra “Alfa Romeo Cuore Sportivo”, realizzata con il Museo dei Motori e dei Meccanismi dell’Università di Palermo. L’esposizione racconta lo sviluppo motoristico del marchio in ambito automobilistico, aeronautico, navale e industriale, includendo studi e prototipi.

Domenica 21 giugno

Alfa Romeo Day

Celebrazione annuale del marchio nel weekend più vicino al 24 giugno, con varie attività dedicate agli appassionati.

Ore 11.00 – incontro con i rappresentanti dei club Alfa Romeo internazionali per confrontarsi su iniziative e programmi del museo.

Ore 16.00 – Backstage “50° Museo Alfa Romeo (1976-2026)”, conferenza che ripercorre la nascita del museo, i suoi valori e il ruolo nella conservazione della storia del marchio.

Domenica 20 settembre

Ore 11.00 – conferenza dedicata a Franco Scaglione nel 110° anniversario della nascita, in collaborazione con ASI – Automotoclub Storico Italiano. L’incontro analizza la carriera del designer e le sue creazioni più celebri, come le BAT e la 33 Stradale.

Backstage “Alfa in Divisa”

Ore 14.00 – parata.

Ore 15.00 – conferenza sul ruolo delle Alfa Romeo nelle Forze dell’Ordine, con focus su modelli, dotazioni, livree e interventi in Italia e all’estero.

Domenica 18 ottobre

Backstage “Alfasud Sprint”

Ore 14.00 – parata.

Ore 15.00 – incontro dedicato alla coupé derivata dall’Alfasud, caratterizzata da design firmato, meccanica moderna e buone prestazioni. La conferenza ne ripercorre la nascita, l’evoluzione accanto all’Alfa 33 e il successo sui mercati internazionali.

Domenica 8 novembre

Ore 10.00 – Open Day del Centro Documentazione Alfa Romeo (posti limitati): visita agli archivi.

Ore 15.00 – Backstage “Le Carte di Domenico Chirico”, dedicato al materiale donato dalla famiglia del progettista. La catalogazione dei documenti restituisce informazioni tecniche e retroscena legati a un importante periodo della storia Alfa Romeo.

BYD ATTO 2 DM-i, il Suv che cambia le regole dell’ibrido

Ci sono i marchi cinesi, tanti (per qualcuno perfino troppi), e poi c’è BYD, uno dei colossi asiatici dell’automotive, talmente solido, aggressivo e forte di 65mila brevetti registrati da poter pensare a passi destinati a fare poca, come il possibile arrivo in Formula 1 e/o perché no, magari all’acquisizione di un marchio europeo storico.

Quanto ci sia di vero sarà la storia a dirlo, per adesso restano fantasie, anche se i cinesi non sono esattamente un popolo di sognatori: quando svelano qualcosa è perché hanno già deciso tutto. O quasi.

Ma nel panorama automobilistico europeo, dove ogni nuovo modello a volte sembra nascere per riempire una casella di mercato già affollata a sufficienza, la BYD ATTO 2 DM-i ha ambizioni decisamente più alte.

Non si limita a entrare nel segmento dei SUV compatti, quello dove si fanno i volumi veri e che vale il 30% del mercato, ma come sempre lo fa giocando la carta dell’ambizione, che questa significa rimettere in discussione i principi dell’ibrido plug-in spostando il baricentro tecnologico verso un’esperienza di guida che sia sempre più vicina a quella di un’elettrica. Non proprio roba da niente.

E tutto questo seguendo una delle più preziose magie del marchio di Shenzhen: proporre soluzioni avanzate ma senza alzare l’asticella dei prezzi, perché è lì che si gioca la partita vera.

Ma questo, precisano e ribadiscono i vertici italiani, non significa essere un marchio low cost, piuttosto una tech company in grado di mescolare lussi, dettagli, attenzioni e tecnologie senza alcun bisogno di alzare i listini.

Il risultato è un modello pensato per il pubblico europeo — in particolare italiano — che unisce dimensioni cittadine, autonomia da lungo viaggio e contenuti tecnici di livello superiore alla media del segmento.

Il design dell’equilibrio

La ATTO 2 DM-i si presenta con un design che non ha voglia di stupire a tutti i costi, ma costruisce un’identità propria attraverso proporzioni equilibrate e dettagli mirati.

In poco più di 4,3 metri di lunghezza, 1,8 di larghezza e 1,6 di altezza mantiene una presenza scenica compatta, solida e in linea con i dettami della mobilità urbana europea.

A dominare il frontale i fari full LED sottili e allungati che incorniciano una griglia più ampia rispetto alla variante elettrica dando così risalto alla doppia anima tecnologica del modello.

Il paraurti, con prese d’aria verticali e superfici scolpite, non è un puro esercizio da centro stile ma fa la sua parte nell’efficienza aerodinamica.

La vista laterale gioca sulla dinamicità delle linee, con un tetto che sembra sospeso e una superficie vetrata ben proporzionata, mentre al posteriore la firma luminosa con motivo ispirato ai tradizionali “Chinese knot”, i nodi cinesi, diventa un elemento distintivo del marchio, collegata da una fascia luminosa che amplia la percezione della larghezza.

Lo spoiler superiore, discreto, completa un insieme che punta più alla modernità che sull’aggressività.

Quattro, per finire, i colori carrozzeria: Time Grey, Skjin White, Obsidian Black e il nuovo Midnight Blue, creato appositamente per le Super-Hybrid.

Digitale, ma con misura

È entrando che diventa chiaro un raffinato studio messo in pratica per riuscire ad offrire un ambiente tecnologico ma non freddo, quanto piuttosto accogliente e senza cadere nella tentazione di trasformare l’auto in un gadget su ruote.

Lo spazio è uno dei punti di forza del progetto, merito di un passo generoso (2,6 metri) che consente una buona libertà di movimento anche per i passeggeri posteriori.

A dominare la plancia uno schermo Full LCD da 8,8” dietro al volante e un secondo touch screen al centro da 12,8” a orientamento orizzontale (e per adesso non ribaltabile) dedicato all’infotainment, che integra funzioni di connettività avanzate e “Hy BYD”, il nuovo assistente vocale evoluto, ma senza ricorrere ai soliti ChatGPT o Google Gemini, quanto piuttosto affidandosi ad un’Intelligenza Artificiale propria, fatta in casa da BYD come quasi tutto il resto.

Le finiture e i materiali contribuiscono a creare un’atmosfera di qualità superiore alle aspettative del segmento: le versioni più complete aggiungono elementi orientati al comfort, come il tetto panoramico in vetro, i sedili riscaldati e la ricarica wireless ad alta potenza per dispositivi mobili.

Anche la praticità è stata considerata con grande attenzione: il bagagliaio offre una capacità che parte da 425 litri per attestarsi sui 1.335 abbattendo l’abbattibile.

La nuova grammatica del plug-in

Ma il vero punto di svolta della ATTO 2 DM-i è il sistema “Super Hybrid Dual Mode”, una soluzione che giunta alla quinta generazione vuole voltare pagina alla tradizionale logica delle ibride plug-in.

Qui il motore elettrico ad alta efficienza da 197 CV è il vero protagonista della scena, mentre l’unità termica Xiaoyun da 1,5 litri quattro cilindri aspirato da 98 CV interviene principalmente come supporto energetico o per garantire autonomia nelle lunghe percorrenze.

Una soluzione che consente di mantenere una guida fluida e silenziosa per gran parte del tempo, con un’autonomia in modalità elettrica che può arrivare fino a 90 km. Sommando la carica completa e il pieno di carburante, la percorrenza complessiva si avvicina ai 1.000 km, aprendo le porte anche ai viaggi impegnativi.

A completare il quadro tecnologico il cambio automatico e-CVT a variazione continua che dal tunnel centrale si è spostato dietro al volante e l’ormai celebre “Blade Battery”, la batteria litio, ferro, fosfato giunta alla versione 2.0 e al momento disponibile sull’ormai prossima Denza Z9GT.

Dal punto di vista prestazionale, la ATTO 2 non punta su numeri estremi ma su un equilibrio convincente tra brillantezza e comfort, sintetizzati in 180 km/h di velocità massima.

All inclusive, senza sorprese

Uno degli elementi distintivi dell’offerta BYD è la tendenza a minimizzare la differenza fra le diverse versioni: tecnologia e sicurezza sono parte integrante e non optional da aggiungere.

Già dalle versioni di ingresso, il SUV offre un pacchetto completo di sistemi di assistenza alla guida, progettati per migliorare la sicurezza attiva e ridurre lo stress nei viaggi quotidiani.

Due le configurazioni, la versione entry level “Active”, dotata di batteria da 7,8 kWh con 122 kW di potenza che offre 40 km di autonomia in elettrico e 930 totali, e la “Boost”, con batteria da 18 kWh con 156 kW di potenza, 90 km in elettrico e 1000 complessivi, dotata di caricatore AC da 6,6 kW per ricariche rapide dal 15 al 100%.

Le versioni superiori introducono funzionalità più sofisticate, come il “Vehicle-to-Load”, la possibilità di utilizzare la batteria del veicolo per alimentare dispositivi esterni, soluzione che evidenzia il modo in cui la mobilità elettrificata stia trasformando l’auto in uno snodo energetico multifunzionale.

Insieme a prezzi che – come confermato dai 10mila ordini arrivati sulla fiducia – difficilmente passeranno inosservati (23.900 e 26.500 euro in fase di lancio) e la garanzia estesa su veicolo e batteria, rispettivamente a 6 anni o 150mila km e 8 anni o 250mila km, diventano un’ulteriore nota di tranquillità per un pubblico che tutto cerca nella vita tranne complicazioni da chiudere in garage.

Più elettrica di quanto sembri

Al volante, la ATTO 2 DM-i è fortemente influenzata dalla componente elettrica, con una risposta immediata all’acceleratore e una silenziosità tipica dell’elettrico puro che aiuta a creare un senso di relax anche nel traffico più intenso.

L’assetto privilegia il comfort, con sospensioni capaci di assorbire efficacemente le asperità dell’asfalto e una taratura generale orientata alla facilità d’uso.

Lo sterzo leggero e progressivo rende la vettura intuitiva, soprattutto nei contesti urbani e nei parcheggi.

Quando il motore termico entra in funzione lo fa con discrezione, senza alterare la fluidità complessiva della marcia.

Più che la seconda generazione di un modello fondamentale, la ATTO 2 DM-i rappresenta un tassello importante nella strategia di espansione europea di BYD: il tentativo di ridefinire il ruolo delle ibride plug-in offrendo una via alternativa.

Una proposta che non chiede di scegliere tra elettrico e termico, ma prova a far convivere entrambi in un equilibrio più maturo e, soprattutto, più vicino alle esigenze degli automobilisti europei.

LA SCHEDA TECNICA

Tecnologia – Super Hybrid DM-i Dual Mode

Motore termico – Xiaoyun quattro cilindri 1.5 litri

Efficienza termica – 43,04%

Lunghezza/larghezza/altezza – 4.330/1.830/1.675 mm

Passo – 2.620 mm

ACTIVE

Batteria – 7,8 kWh

Potenza – 122 kWh

Autonomia elettrica – fino a 40 km

Autonomia totale – fino a 930 km

BOOST

Batteria – 18 kWh

Potenza – 156 kW

Autonomia elettrica – fino a 90 km

Autonomia complessiva – fino a 1.000 km

Velocità max – 180 km/h

Bagagliaio – da 425 a 1.335 litri

Peso a vuoto – 1.510-1.620 kg

Volvo EX60, il SUV elettrico che pensa veloce

EX60
La nuova EX60 durante l'anteprima italiana al Volvo Studio di Milano - foto © Volvo

Per anni l’auto elettrica è stata giudicata sempre con le stesse tre domande, cioè quanta strada fa, quanto ci mette a ricaricare e quanto costa.

La nuova Volvo EX60 prova a rispondere a tutte e tre in un colpo solo, ma ne aggiunge una quarta, più interessante.

E cioè la capacità di trasformare un SUV premium in una piattaforma intelligente, capace di elaborare dati, dialogare con il guidatore e alzare il livello della sicurezza.

È qui che la EX60 smette di essere soltanto una novità di prodotto e comincia a diventare un’auto da osservare con attenzione.

Prima italiana al Volvo Studio di Milano

La EX60 è costruita sulla nuova piattaforma elettrica SPA3, un’architettura sviluppata per veicoli “nativi elettrici” e pensata per migliorare insieme efficienza, modularità e capacità di evoluzione software.

Un vero salto di generazione, un progetto nato per sfruttare fino in fondo i vantaggi di una EV moderna.

La nuova base tecnica consente infatti di integrare soluzioni come la tecnologia cell-to-body, i motori elettrici di nuova generazione sviluppati internamente e il mega casting, tutti elementi che riducono il numero di componenti, tagliano peso, aumentano la rigidità strutturale e migliorano l’efficienza energetica.

EX60
foto © Volvo

Il risultato secondo Volvo è che l’impronta di carbonio della EX60 è paragonabile a quella della più compatta EX30, un dato particolarmente interessante se rapportato a dimensioni e categoria del modello.

L’elettrica che toglie ansia

Se oggi ci sono ancora elementi che condizionano l’acquisto di un’auto elettrica (autonomia e tempi di ricarica) Volvo ha costruito la EX60 proprio partendo da loro.

La gamma è articolata in tre versioni, P6 Electric, P10 AWD Electric e P12 AWD Electric.

Le autonomie dichiarate WLTP arrivano rispettivamente fino a 620 km, 660 km e 810 km.

Sulla ricarica, la EX60 sfrutta un’architettura a 800 volt che consente di recuperare fino a 340 km in 10 minuti nel caso della P12, usando colonnine HPC da 400 kW.

Per P10 e P6 i valori dichiarati sono nell’ordine di 325 km e 305 km in dieci minuti. Sono cifre che collocano il modello in una zona molto competitiva del mercato europeo, specialmente per un SUV medio-lusso.

La soglia dei prezzi

C’è poi il tema, più sottile e delicato, del prezzo di vendita.

In Italia la P6 Plus parte da 65.350 euro, una soglia che Volvo ha voluto posizionare in allineamento con l’offerta plug-in hybrid del marchio.

È una scelta industriale e commerciale per “normalizzare” il passaggio all’elettrico, evitando che il full electric venga percepito come un salto economico proibitivo.

EX60
foto © Volvo

E il segnale che qualcosa si muove davvero arriva dagli ordini, in quanto in Volvo affermano che la raccolta in Europa è andata oltre le previsioni iniziali, tanto da spingere Volvo a rivedere i programmi produttivi del 2026.

Numeri che contano

Versione Trazione Autonomia WLTP Ricarica in 10 minuti
Volvo EX60 P6 Plus Posteriore fino a 620 km fino a 305 km
Volvo EX60 P10 AWD Integrale fino a 660 km fino a 325 km
Volvo EX60 P12 AWD Integrale fino a 810 km fino a 340 km

Un’auto “software-defined”

Ma la parte forse più interessante di questa vettura, per chi guarda con attenzione alle nuove tecnologie è un’altra.

La Volvo EX60 è un’auto profondamente definita dal software e quindi non bisogna solo più parlare di kWh, ma di potenza di calcolo, sensori, sistemi operativi, aggiornamenti OTA e intelligenza artificiale applicata alla guida.

Il sistema centrale della EX60 è in grado di eseguire oltre 250mila miliardi di operazioni al secondo. Al di là dell’effetto “wow”, tanta capacità computazionale serve per elaborare in tempo reale i dati provenienti dai sensori esterni e interni, migliorando percezione dell’ambiente, reattività dei sistemi ADAS, fluidità dell’interfaccia e funzioni di bordo basate su IA.

Una vettura contemporanea che guarda al futuro

Cuore innovativo della vettura è la piattaforma NVIDIA DRIVE con DRIVE AGX Orin su sistema operativo DriveOS, affiancata dalla nuova Snapdragon Cockpit Platform e dalla Snapdragon Auto Connectivity Platform di Qualcomm.

A governare il tutto c’è HuginCore, il sistema centrale sviluppato internamente da Volvo per supportare l’approccio human-centric del marchio e l’evoluzione continua del veicolo tramite aggiornamenti over-the-air.

In parole semplici, la EX60 nasce come un oggetto tecnico aggiornabile, capace di migliorarsi nel tempo non solo nelle funzioni di intrattenimento ma anche nella logica dei sistemi.

L’hardware resta fondamentale, ma il valore aggiunto si sposta sempre di più nel modo in cui il software interpreta il mondo, lo traduce per il guidatore e interviene quando serve.

Con Gemini l’interfaccia uomo-macchina cambia passo

Un’altra novità è l’integrazione di Gemini, il nuovo assistente AI di Google, fornito di serie sulla EX60.

EX60
foto © Volvo

In teoria può sembrare l’ennesima evoluzione del comando vocale, ma in pratica se il sistema manterrà davvero la reattività promessa da Volvo, il salto è assai più interessante.

Volvo parla di una conversazione naturale con l’auto, con possibilità di gestire funzioni complesse senza togliere le mani dal volante o gli occhi dalla strada.

Chiedere indicazioni partendo da una prenotazione trovata nelle e-mail, verificare se un oggetto acquistato possa entrare nel vano bagagli, oppure organizzare un itinerario di viaggio.

È il passaggio dal classico assistente “a comando” a un’interazione più contestuale, più semantica, più vicina a un vero copilota digitale.

E su una vettura tecnica e premium, è esattamente il tipo di evoluzione che ci si aspetta oggi da una HMI di nuova generazione.

In realtà molte Case stanno promettendo un’auto sempre più “conversazionale”, la differenza si misurerà nella rapidità, nella precisione delle risposte e nella reale utilità durante la guida.

Ma la direzione presa da Volvo è chiara e il brand sembra aver deciso di imboccarla senza esitazioni.

Sicurezza, la cintura diventa intelligente

Poi c’è Volvo che torna a fare Volvo, cioè a parlare di sicurezza non come accessorio ma come “core” dell’auto.

La EX60 introduce la prima cintura di sicurezza multi-adattiva del marchio, una soluzione che usa i dati raccolti dai sensori dell’auto e la capacità di elaborazione del sistema per personalizzare la risposta della ritenuta in funzione del profilo dell’occupante e delle caratteristiche dell’urto.

Altezza, peso, corporatura, posizione sul sedile, severità e tipo d’impatto.

Tutti sono parametri che concorrono a definire l’intervento con una protezione diversa per ognuno, calibrata sul singolo caso.

È un’innovazione interessante perché porta nell’ambito della sicurezza passiva una logica adattiva finora rara. E diventa un modo simbolico per proseguire il lungo rapporto tra Volvo attorno e le cinture di sicurezza, che parte dalla celebre cintura a tre punti introdotta sul mercato nel 1959 e arriva oggi a una capace di “capire” chi sta proteggendo.

EX60 Cross Country, stessa base ma più libertà

Volvo ha annunciato anche la EX60 Cross Country, versione che trasferisce nel mondo elettrico una tradizione presente nella gamma svedese dal 1997.

Qui il tema non è soltanto estetico – passaruota specifici, piastre di protezione in acciaio inox, dettagli specifici e tinta esclusiva Frost Green – ma anche funzionale.

La Cross Country sarà disponibile in versione P10 AWD Electric con autonomia fino a 640 km, nei due allestimenti Plus First Edition e Ultra First Edition, con prezzi rispettivamente di 71.450 euro e 78.400 euro.

Dal punto di vista dinamico, guadagna 20 mm di altezza da terra rispetto alla EX60 standard.

EX60
foto © Volvo

E grazie alle sospensioni pneumatiche, il guidatore può aumentare ulteriormente l’altezza di altri 20 mm oppure abbassare la vettura per favorire aerodinamica, efficienza e stabilità alle alte velocità.

È una soluzione valida, che abbina immagine outdoor e necessità molto concrete di gestione energetica.

Produzione, arrivo sul mercato e prospettive

La produzione della nuova EX60 inizierà ad aprile 2026 nello stabilimento Volvo di Torslanda, in Svezia.

Le consegne delle versioni P6 e P10 sono previste da luglio 2026, mentre la P12 arriverà successivamente. La EX60 Cross Country, invece, inizierà le consegne nel 2027.

Dal punto di vista commerciale, queste tempistiche sono tutt’altro che casuali.

Il segmento dei midsize SUV è uno dei più importanti in Europa e Volvo sa perfettamente che qui si gioca una partita importante per la capacità del marchio di traghettare la sua clientela storica verso una nuova idea di automobile premium.

Il punto, alla fine, è proprio questo. La nuova Volvo EX60 non colpisce solo perché promette tanta autonomia o ricariche molto rapide.

Prova a tenere insieme tre mondi che spesso viaggiano separati: la concretezza dell’ingegneria elettrica, la sofisticazione dell’architettura software e la visione storica di Volvo sulla sicurezza.

L’auto elettrica si porta ancora dietro la fama di “less is more”, meno rumore, meno emissioni, meno complicazioni meccaniche ma anche meno spontaneità, meno identità, meno relazione con chi la guida.

La EX60 prova invece a spostare il discorso da “che cosa si perde” a “che cosa si guadagna”. Un’auto che ricarica in fretta, che elabora dati in tempo reale, che dialoga con il guidatore, che personalizza la protezione e che vuole ridefinire il concetto stesso di SUV tecnico di fascia alta.

Le auto più interessanti sono sempre quelle che non si limitano a seguire un’epoca, ma la interpretano.

E questa Volvo, nel suo silenzio elettrico e nella sua intelligenza digitale, sembra volerci dire che il futuro è certo una questione di batterie ma sicuramente anche di visione.

EX60
foto © Volvo

Carburanti, il taglio lampo contro i rincari

Man at gas pump completely frustrated with the increased prices.

La corsa dei carburanti, spinta dalle tensioni internazionali e dalle turbolenze sui mercati petroliferi, ha costretto l’esecutivo a muoversi in tempi record.

Nel giro di poche ore, e con un Consiglio dei ministri dalla durata insolitamente breve, è stato approvato un decreto d’urgenza per limitare l’impatto dell’aumento dei prezzi su famiglie, imprese e filiere produttive.

Il provvedimento nasce in un momento di forte instabilità legato alla guerra che coinvolge l’Iran e al rischio di interruzioni nei flussi energetici globali.

Lo scenario del conflitto in Medio Oriente ha già prodotto effetti tangibili sui listini dei carburanti, facendo riaffiorare il timore di un’impennata generalizzata dei costi e di un conseguente rallentamento economico.

Taglio temporaneo delle accise: quanto si risparmia

Il punto focale della misura è la riduzione delle accise su benzina e gasolio, prevista per un periodo iniziale di venti giorni.

Il taglio, stimato in circa 25 centesimi al litro, dovrebbe tradursi in un alleggerimento immediato dei prezzi alla pompa. Per il Gpl lo sconto è più contenuto, ma comunque significativo.

L’effetto combinato con l’Iva porta il risparmio complessivo a una cifra ancora più evidente per i consumatori: su un pieno standard, la spesa può ridursi sensibilmente.

Secondo alcune stime, il diesel — che nelle settimane recenti aveva superato la soglia simbolica dei due euro al litro — potrebbe tornare su livelli più vicini a quelli precedenti all’escalation geopolitica.

Lo stanziamento complessivo per il pacchetto si aggira tra i 500 e i 600 milioni di euro, una cifra che riflette la natura emergenziale e temporanea dell’intervento.

Aiuti mirati a chi dipende dal carburante

Accanto allo sconto generalizzato, il decreto introduce strumenti specifici per i settori maggiormente esposti al caro-energia.

Gli autotrasportatori, ad esempio, potranno beneficiare di un credito d’imposta legato all’aumento dei costi del gasolio. L’obiettivo è evitare che il rincaro del carburante si traduca automaticamente in un aumento dei prezzi dei beni di consumo lungo tutta la filiera.

Misure analoghe riguardano il comparto della pesca, dove il carburante rappresenta una delle voci di spesa più rilevanti.

Per le imprese ittiche è previsto un contributo pari al 20% dei costi sostenuti per l’acquisto di carburante nel trimestre primaverile, con un fondo dedicato destinato a sostenere la continuità operativa delle marinerie e a contenere l’impatto sui prezzi al dettaglio dei prodotti del mare.

Controlli serrati contro le speculazioni

Un altro capitolo centrale del decreto riguarda il rafforzamento dei meccanismi di vigilanza sui prezzi. Per un periodo di tre mesi, le compagnie petrolifere dovranno comunicare quotidianamente al ministero le indicazioni sui listini, mentre il Garante per la sorveglianza dei prezzi avrà poteri ampliati per individuare eventuali anomalie.

La rete di controlli coinvolgerà anche Guardia di Finanza e Autorità antitrust, con l’obiettivo di intercettare rincari ritenuti ingiustificati rispetto all’andamento del greggio internazionale. In presenza di violazioni, scatteranno sanzioni economiche e, nei casi più gravi, verifiche giudiziarie per accertare possibili reati legati a manovre speculative.

Misure a tempo e possibili sviluppi

Il pacchetto è stato concepito come una risposta immediata a una fase di emergenza, ma il governo ha lasciato intendere che la durata potrebbe essere estesa se le tensioni sui mercati energetici non dovessero attenuarsi.

La scelta di puntare su un intervento temporaneo riflette la volontà di monitorare l’evoluzione dello scenario internazionale prima di assumere decisioni più strutturali.

Restano invece fuori dal decreto alcune ipotesi discusse nei giorni precedenti, come l’introduzione di un tetto ai prezzi alla pompa o l’imposizione di contributi straordinari sui profitti delle società energetiche.

Anche l’idea di un rafforzamento della social card per l’acquisto di carburante è stata accantonata, assorbita nella misura generalizzata di riduzione delle accise.

Il nodo energetico e il confronto politico

L’intervento sui carburanti riporta al centro del dibattito il tema più ampio della politica energetica. La crisi attuale evidenzia ancora una volta la vulnerabilità dei sistemi economici europei alle oscillazioni dei mercati internazionali e la necessità di strategie di lungo periodo.

Sul piano politico, il decreto ha già acceso il confronto tra maggioranza e opposizioni. Da una parte, il governo rivendica un’azione tempestiva per contenere gli effetti della crisi, dall’altra, le voci più critiche parlano di “mancetta elettorale” sottolineando la natura temporanea delle misure e chiedono interventi più strutturali per ridurre la dipendenza energetica e stabilizzare i prezzi nel medio periodo.

Per cittadini e imprese l’attenzione resta puntata sui distributori: sarà lì, nelle prossime settimane, che si misurerà l’efficacia reale di un provvedimento nato per spegnere l’incendio dei rincari, ma destinato a inserirsi in una partita energetica molto più ampia e complicata.

Renault Clio e Captur sono ancora più ibride

Renault Clio E-Tech 160 (foto Renault)

Con il primo sistema ibrido E-Tech, tenuto a battesimo proprio da Clio e Captur, Renault ha messo in campo la sua risposta alla sfida dell’elettrificazione accessibile inaugurando alcuni concetti che negli anni successivi hanno fatto scuola, a giudicare da ciò che si vede nel panorama attuale.

L’utilizzo di un cambio di velocità anche per la marcia elettrica, l’idea di pensare il sistema come un elettrico con il motore a benzina di supporto e non il contrario, e soprattutto la scelta di un motore semplice e non di ultima generazione, per contenere i costi hanno permesso di offrire un dispositivo efficiente ma adatto a tutti gli utilizzi, con un potenziale elevato soprattutto nella marcia urbana.

Oggi, quel concetto torna in una veste leggermente evoluta ma sempre fedele alla formula, adeguandosi ai tempi. Un leggero potenziamento, che coinvolge allo stesso modo la parte endotermica e quella elettrica, restituisce un propulsore più prestante ma che riesce a ridurre ancora i consumi, ma al tempo stesso sempre abbastanza accessibile da figurare non soltanto nei listini di Clio e Captur, ma anche in quelli della Dacia Duster, dove è proposto con la sigla Hybrid 155.

Renault Clio E-Tech 160 (foto Renault)

Motore, qualche CV in più e cresce la batteria

Il nuovo E-Tech Hybrid si basa su un quattro cilindri a benzina con iniezione diretta a bassa pressione e 16 valvole da 1,8 litri con ciclo Atkinson e filtri antiparticolato. Rispetto al precedente e più semplice 1.6, la potenza sale da 97 a 109 CV e la coppia da 145 a 172 Nm.

Ma è l’interazione con il motore elettrico che fa la differenza: il sistema si completa appunto con due motori elettrici, uno di trazione da 36 kW (50 CV) e 204 Nm di coppia e un ISG che fa da motorino d’avviamento, generatore e anche sincronizzatore per il cambio. Quest’ultimo, chiamato Multi-Mode, è un sei marce con rapporti non sincronizzati e innesti a denti dritti che mette a disposizione sue rapporti al motore elettrico e i quattro superiori all’intervento del benzina. L’altra differenza è l’aumento della capacità della batteria al litio da 1,2 a 1,4 kWh. In totale, la potenza del sistema passa da 145 a 158 CV, ma i vantaggi non sono tutti qui.

In questa nuova configurazione la Clio VI promette di riuscire a rimanere sotto i limiti di CO2 che consentono, ad esempio, l’accesso all’area C di Milano. Dichiara infatti come dati di partenza 89 g/km di CO2e un consumo di appena 3,9 litri/100 km. Dati che cambiano poco su Captur, che dichiara un consumo di 4,4 litri ed emissioni a partire da 99 g/km.

Come va la nuova Clio E-Tech 160

Totalmente nuova, con un passo più lungo, un design di rottura e un’interfaccia interna rinnovata, la Clio di sesta generazione conferma il sistema E-Tech full hybrid al vertice di un’offerta che si completa con il 1.2 TCe mild hybrid salito a 140 CV e la motorizzazione a benzina/Gpl da 120 CV che arriverà in un secondo momento.

Sebbene il punto di forza dell’E-Tech sia l’efficienza nei percorsi urbani, i benefici di questa evoluzione dell’ibrido Renault si avvertono in realtà più chiaramente nei percorsi misti. La maggior riserva della batteria consente un migliore sfruttamento della trazione elettrica, ma è quando entra in funzione il 1.8 che si percepiscono la maggiore silenziosità e potenza: il motore ha un minor “effetto scooter”, sale di giri in modo meno affannoso quando il sistema necessita di potenza o di ricaricare la batteria, e la spinta è più decisa.

Renault Captur E-Tech 160 (foto Renault)

Manca sempre la possibilità di intervenire manualmente su cambi marcia o modulare la frenata rigenerativa, se non tramite la funzione Brake che si attiva con il selettore del cambio. In compenso Clio offre nella dotazione il MySense con una serie di profili di guida, da Eco a Sport, che assecondano gusti ed esigenze differenti di chi guida.

Positivo anche il giudizio sull’assetto, anche se sulle sconnessioni grandi e piccole e si apprezza di più il maggiore filtraggio di Captur e in generale la posizione di guida rialzata.

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