martedì 21 Aprile 2026 - 16:45:48

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Volkswagen ID. Cross parla la lingua della città

ID. Cross
foto © Volkswagen

Ad Amsterdam, una delle capitali europee della mobilità sostenibile, Volkswagen ha scelto un palcoscenico perfetto per mostrare dal vivo la nuova ID. Cross.

Un’anticipazione concreta di un modello destinato a diventare centrale nella strategia elettrica del marchio tedesco.

La sensazione, osservandola muoversi – benché camuffata – nel traffico urbano reale, è chiara.

Volkswagen sta cercando di riportare l’auto elettrica a una dimensione più quotidiana, meno ideologica e decisamente più concreta.

Compatta fuori, intelligente dentro

Con i suoi 4,16 metri di lunghezza, la ID. Cross si inserisce nel cuore del segmento B-SUV, uno dei più combattuti in Europa.

ID.Cross
foto © Volkswagen

È, di fatto, l’equivalente elettrico della T-Cross, ma con una filosofia completamente nuova.

Le proporzioni sono quelle giuste per la città, ma senza rinunciare a un’abitabilità interna che punta a soddisfare anche esigenze familiari.

Il punto interessante non è tanto la dimensione, quanto l’approccio progettuale.

Ogni centimetro sembra essere stato pensato per massimizzare l’efficienza, sia energetica sia dello spazio. Il risultato è un’auto che promette di essere versatile senza diventare complicata.

MEB+, la piattaforma che cambia passo

Sotto la carrozzeria troviamo la nuova architettura MEB+, evoluzione della piattaforma elettrica che ha dato vita alla famiglia ID.

Ma qui il cambiamento è più profondo di quanto sembri. Volkswagen ha scelto di adottare la trazione anteriore rispetto alla posteriore delle prime ID, decisamente più logica per un’auto compatta.

Questa scelta consente di ridurre costi, aumentare l’efficienza e semplificare la produzione, senza penalizzare l’esperienza d’uso quotidiana.

È una scelta che segna il passaggio da una fase sperimentale dell’elettrico a una pienamente industriale.

Numeri che puntano all’equilibrio

La ID. Cross non cerca record, ma equilibrio.

Il motore da 155 kW, pari a 211 CV, garantisce prestazioni più che adeguate, mentre l’autonomia dichiarata fino a 420 km nel ciclo WLTP rappresenta una soglia ormai ideale per l’uso reale.

ID.Cross
foto © Volkswagen

Anche la ricarica segue questa logica pragmatica: tempi contenuti, senza inseguire numeri estremi, ma puntando a un’esperienza semplice e prevedibile.

In sostanza, Volkswagen sembra aver compreso che, per la maggior parte degli utenti, la vera innovazione non è l’eccesso, ma la coerenza.

Un design più “umano”

Dal punto di vista stilistico, la ID. Cross introduce il linguaggio “pure positive”, una filosofia che punta a rendere l’auto meno aggressiva e più empatica.

Il frontale appare quasi “sorridente”, con superfici morbide e una firma luminosa che comunica familiarità più che sportività.

È un cambiamento culturale interessante. L’auto elettrica non deve più sembrare un oggetto futuristico o distante, ma qualcosa di immediatamente comprensibile e vicino all’utente.

La lezione degli interni

Se c’è un ambito in cui Volkswagen sembra aver fatto un deciso passo avanti è quello dell’interfaccia uomo-macchina.

Dopo le critiche ricevute dai primi modelli ID, la casa tedesca introduce un abitacolo più equilibrato, dove il digitale convive con elementi fisici.

Il display centrale cresce fino a 13 pollici e tornano comandi più tradizionali, migliorando l’ergonomia e, soprattutto, la sicurezza.

È un “ritorno” alla tradizione importante, che dimostra come l’innovazione non possa prescindere dall’usabilità.

Tecnologia al servizio della città

La dotazione tecnologica è pensata per un utilizzo urbano evoluto.

I sistemi di assistenza alla guida si integrano con dati in tempo reale, permettendo una gestione più fluida del traffico, mentre funzioni come il riconoscimento dei semafori o il parcheggio assistito avanzato rendono l’esperienza meno stressante.

ID.Cross
foto © Volkswagen

Non siamo ancora alla guida autonoma completa, ma il percorso è chiaro: ridurre progressivamente il carico cognitivo del conducente, soprattutto negli ambienti più complessi.

Il nodo del prezzo

Uno degli aspetti più rilevanti resta il posizionamento economico.

Con un prezzo atteso tra i 25 e i 30mila euro, la ID. Cross si candida a diventare uno dei modelli più accessibili nel panorama elettrico europeo.

Ed è proprio qui che si gioca la partita più importante. Perché la transizione all’elettrico non dipenderà solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di renderla economicamente sostenibile per un pubblico ampio.

Una nuova normalità elettrica

La ID. Cross non vuole stupire a tutti i costi. Non cerca di ridefinire i limiti della prestazione o di proporre soluzioni radicali.

Piuttosto, prova a inserirsi nella vita quotidiana senza attriti, rendendo l’elettrico una scelta naturale.

Ed è proprio questa la sua forza. In un mercato ancora diviso tra entusiasmo e scetticismo, Volkswagen sembra aver scelto una strada più silenziosa ma potenzialmente più efficace.
Quella di trasformare l’auto elettrica da oggetto straordinario a presenza ordinaria.

Se riuscirà nell’intento, la vera rivoluzione non sarà visibile nei numeri o nelle caratteristiche tecniche, ma nel momento in cui smetteremo di chiederci se passare all’elettrico. E inizieremo, semplicemente, a farlo.

ID. Cross
foto © Volkswagen

DS N°7, l’art du voyage

È la seconda generazione della N°7, best-seller dal nome che ricorda un profumo di un marchio glamour, ed è così europea da poter vantare il doppio passaporto: francese, grazie alle discendenze del marchio “DS”, e italiano per via dei natali a Melfi, nello stabilimento Stellantis in provincia di Potenza, dove nasce la Jeep Avenger.

Al di là del pedigree, con questo modello il brand di lusso diventato autonomo nel 2014 dopo la separazione da Citroën, mette a segno un altro passo in avanti nel proprio percorso di maturazione, puntando su un linguaggio stilistico più maturo, contenuti tecnici di alto livello e una visione della mobilità sempre più sostenibile.

Attesa nei DS Store a partire dall’ultimo trimestre dell’anno, la nuova N°7 si colloca al centro del segmento dei SUV compatti premium con l’ambizione di chi vuole ridefinirne gli standard.

Esprit de finesse

La DS N°7 evolve il design del marchio attraverso un equilibrio accurato tra eleganza e aerodinamica in cui non c’è nulla di urlato in modo gratuito.

Seguendo le tendenze del mercato le dimensioni complessive crescono con discrezione (è lunga 466 cm, larga 190 e alta 163), ma senza compromettere la maneggevolezza necessaria all’uso quotidiano, mentre il passo più lungo favorisce non solo l’abitabilità ma anche una presenza su strada più stabile.

La carrozzeria, che in parte ricorda la N°8, si sviluppa su superfici tese e volumi scolpiti con precisione, mentre la linea di cintura alta contribuisce a rafforzare la percezione di dinamismo. L’andamento fluido del tetto, che si prolunga in uno spoiler discreto, non è soltanto un elemento estetico ma una soluzione tecnica funzionale all’efficienza.

E l’attenzione all’aerodinamica si traduce in un CX pari a 0,26, valore particolarmente competitivo per il segmento, con benefici che nel pratico si fanno sentire in termini di consumi e autonomia.

Il frontale introduce una nuova identità luminosa che definisce l’impronta stilistica della gamma, mentre il posteriore si distingue per una firma ottica verticale che contribuisce alla riconoscibilità anche a distanza.

La gamma delle tinte (verde seta, grigio palladio, blu topazio, bianco alabastro, grigio cristallo e nero perla) e le combinazioni bicolore consentono di personalizzare l’auto in modo sofisticato, mentre i cerchi in lega (da 19 a 21” quelli disponibili) enfatizzano il carattere deciso e contemporaneo.

Anche la funzionalità è stata oggetto di attenzione: l’ampia superficie vetrata migliora la visibilità e la luminosità dell’abitacolo, mentre il portellone è stato progettato per garantire praticità nelle operazioni di carico, nonostante il profilo aerodinamico particolarmente curato.

Espace lounge

Entrare nella DS N°7, disponibile in quattro versioni (Aura, Pallas, Étoile e La Première), significa immergersi in un ambiente pensato per valorizzare il concetto di comfort: l’abitacolo “lounge” è uno spazio accogliente e raffinato dove la tecnologia è presente ma mai invadente.

Il layout privilegia una disposizione ordinata e intuitiva degli elementi, con un’attenzione particolare alla qualità: su tutto dominano la strumentazione digitale da 10” e lo schermo centrale da 16” con sistema DS Iris 2.0 che integra l’ormai immancabile IA che fra le altre cose supervisiona anche i fari “Pixelvision” con sistema di visione notturna che individua presenze sulla strada oltre il fascio dei fari.

I materiali utilizzati raccontano una filosofia progettuale orientata alla sostenibilità e all’artigianalità, con rivestimenti che combinano tessuti tecnici, Alcantara e pelle di alta qualità. Le finiture decorative, disponibili in diverse varianti, permettono di personalizzare l’atmosfera interna secondo gusti ed esigenze differenti.

L’illuminazione ambientale contribuisce a creare scenari luminosi sofisticati, modulabili in base al contesto o all’umore del momento.

Lo spazio a bordo beneficia dell’aumento del passo e di una progettazione attenta all’ergonomia. I sedili anteriori offrono regolazioni avanzate e funzioni dedicate al benessere, mentre quelli posteriori assicurano comfort anche nei lunghi viaggi.

Il tetto panoramico (più ampio del 40% rispetto a prima), amplifica la percezione di ampiezza, trasformando l’abitacolo in un ambiente luminoso.

Il bagagliaio da 560 litri, ampio e modulabile, si adatta con facilità alle esigenze quotidiane, grazie a una configurazione razionale e a soluzioni pratiche per la gestione dello spazio.

L’isolamento acustico accurato e l’impianto audio di fascia alta completano un’esperienza pensata per rendere ogni viaggio un momento piacevole e rilassante.

Electrique et plus

Il cuore tecnico della DS N°7 è la piattaforma STLA Medium, progettata per accogliere diverse tipologie di motorizzazioni, in linea con la strategia multi-energia del marchio.

La gamma comprende versioni completamente elettriche e soluzioni ibride a ricarica automatica, offrendo un ventaglio di scelte in grado di soddisfare esigenze di mobilità differenti.

Si va dal 1.2 Turbo, disponibile in variante mild hybrid 3 cilindri da 145 CV abbinato ad un elettrico da 48 Volt che assicura altri 28 CV (21 kW).

La DS N°7 E-Tense, al contrario, si presenta in tre diverse varianti: la prima a trazione anteriore con 230 CV e batteria da 73,7 kWh, la seconda e la longa range dotata di batteria da 97,2 kWh con 245 CV, mentre a chiudere la fila l’integrale con medesimo accumulatore ma 350 CV. E 679 km di autonomia.

Attesa in un secondo momento un’ibrida plug-in con 194 CV equipaggiata con il 1.6 turbo benzina a quattro cilindri.

Il sistema di recupero dell’energia in frenata “One pedal” a tre livelli e le diverse modalità di guida permettono di ottimizzare l’efficienza.

Parbleu, l’équipment

La DS N°7 si presenta come un concentrato di tecnologie avanzate pensate per migliorare la qualità della vita a bordo.

I sistemi di assistenza alla guida di ultima generazione contribuiscono a rendere ogni spostamento più sicuro e meno stressante, grazie a funzioni che supportano il conducente nella gestione del traffico, nel mantenimento della corsia e nella regolazione della velocità.

Il comparto digitale è dominato da un’interfaccia evoluta e personalizzabile, il sistema di infotainment consente di gestire in modo intuitivo le principali funzioni del veicolo, mentre la connettività avanzata garantisce un accesso immediato ai servizi online e alle applicazioni dedicate alla pianificazione dei viaggi.

Particolare attenzione è stata riservata all’esperienza di guida elettrica, con strumenti che permettono di programmare i percorsi in funzione delle soste di ricarica e di monitorare in tempo reale i consumi.

Le sospensioni adattive, capaci di analizzare la superficie stradale e di regolare automaticamente la risposta degli ammortizzatori, rappresentano un ulteriore elemento distintivo, contribuendo a un equilibrio ottimale tra comfort e dinamica.

Completano l’equipaggiamento soluzioni innovative come i sistemi di illuminazione intelligente, dispositivi di sicurezza attiva e un ecosistema di servizi connessi che accompagna il cliente lungo tutto il ciclo di vita del veicolo.

Con Alphabet Italia la mobilità aziendale diventa sostenibile

Alphabet
foto © Alphabet

Alphabet Italia (tra i principali fornitori globali di soluzioni di mobilità aziendale) ha conquistato la Gold Medal EcoVadis con un punteggio di 85/100.

In questo modo entra nel ristretto top 5% globale delle aziende più virtuose in ambito ESG.

Fondata nel 1997 nel Regno Unito come divisione di BMW Group, Alphabet mette a disposizione un’expertise consolidata nella gestione di auto e veicoli commerciali, supportando le aziende nella gestione della propria flotta in modo efficiente e sostenibile.

Nel panorama della mobilità corporate – dove elettrificazione, digitalizzazione e gestione intelligente delle flotte stanno ridefinendo le regole del gioco – il risultato ottenuto da Alphabet è un segnale forte.

Si tratta di un riconoscimento che va oltre la semplice certificazione, è la dimostrazione di un sistema industriale che evolve, integrando sostenibilità e performance in un unico ecosistema tecnologico e strategico.

ESG, vera architettura industriale

La valutazione di EcoVadis si fonda su quattro pilastri chiave.

Focus operativo Impatto nella mobilità
Ambiente Emissioni, energia, risorse Decarbonizzazione flotte, EV adoption
Lavoro & Diritti Umani Welfare, sicurezza, inclusione Employer branding e retention
Etica Compliance, anticorruzione Trasparenza nei processi
Acquisti sostenibili Supply chain responsabile Filiera automotive sostenibile

Alphabet Italia ha migliorato tutti i 21 criteri di valutazione, segno di una trasformazione che non si limita al prodotto ma coinvolge processi, governance e supply chain.

Dalla flotta alla piattaforma

Nel mondo del noleggio a lungo termine, il valore competitivo risiede sia nel veicolo, sia nella capacità di gestire dati, emissioni e comportamenti di utilizzo.

Alphabet si muove lungo tre direttrici tecnologiche principali, l’elettrificazione intelligente, la data-driven mobility e il carbon management avanzato.

Per la prima, attraverso consulenze dedicate e strumenti di analisi, l’azienda accompagna le flotte aziendali nella transizione verso l’elettrico, valutando il TCO (Total Cost of Ownership), i profili di utilizzo e le infrastrutture di ricarica.

Soluzioni come piattaforme digitali e app consentono poi di monitorare i consumi reali, le emissioni per veicolo e l’efficienza operativa della flotta.

Infine, con strumenti come l’analisi delle emissioni e il reporting ESG, le aziende possono misurare la propria impronta carbonica, definire strategie di riduzione, allinearsi agli standard internazionali.

Il ruolo strategico di BMW Group

Essere parte del BMW Group significa operare secondo standard industriali elevati.

In particolare per quanto riguarda la qualità dei processi, l’innovazione tecnologica ela sostenibilità lungo l’intero ciclo di vita del veicolo.

Questo legame si traduce in un vantaggio competitivo concreto.

Infatti, Alphabet può integrare soluzioni di mobilità con le più avanzate tecnologie automotive, in particolare sul fronte dell’elettrificazione e dei servizi connessi.

EcoVadis, lo standard globale della sostenibilità

Fondata nel 2007, EcoVadis rappresenta oggi uno dei riferimenti globali per la valutazione ESG, con oltre 100mila aziende analizzate, una capillare presenza in 175 Paesi e metodologie basate su standard come GRI, ISO 26000 e UN Global Compact.

Il suo valore risiede nella capacità di trasformare la sostenibilità da concetto astratto a metrica concreta e comparabile.

Un modello replicabile?

Il caso Alphabet Italia mette in evidenza un punto cruciale, cioè che la sostenibilità non è più un “plus”, ma una infrastruttura competitiva.

Nel settore automotive e della mobilità aziendale, questo si traduce in flotte sempre più elettrificate, supply chain trasparenti, un utilizzo intensivo dei dati e modelli di business flessibili, come il mobility budget.

La Gold Medal EcoVadis ottenuta da Alphabet Italia è la prima tappa di un percorso ampio. In un settore che storicamente ha contribuito in modo significativo alle emissioni globali, vedere operatori della mobilità trasformarsi in “abilitatori” della sostenibilità rappresenta un cambio di paradigma.

La vera sfida, oggi, non è ottenere un punteggio elevato, ma rendere sistemica questa trasformazione, integrandola nelle decisioni quotidiane di aziende e utenti.

Perché la mobilità del futuro non sarà definita solo da ciò che guidiamo, ma da come, perché e con quale impatto lo facciamo.

Alphabet
Marco Girelli, presidente e amministratore delegato di Alphabet Italia – foto © Alphabet

Tecnologia BILSTEIN DampTronic X per Aston Martin Vanquish

©BILSTEIN 2026

Per le sospensioni della ultramoderna GT Vanquish, Aston Martin sceglie la tecnologia BILSTEIN.

La Vanquish monta un potente motore V12 biturbo 5.2 litri da 835 CV e 1.000 Nm, valori che consentono alla vettura di raggiungere una velocità massima di 344 km/h.

Simon Newton, Director of Vehicle Performance alla Aston Martin:

“Questa sensazione di spinta illimitata doveva essere accompagnata da un pari livello di controllo e raffinatezza”.

“Abbiamo ottenuto questo risultato esplorando ulteriormente le straordinarie potenzialità dei nuovi ammortizzatori adattivi BILSTEIN DampTronic X, del differenziale elettronico e dell’elettronica di ultima generazione”.

Telaio ad alte prestazioni per un motore potente

Un motore del genere richiede un telaio ad alte prestazioni che offra una dinamica ben bilanciata tra il comfort sulle lunghe distanze proprie di una GT e la precisione tipiche di una supersportiva.

La tecnologia BILSTEIN DampTronic X contribuisce in modo sostanziale a questo equilibrio.

Una collaborazione che già nel 2020 aveva impressionato la Casa britannica durante i test sul tracciato Nordschleife del Nürburgring.

©BILSTEIN 2026

Tecnologia BILSTEIN per una dinamica di smorzamento eccezionalmente elevata

Il cuore della tecnologia è una valvola di regolazione della pressione estremamente veloce, che consente una dinamica di smorzamento eccezionalmente elevata.

tecnologia bilstein
©BILSTEIN 2026

Gli ammortizzatori BILSTEIN DampTronic X regolano in pochi millisecondi le forze di smorzamento in base al fabbisogno determinato dalla centralina principale.

La centralina calcola e regola la forza di smorzamento ottimale diverse centinaia di volte al secondo sulla base dei dati forniti dai sensori in base alla situazione di guida e alla selettività della ruota, come:

  • il movimento delle ruote e della scocca,
  • la velocità della vettura,
  • la variazione dell’angolo di sterzata.

Si risolve così il classico conflitto tra massimo comfort, che richiede forze di smorzamento basse, e le massime prestazioni, che richiedono invece forze di smorzamento elevate.

Insieme al differenziale elettronico, che può essere bloccato in 135 millisecondi, la Vanquish offre una delle sospensioni adattive più veloci mai realizzate.

Grazie ai tempi di risposta rapidi degli ammortizzatori, la modalità di guida dinamica “GT” rimane confortevole, offrendo al tempo stesso una maneggevolezza straordinariamente agile e precisa.

Nelle modalità “Sport” e “Sport+” la Vanquish mostra il suo lato più dinamico, con una risposta ancora più diretta e un controllo della carrozzeria più rigido.

©BILSTEIN 2026

Thomas Grassmann, account manager del reparto vendite OE di BILSTEIN:

“Il peso ridotto degli ammortizzatori DampTronic X, ottenuto grazie al design coni valvola interna e tubi in alluminio, riduce anche le masse non sospese”.

“Equipaggiata in questo modo, la Vanquish trasforma ogni curva in una vera esperienza”.

Nissan Micra: più elettrica, più urbana, più italiana

Partenza dall’obelisco dell’Eur, passaggio sul lungotevere, fin su al Gianicolo per un saluto alla statua di Garibaldi che si affaccia su tutta Roma. Poi ritorno per Circo Massimo, pronti per la presentazione italiana di Nissan Micra.

È arrivata sul mercato la sesta edizione della giapponesina che nel 1992 ha conquistato i cuori italiani e da allora nelle versioni successive ha venduto 600mila pezzi.

Play with the city” è il claim per il lancio di Nissan che ha scelto la capitale, dopo il primo unveil la scorsa primavera e il test drive di settembre a Rotterdam, per lanciare la nuova Micra.

Un modello simbolo per Nissan in Italia

Per molti italiani dire Micra equivale quasi a dire Nissan.

Lo afferma in conferenza stampa Marco Toro, l’AD del brand, perché un “sondaggio condotto nel nostro Paese svela che per il 98% di connazionali Micra è indissolubilmente legata al marchio, lo rappresenta perfettamente”.

Difatti degli 1,42 milioni di unità di tutti i modelli del brand giapponese, come accennato 600mila sono state Micra, il 42% del totale.

E per spingere di nuovo in alto le vendite, Nissan punta molto sul suo gioiello del “segmento B che in Italia è sempre protagonista con 362mila unità nel 2025” sottolinea Toro.

E secondo le previsioni nel 2026, il peso dell’elettrico del segmento B nel mercato italiano dovrebbe raggiungere quota 10%, numeri interessanti per Nissan.

Un design tra citycar e B-SUV

Dal punto di vista estetico, la nuova Micra ricorda molto nella linea complessiva la Renault 5 E-Tech Electric.

Del resto è la vettura con cui condivide parte della base tecnica, compresi il design degli elementi interni all’abitacolo.

Ma a differenza della cugina francese ha più l’aspetto di un B-Suv robusto, con baricentro basso, passaruota pronunciati, linee morbide, aggressive nei colori dark (nero e grigia), ma più spiritosa nei colori di lancio, blu, rossa e bianca.

Le luci anteriori e posteriori rotondeggianti sono gli elementi che più caratterizzano il look e riprendono gli stilemi della seconda Micra arrivata in Italia.

Più larga, più alta e più corta delle versioni precedenti, con batteria bassa per dare maggiore stabilità nel misto e agilità nei percorsi urbani.

Interni e tecnologia di bordo

Alla guida della Micra in questo test drive cittadino, tra le strade trafficate del centro di Roma, il comfort è molto buono.

Gli spazi alla guida ci sono, anche per chi è più alto di 1,85 di altezza. Molto comodo il volante, i comandi touch fisici e non solo touchscreen sono una benedizione.

I materiali sono di buona plastica, così come è ottimo il materiale delle rifiniture, in tessuto polimerico morbido. Gli schermi touch sono due, quello del guidatore e quello centrale per il controllo generale, e superano i 10”.

Motori, autonomia e ricarica

Al semaforo lo spunto è decisamente buono, e in una città come Roma si gareggia con gli scooter tra il rosso e il verde. Due le versioni di batteria: da 40 e 52 kWh con 122 e 150 CV di potenza. Diverse ovviamente le autonomie, di 317 e 416 km dichiarati dalla casa.

“Il segmento B in media percorre 40 km al giorno – prosegue Marco Toro – per cui problemi di ricarica non ci sono”.

Infatti, la Micra si ricarica fino all’80% in 30 minuti con 100 kW in DC che garantiscono fino a 270 km di autonomia.

“Le modalità di guida sono 4 – racconta Marco Puricelli, fresco di nomina come Head of Communications di Nissan Italia – eco, sport, comfort e perso.

Tra l’una e l’altra cambiano potenza, coppia e spunto del motore. E poi ci sono 3 livelli di frenata rigenerativa (low, medium e high) a cui si aggiunge l’e-pedal che aumenta il livello di rigenerazione fino all’arresto della vettura”.

Come va su strada

La prima impressione è quella di un’auto agile e scattante che permette di muoversi con rapidità e dalla sterzata precisa.

Lunga 4 metri, larga 1,8, con un passo di 2,54 metri, si è mossa egregiamente tra le stradine del centro storico, come a Trastevere, assorbendo bene il tremolio dei caratteristici sampietrini.

Micra è comunque anche una city car che ambisce a piccole incursioni fuori porta.

Il prezzo da listino parte da 29.500 euro: con un usato di altri marchi può contare su 2.500 di sconto che sale a 4.500 con usato Nissan, scendendo quindi a 27 o 25mila euro.

SCHEDA TECNICA

Batteria – NMC ioni di litio

Batteria                               40 kWh                                52 kWh

Potenza                               90 kW                                  110 kW

Coppia max                        225 Nm                                245 Nm

Velocità max –                                               150 km/h

0-100 km/h                          9 s.                                       8 s.

Capacità lorda/netta            43 kWh/40 kWh           55 kWh/52 kWh

Voltaggio –                                                     400 V

Autonomia combinato (WLTP)     317 km                        416 km

Ricarica

AC 11 kW (10-100%)           3,45 h                                   4,45 h

DC (15-80%)                                                  30 min.

Trazione –                                                     anteriore

Lunghezza/larghezza/altezza     3.974/1.830/1.499 mm

Passo                                                             2.541 mm

Diametro di sterzata                                     10,3 m

Bagagliaio                                                     326/1.606 l.

Freni ant/post.                                      dischi ventilati/dischi

Sospensioni ant/post                    indipendenti MacPherson/multi-link

Pneumatici ant/post                                 195/55 R18 93H

Garanzia –                                3 anni (standard)/10 anni (Nissan More)

Dalle bombe ai listini, il viaggio invisibile dei rincari

Perfino Socrate, in tempi non sospetti, diceva che “Tutte le guerre sono combattute per denaro”. Figuriamoci oggi, quando basta che un petardo scoppi vicino ad un barile di petrolio per dare la scusa buona a chi non vedeva l’ora di alzare i prezzi.

Se poi le guerre, come in questi tempi bui, sono addirittura più di una, va da sé che l’effetto diventa dirompente, accorciando la distanza siderale che corre tra una crisi geopolitica e il portafoglio di un automobilista europeo.

Eppure, in un’economia globalizzata, bastano pochi giorni di tensione per trasformare equilibri industriali consolidati in un vortice di rincari.

È il quadretto poco edificante che emerge dall’analisi di “Federcarrozzieri”, secondo cui il perdurare del conflitto in Medio Oriente potrebbe tradursi in un aumento medio dei prezzi delle auto nuove pari a circa 1.450 euro.

Una cifra che non rappresenta soltanto un ritocco consistente, ma il segnale ancora più preoccupante di una pressione crescente che grava sull’intero comparto automobilistico.

La miccia dell’energia

Nulla di nuovo: è l’ennesimo ripetersi del “butterfly effect”, l’effetto farfalla, uno dei passaggi della teoria del caos secondo cui all’interno di un sistema piccole variazioni iniziali possono produrre effetti dirompenti a lungo termine.

Parlando come se magna, basta un colpo di fucile sparato da qualche parte e l’indomani benzina, gas e luce rincarano.

Ma quello è solo l’inizio, perché l’impatto fa in fretta ad estendersi a macchia d’olio su tutte le fasi produttive, dalla lavorazione dei materiali alla logistica.

I derivati del greggio sono alla base di numerosi processi tecnici, come la produzione di vernici e solventi, mentre l’energia è indispensabile per operazioni ad alto consumo, come l’essiccazione delle carrozzerie nei forni industriali.

L’alluminio, il metallo che pesa sui conti

Se l’energia rappresenta il carburante invisibile della filiera automotive, l’alluminio è uno degli elementi più strategici. Negli ultimi anni, la necessità di ridurre il peso dei veicoli per migliorare l’efficienza e rispettare le normative sulle emissioni ha portato a un utilizzo sempre più massiccio di questo metallo.

In una vettura moderna, l’alluminio costituisce mediamente il 15% della massa complessiva, con percentuali ancora più elevate nei modelli di fascia alta e nelle piattaforme elettriche.

La centralità di questo materiale dal peso tre volte inferiore all’acciaio si scontra con una vulnerabilità logistica evidente.

Una parte consistente della produzione mondiale è concentrata nei Paesi del Golfo e il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenta una via di transito cruciale per le forniture dirette verso l’Europa.

Ogni anno, centinaia di migliaia di tonnellate di alluminio attraversano questo tratto di mare, oggi reso incerto dalle tensioni militari.

La conseguenza è stata una rapida impennata delle quotazioni, che hanno sfiorato i 3.500 dollari a tonnellata, spingendo verso l’alto i costi di produzione per le case automobilistiche e per l’intero indotto.

Catene di montaggio sotto pressione

L’aumento del prezzo delle materie prime si traduce inevitabilmente in una compressione dei margini per i costruttori, già provati da anni di turbolenze, dalla crisi dei semiconduttori alla riconversione verso la mobilità elettrica.

E l’ipotesi di un incremento del 5% sui listini appare sempre meno improbabile, anche se il rincaro medio stimato di circa 1.450 euro per veicolo rischia di rallentare ulteriormente il rinnovo del parco circolante italiano, tra i più anziani del continente.

Ma la questione non riguarda soltanto i prezzi. Il blocco o il rallentamento delle rotte commerciali potrebbe incidere anche sui tempi di produzione e consegna, riportando sul mercato esperienze già viste negli ultimi anni, quando l’attesa per un’auto nuova si misurava in semestri.

Una situazione che potrebbe alimentare tensioni anche nel mercato dell’usato, con una domanda in crescita e prezzi destinati a salire di conseguenza.

Riparazioni più care e officine in difficoltà

Il rincaro delle materie prime e dell’energia non si ferma alle linee di montaggio, ma arriva anche al mondo della manutenzione.

Le carrozzerie, in particolare, si trovano a gestire costi crescenti per l’acquisto dei ricambi e per il funzionamento degli impianti tecnici. I processi di verniciatura, ad esempio, richiedono un elevato dispendio energetico, mentre molti materiali utilizzati nelle riparazioni derivano direttamente dal petrolio.

Un doppio aumento che rischia di comprimere la redditività delle officine, costringendole a trasferire parte dell’onere sui clienti finali.

L’effetto a catena sulle assicurazioni

Ma in un effetto domino disastroso, quando il costo di una riparazione cresce, le compagnie assicurative, chiamate a rimborsare sinistri sempre più cari, tendono a riequilibrare i bilanci adeguando i premi.

Il risultato è un effetto a catena che coinvolge l’intera platea degli automobilisti, indipendentemente dal fatto che acquistino o meno una vettura nuova. In questo scenario, la crisi internazionale si traduce in una pressione diffusa sui costi della mobilità, trasformandosi in una sorta di tassa indiretta sulla circolazione.

Strategie di difesa e incognite future

Il settore automotive sembra voler reagire: i costruttori stanno rivedendo le strategie di approvvigionamento e adottando strumenti di copertura finanziaria per mitigare la volatilità dei prezzi delle materie prime.

Parallelamente, le officine investono in soluzioni di efficienza energetica per contenere l’impatto dei rincari.

Ma esiste il rischio concreto che una crisi lontana si trasformi in una tempesta perfetta per l’automobilista, da che mondo è mondo uno dei capri espiatori preferiti di ogni crisi, guerra o litigio scoppi in qualche parte del mondo.

Car Clinic porta sul podio i campioni invisibili della riparazione auto

Non ci sono motori che rombano né semafori pronti a scattare, eppure la tensione è quella di una competizione sportiva. La differenza è che la sfida si gioca tra banchi di lavoro, strumenti diagnostici e superfici da riportare alla perfezione.

È in questo scenario, dove la tecnica si intreccia con l’esperienza, che ha preso forma la prima edizione della “Car Clinic Champions”, l’iniziativa voluta dal principale network italiano di carrozzerie per valorizzare il talento dei propri professionisti.

A conquistare il titolo nazionale sono stati Nicola Pasceri, Daniele Mango e Gianluca Giargiana, protagonisti della finale disputata il 12 marzo nel centro milanese di Lambrate.

Un percorso di selezione lungo tutta l’Italia

Prima di arrivare all’atto conclusivo, i concorrenti hanno affrontato una serie di prove tecniche distribuite tra gennaio e febbraio nei centri di Torino, Pero, Roma e Bologna.

Un itinerario della competenza pensato per mettere alla prova le abilità dei tecnici nelle tre aree cardine della riparazione automobilistica contemporanea: diagnosi e montaggio della carrozzeria, verniciatura e lattoneria.

Un confronto serrato che ha richiesto non solo manualità, ma anche capacità di adattamento e padronanza delle tecnologie più avanzate.

Diagnosi e riassemblaggio: la precisione invisibile

A distinguersi nella fase di smontaggio, riassemblaggio e diagnostica è stato Nicola Pasceri, romano, 40 anni. La sua performance ha evidenziato quanto la riparazione moderna sia sempre più legata alla conoscenza dei sistemi elettronici e delle componenti di sicurezza.

Anche un urto apparentemente lieve può generare criticità non immediatamente visibili, e proprio la capacità di individuarle e risolverle con precisione rappresenta oggi uno degli aspetti più complessi del mestiere.

Verniciatura: tecnologia e sensibilità estetica

Nel campo della verniciatura ha prevalso Gianluca Giargiana, 43 anni, milanese, che ha dimostrato grande padronanza nella gestione delle sfumature tra pannelli e nell’utilizzo di strumenti tecnologici di ultima generazione.

Il suo lavoro ha sottolineato come la finitura della carrozzeria non sia soltanto un intervento estetico, ma una fase tecnica che richiede standard elevati e un equilibrio costante tra protocolli industriali e sensibilità artigianale.

Lattoneria: la tradizione che evolve

Il primo posto nella lattoneria è stato conquistato da Daniele Mango, 50 anni, romano, che ha saputo interpretare una delle discipline più storiche del settore con un approccio moderno.

Le tecniche di raddrizzatura e battitura, integrate con attrezzature innovative, rappresentano un punto di incontro tra esperienza e innovazione tecnologica, dimostrando come la tradizione possa continuare a essere un valore strategico.

Formazione e tecnologia al centro della sfida

La competizione ha avuto anche un significato più ampio, mettendo in evidenza il ruolo della formazione continua in un settore in rapida evoluzione.

L’introduzione di tecnologie sempre più sofisticate e la necessità di garantire standard qualitativi elevati impongono ai professionisti un aggiornamento costante.

Un network in crescita nel panorama automotive

Fondata nel 2008, Car Clinic ha costruito il proprio sviluppo su una rete capillare composta da 60 centri di proprietà e 70 partner distribuiti sul territorio nazionale.

Con quasi 600 dipendenti e un fatturato che nel 2024 ha superato i 120 milioni di euro, il gruppo si conferma un interlocutore strategico per le principali compagnie assicurative nella gestione delle riparazioni post-sinistro.

L’eccellenza quotidiana dietro ogni riparazione

La prima edizione della Car Clinic Champions ha offerto uno sguardo ravvicinato su un settore spesso lontano dai riflettori, ma essenziale per la sicurezza degli automobilisti. Dietro ogni vettura riportata in condizioni ottimali si nasconde un lavoro fatto di competenze specialistiche, precisione e passione.

In un’epoca di trasformazioni tecnologiche profonde, la figura del carrozziere si conferma la protagonista silenziosa di un cambiamento che corre proprio di fianco all’innovazione.

Google Maps revolution: il viaggio entra nella terza dimensione

Per l’umanità che viaggia in auto esistono due ere geologiche ben distinte: prima e dopo il navigatore satellitare. Fino al 1990, partire da A per raggiungere B significava affidarsi alla segnaletica, alle informazioni chieste per strada e alle cartine, quei prodotti cartacei difficili da chiudere che in genere finivano nel fondo dei cassetti delle auto.

Roba che ovviamente non teneva conto di modifiche, lavori in corso e deviazioni.

Poi, nel 1991, il sistema GPS (Standard Positioning System) nato per scopi militari viene aperto all’uso civile, cambiando per sempre il piacere dei viaggi.

La terza data fondamentale di questa storia, secondo il colosso Google, sta per arrivare con il più imponente aggiornamento mai realizzato per “Maps”, il celebre servizio internet geografico che conta su oltre due miliardi all’anno di utenti attivi ogni mese, copre 250 Paesi e vanta oltre 100 milioni di aggiornamenti quotidiane alle mappe.

Per essere ancora più chiari, la rivoluzione della mobilità digitale entra in una nuova fase, quella in cui il navigatore non si limita più a indicare soltanto la strada, ma prova a comprendere cos’ha in mente chi guida.

Una mappa che diventa ambiente

Il cambiamento immediatamente percepibile è la nuova visualizzazione tridimensionale, destinata a sostituire progressivamente la tradizionale mappa piatta.

Grazie all’elaborazione combinata delle immagini di Street View e delle fotografie aeree, l’interfaccia mostra edifici, cavalcavia, dislivelli del terreno e dettagli urbani con un realismo molto più efficace.

E non si tratta solo di un miglioramento estetico, perché la rappresentazione in 3D serve a orientarsi meglio nei luoghi complicati, soprattutto nei centri urbani e negli svincoli autostradali.

Corsie, attraversamenti pedonali, semafori e segnali di stop sono evidenziati per facilitare la guida, mentre zoom automatici e intelligenti permettono di anticipare curve e cambi di direzione.

In alcuni casi, gli edifici possono diventare trasparenti, consentendo di “guardare oltre” la struttura e capire in anticipo la manovra successiva. Il risultato è una navigazione più prevedibile, che riduce lo stress al volante e rende il percorso molto più facile.

Il copilota digitale

L’evoluzione prende il nome di “Immersive Navigation” ed è un netto salto di qualità: l’applicazione non si limita più a tracciare una linea sullo schermo, ma ricostruisce il contesto urbano in modo dinamico, avvicinandosi all’esperienza visiva del conducente.

A completare il quadro contribuisce una guida vocale ripensata, con indicazioni più naturali e contestuali, simili a quelle che fornirebbe un passeggero esperto.

Invece delle classiche istruzioni frammentate, il sistema anticipa le manovre con frasi più articolate e comprensibili, rendendo più chiara la sequenza delle azioni da compiere.

L’impostazione punta a ridurre l’incertezza di alcune situazioni come le intersezioni trafficate o gli svincoli multilivello, dove indicazioni più precise possono fare la differenza.

Ask Maps

Alla rivoluzione visiva si affianca quella linguistica: con la funzione “Ask Maps”, l’interazione con la cartografia si avvicina al linguaggio naturale.

Non è più necessario inserire parole chiave o filtrare manualmente i risultati: gli utenti possono formulare domande complesse, come farebbero parlando con un amico o un assistente personale.

Il sistema, basato sui modelli di intelligenza artificiale Gemini, analizza il contesto della richiesta e fornisce risposte integrate direttamente nella mappa.

Questa capacità si fonda su un patrimonio informativo immenso che include oltre 300 milioni di luoghi registrati nel database dell’app e i contributi quotidiani della comunità globale di utenti del sistema. Recensioni, fotografie e suggerimenti diventano una sorta di archivio collettivo che l’AI utilizza per costruire indicazioni personalizzate.

Viaggi pianificati con l’IA

Una delle funzioni in cui la nuova tecnologia promette di incidere maggiormente è la pianificazione dei viaggi.

Inserendo una serie di destinazioni, il sistema può suggerire tappe intermedie, punti di interesse e percorsi alternativi, combinando indicazioni stradali con informazioni pratiche e suggerimenti derivati dalle esperienze degli altri utenti.

In questo modo, la mappa non si limita più a indicare la direzione ma diventa uno strumento di esplorazione, capace di costruire itinerari completi e adattati alle preferenze personali.

La memoria delle interazioni precedenti contribuisce a rendere le risposte sempre più mirate, trasformando l’applicazione in un assistente capace di evolversi insieme alle abitudini di chi la utilizza.

Traffico in tempo reale

L’aggiornamento introduce anche una gestione più sofisticata dei percorsi alternativi, resa possibile da una capacità di elaborazione dei dati sempre più elevata.

La piattaforma integra milioni di aggiornamenti sul traffico ogni secondo, arrivando a processare oltre cinque milioni di informazioni in tempo reale per individuare la soluzione migliore.

La novità non sta soltanto nella proposta di una strada diversa, ma nella spiegazione delle differenze tra le opzioni disponibili: un tragitto può risultare più lungo ma meno congestionato, oppure più rapido ma con pedaggi o rallentamenti.

L’utente viene messo nelle condizioni di scegliere in modo consapevole, valutando non solo il tempo di percorrenza ma anche il livello di stress o i costi del viaggio.

L’ultimo miglio sotto controllo

Un’attenzione particolare è dedicata alla fase finale dello spostamento, spesso la più delicata. Prima ancora di mettersi in viaggio, è possibile visualizzare l’aspetto reale della destinazione grazie alle immagini “Street View”, mentre durante l’arrivo il sistema segnala l’ingresso principale dell’edificio e suggerisce il lato della strada più adatto per fermarsi o parcheggiare.

Questa funzione, apparentemente marginale, risponde in realtà a un bisogno concreto degli automobilisti, riducendo l’incertezza che accompagna gli ultimi metri del percorso, soprattutto in contesti urbani sconosciuti o congestionati.

Lancio graduale e attesa globale

Le nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale sono già in fase di distribuzione negli Stati Uniti e in India per dispositivi Android e iOS, con l’estensione prevista anche ai sistemi di bordo compatibili con CarPlay, Android Auto e veicoli dotati di Google integrato.

L’arrivo a livello globale avverrà gradualmente nei prossimi mesi.

Più che un semplice aggiornamento, la trasformazione è il giro di boa verso una nuova era della navigazione digitale in cui la mappa non sarà più soltanto uno strumento per orientarsi, ma un ambiente intelligente capace di interpretare il mondo in tempo reale.

Kimi Antonelli, se un bambino prodigio diventa re

Chinese Grand Prix, Saturday, Jiri Krenek during the Formula 1 Heineken Chinese Grand Prix 2026, 2nd round of the 2026 Formula One World Championship from March 13 to 15, 2026 on the Shanghai International Circuit, in Shanghai, China - Photo Jiri Krenek / ACTIVEPICTURES

Vent’anni dopo, due decenni. C’è voluto tutto questo tempo perché un pilota italiano tornasse a vincere. Allora Fisichella, oggi Andrea Kimi Antonelli, 19 anni di Bologna, talento e coraggio, forza ed emozione, primo nel GP di Cina a Shanghai sulla Mercedes.

Nel cuore di Kimi arde il fuoco sacro dei fuoriclasse e se è vero che una rodine non può fare primavera, nel piede pesante del giovane bolognese ci sono tutti gli ingredienti perché quello in Cina sia un punto di partenza, oltre che un punto di arrivo, la chiusura della fase da baby prodigio, l’inizio di quella da adulto.

Si segnala, dopo la vittoria, nel retropodio, un veloce scambio di battute in italiano con Stefano Domenicali a proposito di una piccola sbavatura nel finale: “Mi sono c…. addosso”. È un ragazzo, com’è giusto che sia. Ma potenzialmente molto, molto di più.

Chinese Grand Prix, Saturday, Jiri Krenek during the Formula 1 Heineken Chinese Grand Prix 2026, 2nd round of the 2026 Formula One World Championship from March 13 to 15, 2026 on the Shanghai International Circuit, in Shanghai, China – Photo Jiri Krenek / ACTIVEPICTURES

Per ora non resta che gioire con lui, commuoverci con la sua commozione, e incrociare le dita. Il tutto nel giorno in cui, oltre alla super Mercedes (secondo George Russell) s’è vista una grande Ferrari, finalmente.

E un duello senza esitazioni tra Hamilton e Leclerc che s’è concluso con il primo podio in rosso del campione inglese. Chissà che quest’anno la Rossa e i Rossi suonino un’altra musica.

MERCEDES 10 e lode

Ha l’auto migliore e quel quid nel motore che nessuno (nemmeno gli avversari) possono dire con certezza che stia nell’endotermico ipertrofico. Tocca attendere le verifiche di metà stagione per capire. Ma, certo, oltre al motore c’è un’auto pazzesca, disegnata dagli ex ferraristi James Allison e Simone Resta.

Su tutto però, almeno in Cina, c’è la prova superlativa di Kimi Antonelli: pole, giro veloce, duello in pista, grande capacità tattica (nel portare in temperature le gomme dopo la Safety Car) e la sicurezza di un veterano. Voto? Forse ci vuole la scala di un esame universitario (30 e lode) o quella di una tesi di laurea (110 con lode, bacio accademico e diritto di pubblicazione).

Ma, anche, ci vorrà molta freddezza nel gestire il “dopo-la-prima”. Non una goccia di talento va sprecato, la stagione è lunga, gli avversari forti. Il primo è George Russell (voto 9) che mastica amaro e cercherà la rivincita immediata già in Giappone.

La postura manageriale di Toto Wolff, l’uomo che la voluto Kimi, è una garanzia. Ma, come si dice in questi casi, testa bassa e pedalare.

FERRARI 10

44 HAMILTON Lewis (gbr), Scuderia Ferrari SF-26, 16 LECLERC Charles (mco), Scuderia Ferrari SF-26, action during the Formula 1 Heineken Chinese Grand Prix 2026, 2nd round of the 2026 Formula One World Championship from March 13 to 15, 2026 on the Shanghai International Circuit, in Shanghai, China – Photo Florent Gooden / DPPI

Ottimo scatto al via, ormai la specialità della casa. E poi, prima e dopo, lunghe fasi di duello ad altissimo tasso di adrenalina tra Leclerc ed Hamilton. Dal muretto non danno indicazioni (bravi!) e i due se le suonano di sana ragione, con stile e sportività, senza mai venire meno al fair play e al senso di responsabilità verso la Ferrari.

Un rotondo 10 ad Hamilton (che ha salutato con il podio la festa della mamma, che in Inghilterra cade oggi: sotto il podio c’era anche mamma Carmen). E un bel 9,5 a Leclerc: non ama questa pista, ma si è battuto come un leone. La Rossa deve lavorare, l’agilità felina al via non basta, la Mercedes ha margine in termini di potenza.

Gli avversari credono sia per la “furbata” sul motore termico, gli uomini di Wolff si difendono dicendo che il vantaggio è nella parte elettrica e nella gestione del sistema ibrido. Lo si capirà strada facendo. Ma intanto la Ferrari deve recuperare, forse stringendo i tempi per portare in gara la nuova ala “macarena”.

HAAS 9

Brilla persino Esteban Ocon, salvo sprecare tutto con un errore nel finale. Voto 6. Ma il suo rendimento dimostra quasi sia cresciuta e quanto sia solida la “ferrarina d’America” che oggi è targata anche un po’ Toyota.

Tanto che Ollie Bearman, un altro dei bambini terribili della F1, offre un’ulteriore pennellata d’autore. Bravo, concreto, aspira alla Ferrari e a recitare anche lui come recita Antonelli. Voto 9, per ora.

ALPINE 8,5

Per un po’ anche l’oggetto misterioso Franco Colapinto (veloce, ma incostante) balla con i grandi: voto 7. Ma è il “solito” Pierre Gasly che, dopo aver convinto in qualifica, s’impone (nelle gerarchie interne) in gara. Porta punti e alimenta il dubbio: ma se avesse un’auto competitiva? Voto 8.

RACING BULL 7

Alla fine meglio la squadra di Faenza che la capofila di Milton Keynes, la Red Bull. Tra i due la spunta Lawson (voto 7), anche se i lampi sono dell’irriverente (e talentuoso) Lindblad (voto 7), specialista nel fare arrabbiare Verstappen.

RED BULL 6.5

Isack Hadjar (voto 7) meglio di Verstappen (voto 6), peraltro costretto al ritiro. Si pensava che il problema della Red Bull potesse essere il motore, invece si scopre che la Power Unit tanto malaccio non è, ma è l’auto che non convince. Max guarda altrove, correrà con le GT3 al Nurburgring (“non voglio aspettare i 40 anni per divertirmi”). È dura.

WILLIAMS 6

Le squadre del midfield lottano tra sudore (tanto) e lacrime (tante pure queste). Sainz tira fuori dal cappello una prova concreta, che porta qualche punto (voto 6.5). Ma il fatto che Albon (s.v.) non si sia nemmeno potuto schierare è un pessimo segnale.

AUDI 6. Idem

Un pilota out (Bortoleto s.v.) e uno che arriva al filo della zona punti grazie all’0esperienza, ovvero Nico Hulkenberg (voto 6.5): c’è tanta strada da fare.

CADILLAC 5

Valtteri Bottas e Sergio Perez riescono persino a urtarsi tra loro, in un duello di retrovia. Voto 5 per tutti e due.

ASTON MARTIN 4

Stroll caracolla fino al ritiro, voto 4.5. Alonso (voto 6) firma un’ottima partenza, poi la “verdona” a motore Honda ne appiattisce ogni prospettiva, zero possibilità e ritiro. La prossima gara è in Giappone, sulla pista di casa del marchio nipponico. Si prevedono psicodrammi (già visti in passato).

MCLAREN s.v.

Nessuno dei due piloti prende il via, per non meglio precisati problemi di natura elettronica. Nel 2025 hanno dominato, la power uni è sempre la stessa (Mercedes): ma cosa succede a Woking? Squadra in crisi di identità, piloti  (s.v.) con il morale a terra.

PIRELLI 9

Tutto bene, solo un po’ di graining per chi (Verstappen) aveva deciso di cominciare la gara con le rosse. Ma soprattutto le bianche hanno bene impressionato, considerando che il primo pit è stato per tutti anticipato dall’ingresso della Safety Car.

Spiega il direttore motorsport Dario Marrafuschi: “Abbiamo usato tutte e tre le mescole in gara, considerando anche la Sprint di sabato”.

La luce che accende il duello tra Ferrari e Mazda

Nel mondo dell’automotive, dove ogni dettaglio è calibrato con una precisione quasi chirurgica, anche una parola può diventare terreno fertile per gli uffici legali. Secondo il sito “CarExpert”, è quanto sta accadendo attorno al nome scelto da Ferrari per la sua prima vettura completamente elettrica: “Luce”.

Un termine che, nelle strategie di Maranello, dovrebbe incarnare il passaggio epocale ad una nuova era tecnologica, ma che rischia di trasformarsi in un caso internazionale a causa di una mossa del tutto inattesa in arrivo dal Giappone: Mazda avrebbe depositato il marchio “Luce” nel proprio mercato domestico, riaprendo una storia che sembrava archiviata da decenni

E non si tratta soltanto di una questione burocratica, perché dietro al termine si nasconde un’eredità industriale che la casa di Hiroshima considera ancora parte integrante della propria identità.

Un nome, due visioni

Per Ferrari, “Luce” rappresenta un vero manifesto: il debutto nell’elettrico non può limitarsi a un’evoluzione tecnica, ma richiede un raffinato servizio di contorno in grado di tradurre in modo emozionale il silenzio dei motori a batteria.

E Luce, il nome scelto, suggerisce un’idea di progresso, di energia pulita, di rinnovamento e rinascita, insieme ad una nuova filosofia progettuale destinata a influenzare l’intera gamma nei prossimi anni.

La prima anticipazione concreta della strategia è arrivata con la presentazione degli interni sviluppati dallo studio “LoveFrom”, guidato da Jony Ive e Marc Newson.

Il progetto rompe alcune convenzioni storiche della casa, introducendo una combinazione di minimalismo tecnologico e raffinatezza artigianale.

L’uso di elementi in alluminio lavorati dal pieno, accostati a superfici vetrate sviluppate su misura, suggerisce un’interpretazione quasi architettonica dell’abitacolo.

È una Ferrari pensata per essere contemplata oltre che guidata e al tempo stesso una ridefinizione del rapporto tra lusso e sostenibilità.

Per Mazda, invece, “Luce” non è un’idea astratta, ma un capitolo della propria storia. La denominazione ha accompagnato per oltre vent’anni l’ammiraglia della casa a partire dal 1966, attraversando trasformazioni tecniche e stilistiche che riflettono l’evoluzione dell’industria automobilistica giapponese.

La memoria di Hiroshima

La prima Mazda Luce nacque sotto il segno della collaborazione internazionale. Il progetto fu affidato a Giorgetto Giugiaro, allora figura emergente nel panorama del design europeo, e sviluppato con il contributo della carrozzeria “Bertone”.

Il risultato fu una berlina elegante e tecnicamente avanzata, destinata a rappresentare il vertice della produzione del marchio.

Nel 1969 arrivò la “Luce Rotary Coupé”, un modello destinato a diventare iconico nonostante la produzione limitata.

La vettura introduceva una configurazione inedita, combinando il motore rotativo Wankel con la trazione anteriore, una soluzione mai più riproposta nella stessa forma.

Al contrario, il rotativo sarebbe rimasto uno dei tratti distintivi della filosofia Mazda, riemergendo in tempi recenti come generatore nei sistemi elettrificati ad autonomia estesa, nel segno di una continuità tecnologica che lega passato e presente.

Nel corso degli anni, la Luce cambiò volto e denominazione a seconda dei mercati: in alcuni Paesi fu commercializzata come “929”, mentre le varianti equipaggiate con il motore rotativo adottarono la sigla “RX-4”.

La carriera del modello si concluse nel 1991, dopo l’introduzione del primo V6 sviluppato internamente dal marchio. Il testimone passò a progetti successivi, come la “Sentia” o i modelli legati al marchio premium “Eunos”, ma il nome rimase impresso nell’immaginario degli appassionati.

Strategie e territori sensibili

Il deposito del marchio “Luce” in Giappone non implica necessariamente il ritorno di un modello con quella denominazione. Nell’industria automobilistica è prassi comune tutelare nomi storici per evitare che siano utilizzati dai concorrenti, preservando un patrimonio simbolico che può avere valore anche in assenza di prodotti immediatamente collegati.

Tuttavia, la coincidenza temporale con l’annuncio Ferrari ha alimentato speculazioni su una possibile disputa legale. Se Mazda dovesse opporsi formalmente all’uso del nome nel proprio mercato, Maranello potrebbe trovarsi di fronte a una scelta complicata: negoziare l’utilizzo del marchio o modificare la strategia di comunicazione in una fase cruciale del lancio.

La questione evidenzia quanto il tema della denominazione sia diventato sensibile: un nome non mai una scelta banale e più che altro deve funzionare in contesti culturali e normativi diversi, evitando conflitti che possano compromettere l’impatto mediatico di un nuovo modello.

Quando i nomi diventano casi

Non sarebbe la prima volta che un costruttore è costretto a rivedere la propria scelta poco dopo un annuncio ufficiale. Diversi episodi simili si sono verificati negli ultimi anni, e al tempo stesso esistono altrettanti esempi di convivenza pacifica tra denominazioni identiche o simili utilizzate da marchi diversi.

Questo per dire che la soluzione dipende spesso dalla specificità dei mercati coinvolti.

Nel caso della Ferrari elettrica, è plausibile che la disputa resti confinata al Giappone, lasciando intatta la strategia globale del Cavallino.

Tuttavia, l’episodio accende i riflettori su una questione molto più ampia e delicata: nel passaggio all’elettrificazione, le case automobilistiche non stanno reinventando solo la meccanica, ma anche il linguaggio con cui raccontano se stesse.

Il peso specifico del futuro

La scelta di un nome come “Luce” riflette il tentativo di trasformare una rivoluzione tecnica in un racconto emozionale. Ferrari, storicamente legata al rombo dei motori e alla tradizione sportiva, si trova a dover costruire una nuova identità senza rinnegare il proprio passato.

La sfida è duplice: convincere i puristi che l’elettrico può mantenere un’anima e allo stesso tempo parlare a una generazione di clienti sensibile a temi come sostenibilità e innovazione.

Mazda, con il suo deposito di marchio, ricorda che la storia non è un archivio immobile, ma una risorsa strategica.

E qui si arriva al bivio: la partita sul nome “Luce” potrebbe risolversi con un accordo silenzioso o in uno strascico legale.

Che come sempre non conviene a nessuno.

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