Alfa Romeo Driving Academy a Varano, dove ogni curva sbagliata vale una lezione

Varano de’ Melegari è un paese di 2.600 anime a una mezz’ora da Parma, celebre per una manciata di motivi: il prosciutto che si stagiona nei dintorni, la “Dallara Automobili” e un autodromo nato nel 1969 e intitolato Ricardo Paletti, giovane e sfortunato pilota di F1.

Il circuito, 2.360 metri, è stretto, sinuoso, basso di quota e spietato: non ci sono rettilinei che perdonano gli errori di ingresso e curve a raggio largo che permettono di aggiustare il tiro a metà corsa, ogni traiettoria sbagliata si paga subito.

Ma è proprio per questo che Alfa Romeo ha scelto di portare a Varano de’ Melegari la sua Academy.

Rosso corsa

Il progetto si chiama “Alfa Romeo Driving Academy powered by Scuderia de Adamich”, e racchiude 34 anni di storia comune tra il marchio del Biscione e la scuola fondata da Andrea de Adamich, pilota di Formula 1, vincitore della 1000 km del Nürburgring, e uomo che aveva capito prima di chiunque altro che insegnare a guidare bene non aveva niente a che fare con l’obbligo burocratico di prendere la patente.

Saper guidare è un’altra cosa, è cultura, rispetto per il mezzo e per quella sottile forma di consapevolezza che nasce solo quando si sa davvero cosa fare seduti al volante.

De Adamich se n’è andato nel novembre del 2025, ma la Scuderia che porta il suo nome, oggi guidata da suo figlio Gordon, continua a operare con la stessa filosofia in oltre 35 Paesi, con una filiale americana aperta nel 2018.

La pista non mente mai

Chi ha avuto la fortuna di provare anche solo un pomeriggio del programma capisce in fretta che da queste parti si gioca con regole diverse.

Una Stelvio e una Giulia in pista con i birilli a fare da cordolo ideale, poi un giro secco sulla Junior Veloce, 280 CV elettrici, differenziale Torsen, una macchina che trasforma ogni richiesta di accelerazione in una legge fisica, e infine la Tonale su un “otto” ricreato nel piazzale davanti ai paddock.

Gli istruttori, come Luca Filippi, non dicono cosa fare: fanno sentire cosa sta succedendo, e il momento in cui lo sterzo comincia ad alleggerirsi un attimo prima di rendersene conto è l’istante in cui si smette di guidare per entrare nella dimensione uomo-macchina, viscerale e silenziosa, il vero oggetto di studio dell’Academy.

La velocità è banale, basta schiacciare un pedale, la consapevolezza invece è cosa rara, richiede tempo, errori e qualcuno che li faccia pagare nel modo giusto, senza conseguenze reali ma con quel pizzico di disagio da non volerli ripetere.

Quattro livelli, nessuna scorciatoia

I programmi sono quattro, pensati per accompagnare una crescita progressiva, non come scala gerarchica ma piuttosto un territorio da esplorare con onestà nei confronti delle proprie lacune.

Si parte con “Guida Sicura”, che non è un corso per chi ha appena preso la patente ma per chiunque voglia capire come il proprio corpo reagisce nelle situazioni in cui il cervello si blocca: la frenata improvvisa, la perdita di aderenza, il momento in cui le mani fanno qualcosa che poi bisogna correggere. È il livello che, nella vita di tutti i giorni, può fare la differenza tra un incidente e uno spavento.

“Guida Evoluta” è il passo successivo: si lavora sulla dinamica del veicolo, sulle traiettorie, sulla comprensione di cosa sta facendo il telaio in ogni istante.

In “Guida Sportiva” entra in scena l’adrenalina: accelerazioni, inserimenti in curva, il piacere di un’auto che risponde. “Guida Avanzata”, esteso su due giorni, è il vertice del percorso: riservato a chi vuole avvicinarsi ad una tecnica quasi professionale.

Su tutti i livelli, la gamma a disposizione è quella completa del Biscione: dalla Junior elettrica alla Giulia con il V6 biturbo passando per Tonale e Stelvio.

Il dettaglio delle motorizzazioni non è coreografia: capire come cambia il comportamento dell’auto tra un elettrico puro, un ibrido e un turbo benzina è parte integrante dell’educazione al volante.

Un territorio, un’eredità

L’autodromo di Varano è la sede storica della “Scuderia de Adamich” da quando esiste. Uno di quei posti in cui la storia dei motori italiani è stata scritta senza troppo rumore, lontana dai riflettori di Monza o Imola, con quella serietà un po’ schiva tipica dell’Emilia più profonda. E la stessa Motor Valley non è una trovata di marketing, ma la somma di decenni di competenze accumulata in officine, scuole di guida, fabbriche, laboratori e piste.

Alfa Romeo si inserisce con l’Academy e con “BOTTEGAFUORISERIE”, il progetto condiviso con Maserati dedicato alla personalizzazione di altissimo livello, costruendo intorno alle proprie vetture qualcosa che assomiglia più a un ecosistema che una semplice gamma di prodotti.

Per le aziende che decidono di portare i propri team in pista sono previsti programmi su misura in cui il circuito diventa uno strumento per lavorare su decisioni veloci, gestione dello stress e fiducia reciproca.

A fine giornata, tornando verso il paddock con la testa ancora piena del suono del V6 e le mani che ricordano ogni metro di asfalto, rimane una sensazione: non è stata così veloce come sembrava, ma alla velocità giusta, quella in cui si comincia finalmente a capire.