Mini, Paul Smith e Milano dipinta a strisce

Non sono le solite auto in mostra e neanche una rassegna di design: “A Garden of Curiosity”, l’installazione immersiva che MINI e Paul Smith hanno allestito nel cortile di Palazzo Borromeo d’Adda per il Salone del Mobile 2026, è qualcosa difficile da etichettare: un esperimento sensoriale che trasforma uno dei cortili storici di Milano in uno spazio dove il colore diventa esperienza allo stato puro e dove l’automobile, tolta dalla concessionaria e messa in un giardino, svela una natura che normalmente non si vede.

Aprite quella porta (rossa)

Ci vuole una passerella in legno per arrivarci, attraversando il cortile del palazzo settecentesco. È il tipo di gesto che Paul Smith conosce bene: trasformare l’ordinario e usare un oggetto comune per spiegare che le regole sono cambiate.

Superata la soglia, il giardino si apre in sentieri fiancheggiati da piante ed erbe, piattaforme aperte e installazioni disseminate nel: l’iconica “Signature Stripe” del designer corre lungo l’installazione come un filo conduttore cromatico riconoscibile.

La teoria (e la pratica) del colore

Il pezzo più riuscito dell’installazione è probabilmente la “Colour Theory Room”: una stanza in cui la palette distintiva di Paul Smith dialoga con i colori della nuova MINI “Paul Smith Edition”, e i visitatori possono sistemare i campioni cromatici su una parete interattiva.

Il risultato cambia continuamente nel corso della giornata, modificato da ogni mano che interviene, accumulando composizioni che nessuno aveva pianificato. Un’idea semplice e furba che mette in scena la filosofia del designer senza spiegarla, lasciando che ci si arrivi da soli toccando i campioni, spostandoli, sbagliando accostamenti per poi correggersi.

Il colore è il vero protagonista di tutto il progetto, e Paul Smith ci lavora con la stessa efficacia di chi usa le parole: precisione, senso dell’umorismo e la consapevolezza che una scelta cromatica è anche uno storytelling. Mettere questa riflessione al centro di un’installazione automobilistica è un gesto controcorrente, nel panorama di un Fuorisalone che tende spesso allo spettacolo.

A pochi passi, la “Listening Room” offre un contrasto volutamente più calmo: le registrazioni vocali di Sir Paul Smith sulla teoria del colore accompagnano i visitatori in uno spazio pensato per rallentare e ascoltare.

In una settimana in cui Milano si trasforma in una gincana frenetica di eventi, aperitivi e installazioni in gara per i feed di Instagram, la scelta di includere un momento pensato per la pausa non è per nulla banale.

La macchina come oggetto da guardare

Al centro del progetto c’è naturalmente la nuova MINI Cooper Cabrio Paul Smith Edition, presentata non come prodotto da vendere ma come punto di arrivo di un ragionamento estetico.

Il “Nottingham Green”, un colore sviluppato appositamente per questa collaborazione, compare sulle calotte degli specchietti, sulla griglia ottagonale del radiatore e sui coprimozzi firmati.

Gli altri dettagli come finiture, texture e i rimandi al vocabolario visivo di Paul Smith, completano il quadro.

Il concetto che guida tutto è “classic with a twist”, il modo in cui Paul Smith ha sempre lavorato: prendere qualcosa di riconoscibile, un blazer, una camicia o un’automobile, appunto, e spostarlo di qualche grado, quel tanto che basta per renderlo inconfondibile senza straniarlo.

Una posizione non facile da mantenere nel tempo, e che tanto Paul Smith quanto Mini rivendicano con una certa coerenza.

Ventotto anni di collaborazione

La storia tra MINI e Paul Smith comincia nel 1998, e nel cortile del palazzo tre vetture la raccontano per tappe, i capitoli di una collaborazione che ha saputo reinventarsi senza mai sembrare stanca.

La Paul Smith 40th Anniversary Mini del 1999 è un pezzo che regge ancora benissimo il confronto con qualunque installazione artistica contemporanea: carrozzeria decorata con 86 strisce in 26 colori diversi, interni con vano portaoggetti verde lime e una gioia cromatica perfettamente calibrata.

Poi c’è la MINI STRIP del 2021, nata da un ragionamento opposto: riduzione, essenzialità, “less is more” applicato con rigore a una Cooper SE elettrica.

La carrozzeria spogliata, la struttura a vista, il design minimalista come manifesto: un esercizio che oggi, a cinque anni di distanza, sembra ancora più pertinente e che dimostra come sia possibile esprimersi su toni diversi senza perdere riconoscibilità.

La MINI Cooper dell’ultima Edition chiude il cerchio, mostrando dove è arrivata la collaborazione nel 2026.

Radici britanniche, corte milanese

“Paul Smith e MINI si completano perfettamente”, ha dichiarato Holger Hampf, Head of MINI Design. Le due identità condividono qualcosa che non riguarda solo il passaporto britannico o l’eredità del design d’oltremanica, è più un modo di intendere il design senza mai prendersi troppo sul serio.

Entrambi i brand hanno costruito la propria identità su questa combinazione: fare cose precise, belle, riconoscibili e soprattutto trasmettere l’impressione che ci si stia godendo il processo. È più raro di quanto sembri, nel design contemporaneo spesso incline o al minimalismo o all’eccesso, una via di mezzo, giocosa ma consapevole che richiede una certa sicurezza stilistica.

Sir Paul Smith, da parte sua, ha dichiarato di amare le sue visite milanesi per il Salone, e di essere felice di tornare in città per presentare al mondo del design questa nuova MINI.

“A Garden of Curiosity” è visitabile fino al 26 aprile presso la House of MINI, Via Alessandro Manzoni 41, tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00.