Da Monza a Torino, l’automobile torna a essere uno spettacolo popolare

Via Tortona 35, un pomeriggio di metà settimana. Fuori, la Milano della Design Week fa il suo mestiere: riempie i cortili di installazioni, mette la gente in coda davanti ai cancelli e trasforma magazzini dismessi in cattedrali temporanee dell’estetica.

Dentro, attorno a un tavolo, gli organizzatori di “MIMO Milano Monza Motor Show” e “Salone Auto Torino” hanno scelto la settimana più affollata e fotografata del calendario milanese per presentare le edizioni 2026, due eventi di cultura urbana che usano l’automobile come materia prima.

Monza, giugno: tre giorni sull’asfalto della F1

MIMO è in programma dal 26 al 28 giugno all’Autodromo Nazionale di Monza. Ingresso gratuito, supercar e hypercar in pista, sessioni dinamiche aperte agli appassionati, test drive dentro il circuito e su strada: la sequenza è sempre la stessa e continua a funzionare perché parte dall’intuizione rara che le auto emozionano quando si muovono e non se stanno ferme con un cartellino sul parabrezza.

E Monza è un luogo con una storia fisica e sonora che nessun padiglione fieristico può replicare: le tribune, la Parabolica e il rumore che rimbalza sulle tribune sono parte dell’esperienza.

Il pubblico non è necessariamente quello che frequenta i saloni tradizionali. Ci sono gli appassionati, ovvio, ma anche famiglie, curiosi e persone che non avrebbero mai pagato un biglietto d’ingresso per guardare delle vetture in esposizione e che invece passano un pomeriggio ad ammirare una hypercar che sfila sul rettilineo a velocità che non si dimentica facilmente.

Torino, settembre: la città come palcoscenico

Dall’11 al 13 settembre tocca a Torino, con una formula diversa: più di 40 case automobilistiche, modelli in esposizione statica nei luoghi simbolo del centro storico e test drive per strada.

Torino ridiventa, per un fine settimana, qualcosa di molto simile a quello che è sempre stata: la capitale italiana dell’automobile, solo più accessibile e meno blindata.

La novità strutturalmente più interessante non riguarda però il programma. Durante l’evento sarà possibile avviare precontratti di acquisto, da finalizzare successivamente presso la rete dei concessionari. Una mossa che ridefinisce la funzione dell’evento: non più solo vetrina, ma primo atto di una trattativa.

Il visitatore entra, vede, guida, si convince e invece di tornare a casa con un depliant, esce con qualcosa di concreto in mano. Per i brand è un indicatore di interesse qualificato. Per il pubblico è la conferma che l’evento ha una ricaduta reale, non solo spettacolare.

A completare il quadro c’è la “Settimana Salone Auto Torino”, che estende su scala nazionale le attività commerciali attraverso promozioni e condizioni dedicate attivate presso le concessionarie.

bTOb: la parte che non si fotografa

Il 10 settembre, giorno prima dell’apertura al pubblico, il Teatro Regio ospiterà “bTOb”, la giornata dedicata agli incontri tra case automobilistiche e aziende della componentistica e dei servizi di mobilità.

Una serie di appuntamenti one-to-one costruiti su misura attraverso una piattaforma digitale attiva dal 20 aprile che permette ai partecipanti di creare il proprio profilo, mappare gli interlocutori di interesse e organizzare incontri mirati prima ancora di arrivare a Torino.

È la parte meno fotogenica del programma e probabilmente la più utile. L’industria automotive italiana ha bisogno di momenti in cui la filiera si incontra e discute di forniture, tecnologie, transizioni.

TADA, la mossa cinese

La vera discontinuità dell’edizione 2026 arriva da Est, e alla conferenza era visibile: attorno al tavolo sedevano Vittorio Sun Qun, Vice Chairman di TADA, Winnie Gao, Secretary General, William Wang di CCOY — China Car of the Year — e XiaoDan Yang, publisher di “China Auto Pictorial”.

Una delegazione tutt’altro che protocollare, composta da persone che nell’industria automobilistica cinese hanno peso e voce.

TADA (Torino Automotive Design Award) nasce per costruire un canale di dialogo tra il design automotive europeo e quello cinese valorizzando innovazione e ricerca.

La giuria è composta da alcune delle firme più autorevoli del giornalismo automotive italiano, a conferma che il premio non è un gadget diplomatico ma uno strumento editoriale con una sua credibilità.

Le categorie premiate — Best Exterior Design, Best Interior Design, Best Concept Car Design, Best Innovation & Technology, Best Performance Car — coprono l’intera gamma dell’automotive contemporaneo. Tra i partner media internazionali figurano Autohome, con una sezione dedicata alle performance car, e CCOY, con una categoria dedicata ai modelli più rilevanti sul mercato globale.

Quello che TADA rappresenta, al di là del meccanismo premiante, è il riconoscimento di una mutazione: l’industria automobilistica cinese non è più solo un mercato di destinazione o un produttore di auto economiche per i mercati emergenti.

È un interlocutore con una propria visione del design e un’idea di innovazione: ignorarlo sarebbe miope.

Perché questo modello ha tenuto

Nel settore degli eventi dieci anni non sono pochi. Molte manifestazioni nate con ambizioni simili non sono arrivate alla terza edizione. MIMO e Salone Auto Torino hanno tenuto per ragioni che non riguardano solo il format espositivo.

Il sistema costruito nel tempo che coinvolge hotel, musei, trasporti locali, strutture ricettive e attività commerciali trasforma ogni edizione in un moltiplicatore economico per il territorio.

Non gente che arriva, guarda le auto e riparte, ma soprattutto pernotta, pranza, visita, spende. È il modello degli eventi diffusi applicato all’automotive, e funziona perché restituisce valore alla città.

Non a caso, alla conferenza di giovedì siedevano anche Andrea Tronzano per la Regione Piemonte, Mimmo Carretta per il Comune di Torino e Carlo Abbà per il Comune di Monza.

A sostenere il format ci sono ACI, ASI, ANFIA, UNRAE e Federauto, il nucleo duro dell’industria automotive italiana.

Istituzioni che non scommettono su formati sperimentali per simpatia, ma che in questo caso hanno valutato che il modello open-air, gratuito e radicato nel tessuto urbano sia diventato qualcosa di più di un’alternativa al salone tradizionale.