Tra clic e chiavi in mano, il ruolo del concessionario

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Il ruolo del concessionario resta centrale anche nell’era digitale - foto © Areté

Nell’epoca dei configuratori digitali, delle recensioni online e delle piattaforme di comparazione sempre più evolute, viene naturale pensare che il processo di acquisto di un’auto si sia ormai spostato interamente sul web.

E invece la realtà racconta una storia diversa, molto più sfumata e, per certi versi, sorprendente.

Secondo l’ultima instant survey realizzata da Areté, il percorso che porta gli italiani alla scelta della nuova vettura resta fortemente ancorato a un elemento tradizionale, quello del concessionario. Non più soltanto punto vendita, ma snodo cruciale di un ecosistema decisionale in cui digitale e fisico convivono e si completano.

Un elemento imprescindibile

Il dato più significativo emerge proprio da questa coesistenza.

Se è vero che circa un italiano su due inizia il proprio percorso consultando i siti ufficiali delle Case automobilistiche, è altrettanto evidente che questa fase rappresenta solo l’inizio.

I configuratori online, sempre più sofisticati e capaci di simulare combinazioni complesse tra motori, allestimenti e optional, permettono oggi una prima scrematura consapevole.

L’utente arriva preparato, spesso già informato su differenze tra motorizzazioni termiche, ibride o elettriche, su autonomie dichiarate e cicli di omologazione.

Eppure, questo livello di conoscenza non basta a chiudere il cerchio.

Quando la scelta si fa concreta, entra in gioco l’esperienza diretta. Non è un caso che l’84% degli acquirenti visiti più di una concessionaria e che ben il 64% arrivi a esplorarne almeno tre prima di decidere. È un comportamento che racconta molto della natura tecnica dell’automobile contemporanea.

Oggi un’auto è un sistema complesso, fatto di piattaforme modulari, software di gestione, interfacce digitali e sistemi avanzati di assistenza alla guida. Elementi che difficilmente possono essere compresi fino in fondo attraverso uno schermo.

Showroom come momento di interazione

La visita in showroom diventa così un momento di verifica e, soprattutto, di comprensione.

Toccare con mano i materiali, valutare l’ergonomia di un abitacolo, interagire con un sistema infotainment o percepire le differenze dinamiche durante un test drive sono passaggi ancora insostituibili.

Non è solo una questione sensoriale, ma anche tecnica perché tra dati dichiarati e utilizzo reale esiste spesso uno scarto che solo l’esperienza diretta può colmare.

Allo stesso tempo, la survey mette in evidenza con chiarezza come il vero motore della scelta resti di natura economica. Il prezzo continua a rappresentare il primo criterio per oltre un terzo degli intervistati, seguito da consumi e costi di manutenzione. Nel complesso, quasi tre italiani su quattro dichiarano di basare la propria decisione su parametri legati alla sostenibilità economica dell’acquisto.

L’Italia che cambia nella scelta dell’auto

Ma anche qui il quadro si è evoluto. Non si tratta più soltanto di valutare il prezzo di listino, bensì di ragionare in termini di costo totale di utilizzo.

Il cliente medio è sempre più attento al Total Cost of Ownership, considerando variabili come i consumi reali rispetto a quelli omologati, il costo dell’energia, la manutenzione programmata e persino il valore residuo del veicolo. In un contesto del genere, il concessionario assume un ruolo nuovo, che va ben oltre la semplice vendita.

Diventa, di fatto, un consulente.

Lo dimostrano le aspettative degli utenti: oltre un terzo si aspetta indicazioni utili per individuare il modello più adatto, mentre una quota non trascurabile cerca un vero supporto nella definizione delle proprie esigenze di mobilità.

Ciò che fa la differenza, durante la visita in concessionaria, non è solo la competitività dell’offerta, ma la qualità della relazione.

La trasparenza su prezzi e promozioni, la capacità di interpretare i bisogni del cliente e l’approccio del venditore sono elementi decisivi quanto – se non più – delle caratteristiche tecniche del veicolo.

Bisogna capire, non solo scegliere

È qui che emerge un aspetto spesso sottovalutato, in un mercato sempre più tecnologico, cresce la domanda di competenze.

Il cliente si aspetta spiegazioni chiare sulle differenze tra motorizzazioni, sull’effettiva autonomia di un’auto elettrica, sui tempi di ricarica, sul funzionamento e sui limiti dei sistemi ADAS. Vuole capire, non solo scegliere.

E chi riesce a tradurre questa complessità in informazioni accessibili e affidabili costruisce fiducia.

Non a caso, come sottolinea Massimo Ghenzer, presidente di Areté, oltre sei italiani su dieci individuano la vettura più adatta proprio grazie al supporto del dealer, scelto per la trasparenza e la reputazione.

Il risultato è un equilibrio sempre più sofisticato tra digitale e fisico. Il primo accelera il processo, amplia le possibilità e rende il cliente più consapevole. Il secondo resta il luogo in cui tutte le variabili – tecniche, economiche ed emotive – trovano una sintesi concreta.

Oltre al clic c’è di più

E forse è proprio questo il punto. In un’epoca in cui quasi tutto può essere acquistato con un clic, l’automobile continua a richiedere tempo, confronto e esperienza.

Non è solo un bene di consumo, ma un sistema complesso e, in molti casi, un investimento importante.

Per questo, alla fine del percorso, dopo aver navigato tra configuratori, recensioni e schede tecniche, la maggior parte degli italiani compie ancora lo stesso gesto, e così entra in concessionaria, osserva, chiede, prova.

Perché tra algoritmi e interfacce digitali, resta un elemento che nessuna tecnologia ha ancora sostituito del tutto: la fiducia.

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foto © Areté