martedì 21 Aprile 2026 - 18:12:57

Home Blog Pagina 13

Il pendolare cronico e la scienza della stanchezza

Ogni mattina, un pendolare si sveglia e sa che dovrà correre più veloce dell’orologio. Parafrasare la celebre metafora ambientata nella savana africana è la scusa per raccontare la dura vita di chi per lavoro deve sobbarcarsi spostamenti quotidiani perdendo fette importanti di vita fra traffico impazzito, treni in ritardo, scioperi e agitazioni.

Un malessere sottile per una distanza apparentemente innocua che, giorno dopo giorno, incide su abitudini, energie e salute.

Uno studio condotto su oltre undicimila lavoratori in Svezia dallo “Swedish Longitudinal Occupational Survey of Health” e pubblicato su “Science Direct”, ha analizzato i dati raccolti tra il 2012 e il 2018 evidenziando come l’aumento della distanza tra casa e ufficio sia associato a una maggiore probabilità di sedentarietà, sovrappeso e disturbi del sonno.

In altre parole, ogni km in più potrebbe tradursi in una quota aggiuntiva di fatica accumulata nel tempo.

La teoria del “tempo che non basta mai”

I ricercatori non hanno individuato misteriosi meccanismi biologici: il punto resta il tempo. Secondo altre ricerche internazionali, superare determinate soglie di durata del viaggio — spesso attorno ai 45-60 minuti — si associa a un aumento dello stress percepito, a una riduzione della soddisfazione di vita e a un peggioramento del benessere psicologico complessivo.

Tra un mezzo e l’altro

Il problema non è soltanto quanto si viaggia, ma come: ore trascorse seduti, spesso in condizioni poco confortevoli, finiscono per erodere il tempo destinato a tutto ciò che contribuisce a mantenere un equilibrio psicofisico.

Fare sport diventa un proposito rimandato a data da destinarsi, cucinare qualcosa un miraggio e dormire un lusso esotico.

Il pendolarismo prolungato crea una sorta di deficit cronico di tempo: una sottrazione quotidiana che non compare in busta paga ma si riflette nella qualità della vita.

Il risultato è una routine in cui si corre sempre ma senza mai sentirsi davvero in movimento verso qualcosa che sia almeno gratificante.

L’attività fisica “all inclusive”

Chi ha la fortuna di vivere relativamente vicino al luogo di lavoro gode di un vantaggio spesso sottovalutato: l’attività fisica integrata nella normalità.

Camminare o pedalare non richiede pianificazione, abbonamenti o sensi di colpa, ma è semplicemente una parte della giornata.

Al contrario, chi affronta tragitti più lunghi — spesso in auto o in vagoni affollati — si trova a dover programmare ogni momento dedicato al benessere.

E quando il calendario è già saturo di impegni, la tentazione di rinunciare diventa forte.

Stress, sonno e peso

La combinazione di sedentarietà, alimentazione frettolosa e riposo insufficiente può favorire l’aumento di peso e peggiorare la qualità del sonno. A questo si aggiunge una concausa altrettanto significativa: lo stress.

Quando il tragitto quotidiano si avvicina o supera l’ora, la percezione di controllo sul proprio tempo tende a diminuire, e con spesso anche la soddisfazione generale per la propria vita.

Il (solito) caso italiano

Nel nostro Paese, il fenomeno assume dimensioni quasi strutturali. Secondo il report “Censis-Michelin” sulla mobilità, 1,2 milioni di persone percorrono ogni giorno oltre 50 km per raggiungere il posto di lavoro, in un balletto continuo tra mezzi pubblici, auto e coincidenze che non coincidono quasi mai.

Mediamente, un pendolare italiano immola ogni giorno circa 57 minuti per percorrere 29 km.

E il tempo trascorso negli spostamenti si traduce in una quantità significativa di ore sottratte al resto, trasformando il pendolarismo in un tema molto più ampio che tocca organizzazione urbana, mobilità e qualità della vita collettiva.

Le città si espandono, i luoghi di lavoro si concentrano e i lavoratori si ritrovano a vivere in un equilibrio precario tra distanza geografica e benessere personale.

Strategie di sopravvivenza urbana

Non sempre è possibile (e facile) ridurre i tempi di viaggio, soprattutto quando il costo della vita e la distribuzione dei servizi limitano la possibilità di scelte abitative più comode. Tuttavia, alcune soluzioni possono mitigare l’impatto degli spostamenti: integrare brevi tratti a piedi o in bicicletta, sfruttare lo smart working quando disponibile, o riorganizzare gli orari per evitare le ore di punta.

Interventi apparentemente minori, ma capaci di incidere sulla percezione del tempo e sulla qualità della giornata.

La distanza giusta non è solo geografica

Il vero nodo, dunque, non riguarda soltanto quanti chilometri separano casa e ufficio, ma quanto spazio resta per vivere al di fuori di quel percorso.

In un’epoca in cui il tempo è la risorsa più scarsa e preziosa, la qualità degli spostamenti diventa un indicatore silenzioso del benessere.

Auto d’epoca, tuning e drift, al Lingotto di Torino dal 27 al 29 marzo torna AMTS

Spettacolo all’ombra della cultura del motorismo storico o viceversa? Quale che sia la chiave di lettura, l’Auto Moto Turin Show, l’evento che dal 2024 ha rimpiazzato la storica rassegna di Automotoretrò conferma una formula dimostratasi vincente negli anni, quella di unire appunto la cultura storica e l’intrattenimento, decisamente moderno, del tuning e delle esibizioni di auto preparate.

Un’alchimia che torna sotto i riflettori dal 27 al 29 marzo prossimi nell’area fieristica torinese del Lingotto con AMTS 2026, un lungo weekend di eventi e appuntamenti. Il programma definitivo arriverà nei prossimi giorni, per ora ecco le principali attrazioni

Emozioni e adrenalina nella Motul Arena

L’area che porta il nome del brand Motul, ospiterà i momenti più adrenalinici e coinvolgenti dell’evento. Qui andrà in scena lo spettacolo del Drifting, con stunt, acrobazie su due e quattro ruote e il “BurnOut StuntShow”. Per chi non si accontenta di guardare torna la possibilità di salire a bordo dei Taxi Drift (con ticket dedicato) per vivere l’emozione della derapata controllata al fianco di piloti professionisti.

Tra i tanti driver che hanno già confermato la loro presenza all’AMTS 2026, direttamente dal Campionato Italiano Drifting (D-Race) nomi del calibro di Mirella Vernacchia (Mirella Drift), Riccardo Tonali (RT7) e Cristina Pattono (Nonna Drift). L’attività è esclusivamente riservata ai maggiorenni e ha una durata media di circa tre minuti. I posti sono limitati e disponibili fino a esaurimento, con i turni prenotabili sul sito ufficiale nella sezione dedicata in homepage.

Spazio anche ai giovanissimi con uno spettacolare show dal nome “Guida di precisione con parcheggi mozzafiato, evoluzioni in controsterzo”: a guidare, infatti, ci saranno Alyssa, Mattiolino, Mirchetto e Davide, tutti piloti di età compresa tra i 13 e i 16 anni.

 

L’OVAL, la Casa del Tuning

Il padiglione OVAL ospiterà la tredicesima edizione di ETT – Expo Tuning Torino, il più importante evento indoor dedicato al tuning in Italia. Protagoniste assolute saranno le circa 300 vetture selezionate dagli esperti di ETT, autentici capolavori di creatività, tecnica e stile. Chi conquisterà il titolo dell’edizione 2026? Lo scorso anno a distinguersi furono i tuner veneti di Dickers Automotive Restomod, premiati per una straordinaria reinterpretazione di una FIAT 500 d’epoca, trasformata in un pezzo unico e irripetibile.

Con ETT torna anche la quinta edizione di Be bETTer: un format dedicato ai professionisti del settore automotive che si sfidano mostrando la loro inventiva nel modificare auto di altissimo livello. A valutare le creazioni sarà una giuria internazionale composta da quattro esperti in rappresentanza di altrettante fiere europee di riferimento, Essen Motor Show, AMTS Budapest, Tuning World Bodensee insieme a  ETT.

L’edizione 2026 vedrà inoltre la partecipazione di aziende di rilievo internazionale come Fondmetal e GMP., celebri produttori di ruote in lega, la prima che riproporrà suggestioni legate alla Formula 1 dei primi anni ’90, la seconda che fa invece del design ricercato e della personalizzaizone i suoi punti di forza.

Padiglione 2, il Freestyle diventa show

Nel Padiglione 2 il ruolo centrale sarà ricoperto dal Circus Trial Tour, capace di trasformare il trial freestyle in un grande show coreografico. Allestito su truck attrezzati con rampe e moduli mobili, vedrà protagonisti rider d’eccezione come Samuele Zuccali, motociclista acrobatico che annovera un curriculum di coppe in Italia e in Europa.

Nell’Area Lusso & Hypercar verranno esposte auto sportive, luxury cars e progetti Restomod tra cui la Kimera EVO38 “Aura”  e la Grassi Scuderia Milanese 044. Totalmente inedito anche il “Blind Test” che coinvolgerà tutti gli appassionati, alla scoperta di un’auto “mascherata”. Coprendo i loghi, la sfida sarà quella di indovinare di che vettura si tratta.

Nel padiglione 2 trovano tradizionalmente spazio anche esposizioni di auto provenienti da tutto il mondo. Quest’anno focus sulle mitiche JDM giapponesi del calibro di Nissan 350Z, Honda Civic Type R e la one-off Italdesign Nissan GT-R 50. Dall’altro lato dell’Oceano Pacifico i miti a stelle e strisce con diversi esemplari di Chevrolet Corvette e la DeLorean DMC-12.

Infine, spazio alle auto da corsa (Rally, Drive For Victory) alle Forze Armate (Esercito, Arma dei Carabinieri, Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza con mezzi storici e moderni) e alle officine specializzate nel settore ricambi e preparazioni.

Presente ad AMTS 2026 anche Vehicle Valley, ecosistema che dà voce alla mobilità promossa da varie realtà della Regione Piemonte (Camera di commercio di Torino, Unione Industriali, API e CNA) con la collaborazione di partner del calibro di Italdesign e Pininfarina, storicamente legate al territorio piemontese. “Ad AMTS rappresentiamo l’eccellenza della filiera piemontese: un laboratorio compatto di competenze umane e tecnologiche che trasforma la nostra eredità storica nel futuro della mobilità” ha precisato Monica Mailander, Presidente di Vehicle Valley Piemonte.

Padiglione 3, Collezioni, afermarket e i Masters of Dirt

Il Padiglione 3 è il punto di incontro per le famiglie e i collezionisti. Qui si svolgeranno le esibizioni organizzate dal local Promoter di Masters of Dirt Italia – BMX Show. Protagonisti assoluti due professionisti del calibro di Alessandro Barbero, ed Elia Benetton. quest’ultimo è uno dei maggiori riferimenti della BMX Freestyle italiana nonché campione italiano della specialità; entrambi si esibiranno sulle loro biciclette preparate in un contesto spettacolare.

I visitatori di AMTS 2026 potranno anche vedere, dal vivo, le esibizioni di Stefano Viotti. Campione Italiano nel 2020, è un  pilastro del monopattino freestyle azzurro, sia come atleta (Nazionale e Masters of Dirt Italia) sia come pioniere. Nel 2022 ha infatti fondato Scootalia ASD, la prima scuola italiana nata per formare i rider del futuro. Oggi guida il movimento a 360°, ricoprendo il duplice ruolo di Responsabile Nazionale per la Federazione Skate Italia e Coach della Nazionale nelle massime competizioni internazionali.

Complementare allo show, un punto cardine di tutte le precedenti edizioni di AMTS: si conferma l’Area After Market & Club Storici, la risposta a  chi cerca ricambi, accessori aftermarket o vuole incontrare i Club storici, come NSU, e l’area Club con la nutrita presenza degli Hardcore Drivers e dell’Abarth Club Torino.

Si conferma dall’edizione 2025 lo spazio dedicato alla Fondazione Marazzato. Un grande stand ospiterà l’ormai celebre stazione di servizio Agip, il FIAT 682 N2 Supercortemaggiore e il Moto Guzzi Ercole in livrea Agipgas con visori per la realtà virtuale. Accanto a loro, seconda apparizione per il raro Lancia Beta 190 carro attrezzi restaurato nel 2024, accompagnato da una Lancia Augusta del 1936 e un Lancia Jolly del 1960. Si tratta del primo atto delle celebrazioni per i 120 anni del Marchio Lancia che diventeranno il tema dominante degli appuntamenti successivi.

Le grandi collaborazioni

Organizzato da GL events Italia al Lingotto Fiere e gemellato con l’omonimo show ungherese, Auto Moto Turin Show sarà aperto al pubblico nelel giornate del 27, 28 e 29 marzo dalle 10:00 alle 19:30 con oltre 90.000 metri quadrati tra superficie e spositiva e area dinamica., AMTS si conferma un grande festival del motorismo, immersivo e corale, dove la passione prende forma attraverso spettacolo, competenze, creatività e partecipazione diretta.

Non mancheranno le realtà tecnologiche e formative del territorio, come la Squadra Corse del Politecnico di Torino e l’ecosistema di Vehicle Valley Piemonte, insieme a club storici, ricambisti, officine specializzate e mezzi delle Forze Armate. Per le famiglie e i bambini, un programma dedicato con show di BMX e monopattino freestyle, attività educative, mini-moto elettriche con la collaborazione di FMI (Federazione Motociclistica Italiana) per avvicinare i più giovani alle due ruote con l’accompagnamento di istruttori qualificati.

AMTS 2026 offrirà inoltre un’esperienza inedita grazie alla collaborazione con la  Pinacoteca Agnelli, che consentirà l’accesso esclusivo alla Pista 500, l’iconica ex pista di collaudo FIAT trasformata nel più grande giardino pensile d’Italia e in un suggestivo spazio d’arte contemporanea sospeso tra architettura industriale, arte e città.

Biglietti e prezzi

Da domenica 1° marzo 2026, sono entrate in vigore le tariffe standard.

I biglietti sono acquistabili online sul sito ufficiale www.amtstorino.it ai seguenti prezzi (diritti di prevendita inclusi):

  • Intero Online: 17,00 euro
  • Ridotto Online: 15,00 euro (riservato a categorie specifiche indicate nella sezione dedicata del sito ufficiale)
  • Abbonamento 3 giorni: 35,00 euro (per vivere l’intera esperienza del weekend)
  • Family Pack: 49,00 euro (valido per 2 adulti e 2 bambini, ideale per le famiglie)

Come arrivare

AMTS 2026 si svolge al Lingotto Fiere di Torino (Via Nizza, 294) facilmente raggiungibile sia con i mezzi pubblici (Metropolitana Linea 1 – Fermata Lingotto) sia con altri mezzi. Nel dettaglio:

●        In metropolitana: il polo fieristico è servito dalla Linea M1. Scendendo alla fermata “Lingotto” si raggiunge l’ingresso principale con pochi minuti di cammino.

●        In treno: dalle stazioni di Torino Porta Nuova e Torino Porta Susa è facilmente accessibile la metropolitana. Dalla stazione Lingotto, si può arrivare a piedi tramite la passerella olimpica simbolo di Torino 2006.

●        In autobus: diverse linee di superficie garantiscono il collegamento con il quartiere fieristico da varie zone della città; tra le principali si segnalano le linee 18, 34 e 2014.

●       In auto: dalla rete autostradale si accede alla tangenziale di Torino e, uscendo in “Corso Unità d’Italia”, è sufficiente seguire la segnaletica per “Lingotto Fiere”. Disponibili aree di parcheggio a pagamento, anche sotterraneo sotto il Centro Commerciale Lingotto.

 

Info utili: AMTS 2026 in numeri

  • Date: 27-29 Marzo 2026
  • Luogo: Lingotto Fiere, Torino – Pad 2, Pad 3, Oval, P3, Motul Arena, Pista 500/Pinacoteca Agnelli
  • Orari: 10:00 – 19:30
  • Area evento: +90.000 mq, 3 aree evento indoor, 1 pista esterna, area food truck, + 1.500 veicoli esposti, + 200 aziende ed espositori
  • Canali Social: @amts_torino
  • Sito Web e Biglietteria:amtstorino.it

BMW Group: il 2025, un anno di resilienza

In un panorama internazionale sempre più complicato, tra tensioni commerciali, oscillazioni valutarie e crescente pressione competitiva, il BMW Group dimostra di saper mantenere la rotta, e non è esattamente un dettaglio da poco, di questi tempi.

Lo dimostrano i numeri: il marchio bavarese ha chiuso il 2025 con un utile ante imposte pari a 10,236 miliardi di euro, in calo rispetto ai 10,971 miliardi dell’anno precedente ma comunque superiore alla soglia simbolica dei 10 miliardi per il secondo anno consecutivo.

Il margine EBT (Earnings Before Taxes) si è mantenuto stabile al 7,7%, mentre l’utile netto si è attestato a 7,451 miliardi. Numeri che consentono alla società di proporre una distribuzione complessiva di dividendi pari a 2,672 miliardi di euro, con un payout ratio del 36,6%, confermando una politica di remunerazione degli azionisti coerente e prevedibile.

Secondo il presidente Oliver Zipse, che ha introdotto la Conferenza Annuale in diretta streaming da Monaco di Baviera, il risultato dimostra come la combinazione tra neutralità tecnologica, presenza globale e marchi forti abbia permesso al gruppo di affrontare con resilienza le difficoltà senza dover modificare la propria strategia.

Una gamma ampia per la transizione energetica

La diversificazione tecnologica continua a rappresentare uno dei principali fattori di competitività del gruppo BMW, che oggi può oggi contare su un portafoglio articolato su motori a combustione interna, sistemi ibridi plug-in, veicoli completamente elettrici e, in prospettiva dal 2028, modelli alimentati da celle a combustibile a idrogeno.

Una strategia che ha consentito di superare gli obiettivi europei sulle emissioni: nel 2025 la media di flotta è stata pari a 90 gr di CO2 per km nei mercati UE 27+2, senza ricorrere a meccanismi di compensazione.

Un risultato che il gruppo interpreta come prova della compatibilità tra neutralità tecnologica e decarbonizzazione.

L’elettrico cresce, ma l’ibrido è fondamentale

Nel corso dell’anno BMW ha consegnato 442.056 veicoli completamente elettrici, con una crescita del 3,6% e una quota del 17,9% sul totale delle vendite: significa che una vettura su sei venduta dal gruppo è a batteria. Nel marchio MINI la diffusione è ancora più marcata, con un veicolo su tre completamente elettrico.

Se si considerano anche le ibride plug-in, le consegne complessive di veicoli elettrificati hanno raggiunto quota 642.071 unità, pari a circa un’auto su quattro. In Europa, la percentuale di modelli elettrici o PHEV ha toccato il 40%, confermando il ruolo del continente come laboratorio della transizione.

Il 2025 ha segnato inoltre traguardi simbolici nel percorso di elettrificazione iniziato nel 2013 con la prima i3 e la i8. A giugno è stato consegnato il milionesimo e mezzo veicolo completamente elettrico, mentre ad agosto è stato raggiunto il totale di tre milioni di veicoli elettrificati e il traguardo dei due milioni di BEV si prevede sarà centrato nel corso di quest’anno.

Volumi globali stabili grazie all’equilibrio geografico

Le consegne complessive di auto premium hanno raggiunto 2.463.681 unità, con una crescita dello 0,5% rispetto al 2024. Il calo del 12,5% registrato in Cina è stato compensato da una crescita del 7,3% in Europa e del 5,6% nelle Americhe, dimostrando l’importanza della diversificazione geografica.

Tra i modelli più dinamici spiccano la BMW Serie 5, con un incremento superiore al 25%, e la BMW X2, che ha segnato un balzo del 33%. La divisione sportiva BMW M ha stabilito il quattordicesimo record consecutivo con 213.449 consegne, rendendo per la prima volta una BMW su dieci un modello M.

Nel marchio MINI, la Countryman si è confermata best seller con 288.278 unità, mentre la gamma elettrica ha contribuito a portare i BEV oltre il 36% delle vendite del brand.

Rolls-Royce ha mantenuto livelli quasi invariati con 5.664 consegne, trainate soprattutto dai modelli Cullinan e Spectre.

Ricavi in flessione e costi sotto controllo

Il fatturato complessivo del gruppo si è attestato a 133,453 miliardi di euro, in calo del 6,3% rispetto al 2024. Il dato riflette sia l’intensificarsi della competizione nel settore automotive, in particolare nel mercato cinese, sia l’impatto negativo dei tassi di cambio, legato soprattutto a dollaro statunitense, won coreano e renminbi cinese.

In parallelo, BMW ha proseguito nel percorso di ottimizzazione dei costi: la spesa in ricerca e sviluppo è scesa a 8,319 miliardi, pari al 6,2% dei ricavi, mentre gli investimenti in conto capitale sono diminuiti del 20,1% a 7,237 miliardi. Anche le spese amministrative e commerciali sono state ridotte del 6,1%, contribuendo a una contrazione complessiva dei costi pari a 2,5 miliardi di euro.

Margini automotive compressi dai dazi

Nel segmento Automotive l’EBIT è stato pari a 6,259 miliardi, con un margine del 5,3%, in linea con il target del 5-7% ma inferiore al 6,3% del 2024. Il solo effetto dei dazi ha ridotto il margine di circa 1,5 punti percentuali.

Il free cash flow della divisione è sceso a 3,240 miliardi, anche a causa della diminuzione dei flussi operativi, parzialmente compensata da minori investimenti e dalla riduzione delle scorte.

Nel comparto Servizi Finanziari il volume dei nuovi affari ha raggiunto 65,818 miliardi, in crescita del 2%, con un tasso di penetrazione del 46,6%. L’utile ante imposte del segmento si è attestato a 2,401 miliardi, penalizzato da minori ricavi sui veicoli restituiti a fine leasing e da imposte arretrate.

Dividendi, buy-back e governance

Il gruppo mantiene una politica di remunerazione stabile. All’assemblea del 13 maggio 2026 sarà proposta una cedola di 4,40 euro per le azioni ordinarie e di 4,42 euro per quelle privilegiate. Prosegue anche il programma di riacquisto azioni, autorizzato fino al 10% del capitale sociale: a fine 2025 BMW deteneva già 8,68 milioni di titoli, pari all’1,41%.

Nello stesso appuntamento assembleare sarà proposta la nomina di Christian Bruch, amministratore delegato di Siemens Energy, come nuovo membro del consiglio di sorveglianza.

Neue Klasse, il cuore del futuro

Il 2026 segnerà l’accelerazione del progetto “Neue Klasse”, la nuova piattaforma tecnologica del gruppo. La BMW iX3, primo modello della nuova generazione, ha già registrato una forte domanda, con un ordine su tre tra i BEV prenotati in Europa. Lo stabilimento ungherese di Debrecen lavora già su due turni per far fronte alle richieste.

Il secondo modello, la nuova BMW i3, sarà presentato a Monaco. Entro il 2027 il gruppo lancerà oltre 40 modelli nuovi o aggiornati, tra cui le future generazioni di Serie 3 e X5.

Le previsioni per il 2026

Per l’anno in corso BMW si attende un mercato globale sostanzialmente stabile. Europa e Stati Uniti offrono prospettive di crescita, mentre in Cina le vendite dovrebbero rimanere sui livelli del 2025.

Il gruppo prevede consegne globali in linea con l’anno precedente e una quota di BEV simile a quella attuale. Tuttavia, l’impatto dei dazi potrebbe ridurre ulteriormente il margine EBIT automotive di circa 1,25 punti percentuali.

Nel complesso, si prevede un moderato calo dell’utile ante imposte, influenzato anche da effetti valutari, costi delle materie prime, aumento degli ammortamenti e contrazione del mercato delle auto usate.

Un colosso globale con basi solide

Nel 2025 BMW ha venduto oltre 2,46 milioni di auto e più di 202.500 motocicli, contando su una rete produttiva di oltre 30 stabilimenti e una presenza commerciale in più di 140 Paesi, mentre l’organico complessivo ha raggiunto 154.540 dipendenti.

In Italia, dove il gruppo è attivo da oltre cinquant’anni, le quattro società locali impiegano circa 850 persone, contribuendo a rendere il mercato nazionale uno dei più rilevanti a livello mondiale per il marchio.

Uber punta sulle preferenze femminili e la polemica si accende

Dove le leggi, il buonsenso e la sanità mentale non arrivano, l’unica speranza restano le “app”, la tecnologia che oltre a scandire le esistenze del mondo intero, può anche fare la differenza per chi chiede, anzi pretende, un po’ di sicurezza.

È con questo spirito – almeno nelle intenzioni – che Uber, il celebre servizio di ride-sharing diffuso a livello mondiale, ha deciso di rilanciare su larga scala “Women Preferences”, la funzione che permette alle passeggere di richiedere un’autista donna e alle conducenti di privilegiare corse con clienti dello stesso sesso.

Una novità che arriva dopo anni di pressioni, polemiche e test sul campo, e che torna al centro della scena proprio mentre il tema della sicurezza nelle piattaforme digitali continua a dividere opinione pubblica e tribunali.

Dalle sperimentazioni alla diffusione su larga scala

La nuova fase del progetto riguarda innanzitutto gli Stati Uniti, dove il servizio è stato esteso a numerose aree urbane tra le più emblematiche per la mobilità, come New York, Philadelphia e Washington D.C.

Dopo anni di test condotti in aree circoscritte, la funzione entra in una dimensione più strutturata, con l’idea di ampliarsi progressivamente anche ad altri mercati internazionali, Europa compresa.

La piattaforma sostiene di aver raccolto negli ultimi anni una quantità significativa di segnalazioni, richieste e suggerimenti che convergevano tutte su un punto preciso: il bisogno di avere maggiore controllo sul viaggio.

Un’esigenza che non riguarda solo la comodità o l’efficienza del servizio, ma anche e soprattutto la percezione di sicurezza, diventata sempre più centrale nel modo in cui gli utenti valutano le piattaforme di ride sharing.

Come funziona la preferenza di genere

Dal punto di vista pratico, la funzione è integrata nell’applicazione e può essere attivata direttamente al momento della prenotazione.

Le utenti hanno la possibilità di selezionare l’opzione dedicata alle autiste donne, aumentando le probabilità di essere abbinate ad una conducente disponibile nelle vicinanze.

Tuttavia, il sistema non garantisce una corrispondenza automatica: se i tempi di attesa risultano troppo lunghi, è sempre possibile passare a una corsa standard per ottenere un passaggio più rapido.

La logica del servizio si basa sulla flessibilità: è possibile prenotare in anticipo una corsa con autista donna oppure impostare la preferenza in modo permanente nel proprio profilo, in modo da rendere più frequente l’abbinamento senza trasformarlo in un obbligo.

E il meccanismo funziona in modo reciproco, perché anche le conducenti possono scegliere di ricevere principalmente richieste da altre donne e disattivare l’opzione in qualsiasi momento.

Il tentativo, peraltro lodevole, è di costruire un sistema personalizzabile, capace di adattarsi alle esigenze di chi viaggia e chi lavora.

Un’idea nata in un luogo simbolico

Le radici di “Women Preferences” affondano in un contesto storico e culturale molto particolare. Nel 2019, in Arabia Saudita, la fine del divieto di guida per le donne ha segnato una svolta epocale per il settore dei trasporti e la società nel suo complesso.

Uber ha colto l’occasione per sperimentare un modello che facilitasse gli spostamenti femminili e incoraggiasse l’ingresso di nuove conducenti nel mercato.

Da allora il progetto si è progressivamente ampliato, assumendo dimensioni sempre più globali, e oggi le autiste possono utilizzare la funzione in oltre quaranta Paesi, mentre le passeggere hanno accesso al servizio in un numero più limitato di nazioni, tra cui Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Brasile.

Secondo i dati diffusi dall’azienda, nel mondo sarebbero già state effettuate centinaia di milioni di corse con questo sistema, cifre che testimoniano una diffusione significativa e soprattutto un interesse crescente.

Sicurezza, reputazione e investimenti

Il rilancio della funzione non può essere separato dal contesto: negli ultimi anni Uber ha dovuto affrontare numerose segnalazioni di aggressioni e comportamenti sessuali inappropriati, episodi che hanno avuto un impatto rilevante sulla reputazione del marchio spingendo la società a rafforzare le misure di tutela.

Tra gli interventi adottati figurano strumenti di segnalazione più immediati, sistemi di assistenza in tempo reale e collaborazioni con altre piattaforme per la creazione di database condivisi destinati a isolare i conducenti coinvolti in comportamenti scorretti.

L’azienda sostiene di aver investito capitali per migliorare gli standard di sicurezza e la qualità complessiva dell’esperienza di viaggio, ma il tema resta al centro del dibattito pubblico e continua a influenzare il rapporto di fiducia tra utenti e piattaforme digitali.

Le accuse di discriminazione

L’introduzione di strumenti basati sulla preferenza di genere ha inevitabilmente sollevato critiche, soprattutto negli Stati Uniti, dove alcuni autisti hanno promosso una class action sostenendo che la funzione può configurarsi come discriminatoria nei confronti degli uomini.

Secondo i ricorrenti, consentire alle conducenti di accedere a una platea più ampia di passeggeri rischia di violare le normative che vietano la discriminazione di genere nei servizi commerciali e di rafforzare stereotipi negativi nei confronti dei conducenti maschi.

Uber respinge le accuse, sostenendo che l’iniziativa risponde a un interesse pubblico legato alla sicurezza e alle richieste espresse da una vasta platea di utenti.

La battaglia legale è tuttora in corso e potrebbe contribuire a definire nuovi confini giuridici per le piattaforme digitali, chiamate sempre più spesso a bilanciare libertà di scelta, inclusività e tutela dei diritti.

Tra consenso e limiti pratici

Al di là delle controversie, la funzione sembra trovare un riscontro positivo tra molte utenti e conducenti. Tuttavia, la sua efficacia dipende anche da fattori strutturali, come la percentuale di autiste presenti sulla piattaforma, che in alcuni contesti resta relativamente bassa, soprattutto nelle ore notturne.

Un elemento che solleva interrogativi sulla reale capacità del sistema di soddisfare la domanda e sulla possibilità che la preferenza di genere si traduca, nella pratica, in tempi di attesa più lunghi o in costi differenti.

Nonostante queste criticità, la piattaforma punta a trasformare la funzione in uno strumento di attrazione per nuove conducenti, nella convinzione che un maggiore equilibrio di genere possa contribuire a ridefinire il lavoro nel settore della mobilità.

Una questione sociale prima che tecnologica

La diffusione di “Women Preferences” racconta un risvolto sociale che va oltre la tecnologia: se da un lato rappresenta un passo verso la personalizzazione dei servizi, dall’altro mette in luce una realtà più complessa in cui la sicurezza resta una conquista fragile e diseguale.

In un’epoca in cui si parla di veicoli autonomi e viaggi spaziali, il fatto che una funzione basata sulla selezione di genere venga percepita come innovativa svela quanto il cambiamento sociale proceda a ritmi molto più lenti dell’evoluzione tecnologica.

La sfida, per l’intero comparto della mobilità, non riguarda soltanto l’efficienza delle piattaforme, quanto piuttosto la capacità di costruire fiducia in un sistema che promette libertà di movimento ma deve ancora confrontarsi con paure radicate e disuguaglianze.

Ferrari Amalfi Spider, la dolce vita secondo Maranello

Amalfi
foto © Ferrari

Con la nuova Amalfi Spider, Ferrari amplia la propria offerta nel segmento delle granturismo sportive a cielo aperto.

Lo fa, proponendo una spider 2+ capace di coniugare prestazioni elevate, eleganza e fruibilità quotidiana.

Amalfi
foto © Ferrari

Presentata a Maranello, questa vettura nasce per interpretare lo stile di vita sportivo del Cavallino Rampante, trasformando la guida open-air in unesperienza raffinata e coinvolgente.

Una spider per il lifestyle Ferrari

Il progetto parte dalla base della coupé Amalfi, mantenendone proporzioni e identità stilistica.

In più, introduce una capote in tessuto che consente di godere della guida allaria aperta senza compromettere comfort e praticità.

Amalfi
foto © Ferrari

Il tetto si apre in 13,5 secondi fino a 60 km/h, garantendo grande versatilità nelluso quotidiano e nei lunghi viaggi.

Design ed eleganza a cielo aperto

La Ferrari Amalfi Spider interpreta il linguaggio stilistico contemporaneo della casa con una silhouette fluida e scolpita.

Amalfi
foto © Ferrari

Progettata dal Ferrari Design Studio diretto da Flavio Manzoni, la vettura mantiene una linea elegante sia con tetto chiuso sia con capote ripiegata, grazie a un attento studio dei volumi e delle proporzioni.

Il design è definito da superfici pulite e da una speedformmonolitica che unisce raffinatezza e dinamismo.

Il lungo cofano anteriore ospita il V8 turbo mentre il posteriore è caratterizzato da uno spoiler attivo integrato e da dettagli in fibra di carbonio che enfatizzano la vocazione sportiva.

La capote è disponibile in diversi colori di tessuto sartoriale e tecnico, tra cui linedito Tecnico Ottanio, mentre tra le nuove tinte di carrozzeria debutta il suggestivo Rosso Tramonto, ispirato ai riflessi del sole sulla Costiera Amalfitana.

Amalfi
foto © Ferrari

Allinterno domina il concetto di doppio cockpit, con pilota e passeggero avvolti da due cellule visivamente connesse.

Larchitettura minimalista valorizza materiali e superfici, mentre il tunnel centrale sospeso in alluminio ospita i principali comandi con grande pulizia formale.

Con il V8 biturbo prestazioni e piacere di guida

Il motore della Amalfi Spider è l’evoluzione del celebre V8 biturbo da 3.855 cm³ della famiglia F154, uno dei motori più premiati dellultimo decennio.

In questa configurazione eroga 640 CV a 7.500 giri/min, con una potenza specifica di 166 CV/litro.

Amalfi
foto © Ferrari

Gli ingegneri di Maranello hanno lavorato su diversi fronti per migliorare reattività ed efficienza:.

Una gestione evoluta della sovralimentazione consente il controllo indipendente della velocità dei due turbocompressori, che raggiungono regimi fino a 171mila giri/min.

Il telaio e i sistemi dinamici sono supportati da tecnologie avanzate come il brake-by-wire e il sistema ABS Evo, sviluppati per migliorare la precisione in frenata e la stabilità su qualsiasi livello di aderenza.

Anche laerodinamica gioca un ruolo fondamentale grazie allala mobile posteriore con tre configurazioni.

Amalfi
foto © Ferrari

Il risultato è una spider capace di combinare prestazioni elevate con una guida intuitiva e progressiva, mantenendo il carattere tipico delle granturismo Ferrari.

Tecnologia e comfort open-air

La tecnologia di bordo è progettata per rendere lesperienza di guida ancora più coinvolgente.

Il volante integra tasti fisici e il pulsante di accensione rosso, mentre il display centrale funge da interfaccia condivisa tra pilota e passeggero.

Particolare attenzione è stata dedicata al comfort con tetto aperto. Il wind deflector integrato nella panchetta posteriore, azionabile elettricamente, riduce turbolenze e fruscii creando una bolla daria stabile attorno agli occupanti anche alle alte velocità.

La configurazione 2+ aggiunge un livello di praticità raro nel segmento, consentendo di utilizzare i sedili posteriori per bambini o per aumentare la capacità di carico durante i viaggi.

Che cosa cambia rispetto alla coupé

Rispetto alla versione chiusa, la Ferrari Amalfi Spider introduce una serie di soluzioni progettate specificamente per la guida open-air.

Si tratta di soluzioni che non alterano le proporzioni e lequilibrio dinamico della coupé nonostante l’aggravio di peso di 86 kg.

Amalfi
foto © Ferrari

Il cambiamento più evidente è naturalmente la capote in tessuto, che sostituisce il tetto rigido, permettendo di passare dalla configurazione chiusa alla guida a cielo aperto.

Questa scelta consente inoltre di mantenere ingombri contenuti e un buon volume del bagagliaio, due elementi fondamentali per una spider destinata anche ai viaggi.

Il tetto è disponibile in diverse varianti di tessuto, sia sartoriale sia tecnico, tra cui linedito Tecnico Ottanio, caratterizzato da una trama cangiante che enfatizza la tridimensionalità della capote e introduce nuove possibilità di personalizzazione rispetto alla coupé.

Un’altra differenza sostanziale riguarda il comfort aerodinamico. La Amalfi Spider integra infatti un wind deflector elettrico nello schienale della panchetta posteriore, progettato per ridurre turbolenze e fruscii quando si viaggia con il tetto abbassato.

Il sistema può essere attivato tramite un pulsante e crea una sorta di bolla d’aria” attorno agli occupanti, migliorando significativamente il comfort alle alte velocità.

Infine, la configurazione 2+ assume sulla Spider un ruolo ancora più importante, perché i sedili posteriori non solo consentono di trasportare bambini o piccoli bagagli, ma diventano anche parte integrante del sistema aerodinamico e del wind management della vettura.

Il risultato è una spider che conserva il carattere e le prestazioni della coupé Amalfi, ma aggiunge quella dimensione sensoriale e coinvolgente che solo la guida en plein air può offrire.

Specifiche Tecniche

Motore V8 biturbo a 90°

Cilindrata 3.855 cm³

Potenza massima: 640 CV a 7.500 giri/min

Limitatore a 7.600 giri/min

Potenza specifica 166 CV/litro

Sistema frenante brake-by-wire con ABS Evo

Aerodinamica attiva con ala mobile posteriore su 3 livelli

Pneumatici 245/35 R20 (anteriori), 285/35 R20 (posteriori)

Configurazione spider 2+

Tetto in tessuto apribile in 13,5 s fino a 60 km/h

Il verdetto (prima della prova su strada)

La Ferrari Amalfi Spider rappresenta una delle interpretazioni più eleganti della spider sportiva contemporanea.

Potente, raffinata e utilizzabile ogni giorno, è una vettura che incarna perfettamente lidea di gran turismo italiana, dove prestazioni e piacere di guida si fondono con lo stile e con il fascino della guida en plein air.

Amalfi
foto © Ferrari

BYD e la Formula 1 che guarda a Oriente

(Photo by Mark Thompson/Getty Images) // Getty Images / Red Bull Content Pool

Si va verso il GP della Cina, seconda prova del Mondiale 2026 e a Shanghai non ci sono né un pilota né una squadra cinesi.

Zhou Guanyu (Ferrari.com)

C’è Zhou Guanyu, vero, ma oggi è riserva e forse ai cinesi toccherà attendere una nuova generazione per rivedere un titolare fisso.

Però, ecco la novità, una fonte autorevole (Bloomberg) sostiene che un grande costruttore cinese, ossia quella “BYD” che produce più auto elettriche di Tesla, starebbe pensando a sbarcare in Formula 1: un’ipotesi interessante.

Certo, il fatto che oggi non ci siano squadre o motoristi cinesi appare come un paradosso visto quanto è dinamica l’industria automotive made in China.

La Fia strizza l’occhio

Il presidente della Fia, Mohammed Ben Sulayem, al secondo mandato, è favorevole all’allargamento della platea di concorrenti e a suo tempo volle fortemente l’arrivo di una nuova squadra americana, la “Cadillac”.

Oggi non fa mistero di gradire una squadra cinese: sarebbe una première assoluta.

Una strada con tanti ostacoli

Quando si parlava di Cadillac (e prima ancora di Andretti) molte delle 10 squadre (adesso 11) opposero una strenua resistenza, perché dividere la ricca torta degli introiti milionari in più fette non piace mai a nessuno. Ma alla fine la Cadillac (gruppo GM) ce l’ha fatta e da quest’anno è in gara.

A dire il vero una squadra americana c’era già; la “Haas”, del tutto indipendente dai grandi carmakers. In Formula 1 sono presenti gli europei con il gruppo Volkswagen, che schiera Audi; gli americani (oltre a Cadillac c’è Ford che collabora con Red Bull Powertrain e ci mette il nome); i giapponesi (Honda è tornata e Toyota ha avviato una collaborazione con Haas). Al tavolo mancano solo i coreani, per ora concentrati sui rally, e i cinesi, appunto.

L’esempio Cadillac

La ricetta individuata dagli americani potrebbe essere un buon esempio da seguire per un marchio cinese, che sia o che non sia Byd: Cadillac ha dato vita a una squadra in Inghilterra (verrebbe da dire ovviamente), visto che la Formula 1 Valley sorge attorno a Oxford e lì hanno sede quasi tutte le scuderie, tranne Ferrari e Racing Bulls.

Anche Audi, che pure è basata in Svizzera, sta aprendo una sede inglese, poi ha preso i motori Ferrari in attesa di averne di propri (si ipotizza del 2029).

Un nuovo team cinese potrebbe fare la stessa cosa: una sede in Europa (sarebbe bello in Italia, ma è un’ipotesi puramente teorica) e un motore scelto tra quelli già esistenti, tanto più che i motoristi sono obbligati per regolamento a fornire altre squadre, a un prezzo stabilito dalla norme.

L’onere non toccherebbe a Mercedes (che già è legata a McLaren, Alpine e Williams), ma a uno tra Ferrari (che fornisce Haas), Honda (che corre con Aston Martin) o Audi. Difficilmente a Red Bull Powetrain-Ford (che già ha due squadre).

Il caso Alfa Romeo

Insomma potrebbe essere una via (della seta?) intermedia, però pragmatica, per poi arrivare a costruire direttamente un propulsore nell’arco di due o tre anni.

L’altra strada (più che intermedia, tangenziale…) potrebbe essere quella scelta a suo tempo dell’Alfa Romeo, ovvero diventare title sponsor e partner di una squadra già esistente (Alfa lo fece con la Sauber).

Non che ci siano molti indipendenti, al momento: Williams (di proprietà di un fondo statunitense) e Haas (che appartiene a un gruppo industriale anch’esso d’Oltreoceano). Molti rumors aleggiano attorno ad Alpine, che appartiene al gruppo Renault, e oggi nelle mire (sembra) dell’ex boss della Red Bull, Christian Horner.

A questo punto, chissà che l’ipotesi BYD non sia soltanto fantascienza…

Auto elettriche, la svolta dei prezzi è iniziata?

auto elettriche
foto © T&E, Transport & Environment

Nel grande dibattito sulla transizione energetica dell’automobile europea, il 2025 potrebbe essere ricordato come un anno spartiacque.

Infatti, per la prima volta dal 2020 il prezzo medio delle auto elettriche vendute nell’Unione Europea è diminuito.

E non di poco, circa 1.800 euro in meno, pari a una riduzione del 4%, che porta il prezzo medio a 42.700 euro.

A comunicarlo è Transport & Environment (T&E), una organizzazione non governativa europea con sede a Bruxelles che si occupa di promuovere politiche per un sistema dei trasporti più sostenibile e a basse emissioni.
Riunisce una rete di ONG ambientali attive in diversi Paesi europei e svolge attività di ricerca, analisi e advocacy presso le istituzioni dell’Unione Europea.
I suoi studi e report sono spesso utilizzati come riferimento nel dibattito su mobilità elettrica, decarbonizzazione dell’automotive e normative sulle emissioni.

Prezzi in calo, che cosa sta davvero cambiando?

Il calo dei prezzi è un segnale importante, soprattutto perché arriva dopo anni in cui il costo medio dei veicoli elettrici era aumentato sensibilmente.

Ma dietro questa inversione di tendenza non c’è soltanto la dinamica industriale o tecnologica.

auto elettriche
© T&E, Transport & Environment

C’è anche il ruolo delle normative europee sulle emissioni di CO₂, che stanno spingendo i costruttori verso strategie di prodotto molto diverse rispetto al passato.

La questione ora è (semplice quanto cruciale) l’Europa manterrà la rotta o rallenterà? Perché dalla risposta dipende il momento in cui le auto elettriche raggiungeranno davvero la parità di prezzo con le vetture a combustione interna.

Secondo l’analisi pubblicata da T&E, nel 2025 il prezzo medio dei veicoli elettrici nell’UE è sceso per la prima volta negli ultimi cinque anni.

Il dato diventa ancora più interessante se si osservano le dinamiche dei singoli segmenti. Il calo più significativo riguarda infatti il segmento B, cioè quello delle utilitarie compatte, il cuore del mercato europeo.

Variazione prezzo medio 2025

Segmento B (utilitarie) -13%
Media mercato BEV UE -4%
Prezzo medio BEV 42.700 €

Secondo T&E questo ribasso è stato innescato dall’arrivo di modelli progettati esplicitamente per essere più accessibili, tra cui nuove elettriche compatte che mirano a democratizzare la mobilità a batteria.

Tra gli esempi più emblematici troviamo la Citroën ë-C3 e la Renault 5 E-Tech Electric, due vetture con piattaforme semplificate, batterie più piccole ma efficienti, architetture elettriche ottimizzate per contenere i costi.

In altre parole, l’industria sta finalmente iniziando a sviluppare auto elettriche pensate per il mercato di massa, non soltanto per i segmenti premium.

Il paradosso degli anni 2020-24

Il calo dei prezzi nel 2025 è ancora più significativo se confrontato con la tendenza precedente.

Infatti, tra il 2020 e il 2024 il prezzo medio delle auto elettriche nell’UE era aumentato di circa 5mila euro.

Un incremento che, a prima vista, sembrava in contraddizione con la diminuzione dei costi delle batterie agli ioni di litio.

Secondo il rapporto di T&E, però, la spiegazione è principalmente strategica.

auto elettriche
© T&E, Transport & Environment

I costruttori hanno concentrato gli investimenti su SUV elettrici di fascia alta, modelli premium con batterie molto capienti e segmenti più redditizi.

Una scelta industriale comprensibile, in quanto prima dell’entrata in vigore dei nuovi limiti europei sulle emissioni, puntare su modelli costosi significava massimizzare i margini e recuperare più velocemente gli enormi investimenti nella tecnologia elettrica.

Il ruolo decisivo delle normative CO₂

Il vero motore della riduzione dei prezzi non è quindi soltanto la tecnologia, ma la regolamentazione europea sulle emissioni.

Secondo T&E, le nuove soglie di CO₂ previste tra 2025 e 2027 stanno costringendo i costruttori ad ampliare rapidamente l’offerta di veicoli elettrici accessibili.

E i risultati sarebbero già visibili, perché circa la metà del mercato automobilistico europeo ha già raggiunto gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti per il periodo 2025–2027.

Tra i grandi costruttori, soltanto Renault Group e Volkswagen Group risulterebbero momentaneamente in ritardo, anche se le proiezioni indicano che potrebbero recuperare entro il 2027.

Quando l’elettrico costerà come un’auto a benzina?

Uno dei temi più dibattuti riguarda la parità di prezzo all’acquisto tra auto elettriche e modelli termici.

Secondo T&E, questo traguardo è già stato raggiunto nel 2024 nei segmenti più alti del mercato.

Segmento Parità di prezzo BEV/ICE
Segmenti D ed E già raggiunta (2024)
Segmenti A, B, C attesa entro il 2030

Affinché ciò accada anche per i modelli più piccoli è necessario che i costi di produzione continuino a diminuire e che i costruttori trasferiscano realmente questi risparmi ai consumatori.

Ed è proprio su questo secondo punto che si gioca la partita politica europea.

Il rischio di rallentare la transizione

La Commissione Europea sta valutando una modifica al sistema di calcolo dell’obiettivo di riduzione delle emissioni previsto per il 2030.

La proposta prevede di calcolare la media delle emissioni su tre anni, anziché su un singolo anno.

Secondo T&E, questa modifica potrebbe avere conseguenze rilevanti sul mercato.

Scenario Quota di mercato BEV nel 2030
Obiettivo attuale 57%
Media su 3 anni 47%
Media su 5 anni (richiesta industria) 32%

Un rallentamento della diffusione dei veicoli elettrici potrebbe avere anche un impatto diretto sui prezzi.

Le stime indicano che, con obiettivi meno stringenti, nel 2030 un’auto elettrica potrebbe costare circa 2.300 euro in più rispetto allo scenario attuale.

Una transizione ancora aperta

Il 2025 dimostra che l’industria automobilistica europea è perfettamente in grado di produrre auto elettriche più accessibili quando le condizioni normative lo rendono necessario.

La riduzione dei prezzi non è quindi soltanto il risultato di batterie più economiche o piattaforme più efficienti, ma è il frutto di una combinazione tra innovazione industriale e politiche pubbliche.

Il prossimo decennio sarà decisivo.

Se l’Europa manterrà obiettivi ambiziosi, le utilitarie elettriche potrebbero diventare rapidamente l’alternativa naturale alle auto a benzina.

In caso contrario il rischio è rallentare una trasformazione che non riguarda soltanto le emissioni, ma anche la competitività tecnologica dell’industria europea.

La domanda che dobbiamo porci non è più se l’auto elettrica diventerà dominante (direi che ormai ci sono pochi dubbi in proposito) ma quando sarà accessibile a tutti.

E la risposta dipende dalle scelte che verranno prese nei prossimi anni.

auto elettriche
© T&E, Transport & Environment

Suzuki, il Toro e il Comune di Torino: il gioco di squadra che fa respirare la città

Non è più un’iniziativa simbolica, quella che da anni porta avanti il marchio “Suzuki” con la collaborazione del “Torino Calcio” e delle autorità comunali.

Mercoledì 11 marzo, ancora una volta, nel parco di Piazza d’Armi, davanti allo Stadio in cui i granata giocano le partite casalinghe, Suzuki, la Città di Torino e il Torino FC hanno unito le forze per dare nuova linfa al progetto del “Bosco Diffuso Suzuki”, mettendo a dimora 29 alberi autoctoni destinati a crescere insieme al tessuto urbano e sociale della città.

Una giornata che si inserisce in un percorso già avviato negli anni precedenti e trova una nuova dimensione grazie alla sinergia tra pubblico e privato.

Il progetto, annunciato lo scorso novembre in occasione della “Giornata Nazionale degli Alberi” e del “Suzuki Green Friday”, prende forma concreta in uno degli spazi più frequentati dai torinesi.

Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, del mondo aziendale e sportivo: Paolo Ilariuzzi, Direttore della Divisione Moto e Marine di Suzuki Italia, Francesco Tresso, Assessore alla Cura della Città, Verde pubblico, Parchi e Fiumi, Chiara Foglietta, Assessora all’Ambiente e alla Transizione Ecologica, Alberto Barile, Direttore Operativo del Torino FC insieme ai calciatori Giovanni Simeone e Matteo Prati, testimoni di un impegno che supera i confini del campo da gioco.

Il valore della collaborazione

L’iniziativa è stata resa possibile grazie alla raccolta di 14.504,89 euro durante il Suzuki Green Friday del 28 novembre dello scorso anno, ottenuta destinando lo 0,5% del fatturato generato dalle vendite delle tre divisioni aziendali — Auto, Moto e Marine — alla riforestazione urbana.

Una scelta che racconta un modello di responsabilità d’impresa sempre più orientato alla sostenibilità e al benessere collettivo.

“Ogni nuovo albero messo a dimora rappresenta un contributo concreto alla cura quotidiana dei parchi e degli spazi verdi” ha sottolineato l’assessore Tresso, evidenziando come progetti di questo tipo contribuiscano a migliorare la qualità della vita dei cittadini e a rafforzare la biodiversità urbana.

Piazza d’Armi, simbolo di sport e comunità

Non è casuale la scelta del luogo: il Parco Cavalieri di Vittorio Veneto, nell’area verde di Piazza d’Armi di fronte allo Stadio Olimpico Grande Torino, uno spazio profondamente radicato nella vita quotidiana dei torinesi dove si intrecciano sport, socialità e tempo libero, rendendo l’intervento ancora più significativo.

“Realizzare un’iniziativa di questo tipo in un luogo così frequentato ha un valore particolare – ha aggiunto l’assessora Foglietta – è uno spazio che accompagna la vita sportiva e quotidiana della città e rappresenta un punto di incontro per residenti, tifosi e famiglie.

La collaborazione tra istituzioni, imprese e realtà sportive dimostra come sia possibile tradurre gli obiettivi ambientali in azioni concrete e visibili”.

Il Bosco Diffuso Suzuki: numeri e prospettive

I nuovi alberi — 10 lungo via Filadelfia e 19 nell’area di Piazza d’Armi — contribuiranno ad arricchire un patrimonio verde che, negli anni, ha già superato quota 1.400 esemplari.

Il Bosco Diffuso Suzuki si estende oggi su una superficie equivalente a quasi dieci campi da calcio e assorbe oltre 35 tonnellate di CO₂ all’anno, rappresentando un esempio virtuoso di forestazione urbana diffusa.

Un progetto che si affianca ad altre iniziative come il “Bosco del Toro”, simbolo della collaborazione tra Suzuki e il club granata, e che trova continuità anche nella rete nazionale dei concessionari: in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi del 2025, sono stati messi a dimora 229 nuovi alberi in tutta Italia.

Sport, impresa e sostenibilità

Per il Torino FC, la partecipazione al progetto rappresenta una conferma dell’attenzione verso il territorio e le nuove generazioni. “È motivo di grande soddisfazione essere parte di questa iniziativa”, ha dichiarato il direttore operativo Alberto Barile, ricordando il rapporto ultradecennale con Suzuki e il comune impegno per uno sviluppo sempre più sostenibile.

Anche per Suzuki, l’iniziativa rappresenta un tassello importante di una strategia ambientale più ampia: “Questi alberi sono un gesto concreto per garantire un territorio più sano e vivibile alle future generazioni”, ha affermato Paolo Ilariuzzi, sottolineando l’importanza di continuare a valorizzare il verde urbano attraverso progetti condivisi.

Gli aceri e lo spirito granata

Tra le specie piantate figurano gli aceri, alberi dal forte valore simbolico. In Giappone, il rosso intenso delle loro foglie primaverili — il “momiji” — richiama energia, rinnovamento e passione.

Un’immagine che si tinge anche di granata, fondendo tradizione culturale e identità sportiva in un racconto suggestivo che unisce natura e appartenenza.

Viva l’Italia, che corre dietro ai velox e inciampa nei decreti

Quello della mobilità è uno dei più discussi & discutibili fra i romanzi italiani mai scritti, in cui gli autovelox sono da sempre personaggi ambigui, perfidi e controversi.

C’è chi li considera veri guardiani della sicurezza e chi invece li vede come esattori spietati, dotati di un obiettivo fotografico.

Per l’ennesima volta, nelle scorse ore, il governo ha dichiarato di voler provare a riscrivere la trama della vicenda, introducendo una data destinata a segnare una linea temporale: il 2017, spartiacque tra un passato “incerto” e un futuro più regolato.

O quantomeno normale, diciamo.

Secondo la nuova impostazione, annunciata dal ministro dei trasporti Salvini nel corso del question time alla Camera, i dispositivi approvati dopo quell’anno sarebbero considerati automaticamente conformi ai requisiti di omologazione, mentre quelli precedenti potranno restare in funzione solo se adeguati agli standard tecnici più recenti.

Una decisione che dovrebbe mettere la parola fine a un’epoca di installazioni poco trasparenti, con apparecchi comparsi sulle strade come funghi dopo la pioggia e piogge di denaro contante finito improvvisamente nelle casse dei comuni.

A raccontare la vicenda si rischia di immaginare un mondo distopico dove l’unica regola è non avere regole, ambientato in un territorio disseminato di strumenti di cui quasi nessuno sapeva nulla.

Ognuno faceva e intascava quel che gli sembrava più giusto.

Per superare il caos, il ministero ha introdotto una piattaforma nazionale che consente di consultare i dati di ogni dispositivo autorizzato. Una sorta di “anagrafe dei velox” accessibile online, dove l’automobilista può verificare in autonomia se la multa ricevuta proviene da un apparecchio in regola.

Il censimento che non ti aspetti

Quando si sono accesi i riflettori su questa rete di controlli, la realtà è apparsa subito meno rassicurante del previsto. Su circa 11mila o poco più autovelox segnalati da nord a sud, meno di 4.000 risultavano registrati dagli enti locali.

E tra questi, solo una minima parte era allineata ai criteri del nuovo schema normativo.

Un dato che ha alimentato polemiche e timori, soprattutto per le conseguenze legali. In alcune città, le prefetture hanno preferito sospendere autorizzazioni già concesse, temendo ricorsi o contestazioni in vista di regole più stringenti.

Ma anche per evitare il rischio che multe emesse da dispositivi non perfettamente conformi possano diventare terreno fertile per battaglie giudiziarie e class-action, con effetti a catena sui bilanci pubblici e soprattutto sulla credibilità del sistema.

Il decreto fantasma

Il nuovo decreto sull’omologazione degli autovelox è ancora in fase di valutazione europea. Notificato alla Commissione all’inizio di quest’anno, dovrà attendere la fine del periodo di studio prima di diventare operativo, e fino ad allora si vive in una sorta di zona grigia dove a regnare sono l’incertezza e l’indecisione.

L’attesa non fa che rinforzare un nodo tipicamente italiano: si litiga si strumenti che non hanno ancora nulla di definitivo, mentre le strade continuano a essere percorse da milioni di veicoli ogni giorno.

La funzione dimenticata

Perché, detto in modo chiaro, nel mezzo di una guerra fatta di odio profondo e carte bollate, il rischio è di dimenticare il punto essenziale: gli autovelox, al di là di parole e posizioni politiche, come dimostrato da studi recenti, hanno dimostrato di poter ridurre in modo drastico il numero di incidenti e soprattutto la loro gravità.

Ed è un aspetto che raramente conquista i titoli di prima pagina, forse perché meno spettacolare del dare fiato a gente che si insulta e minaccia sui social.

Eppure, basterebbe pensare dietro ad ogni numero percentuale si nasconde un incidente evitato, una famiglia risparmiata da una perdita, una vita che prosegue.

Se fossimo un Paese vagamente normale e non abitato da gente che meriterebbe soggiorni alla neurodeliri, la discussione dovrebbe concentrarsi su come migliorare la trasparenza e l’efficacia dei controlli, non su come eliminarli.

La caccia alle assicurazioni fantasma

Se la questione autovelox infiamma gli animi, quella dell’evasione assicurativa rischia quasi di passare in second’ordine malgrado sia ad altissimo rischio. Lo scorso anno, secondo i dati della polizia stradale, su 1,5 milioni di veicoli controllati 30mila non erano in regola con l’assicurazione. Mica cotiche.

Il governo sta preparando una norma per contrastare la circolazione di veicoli privi di copertura obbligatoria RC, un fenomeno sempre più diffuso che coinvolge milioni di mezzi e incide sui costi sostenuti dagli automobilisti in regola.

Lo stratagemma proposto è di sfruttare al massimo tecnologie già diffuse, come le telecamere dei varchi urbani, i sistemi Tutor e i dispositivi di rilevamento automatico, per incrociare i dati delle targhe con i database delle compagnie assicurative.

Un sistema capace di individuare in tempo reale chi guida senza assicurazione andando a colpo sicuro per bloccarlo.

Il progetto, però, richiede una legge specifica e il coinvolgimento di più istituzioni, tra cui l’autorità di vigilanza assicurativa e il garante per la protezione dei dati personali, perché a rappresentare il principale ostacolo è la privacy: oggi le targhe possono essere registrate solo in presenza di un’infrazione, e ampliare la possibilità richiede un equilibrio delicato tra sicurezza e tutela dei diritti.

Tecnologia contro furbetti (e costi)

Dietro la crociata contro le auto non assicurate si nasconde una questione economica di enorme impatto: chi circola senza copertura non solo espone sé stesso e gli altri a rischi enormi, ma contribuisce a far aumentare i premi per tutti gli altri.

In caso di incidente, il risarcimento passa spesso attraverso il “Fondo vittime della strada”, trasformando una violazione individuale in un onere collettivo.

L’introduzione di controlli automatizzati potrebbe ridurre drasticamente il fenomeno, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di integrare la tecnologia con le norme giuridiche. Un’operazione complessa che richiede tempo, coordinamento e una discreta dose di serietà.

La politica del traffico permanente

Nel frattempo, il dibattito pubblico continua a oscillare tra promesse di un nuovo ordine e paure di altre spese e complicazioni, dando sempre più l’idea che la mobilità sia diventata un ring politico dove ogni tentativo di cambiare le cose si trasforma in una guerra santa. Una di quelle cose che sulla carta vogliono tutti, a patto però che a pagare siano gli altri.

Dacia Duster Hybrid 155, l’ibrido accorcia le distanze

Appena quattro anni fa, poco prima di presentare il primo ibrido su Jogger, Dacia aveva dichiarato che l’elettrificazione sarebbe arrivata il più tardi possibile. Non un gesto di chiusura, anzi, ma una scelta dettata dalla volontà di mantenere il più possibile il vantaggio sul piano dei prezzi che i costi della tecnologia avrebbero compromesso.

Un problema che il Gruppo ha già affrontato con la Clio e a cui ha risposto con il primo sistema ibrido E-Tech, sufficientemente efficace ed economico da essere poi “passato” a Dacia e del quale oggi la portabandiera Duster propone orgogliosamente due delle evoluzioni più interessanti.

In pochi anni, infatti, la prospettiva si è ribaltata: un modello su quattro venduto dal marchio più popolare di Renault Group è elettrificato e il nuovo piano futuREady parla addirittura di accelerare l’elettrificazione, con l’obiettivo di raggiugere nel prossimo futuro i 2/3 del mix. Un mix che punta sempre più sul segmento dei modelli compatti, come hanno dimostrato prima la Bigster e poi la nuovissima Striker svelata pochi giorni fa.

Hybrid 155, un po’ di potenza in più

Il sistema della Dacia Duster Hybrid 155, il primo dei due nuovi ibridi annunciati alla fine del 2025 (l’altro è l’interessantissimo Hybrid-G 4×4 integrale e a Gpl), aggiorna e sostituisce la precedente versione 140, la prima motorizzazione E-Tech che i modelli Dacia hanno ereditato dalle utilitarie e compatte di Renault.

Lo schema rimane lo stesso, ed è quello che ha permesso da subito di contenere i costi. Di base utilizza infatti un motore aspirato non particolarmente sofisticato, due motori elettrici di cui uno con funzione di starter e una batteria da poco più di un kWh.

L’elemento-chiave che li fa interagire è il cambio Multi Mode: ha sei rapporti ,due sfruttati dal motore elettrico e quattro dal benzina, ed è privo di sincronizzatori perché quella funzione è assolta dal secondo motore elettrico.

Rispetto alla versione 140, il motore a benzina passa da 1,6 a 1,8 litri, ed ha una potenza di 109 CV contro 92. La capacità della batteria sale invece da 1,2 a 1,4 kWh, ma restano invariati il motore elettrico da 36 kW-50 CV, sia lo starter/generatore/sincronizzatore da 15 kW-20 CV. Inoltre, grazie alla maggior riserva energetica e al motore più potente, Dacia dichiara un consumo medio WLTP di 4,7 l/100 km, migliore dell’8% rispetto al Hybrid da 140 CV.

Semplice ed economico nei componenti, il sistema Hybrid/E-Tech promette di riuscire a ottimizzare le energie perché fino all’80% delle percorrenze cittadine può essere coperta dal motore elettrico ottenendo un risparmio totale di carburante stimato nel 40%.

Non occorre ricarica esterna perché l’energia è gestita direttamente dal sistema, che ricarica la batteria in decelerazione o quando il motore a benzina è in funzione, grazie al secondo motore elettrico che funge da generatore provvede a ricaricare la batteria  e ottenendo un risparmio totale di carburante stimato nel 40%.

Al centro dell’offerta

La motorizzazione Hybrid 155 è disponibile con i tre allestimenti superiori del listino Dacia Duster, vale a dire Expression, Journey ed Extreme. Con un prezzo di partenza di 26.650 euro, che include già un pacchetto ADAS e infotainment completo, è equidistante dalla versione 1.2 TCe mild hybrid da 140 CV e il già citato Hybrid-G 4×4 da 150 CV.

Più energia alla guida

Anche se le differenze sembrano tutto sommato poco rilevanti a livello di numeri, nel pratico i miglioramenti nel passaggio dall’Hybrid 140 al 155. Più coppia per il motore a benzina, che ha 172 Nm contro 144, significa un po’ di prontezza in più alle medie velocità, mentre a quelle basse si confermano i 205 Nm del motore elettrico, più che adeguati.

Rumorosità e vibrazioni all’avvio del motore a benzina restano contenute, ma la riserva elettrica leggermente accresciuta aiuta a sfruttare di più la trazione a zero emissioni e a migliorare i consumi.

Durante il test, su un percorso misto urbano/extraurbano/autostrada abbiamo ottenuto, secondo il computer, una media di 5,8 l/100 km. Non distanti da quelli che si potevano percorrere con il motore Diesel sulle generazioni precedenti, anche senza ricorrere al programma Eco che smorza un po’ la vivacità della risposta, di base mai troppo esuberante.

Aiuta il peso contenuto, che su questa versione supera di poco i 1.500 kg in ordine di marcia. Sempre gradevole la guida, con il servosterzo elettrico che continua a mancare un po’ di sostanza alle medie velocità ma che è più omogeneo di molti altri.

LA SCHEDA TECNICA

Motore – benzina, 4 cilindri in linea di 1.789 cc

Sistema ibrido – Full Hybrid con motore da 36 kW e 205 Nm e ISG da 15 kW

Potenza max in kW (CV) – 80 (109)

Coppia max – 238 Nm

Cambio – automatico a 6 rapporti

Sistema ibrido – Full Hybrid con motore da 36 kW e 205 Nm e ISG da 15 kW

Potenza max del sistema in kW (CV) –  116 kW -(158)

Trazione – anteriore

Velocità max – 180 (km/h)

Accelerazione 0-100 – 9,4 sec.

Consumi dichiarati – 4,7l/100 km

Emissioni CO2 (g/km) – 106/107 g/km

Peso in ordine di marcia – 1.529/1.711 kg

Sospensioni ant/post – MacPherson/assale semirigido

Cerchi e pneumatici – 18” con 215/60 R18 (Journey)

Capacità bagagliaio – da 594 a 1.696 l (517 VDA)

Lunghezza/larghezza/altezza – 4343/1816/1661 mm

Passo – 2.657 mm

Ultimi Articoli