A Malta si combatte il traffico pagando chi non guida

A Malta, dove il traffico è una tortura quotidiana, il governo ha deciso di sperimentare una terapia che difficilmente passerà inosservata: pagare i cittadini per non guidare.

E non si tratta di un incentivo simbolico, ma di una cifra decisamente sostanziosa per chi accetta di dire addio alla patente per cinque anni.

Un’idea che suona come una provocazione, e al contrario nasce da una situazione ormai vicina all’esasperazione: nell’arcipelago mediterraneo circolano circa 457.000 veicoli, praticamente uno per ogni abitante adulto, mentre la popolazione complessiva supera ormai i 550.000 residenti.

Il tutto concentrato su appena 317 km quadrati.

In altre parole, lo spazio è poco e le auto troppe: una combinazione che trasforma ogni spostamento in un esercizio “strong” per il sistema nervoso.

Il bonus in dettaglio

Per affrontare l’ingorgo permanente, l’esecutivo guidato dal Partito Laburista ha deciso di puntare sui più giovani.

Da quest’anno entra in vigore un programma che prevede un incentivo economico complessivo di 25.000 euro destinato ai cittadini fino ai 30 anni disposti a consegnare volontariamente la propria patente e a non mettersi al volante per cinque anni.

Il bonus non arriva tutto insieme, ma viene distribuito con una logica quasi da vitalizio alternativo alla guida: 5.000 euro all’anno per cinque anni consecutivi.

In cambio, i beneficiari dovranno rinunciare completamente a mettersi alla guida di qualsiasi veicolo a motore, non solo a Malta ma anche all’estero.

L’idea, un decisamente estrema, è di trasformare una generazione di automobilisti potenziali in pendolari del trasporto pubblico, ciclisti o pedoni, un popolo rassegnato ma almeno ben pagato.

Il programma rientra in un fondo nazionale da 25 milioni di euro destinato al periodo 2026-2030 e viene gestito dall’agenzia statale “Transport Malta”.

Le domande sono accettate secondo un criterio semplice e competitivo: chi primo arriva becca i soldi.

Regole rigide e niente scherzi

Naturalmente, la rinuncia deve essere totale e sempre verificabile. Una volta approvata la domanda, il candidato deve consegnare materialmente la patente alle autorità prima di ricevere il primo pagamento.

Per accedere al programma bisogna rispettare una serie di condizioni precise: avere meno di 30 anni, vivere a Malta da almeno sette anni consecutivi e possedere una patente di categoria B da almeno dodici mesi.

Il documento, inoltre, non deve essere mai stato sospeso o revocato. Sono esclusi i titolari di licenze rilasciate da Paesi extra-UE e chi utilizza la patente per motivi professionali.

Da quel momento scatta un impegno quasi monastico: cinque anni senza guidare e non solo sull’isola, ma ovunque nel mondo.

Il regolamento è chiaro e le sanzioni pensate per chi pensa di fare il furbo: se un beneficiario viene sorpreso al volante durante il periodo di sospensione volontaria, scatta immediatamente una multa da 5.000 euro.

Non basta, perché dovrà anche restituire parte o tutto il contributo ricevuto e potrebbe andare incontro a ulteriori azioni legali.

Tornare alla guida? Con calma

Chi resisterà ai cinque anni senza cedere alla tentazione dell’acceleratore potrà tornare alla guida, ma non immediatamente.

Al termine del programma sarà necessario richiedere una nuova patente e completare almeno 15 ore di lezioni pratiche presso una scuola guida autorizzata.

L’isola dove le auto sono troppe

Negli ultimi anni il problema del traffico a Malta si è accentuato anche a causa della crescita demografica: la popolazione è aumentata rapidamente, alimentata soprattutto dall’arrivo di lavoratori stranieri.

Tra il 2011 e il 2022 il numero di residenti nati all’estero è cresciuto di oltre il 260%, con comunità provenienti in particolare dal Bangladesh e dalla Siria. E più abitanti significa inevitabilmente più gente che si sposta in auto.

Un esperimento costoso

Non tutti, però, sono convinti che pagare i cittadini per non guidare sia la soluzione più brillante.

Alcuni esperti di mobilità hanno accolto il progetto con una certa freddezza, definendolo più un gesto simbolico che una riforma che possa prima o poi diventare strutturale.

Secondo diversi osservatori il problema non è solo la quantità di auto, ma anche nella mancanza di alternative valide: piste ciclabili, infrastrutture pedonali sicure e una rete di trasporti competitiva sono altamente insufficienti.

C’è poi un altro punto che non passa inosservato: mentre lo Stato paga qualcuno per non guidare, continuano a esistere sussidi sul carburante.

Un equilibrio strano che ricorda un po’ la scena di chi spegne un incendio con una mano mentre con l’altra continua a versare benzina.

Un “cerotto” su un problema più grande

Un’altra critica riguarda le dimensioni reali dell’iniziativa. Anche ipotizzando qualche centinaio di adesioni, la riduzione delle auto in circolazione resterebbe minima rispetto al parco veicoli complessivo.

Per dare un’idea delle proporzioni: ogni settimana sono rilasciate circa 469 nuove licenze di circolazione, e il numero di giovani disposti a rinunciare alla patente rischia di incidere poco sull’equilibrio generale.

La grande scommessa culturale

Nonostante le critiche, il governo difende la misura come un primo passo verso un cambiamento profondo. Se l’esperimento funzionerà, Malta potrebbe diventare uno dei primi Paesi al mondo ad aver provato a combattere il traffico con un metodo drastico.

Resta solo capire quanti giovani saranno disposti a resistere cinque anni senza guidare.