BMW Group: il 2025, un anno di resilienza

In un panorama internazionale sempre più complicato, tra tensioni commerciali, oscillazioni valutarie e crescente pressione competitiva, il BMW Group dimostra di saper mantenere la rotta, e non è esattamente un dettaglio da poco, di questi tempi.

Lo dimostrano i numeri: il marchio bavarese ha chiuso il 2025 con un utile ante imposte pari a 10,236 miliardi di euro, in calo rispetto ai 10,971 miliardi dell’anno precedente ma comunque superiore alla soglia simbolica dei 10 miliardi per il secondo anno consecutivo.

Il margine EBT (Earnings Before Taxes) si è mantenuto stabile al 7,7%, mentre l’utile netto si è attestato a 7,451 miliardi. Numeri che consentono alla società di proporre una distribuzione complessiva di dividendi pari a 2,672 miliardi di euro, con un payout ratio del 36,6%, confermando una politica di remunerazione degli azionisti coerente e prevedibile.

Secondo il presidente Oliver Zipse, che ha introdotto la Conferenza Annuale in diretta streaming da Monaco di Baviera, il risultato dimostra come la combinazione tra neutralità tecnologica, presenza globale e marchi forti abbia permesso al gruppo di affrontare con resilienza le difficoltà senza dover modificare la propria strategia.

Una gamma ampia per la transizione energetica

La diversificazione tecnologica continua a rappresentare uno dei principali fattori di competitività del gruppo BMW, che oggi può oggi contare su un portafoglio articolato su motori a combustione interna, sistemi ibridi plug-in, veicoli completamente elettrici e, in prospettiva dal 2028, modelli alimentati da celle a combustibile a idrogeno.

Una strategia che ha consentito di superare gli obiettivi europei sulle emissioni: nel 2025 la media di flotta è stata pari a 90 gr di CO2 per km nei mercati UE 27+2, senza ricorrere a meccanismi di compensazione.

Un risultato che il gruppo interpreta come prova della compatibilità tra neutralità tecnologica e decarbonizzazione.

L’elettrico cresce, ma l’ibrido è fondamentale

Nel corso dell’anno BMW ha consegnato 442.056 veicoli completamente elettrici, con una crescita del 3,6% e una quota del 17,9% sul totale delle vendite: significa che una vettura su sei venduta dal gruppo è a batteria. Nel marchio MINI la diffusione è ancora più marcata, con un veicolo su tre completamente elettrico.

Se si considerano anche le ibride plug-in, le consegne complessive di veicoli elettrificati hanno raggiunto quota 642.071 unità, pari a circa un’auto su quattro. In Europa, la percentuale di modelli elettrici o PHEV ha toccato il 40%, confermando il ruolo del continente come laboratorio della transizione.

Il 2025 ha segnato inoltre traguardi simbolici nel percorso di elettrificazione iniziato nel 2013 con la prima i3 e la i8. A giugno è stato consegnato il milionesimo e mezzo veicolo completamente elettrico, mentre ad agosto è stato raggiunto il totale di tre milioni di veicoli elettrificati e il traguardo dei due milioni di BEV si prevede sarà centrato nel corso di quest’anno.

Volumi globali stabili grazie all’equilibrio geografico

Le consegne complessive di auto premium hanno raggiunto 2.463.681 unità, con una crescita dello 0,5% rispetto al 2024. Il calo del 12,5% registrato in Cina è stato compensato da una crescita del 7,3% in Europa e del 5,6% nelle Americhe, dimostrando l’importanza della diversificazione geografica.

Tra i modelli più dinamici spiccano la BMW Serie 5, con un incremento superiore al 25%, e la BMW X2, che ha segnato un balzo del 33%. La divisione sportiva BMW M ha stabilito il quattordicesimo record consecutivo con 213.449 consegne, rendendo per la prima volta una BMW su dieci un modello M.

Nel marchio MINI, la Countryman si è confermata best seller con 288.278 unità, mentre la gamma elettrica ha contribuito a portare i BEV oltre il 36% delle vendite del brand.

Rolls-Royce ha mantenuto livelli quasi invariati con 5.664 consegne, trainate soprattutto dai modelli Cullinan e Spectre.

Ricavi in flessione e costi sotto controllo

Il fatturato complessivo del gruppo si è attestato a 133,453 miliardi di euro, in calo del 6,3% rispetto al 2024. Il dato riflette sia l’intensificarsi della competizione nel settore automotive, in particolare nel mercato cinese, sia l’impatto negativo dei tassi di cambio, legato soprattutto a dollaro statunitense, won coreano e renminbi cinese.

In parallelo, BMW ha proseguito nel percorso di ottimizzazione dei costi: la spesa in ricerca e sviluppo è scesa a 8,319 miliardi, pari al 6,2% dei ricavi, mentre gli investimenti in conto capitale sono diminuiti del 20,1% a 7,237 miliardi. Anche le spese amministrative e commerciali sono state ridotte del 6,1%, contribuendo a una contrazione complessiva dei costi pari a 2,5 miliardi di euro.

Margini automotive compressi dai dazi

Nel segmento Automotive l’EBIT è stato pari a 6,259 miliardi, con un margine del 5,3%, in linea con il target del 5-7% ma inferiore al 6,3% del 2024. Il solo effetto dei dazi ha ridotto il margine di circa 1,5 punti percentuali.

Il free cash flow della divisione è sceso a 3,240 miliardi, anche a causa della diminuzione dei flussi operativi, parzialmente compensata da minori investimenti e dalla riduzione delle scorte.

Nel comparto Servizi Finanziari il volume dei nuovi affari ha raggiunto 65,818 miliardi, in crescita del 2%, con un tasso di penetrazione del 46,6%. L’utile ante imposte del segmento si è attestato a 2,401 miliardi, penalizzato da minori ricavi sui veicoli restituiti a fine leasing e da imposte arretrate.

Dividendi, buy-back e governance

Il gruppo mantiene una politica di remunerazione stabile. All’assemblea del 13 maggio 2026 sarà proposta una cedola di 4,40 euro per le azioni ordinarie e di 4,42 euro per quelle privilegiate. Prosegue anche il programma di riacquisto azioni, autorizzato fino al 10% del capitale sociale: a fine 2025 BMW deteneva già 8,68 milioni di titoli, pari all’1,41%.

Nello stesso appuntamento assembleare sarà proposta la nomina di Christian Bruch, amministratore delegato di Siemens Energy, come nuovo membro del consiglio di sorveglianza.

Neue Klasse, il cuore del futuro

Il 2026 segnerà l’accelerazione del progetto “Neue Klasse”, la nuova piattaforma tecnologica del gruppo. La BMW iX3, primo modello della nuova generazione, ha già registrato una forte domanda, con un ordine su tre tra i BEV prenotati in Europa. Lo stabilimento ungherese di Debrecen lavora già su due turni per far fronte alle richieste.

Il secondo modello, la nuova BMW i3, sarà presentato a Monaco. Entro il 2027 il gruppo lancerà oltre 40 modelli nuovi o aggiornati, tra cui le future generazioni di Serie 3 e X5.

Le previsioni per il 2026

Per l’anno in corso BMW si attende un mercato globale sostanzialmente stabile. Europa e Stati Uniti offrono prospettive di crescita, mentre in Cina le vendite dovrebbero rimanere sui livelli del 2025.

Il gruppo prevede consegne globali in linea con l’anno precedente e una quota di BEV simile a quella attuale. Tuttavia, l’impatto dei dazi potrebbe ridurre ulteriormente il margine EBIT automotive di circa 1,25 punti percentuali.

Nel complesso, si prevede un moderato calo dell’utile ante imposte, influenzato anche da effetti valutari, costi delle materie prime, aumento degli ammortamenti e contrazione del mercato delle auto usate.

Un colosso globale con basi solide

Nel 2025 BMW ha venduto oltre 2,46 milioni di auto e più di 202.500 motocicli, contando su una rete produttiva di oltre 30 stabilimenti e una presenza commerciale in più di 140 Paesi, mentre l’organico complessivo ha raggiunto 154.540 dipendenti.

In Italia, dove il gruppo è attivo da oltre cinquant’anni, le quattro società locali impiegano circa 850 persone, contribuendo a rendere il mercato nazionale uno dei più rilevanti a livello mondiale per il marchio.