lunedì 25 Maggio 2026 - 07:09:25

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Il Tesla Robotaxi non sbaglia, peccato per tutto il resto

Nel luglio dello scorso anno, quando Tesla ha lanciato il suo servizio Robotaxi ad Austin, il mondo ha trattenuto il respiro.

Un’auto senza conducente che gira per le strade americane: è fantascienza diventata realtà o un disastro annunciato?

La risposta, dopo 17 incidenti e mesi di opacità degna di un servizio segreto, è arrivata questa settimana e ha il sapore di una commedia degli equivoci.

Per quasi un anno, Tesla è stata l’unica azienda del settore a presentare i propri rapporti di incidente alla “NHTSA” (l’ente federale che regola la sicurezza stradale) con una formula degna di un’informativa dei servizi segreti: [OMISSIS, POTREBBE CONTENERE INFORMAZIONI COMMERCIALI RISERVATE].

Ogni singolo rapporto era costellato di quelle 6 parole che dicevano tutto e niente, mentre Waymo, Zoox e tutti gli altri descrivevano i propri incidenti con dovizia di particolari.

La giustificazione ufficiale? Tesla ha sostenuto che rendere pubblici quei dati le avrebbe causato un “danno finanziario”, perché i concorrenti avrebbero potuto usarli per misurare i progressi del programma autonomo.

Una logica impeccabile, se non fosse che nascondere i propri incidenti mentre tutti gli altri li pubblicano è, a sua volta, un’informazione eloquente sui propri progressi.

Poi, qualche giorno fa, la svolta. Senza preavviso né comunicati trionfanti, Tesla ha aggiornato tutti i suoi rapporti, rimosso gli omissis e consegnato al pubblico l’intera cronologia dei 17 episodi avvenuti tra luglio 2025 e marzo 2026.

Tutti colpevoli tranne l’auto

I numeri, con tutta sincerità, non sono catastrofici. Ben 13 incidenti con soli danni materiali, 2 senza alcuna conseguenza, 1 con un ferito lieve e un altro, il più grave, con un ferito sempre lieve ma ricoverato in ospedale per cautela.

Chi si aspettava morti, sangue e scene splatter andrà deluso.

Ma qui arriva il colpo di scena: la maggioranza degli incidenti non è stata causata dal sistema autonomo di Tesla. I Robotaxi, fermi ai semafori o agli stop sono stati per lo più tamponati da automobilisti distratti.

Il catalogo è degno di una sitcom texana. A luglio 2025, un SUV fermo dietro ad un Robotaxi “ha fatto un piccolo movimento in avanti” e lo ha tamponato mentre entrambi aspettavano il verde del semaforo.

Neanche un mese dopo, un altro SUV si è avvicinato lentamente ad una Tesla ferma in una corsia di svolta tamponandola mentre questa dava precedenza a destra, rispettando scrupolosamente il codice della strada.

A novembre 2025, uno scooter si è infilato dietro al Robotaxi fermo al semaforo rosso, ha urtato la parte posteriore e dopo aver saltato il cordolo ha proseguito sul marciapiede come se nulla fosse.

Replica, a gentile richiesta

Marzo 2026, la scena si ripete: prima un’auto ha tamponato il Robotaxi fermo con la freccia lampeggiante in attesa di svoltare a sinistra e poche settimane dopo un pick-up ne ha urtato un altro immobile a uno stop. C’era un passeggero a bordo, totalmente illeso.

Il mese di settembre del 2025 porta una leggera variazione sul tema: un’auto in retromarcia usciva da un parcheggio perpendicolare nella direzione sbagliata, contravvenendo alla segnaletica orizzontale.

Il Robotaxi ha ridotto la velocità e sterzato a sinistra nel tentativo di evitarla, ma il veicolo in manovra è riuscito comunque a colpirlo sul fianco destro.

Pochi giorni dopo, un non meglio precisato veicolo a pedali che avanzava sulla pista ciclabile ha urtato lo specchietto destro del Robotaxi fermo al semaforo.

Lo scorso gennaio, un bus urbano svoltava a destra da una strada perpendicolare con il Robotaxi immobile nella corsia più a sinistra, una corsia ridotta dalle barriere di un cantiere sulla destra, colpendolo lateralmente.

Erano presenti due passeggeri, anche stavolta usciti senza conseguenze.

È lo stesso copione che si ripete nei dati di Waymo: i veicoli autonomi si fermano quando devono farlo, ma gli umani dietro di loro a volte non se lo aspettano, o non se ne accorgono.

Poi c’è l’episodio più tragicomico del lotto: settembre 2025, un cane corre proveniente da destra irrompe improvvisamente al centro di un incrocio mentre il Robotaxi procedeva a 27 km/h in direzione del semaforo verde.

Il sistema ha tentato di frenare e sterzare a sinistra, ma il cane dopo aver cambiato traiettoria correndo verso il robotaxi è finitoe a contatto con il paraurti anteriore destro spingendo l’auto sulla traiettoria di un furgone.

Lieto fine: il cane è stato visto scappare. Il Robotaxi un po’ meno.

Il vero problema è il teleoperatore

Finora, roba tutto sommato gestibile. Poi si arriva agli episodi che fanno riflettere, e la sceneggiatura cambia genere.

Luglio 2025: un Robotaxi si blocca sul lato della strada, incapace di riprendere la marcia. Il supervisore a bordo chiama i rinforzi e un operatore da remoto prende il controllo del veicolo: aumenta gradualmente la velocità, sterza a sinistra e guida l’auto verso un marciapiede, finendo contro una recinzione metallica a 13 km/h.

Non c’erano passeggeri a bordo, ma il supervisore ha riportato un infortunio lieve, dimostrando che la rete di sicurezza pensata per i momenti di difficoltà ha prodotto l’unico ferito non ricoverato dell’intero programma.

Storia quasi identica quella datata gennaio 2026, con qualche dettaglio ancora più curioso. Il supervisore ha chiesto supporto per la navigazione mentre il Robotaxi era fermo in mezzo al traffico.

Il teleoperatore ha assunto il controllo della guida indirizzando il veicolo contro una barriera di cantiere temporanea alla velocità di circa 15 km/h.

Risultato: parafango anteriore sinistro graffiato e pneumatico danneggiato. Danni contenuti, ma la domanda resta sospesa nell’aria: se l’auto ferma era già in difficoltà, cosa ha convinto l’operatore remoto che accelerare in avanti fosse la soluzione migliore?

Tesla aveva presentato questa funzione ai legislatori americani come una rete di sicurezza per spostare rapidamente i veicoli in posizioni compromettenti, con il limite di 16 km/h. Una rete che, per ora, ha bucato due volte su due.

La miopia delle telecamere

L’altro filone problematico riguarda la percezione spaziale del sistema. Tesla ha scelto di affidarsi esclusivamente a telecamere e reti neurali, rifiutando radar, ultrasuoni e LiDAR per ragioni dichiaratamente anche economiche.

Una scommessa ambiziosa che, sull’asfalto di Austin, ha prodotto risultati discontinui con tutto ciò che è piccolo, sporgente o semplicemente insolito.

Nel settembre 2025, un Robotaxi ha effettuato una svolta a sinistra per entrare in un parcheggio finendo contro la catena metallica che chiudeva il park. Era presente un passeggero.

Un mese dopo, percorrendo una strada residenziale, lo specchietto laterale del Robotaxi ha colpito il gancio di un rimorchio ribaltabile parcheggiato che sporgeva sulla carreggiata di qualche centimetro.

Non abbastanza per un guidatore, ma sufficiente per un sistema che non vede in profondità.

Ma è gennaio 2026 il mese più movimentato sul fronte della percezione. In un caso, il Robotaxi ha iniziato a fare retromarcia dopo aver trovato un vicolo bloccato finendo con la parte posteriore contro un palo elettrico in legno.

Nel corso dello stesso mese, in un parcheggio, la ruota posteriore destra di un Robotaxi ha urtato l’angolo di un cordolo durante una retromarcia.

E sempre a gennaio, su una strada stretta con un carro attrezzi parcheggiato su un lato e un’auto sull’altro, lo specchietto sinistro del Robotaxi ha urtato il pianale del camion.

Tre incidenti, medesimo mese, un tema ricorrente: oggetti fissi che il sistema fatica a collocare nello spazio con precisione sufficiente.

Il colpo di sfortuna

Il dicembre 2025 porta in dono l’unica variante davvero iellata: un Robotaxi percorreva una strada dritta quando la ruota posteriore destra ha incontrato un tratto di pavimentazione irregolare che ha perforato lo pneumatico.

Oggetti che qualsiasi guidatore con qualche anno di esperienza avrebbe evitato senza pensarci, e il software di Tesla continua a incontrare con una certa regolarità.

Nel frattempo, in Cina, BYD sta montando il LiDAR persino sulla sua utilitaria più piccola, la Surf. La corsa tecnologica alle auto autonome ha due filosofie opposte: Tesla punta sulla purezza delle reti neurali, il resto del mondo aggiunge sensori come strati di sicurezza ridondante.

Un autogol a scoppio ritardato

Resta la domanda più scomoda: a cosa è servito nascondere tutto per dieci mesi? Se Tesla avesse pubblicato questi dati fin dall’inizio, tutto sarebbe stato più chiaro: un programma alle primissime fasi, con incidenti prevalentemente causati da altri conducenti, qualche limite tecnico da risolvere e due episodi imbarazzanti legati al controllo da remoto.

Normale amministrazione per una tecnologia in fase di sperimentazione, perfettamente gestibile sul piano della comunicazione.

Invece, il silenzio ha trasformato ogni incidente in un mistero, ha alimentato le speculazioni e messo Tesla nella posizione di essere l’unica azienda del settore a sembrare più opaca di “Waymo”, che di trasparenza spontanea non ha mai fatto uno sport nazionale.

Il mese scorso, Musk ha affermato che la priorità assoluta è “assicurarsi che tutto sia completamente sicuro” e Tesla sta procedendo “con molta cautela”.

I dati pubblicati questa settimana suggeriscono che la cautela è reale, almeno quando al volante c’è il software. Con gli umani, al contrario, bisogna ancora lavorarci.