
Per iniziare questa storia serve prima un piccolo sforzo mentale: immaginare un esaminatore di guida che osserva un candidato per 18 mesi, percorre con lui un milione e 600mila km, coinvolge 13mila passeggeri, simula 4.000 situazioni di pericolo e solo alla fine annuisce, ma con riserva.
È questo, molto in sintesi, ciò che è accaduto nei Paesi Bassi, dove l’autorità stradale “RDW” (Rijksdienst voor het Wegverkeer), ha concesso a Tesla il primo via libera europeo al suo sistema di guida autonoma supervisionata, il “Full Self-Driving Supervised“.
Non è un traguardo arrivato per simpatia verso Elon Musk, che da queste parti ultimamente non gode di grande popolarità, ma il frutto di una due diligence che farebbe impallidire un notaio svizzero.
Il risultato è un’approvazione “provvisoria”, perché in Europa anche un “sì” ha dietro un asterisco.
Autonomo, ma con riserva
Attenzione al lessico, perché “Full Self-Driving” suona come un’auto che fa tutto da sola e in effetti sterzare, frenare e accelerare lo fa davvero.
Ma la parola chiave è quella che viene dopo: “Supervised”. Significa che il conducente deve restare vigile, presente e reattivo, le mani non devono essere obbligatoriamente sul volante ma pronte a tornarci in un istante. Un po’ come avere un copilota molto bravo di cui però è meglio non fidarsi troppo.
A tenere in allerta chi siede al posto di guida ci pensano telecamere interne che tracciano i movimenti oculari con una precisione che molti capi ufficio si sognano.
Se il sistema rileva distrazione avvisa, e se persiste, si spegne. Chi sperava di sfruttare l’autostrada per recuperare il sonno arretrato dovrà attendere ancora un po’.
Leggere il giornale al volante, precisa l’RDW con un tocco di lieve umorismo nordeuropeo, “non è consentito, né possibile”. Dettaglio che suona come un’ovvietà, eppure era necessario scriverlo nel comunicato ufficiale.
La versione europea e quella americana
Ma c’è un passaggio che rischia di perdersi tra le righe dei comunicati entusiasti, e invece merita attenzione: il software approvato in Olanda non è lo stesso che circola negli Stati Uniti.
Le normative europee sono “significativamente più restrittive”, ha dichiarato l’RDW, e Tesla ha dovuto adattare il sistema in modo sostanziale per ottenere l’omologazione.
Negli USA, nel frattempo, l’FSD è già alle prese con cause legali dei consumatori e indagini federali a seguito di incidenti e presunte violazioni del codice della strada.
L’Europa, insomma, non ha importato il prodotto americano: ha preteso una versione corretta, rivista e certificata secondo standard propri, una distinzione che vale la pena ricordare ogni volta che qualcuno evoca il Far West della guida autonoma d’oltreoceano come termine di paragone.
400 requisiti normativi
Ma i numeri del processo di approvazione sono impressionanti. L’RDW ha impiegato oltre un anno e mezzo a valutare la tecnologia: più di un milione e seicentomila chilometri percorsi su strade urbane e autostrade europee in condizioni meteo variabili e situazioni di emergenza diverse per rispondere a circa 400 requisiti normativi.
Il tutto per arrivare alla conclusione che il sistema, se usato correttamente, “contribuisce positivamente alla sicurezza stradale”. Una frase che, nel lessico burocratico europeo, equivale a un applauso scrosciante.
Tesla ha accolto la notizia con entusiasmo misurato sui social, con la promessa di implementare il sistema “a breve” nei Paesi Bassi e di portarlo “presto” in altri Paesi europei. Musk in persona ha aggiunto che l’indagine è stata “estremamente rigorosa”.
E il resto d’Europa?
L’RDW presenterà ora alla Commissione UE una richiesta affinché l’omologazione venga estesa a tutti gli Stati membri. Seguirà un voto a maggioranza dei Paesi dell’Unione, uno di quei processi che, conoscendo Bruxelles, potrebbe richiedere tempi variabili tra “qualche mese” e “quando saremo tutti su Marte”.
Se la maggioranza non si trovasse, ogni singolo Stato potrà comunque decidere autonomamente se aprire o meno le proprie strade all’FSD. Tesla punta a un’approvazione europea entro l’estate ma i regolatori UE, notoriamente, hanno i propri ritmi.
Nel frattempo, nei Paesi Bassi circolano circa 100mila Tesla tra Model 3 e Model Y: sono le auto elettriche più vendute del Paese, il che rende l’Olanda un terreno di lancio tutt’altro che simbolico.
In Italia, Francia e Germania si aspetta e si osserva, con lo stesso misto di curiosità e diffidenza che ha accompagnato l’arrivo di ogni innovazione, dall’e-commerce alla moneta unica, passando per gli smartphone.
Per Tesla è sopravvivenza commerciale
Dietro la notizia tecnologica si nasconde una storia finanziaria che non va sottovalutata. Una parte significativa della valutazione da 1.000 miliardi di dollari di Tesla si regge sulla scommessa che il software di guida autonoma e i robotaxi diventeranno una delle principali fonti di reddito dell’azienda, superando perfino la vendita di automobili in senso tradizionale. È un azzardo forse un po’ ambizioso, e per ora resta tale.
Nel frattempo, le vendite di Tesla in Europa hanno attraversato un periodo difficile. Complice una gamma di modelli non più giovanissima e, soprattutto, le prese di posizione politiche sempre più rumorose di Musk che lo hanno trasformato, agli occhi di una fetta crescente di consumatori europei, da visionario della mobilità a personaggio scomodo da evitare.
A febbraio, le vendite sono tornate a crescere per la prima volta in oltre un anno e l’approvazione olandese arriva come aria fresca in un momento in cui Tesla ha bisogno di buone notizie europee.
Cosa cambia
Poco, almeno nell’immediato: il sistema sarà disponibile a breve nei Paesi Bassi per chi possiede un veicolo compatibile, come optional già installato su milioni di auto in tutto il mondo. Ma è meglio non aspettarsi di incrociare per strada Tesla che scivolano silenziose senza nessuno al posto di guida: l’autista ci sarà, sveglio, con gli occhi sulla strada e le mani a portata di volante. La guida autonoma totale, quella in cui si può davvero fare altro mentre si va da A a B, resta un orizzonte regolatorio e tecnologico ancora lontano.
Quel che cambia è qualcosa di più sottile: il precedente, perché per la prima volta, un’autorità europea ha validato questa tecnologia dopo un esame serio, documentato, lungo mesi e condotto secondo standard propri e non importati.
È un piccolo passo per un’automobile, e un valico leggermente più grande per quella lenta, metodica e infallibilmente cauta macchina che è la burocrazia europea, qualcosa che a modo suo va avanti allo stesso modo: senza mai togliere le mani dal volante.
















