
Non conoscendo a fondo gli italiani, c’è una cosa che gli americani sono convinti di fare meglio di chiunque altro al mondo: credere di essere degli ottimi guidatori mentre bevono un caffè, cercano le chiavi nel cassetto portaoggetti, rispondono al telefono e fissano un cartellone pubblicitario sul ciglio dell’autostrada.
E tutto nello stesso istante, possibilmente.
“Mercury Insurance”, compagnia assicurativa californiana, ha fatto quello che nessuno voleva fare: ha chiesto a 2.500 automobilisti di prendere fiato e confessare.
Il risultato è un documento che, se non fosse tragico, sarebbe quasi commovente per l’onestà involontaria. L’automobilista americano medio ammette di aver messo in auto 10 comportamenti di distrazione nell’arco dell’ultimo anno.
Ma subito dopo, con la stessa disinvoltura, si è autovalutato più attento della media, cioé degli altri automobilisti che incrocia per strada, una massa di incapaci a cui andrebbe tolta la patente.
Il podio delle scuse
Le distrazioni più gettonate sono quelle che chiunque già archiviato mentalmente sotto la voce “cose normalissime che fa chiunque”, una cartella mentale molto più capiente di quanto si pensi.
In testa c’è il bere una bevanda alla guida, pratica ammessa dal 79% degli intervistati, subito dopo il regolare il navigatore sullo smartphone (69%) e il frugare nell’abitacolo alla ricerca di qualcosa (69% anche qui). Cosa si cerchi rimane un mistero: forse gli occhiali, magari il buon senso, forse entrambi.
Il 66% ha risposto a chiamate in vivavoce e il 61% ha mangiato mentre guidava. Un americano su due, in pratica, considera l’automobile un’estensione della cucina, con il cruscotto al posto del tavolo e il guardrail al posto della credenza.
Il 55% ha dichiarato di essersi semplicemente “distratto”, categoria così vaga che indica una distrazione senza oggetto, una perdita di concentrazione, un momento di pura contemplazione del nulla mentre si è alla guida di un veicolo da una tonnellata e mezza.
Il 54% ha ammesso di fissare spesso qualcosa fuori dal finestrino anziché la strada. Cosa guardassero, il sondaggio non lo specifica, probabilmente un altro automobilista che mangiava.
E poi c’è il 59% che ha letto un innocente messaggino mentre era al volante. Non ha risposto, si badi bene, ma soltanto letto, come se abbassare gli occhi sullo schermo per tre secondi a 130 km/h fosse un peccatuccio innocente.
In questo mondo di incapaci
Il dato più istruttivo, però, è quello che la psicologia chiama un “bias di sovrastima”, o forse un difetto cognitivo largamente diffuso nella specie.
Tra chi ha ammesso venti o più comportamenti distratti nell’ultimo anno, che significa una distrazione ogni 18 giorni, il 69% si è comunque giudicato più attento del guidatore medio.
Una persona su tre, in questo gruppo, è riuscita nell’impresa intellettuale di dire “sì, ho fatto 20 cose sbagliate, ma sono comunque meglio degli altri”.
Solo l’8% del campione totale ha dichiarato di non aver ceduto ad alcuna delle 27 distrazioni elencate nel questionario. Una minoranza così esigua da risultare quasi irrilevante, o forse composta da persone che non guidano, non escono di casa oppure hanno mentito con eleganza.
Lo scarto tra ciò che si fa e ciò che si pensa di fare ha un nome tecnico in psicologia: si chiama “effetto del punto cieco”, e descrive la tendenza a individuare i pregiudizi cognitivi negli altri molto più facilmente che in sé stessi.
Applicato alla guida, produce un risultato che sarebbe affascinante se non fosse pericoloso: un’intera nazione di automobilisti convinta, ciascuno per conto proprio, di essere l’eccezione in un mare di incapaci.
Le diverse attività (alla guida)
La geografia della distrazione ha le sue sfumature, e Mercury Insurance ha avuto la premura di mapparle stato per stato, regalando un ritratto dell’America al volante.
L’Alabama guida la classifica nazionale con il 45% di automobilisti che ammettono comportamenti a rischio, seguono Georgia e Massachusetts al 42%, con West Virginia e Tennessee poco distanziati, intorno al 40%.
Indiana, Illinois e Mississippi si attestano sulla stessa soglia, formando una fascia geografica della distrazione che attraversa il Midwest americano come una faglia.
Le specialità regionali sono degne di nota e meritano un approfondimento: gli automobilisti dell’Alabama prediligono la telefonata con il telefono fisicamente in mano, vecchia scuola, in Georgia, quasi l’80% aggiusta il navigatore mentre l’auto è in movimento, il Massachusetts, culla dell’istruzione americana, sede di Harvard, MIT, primeggia nell’invio di messaggini al volante.
I social? Roba da principianti
C’è poi un’ironia che il sondaggio registra senza commentarla: le distrazioni di cui si parla nelle campagne di sensibilizzazione e nei servizi dei telegiornali, sono tra le meno praticate di tutte.
Solo il 13% scorre i social media mentre guida e il 10% guarda video al volante.
La parte più curiosa è che tutti si siano concentrati per anni sulla distrazione più visibile, mentre quella banale, la mano nel sacchetto delle patatine, gli occhi sul display del navigatore e la mente altrove, andava avanti indisturbata.
Numeri che non mentono
Basterebbe fermarsi qui, con questo ritratto grottesco e riconoscibilissimo dell’automobilista medio, e non solo americano, a dirla tutta. Ma i numeri hanno la cattiva abitudine di irrompere nella realtà cambiando tutto.
Nel solo 2023, gli incidenti causati dalla distrazione alla guida hanno ucciso 3.275 persone e ferito altre 289.310 negli Stati Uniti. Non sono statistiche astratte, ma persone che probabilmente quella mattina si erano svegliate convinte di essere guidatori migliori della media. Che avevano fatto colazione (forse in macchina), avevano aggiustato il navigatore all’ultimo momento e si erano detti che andava bene perché loro sapevano quello che stavano facendo e in più conoscevano la strada a menadito.
Il sondaggio di Mercury Insurance non risolve nulla e probabilmente non cambierà alcuna abitudine. Chi guida distratto continuerà a farlo, e andrà avanti convinto di essere più bravo degli altri.
Ma almeno ha il merito di mettere su carta ciò che tutti fingono di non sapere: la distrazione più pericolosa è la sensazione di avere tutto sotto controllo anche quando non è così. Anzi.
















