Baker, California, dove è il sole a pagare la ricarica

Baker, Contea di San Bernardino, California: poco più di 700 abitanti in mezzo al nulla, una manciata di motel polverosi, un termometro gigante che è il monumento più alto della città e il sole implacabile del deserto del Mojave.

Non è esattamente il posto dove ci si aspetta di trovare un’infrastruttura tecnologica d’avanguardia, eppure è proprio lì, all’uscita Rasor Road della Interstate 15, la strada che porta da Los Angeles a Las Vegas, nel weekend battuta da pendolari, famiglie con SUV elettrico e qualche giocatore d’azzardo, che la startup americana “PowerStation Charging” ha deciso di piantare la sua bandierina.

Il risultato è una stazione di ricarica rapida che funziona senza alcun allaccio alla rete elettrica pubblica: zero cavi, solo sole, batterie e un software intelligente per distribuire equamente l’energia.

Come funziona

L’impianto non è modesto: 1.080 pannelli fotovoltaici coprono una superficie notevole e generano fino a 640 kilowatt di potenza di picco nelle ore di pieno irraggiamento.

Ma la vera trovata è il sistema di accumulo a batterie da 3,4 megawattora che sta dietro a tutto, una riserva silenziosa che permette alle quattro colonnine di rimanere operative H 24. Senza quella, la stazione funzionerebbe come un ristorante aperto solo a pranzo.

La potenza complessiva disponibile è di 360 kilowatt condivisi tra tutti i veicoli connessi, e il software di gestione distribuisce l’energia in modo dinamico: chi è solo ottiene tutto quello che il sistema ha da offrire e la ricarica procede alla massima velocità possibile, ma se arrivano altri automobilisti la torta si divide equamente.

Attualmente i connettori installati seguono lo standard CCS1, ma entro l’estate del 2026 ne verranno aggiunti altri sei in formato NACS, quello adottato da Tesla e ormai standard per gran parte del mercato nordamericano, portando la potenza complessiva condivisibile fino a 600 kilowatt.

Non serve scaricare nulla, registrarsi o avere una tessera, un abbonamento e un account su una piattaforma: si arriva, si attacca il cavo e si aspetta.

Il trucco della gratuità

Fino al prossimo 31 maggio, ricaricare è completamente gratuito, la PowerStation lo presenta come una mossa per dimostrare l’affidabilità del sistema, raccogliere dati utili sull’utilizzo e più che altro costruirsi una reputazione.

Ma è anche un modo efficace per convincere gli automobilisti a fare una deviazione in mezzo al nulla, documentare l’esperienza sui social e diffondere la voce gratuitamente.

Lo youtuber Scott Allison, per dirne uno, ha ricaricato la sua Kia EV9 e pubblicato un video che circola online.

Dal 1° giugno, le tariffe atterreranno nell’intervallo tra 0,30 e 0,45 dollari per kilowattora, con variazioni in base all’intensità del sole disponibile in quel momento e alla domanda, più o meno in linea con le ricariche rapide convenzionali che si trovano lungo le autostrade americane, solo con la differenza che l’energia arriva dal cielo anziché da una centrale a gas.

Il prezzo dinamico, più c’è sole disponibile e meno si paga, è anche un piccolo incentivo a ricaricare nelle ore centrali della giornata, quando i pannelli rendono di più e la domanda è distribuita in modo più razionale.

Il bunker sotto la sabbia

Aspettare che la batteria si ricarichi in piedi sotto il sole del deserto è un’esperienza che diventa insopportabile dopo i primi cinque minuti.

PowerStation lo sa, e ha in programma qualcosa di insolito per ovviare al problema: un bunker sotterraneo di circa 740 mq che ospiterà una lounge climatizzata e servizi igienici, trasformando la sosta tecnica in una pausa di civiltà.

Il progetto è in fase di completamento e promette di rendere l’attesa, che con una ricarica rapida si aggira attorno ai venti, venticinque minuti per passare dal 20 all’80%, decisamente più sopportabile di quanto il paesaggio circostante lasci immaginare.

Non è un caso isolato

Baker è solo il punto di partenza di un progetto molto più ampio. PowerStation ha già pianificato una seconda installazione vicino a Barstow, sempre lungo la I-15, entro la fine del 2026, e altre due il prossimo anno: una sulla Interstate 10, che taglia orizzontalmente il Sud della California verso l’Arizona, e una sulla Interstate 8, che scende verso il confine col Messico.

Sono tutti corridoi deserti percorsi da centinaia di migliaia di veicoli ogni anno, luoghi dove fermarsi a ricaricare senza una stazione nelle vicinanze è stato a lungo un problema per chi ha scelto l’elettrico.

PowerStation non è l’unica a muoversi in questa direzione. Tesla ha inaugurato alla fine del 2025 il suo Supercharger più grande di sempre a Lost Hills, in California: 11 megawatt di pannelli fotovoltaici, che fungono anche da tettoia per ombreggiare, abbinati a 10 unità Megapack per un totale di 39 megawattora di accumulo, capaci di ricaricare fino a 164 veicoli contemporaneamente.

La differenza rispetto a Baker è che Tesla mantiene un collegamento di riserva alla rete elettrica tradizionale, mentre PowerStation ha scelto di fare a meno anche di quello, una scommessa che se reggesse nel tempo potrebbe cambiare il modo in cui si progettano le infrastrutture di ricarica in tutto il mondo.

Il deserto come risorsa

Il deserto, l’ostacolo più ostico e leggendario per chi viaggiava prima dell’era dei motori, dove i pionieri americani si perdevano e morivano di sete, diventa la risorsa energetica più affidabile del continente.

Il Mojave non ha acqua potabile, non ha ombra naturale e quasi nulla d’interessante da vedere al di là dell’orizzonte piatto. Ha però circa 330 giorni di sole all’anno, un’intensità di irraggiamento tra le più alte degli Stati Uniti e un costo del terreno accettabile.

Il costo iniziale di una stazione come quella di Baker non è trascurabile: per fare un paragone domestico, un impianto solare residenziale negli Stati Uniti costa in media tra i 15 e 25.000 dollari al lordo degli incentivi, e i crediti d’imposta federali possono ridurre la cifra di un terzo.

Proporzionato alle dimensioni di un impianto commerciale da 640 kilowatt con quasi tre ore e mezza di accumulo, l’investimento iniziale è considerevole, ma il punto di pareggio arriva in modo molto diverso rispetto a una stazione tradizionale che paga una bolletta ogni mese.

Che si tratti di una rivoluzione o di un esperimento ben riuscito lo dirà il tempo e soprattutto i dati di utilizzo che PowerStation raccoglierà durante il periodo gratuito.