Carpooling, c’era una volta l’automobilista solitario

È curioso, che proprio nel Paese dove ogni 1.000 abitanti circolano 700 auto, stia crescendo in silenzio una piccola rivoluzione alternativa che non passa dalle concessionarie, ma dai parcheggi aziendali.

L’auto resta, ma si condivide

Secondo l’Osservatorio Nazionale sul Carpooling Aziendale 2026 realizzato da “Jojob Real Time Carpooling”, lo scorso anno i viaggi condivisi per andare al lavoro o all’università hanno raggiunto quota 795.335.

Due anni fa erano poco più di 373 mila, significa +113% in un biennio.

Ma non si tratta soltanto di percentuali che fanno felici i grafici Excel, perché dati alla mano quei viaggi hanno significato 12,4 milioni di km risparmiati, 1.623.442 kg di CO2 evitati e soprattutto 454.819 auto private rimaste fuori dalla circolazione.

Un piccolo esodo quotidiano di lamiere che, messe in fila, avrebbero formato una processione simile ad un esodo biblico.

E il bello è che tutto questo avviene semplicemente riempiendo sedili che altrimenti viaggerebbero vuoti. Sì, perché è scientificamente provato che le auto, progettate per accogliere quattro o cinque persone, in Italia si muovono quasi sempre con un solo occupante.

È esattamente lo snodo su cui agisce il carpooling, riempiendo il posto libero accanto al conducente, abituato a guardare il traffico in solitudine. Una scelta che all’estero è ormai consolidata, al punto che in Paesi come gli Stati Uniti esistono corsie riservate alle auto in carpooling.

Il carpooler tipo

La fascia più attiva è quella tra i 30 e i 39 anni, che nel 2025 ha totalizzato circa il 31% dei viaggi, allargando la forbice ai 30-49 anni si supera il 56%, arrivando a stimare che più del 77% degli spostamenti riguarda persone tra i 20 e i 49 anni.

La popolazione cosiddetta attiva, quella che lavora, corre a fare la spesa, incastra riunioni e porta i figli a scuola.

Gli uomini rappresentano circa il 71% dei viaggiatori, le donne il 29%, un divario ancora marcato che apre le porte ad un potenziale di crescita importante.

L’equipaggio medio è di 2,34 persone per auto, e va tenuto conto che condividere l’auto significa anche rinunciare a una fetta della propria autonomia: bisogna mettersi d’accordo su orari e percorsi, accettare che la propria playlist sia messa ai voti e dire addio alla telefonata riservata in vivavoce.

Diesel forever (per ora)

Se si guarda alle alimentazioni, il carpooling riflette fedelmente il parco circolante italiano: oltre il 52% dei viaggi avviene con auto diesel, il 25,9% a benzina, poco più del 10% a GPL e il 7,5% con ibride. Le elettriche restano marginali, sotto l’1%.

Da questo lato della barricata la transizione ecologica procede con il freno a mano leggermente tirato, complice la cronica carenza di infrastrutture di ricarica, soprattutto nelle aree extraurbane.

Ed è proprio fuori dalle grandi città che il carpooling trova terreno fertile.

La provincia si organizza

Il 56% dei viaggi si concentra in cinque regioni: Piemonte, Puglia, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. Il Piemonte guida la classifica con oltre 145mila viaggi nel 2025, mentre a livello provinciale spiccano Torino, Bologna e Milano.

Ma è nel Mezzogiorno che si registrano alcune delle dinamiche più interessanti: la Puglia, ad esempio, ha messo a segno un incremento superiore al 60% in un solo anno, consolidando il ruolo del carpooling in un’area dove le distanze casa-lavoro sono spesso medio-lunghe e il trasporto pubblico non sempre capillare.

La distanza media nazionale si attesta intorno ai 27 km per viaggio, ma in regioni come Sicilia e Calabria si superano i 50, mentre Sardegna e Valle d’Aosta si aggirano attorno ai 45.

Voce del verbo risparmiare

Oltre al beneficio ambientale, c’è quello economico. Nel 2025 gli utenti hanno risparmiato complessivamente quasi 2,5 milioni di euro dividendo spese di carburante, pedaggi e parcheggi.

Nel 2024, già in forte crescita rispetto all’anno precedente, i km risparmiati avevano sfiorato i 9,7 milioni, con oltre 1,25 milioni di kg di CO2 evitati.

Una quantità che, se dovesse essere compensata piantando alberi, richiederebbe decine di migliaia di esemplari ad alto fusto.

Per le aziende il carpooling non è solo una voce simpatica nel bilancio di sostenibilità, significa ridurre le emissioni indirette (le cosiddette Scope 3), ottimizzare i parcheggi, migliorare l’accessibilità delle sedi e rispettare gli obblighi normativi legati ai Piani di Spostamento Casa-Lavoro.

Con l’entrata in vigore delle nuove direttive ESG e CSRD nel 2025, aspetti che non sono più accessori ma centrali.

L’altra faccia della sharing mobility

Mentre il carpooling accelera, il car sharing vive una fase più complessa. Il 9° Rapporto nazionale sulla sharing mobility, coordinato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, evidenzia una domanda ancora vivace ma un’offerta in contrazione.

Secondo ANIASA, nel 2024 i volumi sono scesi a circa 4,2 milioni di utilizzi, con flotte ridotte a circa 3.300 vetture.

Tra vandalismi, furti, fiscalità poco favorevole (Iva al 22% contro il 10% del trasporto pubblico) e approcci amministrativi non sempre orientati alla decongestione, il modello fatica a trovare equilibrio economico.

Il carpooling, invece, utilizza auto già esistenti e non richiede flotte dedicate, non è un servizio di noleggio, ma una condivisione volontaria senza scopo di lucro.

La vera partita è fuori città

Secondo il 21° Rapporto sulla mobilità degli italiani di ISFORT, il 32% degli spostamenti avviene su scala extraurbana. E sono circa 30 milioni i pendolari quotidiani.

Il carpooling aziendale si inserisce dove autobus e treni non sempre arrivano con la frequenza necessaria, ma non ambisce a sostituire il trasporto pubblico, piuttosto lo integra.