BYD e la Formula 1 che guarda a Oriente

(Photo by Mark Thompson/Getty Images) // Getty Images / Red Bull Content Pool

Si va verso il GP della Cina, seconda prova del Mondiale 2026 e a Shanghai non ci sono né un pilota né una squadra cinesi.

Zhou Guanyu (Ferrari.com)

C’è Zhou Guanyu, vero, ma oggi è riserva e forse ai cinesi toccherà attendere una nuova generazione per rivedere un titolare fisso.

Però, ecco la novità, una fonte autorevole (Bloomberg) sostiene che un grande costruttore cinese, ossia quella “BYD” che produce più auto elettriche di Tesla, starebbe pensando a sbarcare in Formula 1: un’ipotesi interessante.

Certo, il fatto che oggi non ci siano squadre o motoristi cinesi appare come un paradosso visto quanto è dinamica l’industria automotive made in China.

La Fia strizza l’occhio

Il presidente della Fia, Mohammed Ben Sulayem, al secondo mandato, è favorevole all’allargamento della platea di concorrenti e a suo tempo volle fortemente l’arrivo di una nuova squadra americana, la “Cadillac”.

Oggi non fa mistero di gradire una squadra cinese: sarebbe una première assoluta.

Una strada con tanti ostacoli

Quando si parlava di Cadillac (e prima ancora di Andretti) molte delle 10 squadre (adesso 11) opposero una strenua resistenza, perché dividere la ricca torta degli introiti milionari in più fette non piace mai a nessuno. Ma alla fine la Cadillac (gruppo GM) ce l’ha fatta e da quest’anno è in gara.

A dire il vero una squadra americana c’era già; la “Haas”, del tutto indipendente dai grandi carmakers. In Formula 1 sono presenti gli europei con il gruppo Volkswagen, che schiera Audi; gli americani (oltre a Cadillac c’è Ford che collabora con Red Bull Powertrain e ci mette il nome); i giapponesi (Honda è tornata e Toyota ha avviato una collaborazione con Haas). Al tavolo mancano solo i coreani, per ora concentrati sui rally, e i cinesi, appunto.

L’esempio Cadillac

La ricetta individuata dagli americani potrebbe essere un buon esempio da seguire per un marchio cinese, che sia o che non sia Byd: Cadillac ha dato vita a una squadra in Inghilterra (verrebbe da dire ovviamente), visto che la Formula 1 Valley sorge attorno a Oxford e lì hanno sede quasi tutte le scuderie, tranne Ferrari e Racing Bulls.

Anche Audi, che pure è basata in Svizzera, sta aprendo una sede inglese, poi ha preso i motori Ferrari in attesa di averne di propri (si ipotizza del 2029).

Un nuovo team cinese potrebbe fare la stessa cosa: una sede in Europa (sarebbe bello in Italia, ma è un’ipotesi puramente teorica) e un motore scelto tra quelli già esistenti, tanto più che i motoristi sono obbligati per regolamento a fornire altre squadre, a un prezzo stabilito dalla norme.

L’onere non toccherebbe a Mercedes (che già è legata a McLaren, Alpine e Williams), ma a uno tra Ferrari (che fornisce Haas), Honda (che corre con Aston Martin) o Audi. Difficilmente a Red Bull Powetrain-Ford (che già ha due squadre).

Il caso Alfa Romeo

Insomma potrebbe essere una via (della seta?) intermedia, però pragmatica, per poi arrivare a costruire direttamente un propulsore nell’arco di due o tre anni.

L’altra strada (più che intermedia, tangenziale…) potrebbe essere quella scelta a suo tempo dell’Alfa Romeo, ovvero diventare title sponsor e partner di una squadra già esistente (Alfa lo fece con la Sauber).

Non che ci siano molti indipendenti, al momento: Williams (di proprietà di un fondo statunitense) e Haas (che appartiene a un gruppo industriale anch’esso d’Oltreoceano). Molti rumors aleggiano attorno ad Alpine, che appartiene al gruppo Renault, e oggi nelle mire (sembra) dell’ex boss della Red Bull, Christian Horner.

A questo punto, chissà che l’ipotesi BYD non sia soltanto fantascienza…