martedì 21 Aprile 2026 - 13:33:24

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A Napoli Geely misura il futuro della mobilità italiana

A Napoli, città proiettata verso grandi appuntamenti internazionali come lAmericas Cup 2027, la mobilità torna protagonista del dibattito pubblico e industriale.

Dopo Milano, il roadshow “Geely Auto Talks  – powered by Jameel Motors” ha fatto tappa nel capoluogo campano, offrendo una fotografia nitida di un settore in piena trasformazione.

Ad aprire i lavori il sindaco Gaetano Manfredi, che ha ribadito la centralità del trasporto nelle politiche urbane: un ambito che oggi deve necessariamente conciliare sostenibilità ambientale, equilibrio economico e inclusione sociale.

Una sfida complessa che non riguarda solo infrastrutture, ma anche organizzazione e capitale umano.

Tecnologia e competenze: il vero nodo

I numeri raccontano un settore in forte crescita: nel 2024 la connected mobility in Italia ha raggiunto un valore di 3,36 miliardi di euro, con un incremento del 16% su base annua.

A trainare il mercato sono soprattutto i sistemi ADAS e le soluzioni di smart mobility, capaci di migliorare sicurezza ed efficienza.

Tuttavia, emerge un ritardo strutturale sul fronte delle competenze. Fino al 75% delle aziende fatica a reperire figure adeguate, in particolare nei settori dellelettrificazione, dellintelligenza artificiale e della guida autonoma.

Un gap che rischia di frenare lo sviluppo proprio mentre il settore evolve rapidamente.

Mobilità come ecosistema integrato

Il concetto chiave emerso durante il confronto è quello di ecosistema”. Alessandro Grandinetti (PwC) ha parlato di una discontinuità tecnologica senza precedenti, influenzata anche da variabili globali come cambiamento climatico e tensioni geopolitiche.

In questo contesto, lintelligenza artificiale rappresenta un fattore abilitante fondamentale, anche se non ancora pienamente valorizzato in termini di ritorno sugli investimenti.

La mobilità non è più un prodotto, ma un sistema complesso e interconnesso che integra veicoli, infrastrutture e servizi digitali.

Il banco di prova dei grandi eventi

La gestione della mobilità nei grandi eventi si conferma un laboratorio ideale per testare soluzioni avanzate, e le esperienze internazionali lo dimostrano: dal “Wiesn Shuttle” autonomo di livello 4 allOktoberfest di Monaco, fino allHYKE Ferry elettrico e autonomo utilizzato durante le Olimpiadi di Parigi.

In questo panorama, assumono un ruolo strategico le Smart Control Room, oggi diffuse con oltre 170 applicazioni a livello globale: sistemi in grado di integrare dati da sensori, telecamere e satelliti per monitorare e gestire i flussi urbani in tempo reale.

Ma non si tratta solo di tecnologia: emergono nuove figure professionali come fleet manager evoluti, esperti di data & operations e coordinatori della mobilità, sempre più centrali nella governance urbana.

Formazione e futuro del sistema Italia

Il mondo accademico, rappresentato da figure come i professori Giulio Salvadori e Ciro Bifulco, ha sottolineato limportanza di un approccio scientifico alla pianificazione della mobilità.

Parallelamente, il coinvolgimento del Ministero dellUniversità e della Ricerca evidenzia la volontà di costruire un ponte concreto tra formazione e industria.

Marco Santucci (Jameel Motors) ha sintetizzato efficacemente la sfida: non si tratta più di immaginare la mobilità del futuro, ma di sviluppare le competenze per realizzarla.

Napoli si conferma non solo una tappa simbolica, ma un vero laboratorio a cielo aperto dove si misura la capacità del sistema Italia di affrontare una trasformazione epocale: il passaggio dallautomobile alla mobilità come servizio integrato, sostenibile e intelligente.

Nasce a Monaco il laboratorio del design globale Leapmotor

Leapmotor
Leapmotor apre a Monaco l’Innovation Center europeo - foto © Stellantis

L’elettrificazione non è più soltanto una questione di batterie, autonomia o infrastrutture di ricarica. È diventata anche una sfida culturale e progettuale.

Lo dimostra l’inaugurazione del Leapmotor Europe Innovation Centre GmbH, nuovo centro di innovazione del costruttore cinese aperto a Monaco di Baviera, in uno dei distretti tecnologicamente più vivaci del continente.

Il debutto del polo europeo segna un passaggio strategico cruciale.

Leapmotor non si limita più a esportare automobili elettriche, ma esporta il proprio linguaggio progettuale, aprendo un dialogo diretto con la tradizione ingegneristica europea.

Un passo che testimonia come la globalizzazione dell’automotive stia evolvendo verso una vera contaminazione tecnologica bidirezionale.

Un laboratorio di convergenza tecnologica

La scelta di Monaco non è casuale.

Il quartiere di Schwabing-Freimann rappresenta uno degli hub europei più attivi nei campi della mobilità elettrica, dell’intelligenza artificiale applicata all’automotive e della progettazione avanzata.

Qui si incontrano competenze in aerodinamica, HMI (Human Machine Interface), software-defined vehicle e progettazione di piattaforme modulari.

Il nuovo Innovation Center diventa quindi un nodo strategico per accelerare l’evoluzione del linguaggio stilistico Leapmotor, fondato su purezza formale, equilibrio proporzionale, consistenza progettuale e calore percettivo dell’interfaccia uomo-macchina.

Secondo il responsabile del Global Design Center Yu Shuyue, il futuro del design automotive sarà sempre più definito da una “estetica tecnologica naturale”, cioè una sintesi tra funzionalità tecnica e percezione emotiva del prodotto.

Il design come leva industriale

Fondata nel 2015 a Hangzhou, Leapmotor è una delle startup EV con la crescita più rapida del panorama asiatico.
Sono oltre 596mila i veicoli consegnati nel 2025 con una forte integrazione verticale nello sviluppo di powertrain, elettronica e software di bordo.

Uno degli elementi distintivi del costruttore è l’architettura elettronica centralizzata Leap 3.0 “Four-Leaf Clover”, progettata per gestire in modo coordinato ADAS, infotainment, gestione energetica e dinamica del veicolo, riducendo la complessità delle ECU e migliorando l’efficienza del sistema.

L’approccio ricorda quello dei software-defined vehicles di nuova generazione, dove il veicolo non è più una somma di componenti ma una piattaforma digitale scalabile.

L’accordo strategico con Stellantis ha ulteriormente accelerato l’ingresso del marchio nei mercati europei, sfruttando sinergie industriali e distributive su larga scala.

Il manifesto stilistico della B03X

Esempio concreto della filosofia progettuale evoluta del marchio è la Leapmotor B03X.

Il modello punta a inserirsi nel competitivo segmento globale dei SUV elettrici con un linguaggio estetico caratterizzato da superfici pulite e volumi continui, riduzione delle linee di separazione tra elementi carrozzeria, integrazione dei sensori ADAS nel design e attenzione all’efficienza aerodinamica attraverso dettagli minimali.

Il risultato è una forma che cerca di esprimere la tecnologia senza enfatizzarla visivamente, seguendo un principio sempre più diffuso tra i costruttori di veicoli elettrici: l’hardware diventa invisibile, mentre l’esperienza utente diventa centrale.

Software-defined vehicle e piattaforme modulari

Uno dei punti chiave della strategia Leapmotor è l’integrazione profonda tra progettazione industriale e architettura software.

Architettura Leap 3.0 gestione centralizzata ECU riduzione cablaggi e peso
CTC (Cell-to-Chassis) integrazione batteria nella struttura maggiore rigidità e densità energetica
OTA evoluti aggiornamenti software remoti miglioramento continuo delle funzionalità
Range extender REEV autonomia estesa con generatore termico riduzione ansia da ricarica

La tecnologia Cell-to-Chassis consente di integrare le celle direttamente nella struttura del veicolo, migliorando rigidezza torsionale e riducendo massa complessiva .

Un esempio concreto è la tecnologia REEV in cui il motore termico opera esclusivamente come generatore di energia, mantenendo la trazione totalmente elettrica.

Il ruolo dell’Europa

L’apertura del centro di Monaco mette in evidenza come l’Europa resti un riferimento per la qualità percepita del design, l’ergonomia e la user experience, la dinamica del veicolo e le normative di sicurezza e ADAS.

Il confronto con le aspettative del pubblico europeo rappresenta un banco di prova importante per i costruttori emergenti, chiamati a confrontarsi con standard storicamente molto elevati.

La presenza locale consente inoltre di intercettare talenti provenienti da costruttori premium, startup deep-tech e centri di ricerca universitari, rafforzando la contaminazione tra culture ingegneristiche.

Quando il design diventa piattaforma strategica

La nascita del Leapmotor European Innovation Center è un investimento infrastrutturale, simbolo di un cambiamento profondo nella geografia dell’innovazione automotive.

Se fino a pochi anni fa il trasferimento tecnologico procedeva prevalentemente dall’Europa verso l’Asia, oggi il flusso è bidirezionale.

Le startup cinesi portano velocità di sviluppo, integrazione verticale e competitività di costo, mentre il contesto europeo continua a offrire competenze consolidate in dinamica del veicolo, ergonomia e qualità percepita.

In questo scenario, il design assume una funzione sistemica: non più semplice elemento estetico, ma interfaccia tra tecnologia, sostenibilità e identità del prodotto.

L’impressione è che la nuova partita dell’automotive globale non si giocherà solo sulla chimica delle batterie o sulla potenza di calcolo dei chip, ma sulla capacità di armonizzare innovazione e cultura progettuale.

Perché nel futuro della mobilità elettrica non vincerà chi avrà soltanto la tecnologia migliore, ma chi saprà renderla desiderabile.

Il fulmine di Opel sbarca in Formula E

Opel
Opel debuttarà in Formula E dalla stagione 2026-2027 con il team ufficiale Opel GSE Formula E - foto © Opel

Dalla prossima stagione – quella a cavallo tra il 2026 e il 2027 – la Opel correrà in Formula E.

Mai come in questo caso si può leggere un segno del destino: in quale campionato, se non in quello elettrico, poteva gareggiare una Casa che da sempre ha un fulmine nel suo logo?

Opel ha scelto di acquisire autonomamente la licenza per correre nel Mondiale delle auto a batteria, benché sia parte del gruppo Stellantis che vanta solide tradizioni in questa categoria, e che ovviamente potrà mettere a disposizione la notevole esperienza già acquisita.

Sono tutti indizi di un impegno fortemente voluto e non di una semplice strategia d’immagine: la squadra si chiamerà Opel GSE Formula E Team, avrà pieno status di ufficiale e ha firmato un contratto per (almeno) quattro anni.

A guidare il progetto sarà il Team Principal Jörg Schrott, già a capo della divisione Motorsport del marchio.

Momento propizio

Il momento sembra essere particolarmente propizio, visto che si va verso l’introduzione delle monoposto di nuova concezione (GEN4) che comportano un forte salto tecnologico.

Le auto raggiungeranno una potenza massima fino a 600 kW (816 CV) in modalità qualifica e attack, ovvero 250 kW (340 CV) in più rispetto a prima.

Inoltre ci sarà la trazione integrale permanente invece che temporanea per garantire più trazione.

Allo stesso tempo, la capacità di recupero energetico sarà aumentata fino a 700 kW, per favorire efficienza e autonomia delle monoposto.

Tradizione che continua

Ciò che è iniziato cinque anni fa con l’istituzione del primo campionato rally elettrico – ha spiegato Schrott – sta ora raggiungendo il suo apice con la partecipazione al Mondiale”.

Già, la vocazione allo sport non è certo inedita per la Opel, poiché la casa tedesca ha un passato e un presente ricchi di successi.

E a questa identità si riallaccia, almeno idealmente, tanto che è più corretto parlare di ampliamento del raggio di azione piuttosto che di arrivo nel mondo delle competizioni, per quanto l’avventura nella Formula E sia un inedito assoluto.

Opel
foto © Opel

Possibili esempi? Tanti. A cavallo degli anni Ottanta-Novanta Opel ha organizzato un monomarca con monoposto di Formula Opel Lotus progettate dalla prestigiosa scuderia britannica e costruite in 240 esemplari dalla Reynard.

Su Opel anche Hakkinen e Barrichello

Furono sviluppate due serie della monoposto tipo FVL, la Mk I del 1988 e la MkII del 1991. Tutte erano equipaggiate con un 4 cilindri bialbero Opel a 16 valvole di 2,0 litri derivato dalla produzione di serie e in questa versione, alimentata da 2 carburatori a doppio corpo, sviluppava circa 155 CV (114 kW) ed era abbinato ad un cambio Hewland T5 a 5 marce.

Il programma sportivo, coordinato dalla EFDA (European Formula Drivers’ Association), prevedeva un campionato europeo – tra gli altri laureò piloti come Mika Hakkinen, divenuto poi due volte iridato di Formula 1, e il brasiliano Rubens Barrichello, indimenticato pilota Ferrari – e serie nazionali in Germania, Benelux, Gran Bretagna, Irlanda, Austria e Scandinavia.

Più recentemente Opel è stata protagonista in Formula 3 o nel DTM.

L’Electric Rally, fucina di piloti

Fino ad oggi la bandiera dello sport è stata tenuta alta nella coppa tedesco Electric Rally, il primo campionato monomarca elettrico al mondo.

Negli ultimi cinque anni, i giovani talenti si sono misurati in questa categoria e il vincitore di ogni edizione ha ottenuto un posto nel Team Junior ADAC Opel Rally per poter disputare l’Europeo Junior Rally.

Un impegno, quello nei rally elettrici, che prosegue con la GSE GSE Rally Cup, cui partecipa la nuova Mokka GSE Rally, l’auto da rally elettrica ad alte prestazioni con una potenza fino a 207 kW (281 CV) e 345 Nn di coppia.

La guida non sarà riservata solo alla prossima generazione di piloti rally perché la Mokka GSE sarà resa disponibile anche per squadre-clienti che partecipino al campionato.

Parte la caccia ai piloti

Torniamo alla Formula E.

Entrare in questa categoria segna una nuova pietra miliare per Opel nel nostro percorso verso un futuro elettrico” ha spiegato il CEO di Opel, Florian Huettl.

E ha proseguito: “Con il passaggio della Formula E alle vetture GEN4 a partire dalla prossima stagione, vediamo questo come il momento ideale per unirsi a questa emozionante categoria completamente elettrica. Il nostro team Opel GSE Formula E mostrerà ciò che rappresenta il nostro marchio: ingegneria, design e prestazioni elettrificate”.

Tutte caratteristiche che si applicano anche ai modelli GSE completamente elettrici di Opel come la Mokka GSE e presto la nuova Corsa GSE.

Di piloti per ora non si parla, almeno non ufficialmente. Tra i nomi ipotetici ci sono quelli del francese Theo Purchaire, del veterano neozelandese Mitch Evans o del rookie paraguayano-tedesco Joshua Dürksen.

Opel
foto © Opel

Il rombo che prova a fare ordine nel traffico

Sulle grandi arterie europee sta comparendo sempre di più un cartello che molti osservano con sospetto: un rombo bianco, dipinto sull’asfalto o esposto su pannelli blu all’altezza dei guard-rail.

Identifica le cosiddette corsie “HOV” (High Occupancy Vehicle), destinate a veicoli carpooling con più occupanti, che siano taxi, autobus o auto a basse emissioni.

Negli Stati Uniti e in Canada il simbolo è ormai una presenza familiare da decenni, compare nelle normative federali del Manual on Uniform Traffic Control Devices” (MUTCD) e indica le celebri “diamond lanes”, nate negli anni Settanta durante la crisi petrolifera per ottimizzare i consumi e ridurre la congestione.

Il Vecchio continente, dopo aver osservato per anni con cautela l’effetto, ha iniziato a testare la stessa soluzione, con risultati che stanno attirando attenzione, polemiche e — inevitabilmente — qualche sfottò.

Francia, il traffico diventa sperimentazione

Tra i Paesi più attivi c’è la Francia, dove le “voies de covoiturage” sono operative su diversi assi urbani dal 2020 e con aggiornamenti normativi pubblicati su “Legifrance” lo scorso anno, il governo ha autorizzato corsie dedicate al carpooling su tratti strategici come l’A1 o il boulevard périphérique di Parigi.

La corsia riservata si attiva spesso solo quando il traffico rallenta sotto i 70 km/h, segnalata da pannelli luminosi e l’accesso è consentito a veicoli con almeno due occupanti, taxi, mezzi pubblici e auto elettriche con certificazione ambientale “Crit’Air 0”.

Il controllo è affidato a telecamere intelligenti capaci di contare i passeggeri all’interno dell’abitacolo, e chi tenta il classico trucco del “posto passeggero occupato da una giacca” rischia 135 euro di multa.

Il monitoraggio è coordinato da enti tecnici come il “Cerema”, specializzato in mobilità e pianificazione territoriale.

Spagna, le corsie condivise

In Spagna il concetto non è nuovo: le corsie “VAO” (Vehículos de Alta Ocupación) esistono da anni e sono disciplinate dalla “DGT” (Dirección General de Tráfico), soprattutto negli accessi a Madrid e Barcellona.

Il principio è assai simile: privilegiare chi riduce il numero di veicoli in circolazione, con sanzioni che possono arrivare fino a 200 euro, a dimostrazione che la condivisione dell’auto è considerata una questione di interesse pubblico e non solo una scelta etica.

Il rombo europeo non è universale

Nonostante la crescente diffusione, il simbolo non è ancora codificato nella Convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale, il che significa che ogni Paese lo interpreta e lo applica con varianti proprie.

Questo spiega perché il rombo europeo non sia identico ovunque e perché la segnaletica spagnola, per esempio, continui a essere più testuale.

In Italia la situazione è ancora più semplice: il rombo esiste già, ma con tutt’altro significato.

Nel Codice della Strada indica il diritto di precedenza agli incroci, un dettaglio che testate specializzate sottolineano per evitare equivoci tra viaggiatori distratti e appassionati di simbologia stradale.

Il principio delle corsie HOV

L’idea non fa una grinza: se più persone condividono un’auto, il traffico diminuisce e le emissioni si riducono.

Negli Stati Uniti, secondo studi federali sulla mobilità, alcune corsie HOV riescono a trasportare fino al doppio dei passeggeri rispetto alle corsie tradizionali nelle ore di punta.

Il carpooling diventa così una sorta di corsia preferenziale sociale: chi collabora viaggia più veloce.

Italia, tra curiosità e prudenza

Nel nostro Paese il segnale con rombo bianco su fondo blu non è previsto. Il Codice della Strada (articolo 39) e il relativo regolamento attuativo D.P.R. 495/1992 non contemplano corsie dedicate al carpooling.

Secondo l’associazione “ASAPS”, si tratta quindi di una segnaletica straniera che interessa soprattutto chi guida all’estero, anche perché l’introduzione richiederebbe un iter complesso: modifica legislativa, aggiornamento tecnico delle tavole segnaletiche e sperimentazione. In altre parole tutti tranquilli: non è una novità imminente.

Eppure gli studi di mobilità indicano possibili scenari su arterie congestionate come il Grande Raccordo Anulare di Roma, la Tangenziale Est di Milano (A51) o il nodo autostradale di Bologna, punti spesso citati come contesti ideali per testare corsie dedicate ai veicoli condivisi.

La psicologia del volante

Al di là delle norme e delle infrastrutture, l’idea di trasformare la propria auto in un mezzo condiviso può sembrare una perdita di libertà, non un vantaggio.

Eppure la logica delle corsie HOV ribalta la prospettiva: la libertà individuale diventa più efficace se accompagnata da una scelta collettiva.

Magneti Marelli Parts & Services, amplia la gamma illuminazione

Magneti Marelli
©MMP&S

La gamma di ricambi dedicati all’illuminazione distribuita da Magneti Marelli Parts & Services si arricchisce di nuove referenze dedicate a veicoli immatricolati tra il 2020 e il 2024.

Si amplia così la copertura a modelli leader nei principali segmenti di mercato appartenenti a brand generalisti come:

  • Peugeot,
  • Citroën,
  • Renault,
  • Fiat,
  • Volkswagen,
  • Opel.

e a quelli premium come

  • Audi,
  • BMW,
  • Mercedes-Benz,
  • Volvo,

e ai veicoli commerciali.

Ricambi per ogni tipo di tecnologia di illuminazione

Le nuove applicazioni proposte da Magneti Marelli Parts & Services includono proiettori e fanali equipaggiati con le più avanzate tecnologie di illuminazione automotive, come:

  • full LED,
  • sistemi Matrix LED con funzione Adaptive Driving Beam (ADB),
  • tecnologia Laser,
  • fanali posteriori dotati di soluzioni Digital OLED di ultima generazione.

I componenti distribuiti in aftermarket da Magneti Marelli Parts & Services sono gli stessi OEM offerti dal business Lighting di Marelli, fornitore dei principali costruttori mondiali con tecnologie che rappresentano lo stato dell’arte del settore.

Ne sono recenti esempi la tecnologia Matrix LED e i fanali posteriori Digital OLED 2.0 che monta Audi Q5, soluzioni che hanno contribuito al conferimento a Marelli del prestigioso PACE Innovation Partnership Award 2025.

Tutte le tecnologie di illuminazione di Marelli sono sviluppate nei siti produttivi e centri R&D di proprietà del business Lighting nel mondo.

Per i prodotti distribuiti in aftermarket, l’azienda applica gli stessi processi produttivi e garantisce il mantenimento delle specifiche, delle prestazioni e delle conformità richieste dal costruttore, essenziali per la sicurezza e l’affidabilità del veicolo.

Un vantaggio concreto per ogni professionista dell’autoriparazione

I ricambi, inoltre, sono immediatamente a disposizione della filiera, rispondendo così alle esigenze quotidiane di ricambisti e officine che devono poter sostituire i dispositivi d’illuminazione in modo tempestivo e con gli stessi prodotti OE utilizzati dal costruttore di primo impianto.

Sebbene, infatti, nel mercato aftermarket esistano ottime repliche di prodotti OE, i sistemi di illuminazione contemporanei presentano un livello di complessità tale che solo il know-how di primo impianto assicura requisiti di sicurezza e conformità.

Complessità, soprattutto elettronica, sempre maggiore e non limitata oggi ai soli veicoli premium.

Scegliere ricambi originali OE distribuiti tramite canali ufficiali, quali quelli di Magneti Marelli Parts & Services, significa quindi offrire al cliente finale le stesse performance, affidabilità e valore tecnologico validati dalle principali case automobilistiche nei processi di primo impianto.

L’intera gamma di ricambi d’illuminazione offerta da Magneti Marelli Parts & Services copre tutte le necessità dei professionisti:

  • proiettori anteriori (in tecnologia LED, Matrix LED, Laser),
  • fanali posteriori,
  • centraline,
  • fendinebbia,
  • indicatori di direzione,
  • retronebbia,
  • luci di retromarcia.

Tutti i prodotti Magneti Marelli Parts & Services sono consultabili anche nel catalogo online TecDoc, che consente una rapida ricerca per modello di veicolo o Gen Art/gruppo prodotto.

Castrol, compagna degli anelli in Formula 1

Formula 1
foto © Castrol

La stagione 2026 della Formula 1 sarà un vero reset tecnologico. L’introduzione del nuovo regolamento sposta l’attenzione dal solo motore alla gestione complessiva dell’energia.

In questo scenario, la partnership tra Castrol e Audi assume un valore strategico decisivo. L’olio non è più un semplice lubrificante, ma una componente attiva della performance.

Con l’ingresso ufficiale del costruttore di Ingolstadt nella massima serie con Audi Revolut F1 Team, la collaborazione tecnica tra i due marchi – forte di oltre 40 anni di motorsport – si evolve verso una nuova frontiera. Quella dei fluidi intelligenti progettati su misura per la power unit ibrida AFR 26 Hybrid, nel rispetto dei vincoli energetici imposti dal regolamento 2026 della Formula 1.

Lubrificante componente energetica della power unit

Con l’elettrificazione destinata a fornire circa il 50% della potenza totale della monoposto, la sfida ingegneristica consiste nel massimizzare l’efficienza di ogni singolo componente.

Del resto, nel motorsport contemporaneo, ogni watt conta.

Castrol ha sviluppato una versione dedicata di Castrol EDGE progettata per ridurre le perdite per attrito all’interno del V6 turbo ibrido Audi.

L’obiettivo è aumentare la resa energetica a parità di carburante, per ottenere più prestazioni senza incrementare il consumo.

In un contesto in cui il bilancio energetico è regolamentato in modo estremamente severo, il lubrificante diventa un vero e proprio elemento progettuale della power unit.

Il film lubrificante deve ridurre attriti viscosi e meccanici, garantire stabilità termica a temperature estreme, proteggere componenti sottoposti a carichi elevatissimi e mantenere costanti le prestazioni lungo l’intero ciclo gara.

Gli ingegneri lavorano su parametri come viscosità dinamica, shear stability, volatilità e resistenza all’ossidazione per ottenere un equilibrio ottimale tra protezione e rendimento.

L’ecosistema dei fluidi ad alte prestazioni

La collaborazione tra Castrol e Audi non si limita al lubrificante motore.

Il pacchetto tecnologico comprende una strategia completa di gestione dei fluidi per ogni sottosistema critico della monoposto.

Tipo di fluido Funzione tecnica
Trasmissione olio specifico ad alta resistenza riduzione attrito ingranaggi
Sistema idraulico fluido ad alta stabilità termica precisione attuatori
ERS (Energy Recovery System) fluidi dielettrici Castrol ON raffreddamento componenti elettrici
Produzione componenti fluidi per lavorazione metalli precisione micrometrica
Raffreddamento industriale SmartCoolant controllo temperatura lavorazioni

Particolarmente rilevante è l’impiego dei fluidi Castrol ON per la gestione termica dei componenti elettrici della power unit, una variabile critica nella nuova era regolamentare.

Presso il sito Audi F1 di Hinwil vengono testate soluzioni avanzate per la lavorazione dei metalli, integrate con il sistema SmartCoolant, per garantire tolleranze dimensionali estremamente ridotte nella produzione dei componenti strutturali.

Una collaborazione lunga oltre quattro decenni

La storia tra Castrol e Audi affonda le radici negli anni Ottanta, quando la tecnologia quattro rivoluzionò il mondo dei rally nel Campionato del Mondo WRC.

Da allora, la partnership ha ottenuto significativi risultati nel motorsport, come il dominio nel DTM e i numerosi successi nella 24 Ore di Le Mans, le vittorie nel FIA World Endurance Championship e lo sviluppo della tecnologia ibrida e-tron quattro con l’esperienza nella Formula E.

Del resto, il motorsport rappresenta da sempre il banco di prova più severo per lubrificanti ad alte prestazioni. Le condizioni estreme di temperatura, pressione e carico accelerano lo sviluppo di soluzioni che, nel tempo, trovano applicazione anche nella mobilità di serie.

Il ruolo dell’olio nella F1 del futuro

Chris Lockett, Senior Vice President Castrol Technology, sottolinea come il cambiamento regolamentare trasformi radicalmente il ruolo dei lubrificanti.

Non sono più un componente passivo ma una leva progettuale.

Mattia Binotto mette in evidenza come la collaborazione con Castrol oltre che in laboratorio sarà attiva anche in pista, con un tecnico Castrol integrato nel team durante ogni weekend di gara.

Potrà contribuire all’analisi dati e all’ottimizzazione delle performance in tempo reale.

Questa sinergia riflette una tendenza sempre più evidente nella Formula 1 contemporanea, la convergenza tra chimica, ingegneria dei materiali e simulazione digitale.

Dalla pista alla strada, l’innovazione trasferibile

Come detto, le competizioni rappresentano da sempre un acceleratore tecnologico.

Le soluzioni sviluppate per la massima efficienza energetica delle monoposto ibride possono influenzare lo sviluppo di lubrificanti per veicoli elettrificati ad alte prestazioni, powertrain ibridi di nuova generazione, trasmissioni ad alta efficienza, sistemi di raffreddamento per batterie.

Il concetto chiave è la riduzione delle perdite energetiche complessive del veicolo, un obiettivo cruciale anche per la mobilità sostenibile.

La frontiera invisibile della performance

La Formula 1 del 2026 sarà meno rumorosa, forse, ma molto più sofisticata.

La battaglia si giocherà sull’aerodinamica, sulla potenza del motore e anche sulla capacità di ogni componente – anche il più invisibile – di contribuire all’efficienza complessiva del sistema.

In questo scenario, un lubrificante può diventare un elemento determinante quanto un’ala o un software di gestione energetica.

La collaborazione tra Castrol e Audi dimostra come la vera innovazione spesso non sia immediatamente visibile.

La nuova era della Formula 1 sarà sempre più una competizione tra ecosistemi tecnologici complessi, dove chimica, elettrificazione e data science convergono. E proprio in questa dimensione, apparentemente invisibile ma decisiva, si costruiscono i vantaggi competitivi del futuro.

Formula 1
foto © Castrol

eXD, il differenziale elettrico a 48V di BorgWarner

eXD
©BorgWarner

BorgWarner si è aggiudicata lo sviluppo di un differenziale trasversale elettrico (eXD) per conto di un importante OEM cinese.

La soluzione eXD è progettata per un sistema a 48 V ed è integrata nell’architettura elettrica ed elettronica (E/E) a 48 V del cliente.

La prima applicazione eXD a 48V di BorgWarner

Questo programma amplia le capacità dell’azienda nella gestione della coppia per i veicoli elettrici, nella cui continua evoluzione sul mercato richiede architetture E/E a livelli di efficienza più elevati e a una maggiore integrazione.

Un’architettura elettrica a 48V offre vantaggi quali una maggiore efficienza energetica, costi ottimizzati per il cablaggio e i componenti e il supporto per applicazioni a potenza più elevata.

Sfruttando questa architettura, l’eXD di BorgWarner è progettato per controllare dinamicamente la distribuzione della coppia tra le ruote, migliorando la maneggevolezza e la trazione del veicolo, mantenendo al contempo un equilibrio tra prestazioni, sicurezza ed efficienza del sistema.

Isabelle McKenzie, vicepresidente di BorgWarner Inc. e presidente e direttore generale della divisione Drivetrain and Morse Systems:

“Riteniamo che la tecnologia eXD di BorgWarner migliori la maneggevolezza e la stabilità del veicolo in un’ampia gamma di condizioni di guida”.

“L’aggiudicazione del nostro primo programma eXD a 48 V dimostra la nostra capacità di adattare tecnologie collaudate di gestione della coppia alle nuove architetture elettriche”.

“Sfruttando un sistema a 48 V, l’eXD dovrebbe migliorare l’utilizzo dell’energia, l’efficienza del sistema e l’affidabilità, il che migliorerà l’esperienza di guida per gli utenti di veicoli elettrici”.

L’eXD di BorgWarner è progettato per regolare dinamicamente il controllo dello slittamento in base alle condizioni di guida in tempo reale e allo stato del veicolo, favorendo la stabilità durante la guida ad alta velocità, le accelerazioni rapide e le curve strette.

L’eXD è inoltre progettato per garantire prestazioni di manovrabilità costanti in condizioni di grip variabili.

Su strade asciutte, un grip maggiore consente una migliore aderenza permettendo all’eXD di trasferire una coppia maggiore alle ruote esterne per una migliore direzionalità in traiettoria curva.

Su fondi stradali a basso attrito, come ghiaccio, neve o fango, il sistema è progettato per rilevare rapidamente lo slittamento delle ruote e limitare la trasmissione della coppia ad esse, ridistribuendo la forza motrice alle ruote con una migliore trazione per mantenere la stabilità e il controllo.

#FORUMAutoMotive 2026, il futuro dell’auto si discute a Milano

#FORUMAutoMotive

#FORUMAutoMotive non è una conferenza stampa come tante altre. È il momento in cui l’industria automotive europea smette di fare finta che vada tutto bene e mette le carte sul tavolo.

La nuova edizione di #FORUMAutoMotive (il movimento di opinione fondato da Pierluigi Bonora, promotore dell’evento e direttore di ACI Radio) riunisce alcuni tra gli interpreti del settore, per un confronto che è insieme diagnosi, dibattito e (forse) terapia.

C’è ancora tempo per rimediare?

L’evento si svolgerà in due giorni, lunedì 23 e mercoledì 24 marzo.

Numerosi i panel che vedranno protagonisti manager di vari settori che orbitano intorno all’automotive.

Si inizierà con un confronto aperto su presente e futuro prossimo del settore auto in Europa.

Dario Duse (EMEA Leader Automotive di AlixPartners), Salvatore Saladino (Country Manager di Dataforce Italia) e Gianluca Di Loreto (Partner e Responsabile Italiano Automotive di Bain & Company) si confronteranno sullo scenario che si apre mentre l’UE temporeggia su una revisione pragmatica del piano di decarbonizzazione.

Per capire la posta in gioco, bastano pochi numeri.

Lavoratori EU nel settore automotive ~14 milioni (diretti + indotto)
Quota EU nella produzione mondiale auto ~20% (in calo)
Obiettivo UE stop endotermico 2035
Quota BEV sul mercato EU (2025) ~15%
Quota BEV in Cina (2025) ~45%

Il tema è scomodo ma ineludibile perché l’Europa ha fissato scadenze senza costruire le condizioni infrastrutturali, industriali e sociali per rispettarle.

Il gas naturale sintetico (e-fuel), l’idrogeno verde, l’ibrido avanzato (mild e full hybrid, PHEV) restano tecnologie mature e disponibili che il legislatore europeo continua a trattare come variabili secondarie.

Il dibattito tra i tre esperti mira a delineare gli scenari possibili: contrazione ordinata, ristrutturazione industriale o vera e propria crisi di sistema?

Intervista al presidente dell’ACI

All’evento interverrà anche Geronimo La Russa che sarà intervistato da Bonora e da David Giudici, direttore responsabile dell’Automobile.

Il presidente dell’Automobile Club Italia risponderà a domande inerenti la revisione del Green Deal, la sicurezza stradale, la formazione dei nuovi talenti nel motorsport e gli scenari di mobilità urbana.

Un confronto che darà voce anche alla dimensione umana e culturale dell’auto, quella che i numeri delle direttive europee spesso dimenticano.

Europa Vs. Cina, chi vincerà?

Un altro tema trattato sarà “Innovazione, tecnologie, AI e design automotive: tra Europa e Cina chi prevarrà?”.

I costruttori cinesi – da BYD a NIO, da SAIC a Geely – hanno assorbito per anni il know-how europeo, beneficiando della presenza di ingegneri, designer e manager occidentali nelle proprie strutture.

Oggi quella conoscenza è diventata capacità autonoma, e in alcuni segmenti anche vantaggio competitivo.

Si parlerà anche di design, perché nel confronto Europa-Cina l’identità stilistica è uno degli ultimi “fossati difensivi” dell’industria occidentale.

I brand cinesi hanno imparato a fare auto tecnicamente valide. Imparare a fare auto belle nel senso europeo del termine (con stratificazione culturale, heritage narrativo e tensione estetica autentica) dovrebbe essere un’altra storia.

Il futuro guarda il presente

A seguire i lavori della seconda giornata ci saranno anche studenti di istituti formativi lombardi.

Una scelta precisa, che Pierluigi Bonora ha spiegato con chiarezza: “Chi interverrà deve capire che, mai come in questo momento, è in gioco il suo futuro”.

E portare i giovani a contatto con i protagonisti dell’industria, senza filtri, è uno degli obiettivi dichiarati di #FORUMAutoMotive.

Il destino di un’industria e di un’idea

L’auto non è mai stata solo un prodotto, ma un’idea di libertà, un artefatto di civiltà ingegneristica, un ecosistema di lavoro e cultura che coinvolge milioni di persone.

Mentre Bruxelles costruisce regolamenti e Pechino costruisce fabbriche, la vera domanda che il panel vuole sollevare non riguarda solo le emissioni di CO₂ o i kWh delle batterie. Riguarda che tipo di industria, e che tipo di Europa, vogliamo consegnare a chi oggi è ancora seduto tra i banchi di scuola.

LIUX BIG, il potere della leggerezza

LIUX BIG
LIUX BIG è una city car elettrica L7e con 270 km di autonomia e consumi record - foto © LIUX

L’elettrificazione urbana ormai è pronta per entrare in una nuova fase, più razionale e tecnologicamente mirata.

Con LIUX BIG, la giovane azienda spagnola LIUX propone una visione concreta della mobilità sostenibile.

Lo fa con un veicolo urbano leggero, efficiente e progettato secondo una logica ingegneristica radicalmente diversa rispetto agli EV tradizionali.

Il modello, sviluppato e prodotto interamente in Europa, ha completato con successo i test di omologazione L7e e si prepara al debutto commerciale nel corso di questo semestre, con Francia, Spagna e Italia tra i primi mercati.

Il dato che colpisce subito è l’autonomia, ben 215 km con batteria da 15 kWh, che dovrebbero superare 270 km nella variante da 20 kWh.

Questi valori posizionano LIUX BIG tra le vetture più efficienti della categoria dei quadricicli pesanti elettrici.

Sono numeri che raccontano una filosofia progettuale basata sul principio chiave della riduzione di massa e complessità per migliorare prestazioni, sostenibilità e costi operativi.

Cambia il paradigma dell’EV

Nel mondo delle auto elettriche, il peso rappresenta spesso il principale compromesso progettuale.

LIUX BIG
foto © LIUX

Batterie più grandi significano maggiore autonomia, ma anche più massa e quindi minore efficienza complessiva.

LIUX ha scelto un approccio opposto, quello di alleggerire il veicolo per ridurre la necessità di batterie di grande capacità.

Il risultato è un’architettura innovativa caratterizzata da una monoscocca in composito di fibra di lino, un materiale che consente una riduzione significativa dell’impronta di carbonio rispetto all’acciaio tradizionale.

Il telaio superiore ultraleggero pesa appena 45 kg, mentre batterie, powertrain e strutture di sicurezza sono concentrati nella parte inferiore del veicolo.

Questa configurazione permette di avere un baricentro estremamente basso, con miglioramento della stabilità dinamica, e di ridurre la massa complessiva, contenuta tra 580 e 600 kg: due benefici tecnici fondamentali.

Secondo il costruttore, l’impiego di biocompositi consente una riduzione delle emissioni di CO₂ fino al 40% rispetto a una city car elettrica tradizionale e fino all’80% rispetto a un SUV endotermico.

Efficienza record, con 7 kWh per 100 km

Uno degli indicatori più significativi della bontà progettuale è il consumo energetico.

Siamo intorno ai 7 kWh/100 km, valore estremamente contenuto che consente di abbattere il costo di utilizzo a circa 1,40 € per 100 km.

Questo valore è stimato su una tariffa domestica di 0,20 €/kWh.

Il sistema di ricarica privilegia la semplicità, con presa Schuko, potenza AC fino a 6,6 kW e tempo di ricarica dal 20 all’80% inferiore a 4 ore e mezzo-

La scelta di non rendere indispensabile la ricarica rapida si inserisce nella logica di ottimizzazione per l’uso urbano quotidiano.

Batterie modulari e aggiornabili

Uno degli aspetti tecnologicamente più interessanti riguarda la modularità del pacco batterie, progettato per essere sostituito rapidamente in officina.

LIUX BIG
foto © LIUX

Questa soluzione apre scenari evolutivi importanti, come l’aggiornamento della capacità energetica nel tempo, una maggiore durata del ciclo di vita del veicolo, la riduzione dell’obsolescenza tecnologica e quindi un maggiore valore residuo.

Si tratta di un approccio coerente con la crescente attenzione verso la sostenibilità dell’intero ciclo di vita del prodotto.

Design compatto, abitabilità intelligente

Con una lunghezza di soli 2,7 metri, LIUX BIG è progettata per muoversi con agilità negli ambienti urbani più congestionati.

E al tempo stesso è in grado di offrire un bagagliaio da 240 litri, valore decisamente valido considerando la categoria.

L’equipaggiamento include elementi ormai indispensabili anche nel segmento L7e, come il climatizzatore con filtro antipolline, il display da 7”, la connettività via app dedicata, la retrocamera e i sensori di parcheggio, luci full LED, il volante multifunzione e il tetto panoramico in vetro oscurato.

Equilibrio tra prestazioni e norme

La normativa L7e impone limiti specifici, tra cui la velocità massima di 90 km/h.

Nonostante questo, le prestazioni di LIUX BIG risultano adeguate alla città con accelerazione 0-50 km/h in 4,6 secondi e potenza di picco di 35 kW.

La trazione posteriore e le sospensioni indipendenti McPherson su entrambi gli assi sono infine una configurazione tecnica che privilegia comfort e stabilità, mantenendo una struttura semplice e leggera.

Scheda tecnica

Categoria L7e
Posti 2
Lunghezza 2.700 mm
Peso 580-600 kg
Bagagliaio 240 litri
Potenza di picco 35 kW
Velocità massima 90 km/h
Batteria 15 kWh / 20 kWh
Autonomia 215 km / 270 km
Consumo 7 kWh / 100 km
Ricarica 20–80% 4,5 ore
Trazione Posteriore
Materiale carrozzeria composito fibra di lino
Prezzo indicativo < 18.000 €

Tecnologica europea e produzione locale

LIUX BIG viene progettata e prodotta a Guadalajara, in Spagna.

Si tratta di un elemento non secondario in un contesto industriale in cui la filiera delle batterie e dei componenti strategici è spesso concentrata al di fuori dell’Europa.

La scelta di sviluppare tecnologie proprietarie e materiali innovativi all’interno del continente contribuisce a rafforzare la competitività europea nella mobilità sostenibile.

Una nuova idea di mobilità urbana

LIUX BIG dimostra come l’innovazione non passi necessariamente attraverso l’aumento delle dimensioni o della potenza, ma possa nascere da una rilettura intelligente delle esigenze reali di mobilità.

Ridurre il peso, semplificare l’architettura e migliorare l’efficienza energetica rappresentano scelte tecniche coerenti con un futuro in cui la sostenibilità non sarà più un’opzione, ma una condizione imprescindibile.

In un panorama dominato da veicoli sempre più complessi e costosi, questa piccola city car spagnola suggerisce una riflessione interessante.

E cioè che forse la vera innovazione non consiste nell’aggiungere, ma nel togliere ciò che non serve, lasciando spazio a una mobilità più leggera, accessibile e consapevole.

LIUX BIG
foto © LIUX

L’arte tutta italiana di evitare l’autobus

Se esistesse un museo delle abitudini italiane, tra la moka, il campanile e la fila alla posta una sala a parte la meriterebbe l’automobile.

In Italia il rapporto con le quattro ruote è sentimentale, così mentre nel resto d’Europa autobus e metropolitane scorrono come parte naturale del paesaggio urbano, da queste parti i mezzi pubblici continuano a sembrare un’opzione da usare in casi estremi o quando il parcheggio non è difficile ma impossibile.

L’ultima fotografia scattata da Eurostat sui comportamenti di mobilità del 2024 racconta che quasi il 68% degli italiani non utilizza mai il trasporto pubblico.

Una percentuale che colloca il nostro Paese al penultimo posto nell’UE, superato soltanto da Cipro, dove gli irriducibili dell’auto privata arrivano all’85%.

L’Europa tra tornelli e biglietti

Ma se l’Italia è un caso emblematico, il quadro europeo non se la passa poi molto meglio: più della metà degli abitanti dell’Unione — il 50,6% — dichiara di non usare mezzi pubblici.

Tra chi li frequenta, solo il 10,7% li utilizza ogni giorno, mentre l’11,6% lo fa settimanalmente. Il resto si divide tra uso sporadico e astinenza da tram e metropolitane.

Il confronto con altri Paesi, però, accentua il divario. Dopo l’Italia, nella graduatoria dei cittadini meno propensi al trasporto collettivo arrivano Portogallo (67,8%), Francia (65,1%), Slovenia (61,6%) e Grecia (61,3%).

Dall’altro lato della scala, Lussemburgo si conferma una sorta di laboratorio europeo della mobilità condivisa, con solo il 15,7% della popolazione che dichiara di non utilizzare autobus o treni locali.

Anche Estonia e Svezia mostrano livelli di utilizzo decisamente più elevati.

L’auto unisce più del reddito

Un aspetto sorprendente riguarda il profilo sociale degli utenti. In Italia, il distacco dai mezzi pubblici non sembra influenzato dalla condizione economica: li evitano tanto le persone a rischio povertà quanto quelle più benestanti, con percentuali molto simili.

In Europa, invece, le differenze sociali incidono di più, con una maggiore propensione all’uso del trasporto collettivo tra le fasce economicamente fragili.

In altre parole, mentre altrove l’autobus può rappresentare una scelta obbligata, nel nostro Paese l’auto resta trasversale.

Città congestionate

Le conseguenze si misurano soprattutto nei centri urbani, dove la passione nazionale per il motore si traduce in traffico cronico.

L’Inrix Global Traffic Scorecard 2025 evidenzia come Roma sia 17ª al mondo e quarta in Europa per congestione, con circa 76 ore perse ogni anno al volante e una velocità media di appena 20 chilometri orari.

Milano segue poco distante, classificandosi 24ª a livello globale e quinta in Europa, con 67 ore annuali trascorse in coda.

Il traffico, tuttavia, non è solo una questione di tempo. È anche un problema economico e ambientale, con un impatto che va ben oltre la frustrazione quotidiana degli automobilisti.

Il conto invisibile: 34 miliardi l’anno

Secondo le stime della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), il sistema di mobilità centrato sull’auto comporta costi sociali pari a circa 34 miliardi di euro all’anno.

Il traffico veicolare contribuisce per il 26% alle emissioni complessive di gas serra, per circa il 50% agli ossidi di azoto e per il 13% al particolato.

Sul piano sanitario, i numeri sono altrettanto eloquenti. Una riduzione delle concentrazioni di PM2.5 di 10 microgrammi per metro cubo potrebbe portare a una diminuzione della mortalità generale del 7%, con benefici ancora più marcati per patologie cardiovascolari, respiratorie e tumori polmonari.

Non solo infrastrutture

Alla base della scarsa diffusione del trasporto pubblico non ci sono soltanto carenze strutturali: sicurezza, qualità, frequenza e affidabilità incidono in modo determinante sulle scelte.

In molte indagini europee, autobus e metropolitane vengono ancora percepiti come ambienti poco sicuri o scomodi, fattori che spingono una parte consistente della popolazione a preferire l’auto privata.

Ripensare la mobilità

Secondo gli esperti, il cambiamento non può avvenire senza una visione di lungo periodo, rafforzare il trasporto pubblico locale significa investire in infrastrutture, programmazione e innovazione, trasformando autobus e treni in un’alternativa reale.

Eppure, tra crisi climatica, costi sanitari e qualità della vita, la mobilità collettiva è destinata a diventare una delle grandi partite del futuro: una partita che l’Italia, almeno per ora, ha perso.

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