
Sulle grandi arterie europee sta comparendo sempre di più un cartello che molti osservano con sospetto: un rombo bianco, dipinto sull’asfalto o esposto su pannelli blu all’altezza dei guard-rail.
Identifica le cosiddette corsie “HOV” (High Occupancy Vehicle), destinate a veicoli carpooling con più occupanti, che siano taxi, autobus o auto a basse emissioni.
Negli Stati Uniti e in Canada il simbolo è ormai una presenza familiare da decenni, compare nelle normative federali del “Manual on Uniform Traffic Control Devices” (MUTCD) e indica le celebri “diamond lanes”, nate negli anni Settanta durante la crisi petrolifera per ottimizzare i consumi e ridurre la congestione.
Il Vecchio continente, dopo aver osservato per anni con cautela l’effetto, ha iniziato a testare la stessa soluzione, con risultati che stanno attirando attenzione, polemiche e — inevitabilmente — qualche sfottò.
Francia, il traffico diventa sperimentazione
Tra i Paesi più attivi c’è la Francia, dove le “voies de covoiturage” sono operative su diversi assi urbani dal 2020 e con aggiornamenti normativi pubblicati su “Legifrance” lo scorso anno, il governo ha autorizzato corsie dedicate al carpooling su tratti strategici come l’A1 o il boulevard périphérique di Parigi.
La corsia riservata si attiva spesso solo quando il traffico rallenta sotto i 70 km/h, segnalata da pannelli luminosi e l’accesso è consentito a veicoli con almeno due occupanti, taxi, mezzi pubblici e auto elettriche con certificazione ambientale “Crit’Air 0”.
Il controllo è affidato a telecamere intelligenti capaci di contare i passeggeri all’interno dell’abitacolo, e chi tenta il classico trucco del “posto passeggero occupato da una giacca” rischia 135 euro di multa.
Il monitoraggio è coordinato da enti tecnici come il “Cerema”, specializzato in mobilità e pianificazione territoriale.
Spagna, le corsie condivise
In Spagna il concetto non è nuovo: le corsie “VAO” (Vehículos de Alta Ocupación) esistono da anni e sono disciplinate dalla “DGT” (Dirección General de Tráfico), soprattutto negli accessi a Madrid e Barcellona.
Il principio è assai simile: privilegiare chi riduce il numero di veicoli in circolazione, con sanzioni che possono arrivare fino a 200 euro, a dimostrazione che la condivisione dell’auto è considerata una questione di interesse pubblico e non solo una scelta etica.
Il rombo europeo non è universale
Nonostante la crescente diffusione, il simbolo non è ancora codificato nella Convenzione di Vienna sulla segnaletica stradale, il che significa che ogni Paese lo interpreta e lo applica con varianti proprie.
Questo spiega perché il rombo europeo non sia identico ovunque e perché la segnaletica spagnola, per esempio, continui a essere più testuale.
In Italia la situazione è ancora più semplice: il rombo esiste già, ma con tutt’altro significato.
Nel Codice della Strada indica il diritto di precedenza agli incroci, un dettaglio che testate specializzate sottolineano per evitare equivoci tra viaggiatori distratti e appassionati di simbologia stradale.
Il principio delle corsie HOV
L’idea non fa una grinza: se più persone condividono un’auto, il traffico diminuisce e le emissioni si riducono.
Negli Stati Uniti, secondo studi federali sulla mobilità, alcune corsie HOV riescono a trasportare fino al doppio dei passeggeri rispetto alle corsie tradizionali nelle ore di punta.
Il carpooling diventa così una sorta di corsia preferenziale sociale: chi collabora viaggia più veloce.
Italia, tra curiosità e prudenza
Nel nostro Paese il segnale con rombo bianco su fondo blu non è previsto. Il Codice della Strada (articolo 39) e il relativo regolamento attuativo D.P.R. 495/1992 non contemplano corsie dedicate al carpooling.
Secondo l’associazione “ASAPS”, si tratta quindi di una segnaletica straniera che interessa soprattutto chi guida all’estero, anche perché l’introduzione richiederebbe un iter complesso: modifica legislativa, aggiornamento tecnico delle tavole segnaletiche e sperimentazione. In altre parole tutti tranquilli: non è una novità imminente.
Eppure gli studi di mobilità indicano possibili scenari su arterie congestionate come il Grande Raccordo Anulare di Roma, la Tangenziale Est di Milano (A51) o il nodo autostradale di Bologna, punti spesso citati come contesti ideali per testare corsie dedicate ai veicoli condivisi.
La psicologia del volante
Al di là delle norme e delle infrastrutture, l’idea di trasformare la propria auto in un mezzo condiviso può sembrare una perdita di libertà, non un vantaggio.
Eppure la logica delle corsie HOV ribalta la prospettiva: la libertà individuale diventa più efficace se accompagnata da una scelta collettiva.
















