
Chiunque almeno una volta nella vita ha lasciato l’auto nel parcheggio del centro commerciale conosce quella particolare forma di ansia: tornare e trovare una riga sulla fiancata, opera di un carrello della spesa in libera uscita o del solito di sua mamma con problemi di geometria.
I parcheggi sono posti affollati, le manovre strette e la gente abbandona i carrelli con una disinvoltura che supera il menefreghismo. Beh, Ford ha deciso che si tratta di un problema abbastanza serio da meritare un brevetto.
L’idea in dettaglio
Il documento in questione è il numero US-12617393-B2, depositato il 4 dicembre 2023 e pubblicato il 5 maggio scorso: un “Sistema per il Rilevamento di Oggetti in Movimento” che, in parole povere, trasforma il veicolo parcheggiato in un agente autonomo capace di valutare le minacce circostanti e, se necessario, togliersi dai guai da solo.
Sul piano tecnico, il sistema integra telecamere esterne, sensori e software dedicato capaci di calcolare traiettorie e assegnare “livelli di minaccia” agli oggetti in movimento, una funzione che fino a ieri sembrava riservata ai film di spionaggio.
Prima la diplomazia, poi la fuga
Per inziare, il veicolo tenta la via della persuasione: clacson, lampeggi, segnali d’allerta verso chiunque, o qualcosa, stia avanzando in traiettoria di collisione.
Il primo step è che il carrello si fermi, o che il conducente distratto si accorga della situazione e corregga la rotta.
Se la persuasione fallisce e l’impatto diventa inevitabile, l’auto valuta lo spazio disponibile e si sposta autonomamente in uno stallo libero, come un parcheggiatore fantasma che lavora gratis e non chiede la mancia.
Se non c’è via di scampo
Nel caso neanche la manovra evasiva fosse praticabile, perché il parcheggio è pieno, lo spazio non è sufficiente o perché la situazione è degenerata in fretta, il sistema attiva la funzione di testimone oculare: registrazione video e dati dell’incidente, pronti per l’assicurazione, il carrozziere o chiunque voglia ricostruire con precisione chi è stato e in quale direzione stava andando.
Non è la soluzione perfetta, ma è comunque meglio di tornare al parcheggio con una borsa della spesa in mano e trovare un ammacco senza un bigliettino di scuse completo di dati.
Qualche dubbio
Le questioni aperte, però, non mancano e sono tutt’altro che banali. Quanto spazio serve per una manovra sicura in un parcheggio italiano medio, dove gli stalli sembrano progettati per biciclette da corsa? Come reagirà il codice della strada a un veicolo che cambia posto in assenza del conducente, comportamento che, tecnicamente, nessuna normativa vigente contempla?
E soprattutto: chi risponde civilmente e penalmente se l’auto, nella sua fuga autonoma, finisce contro qualcun altro? Sono domande che i legislatori di mezzo mondo dovranno prima o poi affrontare, man mano che i sistemi autonomi escono dai laboratori ed entrano nei parcheggi.
Ford frena gli entusiasmi
Il colosso americano, a scanso di equivoci, precisa che il deposito di brevetti è normale attività aziendale, volta a proteggere le nuove idee e a costruire un portafoglio di proprietà intellettuale, non un impegno pubblico a portare la tecnologia in produzione.
In pratica, il sistema potrebbe non arrivare mai in concessionaria, e quasi certamente non arriverà tanto presto.
La maggior parte dei brevetti muore tra le scartoffie, vittima dei costi di sviluppo, delle complessità delle norme o semplicemente di cambi nelle priorità aziendali. Lasciando piena libertà ai carrelli e agli incivili.















