lunedì 11 Maggio 2026 - 21:54:10

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UFI Filters in Formula 1 vince prima di partire

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Alcuni dei numerosi filtri che UFI ha prodotto per i team di Formula 1 nel corso degli anni - foto © UFI Filters

Nei concitati momenti prima del via di un GP di Formula 1, mentre si spengono le luci del semaforo e l’adrenalina scorre a fiumi, c’è chi sa già di aver vinto.

Sa di aver vinto la gara, così come sa di aver già in tasca il titolo mondiale.

Lo sa perché è un’azienda italiana, un’eccellenza mondiale, che fornisce componenti a tutte le monoposto in griglia.

È la UFI Filters che, come dice il nome, fornisce filtri a tutte le 11 scuderie. Filtri di ogni tipo: olio, carburante, olio cambio e via discorrendo. Sistemi filtranti che permettono alle monoposto di esprimere il proprio potenziale in condizioni che – per definizione, parlando di corse – sono sempre al limite.

Ma non c’è solo Formula 1: la presenza della UFI Filters è estesa ad altre competizioni come Formula 2 e Formula 3, MotoGP, Moto2, Moto3, i Campionati GT2, GT3, GTE, LMP e la Superbike. E anche le gare americane della Indy e delle serie a ruote coperte.

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La conferenza stampa durante la quale si è spiegato come UFI Filters porti la tecnologia italiana dalle corse allo spazio – foto © UFI Filters

Insomma, una presenza globale, ma che non va confinata al modo delle competizioni. Sebbene per restare a questo settore, il primo successo della UFI Filters risalga al 1978, quando l’azienda vinse il suo primo GP in Gran Bretagna con la Ferrari 312 T3 di Carlos Reutemann.

Un successo sui seguì, nel 1979, il primo alloro iridato sempre grazie alla collaborazione con la Ferrari. Ogni weekend di gara in pista ci sono 110 filtri sviluppati da UFI, per un totale che supera le 6mila unità nel corso del campionato.

Chiaramente ogni squadra ha le sue esigenza, che vengono ascoltate e accolte. E altrettanto chiaramente i segreti tecnici di ogni team restano tali, non c’è alcun passaggio di informazioni attraverso i tecnici della UFI Filters: massima personalizzazione e massima riservatezza.

Dalla Terra allo spazio

Oggi UFI Filters (fondata nel 1971) è leader globale nelle tecnologie della filtrazione e del thermal management.

I suoi prodotti vengono impiegati in diversi settori: automotive, aerospazio e nautica, applicazioni idrauliche customizzate e specifiche per l’industria. Insomma, per dirla concisamente, UFI si trova dalla Formula 1 ai veicoli spaziali – per esempio l’europeo ExoMars.

L’azienda è nata a Nogarole Rocca (dove resta il quartier generale) in provincia di Verona, ma grazie a una vocazione costante all’internazionalizzazione – oltreché alla ricerca e all’innovazione – dispone oggi di 21 siti industriali e 57 uffici commerciali in 21 Paesi.

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Giorgio Girondi, presidente di UFI Filters, con la Ferrari 312T, prima vettura F1 a vincere con i filtri di Nogarole Rocca – foto © UFI Filters

L’azienda impiega 4.300 professionisti, oltre 250 tecnici specializzati nei propri 3 centri d’innovazione e ricerca, detiene più di 280 brevetti ed è riuscita a raddoppiare il proprio fatturato negli ultimi dieci anni.

Per prima ha creduto nella Cina e a tutt’oggi punta sulla grande capacità dei cinesi di alzare il livello della sfida, un’inclinazione che per UFI Filters è connaturata al suo DNA.

Le origini e la scommessa cinese

Se ne è parlato durante l’evento “Dalla pista alla strada”, a Milano. Il presidente di UFI Filters è Giorgio Girondi, anima e spirito propulsore dell’azienda.

Racconta: “È il 1971 quando tre soci, di cui uno mio padre, costituiscono una piccola società in un’area depressa che è Nogarole Rocca. Inizia l’attività, io ho 16 anni e partecipo da subito alla vita aziendale. Poi, dopo la laurea, entro a pieno ritmo. Mi piace ricordare che all’inizio, con soli 50 dipendenti, cercammo subito di svilupparci grazie a un nuovo filtro. Ci riuscimmo e oggi posso dire che UFI nasce insieme con un’innovazione tecnologica. Parliamo del filtro a pannello, diverso da quelli circolari che sono abbastanza grossi e portano via spazio. Con questo prodotto saremo leader tecnologici per 6-7 anni”. L’incontro con la Cina è degli anni Ottanta, quando Girondi acquisisce l’intera azienda e decide il grande salto, grazie anche alla rinuncia da parte della Fiat di credere in questo mercato: si comincia creando e vendendo uno stabilimento.

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I numerosi filtri installati su una Formula 1 – foto © UFI Filters

Via via ne abbiamo venduti altri sette. In tutto 22 in tanti diversi Paesi, cosa che ci permette di affrontare il mondo e vendere la nostra tecnologia”.

La capacità di innovare

Oggi non sempre c’è osmosi tra corse e produzione, come avveniva un tempo. Ma quel che si impara dalle corse in termini di capacità di innovazione, di reazione nei processi produttivi, serve eccome in un mondo dove la concorrenza è fortissima.

Grazie alla collaborazione con il motorsport, l’Advanced Applications Division di UFI Filters lavora su materiali innovativi per la produzione dei filtranti come la fibra di vetro, le fibre polimeriche e l’acciaio sintererizzato, mentre le colle arrivano dal mondo dell’aerospazio.

Quei 50 ingegneri in India…

Davide Moletta è responsabile Advanced Applications Division.

Spiega: “Lo sviluppo delle monoposto in Formula 1 si svolge durante due diversi periodi dell’anno. In questi mesi i motoristi stanno già lavorando sui propulsori del 2027 e dunque noi siamo impegnati nello sviluppo dei nostri filtri. Ci sono squadre che già tra settembre e ottobre sono pronti alla prima accensione e di conseguenza dobbiamo essere pronti anche noi”.

L’attività di ricerca di svolge su diversi poli, i più importanti sono Italia.

Prosegue Moletta: “Abbiamo uno dei centri di eccellenza in Europa per la filtrazione e per i test sulla filtrazione. Per quanto attiene la ricerca (l’azienda spende 5% del fatturato in sviluppo tecnologico, ndr) siamo da 1 a 4.400, perché, pur avendo una serie di referenti per i vari team, nel momento in cui abbiamo necessità di sviluppare le tecnologie, utilizziamo anche un grosso centro di ricerca per l’analisi di dati di simulazioni in India, dove lavorano 50 ingegneri”.

Il patrimonio di creatività italiana

La conclusione è ancora affidata al presidente: “Viviamo in un mondo nel quale c’è una competizione molto forte, naturalmente la Cina vincerà perché è forte di una popolazione di un miliardo e mezzo di persone e produce 20 milioni di auto. In più in Cina ci sono una velocità di esecuzione e un’intensità di lavoro straordinarie. Ma penso che in Italia abbiamo un grande patrimonio che nessuno all’estero può rubarci. È la creatività. Su questa dobbiamo fare leva per il futuro”.

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foto © UFI Filters