martedì 21 Aprile 2026 - 12:06:51

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Nuova Renault Twingo E-Tech, la citycar intelligente nell’era dei Suv

Basta poco per richiamare alla memoria i “Nineties”, i favolosi anni Novanta: i bagnini di “Baywatch” in tv, in mano il walkman con cui ascoltare la compilation del “Festivalbar”, in tasca le schede telefoniche al posto del cellulare (che ancora non c’era), e in garage la “Twingo”, una felice e straordinaria intuizione della Renault destinata a rivoluzionare il segmento delle city-car.

Piccola ma non troppo, spensierata, morbidosa e tondeggiante ovunque, dal 1992 Twingo è diventata una saga spalmata su quattro diverse generazioni, dal 1993 ad oggi, moltiplicandosi in 25 Paesi in oltre 4,5 milioni di esemplari, di cui si calcola che due siano ancora in circolazione.

Ora, dopo aver cambiato forme e linee diventando a volte un po’ anonima nel tentativo di inseguire il tempo, la mitologica Twingo torna ad ispirarsi alla primissima versione, quella che aveva sembrava uscita da un cartone animato.

500 giorni, non uno di più

Un’operazione “nostalgia” che la Régie ha applicato ad un ristretto numero di veri successi senza tempo della propria storia: la Renault 5, ex sogno proibito di qualsiasi diciottenne, e la Renault 4, compagna di lavoro per intere generazioni di artigiani.

Il trittico, tutto declinato nella sola variante “E-Tech”, si completa con la Twingo, la “voiture à vivre” per antonomasia.

Una sorta di sfida lanciata da Renault, che da una parte è riuscita a rendere concreto il progetto in 500 giorni appena con l’obiettivo anche di dimezzare gli investimenti grazie all’enorme banca d’organi e ad un lavoro snellito dai passaggi e organizzato in parallelo e non più in sequenza, e dall’altra prova ancora una volta a rinvigorire il segmento A, oggi in debito d’ossigeno, e lancia un messaggio al mercato stesso, dove dominano Suv sempre più ingombranti, costosi e uguali l’uno all’altro.

La nuova Twingo E-Tech, assemblata a Novo Mesto, in Slovenia, nello storico stabilimento Renault, sceglie una strada diversa, privilegiando un ritorno alla dimensione urbana, ma con una visione industriale e tecnologica che malgrado le difficoltà, sceglie di scommettere sull’elettrico, perché il futuro è lì.

Un déjà vu intelligente

Basta uno sguardo anche distratto per riaprire cassetti della memoria chiusi da decenni e capire che la Twingo, quella vera, è tornata.

Le linee, così come per la 4 e la 5, recuperano volutamente lo spirito del modello originale lanciato nel 1992, reinterpretandolo con una sensibilità contemporanea.

I fari anteriori ad arco, quasi espressivi, e il frontale compatto e chiuso disegnano una sorta di volto sorridente che sprizza simpatia.

Il tutto, ora come allora, contenendo le misure in 3,79 metri di lunghezza, 1,72 di larghezza e 1,49 di altezza, ma le proporzioni sono studiate di fino per farla apparire più “piantata” sull’asfalto: le ruote (con cerchi da 18”), sono spinte verso gli angoli della carrozzeria, il passo (2,49 m) è generoso e i passaruota marcati suggeriscono un dinamismo inaspettato per un modello di segmento A.

Tra i dettagli più curiosi l’alfabeto Twingo in rilievo sul tetto all’interno e le tre feritoie esterne sul cofano, simpatica citazione del passato che oggi non avendo più necessità di raffreddare nulla, nascondono semplicemente il tappo del lavavetri perché il vano motore è sigillato.

Anche la scelta di mantenere le superfici pulite e un frontale chiuso risponde a esigenze aerodinamiche, contribuendo a ridurre consumi e resistenza all’aria.

L’arrivo della carrozzeria a cinque porte è una svolta importante rispetto all’antenata che amplia la versatilità ma senza tradire la filosofia originaria.

La rivincita della praticità

Se fuori la Twingo strizza l’occhio alla memoria, dentro gioca la carta di uno dei suoi temi storici: lo sfruttamento creativo dello spazio.

L’abitacolo, pur compatto, è organizzato con soluzioni intelligenti e allegre insieme che raramente si vedono in questa categoria.

Dietro, al posto del classico divanetto, due sedute indipendenti che scorrono di 17 cm e permettono di modulare il bagagliaio da circa 260 a oltre 360 litri, anche se ribaltando gli schienali si superano i 1.000 litri complessivi e abbattendo il sedile anteriore destro diventa magicamente possibile trasportare oggetti lunghi fino a due metri.

Il vano sotto il piano di carico, da circa 50 litri, è dedicato ai cavi di ricarica e rappresenta uno degli esempi più concreti di progettazione orientata alla quotidianità.

L’abitacolo è arricchito da inserti colorati, modanature vivaci, tasti dall’aria giocosa (come quello delle frecce di stazionamento, che ricorda una caramella), mentre numerosi vani portaoggetti contribuiscono a creare un ambiente che va sul pratico ma senza mai cadere nell’anonimato.

Impensabile, lanciare un modello così senza pensare ad una gamma di accessori colorati e intelligenti che comprendono porta oggetti, un bracciolo centrale e il sistema “YouClip” per accogliere ganci, lampade, portacellulari o avvolgitori.

Le plastiche rigide sono inevitabili, ma il design delle superfici e la scelta cromatica evitano l’effetto “cheap”.

Giocoforza, restano alcune rinunce da accettare, come i finestrini posteriori apribili solo a compasso e una certa limitazione nello spazio per i piedi dei passeggeri posteriori.

Meno numeri, più sostanza

La filosofia tecnica della Twingo E-Tech è la semplicità funzionale: disponibile con un solo motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 82 CV e 175 Nm, montato anteriormente e tarato per garantire una risposta fluida e progressiva.

La batteria LFP (litio-ferro-fosfato) da 27,5 kWh, prodotta in Cina ma su specifiche Renault, adotta la chimica litio-ferro-fosfato, una scelta che privilegia la durata nel tempo e la sicurezza rispetto alla densità energetica.

L’autonomia dichiarata nel ciclo WLTP raggiunge i 263 km, un valore coerente con l’uso urbano per cui la vettura è stata progettata. A bordo è presente un caricatore di bordo da 6,6 kW, ma il pacchetto opzionale “Advanced Charger”, da 460 euro, permette una ricarica in AC fino a 11 kW aggiungendo la funzione “V2l” che consente di ricaricare dall’auto dispositivi esterni come bici elettriche.

Le prestazioni riflettono l’impostazione: circa 3,9 secondi nello 0-50 km/h, ideale per le ripartenze cittadine, e poco più di 12 secondi per il tradizionale 0-100 km/h. La velocità massima è limitata a 130 km/h, a ricordare che non si tratta di una vettura pensata per le lunghe percorrenze autostradali.

Il peso contenuto, poco sopra i 1.200 kg, contribuisce a mantenere consumi medi intorno ai 12 kWh/100 km, rendendola una delle elettriche più efficienti della categoria.

Tecnologia essenziale ma evoluta

Nonostante il posizionamento economico, Twingo introduce soluzioni tecnologiche tipiche di segmenti superiori.

La plancia è dominata da una strumentazione digitale da 7” e da un touchscreen centrale da 10,1” con sistema OpenR Link basato su Android Automotive con schermate allegre e colorate.

La presenza della suite completa dei servizi Google integrati — navigazione, assistente vocale e accesso al Play Store — diventa l’ennesimo elemento distintivo nel segmento.

Il sistema è rapido, intuitivo e consente di pianificare automaticamente le soste di ricarica nei viaggi più lunghi.

La dotazione di sicurezza include i principali sistemi di assistenza alla guida (24 gli Adas disponibili, molti dei quali in dotazione), mentre la versione Techno introduce il cruise control adattivo con funzione stop&go, la modalità One-Pedal, utilissima in città, e ulteriori funzioni di connettività.

Tre le opzioni più interessanti il buzzer che segnala veicoli o pedoni in arrivo uscendo in retromarcia da un parcheggio, l’allarme apertura portiere e il parcheggio automatico a mani libere.

Per quanto riguarda la ricarica del motore elettrico sincrono a magneti permanenti da 82 CV (60 kW) sull’avantreno, di serie l’auto accetta corrente alternata fino a 6,6 kW, con tempi completi di poco superiori alle quattro ore.

Il pacchetto “Advanced Charge”, disponibile a 490 euro, porta la potenza a 11 kW in AC e introduce la ricarica rapida in DC fino a 50 kW, permettendo di recuperare l’80% dell’energia in circa mezz’ora.

Un carattere urbano, ma non solo

La guida rappresenta uno degli aspetti più convincenti della nuova Twingo. In città, il raggio di sterzata inferiore ai 10 metri e lo sterzo diretto rendono le manovre estremamente semplici.

La risposta del motore è pronta ma mai brusca, mentre la funzione “One-Pedal”, con quattro livelli di frenata azionabili dai paddle dietro al volante, consente di gestire il traffico quasi senza utilizzare il freno.

Le sospensioni privilegiano il comfort, assorbendo con efficacia le irregolarità del manto stradale: sulle strade extraurbane emerge una dinamica sorprendentemente vivace, con cambi di direzione rapidi e un comportamento equilibrato che infonde sicurezza, anche se i consumi scendono di conseguenza e la progressione del motore diventi meno incisiva.

Resta però evidente la vocazione urbana, malgrado i montanti un po’ spessi a volte non aiutino la visibilità in fase di immissione.

La Twingo non nasce per essere una viaggiatrice, ma una compagna affidabile nella routine quotidiana.

Una sfida per il segmento A

La gamma è volutamente semplice: l’allestimento “Evolution”, proposto a 19.500 euro, offre già una dotazione completa per sicurezza, connettività e comfort. La “Techno”, con un sovrapprezzo di circa 1.600 euro, aggiunge contenuti tecnologici e pratici che rendono l’auto più versatile, fra cui clima automatico, cruise control adattativo, retrovisori esterni ripiegabili, sblocco automatico delle portiere, retrocamera, abbaglianti e tergicristallo automatici.

Sei i colori disponibili, allegri come tutto il resto: Bianco Ghiaccio, Grigio Scisto, Nero Étoile, a cui aggiungere le tre tinte del lancio, Rosso Assoluto, Verde Assoluto e Giallo Mango.

In un contesto in cui il segmento A rappresenta ormai meno del 5% del mercato europeo, la nuova Twingo assume il ruolo di laboratorio industriale, con l’obiettivo di dimostrare che una piccola elettrica può essere non solo desiderabile, ma anche sostenibile dal punto di vista economico.

Più che una semplice erede, la quarta generazione di Twingo è la reinterpretazione contemporanea di un’idea che aveva già rivoluzionato il mercato trent’anni fa e soprattutto il tentativo di democratizzare l’auto elettrica.

Una sfida diversa rispetto al passato, con una filosofia che resta sorprendentemente simile: fare molto con poco, ma farlo con grande intelligenza.

LA SCHEDA TECNICA

Motore – elettrico sincrono a magneti permanenti

Potenza max – 60 kW/82 CV

Coppia max – 175 Nm

Batteria – LFP

Tensione – 300 V

Capacità – 27,5 kWh

Velocità max – 130 km/h

0-50 km/h – 3,85 s

0-100 km/h – 12,1 s

Consumi ciclo combinato (WLTP) – 12,2 kWh/100km

Ricarica con caricabatteria di bordo – AC 6,6 kW o AC 11 kW biderezionale + DC 50 kW

Wallbox 7,4 kW – 4h 5 m con Pack Advanced Charge AC11 – DC50 kW

Stazione AC11 kW (10-100%) – 2h 35 m con Pack Advanced Charge AC11 – DC50 kW

Stazione DC 100 kW – 30 m (15-80%)

Lunghezza/larghezza/altezza – 3.789/1.720/1.491 mm

Passo – 2.493 mm

Freni – ant. 280/24 mm-post. 280/9,6 mm

Bagagliaio – 305/360 l

Pneumatici – 195/60 R16 – 205/45 R18

Diametro di sterzata tra marciapiedi – 9,87 m

Avantreno – McPherson

Retrotreno – a ruote interconnesse

Peso a vuoto – 1.200 kg

Carico max – 1.595 kg

Zeekr, l’elettrico premium di Geely, alla conquista dell’Italia

ZEEKR
Zeekr arriva in Italia Italia: prezzi, modelli e debutto dell'elettrico premium - foto © Auto Tecnica

Zeekr intende riscrivere il concetto di premium nell’auto contemporanea europea.

Lo fa mixando tecnologia avanzata, design europeo e propulsione 100% elettrica a un prezzo accessibile.

Il brand della super galassia Geely, a un mese dall’annuncio, si presenta ai media italiani, già pronto alla commercializzazione da metà aprile.

Tempi record per un marchio che dalla sua nascita, nel 2021, ha accorciato il valore del time to market, riuscendo a vendere oltre 700 mila unità a livello globale.

Tra Cina e Svezia

Con la produzione in Cina e un centro di ricerca e sviluppo nell’avanguardista Svezia, dove Geely è di casa con l’acquisizione di qualche tempo fa di Volvo, Zeekr glocalizza i suoi modelli.

E lo fa sposando il design europeo dagli interni minimalisti con la tecnologia elettrica in cui la Cina ormai fa scuola.

ZEEKR
foto © Auto Tecnica

Infatti, il brand nasce con una struttura progettuale orientata all’Europa, guardando a una clientela che si divide tra Tesla e i traditional premium tedeschi: Audi, BMW e Mercedes.

Insomma, si aspira al meglio della produzione occidentale per conquistare una clientela che cerca un lusso alla portata, senza rinunciare al massimo della sicurezza.

Il marchio cinese, infatti, ha ottenuto il titolo di Best in Class Euro NCAP sia nella categoria Small SUV che come miglior veicolo full-electric.

Sarà una Tesla killer?

Zeekr è un premium di lusso contemporaneo, caratterizzato da alte performance e artigianalità a prezzi accessibili al pubblico europeo” racconta Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italia per Geely e ZEEKR.

E prosegue: “È il più europeo dei marchi cinesi, disegnato nel centro stile in Svezia e sviluppato sulla piattaforma SEA (Sustainable Experience Architecture), con tecnologie integrate per batterie e motori”.

ZEEKR
foto © Auto Tecnica

Questa architettura di ultima generazione, già condivisa con marchi come Volvo e Smart, garantisce standard elevatissimi in termini di dinamica di guida e sicurezza.

Per Santucci, Zeekr è un marchio “Tesla killer”, perché è un’auto innovativa in cui si fa ricerca dei materiali, si cerca qualità nella costruzione dell’auto, un prodotto che si avvicina molto al target di Tesla.

Tre i modelli per l’Italia

Tre i modelli che saranno commercializzati in Italia: Zeekr X, 7X e 001.

Due SUV, uno di dimensioni compatte (Zeekr X) mentre il 7X è un SUV dalle dimensioni più generose, e infine la 001, una coupé sportiva.

Zeekr X è un SUV compatto premium costruito sulla piattaforma SEA, è lungo 4.432 mm e ha un passo di 2.750 mm, in equilibrio tra compattezza e abitabilità, pensato per chi vive la città.

Un SUV urbano compatto con un’autonomia fino a 415 km che, nonostante le dimensioni contenute, offre una potenza di 315 kW (428 CV) nella variante AWD, con uno 0-100 km orari in 3,8 secondi.

Il prezzo di partenza è 39.100 euro.

Zeekr 7X rappresenta la risposta del brand al segmento D dei SUV elettrici di medie dimensioni.

Con 4.787 mm di lunghezza e un passo di 2.900 mm offre un’abitabilità generosa, ben 539 litri di bagagliaio, più un frunk anteriore da 66 litri.

È basato su un sistema a 800V, capace di ricariche ultra-rapide (10-80% in meno di 13 minuti) e raggiunge i 615 km di autonomia. Prezzo a partire da 54.100 euro.

La Zeekr 001 è una shooting brake elettrica di quasi 5 metri, segmento E, che mostra linee da coupé sportiva.

Ha un coefficiente aerodinamico di 0,23 Cx e un’autonomia fino a 620 km (WLTP); vanta prestazioni da supercar con uno scatto 0-100 km/h in soli 3,8 secondi nella versione Privilege AWD. Per averla si partirà da 61.100 euro.

Una partnership strategica

L’ingresso nel Bel Paese di Zeekr avviene attraverso la partnership strategica con Jameel Motors Italia.

Si tratta di un distributore leader nei Paesi mediorientali, che assicura una struttura di vendita e assistenza coerente con il posizionamento premium del marchio.

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foto © Auto Tecnica

Il brand punta a una crescita graduale e costante che nei prossimi mesi potrà contare su nuovi prodotti che amplieranno l’offerta nei segmenti chiave del mercato.

Dopo il lancio ufficiale di febbraio – ha proseguito Santucci – questo appuntamento rappresenta per noi un passaggio fondamentale”.

Infatti per la prima volta Zeekr è a contatto diretto con il mercato italiano attraverso l’esperienza di prodotto.

In questa nuova fase – aggiunge Santucci – il brand inizia davvero a raccontarsi, perché qualità, innovazione, comfort e posizionamento possono essere realmente compresi solo vivendo le vetture. Con Zeekr vogliamo costruire in Italia una presenza solida, credibile e duratura, accompagnata da una gamma destinata a evolversi che vuole rapidamente affermarsi come il nuovo punto di riferimento nel settore dei Premium Brands”.

Grazie alla rete di Geely sono già presenti 52 punti di vendita/assistenza che entro giugno arriveranno a 70 nelle città principali.

Una piattaforma davvero modulare

La piattaforma elettrica SEA può essere modulata su 400 o 800 Volt e le batterie delle Zeekr poggiano su una sorta di menù che va da 49 kWh a 100 kWh, sia LFP che NMC.

Tutti i veicoli sono 5 stelle Euro NCAP, grazie al centro di Göteborg, in Svezia, dove è stato realizzato un crash test per simulare gli ADAS dei veicoli.

Oltre alle elettriche pure, Zeekr sta pensando a modelli ibridi plug-in da portare sul mercato europeo.

Tutte le “chicche” di Zeekr

All’interno delle Zeekr c’è un sistema meccanico che, in caso di incidente in cui la portiera sia bloccata o in caso di caduta in acqua o inondazioni urbane, rompe il vetro dall’interno e consente di poter uscire dal finestrino.

L’auto ha altoparlanti esterni (vicino ai fari, ma non si vedono) che consentono sia di far sentire la propria voce all’esterno – ovvero il conducente può parlare ai pedoni – un sistema già usato in Cina, ma inedito in Europa.

Inoltre, dispone di una funzione che mantiene attiva la circolazione dell’aria e la temperatura all’interno della vettura, pensata per gli animali che vengono lasciati nelle auto il tempo di fare la spesa o per delle brevi commissioni.

Il sistema può essere monitorato anche da remoto tramite app per controllare la situazione del proprio animale domestico.

ZEEKR
foto © Auto Tecnica

Elettrificazione di massa e nuove strategie globali al BIMS 2026

Bangkok
L'originale Changan Lumin esposta al salone di Bangkok - foto © BIMS 2026

Sotto il tema The Iconic Synchronicity, la 47ª edizione del Bangkok International Motor Show si conferma un crocevia strategico per l’intera industria automotive asiatica.

Con oltre 45 marchi presenti e un obiettivo dichiarato di 50mila contratti di vendita firmati (44mila nel 2025), l’edizione 2026 sancisce il definitivo passaggio della Thailandia verso una mobilità elettrificata e connessa.

Bangkok diventa così non solo una vetrina commerciale, ma un vero laboratorio di sperimentazione per modelli, tecnologie e formule di vendita destinate a influenzare tutto il Sud-Est asiatico.

Elettrificazione accessibile, i nuovi protagonisti

Tra le novità più rilevanti emerge la Chery Q, presentata per la prima volta fuori dalla Cina.

Si tratta di una compatta elettrica che punta a democratizzare l’accesso alla mobilità a zero emissioni.

Eroga 122 CV, ha un’autonomia dichiarata di 420 km e un prezzo inferiore ai 500mila Baht, circa 13.200 euro. Numeri accompagnati da una dotazione sorprendentemente ricca, con display da 15,6 pollici e ben 21 sistemi ADAS.

Accanto a Chery, anche Changan accelera la propria espansione con il debutto della Nevo Q05, SUV elettrico intelligente pensato per un utilizzo urbano evoluto.

Bangkok
La GWM ha presentato la Ora – foto © BIMS 2026

Parallelamente, GWM introduce la nuova Ora 5, proposta sia in versione full electric sia hybrid, interpretando una strategia multi-powertrain sempre più diffusa nei mercati emergenti.

Pickup e identità tradizionali

Nonostante la crescente elettrificazione, il segmento dei pickup resta centrale.

Ford presenta la nuova Ranger Super Duty, progettata per impieghi gravosi e dotata di motorizzazioni diesel evolute abbinate a trasmissioni automatiche a 10 rapporti.

Bangkok
La Nio Firefly sulla stand a Bangkok – foto © BIMS 2026

Toyota, dal canto suo, rafforza il proprio DNA off-road con l’anteprima del Land Cruiser FJ, modello pensato per i mercati più esigenti in termini di robustezza.

Il brand giapponese affianca inoltre una strategia commerciale aggressiva, con pacchetti finanziari e assicurativi integrati per consolidare la leadership.

Tecnologia, servizi e nuove esperienze cliente

Uno dei trend più evidenti del salone riguarda l’integrazione tra prodotto e servizi.

Bangkok
Nello stand Chery era esposta la Q – foto © BIMS 2026

Volvo introduce per la EX90 una formula innovativa con 5 anni di assicurazione inclusa, compresa la copertura totale della batteria.

Hyundai punta invece su una gamma trasversale che va dai motori termici agli elettrici puri, con la nuova Santa Fe Hybrid e una Stargazer aggiornata con 13 sistemi ADAS.

Interessante anche la proposta Nissan Serena e-Power, che sfrutta una tecnologia elettrica senza necessità di ricarica esterna, particolarmente adatta al traffico urbano di Bangkok.

Scenari futuri ta city car premium e SUV ultra-lusso

Il BIMS 2026 mette in evidenza una crescente polarizzazione del mercato.

Bangkok
Lo stand della ZEEKR – foto © BIMS 2026

Da un lato, city car intelligenti come la Nio Firefly, progettata secondo il concetto compact outside, spacious inside” e destinata ai contesti urbani premium.

Dall’altro, modelli di fascia alta come lo Zeekr 9X o la monovolume 009, che reinterpretano il lusso in chiave tecnologica e digitale.

Nel mezzo si collocano proposte come la MG4 aggiornata (245 CV e fino a 540 km di autonomia) e la Maxus 9 V+, pensata per famiglie e business con un forte orientamento al comfort digitale.

Il Bangkok International Motor Show 2026 dimostra che l’elettrificazione non è più un’alternativa, bensì il nuovo standard.

Con strategie differenziate ma convergenti, i costruttori globali ridisegnano un ecosistema dove tecnologia, accessibilità e servizi diventano elementi imprescindibili della mobilità contemporanea.

Bangkok
Presente anche la Jaecoo con, tra gli altri modelli, l’originale 6T – foto © BIMS 2026

#FORUMAutoMotive 2026: chi guiderà davvero il cambiamento?

Auto
L'intervista a Geronimo La Russa, presidente ACI - foto © #FORUMAutoMotive

Il futuro dell’automobile non è mai stato così complesso, né così conteso.

Innovazione tecnologica, intelligenza artificiale, geopolitica industriale, normative ambientali e nuove abitudini di mobilità si intrecciano in uno scenario dove il rischio non è solo perdere competitività, ma ridefinire il ruolo stesso dell’auto nella società contemporanea.

Sono stati questi i temi centrali dell’evento “Automotive, 2026, la svolta è adesso. Non c’è più tempo!”, organizzato a Milano dal movimento di opinione #FORUMAutoMotive ideato dal giornalista Pierluigi Bonora.

Il confronto ha riunito analisti, costruttori, fornitori tecnologici, energy company e designer per una riflessione ampia su una trasformazione industriale che, oggi più che mai, sembra guidata da fattori esterni al settore automotive stesso.

La transizione energetica è davvero una rivoluzione?

Secondo i principali osservatori del settore, la transizione energetica europea rischia di trasformarsi in un processo di perdita di competitività strutturale.

Questo soprattutto in un contesto globale in cui altri mercati – Cina in primis – si muovono con logiche industriali differenti.

Durante il suo intervento a #FORUMAutoMotive, Dario Duse (EMEA Leader Automotive di AlixPartners) ha messo in evidenza come il settore viva oggi cicli di prodotto sempre più brevi, mentre la domanda cresce meno del previsto.

La trasformazione verso l’elettrico, pur inevitabile nel lungo periodo, è stata spesso annunciata con tempistiche più aggressive rispetto alle reali condizioni di mercato, anche per sostenere la fiducia degli investitori.

Ancora più critica l’analisi di Salvatore Saladino, Country Manager Italia di Dataforce, secondo cui la regolazione europea ha anticipato le condizioni industriali necessarie per rendere sostenibile la transizione.

Il tutto si traduce in costi dell’energia ancora elevati, supply chain delle batterie largamente extraeuropea, domanda di veicoli elettrici non ancora stabile e infrastrutture di ricarica in fase di sviluppo.

Il risultato è una compressione dei margini per i costruttori e una crescente difficoltà nel mantenere volumi produttivi competitivi.

Overcapacity cinese e nuovi equilibri globali

Il tema dell’espansione dei costruttori asiatici è stato affrontato da Gianluca Di Loreto.

Partner di Bain & Company, Di Loreto ha messo in evidenza come la Cina abbia sviluppato una capacità produttiva superiore alla domanda interna.

Dopo una crescita media annua del 17% tra il 2011 e il 2017, il mercato domestico cinese si avvia verso una fase di stabilizzazione.

Il risultato è una pressione all’export che individua proprio l’Europa come mercato di destinazione privilegiato.

Particolarmente significativo il ridimensionamento del segmento A, passato dal 10% al 3% del mercato europeo.

Auto
foto © #FORUMAutoMotive

Uno spazio competitivo che i nuovi brand stanno cercando di occupare con modelli elettrici a basso costo e forte contenuto tecnologico.

AI, software-defined vehicle e nuovi paradigmi tecnologici

Il cambiamento più radicale riguarda probabilmente l’evoluzione dell’automobile verso un dispositivo software-defined, sempre aggiornabile e sempre più integrato nell’ecosistema digitale.

Secondo Matteo Motta di Bosch, l’analogia con lo smartphone è ormai concreta, con aggiornamenti OTA (Over-The-Air), sistemi ADAS evoluti addestrati con AI, integrazione tra infotainment, sicurezza e servizi digitali e tempi di sviluppo ridotti fino all’80% rispetto al passato.

L’intelligenza artificiale non è solo un acceleratore di sviluppo, ma diventa elemento strutturale nella progettazione di sistemi di assistenza alla guida, cybersecurity e interfacce uomo-macchina.

Toni Purcaro, CEO di DEKRA Italia, ha sottolineato come la cybersecurity automotive rappresenti una nuova area professionale emergente, con competenze sempre più richieste per prevenire vulnerabilità nei sistemi digitalizzati del veicolo.

Auto elettrica ed ecosistema energetico

Fabio Pressi, CEO di A2A E-Mobility, ha ribadito il concetto chiave che la mobilità elettrica non può essere analizzata senza considerare il sistema energetico.

Il veicolo elettrico diventa così il nodo di una rete più ampia.

ricarica HPC potenze fino a 350 kW
smart grid gestione dinamica della domanda
vehicle-to-grid auto come accumulatori distribuiti
energy management integrazione con fonti rinnovabili

Oggi circa il 50% delle aree di servizio autostradali italiane dispone già di sistemi di ricarica, ma resta aperto il tema dell’ottimizzazione dell’utilizzo delle infrastrutture.

Design automotive, tra algoritmi e creatività

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l’evoluzione del design, sempre più vincolato da normative, aerodinamica, piattaforme modulari e simulazioni digitali.

Secondo Roberto Giolito, Head of Stellantis Heritage, l’abitacolo rappresenta oggi il vero campo di innovazione, diventando una nuova interfaccia uomo-macchina.

Fabrizio Giugiaro ha invece segnalato come la competizione asiatica ricordi per dinamismo l’Italia degli anni Sessanta, quando il dialogo tra industria e designer permetteva di trasformare intuizioni stilistiche in prodotti iconici.

Per Chris Bangle, il rischio attuale è una creatività limitata da processi decisionali troppo complessi.

Senza una visione industriale forte, anche il design più innovativo fatica a tradursi in prodotto.

Il ruolo delle istituzioni e la percezione del consumatore

Nell’intervista con Geronimo La Russa, il presidente ACI ha parlato di come l’incertezza normativa rappresenti uno dei principali ostacoli per gli automobilisti.

Tra i temi emersi i più evidenti sono stati la sicurezza stradale e l’aumento degli incidenti causati da distrazione, l’evoluzione dell’ACI verso un modello di mobility club, la valorizzazione del patrimonio delle auto storiche e la necessità di politiche urbane più coerenti sui limiti di velocità.

Una transizione non solo ideologica

Il dibattito emerso a #FORUMAutoMotive ha messo in evidenza una tensione tra obiettivi ambientali, sostenibilità industriale e accessibilità economica per il consumatore.

L’automobile del futuro sarà probabilmente elettrica o multi-energia, software-defined, connessa e aggiornata costantemente, integrata in un ecosistema energetico, progettata con AI e soggetta a normative sempre più complesse.

Ma resterà soprattutto un oggetto culturale, simbolo di libertà individuale e innovazione tecnologica.

La vera sfida non sarà scegliere tra elettrico, termico o idrogeno, ma trovare un equilibrio tra progresso tecnologico, competitività industriale e desiderabilità del prodotto.

Perché, come emerso nel confronto tra designer e ingegneri, l’auto non è mai solo un mezzo di trasporto, ma una narrazione in movimento, capace di riflettere il rapporto tra uomo, tecnologia e società.

E proprio da questa narrazione potrebbe nascere la prossima rivoluzione.

Auto
foto © #FORUMAutoMotive

L’auto del futuro si è messa in stand-by

Per anni ci hanno raccontato che il futuro stava arrivando in perfetto silenzio: niente più rombi, niente più puzza di olio e benzina, solo il sussurro discreto di batterie perfettamente cariche e automobilisti zen che pianificano la vita in base alle colonnine.

Poi il futuro ha bussato alla porta del presente scoprendo che quello era ancora in ciabatte e pigiama, con il serbatoio pieno e una vaga perplessità sulle prese elettriche.

Così, mentre nei rendering scorrevano le immagini di metropoli iper-green dove i bambini rincorrevano i palloncini e le auto viaggiavano senza nessuno alla guida, nel mondo reale le grandi case automobilistiche iniziavano una manovra che ogni guidatore conosce bene: un’elegante, progressiva e inevitabile retromarcia.

Non proprio una manovra improvvisa, ma comunque decisa che, secondo una recente inchiesta dell’autorevole “Financial Times”, interesserebbe almeno ben 12 colossi globali della galassia automotive, alle prese con un ridimensionamento degli obiettivi sospeso tra il rinvio di modelli e una nuova bozza dei piani sull’elettrico.

Calma, niente panico: non è la fine della rivoluzione, ma soltanto il momento in cui qualcuno ha deciso di leggere le istruzioni fino in fondo.

Il sogno elettrico alla cassa

Per anni l’automotive ha puntato forte su un piatto che sembrava ricco: la trasformazione rapida, totale e indolore di praterie ancora tutte da esplorare, con il conforto di normative sempre più severe, incentivi pubblici a pioggia e clienti che sembravano pronti a cambiare abitudini.

Ma la realtà, come spesso accade, si è rivelata un po’ più testarda e incarognita del previsto.

Negli Stati Uniti, la cancellazione del credito federale da 7.500 dollari per le auto elettriche ha contribuito a raffreddare un entusiasmo già fragile, mentre in Europa la pressione normativa si è ammorbidita proprio quando le aziende avevano già investito miliardi nella nuova tecnologia.

Il risultato, nei piani dei colossi è stato più o meno un terremoto di magnitudo 7: fabbriche da riconvertire, progetti da ripensare da capo e investitori da rassicurare.

Di colpo, il prezzo dell’ottimismo prematuro si è fatto elevato: tra svalutazioni, cancellazioni di modelli e revisioni strategiche, l’industria automobilistica globale ha immolato almeno 75 miliardi di dollari in appena dodici mesi.

Una cifra che racconta meglio di qualsiasi slogan quanto costi scoprire che il futuro non si può programmare con un file Excel.

La rivoluzione può attendere

Ma sarebbe ingiusto dire che il mercato dell’elettrico è fermo, perché corre, ma semplicemente non lo fa alla velocità prevista.

In Europa, nel 2025, le immatricolazioni di veicoli a batteria hanno raggiunto 1,9 milioni di unità, con una crescita di quasi il 30% rispetto all’anno precedente.

Una performance notevole, se non fosse che il resto del mercato è rimasto saldamente ancorato a tecnologie più familiari.

Le Bev rappresentano il 17,4% delle vendite, le ibride non ricaricabili dominano con il 34,5% e le plug-in si fermano al 9,4%, mentre benzina e diesel continuano a dire la loro con il 26,6% e l’8,9%.

Negli Stati Uniti il quadro è ancora più prudente: quota elettrica al 7,8% e vendite in calo nel 2025.

La corsa agli acquisti durante il periodo degli incentivi si è trasformata in una frenata improvvisa non appena il sostegno pubblico è venuto meno.

Solo la Cina sembra giocare un’altra partita: da quelle parti le auto elettriche hanno superato per la prima volta il 50% del mercato, ma anche questo primato mostra qualche crepa.

Il settore teme dodici mesi difficili e uno dei marchi simbolo della nuova industria ha registrato un quinto calo consecutivo delle vendite globali, con un -30,1% a gennaio.

Il silenzio non sempre vale oro

Se l’elettrico fatica a conquistare il mercato di massa, nel segmento premium il problema diventa ciclopico: chi spende centinaia di migliaia di euro per una supercar non compra solo prestazioni, ma un pacchetto emozionale che ha a che fare soprattutto con il rombo dei motori.

E per molti appassionati il silenzio non è un upgrade, ma una rinuncia insopportabile.

Diversi marchi di fascia alta hanno iniziato a rallentare i programmi di elettrificazione totale, e alcuni modelli simbolici sono stati rinviati o trasformati in ibride plug-in.

Un progetto Lamborghini da oltre 1.300 CV, previsto per il 2029 e stimato intorno ai 300mila dollari, è stato accantonato dopo oltre un anno di analisi e confronti con clienti e concessionari.

Nel frattempo, altre aziende continuano a lavorare su veicoli a batteria, ma senza rinunciare ai motori tradizionali.

L’ibrido, la nuova normalità

In realtà l’ibrido, fino a ieri era considerato una sorta di passaggio intermedio, sta diventando una soluzione stabile: le plug-in tornano al centro delle strategie industriali, mentre emergono tecnologie alternative come i sistemi “range extender”, che combinano un motore elettrico con un piccolo propulsore a combustione con funzioni da generatore.

Il risultato è un’autonomia complessiva superiore ai 1.100 km contro i circa 770 delle elettriche pure, e la possibilità di fare rifornimento in pochi minuti.

Una risposta concreta alla “range anxiety”, la paura di restare senza energia lontano da una colonnina funzionante.

Parallelamente, i costruttori stanno spostando l’attenzione verso modelli più accessibili, con l’idea di riuscire a portare l’elettrico sotto la soglia dei 30mila dollari, ovvero nell’unico segmento in cui la domanda mostra ancora qualche segno di vita.

La politica cambia marcia, l’industria segue

La transizione energetica dell’auto non è solo una questione tecnologica o commerciale, è anche il risultato di scelte politiche.

La possibile revisione delle regole europee sulle emissioni, con una riduzione dell’obiettivo di CO2 dal 100 al 90% entro il 2035, potrebbe rallentare la diffusione delle auto elettriche fino al 25% rispetto alle previsioni attuali.

Secondo alcune organizzazioni ambientaliste, la flessibilità rischia di sottrarre investimenti cruciali proprio mentre i produttori cinesi consolidano il loro vantaggio industriale.

Oggi Pechino controlla circa l’85% della produzione globale di batterie, una leadership che pesa come un macigno sulle strategie occidentali.

Anche strumenti come i “super crediti” per le piccole auto elettriche potrebbero generare effetti inattesi: se ogni veicolo vale come 1,3 unità nei calcoli delle emissioni, i costruttori potrebbero ridurre il numero reale di modelli messi sul mercato.

La fine dell’era romantica

Molti analisti parlano di un reset necessario: l’industria non ha sbagliato direzione, ma la tempistica.

I piani iniziali si basavano su presupposti troppo ottimistici, con prezzi che secondo i piani sarebbero stati accettati senza proteste, con il corredo di infrastrutture perfettamente funzionanti, clienti pronti a cambiare abitudini e più che altro a mettere mano al portafoglio in modo pesante.

Non è andata così, e ora si entra in una fase più industriale e meno idealista, dove la gara non è a chi presenta il concept più futuristico, ma a chi riesce a rendere l’elettrico economicamente sostenibile e utile al grande pubblico.

In tutto questo, l’industria ha imparato una lezione assai semplice: il futuro dell’auto non lo decide un piano industriale. Ma chi apre il portafoglio.

“Vampire drain”, il vampiro digitale che si nutre di kilowatt

Se un tempo l’incubo dell’automobilista medio era trovare il serbatoio in riserva alla mattina, oggi il brivido si è spostato verso l’ansia da percentuale scomparsa.

Non è magia nera, né un indizio sul possibile arrivo degli alieni, come succede nei film, ma il cosiddetto “vampire drain”, un fenomeno che descrive la perdita di energia delle auto elettriche mentre restano ferme.

Un’idea abbastanza suggestiva da alimentare discussioni infinite nei forum e nelle chat tra appassionati, dove si alternano racconti realistici e cronache da romanzo gotico.

Nella pratica quotidiana, però, la situazione è meno drammatica di quanto si pensi.

Chi utilizza davvero una vettura elettrica sa che lasciarla parcheggiata per 5, 6 o anche 7 giorni comporta normalmente un calo minimo, compreso intorno all’1-2% e che può arrivare al 3% quando le temperature scendono sensibilmente. Nulla che faccia gridare all’emergenza, insomma.

Eppure, la rete è piena di testimonianze meno rassicuranti, segno che non tutte le esperienze coincidono e qualche variabile nascosta continua a fare la differenza.

Indiziata numero uno, la batteria a 12 volt

Dietro molte storie di autonomia che evapora si nasconde una protagonista poco glamour ma decisiva: la batteria di servizio da 12 V.

Paradossalmente, anche le elettriche più avanzate dipendono ancora da questo componente “analogico” per gestire funzioni essenziali come apertura delle portiere, avviamento dei sistemi e servizi di bordo.

Quando la 12 V fatica a mantenere la carica, la batteria principale interviene per rianimarla, drenando energia in modo più rapido del previsto.

Secondo i test del club automobilistico tedesco “ADAC”, è proprio questo il motivo più frequente dei cali anomali.

In alcuni casi, i produttori installano accumulatori ausiliari sottodimensionati, con conseguenti cicli di carica e scarica più frequenti. Il risultato sono percentuali che scendono mentre l’auto sembra immobile e innocente.

La soluzione, quando si sostituisce la batteria, è semplice ma spesso trascurata: scegliere componenti di qualità elevata, altrimenti il problema rischia di ripresentarsi.

L’auto che “dorme” ma continua a lavorare

Chi immagina una vettura elettrica completamente spenta una volta parcheggiata ha perso per strada qualche nozione.

Il funzionamento è più simile a quello di un computer portatile in standby: il sistema resta attivo per gestire la temperatura delle batterie, scaricare aggiornamenti software o mantenere la connessione dati, e basta aprire l’app sullo smartphone per controllare lo stato del veicolo e l’auto si risveglia dal suo torpore digitale.

Va da sé che farlo spesso significa aumentare il consumo energetico, soprattutto se non si è collegati alla rete di ricarica.

Dall’esperienza di molti utenti, capita che dopo diversi giorni di inattività e controlli frequenti via app il sistema decida di limitare le funzioni remote per preservare la carica.

Non è un difetto ma una forma di autodifesa tecnologica, una sorta di “coprifuoco” energetico pensato per scongiurare brutte sorprese.

Anche gli aggiornamenti OTA possono contribuire al consumo “invisibile”, così come alcune impostazioni lasciate attive per distrazione.

Tra queste, le funzioni di sicurezza che monitorano l’ambiente circostante tramite telecamere, o sistemi pensati per mantenere fresco l’abitacolo sotto il sole.

Chi consuma meno e chi si lascia tentare

Le analisi dell’ADAC offrono uno spaccato interessante sulle differenze tra modelli. Tra i più virtuosi figurano le Volkswagen ID.3 e ID.4, che registrano perdite inferiori al 2% a settimana, un comportamento simile a quello osservato su modelli come la Hyundai INSTER.

Anche le elettriche BMW mostrano un consumo contenuto, mentre su Hyundai IONIQ 5 e Kia EV6 le dispersioni sono talmente sporadiche da risultare quasi irrilevanti.

Dall’altra parte della graduatoria i numeri si fanno decisamente meno rassicuranti: le Mercedes-Benz EQE ed EQS oscillano tra lo 0,5 e l’1% quotidiano, mentre le Tesla Model S e Model X risultano le più “assetate”, con cali variabili tra l’1 e l’8% al giorno.

In casa Tesla incidono fattori specifici come l’uso della Modalità Sentinella, oltre a scelte tecniche del passato — ad esempio le porte USB sempre attive — corrette con aggiornamenti software più recenti.

Dal passato al presente

All’epoca del debutto della Model S, la dispersione energetica era stimata attorno all’1% giornaliero, pari a circa il 30% in un mese di inattività.

Oggi, secondo documenti depositati presso l’Epa statunitense, il tasso di autoscarica potrebbe scendere a meno del 4% mensile, cioè poco sopra lo 0,1% al giorno.

Un salto notevole, che suggerisce passi in avanti importanti nella gestione del software e della chimica delle batterie.

Naturalmente, resta la domanda sulla credibilità delle cifre. Negli Stati Uniti, però, fornire dati imprecisi alle agenzie federali può avere conseguenze severe, una lezione appresa a caro prezzo dall’industria automobilistica con lo scandalo Dieselgate.

Per questo, molti osservatori tendono a considerare plausibili le dichiarazioni, anche se le verifiche sul campo rimangono il vero banco di prova.

Dal mito alla realtà

Il “vampire drain” è diventato una sorta di leggenda urbana contemporanea, alimentata dall’idea che un’auto elettrica possa scaricarsi completamente durante una vacanza.

In realtà, il consumo in standby è generalmente modesto, pari a pochi km di autonomia al giorno.

Tuttavia, le differenze tra modelli, le condizioni climatiche e l’uso delle funzioni connesse possono amplificare il fenomeno.

Chi prevede soste prolungate farebbe bene a ridurre al minimo i servizi attivi, evitare controlli continui via app e, se possibile, lasciare l’auto collegata alla ricarica.

Non per paura del vampiro digitale, ma per una semplice forma di prudenza, dote che anche nell’era della tecnologia imperante è bene non trascurare mai.

MotoGP – Brasile: Aprilia piazza una solida doppietta

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©Aprilia Racing

Sull’Autódromo Internacional de Goiânia – Ayrton Senna, discussa sede del GP del Brasile a causa di un asfalto non proprio perfetto, Aprilia Racing ottine una formidabile doppietta, piazzando davanti a tutti Marco Bezzecchi e Jorge Martin.

Bezzecchi, ha beffato in partenza le Ducati di Di Giannantonio (poleman) e di Marc Marquez e anche la Yamaha del sempre generoso Fabio Quartararo e ha preso il comando alla prima curva.

Ha poi mantenuto un buon margine sugli inseguitori, gestendo il vantaggio con la sicurezza che ormai tutti gli riconoscono.

Se Bezzecchi è un pretendente al titolo, merita una menzione particolare Jorge Martin.

Terzo nella Sprint e secondo nel GP, lo spagnolo sembra rinato e, nonostante il prossimo anno il suo futuro sia altrove, in Aprilia ha trovato la squadra che lo ha aiutato a uscire da una crisi profonda e molto lunga.

E’ lui, in un certo senso, il vero trionfatore del weekend.

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©Aprilia Racing

Un weekend di record per Aprilia e i suoi piloti

Per Bezzecchi si tratta del quarto successo consecutivo per la prima volta in carriera (Portimão, Valencia, Buriram e Goiânia) e diventa, inoltre, il primo pilota Aprilia Racing a raggiungere quota cinque vittorie in top class (inclusa Silverstone 2025).

Marco Bezzecchi è il quinto pilota a vincere quattro GP consecutivi nell’era moderna dopo Pecco Bagnaia, Jorge Lorenzo, Marc Márquez e Valentino Rossi.

Per Aprilia Racing si tratta di una giornata storica: decima vittoria in top class, quarta consecutiva, seconda doppietta per il team ufficiale dopo Montmeló 2023 e, con il successo odierno, 304 vittorie nel Motomondiale.

Dopo due gare, Aprilia Racing conduce sia la classifica costruttori, sia quella Team e ha due piloti nelle prime due posizioni della classifica in top class per la prima volta nella sua storia nel Motomondiale.

Marco Bezzecchi:

“È stata una gara bellissima e una grande giornata”.

“Sono davvero molto contento perché, visto da dove partivamo venerdì, onestamente non avrei mai pensato di riuscire a vincere”.

“Sabato sera abbiamo lavorato duro e questa mattina da subito mi sono sentito bene”.

“Vorrei dedicare questa vittoria a Roberto Lunadei, che è venuto a mancare la scorsa settimana, e a tutta la sua famiglia”.

Jorge Martin:

“Non sono sorpreso del risultato, perché dietro c’è stato un grande lavoro”.

“Sapevo che, una volta ritrovata la forma fisica, avrei avuto comunque la velocità”.

“Quello che mi sorprende di più è la rapidità con cui mi sto adattando alla RS-GP26”.

“Bezzecchi ha ottenuto quattro vittorie consecutive, ed è qualcosa da ammirare”.

“Con lui siamo un team, nei briefing ci confrontiamo e insieme stiamo facendo crescere la moto cercando di aiutarci a vicenda e questo è fondamentale per portare avanti il progetto”.

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Jorge Martin. ©Aprilia Racing

Massimo Rivola:

“Fantastico Marco che, con la sua squadra, è riuscito a trasformare un venerdì complicato fino a sfiorare la pole e, con una partenza perfetta, ha preso subito il comando vincendo senza discussioni”.

“Una domenica perfetta che ha visto di nuovo Jorge a podio: è molto emozionante vederlo dopo tanto tempo, per due giorni consecutivi, in alto”.

“Bellissimo vedere tante Aprilia davanti, con anche il Trackhouse MotoGP Team al secondo posto nella classifica riservata ai team”.

“Sono tutti segnali positivi e di forza”.

“Chiaramente dopo due gare così positive è facile illudersi, ma credo che le prossime due, Austin e Jerez, possano dare una fotografia più completa dei valori in campo”.

“Abbiamo due piloti veramente forti e, ancora una volta, viene premiato il lavoro di Noale, che merita i sacrifici che tutti stiamo facendo insieme”.

L’onda lunga del conflitto travolge la gomma

Il conflitto che si è scatenato nel Golfo non è più una partita geopolitica, per quanto delicata, ma sta già incidendo in modo concreto sugli equilibri industriali europei.

A evidenziarlo è Fabio Bertolotti, direttore di “Assogomma”, intervenuto a “#FORUMAutoMotive”, tradizionale serbatoio di idee e confronti in scena in questi giorni a Milano, per commentare i dati dell’indagine realizzata dal Centro Studi dell’associazione sui prezzi delle materie prime.

Una rilevazione che, pur basandosi sulle risposte di circa un quarto delle imprese associate, è sufficiente per scattare una fotografia nitida sul paesaggio di un settore alle prese con un’improvvisa accelerazione dei costi e con un livello di incertezza che rischia di compromettere la programmazione.

Quando domina la paura

Secondo Bertolotti, al di là della crisi, l’incertezza è oggi il principale fattore di criticità per le aziende, perché non si tratta soltanto di gestire rincari più o meno consistenti, ma di trovarsi immersi in un contesto nel quale le variabili di mercato mutano con una rapidità tale da rendere difficile qualsiasi previsione strategica.

Una situazione che mette alla prova non solo la solidità finanziaria delle imprese, ma soprattutto la loro capacità di reagire a shock esterni che ormai si fanno sempre più frequenti.

Prezzi in salita, la dinamica già in atto

Sono i numeri a raccontare la situazione meglio di ogni altra parole: il 63% delle imprese segnala aumenti scattati dopo il 28 febbraio, con rincari che nella maggior parte dei casi oscillano tra il 3 e il 10%.

Ma con l’eccezione di alcune materie prime, come le gomme sintetiche NBR e polibutadiene, che hanno fatto registrare picchi fino al 50%, dando uno scossone ad un comparto caratterizzato dalla forte volubilità. Non sono episodi isolati, quanto piuttosto segnali di una mutazione in atto nelle dinamiche di approvvigionamento e nei rapporti di forza lungo la filiera industriale.

Ma c’è di peggio, perché l’aspetto più critico è che questi aumenti rappresentano solo la prima fase di una tendenza destinata a intensificarsi: dal 1° aprile sono previsti ulteriori rincari, già annunciati da molti fornitori, scatenando un’evoluzione che rischia di innescare un effetto domino sui costi di produzione, con ripercussioni che potrebbero estendersi a numerosi settori industriali, dall’automotive alla meccanica, fino ai beni di consumo.

Forniture opache e catene del valore sotto stress

Se l’aumento dei prezzi è il segnale più immediato della crisi, la mancanza di trasparenza nelle forniture è una minaccia altrettanto significativa.

Quasi la metà dei fornitori non comunica quotazioni né tempi di consegna e, in alcuni casi, sospende di accettare nuovi ordini, rendendo la gestione delle scorte e dei cicli produttivi ancora più complessa e costringendo le imprese ad operare in un contesto di forte incertezza.

Le cause sono tante. L’oscillazione dei prezzi petroliferi e dei derivati incide direttamente sui costi delle materie prime chimiche, mentre le difficoltà logistiche e l’aumento dei costi energetici aggravano ulteriormente la pressione sulle catene di approvvigionamento.

A tutto questo si aggiunge la scarsità di alcune materie prime di base, che contribuisce a ridurre la disponibilità e ad alimentare la spirale dei rincari.

Energia e trasporti, il vero impatto deve ancora arrivare

Un elemento spesso sottovalutato riguarda il fatto che i rincari attuali non incorporano ancora pienamente l’aumento dei costi energetici per la trasformazione industriale né quello dei trasporti.

Si tratta di variabili che potrebbero incidere in modo determinante nei prossimi mesi, spianando la strada ad ulteriori incrementi del prezzo finale dei prodotti. In altre parole, il settore si trova di fronte a una crisi “a più livelli”, nella quale gli effetti diretti del conflitto si combinano con fattori economici già in tensione.

Visto nel suo complesso, lo scenario rischia di mettere sotto pressione soprattutto le imprese di dimensioni medio-piccole, meno attrezzate per assorbire shock improvvisi o rinegoziare i contratti di fornitura, con la possibile conseguenza di un rallentamento degli investimenti e una profonda revisione delle strategie industriali, con effetti a cascata sull’intero sistema produttivo.

Europa, l’epicentro dei rincari

Un dato particolarmente significativo riguarda la geografia degli aumenti. Circa la metà delle segnalazioni proviene da forniture europee, uno dei segnali secondo cui il Vecchio continente sta assorbendo in modo rapido e diretto l’impatto delle tensioni internazionali.

E il fenomeno evidenzia come le catene del valore globali, pur essendo interconnesse, possano trasmettere gli shock con intensità diversa a seconda delle aree geografiche.

L’Europa, in questo contesto, è particolarmente esposta, visto che la dipendenza energetica e la forte integrazione industriale rendono il sistema produttivo più vulnerabile alle oscillazioni dei mercati globali, trasformando le crisi geopolitiche in fattori di instabilità economica interna.

Una crisi che ridisegna gli equilibri industriali

La situazione in atto sembra suggerire che l’impatto del conflitto nel Golfo potrebbe andare ben oltre la contingenza, contribuendo a ridisegnare gli equilibri industriali nel medio periodo.

Le imprese, dal canto loro, sono chiamate a ripensare strategie di approvvigionamento, politiche di investimento e modelli di gestione del rischio, perché in gioco non c’è solo la sostenibilità dei costi nel breve termine, ma la capacità di mantenere alta la competitività in un contesto internazionale sempre più delicato e instabile.

È in questo territorio che la gomma – materiale spesso invisibile al consumatore finale – diventa un indicatore sensibile delle tensioni che attraversano l’economia globale.

Mentre i mercati reagiscono alle notizie provenienti dal Golfo, le imprese europee si trovano a fare i conti con una realtà in cui i giochi geopolitici entrano a gamba tesa nei bilanci aziendali.

A Napoli Geely misura il futuro della mobilità italiana

A Napoli, città proiettata verso grandi appuntamenti internazionali come lAmericas Cup 2027, la mobilità torna protagonista del dibattito pubblico e industriale.

Dopo Milano, il roadshow “Geely Auto Talks  – powered by Jameel Motors” ha fatto tappa nel capoluogo campano, offrendo una fotografia nitida di un settore in piena trasformazione.

Ad aprire i lavori il sindaco Gaetano Manfredi, che ha ribadito la centralità del trasporto nelle politiche urbane: un ambito che oggi deve necessariamente conciliare sostenibilità ambientale, equilibrio economico e inclusione sociale.

Una sfida complessa che non riguarda solo infrastrutture, ma anche organizzazione e capitale umano.

Tecnologia e competenze: il vero nodo

I numeri raccontano un settore in forte crescita: nel 2024 la connected mobility in Italia ha raggiunto un valore di 3,36 miliardi di euro, con un incremento del 16% su base annua.

A trainare il mercato sono soprattutto i sistemi ADAS e le soluzioni di smart mobility, capaci di migliorare sicurezza ed efficienza.

Tuttavia, emerge un ritardo strutturale sul fronte delle competenze. Fino al 75% delle aziende fatica a reperire figure adeguate, in particolare nei settori dellelettrificazione, dellintelligenza artificiale e della guida autonoma.

Un gap che rischia di frenare lo sviluppo proprio mentre il settore evolve rapidamente.

Mobilità come ecosistema integrato

Il concetto chiave emerso durante il confronto è quello di ecosistema”. Alessandro Grandinetti (PwC) ha parlato di una discontinuità tecnologica senza precedenti, influenzata anche da variabili globali come cambiamento climatico e tensioni geopolitiche.

In questo contesto, lintelligenza artificiale rappresenta un fattore abilitante fondamentale, anche se non ancora pienamente valorizzato in termini di ritorno sugli investimenti.

La mobilità non è più un prodotto, ma un sistema complesso e interconnesso che integra veicoli, infrastrutture e servizi digitali.

Il banco di prova dei grandi eventi

La gestione della mobilità nei grandi eventi si conferma un laboratorio ideale per testare soluzioni avanzate, e le esperienze internazionali lo dimostrano: dal “Wiesn Shuttle” autonomo di livello 4 allOktoberfest di Monaco, fino allHYKE Ferry elettrico e autonomo utilizzato durante le Olimpiadi di Parigi.

In questo panorama, assumono un ruolo strategico le Smart Control Room, oggi diffuse con oltre 170 applicazioni a livello globale: sistemi in grado di integrare dati da sensori, telecamere e satelliti per monitorare e gestire i flussi urbani in tempo reale.

Ma non si tratta solo di tecnologia: emergono nuove figure professionali come fleet manager evoluti, esperti di data & operations e coordinatori della mobilità, sempre più centrali nella governance urbana.

Formazione e futuro del sistema Italia

Il mondo accademico, rappresentato da figure come i professori Giulio Salvadori e Ciro Bifulco, ha sottolineato limportanza di un approccio scientifico alla pianificazione della mobilità.

Parallelamente, il coinvolgimento del Ministero dellUniversità e della Ricerca evidenzia la volontà di costruire un ponte concreto tra formazione e industria.

Marco Santucci (Jameel Motors) ha sintetizzato efficacemente la sfida: non si tratta più di immaginare la mobilità del futuro, ma di sviluppare le competenze per realizzarla.

Napoli si conferma non solo una tappa simbolica, ma un vero laboratorio a cielo aperto dove si misura la capacità del sistema Italia di affrontare una trasformazione epocale: il passaggio dallautomobile alla mobilità come servizio integrato, sostenibile e intelligente.

Nasce a Monaco il laboratorio del design globale Leapmotor

Leapmotor
Leapmotor apre a Monaco l’Innovation Center europeo - foto © Stellantis

L’elettrificazione non è più soltanto una questione di batterie, autonomia o infrastrutture di ricarica. È diventata anche una sfida culturale e progettuale.

Lo dimostra l’inaugurazione del Leapmotor Europe Innovation Centre GmbH, nuovo centro di innovazione del costruttore cinese aperto a Monaco di Baviera, in uno dei distretti tecnologicamente più vivaci del continente.

Il debutto del polo europeo segna un passaggio strategico cruciale.

Leapmotor non si limita più a esportare automobili elettriche, ma esporta il proprio linguaggio progettuale, aprendo un dialogo diretto con la tradizione ingegneristica europea.

Un passo che testimonia come la globalizzazione dell’automotive stia evolvendo verso una vera contaminazione tecnologica bidirezionale.

Un laboratorio di convergenza tecnologica

La scelta di Monaco non è casuale.

Il quartiere di Schwabing-Freimann rappresenta uno degli hub europei più attivi nei campi della mobilità elettrica, dell’intelligenza artificiale applicata all’automotive e della progettazione avanzata.

Qui si incontrano competenze in aerodinamica, HMI (Human Machine Interface), software-defined vehicle e progettazione di piattaforme modulari.

Il nuovo Innovation Center diventa quindi un nodo strategico per accelerare l’evoluzione del linguaggio stilistico Leapmotor, fondato su purezza formale, equilibrio proporzionale, consistenza progettuale e calore percettivo dell’interfaccia uomo-macchina.

Secondo il responsabile del Global Design Center Yu Shuyue, il futuro del design automotive sarà sempre più definito da una “estetica tecnologica naturale”, cioè una sintesi tra funzionalità tecnica e percezione emotiva del prodotto.

Il design come leva industriale

Fondata nel 2015 a Hangzhou, Leapmotor è una delle startup EV con la crescita più rapida del panorama asiatico.
Sono oltre 596mila i veicoli consegnati nel 2025 con una forte integrazione verticale nello sviluppo di powertrain, elettronica e software di bordo.

Uno degli elementi distintivi del costruttore è l’architettura elettronica centralizzata Leap 3.0 “Four-Leaf Clover”, progettata per gestire in modo coordinato ADAS, infotainment, gestione energetica e dinamica del veicolo, riducendo la complessità delle ECU e migliorando l’efficienza del sistema.

L’approccio ricorda quello dei software-defined vehicles di nuova generazione, dove il veicolo non è più una somma di componenti ma una piattaforma digitale scalabile.

L’accordo strategico con Stellantis ha ulteriormente accelerato l’ingresso del marchio nei mercati europei, sfruttando sinergie industriali e distributive su larga scala.

Il manifesto stilistico della B03X

Esempio concreto della filosofia progettuale evoluta del marchio è la Leapmotor B03X.

Il modello punta a inserirsi nel competitivo segmento globale dei SUV elettrici con un linguaggio estetico caratterizzato da superfici pulite e volumi continui, riduzione delle linee di separazione tra elementi carrozzeria, integrazione dei sensori ADAS nel design e attenzione all’efficienza aerodinamica attraverso dettagli minimali.

Il risultato è una forma che cerca di esprimere la tecnologia senza enfatizzarla visivamente, seguendo un principio sempre più diffuso tra i costruttori di veicoli elettrici: l’hardware diventa invisibile, mentre l’esperienza utente diventa centrale.

Software-defined vehicle e piattaforme modulari

Uno dei punti chiave della strategia Leapmotor è l’integrazione profonda tra progettazione industriale e architettura software.

Architettura Leap 3.0 gestione centralizzata ECU riduzione cablaggi e peso
CTC (Cell-to-Chassis) integrazione batteria nella struttura maggiore rigidità e densità energetica
OTA evoluti aggiornamenti software remoti miglioramento continuo delle funzionalità
Range extender REEV autonomia estesa con generatore termico riduzione ansia da ricarica

La tecnologia Cell-to-Chassis consente di integrare le celle direttamente nella struttura del veicolo, migliorando rigidezza torsionale e riducendo massa complessiva .

Un esempio concreto è la tecnologia REEV in cui il motore termico opera esclusivamente come generatore di energia, mantenendo la trazione totalmente elettrica.

Il ruolo dell’Europa

L’apertura del centro di Monaco mette in evidenza come l’Europa resti un riferimento per la qualità percepita del design, l’ergonomia e la user experience, la dinamica del veicolo e le normative di sicurezza e ADAS.

Il confronto con le aspettative del pubblico europeo rappresenta un banco di prova importante per i costruttori emergenti, chiamati a confrontarsi con standard storicamente molto elevati.

La presenza locale consente inoltre di intercettare talenti provenienti da costruttori premium, startup deep-tech e centri di ricerca universitari, rafforzando la contaminazione tra culture ingegneristiche.

Quando il design diventa piattaforma strategica

La nascita del Leapmotor European Innovation Center è un investimento infrastrutturale, simbolo di un cambiamento profondo nella geografia dell’innovazione automotive.

Se fino a pochi anni fa il trasferimento tecnologico procedeva prevalentemente dall’Europa verso l’Asia, oggi il flusso è bidirezionale.

Le startup cinesi portano velocità di sviluppo, integrazione verticale e competitività di costo, mentre il contesto europeo continua a offrire competenze consolidate in dinamica del veicolo, ergonomia e qualità percepita.

In questo scenario, il design assume una funzione sistemica: non più semplice elemento estetico, ma interfaccia tra tecnologia, sostenibilità e identità del prodotto.

L’impressione è che la nuova partita dell’automotive globale non si giocherà solo sulla chimica delle batterie o sulla potenza di calcolo dei chip, ma sulla capacità di armonizzare innovazione e cultura progettuale.

Perché nel futuro della mobilità elettrica non vincerà chi avrà soltanto la tecnologia migliore, ma chi saprà renderla desiderabile.

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