Andrea Kimi Antonelli vince il GP di Suzuka, secondo successo di fila con la Mercedes.
Alcuni numeri (fonte Sky) per inquadrare la sua impresa: Kimi è il leader del mondiale più giovane della storia (19 anni 7 mesi 4 giorni) battendo il record di Hamilton (22 anni 4 mesi 6 giorni, Spagna 2007); è il 10° pilota nella storia che vince i primi 2 GP “back-to-back”; il primo dopo Leclerc nel 2019; il primo italiano con 2 vittorie consecutive dal 1953 (Ascari: Olanda e Belgio); il primo italiano con più di una vittoria in carriera dai tempi di Fisichella (3 vittorie nel periodo 2003-2006); il primo italiano leader del mondiale in un GP che non sia il primo della stagione dal 1985 (Alboreto fino al nono); il primo italiano a vincere a Suzuka dal 1992 (Patrese).
Detto questo, ossia della monumentale impresa di Kimi, il GP del Giappone saluta il ritorno della McLaren – di Piastri soprattutto – e un terzo posto della Ferrari grazie a un super Leclerc.
Mercedes 10
Hammertime è un neologismo creato per #LH44 nei suoi tempi d’oro.
Dopo il GP del Giappone, viene da chiedersi se anche i neologismi possano passare di mano. O magari essere ereditati, come i titoli nobiliari.
Di certo a Suzuka la modalità Hammertime l’ha messa in mostra Kimi Andrea Antonelli (voto 10), al primo centro su questa pista, una delle più difficili e tecniche del circuito iridato.
Quando si è trovato in testa alla corsa – dopo una Safety Car – ha semplicemente preso in mano la situazione con il piglio dei grandi e ha imposto la sua legge, quella del più forte. Due note sono però obbligatorie, altrimenti si sentirebbe solo profumo di incenso: ha sbagliato la partenza (la Mercedes deve rivedere qualcosa, lui di più) e ha avuto una grande dose di fortuna perché l’ingresso della SC ha aiutato lui e penalizzato il suo compagno di squadra.

Ma, tant’è, quando ha avuto il colpo in canna, la mano non ha tremato. La ripartenza è stata una pennellata d’autore. Molto bastonato, invece, George Russell (voto 7) surclassato in qualifica e sempre meno veloce del compagno durante la gara.
Però, senza quella Safety Car (per lui molto sfortunata) chissà come sarebbe andata…
Tuttavia sta rosicando, eccome. Tra l’altro ha subito un sorpasso da Leclerc in un momento in cui era senza energia elettrica, a riprova del fatto che queste macchine sono ancora un’incognita.
La Mercedes, come squadra, non può che prendere il voto massimo: salvo le partenze (su cui lavorare) è superiore in tutto, anche se la gara di Russell dimostra che può essere battuta. Ma difficilmente in prospettiva iridata.
McLaren 9
Non sarebbe stato sensato pensare che la McLaren dell’iperspazio (quella del 2025) si fosse persa del tutto.

Certo, nelle prime due gare ha avuto una quantità di guai da mettere in previsione un pellegrinaggio a Lourdes. A Suzuka, finalmente un fine settimana lineare, nel quale è riemerso Piastri (voto 8) mentre Norris s’è rivelato ancora lontano dai livelli attesi (voto 6,5).
Di certo la squadra papaya sta tornando e probabilmente metterà sul tavolo la sua grande capacità di sviluppare l’auto durante la stagione.
Ferrari 8
Il salto di qualità rispetto al 2025 è evidente, ma è chiaro che per la Ferrari la scorsa stagione non può e non deve essere un termine di paragone.
Ad oggi, la Rossa è indietro di motore e tale resterà sino a quando il regolamento non permetterà gli aggiornamenti. Nel contempo, forse, le verifiche sui motori potrebbero limare un po’ le prestazione della power unit Mercedes.
Vero che, causa guerra, non si correranno le prossime due gare e ci sarà tempo di lavorare a fondo pensando a Miami. Ma è una considerazione che vale per tutti.
Nel contesto della gara giapponese, meglio Leclerc – coraggioso e deciso nel prendersi la terza piazza, prima passando Hamilton, poi battagliando con Russell.
L’unico commento possibile è il messaggio via radio del suo ingegnere di pista, Bryan Bozzi: “Charles, hai due palle d’acciaio”. Voto 9.
Hamilton ha avuto un rendimento altalenante e ha pagato dazio rispetto a Leclerc, specie nella seconda metà della gara. Voto 6.
Alpine 7
La rilanciata squadra diretta da Briatore – tuttora in orbita Renault benché nel mirino di potenziali acquirenti, ultima in ordine di tempo è la Mercedes, anche se Toto Wolff non ha spiegato perché – mette in mostra un eccellente Pierre Gasly (voto 8,5) che ha lottato con durezza con Max Verstappen e l’ha spuntata.
Colapinto (voto 5,5) arriva distante dai primi e soprattutto ha qualche responsabilità di troppo che costa la gara a Bearman.
Red Bull 5
Male, sia con Verstappen (voto 6,5 perché almeno ruggisce per tutta la gara) sia con Hadjar (voto 5,5, meno brillante di Max).

Però i nodi che arrivano al pettine sono tanti. Se è vero, com’è vero, che la power unit funziona, sembra essersi inceppato tutto quello che ci sta attorno: l’auto non soddisfa, Max è nervoso, litiga con i media e critica con eccessiva foga il regolamento che ha modellato queste monoposto.
Un momentaccio.
Haas 6
Il coriaceo Ocon (voto 6) porta a casa un punto, non male. Oliver Bearman (sv) finisce fuori – forse per colpa di Colapinto, forse per un semplice incidente di gara – e si infortuna a un ginocchio.
Racing Bulls 5,5
A tratti meglio la squadra faentina rispetto alla capofila di Milton Keynes. Lawson (voto 7) chiude nella top 10 e non è cosa da poco. Linblad (voto 5) non ci riesce.
Audi 5
Suzuka non perdona una squadra ancora acerba. Bortoleto meglio di Hulkenberg in qualifica, Hulkenberg meglio di Bortoleto in gara. Ma né l’uno né l’altro brillano. Voto (a entrambi) 5,5.
Williams 5,5
La monoposto deve sottoporsi a un’intensa cura dimagrante e ci vorrà tempo. Albon e Sainz (entrambi voto 5,5) fanno quel che possono, non molto.
Aston Martin 5
C’è tanta strada da fare, più di quanto si immaginasse. Alonso (5,5) arriva in fondo, ma doppiato. È appena diventato padre, per un paio di settimane potrà dedicarsi al ruolo. Stroll s.v.
Cadillac 4,5
Partire da zero in Formula 1 è sempre molto, molto difficile. Chissà se Bottas e Perez sono ancora convinti di essere voluti tornare in pista. Voto 5 per tutti e due.
Pirelli 9
Nessun problema di usura, bene le gialle e bene le bianche, nessuna lamentale da parte dei piloti. Un normale fine settimana di perfezione.
Spiega Dario Marrafuschi, direttore Motorsport Pirelli: “Quanto si è visto sabato in qualifica e poi in gara ha confermato i dati visti in sede di simulazione. In gara quasi tutti hanno optato per una sola sosta, le due combinazioni Medie-Hard e Soft-Hard ci sembravano molto vicine, ma con la Safety Car si è andati su Medie-Hard. Nessuna scuderia ha ritenuto opportuno osare la mescola Soft. La trasferta in Giappone per noi non è finita, perché resteremo su questa pista per due giorni di test con Red Bull e Racing Bulls”.











































