
Era diventata una notizia che aveva fatto il giro del mondo, l’idea lanciata da Malta, l’isola del Mediterraneo in cui il numero di auto circolanti supera di gran lunga quello dei residenti: chi accetta di rinunciare alla patente e a non guidare un’auto per cinque anni riceverà sul conto 25mila euro.
Il sito “AutoScout24”, incuriosito, ha deciso di partire dalla notizia per realizzare un sondaggio sugli italiani, per cercare di scoprire quale cifra accetterebbero per rinunciare all’auto.
I risultati non tradiscono l’indole italiana, con una trattativa che parte da un livello molto più alto, così tanto da non poter più parlare di incentivo, ma di una sorta di TFR dell’automobilista.
Secondo l’indagine, il prezzo medio richiesto dagli italiani per rinunciare alla patente per cinque anni oscilla tra i 65.000 e i 75.000 euro.
Il volante non si molla
Sulla carta, l’idea di essere pagati per non guidare ha un suo fascino, non a caso circa il 90% degli italiani si dice disponibile almeno ad ascoltare l’offerta.
Ma appena si passa dalla teoria alla pratica, il tono cambia: più che un sì convinto, emerge una disponibilità condizionata, e parecchio costosa.
Per molti, infatti, rinunciare all’auto non significa solo cambiare abitudine, ma riorganizzare completamente la propria esistenza.
È il caso soprattutto della fascia tra i 34 e i 55 anni, quella più immersa nella giungla quotidiana fatta di lavoro, famiglia, commissioni e incastri logistici: qui il prezzo della rinuncia sale ulteriormente, arrivando tra i 75.000 e gli 85.000 euro.
E poi c’è chi alza ancora di più la posta, come il 29% degli intervistati — quasi tre italiani su dieci — che non prenderebbe neanche in considerazione l’idea per meno di 100.000 euro.
Il modello Malta
L’esperimento maltese, entrato in vigore all’inizio di quest’anno, nasce con l’obiettivo di alleggerire il traffico su un territorio piccolo e densamente popolato.
Il meccanismo fa leva su 25.000 euro distribuiti in cinque anni per giovani under 31, residenti sull’isola da almeno sette anni e disposti a vivere senza auto per lo stesso periodo.
Un’idea già operativa che ha attirato attenzione ben oltre i confini dell’isola, anche perché i primi segnali sembrano indicare un certo interesse da parte dei destinatari.
Ma appena si prova a trasportare lo schema da altre parti, come il nostro Paese, il castello inizia a traballare e non solo per le differenze geografiche evidenti — Malta è un arcipelago compatto, l’Italia un mosaico di territori diversissimi — ma per una questione ancora più radicata: il ruolo dell’auto nella vita quotidiana.
Non sorprende che il 57% degli italiani esprima dubbi sulla reale applicabilità di una misura simile, e tra gli over 55 lo scetticismo diventa quasi una certezza (64%).
Tradotto: un esperimento simpatico e interessante, ma difficilmente replicabile senza profonde trasformazioni strutturali.
L’auto come necessità, non come scelta
Dietro le cifre — apparentemente esagerate — si nasconde la realtà di un Paese come il nostro in cui l’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma spesso l’unico modo efficace per spostarsi.
Per il 58% degli intervistati l’auto è indispensabile: serve per andare al lavoro, accompagnare i figli, assistere familiari, gestire la quotidianità e in molti casi, è l’unico modo per far quadrare la giornata.
E quando si prova a immaginare un’alternativa, emerge subito il secondo problema: i trasporti pubblici. Il 49% degli italiani li considera insufficienti o poco efficienti, soprattutto fuori dai grandi centri urbani.
Ed è proprio qui che il confronto con Malta diventa più complicato, perché se in un territorio ridotto e ben collegato diventa più facile rinunciare all’auto, mentre in un Paese esteso e disomogeneo come l’Italia la situazione cambia radicalmente.
Non a caso, il 37% del campione ritiene che una misura del genere potrebbe funzionare solo nelle grandi città ben servite, mentre nel resto del territorio risulterebbe poco realistica.
Gli irriducibili
Infine, c’è una categoria che non entra nemmeno nella trattativa: il 12% degli italiani che dichiara di non voler rinunciare alla patente per nessuna cifra al mondo.
Non si tratta solo una questione economica, per molti l’auto rappresenta indipendenza (29%), libertà di movimento, possibilità di non dipendere da orari e coincidenze. Per altri, è una necessità familiare (21%), legata alla gestione di figli, anziani o situazioni quotidiane complesse.
E poi, ancora una volta, pesa il contesto: dove i mezzi pubblici non funzionano a dovere (14%), rinunciare all’auto equivale a complicarsi la vita.
Una questione di soldi, ma non solo
Il caso maltese ha acceso una discussione interessante, perché mette sul tavolo una domanda semplice solo in apparenza: quanto vale, davvero, la libertà di guidare?
E in Italia, la risposta non è solo una cifra — per quanto alta — ma un insieme di condizioni, abitudini e necessità difficili da comprimere in un assegno.
















