mercoledì 13 Maggio 2026 - 09:44:06

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L’Italia è Paese che invecchia. Anche in garage

Si sa, l’Italia è un Paese sempre più anziano, ed è una preoccupazione comune a molti altri posti nel mondo. Peccato però che il problema demografico abbia finito per contagiare anche i garage: da queste parti, l’età media delle auto in circolazione ha raggiunto i 12,5 anni, e il trend non mostra segni di inversione a breve.

Lo certifica l’Osservatorio di Facile.it, che dopo aver analizzato oltre 12 milioni di preventivi RC auto raccolti nell’ultimo anno è arrivato all’amara conclusione: il parco circolante nazionale invecchia, e le conseguenze vanno ben oltre i costi dell’officina.

Più è vecchia l’auto, più sale l’assicurazione

La logica comune vorrebbe che un’auto vecchia, valendo meno sul mercato, costasse meno da assicurare, ma è un’illusione: non funziona così. La RC auto media per una vettura di 10 anni è 461 euro, a 12 anni sale a 559 e a 14 arriva a 575, significa il 25% più in soli quattro anni.

Le compagnie non ragionano in termini di valore commerciale del mezzo, ma di rischio: più anni ha l’auto, maggiore è la probabilità di guasti, problemi tecnici e sinistri.

Il problema non riguarda solo il prezzo della polizza base, perché chi possiede una vettura datata si ritrova anche con un’offerta assicurativa progressivamente più scarsa.

Le coperture contro furto e incendio diventano meno convenienti o meno efficaci, quelle contro eventi naturali o atti vandalici, nei casi più estremi, spariscono dall’offerta.

“L’offerta di garanzie accessorie per le autovetture più vecchie è limitata – spiega Andrea Ghizzoni, Managing Director Insurance di Facile.it. – alcune coperture tendono a essere meno efficaci all’avanzare dell’età del veicolo, mentre altre difficilmente vengono offerte dalle compagnie assicurative se la vettura ha troppi anni sulle spalle”.

Insomma, l’auto invecchia, la protezione si assottiglia e il conto cresce. Tre cose che succedono insieme, e raramente per caso.

L’assistenza stradale dice tutto

Se esiste un dato in grado di fotografare meglio di ogni altro lo stato del parco auto italiano è una situazione che risale a poche settimane fa, aprile 2026, quando il 56% di chi ha sottoscritto una polizza RC auto scegliendo almeno una garanzia facoltativa ha optato per l’assistenza stradale.

Nel 2024 la stessa percentuale si fermava al 39%, ben diciassette punti percentuali in più in due anni.

Non c’entrano i cambiamenti di gusto, quanto piuttosto la consapevolezza di automobilisti che guidano vetture sempre più anziane e sanno, per esperienza diretta, che prima o poi si fermeranno sul ciglio di una strada.

Così, l’assistenza stradale è diventata una polizza sulla polizza, un cuscinetto contro l’imprevedibilità meccanica di auto che in molti casi hanno già superato i 15 anni di vita.

Un paese spaccato, per anno di immatricolazione

Il fenomeno non è distribuito uniformemente sul territorio. Calabria e Sicilia guidano una classifica che nessuno vorrebbe vincere: 14 anni e 4 mesi di età media, quasi due anni sopra la media nazionale. Dietro di loro si piazzano la Basilicata con 14 anni e 2 mesi, e poi Puglia e Sardegna, entrambe a quota 14 anni tondi. Friuli-Venezia Giulia e Abruzzo seguono rispettivamente con 13 anni e 6 mesi e 13 anni e 1 mese.

All’estremo opposto della graduatoria, la Toscana con 11 anni e 5 mesi di media, è la regione con le auto più giovani d’Italia. A ruota arrivano Lazio e Lombardia, appaiate a 11 anni e 11 mesi, e l’Emilia-Romagna a 12 anni e 4 mesi.

La linea di frattura ricalca quella economica e sociale che attraversa il Paese da decenni: dove il reddito disponibile è più basso, le famiglie tengono l’auto più a lungo perché non possono fare altrimenti. E tanti cari saluti alle statistiche.

Perché non si cambia l’auto

Le ragioni dell’invecchiamento del parco circolante sono tante e si sommano tra loro. I prezzi delle auto nuove, termiche o elettriche, hanno ormai raggiunto livelli che escludono una fetta crescente di acquirenti potenziali.

I tassi sui finanziamenti sono saliti, rendendo le rate mensili meno sostenibili e l’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie, spostando le priorità di spesa.

A tutto questo si aggiunge l’incertezza sulla transizione all’elettrico: molti aspettano di capire dove sta andando il mercato prima di impegnarsi in un acquisto importante, e nell’attesa tengono in vita la vecchia berlina a benzina.

Il risultato è che la vita media di un’auto italiana si allunga di anno in anno, trascinando verso l’alto una statistica che mette a nudo le difficoltà economiche di milioni di famiglie.

Le conseguenze sul lungo termine

Un parco auto vecchio ha costi che vanno oltre la bolletta dell’officina o il premio assicurativo. Le vetture più datate consumano mediamente più carburante e producono emissioni più elevate, complicando il raggiungimento degli obiettivi ambientali europei.

Sul fronte della sicurezza stradale, le auto immatricolate oltre dieci anni fa montano sistemi di assistenza alla guida meno evoluti (quando li montano) e strutture di protezione pensate secondo standard che nel frattempo sono stati aggiornati e migliorati.

C’è poi il problema della manutenzione: un’auto anziana richiede interventi più frequenti, ricambi talvolta difficili da reperire e costi di gestione che, sommati al rincaro assicurativo, possono diventare un peso significativo.

In particolare per chi vive al Sud, dove le auto sono più vecchie ma i redditi mediamente più bassi, si crea una tempesta perfetta che rischia di trasformare il semplice fatto di spostarsi in auto in un privilegio per pochi fortunati.

Senza politiche industriali serie orientate al rinnovo del parco circolante, come incentivi stabili e misure strutturali, non i bonus a singhiozzo degli ultimi anni, il trend difficilmente si invertirà. E la media continuerà a salire, un mese dopo l’altro, con la stessa inesorabile lentezza con cui invecchiano le auto parcheggiate sotto casa.