
Con l’inaugurazione del nuovo stabilimento di Mole Urbana, il progetto fondato dal designer e imprenditore Umberto Palermo compie il passo decisivo, trasformandosi da idea visionaria a realtà produttiva.
Un’impresa coraggiosa che conferma come spesso ostacoli che sembrano insormontabili possono essere superati.
Ad augurare un futuro positivo è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Una partecipazione significativa in un’impresa che coniuga impresa industriale e sensibilità verso l’ambiente.
Mole Urbana è un quadriciclo pesante spinto da un motore elettrico ed è prodotta in uno stabilimento sul cui tetto sono stati installati pannelli fotovoltaici per fornire l’energia elettrica necessaria al processo.
Non sono mancati i rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, tra cui ovviamente il sindaco di Orbassano Cinzia Maria Bosso, che ha espresso apprezzamento per un’azienda che riporta l’automotive in un territorio che è nato e si è sviluppato attorno allo stabilimento FIAT.

Partner industriali e centinaia di ospiti hanno riempito il reparto di assemblaggio in cui era esposta la gamma di Mole Urbana.
Nel discorso introduttivo, Umberto Palermo ha sottolineato che il suo ambizioso obiettivo è stato raggiunto grazie al supporto di CDP Venture Capital, di Regione Marche, Regione Piemonte, Finpiemonte e investitori privati
Mole Urbana: un prodotto, tante declinazioni
L’inaugurazione di Orbassano non è la presentazione di un singolo modello, ma l’affermazione di un nuovo modo di intendere la manifattura, sfidando la tradizione per attingere ad altri processi collaudati su altri oggetti, come gli elettrodomestici o l’industrai del mobile.
Mole Urbana nasce dall’idea che il design italiano debba tornare a essere osservazione, responsabilità e concretezza, e che l’auto del futuro non sia solo un oggetto tecnologico, ma un gesto culturale: un modo di pensare il lavoro, il territorio e la sostenibilità.

La fabbrica che rinasce dalle sue ceneri
Il nuovo impianto sorge su un sito industriale degli anni Sessanta, riportato in vita dopo anni di inattività.
Come accennato, 10.000 metri quadrati di amianto sono diventati 10.000 metri quadrati di pannelli solari: un simbolo concreto di rigenerazione ambientale e industriale.
Una fabbrica leggera, pensata per produrre con basso consumo energetico e grande efficienza, con un piano industriale sostenibile e realistico: un investimento di 7 milioni di euro che dà vita a un modello di produzione flessibile e diffuso, aperto alla collaborazione con il territorio.

La gamma Mole Urbana
La proposta di Mole Urbana si basa su dodici modelli elettrici modulari pensati per la mobilità cittadina.
Dalle versioni a due, tre e quattro posti per il trasporto persone di passa alle varianti cargo con volume utile fino a 4 metri cubi, dedicate al lavoro e al delivery del’ultimo miglio urbano.

Con larghezze di 1,30 metri e lunghezze tra 2,65 e 3,30 metri, Mole Urbana unisce compattezza, ergonomia e sicurezza.
I test di sicurezza indicano che in alcune condizioni si superano i livelli delle auto tradizionali.
L’intera produzione nasce da una filiera che unisce Piemonte e Marche, Torino e Fabriano, una la culla dell’automobile, l’altra la casa dell’elettrodomestico di qualità.

Competenze industriali italiane che trovano il denominatore in questo quadriciclo che ambisce a un posto di rilievo in questo settore, che le statistiche danno in rapida ascesa in tutta Europa.
Malya, la nuova keicar all’italiana
Accanto alla gamma cittadina, Mole Urbana ha presentato Malya, il concept che inaugura un nuovo filone di auto compatte adatte anche all’utilizzo extraurbano.

Lunga 3,80 metri e larga 1,60, Malya nasce come una keicar italiana, pensata per accogliere quattro/cinque persone con comfort e sicurezza, capace anche di affrontare l’autostrada.
La motorizzazione è elettrica, ma la struttura lascia aperta la porta anche a motorizzazioni endotermiche e ibride.

Realizzata con gli stessi processi leggeri – taglio, piegatura ed estrusione di alluminio – Malya conferma la vocazione di Mole Urbana, ovvero un oggetto adatto una mobilità sostenibile, accessibile e profondamente italiana.

Una fabbrica di bellezza e trasparenza
All’interno dello stabilimento, sono esposte le opere del maestro vetraio Antonio Perotti, un artista assai legato a Umberto Palermo che con simboli di trasparenza, luce e purezza vuole trasformare in arte i valori che Mole Urbana vuole portare in ogni automobile e in ogni relazione.
Gilberto Pichetto Fratin – Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica:

“Questo progetto rappresenta un modello italiano di transizione industriale, dove la genialità imprenditoriale e la capacità di innovare trovano spazio anche in territori periferici”.
“Il governo ha sostenuto fin dall’inizio questa iniziativa, perché incarna l’idea che la transizione ecologica non debba essere imposta dall’alto, ma possa nascere dalle competenze e dall’energia dei territori”.
“L’Italia ha ancora una grande capacità produttiva, soprattutto nella componentistica, e dobbiamo valorizzarla: molti marchi sono stranieri, ma le auto sono spesso italiane. Dobbiamo difendere questo saper fare e questa flessibilità, perché sono le chiavi per competere anche su scala globale”.
Gian Mario Spacca – Responsabile relazioni istituzionali MU Fabriano:
“La collaborazione tra il Piemonte e le Marche è una collaborazione storica. Molte imprese marchigiane di grandissimo successo hanno avuto origine dalle conoscenze industriali maturate in Piemonte”.
“Una, tra tutte, mi riferisco alla grande impresa meccanica Ariston che poi ebbe anche l’onore, negli anni ’80, di essere lo sponsor della Juventus, quindi a sottolineare un’ulteriore forma di collaborazione tra queste due regioni, Marche e Piemonte”.
“Ma, diciamo che l’esperienza delle politiche industriali che si sono sviluppate nelle Marche, pur prendendo strade differenti, una orientata alle grandi dimensioni, un’altra orientata ai distretti industriali, si compenetrano perfettamente nella prospettiva futura che ha sull’asse della ricerca, dell’innovazione e della capacità produttiva di grandissima qualità per offrire una risposta a segmenti di mercato a maggiore valore, trova appunto una risposta nelle energie, nelle professionalità che si esprimono all’interno di queste due regioni”.
“Mole Urbana è una idea straordinariamente innovativa che può rispondere a un cambiamento di mercato che si sta registrando anche nel settore dell’automotive, proprio su questi parametri dove si coniugano innovazione e forte incremento della capacità produttiva nei livelli che riguardano anche le produzioni di minor dimensione”.
Fabio Pressi – Presidente MOTUS-E:
“Oggi, possiamo parlare di elettrico non a chi dobbiamo convincere, ma a chi crede in questa trasformazione”.
“In Italia l’adozione dei veicoli elettrici è ancora ferma al 5%, mentre in Europa siamo al 16% e nel mondo, un’auto su cinque è elettrica”.
“È fondamentale capire che il cambiamento non può essere solo ideologico: servono industrie capaci di investire e cogliere questa opportunità, con una visione concreta e industriale”.
“Questa iniziativa va proprio in quella direzione: un nuovo modello di mobilità, sostenibile e silenziosa, che dimostra come l’auto elettrica sia una risposta reale alle esigenze delle nostre città”.
“Il dibattito non è più solo sull’auto, ma sull’energia: la batteria è l’elemento di congiunzione tra questi due mondi, e se non comprendiamo questa integrazione, rischiamo di perdere il vantaggio industriale e progettuale che l’Italia può ancora offrire”.
Toni Purcaro – Presidente di DEKRA Italia:
“La sicurezza stradale è oggi al centro del dibattito. Non possiamo affidarci esclusivamente alla tecnologia: servono regole chiare e comportamenti consapevoli”.
“Gli incidenti sono spesso causati da errori umani, come distrazioni al volante o mancato rispetto del codice della strada”.
“È importante ricordare che ogni anno nel mondo muoiono 1,3 milioni di persone per incidenti stradali: come se scomparisse una città come Milano”.
“Oggi parliamo di standard di sicurezza europei, di regolamenti omologativi e della necessità di trasparenza nelle verifiche”.
“Serve una competitività basata su regole condivise, non su vantaggi artificiosi. E in questo contesto, l’auto deve essere sicura non solo grazie alla tecnologia, ma anche attraverso un’educazione alla mobilità più responsabile”.


















