
La redazione di Auto Tecnica ha ricevuto una riflessione di Umberto Palermo – designer e imprenditore noto per il Progetto Mole Urbana e la sua visione personale dell’automobile come sintesi di innovazione tecnologica, identità progettuale e prospettiva industriale.
Palermo commenta il caso del nome Luce conteso da più costruttori, fatto che negli ultimi giorni ha avuto una certa rilevanza mediatica in ambito automotive.
Il suo contributo – che pubblichiamo integralmente – rappresenta una presa di posizione chiara e argomentata su un tema che riguarda non soltanto la tutela della creatività, ma anche il principio di continuità nello sviluppo di un progetto automobilistico nel tempo.
Il pensiero di Palermo si inserisce nel più ampio dibattito sulla proprietà intellettuale applicata al design automotive e sulla possibilità di coesistenza di denominazioni identiche in contesti differenti, mantenendo al centro il valore dell’anteriorità come elemento documentabile della storia di un prodotto.
Dichiarazione sulla vicenda relativa al progetto “Luce”
Nel 2016 ho creato un’automobile di nome “Luce”, una sportiva elettrica che, per me, rappresenta non soltanto un progetto di design, ma anche una visione molto precisa del mio modo di intendere l’automobile.

Quel nome non è nato per caso: è nato anche come dedica a mia figlia, che proprio in quell’anno veniva al mondo. Per questo, per me, Luce ha un valore insieme affettivo, creativo e professionale.
Su quel prodotto si è parlato molto allora, e nel tempo si è continuato a parlarne. È anche per questo che ritengo importante richiamare il principio di anteriorità, che a mio avviso non è un concetto astratto, ma il riconoscimento di una storia reale, pubblica e documentata.
Detto questo, vorrei essere molto chiaro: non ho nulla in contrario al fatto che altre aziende possano utilizzare il nome Luce per i propri prodotti. Anzi, sotto certi aspetti, ne sono persino orgoglioso, perché significa che si tratta di un nome forte, evocativo e capace di trasmettere qualcosa.
La mia posizione, quindi, non nasce dalla volontà di impedire ad altri di fare impresa o di utilizzare quel nome.
Il punto, per me, è un altro: non vorrei che tutto questo si trasformasse in un impedimento nei miei confronti. Vorrei che non mi venisse negata la possibilità di continuare a chiamare Luce un prodotto che ho ideato, nominato e presentato pubblicamente nel 2016.
E, soprattutto, vorrei che quel progetto non venisse confinato in una dimensione soltanto museale o di memoria, perché non è mai nato per essere soltanto guardato, bensì per essere sviluppato, prodotto e – un giorno – visto in strada.
Io disegno automobili non per lasciarle ferme, ma per dare loro una prospettiva reale. Per questo mi sento di ribadire un principio molto semplice: la libertà di uno dovrebbe sempre misurarsi nel rispetto della libertà dell’altro.
Da parte mia non vi è alcuna volontà di ostacolare nessuno, vorrei soltanto che non venisse ostacolata la mia possibilità di continuare a sviluppare un prodotto nato anni fa, all’interno di un percorso che ha una sua identità, una sua anteriorità e una sua coerenza.
In questo senso, ritengo che una convivenza sia assolutamente possibile.
Non ho nulla in contrario al fatto che uno stesso nome possa vivere in contesti diversi e con finalità diverse.
L’importante, per me, è che questo non significhi togliermi la possibilità di utilizzare Luce non solo come memoria di un progetto passato, ma come nome di un’automobile che vorrei ancora vedere realizzata.
Umberto Palermo

















