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Volkswagen Polo, the neverending story

Nel maggio di mezzo secolo fa, debuttava la più piccola VW mai costruita fino ad allora: un modello diventato best-seller, capace di cambiare pelle inseguendo mode e tendenze

Grazie alle imprese sugli sci di Gustavo Thöni, il quarto Oscar vinto da Federico Fellini per “Amarcord” e la vittoria di Niki Lauda al GP di Montecarlo dopo vent’anni di astinenza, nel 1975 l’Italia è sul tetto del mondo.

E se gli appassionati di auto sono costretti a dare l’addio alla gloriosa “DS”, ammiraglia Citroën che esce definitivamente di produzione, a Wolfsburg, in Germania, quartier generale Volkswagen, si guarda con soddisfazione all’ultima nata: la Polo”.

Polo 1975

In realtà è un debutto che fa scalpore: per molti si tratta di una “Golf” in miniatura destinata alla galleria dei “flop”.

Lunga poco più di tre metri e basata sull’Audi 50, anche se molto più spartana, rappresenta la risposta del marchio Volkswagen alla crisi petrolifera che in quegli anni sta mettendo in ginocchio l’industria automobilistica mondiale, ma racchiude anche una nuova visione del segmento delle city-car, allora agli albori, con uno sfruttamento degli spazi del tutto inedito, come sottolineato dallo slogan che nel 1975 accompagna il lancio sul mercato: “Piccola fuori, grande dentro”.

Nessuno avrebbe potuto immaginare che la più piccola Volkswagen mai prodotta fino a quel momento fosse destinata ad entrare nella sempre più ristretta categoria delle “best seller”, la galassia dove finiscono solo i modelli capaci di vincere il tempo, i decenni, le mode e i trend.

Uno dei meriti della Polo, che proprio in questi giorni taglia il traguardo delle 50 candeline e replicata in più di 18 milioni di esemplari, è forse la coerenza: di stile, per cominciare, ma soprattutto messa in pratica attraverso un sapiente mix spalmato su 6 generazioni: praticità, tecnologia, qualità e prezzo.

Volendo, ci sarebbe da aggiungere la duttilità, visto che in mezzo secolo di onorata carriera, la Polo è passata dal ruolo di compatta a due porte a quello di berlina due volumi, diventando quando serviva anche coupé sportiva, station wagon, berlina tre volumi, “quasi” fuoristrada e perfino una sportiva cattivissima, in grado perfino di portarsi a casa quattro titoli mondiali nel Campionato del Mondo Rally.

La primissima Polo resiste imperterrita fino al 1981 – l’anno dell’Audi Quattro, un altro mito – quando arriva la seconda generazione che la trasforma in una mini “station wagon” con tre porte, e soprattutto nel banco di prova per il compressore volumetrico che da lì a poco sarebbe passato anche su Golf e Corrado. La terza serie, che debutta nel 1994 – nel pieno del “boom” delle grandi monovolume – nasce sulla piattaforma della Seat Ibiza Mark 2 e attinge dalla stessa banca d’organi della Golf III: i 20 cm in più bastano per sdoganare le cinque porte.

Nel 2002, l’anno in cui la Golf si declina nella scatenata “R32”, per la Polo è arrivato il momento della quarta generazione, che porta in dote una piccola, grande rivoluzione, sia estetica che tecnologica: ormai più grande perfino della primissima Golf, si toglie lo sfizio della versione “Fun”, che sfrutta passaruota e protezioni per strizzare l’occhio all’ondata di Suv che invade il pianeta.

L’attesa si fa lunga per la Polo 5, che nasce nel 2009, l’anno in cui il mondo dell’automotive vive le grandi alleanze. Il design si fa più più aggressivo, le meccaniche curatissime e gli interni inventano sempre più spazio.

La Polo VI generazione, che debutta nel 2017, è alta 144 cm, larga 175 e lungo 405, alzando l’asticella su abitabilità e capienza del bagagliaio, che passa da 280 a 351 litri. All’interno debutta l’Active Info Display e la strumentazione interamente digitale della versione Highline.

E anche se il modello del 2021 fa ancora parte della sesta generazione, il design è totalmente rivisitato e le dotazioni la spingono al top della categoria.

La più recente VW Polo, giunta alla VI generazione

Di colpo, il futuro della Polo diventa incerto, si parla di un’uscita di scena quando a sorpresa arriva la Polo 2025, un restyling deciso che offre un “Roof Pack” di serie sulle versioni R-Line e R-Line Plus, nuovi sedili in pelle per la GTI e comandi ASR ed ESC integrato nell’infotainment. Quattro le versioni (Edition Plus, Life, Style, R-Line, R-Line Plus), per un solo motore, il 1.0 TSI con cambio manuale o automatico DSG, a cui aggiungere la pepatissima GTI che può contare sul 2.0 TSI da 207 CV.

GP di Miami, F1: le pagelle di Ottavio Daviddi

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©McLarenFormula1.com

MCLAREN: 10

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©McLarenFormula1.com

Anche nel GP di Miami le papaya sono astronavi, più che monoposto. Vince Oscar Piastri (voto 10) che offre il meglio quando duella con Verstappen: è duro, ma non si lascia mai trasportare dalla foga agonistica. Dopo aver risolto la questione SuperMax, la sua è impeccabile gestione. Norris (voto 9) disputa una gara d’assalto di rara intensità, ma perde il duello al via con l’olandese e si trova a dover rincorrere il compagno di squadra. Riprendersi il ruolo di caposquadra sarà pressoché impossibile. Gli avversari della McLaren sperano che da Barcellona cambi tutto, quando andrà in vigore la Direttiva Tecnica che penalizza chi usa al meglio le ali anteriori a flessibilità programmata. Chissà…

MERCEDES: 8

AMG Mercedes Formula 1/LAT Images

Nel novero delle inseguitrici è quella che se la cava meglio, con Russell (voto 8) che con esperienza (e l’aiuto del box in regime di VSC) coglie un altro podio. Prosegue l’apprendistato di Antonelli (voto 7,5) che ha patito lo stint con le bianche, cogliendo meno di quel che avrebbe voluto.

RED BULL: 7,5

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©Red Bull Content Pool/Getty Images

La squadra lavora, anche a Milton Keynes sognano che da Barcellona cambi tutto. Mentre resta critica la posizione del secondo pilota (Tsunoda, voto 5,5) Verstappen dimostra (ma non ce n’era bisogno) di essere fortissimo come difensore e nel corpo a corpo mette ogni energia possibile. Così sfiora il podio ed è già qualcosa, voto 9.

WILLIAMS: 8

Il lavoro sul lungo termine impostato da James Wolwes comincia a pagare, tanto che un delle due auto di Grove finisce davanti alle Ferrari. Bene Albon (voto 8) che si sente stimolato dall’arrivo di Sainz e comincia la stagione a passo di carica. Carlos, invece, fatica un po’. Ma cresce anche lui e si gode anche il fatto di lottare con la Ferrari che l’ha rifiutato. Voto 7.

FERRARI: 5

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©Ferrari.com

Nel GP di Miami le rosse male, malissimo. A parte i tristi siparietti tra i piloti, la Rossa è stata la quinta forza. Il muretto box tentenna nei momenti cruciali (per un sesto posto!). Alla fine Charles e Lewis meritano un voto simile (5,5). Vasseur dice che solo la McLaren ha avuto più passo: che si sia distratto? Questa è la prima vera Ferrari del gruppo di lavoro voluto e creato da lui, piloti inclusi. Non può più nascondersi dietro le frasi fatte su un presunto potenziale inespresso

RACING BULLS: 6,5

Molto bene Hadjar (voto 7) che a Miami si rivela coriaceo e concentrato, si ritira Lawson (voto 6) che entra in tante battaglie.

HAAS: 7

Ocon (voto 7) duella con Hamilton, è tutto dire… Bearman (s.v) rompe il motore.

ALPINE: 6

L’auto non è un fulmine di guerra, ma sinora è stata gestita al meglio. Galsy (voto 7) meriterebbe un upgrade, Doohan (s.v.) fuori gara quasi subito, la voglia di tagliarlo da parte di Flavio Briatore è tanta e lui lo sa.

ASTON MARTIN: 5

Di male in peggio, Stroll non fa testo (s.v.) ed è triste vedere Alonso doversi barcamenare con tanta pochezza.

SAUBER: 6

Resta a galla, peccato che Bortoleto (s.v.) rompa il motore, mentre Hulkenberg salva il salvabile (voto 6,5).

PIRELLI: 9

formula 1
©Pirelli.com

Si pensava che le rain (le verdi o addirittura le blu) sarebbero state messe alla prova, invece non c’è acqua e si scivola via con Medium e Hard, senza guai. “È stata una gara molto lineare, perlomeno dal punto di vista delle gomme – spiega Mario Isola, direttore Motorsport Pirelli. “Dai pochi dati raccolti nel weekend era già emerso che, nonostante avessimo selezionato una terna di mescole uno step più morbida rispetto allo scorso anno allo scopo di creare più opzioni strategiche, sarebbe molto probabilmente rimasta una corsa da un solo pit-stop, e così è stato”.

Doppio E-Prix di Monaco con vittorie di Rowland e Buemi

il gruppo passa alla Sainte Dévote © Formula E

Il doppio appuntamento dell’E-Prix di Monaco 2025 – con una gara il sabato e una seconda la domenica – ha offerto due sfide spettacolari sul celebre tracciato cittadino del Principato.

Oliver Rowland (Nissan Formula E Team) ha trionfato nel primo appuntamento, consolidando la sua leadership nel campionato, mentre Sébastien Buemi (Envision Racing) ha fatto un clamoroso ritorno alla vittoria il giorno successivo, dopo sei anni di digiuno.

Rowland imprendibile, leadership consolidata

Nella prima delle due gare dell’E-Prix di Monaco – corsa sabato 3 maggio 2025 – un impeccabile Oliver Rowland ha conquistato la vittoria grazie a una strategia perfetta con il Pit Boost, l’elemento tecnico chiave introdotto recentemente in Formula E.

Il podio di gara 1 con la vittoria di Rowland © Formula E

Il Pit Boost è una funzione introdotta quest’anno e consiste in una sosta obbligatoria ai box durante la gara, in cui la monoposto riceve una ricarica ultrarapida di circa 30 secondi che aggiunge il 10% di energia (3,85 kWh) alla batteria tramite un sistema da 600 kW,

Questo sistema aggiunge un elemento strategico alle gare, poiché i team devono scegliere il momento migliore per effettuare la sosta e sfruttare l’energia extra, bilanciando il vantaggio con la perdita di tempo dovuta al pit stop.

Dopo aver superato il poleman Taylor Barnard (NEOM McLaren) al 13° giro, Rowland ha gestito con esperienza l’Attack Mode finale per respingere l’assalto di Nyck de Vries (Mahindra Racing), tagliando il traguardo con oltre due secondi di vantaggio.

L’Attack Mode è una modalità che consente ai piloti di ottenere temporaneamente più potenza (25 kW aggiuntivi) attivandola tramite un pulsante sul volante e passando attraverso una zona specifica fuori traiettoria.

Questa funzione, utilizzabile per un tempo e un numero di volte stabiliti gara per gara, offre un vantaggio strategico per tentare sorpassi, ma richiede di sacrificare qualche decimo di secondo transitando fuori dalla linea ideale di gara.

L’inglese ha così ottenuto la sua terza vittoria nelle prime sei gare della stagione 2024/25, staccando il campione in carica Pascal Wehrlein (Porsche) – solo sesto – di ben 34 lunghezze.

Al termine della gara si sono piazzati alle spalle di Oliver Rowland (Nissan Formula E) Nyck de Vries (Mahindra Racing), Jake Dennis (Andretti Formula E), Eduardo Mortara (Mahindra Racing) e Nico Mueller (Andretti Formula E).

Buemi torna al successo dopo 78 gare

Domenica 4 maggio, la pioggia ha reso la pista dell’E-Prix di Monaco scivolosa e imprevedibile.

Buemi esulta dopo la vittoria in gara 2 © Formula E

In queste condizioni, il veterano Sébastien Buemi ha sfruttato l’esperienza per risalire dall’ottava posizione in griglia e vincere il suo terzo E-Prix di Monaco in carriera, la prima vittoria dal lontano 2019.

Buemi ha approfittato di un errore di valutazione di Rowland che, nel tentativo di sorpassare Vergne alla chicane, è arrivato lungo tagliando la curva e dovendo quindi poi rendere la posizione al francese della DS.

In questo modo l’inglese ha perso tempo e l’inseguimento all’ormai fuggitivo pilota svizzero è diventato impossibile.

Buemi ha così preso il largo chiudendo con quattro secondi di vantaggio su Rowland, mentre Nick Cassidy (Jaguar TCS) ha completato il podio con una splendida rimonta dal 14° posto.

In campionato Rowland scappa, Porsche e Nissan lottano

Al termine del doppio appuntamento di Montecarlo, Rowland guida la classifica mondiale piloti con 115 punti, seguito da Da Costa a 67.

Nella classifica costruttori, Nissan è in testa con 191 punti, davanti a Porsche a quota 163.

Tra i team, invece, Porsche comanda su Nissan per 133 a 126.

Tutti i dettagli delle classifiche sono disponibili sul sito ufficiale di Formula E.

Tecnologia e sostenibilità al centro della Formula E

Oltre all’azione in pista, il Monaco E-Prix ha confermato il ruolo della Formula E come laboratorio tecnologico e sostenibile.

Infatti, la gara è stata alimentata con un mix di energie rinnovabili, inclusi biocarburanti HVO.

Numerose iniziative sociali e formative – tra cui “Girls on Track” e il panel Driving Change for Gender Equality – hanno rafforzato l’impegno verso l’inclusività e lo sviluppo dei giovani talenti.

Infine, con il progetto GENBETA, Mountain Recharge in collaborazione con Google Cloud ha dimostrato l’efficienza della frenata rigenerativa con una discesa alpina che ha generato energia sufficiente per completare un giro del circuito.

Il campionato ABB FIA Formula E proseguirà a Tokyo il 17 e 18 maggio per i Round 8 e 9. Rowland potrà contare sul supporto del pubblico di casa per consolidare ulteriormente la sua corsa al titolo.

Ferrari 296 Speciale, adrenalina ibrida

©Ferrari

Inutile correre a rompere il salvadanaio, perché come spesso accade gli esemplari previsti della Ferrari 296 Speciale e della sua versione scoperta Spider A, saranno già tutti prenotati, malgrado i 407mila euro necessari per la prima o i 462mila per assicurarsi la seconda.

Ferrari 296 Speciale
©Ferrari

Miracoli di cui è capace solo l’iconico marchio di Maranello, che ha svelato i tratti della nuova creatura ibrida destinata alla collezione delle versioni speciali, quella galleria dove sostano sogni con tanta voglia di correre come la Challenge Stradale, la 430 Scuderia, la 458 Speciale e la 488 Pista.

La nuova 296 Speciale, sorellina dallo spirito ancora più corsaiolo della 296 GTB, si presenta al mondo come berlinetta ibrida plug-in con motore centrale posteriore, dedicata ai ferraristi a cui l’adrenalina e le emozioni non bastano mai.

A dimostrarlo bastano i numeri: 880 CV per provare l’ebbrezza dei 330 km/h di velocità massima, dopo aver coperto la leggendaria accelerazione 0-100 in 2,8 secondi e la 0-200 in 7 netti. Non è un caso se Enrico Galliera, chief marketing e commercial officer Ferrari, l’ha definita “la vettura più divertente mai realizzata a Maranello”.

Tanta voglia di correre

A livello di design, il legame con il mondo delle corse a ruote coperte è molto forte a cominciare dal frontale, sufficientemente estremo per dichiararsi colpevole di sportività. Il cofano scavato, figlio del sapiente alternarsi di pieni e vuoti, lo splitter sospeso inferiore che allunga il frontale integrando prese d’aria possenti, le tre coppie simmetriche di “louvre”, tipiche delle Ferrari in versione speciale e le prese d’aria dei freni, bastano e avanzano per forgiare un look senza mezzi termini, amalgamato con sapienza dal Centro Stile Ferrari senza mai dimenticare la missione di dover affascinare il mondo intero, dal 1947 a oggi.

©Ferrari

Vale lo stesso per il posteriore, dove spiccano due ali a sbalzo inedite e un diffusore orizzontale più ampio che aprono il proscenio allo scarico, ispirandosi idealmente alla F80. La fiancata si affida invece al “flying bridge”, concetto non nuovo ma ulteriormente accentuato dal trattamento cromatico scuro del tetto che dona all’abitacolo un aspetto più aggressivo. La 296 Speciale si è meritata un nuovo cerchio forgiato a cinque razze su cui trovano posto gli altrettanto nuovi pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2 e un inedito colore esterno: il “Verde Nürburgring,” attraversato da una o due fasce longitudinali lunghe quanto la vettura. A scelta, la possibilità di scegliere un numero da 00 a 99.

Notizie dagli interni

Ferrari 296 Speciale
©Ferrari

In realtà non cambia molto rispetto alla 296 GTB, a parte gli interventi per alleggerire la vettura dando fondo alle scorte di fibra di carbonio, alluminio e Alcantara, capaci allo stesso tempo di esaltare ancora di più un abitacolo pennellato sul concetto di “racing”. Da sottolineare uno specifico pannello porta realizzato in blocco unico in fibra di carbonio, così come il tunnel centrale su cui si concentrano i comandi principali, a cominciare dall’iconico cancelletto che ormai contraddistingue gli interni di tutte le recenti creature del Cavallino Rampante.

Dritti al cuore

Il cuore del gruppo motopropulsore della 296 Speciale è l’evoluzione del V6 Ferrari di cui sono dotate 296 GTB e 296 GTS: un motore a sei cilindri accoppiato a un elettrico plug-in sistemato tra il termico e il cambio DCT a 8 rapporti dotato di una frizione che ha il compito di occuparsi del disaccoppiamento dei due motori per garantire la marcia full-electric. A completare il quadretto la batteria ad alto voltaggio e l’inverter che, con l’aggiunta di un “extraboost” riservato alla parte elettrica, aumenta la potenza portandola a 880 CV, ben 50 in più della 296 GTB.

Il V6 Ferrari, una vecchia conoscenza

Il biturbo Ferrari a sei cilindri, corredato da un sound ancora più coinvolgente, mantiene l’architettura a ‘V’ con angolo di 120° e configurazione “Hot-V” con i turbo al centro della ‘V’.

La dieta dimagrante ha coinvolto anche il motopropulsore rivisitando componenti come fusioni, imbiellaggio e fissaggi, con una perdita secca di circa 9 kg rispetto alla 296 GTB.

Ferrari 296 Speciale
©Ferrari

La pressione in camera è aumentata del 7% grazie alla nuova calibrazione della sovralimentazione, mentre il metodo di gestione della detonazione, ispirato a quello della F1, prevede la gestione statistica delle combustioni anomale permettendo di mantenere in ogni ciclo la massima prestazione senza mettere a rischio l’affidabilità dei componenti.

L’uso di pistoni irrobustiti e l’imbiellaggio, quello della F80, permette di resistere all’aumento della pressione in camera, con getti d’olio per assicurarne il raffreddamento. Operazione leggerezza anche per le bielle in titanio e per l’albero motore in acciaio nitrurato, per una riduzione totale di massa pari a 2,2 kg che migliora la risposta del propulsore.

Electric delight

Il motore elettrico, che lavora in sinergia col termico, oltre a fornire coppia e potenza ha il compito di ricaricare la batteria ad alto voltaggio, l’avviamento del motore a combustione interna e i 25 km concessi in modalità full-electric. Si tratta di un MGU-K a flusso assiale, con statore centrale e doppio rotore e batteria ad alto voltaggio da 7,45 kWh nel pianale, con inverter per la gestione dei flussi elettrici.

Il sistema eroga 315 Nm di coppia e una potenza massima di 180 CV tra 6000 e 8500 giri/min nella nuova modalità extraboost con eManettino in posizione ‘Qualify’, per un incremento prestazionale di 13 CV rispetto alla 296 GTB. La gestione dei flussi di potenza da e verso la batteria ad alto voltaggio e ruote dispone di quattro modalità selezionabili dall’eManettino: “eDrive”, con motore endotermico spento e trazione è affidata al solo elettrico, “Hybrid”, modalità di default all’accensione: la logica di controllo decide se tenere acceso o spegnere il motore a combustione, e la prestazione in marcia è limitata a 125 km/h con un livello di accelerazione inferiore rispetto alla modalità ‘eDrive’. In modalità “Performance”, il motore endotermico è sempre acceso e privilegia la carica della batteria rispetto all’efficienza, garantendo potenza quando richiesta. Per finire con la “Qualify”, per il massimo delle prestazioni.

Questioni di aerodinamica…

Il carico verticale della 296 Speciale è di 435 kg totali a 250 km/h, il 20% in più rispetto alla 296 GTB, e lo sviluppo ha seguito due principi base: da una parte l’evoluzione e il perfezionamento estremizzando la prestazione in aree come paraurti anteriore e sottoscocca, dall’altra il trasferimento di concetti aerodinamici maturati nelle competizioni.

… e di dinamica

In casa Ferrari, il concetto di emozione si declina seguendo cinque parametri: laterale, longitudinale, cambiata, frenata e sound. Per laterale si intendono le risposte al volante, associate alla facilità di guida al limite. Il longitudinale è la risposta dell’acceleratore e dell’accelerazione longitudinale al variare del regime del motore. La cambiata si misura tramite il feeling restituito al pilota a ogni cambio marcia, mentre la frenata è contraddistinta dal feeling del comando associato al pedale freno come corsa e risposta. Infine il sound, percepito come il livello accoppiato alla qualità del suono percepito nell’abitacolo.

Ferrari 296 Speciale
©Ferrari

La 296 Speciale è dotata di ABS Evo, co-sviluppato da Ferrari che sfrutta le informazioni provenienti dal sensore 6D integrandole in uno stimatore per arrivare a un valore molto preciso della velocità della vettura. Una miglior stima consente a sua volta di determinare il valore di slittamento di ciascuna ruota, ottimizzando così la distribuzione della frenata.

L’assetto elastico prevede rigidezze e angoli cinematici appositamente calibrati per ottimizzarne il comportamento. La 296 Speciale è dotata di ammortizzatori Multimatic a taratura singola e molle in titanio per contenere al massimo il peso: la caratteristica degli ammortizzatori è stata ottimizzata con sessioni di test virtuali che hanno permesso di definire le condizioni di smorzamento migliori per l’utilizzo in pista e su strada.

Ferrari 296 Speciale: la scheda tecnica

MOTORE TERMICO

  • Tipologia: V6 – 120° – biturbo – carter secco
  • Cilindrata totale: 2992 cm3
  • Alesaggio e corsa: 88 mm x 82 mm
  • Potenza massima: 515 kW (700 CV) a 8000 giri/min.
  • Coppia max: 755 Nm a 6000 giri/min.
  • Regime massimo: 8500 giri/min.
  • Rapporto di compressione: 9,4:1
  • Potenza specifica: 234 CV/L

SISTEMA IBRIDO

  • Potenza max ibrido: 648 kW (880 CV)
  • Potenza max di guida in eDrive: 113 kW (154 CV)
  • Capacità batteria: 7,45 kWh
  • Autonomia max elettrica: 25 km

DIMENSIONI

  • Lunghezza/larghezza/altezza: 4625, 1968, 1181 mm
  • Passo: 2600 mm
  • Carreggiata anteriore: 1665 mm
  • Carreggiata posteriore: 1632 mm
  • Peso a secco: 1410 kg
  • Rapporto peso a secco/potenza: 1,60 kg/CV
  • Distribuzione dei pesi: 40% ant. / 60% post.

CAPACITÀ

  • Serbatoio: 65 l (10 l riserva)
  • Vano baule: 169 l
  • Panchetta posteriore: 112 l

PNEUMATICI E CERCHI

  • Anteriore: 245/35 ZR 20 J9.0
  • Posteriore: 305/35 ZR 20 J11.0

FRENI

  • Anteriore: CCM, 398 x 223 x 38 mm
  • Posteriore: CCM, 360 x 233 x 32 mm

TRASMISSIONE E CAMBIO

  • Cambio F1 a doppia frizione e 8 rapporti

CONTROLLI ELETTRONICI

  • SSC 9.0, TC, eDiff, SCM, FDE2.0, EPS, ABS Evo/EBD all range-all grip con recupero di energia extraboost

PRESTAZIONI E CONSUMI

  • 0-100 km/h 2,8 s
  • 0-200 km/h 7,0 s
  • 200-0 km/h 106 m
  • Velocità max: >330 km/h
  • Consumo ed emissioni CO2 in corso di omologazione

Da Sparco, mai più colpi di calore in F1

Sparco ha ideato, progettato e realizzato il primo underwear che rinfresca i piloti di F1: alcuni tubi in silicone in cui scorre dell’acqua corrono lungo una maglia da indossare sotto la tuta da gara

Nell’ottobre del 2023, al di là dei risultati sportivi, alla fine il vero dominatore assoluto del GP di F1 del Qatar è stato soltanto uno: il caldo asfissiante.

Diversi piloti, denunciano in quei giorni i team, accusano malori prima, durante e dopo la gara.

Va peggio a Logan Sargeant, che al 42esimo giro comunica via radio ai paddock Williams di aver bisogno di una sosta.

Lo stesso accade al canadese Lance Stroll, mostrato dalle dirette televisive mentre faticosamente esce dall’Aston Martin numero 18 per barcollare fino ad un’ambulanza.

A Sargeant, comunicherà il team William qualche ora dopo, sono stati riscontrati i sintomi di una forte disidratazione che si è aggiunta ai postumi di un’influenza accusata giorni prima.

Stroll, al contrario, nel corso di un’intervista post-gara confesserà di aver avuto l’impressione di essere prossimo ad uno svenimento con attimi di totale oscuramento della vista.

Tante sollecitazioni

sparco

Certo, fa tutto parte della straordinaria sollecitazione fisica a cui sono sottoposti i piloti professionisti tra velocità, stress enormi e temperature esterne spesso proibitive, registrate sui diversi circuiti del lungo campionato della massima divisione del motorsport.

Perché malgrado la tecnologia abbia fatto passi da gigante, in fondo su certi dettagli poco è cambiato rispetto agli albori della F1, quando i piloti erano considerati esseri sovrannaturali proprio perché resistere a tutto faceva la differenza fra vivere e morire.

È proprio per rispondere al problema delle temperature proibitive che si raggiungono a bordo delle monoposto di F1, ma anche sulle vetture impegnate nei campionati come Indycar, Drag Racing, Rally e Nascar, quando nel corso delle gare organizzate in zone del pianeta il caldo diventa l’avversario più tenace che ci sia, che la “Sparco”, azienda specializzata nei componenti automobilistici ma soprattutto nell’abbigliamento tecnico da competizione, ha pensato di trovare un rimedio.

L’idea, ribattezzata “Cooling Top Underwear Sparco R586”, è un innovativo sistema refrigerante integrato in grado di mettere d’accordo il confort termico del pilota garantendo sicurezza e performance.

Underwear Sparco: studiato con i piloti

Arrivare al risultato ha significato lunghi anni di studio, anche per risolvere l’imperativo assoluto di non creare impedimenti o fastidi ai piloti nei delicati momenti delle gare.

Non a caso, il punto di partenza è stato chiedere suggerimenti e feedback agli stessi professionisti delle competizioni, coloro che più di ogni altro tecnico sanno cosa può servire all’interno dell’abitacolo e più che altro come dev’essere fatto per non diventare un ingombro.

sparco

Il risultato, il Cooling Top R586 Underwear Sparco, è al momento l’unico underwear brevettato e omologato FIA 8856-2018 personalizzabile con i loghi di team e sponsor, ma soprattutto è il primo e unico sistema dotato di tubi refrigeranti che è possibile configurare sulle indicazioni e le preferenze di ogni singolo pilota.

Tecnicamente di tratta di una maglia da indossare sotto la tuta da gara, realizzata con materiale ignifugo ma “intarsiato” con un routing modulare che può svilupparsi front, back o full (anteriore, posteriore o entrambi) attraverso cui scorre una combinazione di acqua e glicolene: per attivarlo è sufficiente collegarlo al “chiller”, una piccola macchina termica, mentre il sistema “quick release” permette aggancio e sgancio rapidi, senza alcuna perdita di liquido.

In più, il sistema si applica attraverso pannelli modulari che evitano le cuciture a diretto contatto con la pelle, mentre i tubi sono in silicone, studiati per evitare pieghe che possano bloccare la circolazione del liquido.

Un lungo percorso fatto di studio, test, scelta dei materiali e perfezionamenti che sta per vivere uno dei momenti più attesi: il Cooling Top R586 Underwear Sparco debutta nell’ormai prossimo GP di Miami, in programma domenica 4 maggio, sotto le tute dei piloti di cinque team che al momento non sono stati ancora svelati.

Ma saranno al fresco, è sicuro.

Hyundai e Plus presentano un ecosistema di trasporto merci autonomo a idrogeno all’ACT Expo 2025

© Hyundai Motor

Hyundai e la tech company Plus hanno unito le forze all’Advanced Clean Transportation (ACT) Expo 2025 in California.

Hanno presentato una visione condivisa del futuro del trasporto merci a lungo raggio, con camion a idrogeno a guida autonoma.

Attraverso un concept video esclusivo, le due aziende mostrano come il connubio tra il camion XCIENT Fuel Cell di Hyundai e il software autonomo SuperDrive di Plus possa dare vita a un ecosistema scalabile, efficiente e a zero emissioni.

La collaborazione segna un passo concreto verso un modello di logistica sostenibile, riducendo drasticamente le emissioni e migliorando la sicurezza stradale grazie all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei veicoli commerciali.

Tecnologia avanzata per un futuro sostenibile

Il camion XCIENT Fuel Cell, già in uso in vari progetti pilota, è alimentato a idrogeno e progettato per trasporti a lunga distanza. L’aggiunta del sistema di guida autonoma SuperDrive permette di ottimizzare i percorsi, ridurre i consumi e garantire una maggiore sicurezza.

Hyundai Motor crede in un futuro sostenibile alimentato da tecnologie fuel cell avanzate – ha dichiarato Jim Park, vicepresidente senior per i veicoli commerciali e lo sviluppo dell’idrogeno in Nord America di Hyundai – la nostra partnership con Plus è fondamentale per portare l’autonomia nei camion a idrogeno e offrire soluzioni sicure ed efficienti ai nostri clienti”.

Anche David Liu, CEO di Plus, sottolinea il valore dell’innovazione condivisa: “Questi veicoli rappresentano un’evoluzione decisiva per il trasporto sostenibile. Unendo guida autonoma e zero emissioni, poniamo le basi per un sistema logistico più pulito e reattivo”.

Una roadmap per l’autotrasporto a idrogeno

Il concept presentato si concentra su un piano realistico e progressivo. Iniziare con l’adozione su rotte ad alta intensità di traffico merci (hub-to-hub), per poi espandersi grazie alla creazione di infrastrutture strategiche per il rifornimento di idrogeno. Ogni nuovo percorso abilita ulteriori investimenti, creando un ciclo virtuoso tra diffusione dei veicoli e sviluppo della rete di supporto.

I benefici sono, oltre alle zero emissioni allo scarico, tempi di rifornimento rapidi, autonomia elevata, bassa rumorosità operativa e manutenzione ridotta.

Primi positivi risultati negli Stati Uniti

Hyundai Motor è già operativa sul campo. Nel porto di Oakland e Richmond, 30 camion XCIENT sono attivi grazie al progetto NorCAL ZERO, con oltre 450mila miglia percorse senza emissioni dall’autunno 2023.

In Georgia, altri 21 camion operano presso lo stabilimento Hyundai Metaplant America, supportati da produzione e rifornimento di idrogeno in loco. Questi veicoli gestiscono metà della logistica interna dello stabilimento sotto l’iniziativa HTWO Logistics, in collaborazione con GLOVIS America.

Con il marchio HTWO, Hyundai mira a trasformare il proprio ecosistema a idrogeno in una piattaforma aperta per collaborazioni globali. L’obiettivo, accelerare la transizione energetica nel settore logistico e contribuire a un futuro a zero emissioni.

© Hyundai Motor

BYD Sealion 7 AWD, il SUV elettrico che accelera come una sportiva

BYD Sealion 7 è un SUV elettrico di segmento D che fonde dinamismo stilistico, innovazione tecnologica e performance su strada.

Il suo nome evoca il mare e la natura, ma il suo habitat naturale è l’asfalto urbano e le strade extraurbane, dove può esprimere tutto il potenziale del suo propulsore EV di ultima generazione.

Dopo il primo contatto di gennaio (qui) abbiamo provato la versione top di gamma Excellence AWD che sarà la protagonista della rubrica “Sotto la lente” nel prossimo numero di Auto Tecnica.

Linee fluide e muscoli d’acciaio

BYD afferma che le linee stilistiche della BYD Sealion 7 si ispirano all’acqua in movimento. La calandra chiusa, il cofano ribassato e l’aerodinamica ottimizzata riducono la resistenza all’avanzamento, migliorando l’efficienza energetica.

Il CX è particolarmente curato anche grazie al tetto spiovente e agli spoiler integrati mentre i gruppi ottici full LED, ispirati alle gocce d’acqua, offrono illuminazione adattiva e completano un frontale dalle forme affilate.

Le nervature laterali, oltre a contribuire alla rigidità strutturale, delineano un profilo che unisce robustezza e sportività, forse sacrificando un minimo la visibilità posteriore.

Un salotto high-tech su quattro ruote

All’interno, la BYD Sealion 7 è decisamente spaziosa e tecnologicamente evoluta. Il display centrale touch screen da 15,6 pollici è gestito dall’ultima versione del sistema operativo di proprietà e può ruotare dalla posizione orizzontale a quella verticale: un bell’effetto scenico, non c’è che dire!

Il cruscotto è interamente digitalizzato e tutte le funzioni sono aggiornabili Over-The-Air, cioè senza l’aiuto di strumenti esterni. Le grafiche sono ad alta risoluzione e i comandi vocali pronti e affidabili. Le luci ambientali multicolore, i materiali soft-touch e l’ampia superficie vetrata fissa del padiglione contribuiscono a una esperienza premium, curata anche nei dettagli.

La capacità di carico varia dai 58 litri nel vano anteriore (il cosiddetto “frunk” al posto del motore termico) fino ai 1.789 litri del bagagliaio posteriore con i sedili abbattuti. Un SUV ideale per l’utilizzo quotidiano e anche per i lunghi viaggi.

Scatta come un fulmine e si ricarica in un lampo

Il cuore tecnologico della BYD Sealion 7 è rappresentato dalla sua piattaforma e-Platform 3.0, abbinata a una batteria Blade da 91,3 kWh integrata nella scocca tramite tecnologia Cell-to-Body (CTB). Questa soluzione migliora la rigidità strutturale e consente una distribuzione ottimale delle masse.

La versione top di gamma Excellence AWD adotta un sistema a doppio motore per una trazione integrale on-demand, capace di sprigionare una potenza combinata di 390 kW (circa 530 CV). Il risultato è che arriva ai 100 km/h da fermo in circa 4 secondi, e raggiunge una velocità massima limitata elettronicamente di 215 km/h.

Per chi non ha mai provato, raggiungere i 100 km/h in 4 secondi è una gran bella esperienza su una vettura comoda come la BYD Sealion 7…

L’autonomia dichiarata è intorno ai 500 km (nel ciclo WLTP), mentre la ricarica in DC fino a 230 kW consente di passare dal 10 all’80% di carica in 24 minuti. Il sistema di gestione termica avanzato assicura performance stabili anche in condizioni ambientali critiche.

Guida assistita al top

Il pacchetto di assistenza alla guida (ADAS) comprende tutte le tecnologie di ultima generazione: mantenimento attivo della corsia, frenata automatica d’emergenza, riconoscimento pedoni e ciclisti, rilevamento della stanchezza, cruise control adattivo con funzione stop&go.

E se per sbaglio vi distraete fissando troppo a lungo il navigatore, nessun problema! Un occhio sul cruscotto e un discreto alert vi segnalerà di riportare la vostra attenzione sulla strada.

Le telecamere panoramiche a 360° e i sensori radar e ultrasonici completano un sistema che offre un livello 2+ di assistenza.

L’auto beneficia anche della batteria Blade come elemento portante, migliorando la protezione passiva e l’integrità del telaio in caso di impatto.

Più smart di uno smartphone

L’integrazione digitale è completa: compatibilità con Apple CarPlay, Android Auto, Wi-Fi onboard e un sistema di riconoscimento vocale AI-based che consente la gestione dei comandi principali senza distrazioni. La vettura è costantemente connessa alla rete grazie a un modulo 5G integrato, e gli aggiornamenti software OTA garantiscono un’evoluzione continua delle funzionalità.

Non mancano il caricatore wireless da 50W, porte USB-C ad alta potenza e la possibilità di utilizzare la funzione Vehicle-to-Load (V2L) per alimentare dispositivi esterni. Che volere di più?

Potenza e tecnologia a un prezzo equilibrato

La BYD Sealion 7 rappresenta un punto di sintesi tra estetica ispirata al mondo naturale e progettazione tecnica d’avanguardia. La scelta della piattaforma elettrica progettata in BYD, prestazioni elevate e dotazioni tecnologiche al vertice la posizionano come una proposta estremamente competitiva nel panorama dei SUV elettrici premium.

Di tutto rispetto anche le garanzie: 6 anni o 150mila chilometri per l’auto, 8 anni o 200mila chilometri per la batteria.

Per chi cerca un veicolo elettrico con contenuti avanzati, grande comfort e un’identità forte, la BYD Sealion 7 più che una possibilità è una certezza, a fronte di un prezzo d’acquisto compreso tra i 47.400 euro (per la versione 82.5 kWh Comfort) e i 57.390 euro per la 91.3 kWh AWD Excellence.

Intelligenza artificiale e qualità, la rivoluzione di BMW

© BMW Group

Il BMW Group punta sull’intelligenza artificiale per rendere il controllo qualità nella produzione dei veicoli più efficiente, preciso e personalizzato. Nello stabilimento di Ratisbona è in corso un progetto pilota innovativo, chiamato “GenAI4Q”, che sta dimostrando come l’IA possa trasformare concretamente i processi produttivi nel settore automotive e che probabilmente sarà standard con l’arrivo della Neue Klasse.

GenAI4Q, l’intelligenza artificiale al servizio della qualità

Il cuore dell’iniziativa è un software basato su intelligenza artificiale in grado di fornire raccomandazioni personalizzate per le ispezioni finali dei veicoli. Ogni giorno, nello stabilimento BMW di Ratisbona, circa 1.400 veicoli vengono sottoposti a controlli di qualità grazie a questo sistema avanzato.

Utilizzare l’intelligenza artificiale – afferma Armin Ebner, responsabile dello stabilimento di Ratisbona – ci permette di accelerare la digitalizzazione della nostra produzione, creando una fabbrica intelligente e connessa. In questo modo ottimizziamo i processi e generiamo valore aggiunto per i nostri clienti”.

Controlli qualità su misura per ogni veicolo

BMW è sinonimo di qualità premium e ogni singolo veicolo viene costruito su misura per soddisfare le esigenze specifiche del cliente. Nella linea di assemblaggio di Ratisbona, ogni 57 secondi esce un’auto diversa: può essere dotata di motore termico, ibrido plug-in o elettrico, e con configurazioni uniche.

In questo contesto – spiega Rüdiger Römich, responsabile del Test Floor e del Finish dell’assemblaggio – l’IA sviluppata nel progetto GenAI4Q gioca un ruolo cruciale. Il nostro strumento di intelligenza artificiale genera un catalogo di ispezioni personalizzato per ogni veicolo, basandosi sulle specifiche del cliente e sui dati di produzione in tempo reale”.

Come funziona l’IA nel controllo qualità

Il sistema elabora enormi quantità di dati. Non solo le caratteristiche del veicolo (modello, optional, motorizzazione…) ma anche informazioni aggiornate in tempo reale dal processo produttivo. L’IA riconosce le correlazioni per determinare quali controlli siano necessari, in quale ordine eseguirli e come presentarli agli operatori.

Il tutto avviene attraverso una app intuitiva, che guida gli operatori passo dopo passo e consente anche di registrare i risultati vocalmente grazie a una funzionalità integrata di riconoscimento vocale e trascrizione automatica.

Il progetto GenAI4Q è frutto della collaborazione tra il BMW Group e la startup tedesca Datagon AI, con sede a Monaco. Una sinergia tra industria e innovazione tecnologica che rappresenta un modello virtuoso per il futuro della smart manufacturing.

© BMW Group

Omoda 3, Omoda 7 e Omoda 9, ecologiche e “targettizzate”

Nel giro di neanche un mese, il marchio Omoda ha scoperto le carte mostrando con le anteprime di Omoda 3, Omoda 7 e Omoda 9 i tre modelli che da qui a un anno o poco più andranno a completare la sua offerta europea aggiungendosi alla pioniera Omoda 5.

Malgrado la piattaforma sia condivisa, così come gran parte delle tecnologie, il marchio di Chery non intende cadere nell’errore del cosiddetto “effetto matrioska”, cioè proporre un modello sostanzialmente uguale in taglie e misure differenti, ma piuttosto caratterizzare ogni vettura focalizzando un preciso profilo di clientela. Se Omoda 5 ha ricoperto, sin dal debutto, il ruolo di compatta “fashion”, accessibile e tecnologica ma con un’estetica che insegue la moda, per Omoda 3, Omoda 7 e Omoda 9 look e dimensioni sono calibrati su misura per un determinato pubblico.

Omoda 9, a un passo dal lusso

L’ammiraglia Omoda 9 è stata la prima a debuttare: presentata all’inizio di aprile in occasione della Milano Design Week, è un SUV di 4,8 metri dalle linee eleganti ma non prive di un certo dinamismo, e interni curati dominati da un doppio display centrale composto da due unità da 12,3″.

Omoda 9, gli interni (foto Omoda)

Il suo gruppo propulsore è l’annunciata evoluzione dell’ibrido SHS lanciato sulla Jaecoo 7 pochi mesi fa, un powertrain che riassume in sé caratteristiche di un ibrido e di un elettrico con range extender, con ampie riserve di energia che consentono percorrenze superiori ai 1.100 km.

 

Omoda 9 SHS

La versione che esordisce su Omoda 9 alza ancora il livello di performance, mobilità ed efficienza aggiungendo al gruppo anteriore, con motore a benzina 1.5, elettromotore e motogeneratore, un ulteriore un motore elettrico sul posteriore. La potenza totale arriva a ben 537 CV con 650 Nm di coppia massima. Si tratta della prima Omoda a trazione integrale (i-Awd) e dispone di una batteria litio ferro fosfato da 35 kWh (di poco inferiore a quella di una piccola elettrica pura come la Renault 5 e-Tech) e di un ampio serbatoio.

Omoda 9 (foto Omoda)

Omoda 9 SHS i-Awd promette percorrenze a trazione elettrica che vanno dai 145 ai 181 km (ciclo WLTP misto o urbano) e anche qui, non meno di 1.100 km con un rifornimento completo di carburante ed energia. Quest’ultima si può effettuare anche in corrente continua fino a 65 kW. Già annunciato il prezzo della versione unica, che costa 51.900 euro senza ulteriori opzioni.

Omoda 7 (foto Omoda)

Omoda 7, ibrida per giovani ambiziosi

Destinata a piazzarsi poco sotto la Omoda 9, la Omoda 7 punta a un pubblico giovane in cui convivano ambizione e maturità. Lunga 4,62 metri, esattamente a metà tra i modelli 5 e 9, ne è l’equilibrata via di mezzo anche sotto l’aspetto stilistico, ma al tempo stesso punta su soluzioni molto originali, iniziando dal display scorrevole da 15,9″ che si muove su un binario per arrivare all’illuminazione intelligente, all’assistente vocale evoluto e al sedile anteriore con funzione massaggio.

La base è la stessa della 5 ma per il momento la Casa ha citato come prima motorizzazione disponibili la Super Hybrid System di Jaecoo 7, con 347 CV, batteria da 18,3 kWh che assicura un centinaio di km di autonomia in modalità elettrica e oltre 1.200 complessivi. Attesa per l’estate, costerà tra i 32.000 e i 38.000 euro.

La presentazione di Omoda 3 all’Omoda Day in Cina (foto Omoda)

Omoda 3, un’astronave per tutti 

La terza novità è quella che si farà attendere più a lungo, fino all’inizio del 2026, ma che proietterà Omoda ancora più a fodno nel mercato di massa. Si chiama Omoda 3 ed è il quarto e più piccolo dei SUV/crossover del brand cinese. Alla lunghezza di 4,3 metri unisce un design più audace, fatto di linee spezzate che ricordano un po’ alcui modelli Toyota e Lexus, e promette un’esperienza a bordo ispirata alla fantascienza.

Il suo posizionamento sarà decisamente competitivo: si attendono infatti prezzi compresi tra 20.000 e 25.000 euro e una scelta di motori che andrà dal benzina all’elettrico passando per l’ibrido, con una versione probabilmente semplificata dell’SHS.

Nissan Formula E Team pronto alla sfida di Monte Carlo

© Nissan Formula E Team

Il Nissan Formula E Team si prepara a vivere un momento cruciale del Campionato mondiale ABB FIA Formula E 2024/25, affrontando per la prima volta nella storia della categoria una doppia gara sul leggendario circuito cittadino di Monte Carlo. L’appuntamento – in programma sabato 3 e domenica 4 maggio – rappresenta la sesta e la settima tappa della stagione e potrebbe rivelarsi decisivo per la corsa al titolo.

Il fascino di un circuito unico

Il tracciato del Principato, lungo 3.337 metri, è uno dei più famosi al mondo. Include curve celebri come il tornante del Grand Hotel, la chicane della Piscina e l’insidiosa Rascasse. Sebbene storicamente difficile per i sorpassi, nelle ultime edizioni il circuito ha regalato spettacolo. L’anno scorso se ne sono registrati ben 197, segno della crescente competitività della Formula E.

Rowland e Nissan in testa alle classifiche

Il team giapponese arriva all’appuntamento più glamour della stagione in grande forma. Oliver Rowland è leader della classifica piloti dopo cinque gare, con due vittorie e tre podi, e Nissan è in testa alla classifica costruttori.

Accanto a Rowland, il francese Norman Nato, reduce dalla sua prima pole position ottenuta a Miami, punta a un riscatto proprio nella sua gara di casa dopo la penalità che lo ha privato della vittoria in Florida.

Monte Carlo è sempre speciale – ha commentato Rowland – Correre qui è un sogno che si avvera ogni volta e con due gare nel weekend, sarà fondamentale restare concentrati e raccogliere punti preziosi per il campionato”.

Le chiavi del successo nel Principato

La doppia gara rappresenta una novità assoluta per la Formula E sul circuito monegasco. Sia sabato sia domenica le prove libere inizieranno alle 7:30, seguite dalle qualifiche alle 10:40 e dal via alle gare alle 15. A rendere ancora più interessante il weekend sarà il ritorno del Pit Boost, una novità strategica introdotta proprio per aumentare le opportunità di sorpasso su circuiti stretti come Monte Carlo.

© Nissan Formula E Team

Sarà un weekend intenso – ha dichiarato Tommaso Volpe, General Manager di Nissan Formula E – senza possibilità di shakedown e con sessioni ravvicinate. La preparazione sarà tutto, vogliamo consolidare la nostra leadership e puntare al vertice anche nella classifica team”.

Per Norman Nato un ritorno a casa

Per Norman Nato, nativo di Cannes, correre a Monte Carlo ha un sapore particolare. Dopo un fine settimana positivo a Miami, dove ha mostrato tutto il suo potenziale, il pilota francese vuole confermarsi tra i protagonisti.

Monte Carlo – ha dichiarato il pilota – è una pista che conosco bene e che amo. Il nostro obiettivo è continuare il trend positivo. Sarà dura fisicamente e mentalmente, ma siamo pronti”.

Nissan e la Formula E: un impegno a lungo termine

Nissan partecipa alla Formula E dalla stagione 2018/19, ed è oggi l’unico costruttore giapponese nel campionato. Dopo aver acquisito il team e.dams nel 2022, ha rafforzato ulteriormente il proprio impegno, annunciando la sua permanenza nella serie elettrica almeno fino al 2030, contribuendo allo sviluppo delle nuove monoposto Gen4.

Attraverso la Formula E, Nissan porta avanti la sua visione di mobilità sostenibile e tecnologia avanzata, in linea con l’ambizioso piano Ambition 2030, che prevede la completa elettrificazione della gamma nei principali mercati entro l’inizio del prossimo decennio.

© Nissan Formula E Team

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