
Nell’immenso repertorio delle cose che gli italiani firmano senza leggere, esiste da anni un piccolo capolavoro: la clausola assicurativa che dice, con elegante distacco, che sì, ognuno è libero di portare l’auto incidentata dal proprio carrozziere di fiducia, ma al netto di una franchigia del 20% in più sul costo della riparazione.
Libertà è una parola bellissima, purché a pagare sia qualcun altro.
Beh, la Corte di Cassazione ha deciso che forse questa libertà a pagamento non è proprio il massimo dell’eleganza giuridica.
Con l’ordinanza n. 10797/2026, depositata il 23 aprile scorso e firmata dal presidente Luigi Alessandro Scarano, la Suprema Corte ha fatto quello che molti aspettavano: ha messo in discussione la legittimità di queste clausole, rimandando il caso alla Corte d’Appello di Milano con un messaggio abbastanza inequivocabile.
Sia chiaro: non si tratta di una sentenza definitiva, ma di un segnale che nel settore assicurativo ha fatto parecchio rumore.
Come si è arrivati fin qui
La storia comincia con un automobilista e la compagnia MMA IARD Assurance, che nei propri contratti aveva inserito una condizione pittoresca: chi sceglie una carrozzeria non convenzionata paga il 20% in più di franchigia sul costo della riparazione.
Tradotto: liberi di andare ognuno dove gli pare, ma la libertà costa.
Il Tribunale di Milano, in primo grado, aveva liquidato la clausola come abusiva e nulla, riconoscendone il carattere limitativo nei confronti del consumatore.
La Corte d’Appello aveva poi ribaltato tutto, ritenendola invece perfettamente legittima e rispettosa degli equilibri contrattuali.
E ora la Cassazione ha annullato l’ultima sentenza, ordinando un nuovo esame alla stessa Corte d’Appello, in diversa composizione, che è un modo istituzionale per dire: riprovateci, ma stavolta cercate di fare meglio.
Il punto che i giudici supremi vogliono sia chiarito è se una clausola del genere produca “un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto” a danno del contraente più debole.
E soprattutto – ed è qui che la questione si fa davvero interessante – se limita “la possibilità per il consumatore di esplicare pienamente la propria autonomia contrattuale nella fondamentale espressione rappresentata dal libero accesso al mercato”.
In italiano corrente: si paga per poter scegliere con la propria testa?
La Cassazione precisa inoltre che una clausola simile non può essere valutata come se fosse staccata dal resto del contratto, ma va letta nell’insieme di tutti gli obblighi e i diritti che la polizza genera, per capire se il quadro complessivo penalizzi chi ha la sfortuna di essere la parte meno potente.
Cioè gli automobilisti, per chi aveva ancora qualche dubbio.
La perfezione della stramberia
Il meccanismo che denuncia “Federcarrozzieri”, l’associazione nazionale delle autocarrozzerie, che da anni porta avanti questa battaglia, è di rara comicità.
L’assicurazione copre il danno, ma se si fa riparare dove preferisce l’automobilista vale meno.
Stessi pezzi di ricambio, identica manodopera e medesime ore di lavoro, ma prezzi diversi a seconda di chi impugna lo spray.
Un po’ come se al supermercato il prezzo del latte cambiasse in base a chi lo mette nel carrello.
Il sistema delle carrozzerie convenzionate ha una sua logica, va detto. Le compagnie assicuratrici selezionano una rete di officine con cui stringono accordi che includono tariffe predefinite, procedure standardizzate e tempi di liquidazione più rapidi.
Dal punto di vista dell’assicurazione, è efficienza, ma da quella dell’automobilista si profila come una costrizione vestita da opportunità.
“Un paradosso assurdo”, lo chiama il presidente di Federcarrozzieri Davide Galli, che sulla soddisfazione per l’ordinanza non mette nessun filtro: “la decisione “potrebbe portare alla nullità di quelle clausole che impongono costi illegittimi agli automobilisti che riparano la propria vettura presso un carrozziere di fiducia”.
Ma Galli va oltre la questione economica e tocca un nervo ancora più scoperto: i prezzi praticati nelle carrozzerie convenzionate sono spesso stabiliti al ribasso dalle compagnie stesse, il che pone qualche interrogativo su quanto la riparazione sia realmente “garantita”.
Risparmiare sull’intervento può voler dire tirare la cinghia sulla qualità, e a pagarne le conseguenze, alla fine, è sempre l’automobilista, che magari scopre il problema alla prossima frenata.
Un settore in attesa
Per capire il peso di questa vicenda bisogna inquadrarla in un contesto più ampio. Le carrozzerie indipendenti italiane denunciano da tempo quello che descrivono come una concorrenza sleale di sistema costruita inserendo nei contratti assicurativi condizioni che orientano o dirottano il comportamento del consumatore.
Non c’è nulla di illegale nell’offrire sconti a chi usa le proprie officine convenzionate, ma diventa un problema quando quei meccanismi trasformano la libera scelta in un onere aggiuntivo.
La legge sulla Concorrenza del 2017 aveva già provato ad affrontare il tema, prevedendo che il principio di libertà di scelta del riparatore si applicasse anche alla RC Auto obbligatoria. L’applicazione, però, è rimasta nell’aere.
L’ordinanza della Cassazione, secondo gli esperti del settore, potrebbe dare nuova linfa al principio, estendendo il ragionamento ben oltre il caso specifico, che riguardava una polizza accessoria facoltativa per atti vandalici, coinvolgendo l’intera architettura delle clausole assicurative sulle riparazioni.
C’è anche chi intravede nell’ordinanza un possibile “assist” per i riflettori dell’Antitrust, che sul tema dei rapporti tra compagnie assicuratrici e rete riparativa ne aveva accesi parecchi.
E da qui in poi?
La palla torna a Milano. Se la Corte d’Appello seguirà il ragionamento tracciato dalla Cassazione dichiarando nulla la clausola, potrebbe aprirsi uno scenario inedito per milioni di automobilisti italiani, con la possibilità di portare l’auto dal proprio carrozziere senza dover mettere in conto una penale mascherata da franchigia.
La fine, almeno in linea di principio, del ricatto gentile del “puoi scegliere, ma ti conviene non farlo”.
E le conseguenze sul mercato potrebbero essere significative: un riequilibrio tra officine convenzionate e indipendenti, una revisione delle condizioni contrattuali offerte dalle compagnie, forse persino una concorrenza più vera sulla qualità delle riparazioni piuttosto che sui meccanismi di fidelizzazione forzata.
Per ora, le compagnie assicuratrici hanno preferito non commentare.
Del resto, è difficile trovare le parole giuste quando la Cassazione dice che la clausola inserita in milioni di contratti potrebbe essere nulla.
Per certe cose servono fiato e tempo, a volte quanto l’attesa in carrozzeria, ma stavolta almeno quella di fiducia.















