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La fabbrica digitale BMW di Landshut guida l’innovazione nella produzione

La fabbrica digitale BMW di Landshut - foto © BMW

Il futuro dell’automotive passa dalla digitalizzazione della produzione, e lo stabilimento BMW Group di Landshut si conferma pioniere di questa trasformazione.

In occasione dello Smart Factory Day del 14 e 15 maggio 2025, il sito produttivo bavarese ha mostrato come l’integrazione tra intelligenza artificiale, controllo digitale dei processi, logistica smart e qualità automatizzata stia ridefinendo gli standard dell’industria automobilistica.

Una fabbrica digitale per veicoli digitali

Dietro ogni auto digitale deve esserci anche una fabbrica digitale” afferma Thomas Thym, Direttore dello stabilimento di Landshut.

Non si tratta solo di implementare tecnologie avanzate, ma di orchestrare una trasformazione sistemica, in cui ogni elemento della fabbrica è connesso, analizzabile e ottimizzabile in tempo reale.

Attraverso l’analisi dei dati basata su AI, Landshut è in grado di individuare anomalie nei flussi produttivi e prevenire potenziali attacchi informatici. L’automazione intelligente, inoltre, permette un controllo qualità continuo e preciso, a tutto vantaggio dell’efficienza produttiva.

Shopfloor.Digital per una produzione globale connessa

Lo stabilimento è parte attiva del programma strategico Shopfloor.Digital, che mira a standardizzare i processi produttivi e IT in tutti i 30 siti produttivi del BMW Group.

Un’architettura cloud centralizzata, strumenti AI-driven e automazione avanzata permettono una produzione data-driven, adattabile e resiliente.

Innovazione tecnica nell’impianto di Landshut – foto © BMW

Come mette in evidenza Franz Heigl, responsabile Digitalizzazione Produzione Componenti, “consideriamo la complessità come un’opportunità. I dati ci permettono di migliorare costantemente i nostri processi”.

Semplificare per creare valore

La digitalizzazione si estende anche al lean management, con mappe digitali dei processi, gestione automatizzata delle interruzioni e valorizzazione delle attività ad alto valore aggiunto.

L’approccio lean digitale punta a snellire i flussi, favorendo decisioni rapide e strategiche, allineate agli obiettivi aziendali.

Produzione e logistica intelligenti secondo BMW

Lo stabilimento utilizza una rete di sensori, dati in tempo reale e algoritmi predittivi per ottimizzare la catena di fornitura, ridurre sprechi e prevenire colli di bottiglia.

Un esempio concreto è la produzione dell’unità di controllo batteria BMW Energy Master, elemento cruciale per i veicoli elettrici della Neue Klasse.

Grazie a telecamere AI e test 100% in linea, la qualità è garantita fin dalle fasi iniziali. Il BMW Energy Master sarà fornito a tutti gli impianti di assemblaggio batterie nel mondo, a dimostrazione dell’importanza strategica di Landshut nel panorama globale.

Un cockpit ad automazione spinta

Nella linea dei cockpit, l’efficienza è portata all’estremo: 50 parametri di qualità vengono verificati in soli 30 secondi, seguiti da un sistema di trasporto autonomo per l’imballaggio e la movimentazione dei componenti.

Nessun sistema di controllo esterno: i veicoli AGV (Automated Guided Vehicles) si muovono in completa autonomia.

Tomografia computerizzata nella fonderia

La fonderia di metalli leggeri è all’avanguardia nella produzione di alloggiamenti in alluminio per motori elettrici.

Impianti BMW a Landshut – foto © BMW

Ogni pezzo è sottoposto a una scansione CT completamente automatizzata: in 42 secondi, 2400 immagini generano un modello 3D, analizzato in tempo reale grazie all’intelligenza artificiale.

Questa integrazione consente un controllo qualità inline senza precedenti.

Zero difetti nella supply chain

Il Zero Defect Supply Chain Campus forma i fornitori su temi di digitalizzazione, gestione della produzione e filosofia zero difetti.

BMW promuove così una filiera stabile e digitalmente competente, in un’ottica di co-creazione del valore con i partner.

Innovazione aperta per tutti i dipendenti

Il cuore pulsante dell’innovazione è l’AI Lab, uno spazio di sperimentazione dove i dipendenti possono testare nuove soluzioni digitali.

Con strumenti come PowerApps e l’AIQX per il controllo qualità automatizzato, Landshut stimola la cultura della digitalizzazione in ogni reparto, favorendo l’intelligenza collettiva e l’automazione bottom-up.

Con Landshut, BMW dimostra che il futuro della mobilità si costruisce oggi, con fabbriche interconnesse, intelligenti e capaci di evolvere insieme ai veicoli che producono.

L’apporto umano nella fabbrica digitale – foto © BMW

È il paradigma della fabbrica digitale, non come slogan, ma come realtà industriale concreta, scalabile e replicabile.

Hyundai Tucson Full-Hybrid VS Plug-in Electric Feeling

I vent’anni di Hyundai Tucson: Charles Lindbergh aveva appena vent’anni, quando gli riesce la prima trasvolata oceanica, e vent’anni erano anche quelli di Walt Disney, giovane e ambizioso disegnatore che fonda a Los Angeles il suo primo studio di animazione.

Vent’anni, e per di più tutti da ricordare, sono quelli che ha compiuto la Tucson, best-seller dei coreani di Hyundai capace di adeguarsi ai tempi come pochi altri modelli e soprattutto di riservarsi uno spazio nella parte alta del segmento C-Suv, sulla spinta dei 7 milioni di esemplari venduti in due decenni di onorata carriera.

Tucson debutta nel lontano 2004, quando i Suv erano il “must have” del mercato automobilistico mondiale, e da allora ha attraversato i giro di calendario presentandosi al traguardo delle venti candeline adeguandosi ai tempi, compresi quelli attuali, che pretendono dall’automobile tutte le attenzioni possibili verso l’ambiente. La gamma del più recente facelift si basa su due motori Hyundai Smartstream, il turbo benzina 1.6 T.GDI e il pari cilindrata GDI diesel, disponibili su diversi livelli di elettrificazione.

Abbiamo messo a confronto due delle tre varianti della gamma elettrificata, la 1.6 Full-Hybrid 2WD e la 1.6 Plug-In 20h Anniversary, che rappresentano anche due diverse filosofie di vivere l’elettrico.

PERSONAL STYLE

In Hyundai lo definiscono “Sensuous Sportiness”, ed in effetti – usando un gioco di parole – la linea scolpita nasce per colpire. Spigoli vivi, giochi di proporzioni e muscolatura guizzante sprizzano energia e voglia di correre, malgrado la vocazione resti sempre e comunque quella familiare. Più alta e lunga rispetto alla generazione precedente, a dare carattere alla Tucson ci pensano una griglia frontale dominata dalle “Parametrics Hidden Lights”, mentre le fiancate giocano con linee a cuneo e il posteriore si affida ai gruppi ottici a sviluppo orizzontale che si fondono nella silhouette creando un personalissimo e attuale linguaggio di design. Ben 9 le tinte carrozzeria disponibili, tra cui i nuovi Shimmering Silver, Amazon Gray e Phantom Black.

INTERNI TECNO-ELEGANCE

Le misure maggiori (+20 mm in lunghezza, 15 in larghezza con passo +10 mm), contribuiscono a regalare spazio e confort all’abitacolo e al bagagliaio, che in base ad allestimento e motore può partire da 616 litri per arrivare a 1.795 abbattendo i sedili posteriori.

Ma quella interna è soprattutto la zona dove si celebra il matrimonio fra lusso e tecnologia: al dual cockpit digitale configurabile con schermo da 10,25” e il cruscotto digitale, si aggiunge un nuovo display centrale touchescreen. I materiali soft-touch, che cambiano in base all’allestimento, sono di buona qualità al tatto, impreziositi dal sistema Ambient Light che offre 64 colori diversi per gli interni e dal “multi-Air Mode che sfrutta ventole interne dirette e indirette per assicurare un ambiente accogliente d’estate e d’inverno.

REPARTO ASSISTENZA

L’Apple Car Play e l’Android Auto in modalità wireless con Display Audio da 8” fanno coppia con il sistema di infotainment connesso a Hyundai Bluelink che racchiude servizi come Connected Routing, Lasti Mile Navigation e la nuova funzione personalizzabile “Profilo utente”.

Gli ADAS, i sistemi di assistenza alla guida, comprendono la tecnologia Multi-collision braking, la frenata autonoma di emergenza FCA con funzione Junction Turning, il Blind Sport View Monitor BVM, l’Highway Driving Assist HDA, il Blind-sport Collision-avoidance Assist (BCA) e il rilevamento stanchezza del conducente DAW che monitora lo stile di guida.

A completare il comparto sicurezza 7 airbag, compreso uno fra i due sedili anteriori per evitare urti fra guidatore e passeggero.

ANDANDO AL CUORE

Al top della gamma la Tucson Hybrid con motore 1.6 litri T-GDI da 230 CV abbinato ad un elettrico da 44.2 kW, con batteria agli ioni polimeri di litio e cambio automatico a sei rapporti, disponibile anche nella variante mild-hybrid con 150 o 180 CV e la scelta di cambio automatico a doppia frizione con 6 rapporti. Per finire la lineup con la mild-hybrid e la plug-in da 265 CV.

HYUNDAI TUCSON 1.6 FULL-HYBRID 2WD

Hyundai Tucson

215 CV totali, raggiunti mettendo insieme il 1.6 benzina da 160 CV e l’elettrico da 65, dotati di batteria da 1,49 kWh. Degno di nota il passaggio di consegne tra i due motori, impercettibile dall’abitacolo, come per i rumori esterni e sibili aerodinamici, indizio di un ottimo livello di insonorizzazione che insieme al notevole assorbimento delle asperità della strada e di un’ottima risposta dello sterzo, rendono il viaggio piacevole anche a velocità da diporto assoluto.

Ottima e ampia la visibilità anteriore e appena qualche mezzo punto in meno per quella posteriore, la trazione anteriore basta e avanza nell’uso quotidiano, così come il cambio automatico con convertitore di coppia a 6 rapporti e paddle al volante, per dare un po’ di soddisfazione quando scatta la voglia di darci dentro.

HYUNDAI TUCSON 1.6 PLUG-IN 20TH ANNIVERSARY

Hyundai Tucson È la versione che celebra i 20 anni della Tucson, riconoscibile dalla tinta “Pine Green Matte”, oltre che da cerchi in lega da 19”, tetto panoramico elettrico, interni in pelle-tessuto scamosciato e logo 20° anniversario.

A fare la differenza è soprattutto la batteria da 13,8 kWh che assicura 50 km circa di autonomia a zero emissioni (70 circa nell’uso urbano) e consente tre modalità di guida: automatica, ibrida ed elettrica. L’abbinamento con il 1.6 turbo benzina assicura 265 CV che si fanno sentire nello spunto.

La plug-in può essere ricaricata a casa con una normale presa domestica (fornita in dotazione) o una wallbox, oppure presso le stazioni di ricarica pubbliche.

La prova completa sul prossimo numero di “AutoTecnica”

Doppio spettacolo a Tokyo: Vandoorne e Rowland dominano l’E-Prix sotto la pioggia e in casa Nissan

Oliver Rowland (Nissan) sul podio al termine di Round 9 all'E-Prix di Tokyo 2025 - foto © Formula E

Nel Tokyo E-Prix 2025 Maserati e Nissan sono protagoniste con strategie brillanti e dominio tecnico, Rowland vola nel mondiale piloti, Vandoorne torna al successo dopo tre anni.

Il round giapponese del Campionato Mondiale ABB FIA Formula E 2024/2025 ha regalato due gare piene di emozioni, strategia e colpi di scena.

Stoffel Vandoorne ha trionfato nella gara bagnata di sabato, firmando la prima vittoria stagionale per Maserati MSG Racing.

Invece Oliver Rowland, pilota Nissan, ha conquistato la gara domenicale, vincendo in casa e consolidando la sua posizione di leader nel campionato piloti.

Round 8, Vandoorne torna a vincere azzeccando la strategia

La pioggia incessante su Tokyo non ha fermato Stoffel Vandoorne che ha sfruttato una strategia del team per conquistare il primo successo personale dal GP di Monaco 2022.

Il belga ha anticipato la sosta per il Pit Boost, bruciando rapidamente l’energia disponibile per aprire la finestra di rientro ai box, nella speranza di un’interruzione della gara.

La partenza sotto la pioggia di Round 8 al Tokyo E-Prix 2025 – foto © Formula E

La scommessa si è rivelata vincente. Una bandiera rossa causata dal ritiro di Maximilian Günther ha azzerato i distacchi, premiando Vandoorne con un vantaggio strategico irrecuperabile.

Nonostante le condizioni difficili, il campione della Stagione 8 ha gestito con esperienza il restart, tagliando il traguardo con oltre 30 secondi di margine su Oliver Rowland (Nissan).

Terzo gradino del podio per il giovane Taylor Barnard (NEOM McLaren), autore di una manovra spettacolare a curva 16, che lo ha portato al quarto podio stagionale nella sua stagione d’esordio.

Round 9, Nissan trionfa in casa con Rowland imbattibile

La domenica ha visto un copione diverso, ma con un altro protagonista noto. Oliver Rowland ha conquistato la sua quarta vittoria stagionale, regalando a Nissan un trionfo davanti al pubblico di casa.

Partito dalla pole, Rowland ha temporaneamente perso terreno dopo l’attivazione dell’Attack Mode, scivolando in sesta posizione. Ma negli ultimi minuti ha rimontato, fino a superare Pascal Wehrlein (TAG Heuer Porsche) in testa alla gara, sfruttando al meglio gli ultimi istanti di potenza extra, resistendo alla pressione e riportando Nissan sul gradino più alto del podio.

Dan Ticktum (CUPRA Kiro) ha completato il podio con un meritato terzo posto, con una Safety Car nelle ultime fasi di gara che gli ha impedito un possibile assalto alla vittoria.

Rowland allunga, Nissan comanda

Con i risultati di Tokyo, Rowland ha incrementato il vantaggio a 161 punti, 77 in più di Wehrlein che lo segue. Nissan guida anche le classifiche Team (176 punti) e Costruttori (225 punti), davanti a Porsche e Maserati.

Il weekend giapponese non è stato solo motorsport. Formula E ha rinnovato il suo impegno verso l’ambiente e il sociale attraverso iniziative concrete, come l’uso di energia rinnovabile al 100% (HVO sostenibile), tour didattici con la Inspiration Hour, eventi live con esperti di mobilità sostenibile, donazione di 25mila euro al Tokyo Council of Social Welfare per sostenere oltre 50 case-famiglia, e il programma FIA Girls on Track per ispirare oltre 120 giovani ragazze al mondo STEM e motorsport.

Il campionato ABB FIA Formula E continua con il doppio appuntamento di Shanghai il 31 maggio e 1° giugno, quando Nissan cercherà di difendere la sua leadership su un tracciato inedito e ricco di insidie.

Una fase di Round 9 al Tokyo E-Prix 2025 – foto © Formula E

Catl, il colosso cinese che domina il mercato delle batterie

La maggior parte di chi guida un’auto elettrica, probabilmente non sa di avere a bordo un componente realizzato dalla “CATL”, acronimo di “Contemporary Amperex Technology Co. Limited”, società con sede a Ningde, prefettura di Fujian, in Cina. Un colosso di proprietà del magnate Zeng Yuqun, uno degli uomini più ricchi del continente asiatico, con diversi impianti produttivi e altrettanti centri di ricerca e sviluppo fondato nel 2011 e specializzato nella produzione di batterie agli ioni di litio per veicoli elettrici che appena cinque anni dopo – nel 2016 – è riuscito a diventare uno dei principali fornitori dell’universo automotive, con una cinquantina di marchi che adottano le sue batterie, dai cinesi di BYD a Tesla e il gruppo Volkswagen.

Motivo di tanto successo la continua ricerca che nel 2019 ha portato il gruppo a presentare il primo veicolo al mondo dotato di tecnologia “cell-to-pack” che integra le cellule eliminando la presenza dei moduli: un doppio colpo che oltre ad alzare il volume di utilizzo del 20%, dimezza del 40% il numero dei componenti e di conseguenza tempi e costi.

SHENXING, LA PIÙ VELOCE

Un brevetto rivoluzionario che fa il paio con una novità presentata in anteprima al Salone di Shanghay qualche settimana fa: la seconda generazione della “Shenxing”, una batteria a ricarica ultrarapida in grado di assicurare 520 km di autonomia con 5 minuti netti di ricarica e la capacità di passare da 0 all’80% in un quarto d’ora. Quanto basta per essere stata prenotata da almeno una settantina di modelli in uscita.

PREDOMINIO ASSOLUTO

Preambolo necessario per spiegare che l’Asia, in una gara riservata a due fra Cina e Corea, non sta solo assumendo il comando dei mercati mondiali dell’auto, ma anche in quello della componentistica. Secondo un report della “Sne Research”, fra gennaio e marzo di quest’anno la Catl ha ormai conquistato il 38% della quota di mercato globale con 339,3 GWh complessivamente installati, ma è un solo piccolo indizio di una top ten di produttori di batterie per auto occupata da aziende cinesi. Al secondo posto svetta BYD (153,7 GWh), seguita dai coreani di LG (96,3). Appena giù dal podio un’altra cinese, la Calb (39,4 GWh), quindi la coreana Sk On (39), la giapponese Panasonic (35,1) e l’ennesima coreana, Samsung Sdi (29,6).

A certificare il predominio assoluto della Catl anche il via libera della “China securities regulatory commission” all’emissione di 220 milioni di azioni con una nuova quotazione sulla borsa di Hong Kong, dopo quella a Shenzen. Secondo l’agenzia “Reuters”, l’offerta pubblica iniziale potrebbe sfiorare i 5 miliardi di dollari, diventano la più imponente quotazione di un’azienda cinese dopo quella del 2021 della “Kuaishou Technology”.

LA CONQUISTA DELL’EUROPA

Denaro fresco per le casse della Catl, che avrebbe intenzione di investire trasformando in dimensioni colossali l’impianto per la produzione di batterie da 100 GWh a Debrecen, in Ungheria, in grado di soddisfare le richieste dei marchi europei, che farebbe il paio con un altro in costruzione in Spagna, in joint venture con Stellantis, per la produzione di batterie al litio ferro fosfato. Sempre in Ungheria – tanto per spiegare la foga con cui presidente Orbán si era opposto alle misure europee contro l’imperversare dei marchi cinesi – dovrebbe sorgere uno stabilimento della BYD, anche se con l’ombra del sospetto di aver ricevuto sussidi da Pechino in contrasto con le leggi UE.

Ma qualche nuvola scura, sul cielo della Catl non manca: nel gennaio scorso, il Dipartimento per la Difesa statunitense ha inserito il colosso delle batterie nella black list di società che avrebbero anche interessi in campo militare. Sospetti che a Bruxelles, al contrario, non sembrano interessare.

UNA SUPREMAZIA PIANIFICATA NEI DETTAGLI

“La Cina è stata in grado di compiere un balzo dall’archeologia industriale alla tecnologia più moderna -ha spiegato in un’intervista a “Wired” Giuliano Noci, prorettore delegato del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano – e rispetto all’Europa non è stata frenata dalle incrostazioni industriali del passato. Ma nulla è frutto di improvvisazione, perché i cinesi pianificano con decenni di anticipo: adesso stanno già guardando al 2050. Le prime avvisaglie dell’attuale trasformazione innovativa si potevano intravedere già sul far degli anni 2000 quando per la prima volta il governo manifestò una forte attenzione per i temi della proprietà intellettuale: nel 2005 è nato il Piano made in China 2025, in cui è stato deciso che le industrie del paese dovessero primeggiare in una lunga serie di settori innovativi”. Et voila.

TEXA Diagnosis Contest 2025: dedicato ai futuri autoriparatori

TEXA Diagnosis Contest

Come tradizione, anche quest’anno, il 14 maggio scorso, si è svolto presso l’headquarter di TEXA, a Monastier di Treviso, il TEXA Diagnosis Contest, giunto alla 16esima edizione.

La più importante competizione nazionale dedicata ai futuri professionisti della riparazione ha registrato quest’anno il successo degli studenti Matteo Zanei e Dylan Fort del C.F.P. ENAIP Trentino di Villazzano (Trento).

I due si sono aggiudicati una stazione di ricarica clima KONFORT.

Al secondo e terzo posto il C.F.P. Luigi Einaudi di Bolzano e il C.F.P. Fondazione Casa della Gioventù, Trissino (Vicenza), con i team composti rispettivamente da Simone Baldessari e Gregorio Gobber, e da Flaminio Rey e Michele Zordan.

TEXA pensa ai giovani

In questa edizione, 28 ragazzi, provenienti da 9 regioni, si sono sfidati su 6 prove a tempo, per dimostrare di essere dei veri Tecnici Meccatronici 4.0, specializzati nella riparazione di guasti nei veicoli moderni.

Queste le prove da superare:

  • test a risposta multipla,
  • verifica con l’oscilloscopio su una moto,
  • diagnosi dell’impianto di climatizzazione di un’auto,
  • analisi dei parametri di un veicolo a motore Diesel Euro 6,
  • calibrazione di un sistema ADAS,
  • test di telemetria.

Gli studenti ammessi alla gara appartenevano ai 14 Istituti che avevano superato le preselezioni, alle quali avevano preso parte le 62 TEXAEDU Academy presenti sul territorio italiano.

TEXA Diagnosis Contest

Bruno Vianello, Presidente di TEXA:

«Mi congratulo con i vincitori per il grande risultato ottenuto”.

“Anche quest’anno ho visto tanti giovani volenterosi, pronti a mettersi in gioco sfruttando le conoscenze acquisite nell’ambito della meccatronica moderna”.

“Se ripenso a quando abbiamo ideato questo ‘Gran Premio della Diagnosi’, sedici anni fa, vedere cosa sia diventato oggi mi riempie di orgoglio e soddisfazione”.

“Abbiamo sempre avuto come obiettivo quello di dare una formazione di alto livello agli studenti, attraverso i nostri corsi specialistici”.

“Sono sicuro che molto presto sapranno fornire un prezioso contributo alla crescita del settore automotive”.

TEXAEDU: anticamera del TEXA Diagnosis Contest 2025

Questa è la divisione aziendale specializzata nella formazione di studenti e professionisti nella riparazione dei veicoli.

Prende lo stesso nome anche il programma formativo e sociale realizzato e sostenuto da TEXA, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), istituito nel 2004 per contribuire alla formazione dei giovani meccanici.

A oggi sono state create 62 Academy in altrettanti istituti tecnici e professionali d’Italia.

Grazie a un percorso formativo di 150 ore, gli studenti hanno la possibilità di sviluppare competenze specifiche e affacciarsi al mondo del lavoro con una preparazione concreta e attuale.

La valenza formativa del progetto TEXAEDU e del Diagnosis Contest è stata confermata ancora una volta dal MIM, che lo ha inserito nel suo Registro delle Eccellenze, “l’elenco dei soggetti esterni accreditati a collaborare con l’Amministrazione Scolastica per promuovere e realizzare programmi di confronto e competizione, nazionali e internazionali, dedicati alle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie”.

TEXA Diagnosis Contest

Le 14 scuole partecipanti all’edizione 2025 del TEXA Diagnosis Contest 2025

  • F.P. Bassa Reggiana, Guastalla (Reggio Emilia)
  • F.P. ENAIP Trentino, Villazzano (Trento)
  • F.P. Fondazione Casa della Gioventù, Trissino (Vicenza)
  • F.P. Luigi Einaudi (Bolzano)
  • F.P. Zanardelli, Edolo (Brescia)
  • Convitto Nazionale Torquato Tasso – ISS Trani (Salerno)
  • I.S. Galilei Ferrari (Torino)
  • I.S. Majorana – Cascino, Piazza Armerina (Enna)
  • I.S. Marconi Guarasci, Cosenza
  • I.S. Scarpa Mattei, San Stino di Livenza (Venezia)
  • P.S.I.A. Archimede, Barletta
  • P.S.I.A. Giovanni Giorgi, Verona
  • P.S.I.A. Leon Battista Alberti, Rimini
  • S.S. Giorgi-Fermi, Treviso.

Jeep e Juventus: ancora insieme sul campo

Il marchio Jeep e Juventus tornano a incrociare il proprio cammino per proseguire il percorso di brillante collaborazione nato durante la stagione 2012-2013.

Un rapporto che si avvia a vivere la quattordicesima stagione e che ha fruttato 19 titoli della prima squadra maschile, 13 della prima squadra femminile e 1 Coppa Italia Serie C della Next Gen in annate che hanno visto la crescita esponenziale del marchio Jeep sul mercato italiano e su quello europeo.

I risultati commerciali europei relativi a questo primo scorcio del 2025 mostrano infatti un volume complessivo di immatricolazioni superiore alle 50.000 unità (YTD aprile), con un incremento del 4,6% rispetto al primo quadrimestre del 2024, che vale una quota di mercato dell’1,1% nel segmento delle passenger car, in crescita rispetto allo scorso anno.

Jeep e Juventus: due ‘J’ con attitudine al successo e al Made in Italy

Concentrando l’analisi sul mercato italiano, il brand Jeep nel 2024 ha visto la Avenger – il primo Suv di Jeep disegnato a Torino – essere il più venduto del segmento, trend confermato in questo primo quadrimestre del 2025.

Non solo: Avenger è anche leader tra i B-SUV 100% elettrici.

Renegade e Compass rappresentano una storia di successo tricolore: i Suv Made in Melfi sono stati prodotti in oltre un milione di unità, e lo stabilimento lucano ospiterà la produzione della nuova generazione di Compass.

Il brand Jeep occupa oggi la settimo posto nel ranking assoluto del mercato italiano autovetture con una quota del 4,5% nel primo quadrimestre, in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+0,1%).

Nella foto la nuova divisa della Juventus con il logo Jeep indossata da Locatelli, Vlahović, Weah e Yildiz accanto a Compass, il SUV Made in Italy da poco presentato alla stampa internazionale.

jeep e juventus

BMW si conferma il marchio più apprezzato dai concessionari italiani

Massimiliano Di Silvestre, presidente e CEO di BMW Italia, ritira il premio all'Automotive Dealer - foto © BMW

BMW è il marchio numero uno nella soddisfazione dei dealer in Italia.

A stabilirlo è la 22esima edizione dello studio DealerSTAT, l’indagine annuale condotta da Quintegia sulla qualità del rapporto tra case automobilistiche e reti di concessionari.

Il prestigioso riconoscimento è stato consegnato nel corso dell’Automotive Dealer Day – House of Mobility, evento B2B di riferimento per il settore della mobilità in Europa che si è svolto a Verona.

A ritirare il premio è stato Massimiliano Di Silvestre, presidente e amministratore delegato di BMW Italia.

Con la nostra rete – ha commentato Di Silvestre – abbiamo costruito una relazione di alto livello, basata su una partnership professionale e caratterizzata da un tocco umano distintivo. Un’integrazione perfetta con il Team BMW Italia, uniti da un’ambizione condivisa: il miglioramento continuo”.

Un punteggio oltre la media nazionale

BMW ha ottenuto un punteggio medio pari a 4,25 su 5, distanziando sensibilmente la media italiana di 3,29.

Il risultato conferma l’efficacia del modello di relazione con i dealer promosso dal marchio bavarese, sempre più orientato a una collaborazione strategica e integrata tra rete e casa madre.

Infatti, lo studio DealerSTAT valuta oltre 60 indicatori relativi alle principali aree di business dei concessionari: dal management al supporto commerciale, dalla customer experience alle vendite business, dai veicoli usati al post-vendita.

BMW ha raggiunto le migliori performance in quattro ambiti: management della rete, customer experience, vendite business e business dell’usato.

Il valore della relazione, punto di forza BMW

Secondo i dati raccolti da Quintegia, il punto più apprezzato dai dealer BMW è proprio la qualità della relazione con il marchio. Si tratta di un elemento cruciale, soprattutto in una fase di trasformazione dell’automotive che impone nuovi modelli di collaborazione tra costruttori e concessionarie.

Come funziona DealerSTAT

L’edizione 2025 dello studio DealerSTAT ha coinvolto 1.277 concessionarie italiane, 32 marchi automobilistici, il 62% della rete dealer in Italia con una rilevazione: dal 10 marzo al 15 aprile.

L’indagine è promossa da Quintegia, centro studi e ricerca specializzato in innovazione e networking nel settore automotive.

DealerSTAT rappresenta oggi il benchmark più completo sul livello di soddisfazione delle reti ufficiali nei confronti delle rispettive Case.

La forza della strategia BMW

Il riconoscimento ottenuto da BMW riflette una strategia di lungo termine basata su ascolto, supporto operativo e visione condivisa con la rete dei partner. Un risultato che non solo consolida il posizionamento premium del marchio, ma indica anche una via sostenibile per l’evoluzione del rapporto tra OEM e dealer, in uno scenario sempre più competitivo e digitalizzato.

Tour d’Europe: è l’ora dei carburanti rinnovabili

Oltre a lavorare nei suoi laboratori di Ricerca e Sviluppo con centinaia di ingegneri, Bosch cura in modo puntuale anche la comunicazione, facendolo con lo scopo di informare tutti, La tappa italiana del ‘Tour d’Europe’ si sia fermata a Torino, presso la sede di Bosch Engineering, presente la stampa e le istituzioni.

Partito il 25 marzo da Madrid, il ‘Tour d’Europe’ farà tappa in diverse città ospitando eventi che permetteranno di dialogare con gli stakeholder locali sull’importanza di ridurre le emissioni stradali e mitigare i cambiamenti climatici insieme.

Portare i biocarburanti a Bruxelles

L’iniziativa si concluderà il 25 giugno a Bruxelles dove tutti i dati raccolti saranno presentati ufficialmente alle Istituzioni.

Grazie anche all’utilizzo del software ‘Digital Fuel Twin’ (DFT) di Bosch, che certificherà l’uso di carburanti rinnovabili e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2, l’evento si pone l’obiettivo di dimostrare che:

  • i carburanti rinnovabili hanno un ruolo cruciale nella decarbonizzazione del trasporto stradale;
  • i carburanti rinnovabili possono raggiungere la neutralità climatica durante l’uso, poiché il carbonio rilasciato durante la combustione è compensato dal carbonio precedentemente assorbito dall’atmosfera;
  • la politica dell’UE dovrebbe essere aperta a tutte le tecnologie con un comprovato contributo nella riduzione delle emissioni di gas serra;
  • i carburanti rinnovabili sono una soluzione ampiamente disponibile già oggi, facile da usare e adatta alle infrastrutture di rifornimento e ai veicoli esistenti, e consentono a tutti gli europei di partecipare alla transizione energetica;
  • l’uso di carburanti rinnovabili e l’intensità di CO2 dei carburanti possono essere monitorati e certificati a livello di veicolo, ad esempio col software DFT di Bosch;
  • la neutralità tecnologica dovrebbe essere un principio essenziale per tutti i segmenti di veicoli per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE per il 2050, a beneficio dei cittadini e delle imprese europee.
I relatori del convegno di presentazione del ‘Tour D’Europe’ presso la sede di Bosch Engineering a Torino.

Un progetto che include numerose aziende: AVIA, BMW, Bosch, Collective du Bioéthanol, DAF Trucks, Daimler Truck, EBB, Enilive, EWABA, Eurogas, ePURE, Ford Trucks/TJA, FuelsEurope, Hyundai, Iveco, IRU, Moeve, Neste, PRIO, Repsol, Transportes Aguieira, University Darmstadt, University Karlsruhe, VDA.

I combustibili rinnovabili sono cruciali (e disponibili oggi)

Francesco Monteamaro, Vice president Sales per i veicoli commerciali di Bosch Mobility.

Come ha ricordato nel suo intervento Francesco Monteamaro, Vice president Sales per i veicoli commerciali di Bosch Mobility, i biocarburanti sono una realtà che può subito contribuire a ridurre delle emissioni di CO2 e che rientra pienamente nel concetto di ‘neutralità tecnologica’ che ispira le scelte di Bosch in questo contesto.

Inoltre, è importante uscire dal concetto che solo quella prodotta al tubo di scarico sia il contributo attivo alla produzione della CO2, ma considerare l’intera filiera produttiva, ragionando sul concetto del ‘Well-to-Wheel’ (Fig.1).

Un’altra considerazione basilare deriva dal grafico di Fig.2 nel quale è evidente che la quantità di CO2 emessa abbia un andamento che, seppur virtuoso non riuscirà mai a raggiungere, nel 2025, l’obiettivo della UE, ovvero la riduzione del 90% del livello medio delle emissioni del 1990.

Un altro fattore poco noto e che merita di essere messo in risalto è quanto sia capillare in Europa la presenza di distributori pubblici di biocarburanti e gas LNG e CNG (Fig.3).

Già oggi, quindi, e il ‘Tour d’Europe’ vuole proprio dimostrare questo, utilizzando questi combustibili è possibile contribuire a ridurre le emissioni di CO2 ‘Well-to-Wheel’.

Enilive eccellenza su tutta la filiera dei biocarburanti

L’Italia gioca un ruolo importante nel settore dei combustibili rinnovabili grazie a Eni, e in particolare alla sua società Enilive, dedicata alla bioraffinazione, alla produzione di biometano e anche a soluzioni di smart mobility, tra cui il car sharing Enjoy, anche attraverso le circa 5.000 Enilive Station in Europa.

L’attività è stata esposta a Torino dall’ingegner Raffaella Lucarno, direttore industriale di EniLive, partendo da un importante ricorso storico ovvero dalla bioraffineria di Porto Marghera, che oltre dieci anni fa ha rappresentato il primo esempio al mondo di conversione di una raffineria di petrolio in bioraffineria per la produzione di biocarburanti idrogenati HVO (Hydrotreated Vegetable Oil – olio vegetale idrogenato) ottenuti da materie prime biogeniche.

Raffaella Lucarno, direttore industriale di EniLive.

Ma Eni ha iniziato ancora prima a pensare alla produzione di carburanti da oli vegetali; nel 2007 ha licenziato la tecnologia proprietaria Ecofining™, utilizzata ancora oggi, e nel 2014 ha creato la prima bioraffineria, appunto quella di Venezia, seguita nel 2019 da quella di Gela, in Sicilia.

All’inizio la materia prima utilizzata era l’olio di palma, successivamente, vista la criticità di questo componente, dal 2022 si è passati all’utilizzo per il 96% di scarti di lavorazione, come oli esausti da cucina, grassi animali e residui dell’industria agroalimentare.

Oggi in Italia si producono con questi scarti l’HVO diesel e il bio-GPL, il SAF e la bio-nafta.

Prodotto su scala globale

Per aumentare la produzione globale, nel 2023 è stata avviata insieme a un partner statunitense una bioraffineria in Louisiana ed sono in costruzione raffinerie a Livorno, in Malesia e Sud Corea.

Per assicurare l’approvvigionamento sempre più sostenibile delle proprie bioraffinerie, Eni sta sviluppando in diversi Paesi – come, ad esempio, in Kenya e in Costa d’Avorio – dei progetti di agri feedstock, cioè di coltivazione e spremitura di semi per la produzione di oli vegetali.

Gli oli vegetali sviluppati dai progetti agri feedstock sono ottenuti da colture di rotazione (come camelina, cartamo e brassica carinata) o da terreni fortemente degradati (come ricino, tabacco, jatropha e jojoba).

Oggi la produzione è di circa 1.5 milioni di tonnellate, ma l’obiettivo di Enilive è di produrre entro il 2030 oltre 5 milioni di tonnellate di biocarburanti che potranno includere, seguendo una precisa direttiva dell’UE, anche oltre 2 milioni di tonnellate di SAF (Sustainable Aviation Fuel, carburante sostenibile per l’aviazione).

Il biocarburante HVO

Tra i vettori energetici, i biocarburanti HVO hanno un ruolo fondamentale perché possono dare un contributo immediato alla riduzione delle emissioni (calcolate lungo l’intera catena del valore) del settore dei trasporti non solo su strada, ma anche per il trasporto aereo, marittimo e ferroviario, in quanto già oggi sono disponibili e utilizzano le infrastrutture esistenti.

L’HVO, come ha precisato l’ingegner Lucarno, non va confuso col bio-diesel, poiché non contiene ossigeno, elemento non gradito nei motori a combustione interna, e può quindi essere utilizzato in purezza (ovvero al 100%) nei motori compatibili (cosa indicata sul libretto ‘uso e manutenzione’ del veicolo – BMW, ad esempio, lo segnala chiaramente), anziché diluito: il bio-diesel va infatti miscelato col gasolio fossile solo fino al 7%.

A livello globale, le stime prevedono che nel periodo 2024-2028 (Report IEA Renewables 2023, Main Case, Analysis and forecast to 2028) la domanda di biocarburanti idrogenati aumenterà del 65%.

La maggior parte degli Stati membri dell’Unione Europea ha già stabilito aumenti annuali degli obiettivi di miscelazione dei biocarburanti a partire dal 2024, come parte degli obblighi previsti dalla Direttiva europea sulle Energie Rinnovabili (RED) e, a partire dal 2025, degli obblighi del Regolamento ReFuelEU per il settore dell’aviazione.

L’HVO prodotto e commercializzato da Enilive è denominato HVOlution, ed è oggi disponibile in oltre 1.200 stazioni della rete Enilive in Italia e anche in Austria, Germania, Svizzera e Francia.

HVOlution è privo di aromatici e poliaromatici e rispetta la specifica europea EN15940 dei gasoli paraffinici da sintesi o hydrotreatment (XTL).

Dove fare il pieno con HVO

In Europa è operativa una rete di circa 5.000 punti vendita (4.000 in Italia). Le stazioni Enilive possono offrire il biocarburante HVOlution, il biometano, il bio-GPL, nonché l’idrogeno e l’elettrico.

A questi si aggiungono ulteriori servizi quali il Telepass Point, il servizio di pagamento dei bollettini postali, il prelevare di denaro contestualmente al rifornimento, il ritiro di pacchi dai corrieri.

Ci sono poi quasi 1.200 Enilive Cafè in Europa (600 in Italia) dove fare una pausa ristoratrice completando un ‘pacchetto’ che porta a definire le stazioni Enilive come degli hub al servizio degli automobilisti.

Il prezzo medio al litro dell’HVOlution è confrontabile con quello del gasolio standard e questo dimostra come chi utilizza (e sono ancora tanti) un motore diesel può già da subito contribuire a ridurre le emissioni di CO2.

IVECO: pioniere nel multienergy

All’interessante dibattito svolto nella sede torinese di Bosch Engineering ha partecipato anche IVECO, per voce di Giandomenico Fioretti, EMEA Commercial Operations Alternative Propulsion Business Development.

Il primo punto sul quale il tecnico IVECO ha invitato a riflettere è che la previsione di evoluzione del parco circolante da qui al 2035 per i veicoli commerciali leggeri (Fig.4) vedrà in pratica un ribaltamento dello share, col l’elettrico che raggiungerà oltre l’80% delle immatricolazioni.

Più articolato il mix per i mezzi di trasporto pesante (Fig.5), che per la natura del tipo di missione che il veicolo deve svolgere (lunghi tragitti a pieno carico e piena potenza erogata) vedrà obbligatoriamente convivere più tecnologie, incluso l’utilizzo di idrogeno e gas sui motori endotemici, confermando, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la necessità di applicare la ‘neutralità tecnologica’.

Una gamma multienergy

IVECO punta sul metano, combustibile sul quale ha una tradizione trentennale estesa a tutta la gamma e con oltre 60.000 veicoli circolanti.

In particolare, quest’anno IVECO ha rinnovato completamente i motori di 7.0 e 13.0 litri, già concepiti per essere multienergy, diesel, gas e anche idrogeno.

Tornando al biometano, Fioretti ha sintetizzato come esso nasca da diversi feedstock che, processati in ambiente anaerobico, producono biogas costituito da circa il 50% di metano, il 50% di CO2 e alcune impurità.

Giandomenico Fioretti, EMEA Commercial Operations Alternative Propulsion Business Development.

L’uso tipico del biogas è la cogenerazione (qualcuno ricorderà il TOTEM, la piccola unità di cogenerazione prodotta da FIAT col motore della 127) ma upgradato eliminando le impurità e la CO2 esso diventa il metano utilizzabile sui motori, in grado di abbattere fino al 95% le emissioni di CO2 sulla metrica ‘Well-to-Wheel’.

Se il mix di feedstock viene opportunamente selezionato, come ad esempio si privilegia la quota di ‘animal manure’ (ovvero letame) la percentuale sale fino al -120%, come certificato da uno studio del CNR.

Detto questo, Fioretti ha citato un dato interessante: un veicolo pesante alimentato da bio-metano che percorre tutto il ‘Tour d’Europe’ è in grado di ridurre le emissioni di CO2 (su base Well-to-Wheel) quanto 72 auto elettriche alimentate da energia rinnovabile.

Il (bio)metano ti dà una mano

Parafrasare lo slogan nato anni fa al di fuori del mondo automotive può oggi, in piena transizione energetica, essere utile per lanciare l’utilizzo del biometano, specialmente nell’ambito del trasporto commerciale.

In passato l’uso del metano ha avuto grande diffusione in virtù del basso prezzo ‘alla pompa’, del mantenimento delle prestazioni generali del veicolo, delle basse emissioni inquinanti e, in buona sostanza, di un contenuto costo operativo.

A proposito di emissioni, Fioretti ha puntualizzato che “oggi l’aria che arriva sulle calandre dei nostri veicoli e più ‘sporca’ di quella che esce dal tubo di scarico e prossimamente arriverà la normativa Euro7, probabilmente quella definitiva sulle emissioni inquinanti, tema ormai superato e sostituito invece pesantemente da quello dei gas serra e dal riscaldamento globale”.

Il biometano riprende i temi caratteristici del metano, soddisfacendo la copertura di missioni senza compromesso, meglio dell’elettrico a batteria e dell’idrogeno, con emissioni di CO2 assolutamente competitivo.

“Il biometano”, aggiunge Fioretti, “permetterà di separare il mondo dei trasporti dalle fluttuazioni che ci possono essere nel settore energetico. Basta ricordare negli ultimi anni la sofferenza di chi ha gestito flotte a metano o elettriche a causa delle variazioni dei prezzi dell’energia. Disaccoppiandosi dalla filiera del settore energetico, si opera in un contesto più stabile che contribuisce a dare all’utente la sicurezza di costi certi”.

‘Tour d’Europe’ e Bosch Digital Fuel Twin Platform

Luca Gastaldo, Sales Manager Connected Services Bosch Mobility, ha infine introdotto gli scopi e le funzionalità della nuova piattaforma digitale basata su cloud Digital Fuel Twin (DFT), ricordando ancora una volta che anche in proiezione 2030 la percentuale di veicoli elettrici non stia raggiungendo gli obiettivi previsti, e che soprattutto sia fondamentale considerare che al 2030 circa l’80% di veicoli circolanti avrà ancora un motore endotermico.

Luca Gastaldo, Sales Manager Connected Services Bosch Mobility.

Bosch, come parte attiva del ‘Tour d’Europe’, si prefigge due obiettivi: dimostrare subito la validità dei carburanti rinnovabili in Europa e rendere disponibile la soluzione DFT che serve a creare trasparenza tracciando e certificando l’utilizzo di questi carburanti, di ogni tipologia e di conseguenza la riduzione di emissioni di CO2 legata all’uso di quel determinato carburante.

Creare uno strumento di questo tipo è utile per contribuire a sostenere la filiera, sensibilizzando la politica affinché ne sostenga la produzione e ne promuova l’utilizzo in larga scala.

In pratica Bosch inserisce il suo software in quello del veicolo creando quindi un ‘inducement’ simile a quello già attivo con l’urea sui diesel di ultima generazione che renda possibile l’utilizzo di veicoli con motori endotermici soltanto con combustibili rinnovabili.

Indispensabile dopo il 2035

Va precisato che Il DFT non richiede l’installazione di alcun componente aggiuntivo sul veicolo o modifiche sulla sua architettura e che sfrutta la connettività dei veicoli e delle stazioni di servizio.

La piattaforma traccia ogni singolo step, dalla produzione del carburante rinnovabile al suo livello di sostenibilità (o il valore GHG del lotto), fino alla stazione di servizio.

Il veicolo è sempre connesso alla piattaforma e il software digitale genera un report che certifica i chilometri percorsi, il consumo di carburante e il livello di emissioni di CO2, dati fondamentali per la gestione delle flotte sottoposte a periodici ‘rapporti di sostenibilità’.

La Bosch Digital Fuel Twin Platform nasce oggi e sarà sviluppata e affinata per diventare un indispensabile strumento da utilizzare dopo il 2035, anno cruciale oltre il quale i motori endotermici dovranno funzionare esclusivamente con carburanti sostenibili.

Tema quest’ultimo di estrema attualità e sul quale c’è molto fermento da parte dei produttori, dei Costruttori di veicoli e delle associazioni, come l’ANFIA, che li rappresentano nelle sedi istituzionali.

Kimi Antonelli in visita al centro R&T di PETRONAS a Santena

Kimi Antonelli con i dipendenti PETRONAS di Santena - foto © PETRONAS

In un momento chiave della sua carriera, alla vigilia del suo primo Gran Premio di casa in Formula 1, Kimi Antonelli ha visitato il PETRONAS Global Research & Technology Centre a Santena.

Situato alle porte di Torino, si tratta di un vero polo strategico per la ricerca su carburanti e lubrificanti ad alte prestazioni.

Kimi Antonelli nei laboratori del Centro R&T PETRONAS di Santena – foto © PETRONAS

La tappa, parte del suo percorso di inserimento tecnico con PETRONAS, ha permesso al pilota del Team Mercedes-AMG PETRONAS Formula 1 di toccare con mano l’innovazione che anima la lunga partnership tra il team campione del mondo e l’azienda malese.

Un centro nevralgico d’innovazione

Il centro R&T di PETRONAS rappresenta il cuore pulsante dello sviluppo tecnico di carburanti, lubrificanti e fluidi funzionali che alimentano le monoposto di Formula 1.

Le tecnologie sviluppate qui non solo hanno contribuito ai successi sportivi della squadra – 8 titoli costruttori e oltre 120 vittorie – ma sono anche alla base del trasferimento tecnologico verso le soluzioni destinate alla mobilità quotidiana.

Grazie a PETRONAS Fluid Technology Solutions, il know-how maturato in pista viene trasformato in applicazioni concrete per le auto stradali, con particolare attenzione alla transizione verso i veicoli a nuova energia (NEV), ai carburanti alternativi e ai lubrificanti a basso consumo energetico.

Un programma tecnico di crescita

Accompagnato da Khalil Muri, Managing Director & Group Ceo di PETRONAS Lubricants International (PLI), Antonelli ha visitato i laboratori all’avanguardia del centro.

Un momento dell’incontro – foto © PETRONAS

Qui ha interagito con gli ingegneri e i ricercatori che ogni giorno lavorano alla messa a punto delle formulazioni più avanzate.

L’incontro si inserisce nel programma tecnico avviato da PETRONAS per i piloti del team, iniziato per Antonelli con la visita alla sede centrale di Kuala Lumpur all’inizio della stagione.

Sappiamo quanto i fluidi siano importanti – ha dichiarato il giovane pilota – ma vedere il livello di dettaglio, l’evoluzione tecnica e il lavoro di squadra dietro a questi prodotti mi ha offerto una prospettiva nuova. Come pilota, questo mi dà molta fiducia. Sono orgoglioso di far parte di questo progetto”.

15 anni di partnership

La collaborazione tra PETRONAS e il Team Mercedes-AMG PETRONAS Formula 1 festeggia nel 2025 il quindicesimo anniversario.

Un sodalizio tecnico che ha definito nuovi standard nella ricerca e sviluppo di fluidi, consolidando un modello di trasferimento tecnologico pista-strada sempre più rilevante.

Questa visita – ha affermato Ir. Norafizal Mat Saad, Vice President of Group Strategic Relations and Communications di PETRONAS – rappresenta l’essenza della nostra partnership: unire scienza, ingegneria e collaborazione per superare i limiti delle prestazioni e della sostenibilità”.

La presenza di Antonelli a Santena, alla vigilia del Gran Premio dell’Emilia Romagna sul circuito di Imola, simboleggia l’impegno congiunto verso una nuova generazione di piloti e di soluzioni energetiche.

Inoltre, la visita è stata l’occasione per un simpatico momento di confronto con i dipendenti dell’impianto, che hanno potuto conoscere il pilota, porgli delle domande e scattare un selfie tutti insieme insieme con la monoposto che guiderà al GP dell’Emilia Romagna di domenica 18 maggio.

Infine, nella stessa giornata una delegazione dell’UIGA (Unione Italiana Giornalisti dell’Automotive) ha avuto modo di incontrare Antonelli per regalargli il volume “Nuvolari in sella”.

Si tratta di un libro dedicato alle imprese motociclistiche del primo decennio della carriera del mantovano volante, un periodo di solito poco approfondito.

Nella dedica, l’UIGA ha agurato al giovane pilota bolognese di “ripercorrere le tappe della carriera di Tazio”.

Kimi Antonelli riceve il volume “Nuvolari in sella” da parte dei soci dell’UIGA

Schaeffler AG: resistere all’incertezza della pianificazione

schaeffler ag
©Schaeffler AG

Schaeffler AG ha pubblicato i risultati relativi al primo trimestre del 2025.

Il fatturato dei primi tre mesi dell’anno è stato di 5.924 milioni di euro, in calo del 2,9 percento rispetto all’anno precedente a valuta costante sulla base dei dati[1] proforma (anno precedente proforma: 6.141 milioni di euro).

Nel primo trimestre, a livello di Gruppo il fatturato è diminuito del 5,3 percento nella regione Europe, su base proforma e al netto degli effetti di cambio.

Le regioni Americas e Greater China hanno registrato un calo del fatturato rispettivamente del 0,9 percento e del 5,4 percento al netto degli effetti di cambio su base proforma.

Al contrario, il fatturato della regione Asia/Pacific nel primo

trimestre è aumentato del 5,7 percento al netto degli effetti di cambio e rispetto a una base proforma.

Nei primi tre mesi il Gruppo Schaeffler ha generato 276 milioni di euro di EBIT prima delle operazioni straordinarie (anno precedente proforma: 287 milioni di euro). Il margine EBIT prima delle operazioni straordinarie, pari al 4,7 percento, è rimasto invariato rispetto all’anno precedente in un confronto proforma.

Klaus Rosenfeld, CEO di Schaeffler AG:

“Il Gruppo Schaeffler pubblica per la prima volta nel primo trimestre del 2025 i risultati come società combinata con quattro divisioni orientate al prodotto. Il 2025 è iniziato bene con i risultati del primo trimestre. L’ambiente in cui operiamo rimane rischioso e poco chiaro. Il nostro posizionamento ampio ci dà la resilienza necessaria e ci aiuta a operare con successo e a raggiungere i nostri obiettivi anche in questo contesto”.

Indicatori finanziari chiave del Gruppo Schaeffler 01/01-03/31 (1st quarter)
in € millions 2025 20243   Pro-forma comparison3 in %
Revenue 5,924 6,141 -3.5
• at constant currency     -2.9
EBIT before special items1 276 287 -3.8
• in % of revenue 4.7 4.7
Free cash flow2   -155   -272   -43.0
  03/31/2025 12/31/2024   Change in %
Employees   113,682   115,055   -1.2
1 Please refer to the interim statement Q1 2025, pp. 10 et seq., for the definition of special items.
2 Before cash in- and outflows for M&A activities.
3 Amounts on comparable basis. Please refer to the related discussion on pg. 4 of the interim statement Q1 2025.

E-Mobility: fatturato aumentato

Nel primo trimestre la Divisione E-Mobility ha realizzato un fatturato di 1.174 milioni di euro, con un aumento del 9,6 percento nel confronto proforma e al netto degli effetti di cambio (anno precedente proforma: 1.089 milioni di euro).

L’aumento è dovuto principalmente a ramp-up di prodotti nelle Regioni Europe, Americas, e Asia/Pacific.

Gli ordini ricevuti dalla divisione nel primo trimestre sono stati pari a 3,0 miliardi di euro.

Durante il periodo di riferimento è stato generato un EBIT prima delle operazioni straordinarie di -268 milioni di euro (anno precedente proforma: -324 milioni di euro), che rappresenta un margine EBIT prima delle operazioni straordinarie del -22,9 percento per il primo trimestre (anno precedente proforma: -29,8 percento).

Il miglioramento del margine EBIT prima delle operazioni straordinarie è stato principalmente il risultato di un impatto favorevole dei volumi di vendita.

Powertrain & Chassis: margine EBIT del 12,4%

In un confronto proforma, il fatturato della divisione Powertrain & Chassis è diminuito del 10,7 percento al netto degli effetti di cambio nel primo trimestre del 2025, in gran parte a causa di una diminuzione dei volumi trainata dal mercato nella Regione Europe.

La divisione ha generato un fatturato totale di 2.302 milioni di euro (anno precedente: 2.588 milioni di euro) e ha registrato un volume di ordini di 2,8 miliardi di euro durante il periodo di riferimento.

Nel primo trimestre, la Divisione Powertrain & Chassis ha generato un EBIT prima delle operazioni straordinarie di 286 milioni di euro (anno precedente proforma: 328 milioni di euro).

Il margine EBIT prima delle operazioni straordinarie si è attestato al 12,4 percento (anno precedente proforma: 12,7 percento) ed è caratterizzato principalmente dall’impatto dei volumi di vendita.

Vehicle Lifetime Solutions: margine EBIT del 15,7%

Nella divisione Vehicle Lifetime Solutions, il fatturato per il periodo in esame è aumentato del 10,7 percento su base proforma al netto degli effetti di cambio, a 783 milioni di euro (anno precedente: 717 milioni di euro), in gran parte a causa dei maggiori volumi.

Nel primo trimestre sono stati generati 123 milioni di euro di EBIT prima delle operazioni straordinarie (anno precedente proforma: 114 milioni di euro).

Il margine EBIT prima delle operazioni straordinarie, pari al 15,7 percento, è rimasto invariato rispetto all’anno precedente (anno precedente proforma: 15,8 percento), con perdite su cambi compensate dall’impatto favorevole dei volumi e dei prezzi di vendita.

Bearings & Industrial Solutions: margine EBIT 10,1%

In un confronto proforma, il fatturato della Divisione Bearings & Industrial Solutions è diminuito del 2,1 percento al netto degli effetti di cambio nel primo trimestre del 2025, principalmente a causa di un calo dei volumi legato al mercato nella Regione europea.

La divisione ha generato un fatturato totale di 1.627 milioni di euro (anno precedente proforma: 1.663 milioni di euro).

La Divisione ha generato un EBIT prima delle operazioni straordinarie di 164 milioni di euro (anno precedente proforma: 190 milioni di euro).

Il margine EBIT prima delle operazioni straordinarie è stato del 10,1 percento (anno precedente proforma: 11,4 percento).

Il calo rispetto all’anno precedente è dovuto in particolare a un calo dei volumi nella Regione Europe, legato al mercato.

Outlook confermato

I conflitti commerciali aumentano la mancanza di affidabilità nella pianificazione.

Nella riunione del 28 aprile 2025, il Consiglio di Amministrazione di Schaeffler AG ha confermato le previsioni del 18 febbraio 2025.

Schaeffler sta attualmente esaminando e attuando misure per mitigare l’impatto delle attuali normative tariffarie.

A causa della situazione dinamica, una valutazione quantitativa conclusiva è attualmente possibile solo in misura limitata.

Su questa base, il Gruppo Schaeffler AG continua a prevedere un fatturato compreso tra i 23 e i 25 miliardi di euro nel 2025.

Inoltre, l’azienda si aspetta di generare un margine EBIT prima delle operazioni straordinarie dal 3 al 5 percento nel 2025.

Il Gruppo Schaeffler AG continua a prevedere un free cash flow per le attività di M&A (fusioni e acquisizioni) da -200 a 0 milioni di euro per il 2025.

“Manteniamo le nostre previsioni nonostante l’ambiente sfidante, consapevoli del fatto che le attuali controversie in materia di politica commerciale stanno aumentando l’incertezza nella pianificazione”, ha dichiarato Klaus Rosenfeld.

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[1] Gli importi comparativi proforma si basano sul presupposto di acquisizione di Vitesco al 1° gennaio 2024 e sono pertanto inclusi per intero nei valori dell’anno precedente. Per ulteriori informazioni, si veda pag. 4 dell’iterim statement Q1 2025. I suddetti importi proforma 2024 e le relative informazioni non sono stati sottoposti alla revisione del bilancio 2024.

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