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Renault R5 E-Tech Electric: primo sguardo

renault R5 E-tech

“Con la Renault R5 E-Tech Electric vogliamo fare volumi e oggi, come cinquant’anni fa quando presentammo la Renault 5, bisogna offrire prodotti che tutti vogliano ma soprattutto che tutti possano acquistare”. Parola di Luca de Meo.

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Luca de Meo.

“La R5 può essere uno dei prodotti che renderanno l’auto elettrica la scelta di tanti automobilisti europei e per fare questo abbiamo lavorato per realizzare la migliore piccola auto elettrica del mondo”.

“Il tempo dirà se il mercato riconoscerà lo sforzo tecnico e industriale che abbiamo fatto, ma nelle nostre intenzioni quest’auto proietta Renault nel futuro e ha l’ambizione di attrarre milioni di europei che vorranno condividere con noi il percorso della transizione energetica”.

Posizionamento

Una delle critiche più pesanti che rallentano l’elettrico è il prezzo d’acquisto elevato. Renault lancia la sfida: la R5 E-Tech Electric costerà meno di 25.000 euro e sarà prodotta in Francia, grazie a un rinnovamento industriale sia del prodotto sia del processo (e la creazione di Ampere è andata proprio in questa direzione) che ha consentito di raggiungere i prefissati obiettivi di costo.

“Considerate le trasformazioni che si stanno verificando nel nostro settore, quest’auto aprirà una nuova strada per Renault”, ha detto Luca de Meo. “È al centro della battaglia per reinventare l’industria europea nei confronti della concorrenza proveniente da Oriente e Occidente. Con quest’auto dimostriamo che produrre in Europa, in Francia, è possibile!”.

Sarà pure una city car, ma alla nuova Renault 5 E-Tech Electric non manca certo un tocco di carattere sportivo.

Un messaggio secco che speriamo stimoli altri a fare altrettanto.

L’encomiabile scelta di produrre la R5 in Francia, vuole dimostrare che con un management di alto profilo, una strategia industriale, l’indispensabile razionalizzazione delle risorse e piattaforme condivisibili su una un’ampia gamma di segmenti si possono aggirare gli elevati costi produttivi dell’Europa occidentale e creare delle opportunità per fare volumi e profitti.

I veicoli saranno assemblati a Douai, dove già si produceva la R5 storica, con sottosistemi prodotti a Cléon (powertrain completo di elettronica e inverter) e batterie (a partire dal 2025), nella Gigafactory di Douai, un progetto nato dalla collaborazione con Envision AESC.

Tutto questo con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale: secondo The Future is NEUTRAL, l’entità del Gruppo Renault specializzata in economia circolare, la nuova piccola citycar:

  • raggiungerà un tasso di riciclabilità dell’85%,
  • sarà composta per il 19,4% da materiali riciclati (ISO 14021) e dal 26,6% da materiali provenienti dall’economia circolare, tra cui 41 kg di polimeri riciclati.

I tessuti dei sedili degli allestimenti Techno e Iconic Cinq, ad esempio,  sono costituiti da materiali 100% riciclati.

Un cenno ai modelli disponibili che prevedono, partendo dal basso, gli allestimenti Evolution e Techno, cui si aggiunge il Collection, che, come top di gamma, ogni anno proporrà versioni personalizzate.

La prima è già stata battezzata Iconic Cinq, le future assumeranno di volta in volta nomi diversi ma sempre con orientamento fashion.

Design: analisi formale e dimensioni

Disegnare un’auto piccola, così come una molto grande, non è facile.

Mantenere le giuste proporzioni di volumi estremi mette alla prova il talento dei designer.

L’opera si complica quando si deve anche rispettare una coerenza formale con un’auto del passato come la Renault 5 del 1972, che andava reinterpretata mantenendo il dovuto rispetto per un’icona indiscussa del marchio.

La proposta di François Leboine in questo senso è stata perfetta.

E senza sbavature è stata anche la trasposizione del concept nel prodotto di serie.

Un tocco in più che in passato ha determinato il successo di molti modelli e probabilmente premierà anche il lavoro della squadra di designer guidata da Laurens van den Acker e quella degli ingegneri di Gilles Le Borgne, col supporto di Gilles Vidal, entrato in Renault col ruolo di VP del Design nel novembre 2020.

renault R5 E-tech
Un’immagine che evidenzia come il tetto sembri sospeso nella parte posteriore, grazie agli inserti neri nel C-Pillar.

Dal semaforo verde al progetto, acceso il 2 luglio 2020, il 14 gennaio 2021, in occasione della presentazione della ‘Renaulution’, il concept della R5 era realtà.

E oggi l’auto sta per entrare in produzione!

Con dimensioni di 3.920/1.770/1.500 mm rispettivamente per lunghezza/larghezza/altezza la R5 Electric si colloca tra la Twingo e la Clio.

Il passo di 2.540 mm, solo 4 centimetri più corto di quello della Clio, la colloca in quel segmento di veicoli compatti che sfruttano al massimo lo spazio interno, adottando sbalzi ridotti, di 749 e 633 mm rispettivamente per l’anteriore e il posteriore.

Un inserto colorato traccia il profilo superiore del veicolo.

La carrozzeria è la classica due volumi cinque porte (con le maniglie delle posteriori ben cammuffate) con cinque posti.

Iniziamo dal frontale, semplice e lineare, caratterizzato dalla firma luminosa tracciata da due rettangoli smussati posti nella parte bassa del paraurti, dove in passato erano montati i fari antinebbia.

Lo stesso motivo rettangolare è poi ripreso all’interno dei gruppi ottici, di relativamente piccole dimensioni ma che si prolungano verso in basso con due appendici che, unite da una linea orizzontale interrotta dalla Losanga bidimensionale contribuiscono a dare espressività al frontale.

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Il rettangolo luminoso, firma luminosa del brand, è ripetuto anche all’interno del gruppo ottico full LED.

Un aspetto non trascurabile, questo, che rientra in quel carisma che ormai tutti i designer cercano nei loro progetti e che sono imposti dai manager di razza come de Meo.

Quel qualcosa che può fare la differenza tra un’auto ‘qualunque’ e un’auto destinata a rimanere impressa nella gente.

Beninteso, l’idea di dare al muso un aspetto ‘umano’ non è nuova.

Sulla R5 classica in questa posizione c’era la presa d’aria per l’abitacolo. Sulla nuova è stata sostituita da un display che indica lo stato di carica della batteria.

Pensiamo alla piccola Austin Healey ‘Frogeye’, alla Mini oppure, andando più indietro nel tempo, alla Fiat Topolino.

Sulla nuova R5, questo leitmotiv caratteristico anche della sua progenitrice è stato ripreso per ottenere un risultato analogo: rendere l’automobile un’amica che ti accoglie con un sorriso inconfondibile.

Scendendo sulla fascia paraurti troviamo tre sottili fessure orizzontali, la targa e un inserto nero più evidente che ospita i sensori degli ADAS.

Interessante il gioco di superfici e di colore della parte inferiore, ai lati della quale paiono emergere due piccoli spoiler aerodinamici.

Sul parafango sinistro lo sportello che da accesso alla presa di ricarica bidirezionale.

Le ruote a filo carrozzeria e in alcune porzioni addirittura sporgenti, ci piacciono molto perché contribuiscono a dare grinta al veicolo.

Scorrendo la fiancata, i passaruota perfettamente circolari contornano le ruote con cerchi in lega da 18”, intelligentemente previsti su tutte le versioni proprio per coerenza col concept.

Montano generosi pneumatici di sezione 195/55 R18, quasi esagerati per una citycar che però non nasconde di voler dare anche soddisfazioni dinamiche a chi la guida.

Le superfici sono semplici, ma impreziosite da linee che sui parafanghi vanno a ripescare qualche stilema dell’antenata e sulle porte ne alleggeriscono l’impatto visivo.

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Il punto di attacco dello specchietto con l’inserto rosso visibile anche osservando l’auto dal davanti. Un veicolo economico non è obbligatoriamente privo di dettagli ricercati.

Il parabrezza inclinato prosegue nel tetto spiovente e ‘sospeso’ sul C-Pillar grazie a un inserto nero.

La linea colorata che segue il profilo del tetto è una sorta di tratto di matita che ne sintetizza la forma. Molto ‘cool’, ma a nostro giudizio superflua, la decal col ‘5’ applicata sul profilo anteriore della porta.

Nella parte posteriore dominano per finezza stilistica i gruppi ottici verticali e il piccolo lunotto.

Le luci Led consentono geometrie luminose fino a qualche anno fa possibili solo sulle showcar.

Domina invece per dimensioni la parte bassa, coi parafanghi vitaminizzati che la fanno sembrare quasi in un’altra scala rispetto al resto.

Un altro pezzetto di anima presa a prestito dalla R5 Turbo.

Bella la fascia orizzontale col marchio e l’immancabile ‘5’ stilizzato.

Indovinata la scelta del colore di lancio, il Giallo Pop abbinato al nero del tetto e degli inserti.

Facile immaginare che sarà, col Verde Pop, la best seller tra le scelte cromatiche.

Ultima metamorfosi del passato nel presente, la presa d’aria sul cofano che oggi perde la funzione originale e acquisisce quella di indicatore visivo dello stato di carica della batteria a chi sta per mettersi alla guida.

Le ruote in lega coi doppi inserti a 120° in plastica.

Ergonomia: abitacolo e interni

Se all’esterno gli spunti stilistici presi dalla Renault 5 sono stati relativamente facili da individuare, all’interno è stato un po’ più difficile, essendoci i vincoli tecnologici derivati da 50 anni di evoluzione della HMI.

Tuttavia, anche in questo caso è venuto in aiuto un modello particolare, la R5 Turbo, che utilizzava un volante a tre razze e una plancia portastrumenti di forma rettangolare, che poteva essere identificata come l’antesignana del grande schermo che troviamo sulla R5 Electric.

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Vista complessiva della plancia, con evidenti richiami alla firma luminosa rettangolare, il volante a tre razze e la parte destra trapuntata, come sulla R5 originale.

Questo è un doppio display costituito da un cluster posto davanti a chi guida da 10,1” (7” sulla versione di accesso alla gamma Evolution) che informa sui parametri indispensabili alla guida e offre più possibilità di personalizzazione.

Al fianco, senza soluzione di continuità, il display multimediale da 10” che sugli allestimenti Techno e Iconic Cinq opera con OpenR Link con Google integrato.

Da dietro lo schermo esce una fascia verticale che incorpora il nome del modello retroilluminato e, sulla destra una bocchetta di aerazione con la firma luminosa rettangolare con gli angoli smussati che ripete quelle nei gruppi ottici anteriori.

Per recuperare spazio sulla consolle tra i sedili, il selettore di marcia è stato portato al volante.

A sinistra l’altra bocchetta è inclinata verso il guidatore.

Al centro altre due bocchette sovrastano una serie di tasti analogici per la regolazione rapida del climatizzatore.

Nel tunnel centrale, invece, la creatività dei designer si è un po’ assopita, rimandando a forme e volumi privi di innovazione ed estremamente puliti, grazie anche all’assenza del selettore di marcia, spostato al volante e denominato e-pop shifter, che invece si distingue per un vezzo dedicato in particolare al pubblico femminile, cui la R5 Electric strizza l’occhio, ovvero l’estremità personalizzabile con un inserto in vari colori e grafiche che ricorda l’astuccio di un rossetto da borsetta.

A ravvivare la parte centrale vengono in soccorso altri accessori sottoforma di vani portaoggetti colorati e stampati in 3D.

Si può perfino scegliere un piccolo porta baguette, un vezzo per movimentare l’abitacolo opera dalla cestaia francese Marguerite Herlant.

Gli inserti, simili a un astuccio del rossetto, che possono personalizzare il selettore di marcia.

Anche per i sedili l’ispirazione è venuta dalla R5 Turbo.

Nella forma, poiché riprendono, anche se in modo discreto e senza ostacolare l’ingresso e l’uscita dall’abitacolo, i fianchi avvolgenti tipici dei sedili sportivi, e nella porzione ad H di tessuto diverso che abbraccia la parte bassa dello schienale e i fianchi.

Tra i rivestimenti, nella versione Techno spicca la scelta del tessuto denim per sedili, plancia e pannelli porta, alternati a porzioni di colore diverso ed ecopelle.

Si tratta di materiale 100% riciclato nel rispetto dello spirito green del veicolo.

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I sedili sportivi sono di buona fattura, con tessuti di rivestimento gradevoli alla vista e robusti al tatto. La forma è ricercata e la struttura ottimizzata per ridurre gli ingombri a favore dello spazio interno e il peso.

L’allestimento Iconic Cinq utilizza invece un tessuto ‘mélange’ a base gialla, con inserti in contrasto e un grande ‘5’ ricamato sulla H.

Anche in questo caso c’è ampio utilizzo di riciclato e cuciture a vista.

Questo abbinamento è quello decisamente più accattivante e riuscito, che rispecchia la volontà di distinguersi dal resto che è stato uno dei motivi ispiratori della R5 Electric.

La costruzione dei sedili è leggera, per rispettare il contenimento pesi, ma non sono necessariamente fragili se il progetto è tecnicamente ‘robusto’.

Il rivestimento in denim, con la H presa a prestito dalla R5 Turbo di tinta diversa per movimentare la superficie.

La sensazione tattile è buona dappertutto e ci è piaciuta anche la parte imbottita della plancia, davanti al passeggero, che reinterpreta un leitmotiv della prima serie della ‘vecchia’ ‘R5.

Architettura e telaio

La nuova R5 Electric è basata sulla piattaforma AmpR Small sviluppata da Ampere, creata come unità staccata dall’orbita Renault per vivere di vita propria e concentrarsi unicamente sullo sviluppo dei veicoli elettrificati per il Gruppo.

Un’altra scelta strategica di de Meo.

La AmpR Small deriva dalla CMF-B EV col preciso scopo di ottimizzarla in funzione di una drastica riduzione dei costi.

La disposizione del powertrain ‘tutto avanti’ e del pacco batterie.

Ciò che poteva essere utilizzabile dalla CMF-B è stato ovviamente mantenuto, come la parte anteriore della scocca che, a meno dei necessari adattamenti, è rimasta la stessa della Clio.

Dall’A-Pillar indietro invece è tutto nuovo e sviluppato attorno al powertrain elettrico, inteso come motore, elettronica di potenza e batterie.

L’esperienza acquisita sarà poi sfruttata, in modo scalare, per i futuri modelli elettrici di segmento B che Ampere progetterà per il Gruppo nei prossimi anni.

Un dettaglio dell’avantreno, con la barra stabilizzatrice sagomata, le molle ‘a botte’ della sospensione e lo sterzo a cremagliera servoassistita.

Un carry-over, come si dice in gergo automotive, gestito però in prospettiva evolutiva.

Come accennato, l’avantreno deriva da Clio e Captur, ma ha uno sterzo con rapporto di riduzione 13,7:1, come sulla Mégane E-Tech Electric.

Il diametro di sterzata di soli 10,3 metri garantisce alla R5 di muoversi nei ridotti spazi tipicamente urbani, mentre le sospensioni, in particolare molle e ammortizzatori, sono state adattate alle nuove masse distribuite sugli assi.

La trazione è anteriore.

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La sospensione posteriore multilink coi montanti elasto-idraulici tipo MacPherson.

Dall’abitacolo indietro è tutto nuovo e orientato per ospitare nel modo più efficiente il pacco batteria, anche di dimensioni maggiorate rispetto allo standard per arrivare ad autonomie attorno ai 400 km.

Il retrotreno è un’altra esclusività per un’auto di questo segmento.

Siamo infatti di fronte a sospensioni indipendenti con geometria multilink, tipiche dei segmenti superiori.

Queste promettono qualità dinamiche (e comfort) eccellenti.

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Un dettaglio del portamozzo posteriore e dei 3 bracci del multilink.

I motori

Il motore elettrico è sincrono a rotore avvolto, non impiega magneti permanenti ma genera il campo magnetico mediante avvolgimenti di rame realizzati secondo una geometria adatta a sopportare la forza centrifuga generata dalla rotazione ad elevato numero di giri.

Nel motore della R5 E-Tech Electric sono state travasate le esperienze accumulate sulle applicazioni Mégane E-Tech Electric, Scenic E-Tech Electric e ZOE.

Rivisti anche l’inverter e il riduttore meccanico, con interventi anche in quest’area volti a ridurre dimensioni (il rotore è 3 cm più corto) e peso (-15 kg).

Il complessivo del motore con l’inverter e l’uscita dei semiassi. Tre i livelli di potenza: 110 kW e 245 Nm, 90 kW e 225 Nm, 70 kW e 215 Nm.

Complessivamente il nuovo gruppo motopropulsore pesa solo 105 kg, caricabatterie compreso.

Tre i livelli di potenza: 110 kW (150 CV) e 245 Nm, 90 kW (120 CV) e 225 Nm), 70 kW (95 CV) e 215 Nm.

Non è il coperchio delle punterie ma quello dell’elettronica di potenza, montata sopra il motore elettrico.

Il motore da 110 kW, che sarà il primo disponibile al lancio del veicolo, è abbinato alla batteria da 52 kWh (autonomia fino a 400 km WLTP).

I motori da 90 kW e 70 kW arriveranno successivamente e saranno associati alla batteria da 40 kWh (autonomia fino a 300 km WLTP).

Per la versione da 110 kW, la Casa dichiara un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 8 secondi e quella da 80 a 120 km/h in meno di 7 secondi.

La velocità massima è limitata elettronicamente a 150 km/h.

Le batterie

Le batterie agli ioni di litio hanno chimica NMC (Nickel, Manganese, Cobalto) e sono strutturate per occupare lo stesso spazio sul pianale pur se con capacità diversa.

In particolare, quella da 52 kWh è costituita da 4 moduli ciascuno formato da 46 celle, mentre quella da 42 kWh ne conta solo 3 composte ciascuna da 31 celle di spessore superiore.

renault R5 E-tech
Il motore da 110 kW è abbinato alla batteria da 52 kWh (autonomia fino a 400 km WLTP); i motori da 90 kW e 70 kW sono associati alla batteria da 40 kWh (autonomia fino a 300 km WLTP).

Il primo formato pesa sui 300 kg, quello più piccolo 240 kg.

La temperatura delle batterie è controllata da un circuito alimentato da liquido refrigerante.

Come noto la corretta temperatura del pacco batterie è indispensabile per le sue prestazioni, sia in scarica sia in ricarica.

Per questo, tramite il Route Planner di Google Maps è possibile avviare il pre-condizionamento per arrivare al punto di connessione con la temperatura ideale per favorire il flusso di corrente di ricarica.

Un dettaglio dell’albero con doppio giunto cardanico che collega il piantone con la scatola dello sterzo.

Innovazione, contenuti tecnologici e infotainment

L’innovazione, come abbiamo visto, è un po’ dappertutto sulla R5 Electric; tuttavia, vale la pena soffermarsi ancora su alcuni aspetti importanti che su un veicolo di questo segmento sono difficili da trovare.

Parliamo, ad esempio, del caricabatterie bidirezionale in corrente alternata (AC) da 11 kW (disponibile solo sulle versioni da 110 kW e 90 kW) che consente di sfruttare le funzioni:

  • V2L (vehicle-to-load), per collegare alla batteria dell’auto dei dispositivi esterni,
  • V2G (vehicle-to-grid), per immettere in rete energia quando l’auto e collegata, trovando un giusto equilibrio tra prelievo ed erogazione per ottimizzare i costi in bolletta.

Per la versione da 70 kW è previsto un caricabatterie AC da 11 kW unidirezionale.

Riguardo i tempi di ricarica, con 11 kW disponibili le batterie da 52 kWh e 40 kWh passeranno dal 10% al 100% rispettivamente in 4,5 e 3,5 ore.

Un’opzione tipica delle auto granturismo che viaggiano prevalentemente in autostrada e quella della ricarica ad elevata potenza in corrente continua (DC).

Avere disponibile questa funzione su una citycar è raro.

La R5 E-Tech electric può ricaricare la batteria da 52 kWh con 100 kW (DC), mentre la 42 kWh potrà caricare a 80 kW.

In entrambi i casi, si passa dal 15% all’80% di carica in circa mezz’ora.

Sicurezza e assistenza alla guida

Riguardo la dotazione ADAS Renault 5 E-Tech Electric punta al segmento superiore e propone il  sistema di monitoraggio dell’attenzione del conducente, quattro ADAS per la sicurezza presenti su Megane E-Tech Electric, ma non ancora nel segmento B, che vanno oltre le nuove normative GSR II (General Safety Regulation II):

  • frenata automatica di emergenza in retromarcia,
  • sensori anteriori con correzione della traiettoria d’emergenza,
  • sensori posteriori con correzione della traiettoria d’emergenza e uscita sicura degli occupanti (Occupant Safety Exit).

Per quanto riguarda la guida, l’Active Driver Assist dà accesso a funzioni di guida autonoma di livello 2 abbinando l’Adaptive Cruise Control con funzione ‘Stop&Start” col dispositivo di mantenimento corsia. 

Il sistema di frenata automatica post-collisione blocca automaticamente i freni del veicolo per attenuare le conseguenze di un eventuale incidente secondario.

Non manca l’Easy Park Assist. Un’altra esclusiva per il segmento di Renault 5 E-Tech Electric è la presenza di un compagno di viaggio virtuale chiamato Reno.

Si tratta di un avatar che interagisce col cliente Renault e lo affianca per tutta la user experience all’interno dell’auto.

Reno può rispondere a domande e intervenire concretamente per programmare una ricarica oppure ottimizzare l’autonomia.

Per attivarlo occorre dire “Hey Reno”, poi, grazie all’integrazione della App di Intelligenza Artificiale Chat GPT, si può avviare un dialogo su un’ampia gamma di argomenti di carattere generale. Una sorta di compagno di viaggio virtuale con una sua personalità.

Un altro dei desiderata di De Meo. Il futuro dell’automobile secondo Renault è questo.

Questa è la Renaulution.

Land Rover è pronta all’elettrico… con tre brand distinti

La Range Rover elettrica impegnata negli ultimi test di messa a punto

Land Rover si prepara al futuro. Un futuro… elettrico. Nel pieno rispetto della strategia del gruppo a cui appartiene, il brand britannico, come Jaguar, ha deciso di sposare con decisione la mobilità a zero emissioni. Ora i vertici iniziano a svelare dettagli di quello che ci dobbiamo aspettare.

La prima cosa che sappiamo è che Land Rover dividerà la produzione in una serie di sottomarchi. Ci sarà Range Rover, come già sappiamo, ma anche Discovery e anche Defender. Qualche anno fa si disse che entro il 2026 Land Rover avrebbe avuto 6 auto elettriche a listino. Poi i tempi si sono un po’ allunati, ma la strategia non cambia. Facciamo ordine.

Prima tocca alla Range

La prima auto elettrica che vedremo sarà la Range Rover. Era stato detto in passato ed è stato confermato di recente. Anzi, Land Rover ha fatto sapere che dopo una serie di incontri mirati con i clienti e aver mostrato in aprile le prime immagini del modello, le risposte sono state più che positive.

Tanto che negli ultimi mesi i preordini del modello sono passati dai 16.000 di febbraio agli oltre 42.000 di oggi. Secondo quanto dichiarato da Lennard Hoonik, direttore operativo del gruppo Jaguar Land Rover, il motivo è semplice: “le persone hanno capito che la Range Rover elettrica sarà una Range in tutto e per tutto”.

“E il fatto che molte componenti, inclusi i motori, siano stati sviluppati internamente, ha reso più facile dare la giusta personalità a questa vettura – ha detto ancora Hoonik in un intervista rilasciata ad MotorTrend -. Poi, abbiamo realizzato un sistema di controllo della trazione che ci consente di avere prestazioni offroad da prima della classe. Un esempio? La capacità di guado sarà di 850 mm”.

Il rilancio di Discovery: un po’ ammiraglia un po’ MPV

Per vedere la versione definitiva della Range elettrica dobbiamo aspettare ancora poche settimane. L’auto, infatti, sarà presentata e messa in commercio entro la fine del 2024. Poi toccherà alla Range Rover Sport elettriche e poi a un’elettrica a marchio Discovery. Useranno tutte la stessa piattaforma MLA, quella piattaforma multialimentazione su cui si basano i primi modelli ibridi plug-in della Casa. Ma oltre al pianale, a cambiare sarà la filosofia.

La Range Rover Discovery nella versione restyling 2021

Al momento la Discovery, tra le più anziane ancora a listino, rappresentano solo il 4% delle vendite, ma con la nuova strategia sotto questa sigla si vuole dare forma a una serie di modelli molto diversi dagli attuali, in grado (si spera) di vendere di più.

L’idea è quella di realizzare auto simile a Defender, ma anche in grado di differenziarsi da questa, che nell’ultimo anno ha venduto 6 volte di più. Lo farà attuando una profonda trasformazione che la porterà ad avere elementi da monovolume. Potrebbe diventare una sorta di ID.Buzz di lusso e con una maggiore vocazione fuoristradistica. E senza rinnegare il passato.

La piattaforma MLA

Alla prima Discovery elettrica sta lavorando il team Special Vehicle Operations. Il capo del reparto SVO Jamal Hameedi ha detto ad Autocar che per ora l’unico punto fermo è che la Discovery elettrica sia un’ammiraglia. Ma il concetto è ampio e può essere interpretato in tantissimi modi. Staremo a vedere.

BMW i5 eDrive 40 sotto la lente di Auto Tecnica

BMW i5

BMW i5 eDrive 40: l’identità di un marchio passa anche attraverso i nomi delle sue automobili. O, come nel caso della BMW, numeri diventati iconici.

Nel caso della BMW ‘Serie 5’, un numero identifica un veicolo in produzione dal 1972 e che attraverso otto generazioni è sul mercato da oltre 50 anni con una coerenza non comune.

Basta osservare le forme della prima 520 (E12 – questa la sigla tecnica del modello), e confrontarle con l’ultima i5 eDrive40 (G60) avuta in prova, per ritrovare una continuità stilistica esemplare.

Posizionamento

BMW, approfittando dell’avvento della motorizzazione elettrica ha esplorato nuove strade stilistiche, anche radicalmente diverse dai suoi standard, come nel caso delle i8 e i3.

Ma nel caso della BMW i5, come ha confermato Domagoj Dukec, attuale capo del design BMW, chi si approccia a una ‘Serie 5’ vuole una berlina – o una station wagon – classica.

E BMW deve rispettare questa richiesta, senza rinunciare peraltro a osare qualche elemento di cambiamento, come ad esempio la discussa maxi griglia anteriore, che, senza gli eccessi visti su altri modelli, ritroviamo anche sulla BMW i5.

E parlando di continuità, ricordiamo che la Serie 5 è fabbricata, fin dal 1973, nello stabilimento di Dingolfing, in Germania, e punta a fare volumi negli USA, in Corea del Sud e Cina, prima ancora che in Europa.

Tradizione sì, ma sguardo attento anche ai gusti degli utenti di questi mercati, ovviamente, tanto che per il mercato cinese il sito produttivo di riferimento è quello di Dadong.

Anche per questo non è un caso che siano stati venduti oltre 10 milioni di esemplari della Serie 5…

BMW i5
Prodotta a Dingolfing fin dalla nascita, la Serie 5 ha mantenuto negli anni un inconfondibile ‘family feeling’ pur nelle reiterpretazioni che si sono succedute nelle otto generazioni di prodotto.

Design: l’analisi formale e dimensioni

Posta al centro della gamma di berline a quattro porte della Casa bavarese (si inserisce infatti tra la Serie 3 e la Serie 7), la Serie 5 mantiene il ‘fil rouge’ stilistico col passato per essere immediatamente identificabile.

Ma è indubbiamente un’auto moderna e disponibile con ogni tipo di motorizzazione, da quella ibrida con motori benzina o diesel, alla elettrica, anche bimotore e trasmissione xDrive.

Esteticamente la Casa offre le personalizzazioni M Sport Package ed M Sport Package Pro, mentre al top prestazionale della gamma si pone la BMW i5 M60 xDrive, che supera i 600 CV (in MyMode Sport) e gli 800 Nm.

Dopo qualche esagerazione su altri modelli, la calandra è ancora ben evidente, ma tutto sommato integrata nel frontale.

Il Centro Stile BMW ha lavorato sulle forme della carrozzeria per dare un tocco evidente di modernità e contemporaneità al veicolo, senza peraltro rinunciare ad alcuni stilemi tipicamente BMW, come la calandra orizzontale (che nell’esemplare provato aveva l’opzionale perimetro illuminato) e una moderna interpretazione dei doppi fari.

Come ormai consuetudine generalizzata, rispetto al modello precedente le dimensioni sono aumentate: la lunghezza è cresciuta di 97 millimetri, arrivando a 5.060 millimetri, la larghezza di 32 millimetri (1.900 mm) e l’altezza di 36 millimetri (1.515 mm).

Il passo è stato allungato di 20 millimetri e ora sfiora i 3 metri (2.995 mm), rivelandosi così come il più lungo del segmento.

Le carreggiate anteriore e posteriore sono rispettivamente 1.680 e 1.716 mm.

In generale la BMW i5 è ‘bassa e larga’ e nonostante la connotazione familiare, la sportività tipica del Marchio è piacevolmente evidente.

La geometria del ‘doppio rene’ domina il frontale e tutte linee di stile convergono su di esso, principalmente quelle che definiscono il taglio del cofano, che scendono sui parafanghi e seguono il profilo superiore dei gruppi ottici.

BMW i5
Nella vista di tre quarti posteriore è evidente la linea di stile obliqua che taglia la ruota posteriore e si esaurisce sulla parte inferiore del coperchio baule.

La vista laterale è sicuramente evocativa del passato, pur con le dovute proporzioni tra lamiera e vetro dettate dalla tendenza imposta dai crash test.

Tuttavia, la linea di cintura non è troppo alta e lascia comunque sufficiente visibilità all’esterno.

Immancabile, su una ‘5’, il muso lungo e schiacciato, col frontale verticale e i gruppi ottici che si prolungano sui parafanghi.

L’A-pillar piuttosto inclinato prosegue armoniosamente nel profilo del tetto che scende poi dolcemente per fare poi un flesso e creare il terzo volume, solo accennato ma obbligato dalla tradizione.

Ben proporzionate le porte, con le maniglie a filo e il numero 5 in bassorilievo che movimenta l’inserto che definisce il gomito di Hofmeister e alleggerisce l’impatto visivo del C-pillar.

Evidenti le linee di stile attorno ai passaruote, quella che percorre la fiancata passando sotto i finestrini e si raccorda col gruppo ottico posteriore e quella obliqua che movimenta la parte inferiore della fiancata e si prolunga fino al profilo inferiore del cofano posteriore.

Stile BMW anche dietro, coi due gruppi ottici che ben integrati con le linee orizzontali.

BMW i5
Estremamente lineare il posteriore, coi gruppi ottici orizzontali e la fascia inferiore (senza scarichi, ovviamente) conformata a estrattore.

Qui le linee di stile scolpite sono meno evidenti essendo integrate nella fascia inferiore nera, col risultato di un insieme più tondeggiante rispetto alla vista anteriore.

Ergonomia: abitacolo e interni

Sedersi all’interno di una BMW è sempre un’esperienza.

Sulla BMW i5, con le dovute differenze e attualizzazioni, si respira la stessa atmosfera delle prime Serie 5.

Si è sempre ospiti di un salotto tecnologico, non quello più caldo e accogliente degli interni inglesi di buona memoria, ma si è indiscutibilmente a bordo di una BMW.

La strumentazione è completamente sostituita da un display curvo (BMW Curved Display) che si prolunga fin oltre la mezzeria della plancia con un leggero orientamento verso chi guida che però svantaggia il passeggero, che per raggiungerlo deve staccarsi dallo schienale.

BMW i5
L’abitacolo segue i canoni estetici BMW reinterpretati in chiave digitale.

Il pannello include un Information Display da 12,3” di fronte al guidatore e da un Control Display da 14,9” col quale gestire le funzioni conviviali e l’infotainment.

Ci sono una serie di comandi touch sulla plancia e sulle porte (opzionali) raccolti in bar retroilluminate sensibili al tatto.

Eleganti, ma a nostro giudizio fuori tema su un’auto dall’immagine sportiva, gli inserti in plastica trasparente sfaccettata simil-swarovsky (opzione CraftedClarity) sul selettore delle modalità di marcia, il volume della radio e il joystick rotante.

La digitalizzazione spinta ha ridotto all’osso il numero di comandi fisici, mantenendoli solo per le operazioni da fare velocemente e intuitivamente.

Ereditata dalla Serie 7 la Interaction Bar (opzionale) che corre lungo la fascia e si estende sulle porte e che, oltre a illuminarsi in vari colori personalizzabili include dei comandi touch retroilluminati per la portata d’aria di ventilazione e le luci di emergenza.

Un appunto: viaggiando di notte, una porzione della fascia illuminata che attraversa la plancia e si prolunga sulle porte viene fastidiosamente riflessa sullo specchietto retrovisore lato guida.

Nuovo il volante, rivestito in pelle e piatto nella parte inferiore per favorire l’ingresso e l’uscita dall’abitacolo.

BMW i5
La leva al volante che consente di attivare il ‘boost’ di coppia (da 400 a 430 Nm) per 10 secondi. Quasi un gadget, poiché la coppia ‘normale’ disponibile non mette certo in difficoltà nei sorpassi…

Pochi e intuitivi i comandi posti sulle razze. Altro tocco sportivo dell’M Sport Package il segno rosso che indica il centro.

Sorprendente la mancanza delle classiche bocchette di aerazione, che sono state nascoste alla vista e controllate dalle già citata Interaction Bar.

Per il resto ergonomia promossa a pieni voti. Ci si sente immersi nell’abitacolo e non si fa fatica a memorizzare tutte le funzioni fondamentali per guidare in comfort.

Lo diciamo con cognizione di causa, dopo aver percorso circa 1.300 chilometri in tre giorni su ogni tipologia di strade tra Piemonte, Liguria, Toscana, Marche ed Emilia-Romagna.

La Serie 5 è la prima gamma BMW a proporre rivestimenti interni con tessuto dei sedili (sportivi e con regolazioni elettriche di serie), della plancia e dei rivestimenti porte con proprietà, anche tattili, simili alla pelle (con in opzione la perforazione decorativa) ma, come indica la denominazione ‘Veganza’, di origine vegetale.

La pelle vera (BMW Individual Merino) è comunque disponibile in diverse varianti e accostamenti bicolore.

Architettura e telaio

La BMW i5, nella versione eDrive40 provata, è una tradizionale ‘trazione posteriore’ col motore elettrico posizionato direttamente sull’assale.

La potenza massima del motore sincrono eccitato in corrente è indicata in 250 kW (340 CV) a 8.000 giri/min e la coppia in 400 Nm da 0 a 5.000 giri/min, che sale a 430 Nm per 10” attivando la funzione ‘boost’ attraverso un paddle sulla sinistra del volante.

Le prestazioni dichiarate sono 0-100 km/h in 6”; la velocità massima è limitata elettronicamente a 193 km/h.

Il consumo omologato WLTP è tra i 18,9 e i 15,9 kWh/100 km e dobbiamo ammettere che nel nostro percorso di prova non ci siamo scostati troppo, rilevando poco meno di 20 kWh/100 km.

La batteria agli ioni di litio appartiene alla quinta generazione di batterie BMW.

È composta da 4 moduli costituiti da 72 celle ciascuno e altri 3 moduli da 12 celle ciascuno per una capacità energetica netta di 81,2 kWh (83,8 kWh lordi).

L’alimentazione è a 400V.

BMW i5
Gap&flash sono ben controllati e costanti (la fessura è circa 3 mm dappertutto). Qualità BMW.

La piattaforma della BMW i5 è ovviamente multi powertrain con possibilità di trazione a 2 o 4 ruote motrici.

Nella motorizzazione 100% elettrica è stato possibile disporre i vari componenti del sistema in modo da mantenere la distribuzione dei pesi praticamente uguale tra i due assi.

Questo grazie alla disposizione centrale della batteria e ai due sottogruppi che inglobano le sospensioni posteriori e anteriori.

Per quanto riguarda il corpo vettura sono stati utilizzati sia acciai altoresistenziali, sia alluminio, per questioni di leggerezza e assorbimento di energia cinetica conseguente ai crash, oltre che a materiali plastici e compositi.

Il mix di materiali è stato calibrato in funzione dei powertrain utilizzati, diversi per concentrazione e posizione di masse e volumi.

Sia la geometria della sospensione anteriore a doppi bracci sovrapposti sia di quella posteriore, multilink a 5 bracci, entrambe un classico per queste berline, sono state sottoposte a una revisione e messa a punto specifica.

Nelle sospensioni si è fatto abbondante uso di leghe leggere per contenere i pesi ed evitare la corrosione. Si noti la robusta barra stabilizzatrice.

Tra gli interventi, il disaccoppiamento della scatola dello sterzo ad assistenza elettromeccanica dal subframe, per migliorare l’acustica.

La rigidezza torsionale è stata mantenuta costante sulla gamma con interventi specifici.

La versione xDrive, ad esempio, con una forte coppia motrice sull’assale anteriore, ha richiesto l’addizione di una piastra di irrigidimento posta frontalmente al subframe anteriore e tamponi elastici di supporto e isolamento motore irrobustiti.

Anche il multilink a 5 bracci è in gran parte realizzato con elementi fucinati in lega leggera, ma non mancano elementi in lamiera d’alluminio.

Sulle versioni elettriche il contenitore metallico che contiene le batterie funge da elemento strutturale e isola da ogni possibile stress le batterie.

Interessante il sottotelaio posteriore ottenuto in un’unica fusione in lega d’alluminio; unisce una massa contenuta a un’elevata rigidezza e grazie a tamponi di supporto idraulici garantisce il miglior filtraggio delle vibrazioni, a vantaggio del comfort.

Il sottoscocca visto da dietro. Anche qui le coperture limitano le cose da osservare.

Il motore posteriore è montato su ben dimensionati tamponi in gomma per lo stesso motivo.

Tutte le varianti della Serie 5 adottano l’ultima generazione di sterzo ad assistenza elettromeccanica disponibile.

Caratteristica peculiare la variazione del rapporto di riduzione in funzione dell’angolo del volante, oltre alla funzione Servotronic che in modalità Sport adatta l’assistenza, riducendola all’aumentare della velocità.

L’agilità e la stabilità nei cambi di direzione ad elevata velocità sono esaltati dallo sterzo posteriore, incluso nel pacchetto Adaptive Suspension Professional (presente sulla macchina in prova).

Il range angolare è di +/-2,5° e questo aiuta molto nelle manovre in spazi stretti, dove i 5 metri della i5 eDrive40 mettono un po’ di soggezione.

Questo riduce di 600 mm il diametro di sterzata, che scende fino a 11,7 metri.

Tecnica e innovazione

Quando si acquista un’auto di questo livello, non si deve certo lesinare nell’aggiungere i pacchetti tecnologici che possano rendere massimo il ‘piacere di guida’, che è il più celebre e conosciuto slogan con cui BMW pubblicizza i suoi prodotti.

Il prezzo lievita, d’accordo, ma sono senza dubbio soldi ben spesi, specie da chi vede l’auto come oggetto tecnologico, oltre che luogo in cui passarci molto tempo.

Un ‘must’ è quindi l’adozione delle sospensioni adattive Professional (Adaptive Suspension Professional) con il controllo elettronico della capacità smorzante degli ammortizzatori sia in compressione sia in rebound.

Questo avviene in modo progressivo e non a step grazie all’utilizzo di valvole proporzionali che regolano l’afflusso del liquido idraulico tra una camera e l’altra.

La regolazione, con feedback di pochi millisecondi, viene fatto considerando lo stile di guida, la superficie stradale e le condizioni di carico.

Questo influisce in modo sensibile sui movimenti della cassa attorno agli assi, in particolare rollio e beccheggio, che risultano estremamente contenuti, a vantaggio del comportamento dinamico, oltre che sul comfort.

Scendendo più nel dettaglio, il sistema di controllo considera le accelerazioni longitudinali e laterali, la velocità e l’angolo di sterzata.

L’ultima versione utilizza una nuova logica di controllo per meglio definire il movimento della cassa garantendo la massima escursione della molla per non compromettere il comfort in termini acustici (rotolamento e superamento piccole asperità stradali, anche in modalità Sport).

Per attuare questo, la forza smorzante non è più calcolata sulla base di un modello matematico ma deriva dall’analisi di dati sulle condizioni di guida ricavati dalla rete.

La vettura in prova beneficiava anche dell’M Sport Brake System (opzionale), che consente frenate potenti con elevata resistenza al fading.

Un ‘kit’ distinguibile dall’esterno per via delle pinze colorate col logo M.

Il sistema frenante integrato (di serie sulla nuova Serie 5) raggruppa in un solo modulo la funzione di attivazione del freno, il servofreno e il controllo per assicurare un feeling costante sul pedale.

La pressione di frenata è triggerata da un elettroattuatore.

Passando alla dotazione ADAS, citiamo il Driving Assistant Pro, opzionale ma incluso sulla vettura in prova, che comprende il controllo della corsia attraverso lo sterzo servoassistito e il Distance Control, con funzione Stop & Go.

Nei mercati USA, Canada e Germania (non in Italia), il pacchetto include anche l’Highway Assistant, che su strade a corsie separate e a velocità fino ai 130 orari consente di togliere le mani dal volante, purché sia mantenuto il livello di attenzione sul traffico.

La nuova BMW i5 include anche l’Active Lane Change Assistant con attivazione oculare.

Questa funzione consente di raggiungere un nuovo livello di interazione tra il guidatore e il veicolo.

Il veicolo suggerisce un cambio di corsia e questo può essere effettuato semplicemente guardando nello specchietto retrovisore esterno.

L’assistente attivo si occupa direttamente di azionare la freccia e agire sullo sterzo, se la situazione del traffico lo consente. 

Questo per dimostrare quanto la guida autonoma è già realtà.

La nuova BMW i5 berlina è equipaggiata di serie con l’assistente al parcheggio, compreso il sistema di assistenza alla retromarcia.

Con l’optional Parking Assistant Professional, il parcheggio e le manovre automatizzate fino a 200 metri possono essere controllati sia dall’interno del veicolo sia, tramite smartphone, dall’esterno del veicolo.

Per quanto riguarda il sistema di visualizzazione e controllo BMW iDrive, c’è ora il QuickSelect, basato sul sistema operativo BMW Operating System 8.5.

Questa funzione consente accesso immediato senza passare da un sottomenu, similmente a quanto avviene con gli smartphone.

Sempre in ambito connettività, segnaliamo la BMW Digital Key Plus ora disponibile per gli smartphone adatti con sistema operativo iOS o Android e per l’Apple Watch.

La connettività e la qualità telefonica sono garantite da due antenne di telefonia mobile 5G di serie e quattro in opzione.

Gli smartphone si connettono in modo rapido tramite Apple CarPlay® e Android Auto™.

Infine, ma l’elenco di tecnologie sarebbe ancora lungo, il software di bordo viene aggiornato automaticamente grazie alla funzione Remote Software Upgrades, e con BMW ConnectedDrive Upgrades, è possibile testare gratuitamente per un mese alcune funzioni, prime di aggiungerle, a pagamento, al proprio sistema.

Qualità costruttiva percepita

La qualità costruttiva BMW è tra quelle di riferimento e la Serie 5 non è ovviamente da meno.

Perfetti e simmetrici sui 2 lati gli allineamenti dei profili di finitura.

Le solite misure della differenza di passo lato destro e sinistro e dell’altezza da terra degli archi passaruote ha dato esito eccellente, segno di progetto ‘robusto’ e di processo di assemblaggio sotto controllo.

Differenza di passo e altezza da terra degli archi passaruote sono risultati identici, compatibilmente con la misura effettuata con un metro flessibile, su entrambi due lati.

Poche volte ci è capitata una tale precisione. 

L’altra prova, quella ‘dello scalino’, non è stata da meno e non ha rilevato deformazioni percettibili nella scocca, grazie anche alla rigidità indotta dalla piastra portabatterie posta al centro della scocca.

Per quando riguarda gap&flash, nonostante il colore dell’esemplare in prova, il grigio Brooklyn Grey Metallic, non nasconda le imprecisioni, il livello è molto alto.

Giochi ridotti – siamo attorno ai 3 mm ovunque – e costanti lungo tutta la giunzione; corretto allineamento delle parti fisse e mobili – le superfici sono a zero tra loro e i pochi, lievissimi disallineamenti sono comunque a favore del flusso d’aria.

 

Cinquant’anni di esperienza di assemblaggio a Dingolfing non sono trascorsi invano, e  anche i fornitori sono evidentemente sintonizzati alle richieste di qualità BMW.

Il sistema di tenuta perimetrale delle porte conta su quattro livelli, due guarnizioni a labbro ‘floccate’ per eliminare cigolii, più un ‘ballottone’ sulle porte e un altro ‘ballottone’ sul giro porta della scocca.

Impeccabile quindi la tenuta all’acqua e l’isolamento acustico.

Buona la sonorità della chiusura porte anche se la chiusura talvolta richiede una certa decisione per agganciarsi, come nel caso della porta anteriore sinistra del nostro esemplare.

Visivamente, anche all’interno, non abbiamo trovato difetti degni di nota.

Vano motore e sottoscocca

Il vano anteriore è chiuso da un coperchio molto esteso, che per contenere il peso ed essere deformabile in caso di crash non è troppo rigido e per essere chiuso a dovere – ci sono due agganci – richiede una decisa pressione alle due estremità.

BMW i5
Sollevato il cofano questo è ciò che si vede, ovvero, per chi ama la meccanica, niente.

Sollevato e mantenuto in posizione da due molle a gas, scopre un esteso coperchio in plastica rimosso il quale si può vedere parte dell’elettromeccanica ed elettronica.

Saltano all’occhio le due barre tubolari in alluminio che collegano i duomi – realizzati in lega leggera pressofusa e abbondantemente nervati per irrigidirli – alla traversa anteriore.

Tolto il coperchio in plastica, che poggia su quattro colonnine a testa sferica, si osservano i duomi in alluminio con ampie nervature nella zona di attacco dell’ammortizzatore e le due barre di rinforzo che li collegano alla traversa anteriore.

Ben visibile, mancando il motore elettrico anteriore, il sottotelaio fuso in alluminio che supporta sospensioni e sterzo.

È predisposto per il passaggio dei semiassi della versione xDrive. Le foto ne danno ampia documentazione.

Messa l’auto sul ponte dell’officina G.F.Auto di Andezeno, che come sempre ci ospita per queste analisi, il sottoscocca rivela la stessa cura dei dettagli che a Dingolfing mettono per le parti a vista.

E così deve essere quando si vuole proporre al pubblico un vero prodotto ‘premium’, al di là del brand stampigliato sul cofano.

Ovviamente il ‘piastrone’ in lega leggera che ospita la batteria occupa gran parte del sottoscocca, e anche la sospensione posteriore e in gran parte coperta da schermi aerodinamici.

BMW i5
Il sottoscocca è ovviamente dominato dalla grande piastra inferiore della vasca strutturale che ospita le batterie, proteggendole in caso di urto.

Ampio utilizzo di lega leggera fucinata per i supporti e i bracci delle sospensioni e robusti supporti elastici a deformazione controllata non lasciano dubbi su un progetto fatto senza economia e con un occhio al contenimento del peso, per compensare il carico aggiuntivo della grande batteria.

Prova su strada

L’adattamento della postura alla taglia e alle preferenze del guidatore è semplice e precisa, grazie anche al volante ad azionamento elettrico e alla corsa longitudinale del sedile che arriva a 80 mm.

Il volante si impugna bene, il rivestimento è gradevole al tatto ma ha una sezione per i nostri gusti un po’ troppo grande.

Le informazioni disponibili sono in quantità industriale e studiare tutto ciò che offre la parte di connettività e infotainment richiede tempo e applicazione.

Tuttavia, la prova di collegamento telefono, per noi significativa della reattività del sistema di connessione, è stata eccellente.

Pochi secondi per stabilire il contatto, altrettanti per abbinarli e in meno di un minuto si è in grado di telefonare col viva voce.

Può sembrare banale, ma su certi sistemi l’operazione oltre a essere più macchinosa richiede più tempo e talvolta più di un tentativo.

Come abbiamo detto abbiamo voluto provare la BMW i5 su un percorso che si è snodato su autostrada, strada statale e città per circa 1.300 chilometri, registrando anche i consumi e l’effettiva efficienza dell’infrastruttura di ricarica nelle zone attraversate.

In sintesi, il consumo medio registrato è stato inferiore ai 20 kWh/100 km (circa 5 km/kWh), guidando nel rispetto dei limiti in città e su strade statali e tenendo il cruise control adattivo sui 120 km/h in autostrada.

Premesso che la massa del veicolo, che ferma la bilancia a circa 2.130 kg, è di circa 350 kg superiore alla corrispondente versione mild hybrid col 6 cilindri diesel, e che le dimensioni non sono certo adatte all’utilizzo cittadino, ci siamo trovati non senza un certo imbarazzo a girare per il centro di Assisi, uscendone  indenni.

La progressione del motore elettrico e lo sterzo integrale hanno indubbiamente aiutato, e non poco.

Sulle strade collinari della statale Firenze-Poggibonsi, percorsa complice un blocco autostradale, la BMW i5 eDrive40 trasmette appieno quel tanto decantato piacere di guida.

Sterzo preciso e progressivamente demoltiplicato, sempre coadiuvato dal posteriore, consentono di girare stretti, anche nei tornanti, senza incrociare le braccia.

Cosa che piace al gentleman driver.

BMW i5
Per migliorare l’aerodinamica i bracci inferiori della sospensione multilink sono coperti da questo schermo in plastica.

Perfetto il riallineamento, anche con piccoli spostamenti del volante dal centro.

In velocità lo sterzo integrale rende le uscite per i sorpassi e i rientri affilati come coltelli e anche volendo cercare di scomporre il veicolo con repentini cambi di direzioni la risposta è sempre sicura.

I freni ci sono piaciuti per potenza e feeling, con la servoassistenza che fa esattamente quello che vorremmo sentire sotto il piede, ovvero la sensibile progressione della decelerazione a pressione costante.

Il feeling resta piuttosto ‘spugnoso’ e non rigido come un impianto sportivo, ma la potenza è elevata, considerando che con passeggeri e bagaglio, la vettura avvicina i 25 qli di massa.

Il sistema di controllo elettronico delle sospensioni consente andature sportive con basculamenti contenuti della cassa, ma sempre con un livello di comfort da berlina.

La silenziosità ad andature ‘codice’ della BMW i5 eDrive è esemplare; merito del citato isolamento della meccanica dalla scocca e dell’insonorizzazione dell’abitacolo.

Se si eccedono i limiti autostradali il rotolamento degli pneumatici e i fruscii aerodinamici diventano percettibili ma sempre adeguati al livello di comfort assoluto che i progettisti hanno voluto dare a una berlina della Serie 5.

BMW i5

Superleggera Veloce12, il vestito nuovo della 550 Maranello

In occasione del The Quail, l’evento espositivo che si svolge durante la Monterey Car Week, ha debuttato la Touring Superleggera Veloce12. Non si tratta di una sportiva di ultima generazione, ma della reinterpretazione stilistica e tecnica di uno dei modelli più apprezzati di fine anni ’90.

Sotto le linee, rivisitate ma ancora ben riconoscibili, si cela infatti la Ferrari 550 Maranello, il modello che ha segnato il ritorno in Ferrari delle berlinette due posti a motore anteriore dopo l’era delle BB e Testarossa.

Un po’ di potenza in più

La Touring Superleggera Veloce12 vuole celebrare la purezza della meccanica classica prima del cosiddetto “sovraccarico elettronico” dei tempi moderni. Il motore Ferrari V12 F133 da 5,5 litri aspirato è ottimizzato per alzare ancora le prestazioni. Non soltanto la mappatura, ma anche lo scarico e il sistema di raffreddamento presentano modifiche e migliorie.

Touring Superleggera Veloce12

Il sistema di scarico Supersprint rende il flusso dei gas più libero e migliora sia la potenza sia la risposta dell’acceleratore, consentendo al motore V12 di alzare le performance e cambiare sonorità.

Inoltre, il sistema di raffreddamento PWR migliora le prestazioni della Veloce12 fornendo un’efficienza di raffreddamento superiore del 30% mantenendo temperature d’esercizio ottimali anche nelle condizioni più difficili. La potenza sale così dai 485 CV di serie a oltre 500 CV.

Un nuovo assetto

Così come la carrozzeria e gli interni affinano le linee e le superfici aggiornandole senza tradirne l’origine, anche il telaio è oggetto di una profonda revisione. Rinforzato e irrobustito, può sostenere prestazioni maggiori di quelle già notevoli della 550 Maranello (che toccava 320 km/h di velocità massima).

Con la collaborazione degli specialisti di TracTive, Touring Superleggera ha sviluppato un sistema di sospensioni adattive specifico. Lo stesso vale per i freni, messi a punto in collaborazione con Brembo con dischi più grandi e pinze migliorate che riducono le masse non sospese e una miglior sensibilità del pedale.

Si fa presto a dire Porsche 911: ecco prototipi e one-off visti a Goodwood e Monterey

Tuthill Porsche GT One (3)

La Porsche 911 è appena diventata ibrida. E dopo il primo modello elettrificato – la nuova GTS – anche il resto della gamma, dalle versioni base alle più spinte, si accinge a fare un salto verso il futuro.

Mentre a Stoccarda ci si concentra, giustamente, sul domani, tanti appassionati del brand, e soprattutto del modello più famoso mai prodotto negli stabilimenti di Zuffenhausen, si prodigano in iniziative che rendono omaggio al passato.

La 959 di Kalmar Automotive

Partiamo da quanto mostrato da Kalmar Automotive alla Monterey Car Week. Si chiama 9×9 e rende omaggio sin dal nome alla Porsche 959. Basta uno sguardo (soprattutto dietro) per capire la parentela con la famosa sportiva prodotta in 292 esemplari tra il 1986 e il 1988.

Look a parte, l’auto adotta soluzioni tecniche e meccaniche d’avanguardia. Scocca in fibra di carbonio, cerchi in magnesio, freni carboceramici con pinze in titanio e, per quel che vale, luci full Led. La si può ordinare in tre configurazioni meccaniche: 9×9 Leichbau, con un 4.0 aspirato da 520 CV e cambio manuale a 6 marce, la 9×9 Sport: con motore 3.8 biturbo e cambio manuale a 7 marce da 650 CV e la 9×9 “e basta” che sempre con il 3.8 biturbo ma con cambio doppia frizione e 930 CV di potenza.

Anche la GT1 torna in vita

Tra le operazioni revival c’è anche la Tuthill GT One, una sorta di omaggio di Porsche 911 GT1 del 1996, che ne riprende le forme sinuose e affusolate. L’auto, con carrozzeria totalmente in fibra di carbonio, sarà disponibile con un boxer 6 cilindri da 4 litri che nella versione aspirata arriva a 500 CV e in quella turbo tocca quota 600.

Tuthill Porsche GT One (2)

La si può avere sia con cambio manuale o con doppia frizione. Insomma, sotto sotto cela uno schema motopropulsore preso dalle 911 moderne.

Una 911 per l’offroad

Non è la prima cosa a cui si pensa quando si parla di una 911, ma poi, quando ci si riflette un po’ su, tutti ricordiamo che la coupé tedesca, in passato, è stata protagonista di rally e gare offroad. Come dimenticare la famosissima 911 in livrea Rothmans che corse la Dakar nel 1984? Anche Porsche, un paio di anni fa, ha reso omaggio proprio a quella “Rothmans” con la 911 Dakar, entrata regolarmente in produzione.

porsche 911

Concetto diverso, ma stessa filosofia, per la 911 Rodeo di RUF. Lo storico preparatore Porsche tedesco ha presentato una 911 da fuoristrada ispirata nei colori e nelle finiture al Ranch di Ralph Lauren. Ha carrozzeria in fibra di carbonio, assetto rialzato, maniglie delle portiere integrate, protezioni in plastica e un interno che ricorda il mondo dei cow-boy.

Ha cerchi da 18” e un’altezza da terra di ben 24 centimetri. Per quanto riguarda la meccanica, adotta un 6 cilindri boxer da 3,6 litri che grazie alla sovralimentazione arriva a 610 CV e 700 Nm di coppia. Il motore è abbinato a un cambio manuale a 6 marce.

Singer ha preferito Goodwood

Se tanti restomod sono stati presentati a Monterey, Singer, altro storico marchio legato alla personalizzazione su base 911, ha preferito anticipare il debutto della sua ultima creatura di qualche settimana, presentandosi al Goodwood Festival of Speed.

Porsche 911
Singer DLS Turbo

Alla kermesse britannica ha mostrato la DLS Turbo. L’auto si ispira alle Porsche 934 e 935 da corsa del 1977 ma nasce sulla base di una 964. Dotata di 3.8 biturbo profondamente elaborato, arriva a 700 CV ma mantiene il cambio manuale e la trazione posteriore. La si può avere in due varianti di carrozzeria, entrambe in fibra di carbonio. Una è omologata per la strada l’altra, più esasperata ancora, solo per la pista.

Una 911 da Formula 1

Tra le reinterpretazioni più o meno fantasiose su base 911, a Goodwood si è vista anche la 930 Turbo Tag Championship realizzata da Lanzante. Sarà prodotta in 3 esemplari, ognuno dei quali omaggia una dei tre Mondiali che McLaren ha conquistato in Formula 1 con motorizzazione Porsche. Si tratta di quello del 1984, vinto da Niki Lauda, e di quelli del 1985 e del 1986 che si aggiudicò Alain Prost.

930 Turbo Tag Championship by Lanzante

La cosa bella è che delle monoposto da F1 dell’epoca queste tre Lanzante riprendono anche il motore. Quel mostruoso TAG TTE P01 Porsche biturbo da 1,5 litri che Cosworth ha rivisto e corretto migliorando pistoni, valvole, camme, turbocompressori in titanio, tutti certificati da McLaren. C’è anche un nuovo impianto di raffreddamento e un nuovo scarico.

L’auto può contare su una potenza di 633 CV, raggiunti a 10.250 giri, e raggiunge i 300 km/h di velocità massima. Ha freni carboceramici sotto cerchi da 18 pollici e gomme Michelin Pilot Sport 4. Pesa solo 919 kg.

La one-off ufficiale

In tutto questo fermento intorno alle 911 poteva Porsche esimersi dal realizzare un esemplare particolare in modo ufficiale? No, e infatti a Monterey ha presentato una 993 Speedster prodotta in una sola unità su richiesta del designer Luca Trazzi.

Porsche 911
993 Speedester

Fa parte del programma Sonderwunsch (quello sulle personalizzazioni) e consente a clienti speciali di cimentarsi con la realizzazione di one-off costruite dalla Casa. Quella per Trazzi si basa su una 993 Cabrio che è stata trasformata in Speedster, con la classica copertura con doppio cupolino posta dietro ai sedili anteriori che trasforma l’auto in una 2 posti secchi.

Norris vince il GP d’Olanda. Ferrari (in parte) rifiorita

©McLaren.com

Vince Norris, ode a Norris, Vince la McLaren, ode alla McLaren.

Il GP d’Olanda (pardon, Paesi Bassi) è stato la corsa che ha suggellato definitivamente il passaggio del testimone da Max Verstappen e la Red Bull (secondi) a Lando Norris e alla McLaren (primi).

Intendiamoci si parla di valori tecnici, non di classifica: con il secondo posto l’olandese puntella la sua leadership del Mondiale di Formula 1, però il suo vantaggio scende a 70 punti.

©McLaren.com

Restano nove gare per la rincorsa di Norris

La possibilità che il quarto titolo gli scivoli via dalle mani (restano nove gare e le Sprint) è ridotto al lumicino, troppo grande il vantaggio accumulato nella prima parte della stagione. Ma passare da un copione scontato (Verstappen che vince, magari scattando dalla pole e pure stabilendo il giro veloce) a uno scenario aperto a tante diverse soluzioni è una prospettiva quanto mai intrigante  in vista dell’ultima parte della stagione.

©McLaren.com

Il miracolo ‘papaya’

Se poi Norris e la scuderia “papaya” riuscissero a tenere aperta la battaglia fino alla fine sarebbe un miracolo e, senza tifare né per uno né per l’altro, sarebbe un gran bel miracolo.

Il via, Tallone d’Achille

A Zandvoort il via e le prima fasi della gara sembravano riproporre scene già vista: Norris in pole che scatta non troppo bene (ieri meglio rispetto ad altre deludenti volte, però non abbastanza), Verstappen che non perdona e s’invola in testa alla gara. Ma ormai è assodato che la McLaren sia la migliore auto del lotto e Norris ha ricucito pazientemente lo svantaggio, ha agganciato l’olandese e lo ha passato prima di un terzo di gara.

Gestione con freddezza

Poi ha semplicemente gestito, con grande freddezza, dominando la gara e stabilendo il giro veloce (che, ricordiamo, garantisce un punto addizionale) proprio nella tornata finale. Verstappen ha capito l’antifona, via radio s’è lamentato un po’ delle gomme, e ha portato a casa un secondo posto che vale oro. E pazienza che si corresse in casa sua, di fronte ai tifosi scatenati.

La Rossa è rifiorita

In tutto questo è rifiorita a sorpresa la Ferrari. La scuderia di Maranello ha avuto un sacco di problemi tra venerdì e sabato, mentre in qualifica ha rimediato un distacco che si può definire biblico (anche perché la pista è corta).

©Ferrari Media/Ferrari.com

E invece, grazie a un inaspettato passo velocissimo (a tratti migliore di quello di Verstappen), ha conquistato il podio con Charles Leclerc. Anche Carlos Sainz, penalizzato da un guasto al cambio nelle libere, è stato veloce, bravo nei sorpassi e in grado (a dispetto della partenza dalla 10ma posizione) al posto. In più, perfetta strategia, con tempi azzeccato per i pit stop. Passo indietro, invece, per la Mercedes (settimo Russell e ottavo Hamilton, futuro ferrarista).

Scatta l’ora di Kimi Antonelli

Adesso, per restare alla Mercedes, ci si attende l’annuncio del pilota c he affiancherà Russell nel 2025: potrebbe essere il giovane italiano Andrea Kimi Antonelli, che proprio ieri ha compiuto 18 anni (da minorenni non si può guidare in Formula 1) e che a Monza sarà comunque in pista delle libere. Auguriamoci, da italiani che sia titolare l’anno venturo.

Gli aggiornamenti per Monza

Viene da chiedersi, a questo punto, come il risultato olandese possa essere proiettato su Monza, in programma domenica prossima. La Ferrari porterà un massiccio programma di aggiornamenti (ma ci vuole prudenza nelle aspettative) e i suoi piloti, assieme anche a Oscar Piastri (il secondo pilota McLaren), potranno avere un ruolo importante nell’assegnazione del Mondiale.

Vasseur: “Un passo avanti”

La soddisfazione della Ferrari traspare dalle parole di Fred Vasseur, il team principal della Ferrari: “Prima di Zandvoort non eravamo troppo fiduciosi, anche perché le qualifiche erano state complesse. Invece, grazie a una buona partenza e a un’ottima gestione delle gomme da parte di entrambi i piloti è andato tutto bene”.

norris
©Ferrari Media/Ferrari.com

“Bisogna apprezzare questo risultato, ma al tempo stesso tenere a monte che Norris è arrivato molto davanti a noi. Dobbiamo puntare a vincere, non al terzo posto. Devo dire che già venerdì, nonostante le difficoltà, abbiamo avuto la sensazione di avere un maggiore potenziale di quello effettivamente espresso. Diciamo che questo risultato è positivo in vista della gara di casa. Abbiamo compiuto un passo avanti. Non sufficiente, certo, ma pur sempre un passo avanti”.

Leclerc: “Non me l’aspettavo”

Una lettura positiva dei fatti, cui fanno eco le parole di Leclerc. Il quel ammette un po’ di stupore: “Da venerdì sino a sabato abbiamo faticato, poi in gara mi sono ritrovato con un passo inatteso. La strategia è stata perfetta, sono un po’ sorpreso, ma in positivo. Diciamo che sono contento che la seconda parte della stagione cominci così”.

©Ferrari Media/Ferrari.com

Soddisfatto anche Sainz, specie ora che ha sciolto i nodi che riguardano il suo futuro: “Sino a prima delle vacanze dovevo restare concentrato su due fronti, il rendimento in Ferrari e il mio futuro. Ora posso pensare solo alle corse. Dopo le qualifiche non ero entusiasta, anzi eravamo tutti un po’ depressi. Ora sappiamo di poter lottare al vertice e penso che sarà così anche a Monza”.

©Ferrari Media/Ferrari.com

I dubbi del vincitore Norris

Lando Norris è felice, anche se in cuor suo alberga qualche tarlo. Sa che, ancora una volta, non è stato perfetto al via e non può non pensare qualche occasione persa durante la stagione, errori e sbavature senza i quali forse sarebbe a una minore distanza da Versatappen. “Vincere è stata comunque una sensazione fantastica, non è stata la gara perfetta, perché di nuovo non sono passato in testa alla prima curva. Ma poi mi sono trovato a  io agio con la macchina, ho potuto sempre spingere. Alla fine posso dire che è stata una gara semplice”.

Verstappen realistico

Realistico Verstappen: “Buona partenza. Poi, a dire la verità, le abbiamo provate tutte, ma ho avuto la certezza che non ero abbastanza veloce per vincere. A quel punto ho cercato di arrivare secondo e ci sono riuscito”.

Isola e la Pirelli: “Ottimo riscontro”

La pista di Zandvort è corta, ma soprattutto battuta dal vento, spesso sporcata dalla sabbia. Nonostante questo, grazie anche a un tempo ideale, la risposta delle gomme è stata perfetta. In pista si sono viste tutte e tre le mescole, tutte hanno dato ottimi responsi. Come sottolinea Mario Isola, diretto del Motorsport Pirelli. “E’ stata una gara molto intensa, nel corso della quale un pilota ha espresso una chiara superiorità. Dal punto di vista della strategia abbiamo visto confermare le previsioni della vigilia, con la singola sosta più veloce di altre soluzioni. Ci aspettavamo che più piloti usassero la Soft rispetto alle Medium, ma evidentemente le squadre hanno preferito un approccio più conservativo. Peraltro la Soft, come si è visto con Hamilton, è stata decisamente all’altezza delle aspettative”.

©Pirelli.com

Renault R5: la storia

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La R5 elettrica a confronto con l’antenata endotermica, nata nel 1972.©Renault

Nel 1984, in Casa Renault si viveva una piccola rivoluzione: l’amatissima utilitaria nota semplicemente come R5 lasciava infatti, dopo ben 12 anni di carriera, il posto alla sua diretta erede, chiamata ‘Supercinque’ proprio per dare un segnale di crescita nella continuità.

L’auto che mancava

Alla fine degli anni ’60, il segmento delle utilitarie era ben presidiato dalla Renault 4 o R4, una vettura essenziale ma molto pratica, piccola ma a cinque porte, capace di fare da familiare o da veicolo tuttofare non troppo sensibile agli strapazzi.

L’evoluzione dei gusti e delle esigenze della clientela stava però mostrando che i tempi erano maturi per qualcosa di più accattivante, un’utilitaria sempre versatile ma più grintosa e meglio rifinita.

Il progetto ha ripreso l’impostazione, all’epoca molto in voga in Renault, della due volumi con portellone, una fisionomia che Renault ha avuto l’audacia di proporre anche per le sue ammiraglie come la 16 e che riproporrà ancora dal ’75 con la 20 e la 30.

Renault R5: design moderno, meccanica collaudata

La linea del progetto dal codice interno ‘122’, è stata definita da Michel Boué, che le ha dato tre porte, linee morbide e arrotondate e diversi tocchi di modernità come i paraurti avvolgenti in plastica integrati nella linea della carrozzeria, lunga poco più di tre metri e mezzo (3,52 per l’esattezza).

Meno innovativa, invece, tutta la parte sottostante, eccezion fatta per la struttura, non più a pianale con carrozzeria separata ma a scocca portante, più efficace per la sicurezza passiva, con pavimento piatto rinforzato da traverse.

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Le forme della R5 così come la conosciamo cominciano a essere evidenti in questa immagine scattata presso il Centro Stile Renault.©Renault

Fatta eccezione per questo, il grosso delle soluzioni strutturali sono state riprese dalla R4, iniziando dalle sospensioni anteriori a doppi triangoli con barre di torsione longitudinali e da quelle posteriori a bracci tirati con barre di torsione trasversali affiancate.

Invariata anche l’impostazione meccanica, a trazione anteriore con motore longitudinale e cambio montato a sbalzo davanti all’asse, azionato tramite un lungo rinvio da una leva che fuoriusciva direttamente dalla plancia.

Questa, già nel ’73, quindi l’anno successivo al lancio, poteva essere sostituita con una leva in mezzo ai sedili, diventata poi lo standard qualche anno più tardi, nel ’76.

La TL, versione superiore alla base L, col motore di 956 cm3 e freni anteriori a disco.©Renault

Più potenza

Uno degli obiettivi della R5 era offrire anche migliori prestazioni rispetto all’infaticabile ma tranquilla R4.

Al momento del lancio, avvenuto appunto nel 1972, oltre a riprendere il motore 4 cilindri da 782 cm3 e 36 CV di quest’ultima come offerta di base con l’allestimento L (dal ’77 sostituto da un ‘850’ da 37 CV), la gamma proponeva una più grintosa TL equipaggiata con un 956 cm3 da 47 CV e freni anteriori a disco.

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Un disegno in trasparenza che consente di apprezzare la disposizione degli organi meccanici.©Renault

Nel 1974 è arrivata la versione TS, con un 1.3 litri (1.289 cm3) da 64 CV, mentre dal 1980 il 950 è stato sostituito da un 1.108 cm3, anche se di potenza ridotta.

Dal 1978 è stato offerto anche un cambio automatico abbinato al motore 1.3, opzione estesa qualche anno dopo anche al 1.4 delle Alpine.

In entrambi i casi la potenza era sensibilmente ridotta, rispettivamente a 55 e 58 CV.

La gamma Renault 5 in un’immagine che la rappresenta nei vari colori, alcuni classici, altri più di tendenza. Un’auto che riprende, modernizzandole, le caratteristiche funzionali che resero famosa la Renault 4.©Renault

La R5 Alpine

Nel 1973, appena un anno dopo il lancio della R5, Renault acquisì definitivamente la Alpine, piccola fabbrica di vetture sportive con cui collaborava fin dalla metà degli anni ’50 e a cui forniva motori e telai delle sue utilitarie per l’allestimento di vetture sportive.

Qualche anno più tardi, nel 1976, mentre la R5 si arricchiva della variante a cinque porte, la Losanga decise di sfruttare immagine e competenze della factory di Dieppe per sviluppare una versione più sportiva della R5.

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La Renault 5 Alpine, col caratteristico logo A5, divenne presto una delle piccole vetture ‘cattive’ ambite dalla clientela più sportiva. Presentata nel 1976, montava il motore 1.4 litri (1.397 cm3) da 93 CV, faceva i 175 orari e accelerava da 0 a 100 km/h in 7”5.©Renault

La R5 Alpine era equipaggiata con un motore da 1.397 cm3 e 93 CV ed era capace di raggiungere i 175 km/h e accelerare da 0 a 100 km/h in 7”5.

Il suo prezzo era quasi doppio rispetto al modello base L, ma fece fare un primo balzo di immagine all’utilitaria, facendone di fatto una delle prime ‘piccole bombe’ disponibili sul mercato.

La Renault 5 Turbo col motore posteriore 1.3 litri da 160 CV prodotta per uso agonistico.©Renault

La Renault R5 Turbo

Parallelamente, Renault, che stava introducendo sulle vetture di serie i primi motori turbocompressi grazie all’esperienza maturata con le competizioni (tra cui la Formula 1).

Avviò quindi lo sviluppo della R5 Turbo, dall’architettura totalmente stravolta rispetto alla normale R5 stradale, con motore da 1.397 cm3 sovralimentato montato dietro i sedili anteriori, trazione posteriore e una potenza iniziale di ben 160 CV.

Questa versione è stata prodotta per uso agonistico come Gruppo 4 e poi Gruppo B ma resa disponibile dal 1981 anche in versione stradale.

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Gli interni della R5 Turbo hanno ispirato quelli della R5 E-Tech.©Renault

Nel 1983, il motore della Turbo, in versione da ‘soli’ 110 CV, andò sulla R5 Alpine per dare vita alla R5 Alpine Turbo da 186 km/h.

La prima elettrica nel ‘72

La R5 ha avuto una variante elettrica: si chiamava Renault 5 Èlectrique e fu costruita in pochi esemplari, dal 1972 al ’74.

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Nel 1972 Renault sviluppò una versione elettrica della R5.©Renault

Le prestazioni erano modeste, appena 10 CV di potenza per una velocità massima di 60 km/h e un’autonomia di appena 60 chilometri era tutto ciò che le batterie da 300 kg potevano consentire.

La particolarità più curiosa era il tetto, modificato per consentire un’apertura più ampia di quella concessa dal solo portellone.

Questo si doveva all’ingombro del pacco batterie stesso, posizionato al posto dei sedili posteriori, che per essere installato e rimosso necessitava di più spazio di manovra.

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La versione GTL 5 porte 1.3 litri, era la più ricca della serie, con le due fasce il plastica che idealmente univano i paraurti.©Renault

La Supercinque

Nel settembre del 1984, Renault ha lanciato quella che oggi definiremmo la seconda generazione della R5, ribattezzata Supercinque e simile nell’aspetto ma molto diversa sul piano tecnico.

Nuova scocca e, soprattutto, nuova architettura meccanica a motore trasversale ripresa dalle berline Renault 9 e 11, per un miglior sfruttamento degli spazi, con un avantreno MacPherson che sostituì il vecchio schema a barre di torsione.

Invariate, invece, le sospensioni posteriore con barre trasversali, così come la disponibilità di versioni a cinque porte che però, a differenza della R5, stavolta offrivano anche passo allungato di sei centimetri, per una lunghezza totale che passava quindi dai 3,59 metri della 3p a 3,65 metri.

Il filone delle ‘hot hatch’ è proseguita con le grintose GT e GT Turbo.

In vendita per altri dodici anni, di cui sei passati affiancando la sua erede, la Clio, a cui ha fatto da alternativa più accessibile, la Supercinque ha totalizzato oltre 3,5 milioni di esemplari da sommare virtualmente ai 5,5 milioni di R5 prodotti, anche fuori dai confini francesi.

La mano di Gandini

Lo stile della Supercinque è opera del maestro italiano Marcello Gandini, celebrato autore di molte vetture di successo, tra cui le Lamborghini Miura, Countach e Diablo.

A lui a cui la dirigenza Renault si rivolse perché nessuna delle proposte ricevute dai responsabili interni dello stile aveva convinto pienamente.

Gandini scelse di non discostarsi troppo dalla R5, modernizzando appena le linee e integrando ancora di più i paraurti.

Sul piano dei motori, la Supercinque ha esordito con unità in parte derivate da quelle della R5:

  • 956 cm3 da 42 CV,
  • 1.108 cm3 da 47 CV,
  • 1.397 cm3 da 72 CV.

Nel 1987 sono arrivati un nuovo 1.237 cm3 da 55 CV e un 1.7 da 90 CV, anche con iniezione elettronica (96 CV), una novità proposta nel ’93 anche su un nuovo 1.237 cm3 da 60 CV.

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sione 3 porte (ma esisteva anche la 5 porte), sostituì la Renault 5 a partire dal 1984. Il design di questo restyling è opera di Marcello Gandini. ©Renault

La Diesel e la GT Turbo

Da fine 1985 la Supercinque è anche diventata la prima della sua dinastia a offrire un motore Diesel.

Questa unità apparteneva alla nuova famiglia Type F introdotta nel 1982 ed era un 1.6 litri aspirato a iniezione indiretta capace di sviluppare 55 CV, ma soprattutto di percorrere quasi 20 km con un litro di gasolio, dato che faceva perdonare lo 0-100 in oltre 16 secondi.

Decisamente più gratificante la versione sportiva GT Turbo, introdotta sempre nell’85 come erede e sostituta della R5 Alpine, di cui sostanzialmente riprese il motore 1.4 sovralimentato.

La potenza era però cresciuta a 115 CV, portati due anni dopo a 120, per una velocità superiore ai 200 km/h e uno 0-100 in 7”6.

BMW batte Tesla: è lei la Casa che vende più auto elettriche in Europa

Tesla è ancora la prima Casa automobilistica al mondo per auto elettriche vendute ma se negli anni passati aveva un enorme margine sulla concorrenza, ora le cose stanno cambiando.

A livello globale gli analisti credono che a fine 2024 BYD avrà venduto più auto elettriche di quanto non avrà fatto Elon Musk, ma in Europa la Casa americana deve guardarsi da un’altra agguerritissima rivale. Si chiama BMW.

I motivi del sorpasso

A luglio, la Casa bavarese ha infatti venduto nel Vecchio Continente più auto elettriche di Tesla. È la prima volta in assoluto che accade e i motivi sono diversi. Da una parte, c’è il rallentamento delle vendite (a luglio -6%), che crescono più fiacche rispetto al passato, dall’altra il fatto che Tesla continui a offrire i soliti 4 modelli da anni, mentre gli altri costruttori stanno allargando la gamma con un numero sempre maggiore di auto.

La BMW i5 berlina

A dare i numeri del sorpasso è Jato Dynamics, che afferma che a luglio 2024 le BMW elettriche vendute in Europa sono state 14.869 (+35% rispetto allo stesso mee dello scorso anno), mentre Tesla si è fermata a 14.561 unità.

I modelli più venduti

Tra i modelli che hanno trainato il successo della Casa di Monaco ci sono la iX1 (4.305 unità), la i4 (4.198 unità) e la i5, mentre la iX2, freschissima di debutto, ha totalizzato poco più di 1.300 immatricolazioni.

La tesla model y resta la più venduta di tutte

Nonostante il sorpasso di BMW, Tesla si consola confermando il titolo nella categoria “auto elettrica più venduta d’Europa”. Lo scorso mese, ancora una volta, è stata la Model Y, che con 9.544 unità si è piazzata prima davanti alla Volvo EX30 (6.573 unità) e alla Volkswagen ID.4 (terza con 5.295 unità).

La Model Y, però, deve fare i conti con un mercato sempre più affollato e per quanto faccia ancora numeri da capogiro, rispetto allo scorso anno ha subito una contrazione delle vendite (stiamo sempre parlando di Europa) pari al 16%.

Guardando i dati da inizio anno, Tesla è ancora in testa con 178.700 vetture vendute, BMW è seconda con 97.525 e Volkswagen sale sul terzo gradino del podio con 88.445 unità vendute.

Volkswagen ID.Buzz, in arrivo la base e il top di gamma

Volkswagen ID. Buzz, il van elettrico della famiglia I.D. ispirato alla mitica dinastia dei transporter “Bulli”, annuncia le versioni che completano la gamma ai due estremi. Arrivano infatti i modelli base Pure e Freestyle, con motore singolo, batteria da 59 kWh netti e 330 km di autonomia, e quelli a doppio motore.

La trazione integrale 4Motion, con un motore anteriore e uno posteriore, esordiscono infatti anche sulla ID. Buzz Cargo, mentre il modello passeggeri riceve le varianti GTX, con due passi e due taglie di batteria.

Ora è più accessibile

Le nuove versioni Pure e Freestyle, base di ID. Buzz, montano un motore posteriore da 125 kW,  170 CV. La batteria da 59 kWh si può caricare in alta potenza fino a 165 kW. Si distinguono tra loro per l’abbigliamento, che sulla Freestyle è vivacizzato da decal nere nella zona inferiore delle portiere, paraurti con venature scure e cerchi da 18” con coperture integrali color argento. Invariata la gamma di sistemi di assistenza standard, che è la stessa dei modelli Pro e si aggiunge a clima automatico, tavolini pieghevoli sugli schienali dei sedili anteriori e fari e luci posteriori a LED.

Le sportive GTX

Le attese versioni top di gamma ID. Buzz GTX offrono una scelta interessante: sono disponibili sia con passo standard sia lunghe, con differenti taglie di batteria. Le “corte” hanno pack con capacità effettiva di 79 kWh, mentre le lunghe sono equipaggiate con batterie da 86 kW. La differenza di capacità non è abissale, ma porta co sé anche differenze nella potenza massima di ricarica in corrente continua, che va da 185 kW a 200 kW.

Queste varianti sono entrambe dotata di due motori, uno per asse, dunque anche di trazione integrale. La potenza complessiva è di 340 CV, l’accelerazione da 0a 100 km/g va da 6,1 a 6,5 secondi a seconda della versione. Allo stesso modo, anche l’autonomia varia 423 km per il modello corto a 476 per quello lungo con batteria più grande, e capacità di traino di 1.800 e 1.600 kg. I prezzi in Germania partono da poco più di 73.000 euro e da poco meno di 75.000 euro.

Stellantis ruba il capo della produzione di Rivian per accelerare sull’elettrico

Rivian

Stellantis ha adottato un approccio multialimentazione per la transizione ecologica. Le nuove piattaforme del gruppo possono accogliere powertrain a zero emissioni, ma anche schemi dotati di vari tipi di ibridazione, dal mild al plug-in.

Però, sul lungo periodo, il colosso guidato da Carlos Tavares sa che sarà l’auto alimentata a batteria a prendere il sopravvento. Per questo, Stellantis ha appena assunto un pezzo grosso dell’auto elettrica per dare una spinta verso la mobilità green.

Chi è Tim Fallon

Si tratta di Tim Fallon, vicepresidente di Rivian a capo della produzione della startup californiana. Fallon, in Rivian, ha lavorato per quasi tre anni per portare la Casa di Irvine dalla produzione dei soli R1S ed R1T – rispettivamente SUV e pick-up di grosse dimensioni – a quella di una gamma più ampia, con modelli più piccoli e accessibili come la R2 e la R3.

La Rivian R3 attesa anche in l'europa

Fallon, insomma, ha posto le basi per la definitiva espansione di Rivian che, per bocca del suo fondatore e CEO RJ Scaringe ha intenzione di varcare i confini americani e iniziare a commercializzare le proprie auto anche in Europa a partire dal 2026.

Jeep e Dodge pronte al debutto

Fallon, che prima di andare in Rivian ha lavorato per 16 anni in Nissan, arrivando a ricoprire il ruolo di direttore di stabilimento, sarà a capo della produzione di Stellantis in Nord America. Prenderà servizio a partire dal 2 settembre con l‘obiettivo di accelerare la diffusione delle auto elettriche di Dodge e Jeep.

Dodge debutta nel mondo delle zero emissioni con la Charger Daytona EV, che con la versione Scat Pack si attesta come la muscle car più veloce e potente della storia, e poi raddoppierà con il RAM 1500 EV, modello a batteria dello storico pick-up; Jeep, invece, debutterà con la Wagoneer S, ammiraglia a ruote alte che sarà venduta anche in Europa.

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