venerdì 1 Maggio 2026 - 00:09:02

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SKF ha capito come produrre cuscinetti a sfera a basso impatto ambientale

La decarbonizzazione della mobilità non passerà solo dall’auto elettrica. Ogni anello della catena di fornitura e ogni componente dovrà contribuire alla riduzione dell’impronta carbonica legata all’automotive.

In questo senso, SKF compie un consistente passo in avanti nella produzione di cuscinetti a sfera. Lo compie insieme a voestalpine Wire Technology, azienda tedesca con la quale ha prodotto con successo il primo prototipo di cuscinetto in acciaio contenente ferro ridotto direttamente con idrogeno (H-DRI).

Ciò rappresenta una svolta negli sforzi per decarbonizzare la produzione di cuscinetti, poiché l’H-DRI è un’alternativa a basse emissioni alla produzione di acciaio convenzionale basata su minerale di ferro e uno dei metodi principale per rendere l’acciaio sostenibile in futuro.

Un prodotto che va oltre il mondo dei trasporti

SKF e voestalpine collaborano dal 2022 per esplorare le possibilità di utilizzare l’acciaio H-DRI per applicazioni di cuscinetti. Utilizzando l’acciaio H-DRI, SKF e voestalpine Wire Technology mirano a soddisfare la domanda di acciaio verde e quindi a contribuire agli sforzi globali per combattere il cambiamento climatico.

Il prototipo di cuscinetto a rulli sferici è stato consegnato a voestalpine Wire Technology presso lo stabilimento SKF di Steyr, in Austria. I cuscinetti a rulli sferici possono essere utilizzati in molte applicazioni e settori diversi. Non solo quello automobilistico, ma anche quello navale e, andando oltre il mondo dei trasporti, in quello della produzione della cellulosa e della carta, in quello estrattivo e in quello edile.

“L’acciaio è una materia prima fondamentale nei cuscinetti e per decarbonizzare la produzione di questo componente cruciale serve uno sforzo condiviso. La nostra collaborazione con voestalpine è un esempio tangibile di come l’industria siderurgica possa sposare la decarbonizzazione in sicurezza”, afferma Annika Olme, CTO e Senior Vice President, Technology Development di SKF.

L’impegno verso l’acciaio green

SKF sta aumentando l’uso di processi di produzione dell’acciaio a basse emissioni di CO2 (come la produzione di forni ad arco elettrico basati su materiali di recupero) e sostiene i fornitori che fanno altrettanto.

Nel 2021, SKF è diventata membro delle iniziative Steel Zero e Responsible Steel, unendosi ad altre aziende che condividono gli stessi ideali nel dimostrare un chiaro impegno a decarbonizzare l’industria siderurgica entro il 2050 e sostenendo i cambiamenti necessari per realizzare questo obiettivo.

Renault Symbioz: prova in anteprima del nuovo SUV medio francese

I SUV, soprattutto se di dimensioni compatte, rappresentano oggi i veri protagonisti del mercato. Ecco perché, nonostante la già grande presenza a listino di modelli a “ruote alte”, Renault ha deciso di ampliare ulteriormente la sua offerta di Sport Utility Vehicle con la Symbioz.

Lungo 4,41 metri va a posizionarsi esattamente a metà strada tra la più piccola Captur e la più grande Austral, prefigurandosi come una valida alternativa per tutti coloro che sono alla ricerca di un modello dalle dimensioni compatte, ma con una buona abitabilità interna. Il tutto condito da un’interessante powertrain ibrido.

Renault Symbioz: come è fatta

La lunghezza, come dicevamo, si attesta sui 4,41 metri, mentre il passo si ferma a 2,63 metri. Una misura piuttosto generosa se si considera la lunghezza totale della vettura e che posiziona la Symbioz nel cuore di uno dei segmenti più agguerriti del mercato, dove la francese dovrà vedersela con modelli del calibro della recentemente rinnovata Nissan Qashqai e della Toyota Yaris Cross, giusto per fare due esempi. Dal punto di vista stilistico la Symbioz attinge a piene mani dal più recente linguaggio stilistico di casa Renault. Il frontale richiama diversi modelli del brand, mentre il posteriore ha un’identità più marcata, con il lunotto di piccole dimensioni che sovrasta due sottili gruppi ottici a Led.

Gli interni ricalcano in modo piuttosto fedele quanto visto su altri modelli che nascono sulla medesima piattaforma CMF-B. Dietro il volante, quindi, trova posto un cockpit digitale dalla grafica dedicata, mentre a centro plancia si sviluppa in verticale il sistema di infotainment con uno schermo da 10,2 pollici. Questo è dotato di sistema operativo basato su Android Automotive 12 ed è quindi in grado di integrare una serie di funzioni e applicazioni di Google. Buono poi lo spazio a bordo: anche per chi viaggia dietro ci sono centimetri in abbondanza, mentre il vano di carico ha una capacità di 492 litri, che possono diventare 624 litri se si fa scorrere il divano in avanti (fino ad un massimo di 16 centimetri). 1.582 sono invece i litri di capacità che si ottengono abbattendo gli schienali della seconda fila.

Renault Symbioz: la meccanica

Come accennato, la piattaforma sulla quale nasce la Symbioz è la CMF-B, la medesima sulla quale nascono i modelli più piccoli di Renault come Clio e Captur. Di conseguenza, anche la nuova arrivata punta su uno schema sospensivo costituito da un McPherson all’anteriore e da un tradizionale ponte rigido al posteriore. Interessante, invece, il powertrain. In questa prima fase di commercializzazione l’unico disponibile è un full-hybrid in cui la parte endotermica è costituita da un 1.6 ad aspirazione naturale a quattro cilindri, unita ad una batteria da 1,2 kWh che manda energia ad un motore elettrico solidale al cambio, che insieme assicurano una potenza di 145 CV per 250 Nm di coppia.

Il sistema E-Tech di Renault è uno dei più sofisticati oggi disponibili sul mercato e trova il suo elemento di maggiore spicco nel cambio. si tratta di un automatico a quattro rapporti privo di frizione. A fungere da sincronizzatore per le marce ci pensa un secondo motore elettrico con funzione di generatore, che lavorando in accordo con il cambio, è in grado di assicurare a questo quattordici diverse modalità di funzionamento. Giusto per fare un esempio, la Symbioz in retromarcia si muove sempre e solo attraverso la spinta garantita dal motore elettrico.

Renault Symbioz: come va

La Symbioz non porta su strada nessuna novità tecnica, ereditandone invece molte da altri modelli già a listino. Per questo motivo, una volta su strada si ritrova molto del comportamento dinamico della sorella Captur (con la quale condivide la piattaforma). L’assetto è votato al comfort, ma non risulta mai troppo “cedevole” in curva, così come piuttosto preciso è anche lo sterzo. Non ci ha convinto molto solo il feeling con il pedale del freno. La frenata è sempre pronta e precisa, ma nelle frenate più leggere, spesso si avverte un po’ troppo il passaggio tra la frenata rigenerativa e quella idraulica. Buono il livello di insonorizzazione: la voce del propulsore si fa più presente solo nel momento in cui andate ad affodare tutto il piede sul gas, magari per affrontare un sorpasso.

Dalla sua il powertrain si dimostra un valido compagno di viaggio. La spinta data dall’elettrico permette di poter contare su una risposta decisa fin dai bassi regimi, non facendo mai sentire l’assenza di un turbo (elemento ormai onnipresente su vetture di questa categoria). Il sistema elettrico può contare su cicli di carica e scarica piuttosto veloci ed efficienti, che permettono alla Symbioz di fare molta strada in elettrico, a tutto vantaggio dei consumi che, nel corso del nostro primissimo test sulle strade introno a Valencia, si sono attestati intorno ai 5,7 l/100 km.

BMW come Tesla: userà robot umanoidi per costruire le auto del futuro

Il robot che BMW ha testato con successo nella fabbrica di Spartanburg

Quando nel 2021 Elon Musk ha detto che Tesla stava lavorando su un robot umanoide in grado di sostituirsi alle persone nei compiti noiosi, faticosi o pericolosi, è stato preso per pazzo. Ma il ceo della Casa americana è abituato a certi giudizi ed è andato dritto per la sua strada.

Così, a distanza di qualche anno, il suo Optimus (così si chiama) inizia a funzionare, come si vede nei tanti video dimostrativi che Tesla pubblica con regolarità su X e su altre piattaforme online. E se prima annaffiava le piante o portava dei documenti da una scrivania all’altra, ora l’Optimus svolge effettivamente delle operazioni all’interno delle Gigafactory. Per ora in via sperimentale, dal 2025, si dice, in modo più organizzato.

Risultato? Le altre Case, prima con un po’ di titubanza, poi con sempre maggiore convinzione, si sono messe a lavorare anch’esse sullo sviluppo di robot, anch’essi con fattezze umane, per fare altrettanto.

BMW: sperimentazione conclusa con successo

Tra le Case più attive in questo campo c’è BMW, che non ha sviluppato i robot umanoide internamente ma ha avviato una collaborazione con la startup americana Figure. La Casa di Monaco ha testato con successo due esemplari dell’F.02, che è riuscito a montare tra loro diverse parti di lamiera, ad assemblare componenti del telaio e a svolgere altri compiti.

Milan Nedeljkovic, a capo della produzione della Casa dell’Elica, ha affermato: “Gli sviluppi nel campo della robotica sono a dir poco promettenti e dopo questa prima fase di test, andata a buon fine, è tempo ora di studiare in che modo e per quali operazioni questi computer potranno essere usati in fabbrica per trarne maggiori benefici”.

Il Figure 02, evoluzione del precedente modello, è il più potente robot umanoide attualmente in vendita (Tesla non ha ancora messo sul mercato l’Optimus). Sfrutta telecamere, microfoni e altri sensori per muoversi in sicurezza in un ambiente e ha una capacità di calcolo tale da poter svolgere numerose operazioni.

A che punto sono le altre Case

Sulla stessa scia di Tesla e BMW c’è Mercedes, che sta testando nella sua fabbrica un robot umanoide prodotto dalla Apptronik. Si chiama Apollo, è alto 1.70 e può sollevare fino a 25 kg. Anche in questo caso lo si vuole utilizzare per sostituire i lavoratori in fasi produttive particolarmente scomode o faticose.

Il robot Mercedes

Chery, fresca di debutto in Italia con il brand Omoda, ha invece presentato Mornine, robot umanoide anch’esso, che in questo caso ha sembianze femminili ma che, come i suoi colleghi “uomini” sarà impiegato in fabbrica per aiutare gli esseri umani in carne e ossa.

Magna, colosso nella fornitura di robot e apparecchiature per i costruttori di auto, sta poi lavorando a un robot umanoide proprio, che potrà essere venduto in futuro a tante Case diverse. Si chiama Phoenix ed è realizzato in collaborazione con la società di intelligenza artificiale Sanctuary AI, nata nel 2018 proprio per lavorare in questo campo.

Mercedes-Maybach SL Monogram Series, elaborata nel comfort

Der neue Mercedes-Maybach SL 680 Monogram Series für das ultimative Open-Air-Erlebnis (vorläufige Werte, Energieverbrauch kombiniert: 13,7l/100 km; CO2-Emissionen kombiniert: 312 g/km; CO2-Klasse: G);Mercedes-Maybach SL 680 Monogram Series (vorläufige Werte, Energieverbrauch kombiniert: 13,7 l/100 km | CO2-Emissionen kombiniert: 312 g/km | CO2-Klasse: G)* The all-new Mercedes-Maybach SL 680 Monogram Series, for the ultimate open-air experience (provisional figures, combined energy consumption: 13.7 l/100 km; combined CO2emissions: 312 g/km; CO2 class: G);Mercedes-Maybach SL 680 Monogram Series (provisional figures, combined energy consumption: 13.7 l/100 km | combined CO2 emissions: 312 g/km |CO2 class: G)*

Tra le molte lussuosissime novità presentate alla rassegna estiva di Pebble Beach la Mercedes-Maybach SL Monogram Series merita una menzione particolare. Non soltanto perché si tratta della prima volta, per la storica roadster tedesca, di vestire l’abbigliamento speciale del marchio Maybach.

Questa inedita variante è infatti stata fatta oggetto di un’elaborazione molto particolare, che non punta ad alzare ancora la potenza o le performance velocistiche bensì alzare l’asticella del comfort.

Superlusso, ma soltanto per due

La modifica più evidente nell’abitacolo è l’eliminazione dei sedili posteriori, che rappresentano la novità della nuova generazione R232. Sono sostituiti da una zona per alloggiare oggetti nella stessa elegante rifinitura in pelle bianca del resto dell’abitacolo con tanto di airscope. La capote ad elevato isolamento sia termico sia acustico è realizzata in tessuto multistrato di colore nero. Questa soluzione sulla nuova SL ha rimpiazzato il tetto metallico retrattile introdotto 20 anni fa.

La Mercedes-Maybach SL Monogram è stata presentata in due allestimenti, caratterizzati da diverse verniciature esterne, chiamate Red Ambience e White Ambience. Entrambi giocano sul contrasto tra il nero ossidiana e la verniciatura principale che è in Rosso Granato o Bianco Opalite.

Mercedes-Maybach SL 680 Monogram (foto Mercedes)

Messa a punto speciale

Anche se porta, come gli altri modelli Maybach, la sigla 680, tecnicamente la Mercedes-Maybach SL Monogram non si discosta dalla più potente versione a listino, la 63, da 585 CV e 800 Nm di coppia con cambio sportivo 9G-Tronic e trazione integrale 4Matic +. A cambiare è però la messa a punto che, più delle prestazioni, insegue un livello superiore di comfort.

Il nuovo “pacchetto di isolamento e assorbimento” comprende sospensioni e supporti motore dalla taratura più morbida per minimizzare le vibrazioni. L’elettronica di gestione del motore V8 4.0 e del cambio è stata ricalibrata per una risposta sempre dinamica ma più filtrata e anche lo scarico ha una configurazione specifica. Il sistema sterzante sull’asse posteriore è di serie.

Fino alla fine Bagnaia vs Martin. Oggi la MotoGP sono loro

fino alla fine

Il GP dell’Austria a confermato che fino alla fine il mondiale MotoGP si giocherà tra Francesco Bagnaia e Jorge Martin.

Ma oggi è stato senza dubbio Bagnaia e candidarsi come primo pretendente.

Il modo con cui ha contrastato gli attacchi arrembanti di Martin all’inizio, e il passo incredibilmente veloce e soprattutto costante (il cronologico parla chiaro e dimostra che Bagnaia è un vero fenomeno) dimostrato lungo tutto l’arco della gara, con una reazione perentoria negli ultimi giri ci fanno oggi puntare sul pilota di Chivasso.

La classifica

La perfezione di Bagnaia nella sequenza dei tempi sul giro

  • Giro 9 –   1 29 883
  • Giro 10 – 1 29 882
  • Giro 11 – 1 29 959
  • Giro 12 – 1 29 647
  • Giro 13 – 1 29 886
  • Giro 14 – 1 29 856
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©Ducati Lenovo

Francesco Bagnaia:

“È stata una gara molto tirata. Ho cercato di mettermi in testa alla corsa sin dall’inizio perché sapevo di avere un buon ritmo, cercando di gestire un passo che fosse leggermente più veloce di quello di Martín”.

“Quando ho visto che ha alzato un po’ i tempi, ho cercato di mantenere lo stesso passo per altri quattro/cinque giri per portare il margine a un secondo e mezzo”.

“Di lì in avanti è stato tutto più facile perché nel finale il grip era sceso molto e nel momento in cui si rialzava la moto in uscita di curva, c’era molto spinning ed era molto complesso gestire la situazione, non sai mai cosa può succedere”.

“Sono felicissimo perché è il terzo anno consecutivo che vinciamo qui a Spielberg e vorrei ringraziare il team, Ducati e l’Academy per il lavoro che facciamo ogni giorno insieme”.

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©Ducati Lenovo

Enea Bastianini:

“Questo terzo posto è in linea con quelle che erano le mie aspettative prima della gara”.

“Questa mattina, ed anche in gara, ho continuato ad avere una mancanza di feeling all’anteriore, che su questa pista è importantissimo, nonostante il passo avanti fatto nel warm-up”.

“Ho provato ad essere aggressivo e a restare a contatto con Pecco (Bagnaia) e Jorge (Martín), ma perdevo 2/3 decimi ogni giro”.

“Ho preferito evitare di prendere rischi eccessivi e di andare oltre il limite. Posso comunque essere soddisfatto della terza posizione, perché siamo andati migliorando giro dopo giro nel corso del weekend”.

©Ducati Lenovo

Luigi Dall’Igna (Direttore Generale di Ducati Corse)

“Se esistesse un manuale della gara perfetta, quella fatta oggi da Pecco ci entrerebbe di diritto”.

“Il riuscire a gestire perfettamente un passo così veloce con un avversario tanto forte, costruendo un margine giro dopo giro e restando attento al consumo delle gomme è un qualcosa che pochissimi piloti riescono a fare”.

“Questo si ottiene solo quando il pacchetto tecnico, la squadra ed il pilota lavorano in sintonia ed al massimo in ogni situazione, specialmente in una MotoGP con un livello tanto alto come quello di questa stagione”.

“Anche Enea ha fatto un’ottima gara, nonostante non fosse a suo agio come a Silverstone, e se quando le cose non vanno in maniera perfetta si finisce comunque sul podio, non si può che essere contenti”.

“Ringrazio la squadra e tutti coloro coinvolti nel progetto anche da casa per l’eccellente lavoro”.

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©Ducati Lenovo

Fino alla fine: non dimentichiamoci di Marc Marquez

Pur se la classifica lo pone al quarto posto, sia oggi sia nel mondiale, Marc Marquez oggi ha fatto una gara di una generosità unica e tipica di questo coriaceo ed esperto pilota spagnolo.

Vederlo in azione è per me sempre un piacere. Le sue traiettorie, la ricerca della massima trazione e del sorpasso sono stati oggi la parte più bella da vedere in televisione. Ci farà divertire ancora!

‘’Probabilmente il miglior fine settimana fino ad oggi a livello di sensazioni”.

“Gran venerdì, ottime qualifiche, e due podi “facili” alla nostra portata”.

“Non sono arrivati, ieri per una caduta e oggi per qualche problemino di troppo soprattutto in partenza”.

“In ogni caso lasciamo Spielberg con ottime sensazioni, in attesa che si allineino i pianeti per essere ancora più competitivi”.

Gerosa 50: il cinquantino bresciano

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La Società Angelo Gerosa, fondata nel 1953 con sede in via Solferino 65 a Brescia e stabilimento in località San Polo iniziò la sua attività di costruttore di moto con una serie di moto di 50, 125 e 175 cc con motore a due e quattro tempi.

La 175 aveva la distribuzione ad albero a camme in testa.

Dal 1956 si dedicò alle cilindrate più piccole e a un motofurgoncino di 50 centimetri cubici la cui portata era di 180 kg.

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Negli anni ’60 al tre ruote fu affiancato il Folletto e il Ciclocarro 3R con il cambio a tre marce comandato da manopola al manubrio. Tutti col motore Minarelli.

Il Folletto ebbe un successo enorme. Credo tutti i motoappassionati un po’ attempati lo ricordino posteggiato fuori dai negozi, portapacchi davanti e dietro, pronto per andare a fare le consegne.

In quel periodo la produzione era di 50 unità settimanali, che per una piccola azienda con circa 20 dipendenti rappresentava un ottimo risultato.

Più che produzione era più corretto parlare di assemblaggio, poiché alla Gerosa la gran parte dei componenti arrivavano da fornitori esterni: Grimeca per i freni, Radaelli per i cerchi, Verlicchi per i telai, che però erano verniciati all’interno e poi tutti i piccoli accessori.

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Gerosa Cross: si inizia col Minarelli P4

Alla fine degli anni ‘60 la Gerosa mise in catalogo anche una serie di fuoristrada, tutti di 50 cc, denominati Cross SS, Cross Corsa e Cross Corsa Speciale, tutti dotati del motore Minarelli P4.

Il Cross motorizzato Minarelli P4 del 1969 si collocava tra le tante piccole fuoristrada del periodo ma si distingueva per la forcella Ceriani e gli ammortizzatori Marzocchi regolabili, componenti che si trovavano solo sulle moto più sofisticate.

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Gerosa-Zündapp 50: salto di qualità

Un bel salto qualitativo avvenne nel 1973 con la versione motorizzata Zündapp 50, prodotto nelle versioni codice (col gruppo termico di piccole dimensioni e l’alettatura della testa radiale) oppure nella versione “Export”, ovvero senza il limite degli 1,5 CV di potenza e dei 40 orari, con il gruppo termico maggiorato e una potenza di 7 CV.  Cambiano il telaio, più robusto, e il serbatoio.

Nello stesso periodo la Müller proponeva delle piccole regolarità dotate di motore Zündapp di 50, 100 e 125 cc che rappresentavano il sogno proibito di tanti appassionati.

La Gerosa costava meno, ma nonostante la stessa motorizzazione non aveva il fascino della Müller-Zündapp, che godevano anche di un rispettabile blasone sportivo.

La Gerosa, passata nel frattempo nelle mani del figlio del fondatore, Sergio, terminò l’attività nel 1984.

 

(Foto ©Alberto Cervetti)

Bagnaia domina la Sprint Race in Austria

francesco bagnaia
Foto ©Ducati

Quando serve consistenza, Francesco Bagnaia e la sua Ducati Desmosedici ci sono.

Vince la Sprint Race in Austria, con quasi cinque secondi di vantaggio su Jorge Martin (Ducati Pramac) che tenta di mettere in difficoltà il torinese ma fa un errore che gli costa caro.

Peraltro meno caro del previsto, poiché Marc Marquez (Ducati Gresini) butta via un sicuro secondo posto con un errore che provoca un’innocua scivolata ma zero punti.

“Mi mordo le labbra perché siamo nel mezzo di un fine settimana molto concreto e ho fatto un errore alla curva 3”, commenta l’otto volte iridato.

Mi spiace perché mi sentivo bene sulla moto, non ero al limite”.

“Quindi tutto sommato solo buone notizie in vista della gara di domani, dove proveremo a non commettere errori e ad essere di nuovo competitivi”.

francesco bagnaia
Foto ©Gresini Racing

Che non fosse al limite abbiamo qualche dubbio, poiché nel giro precedente aveva rosicchiato qualche decimo a Bagnaia e probabilmente cullava il sogno di andare a prenderlo.

Bagnaia, secondo il griglia, è partito bene portandosi al comando dopo la prima curva.

Martin, aggressivo come sempre, gli strappa la prima posizione ma al secondo giro commette un errore in staccata, va lungo sulla linea di fuga, rientra in pista in seconda posizione ma viene sanzionato con un ‘long lap’ per non aver perso almeno un secondo per l’errore.

Così dice il regolamento e la sanzione è dunque equa.

francesco bagnaia
Jorge Martin. Foto ©MotoGP

Il long-lap penalty viene scontato all’ottavo giro e così Marquez, fino ad allora terzo, passa secondo.

Con Martin che rientra terzo davanti ad A.Espargarò (Aprilia), che alla fine centra il podio.

Dopo l’uscita di scena di Marquez, Bagnaia ha gestito il margine fino alla bandiera a scacchi.

Bagnaia – Martin: 250 pari

Ora è in vetta alla classifica piloti a pari punti con Martin.

Gara come sempre in rimonta per Bastianini che partito dalla terza fila scivola al nono posto per un errore alla prima chicane.

Risalito in settima posizione, al terz’ultimo giro supera Miller (KTM) e chiude quarto.

francesco bagnaia
Foto ©Ducati

Francesco (Pecco) Bagnaia:

“Mi sono molto divertito oggi nella battaglia con Jorge, tanto che sono riuscito a far segnare un 1:28.7, due decimi più veloce della pole position dello scorso anno”.

“È stato incredibile: sapevo quanto importante era rimanere in testa dall’inizio e Jorge (Martín) ha fatto di tutto per starmi davanti”.

“Ho provato a sorpassarlo nuovamente ma poi è finito lungo”.

“Appena è successo, ho tenuto d’occhio il gap e ho visto che non aveva perso un secondo e, per questo motivo, avrebbe dovuto scontare un long-lap penalty”.

“Una volta che è successo, ho solo pensato a mantenere il vantaggio costante fino al traguardo”.

“È stata una vittoria fantastica ed ora abbiamo una buona mole di dati per la gara di domani”.

“Non sarà comunque facile, ma in questo momento posso ritenermi molto soddisfatto”.

Enea Bastianini:

“Il mio approccio alla gara nelle fasi iniziali è stato aggressivo, forse un po’ troppo”.

“Partivo un po’ indietro e quindi ho provato a spingere fin dall’inizio, ma ho finito per compiere un errore alla prima chicane”.

“Sono finito lungo e una volta rientrato, mi sono ritrovato in nona posizione”.

“Dopo le cose sono andate abbastanza bene e la performance è andata oltre le mie aspettative, perché il mio feeling era decisamente migliore rispetto a ieri e a questa mattina, vista la mancanza di fiducia all’anteriore che avevo”.

©Ducati

“La quarta posizione può essere considerata come un buon risultato: nel finale mi sono avvicinato molto ad Aleix (Espargaró) e credo che senza quell’errore il podio sarebbe stato possibile”.

“Sono fiducioso per domani e credo che non cambieremo molto: certo i giri saranno molto di più, quindi vedremo come andrà”.

Pecco Bagnaia come i campioni olimpici ‘morde’ la medaglia.Foto ©Ducati

Ecco la Lamborghini Temerario: ibrida plug-in con un V8 turbo che arriva a 10.000 giri

E con questa, la gamma delle sportive di Lamborghini diventa tutta plug-in. Prima è toccato alla Revuelto, erede della Aventador, ora alla Temerario, la piccola, concedeteci il termine, che va a sostituire la Huracan. Solo che in questo caso le novità non si limitano all’aggiunta di una parte elettrificata a un powertrain noto. Qui si dice addio allo storico V10 aspirato per accogliere un V8 sovralimentato dalle prestazioni eccezionali.

Evoluzione della specie o imperdonabile affronto alla tradizione del brand? Noi, in attesa di provare di persona questa spettacolare due posti, propendiamo per la prima, e ora vi spieghiamo perché.

Il motore arriva a 10.000 giri

Il motore in questione (internamente identificato dalla sigla L411) è sviluppato interamente a Sant’Agata Bolognese e ha una cilindrata di 4 litri e due turbo da 2,5 bar posizionati all’interno delle bancate, che tra loro formano un angolo di 90 gradi. Grazie proprio alla sovralimentazione il V8, da solo, raggiunge una potenza di 800 CV.

A lasciare a bocca aperta, però, non è tanto questo valore in sé, quanto il fatto che lo si raggiunga a oltre 9.000 giri. Già, perché su questo propulsore il limitatore è fissato a 10.000 giri, una cifra mai vista prima e che si raggiunge grazie all’adozione di tante soluzioni tecniche e di materiali derivati dal mondo delle competizioni. Come le bielle in titanio, le teste dei cilindri in lega di alluminio o il comando valvole con bilancieri a dito rivestiti in un materiale speciale.

Ecco la Lamborghini Temerario, prima coupé della Casa con powertrain ibrido plug-in con V8 biturbo

A questo, come detto, si aggiunge la parte elettrificata. È composta da tre motori elettrici. Due sono all’anteriore, hanno 82 CV a testa e trasferiscono potenza ciascuno a una sola ruota. In terzo è piazzato dietro, arriva a 150 CV ed è stato inserito tra il V8 e il cambio. Tutti e tre sono alimentati da una batteria agli ioni di litio da 3,8 kWh che si trova tra i due sedili. Si ricarica principalmente con l’auto in movimento, ma può essere attaccata a una presa di corrente esterna (per questo si parla di plug-in) e si ricarica in AC a 7,4 kW.

La Lamborghini Temerario, così, può vantare una potenza di sistema di 920 cavalli, con una coppia massima che arriva a 730 Nm (costante tra i 4.000 e i 7.000 giri). Alla voce trasmissione troviamo un cambio automatico a doppia frizione a 8 rapporti che è stato sviluppato appositamente per questo powertrain. È posizionato trasversalmente e a sbalzo, dietro al motore.

Ecco la Lamborghini Temerario, prima coupé della Casa con powertrain ibrido plug-in con V8 biturbo

Prestazioni mai viste prima

Ora, facciamo un rapido calcolo. La Huracan più potente mai prodotta, quella STO che abbiamo provato lo scorso anno, non andava oltre i 640 CV. Aveva un’impostazione superpistaiola ed era estrema sotto molti punti di vista. Ma sullo 0-100 si fermava a 3 secondi netti; toccava i 200 all’ora in 9”0 e raggiungeva una velocità massima di 310 km/h.

La Temerario, nella sua prima versione che, ne siamo certi, sarà seguita da altre varianti più potenti e cattive, proprio grazie al powertrain ibrido, dichiara numeri che fanno impallidire: 0-100 in 2”7; 0-200 in 7”3; velocità massima di 340 km/h.

  • 0-100: 2″7
  • 0-200: 7″3
  • Velocità max: 340 km/h

Ecco la Lamborghini Temerario, prima coupé della Casa con powertrain ibrido plug-in con V8 biturbo

Una vera Lambo

In attesa di avere ulteriori dettagli riguardo a questa Lamborghini Temerario, di cui non sono ancora state dichiarate dimensioni e pesi, per esempio, ci sentiamo di dire, d fronte alle informazioni note fino a oggi, che questa Temerario, per quanto ibrida e per quanto sovralimentata, sia una vettura progettata nel pieno rispetto del DNA Lamborghini.

Quale altro motore turbo stradale arriva a 10.000 giri? Quale altro eroga il massimo della potenza oltre i 9.000? E poi, gli ingegneri della Casa del Toro affermano di aver lavorato tantissimo anche sul telaio e addirittura sul sound per dare a questa coupé un carattere unico, sottolineato da una voce riconoscibile quanto coinvolgente, come quella del V10 aspirato che abbiamo apprezzato su Gallardo e Huracan.

Bump steer e roll steer

Sistema di sterzo della nuova Audi A3 allstreet (Copyright AUDI AG)

Il bump steer e il roll steer sono due fenomeni simili, che producono una leggera sterzata quando la sospensione di una ruota è soggetta a movimenti di compressione o estensione, durante il rollio o durante una frenata o sconnessione dell’asfalto.

Si tratta quindi fenomeni in qualche modo collegati alla convergenza, perché modificano il valore statico, alterandolo nelle fasi dinamiche della vettura.

La loro presenza, quando è accentuata, rende molto difficile la guidabilità della vettura ed è quindi importante che siano ridotti ai minimi termini, per rendere più prevedibile e controllabile il mezzo.

Il roll steer è la variazione della convergenza dovuta al movimento di rollio della cassa.

Spesso è dovuto a un errato posizionamento della scatola guida o a una sbagliata lunghezza e inclinazione dei braccetti di sterzo. Quando la ruota sale nel suo movimento di escursione verticale, il braccetto di sterzo tende a convergere (o a divergere) la ruota.

A volte si incorre in questo problema tecnico quando si abbassa l’assetto della vettura e di conseguenza si modifica l’inclinazione dei braccetti. Il risultato è un’alterazione delle caratteristiche di guida.

Oltre alla geometria dei braccetti, l’altra causa è la cedevolezza delle boccole elastiche, che sotto carico tendono a deformarsi, variando così l’inclinazione dei bracci.

Il bump steer è un fenomeno simile, ma che invece occorre con il movimento in alto o in basso delle ruote, quando seguono le asperità del terreno oppure quando sono soggette a frenate e accelerazioni, e quindi al movimento di beccheggio.

L’unica differenza rispetto al roll steer è che si genera anche quando la traiettoria è rettilinea.

Come si riduce il fenomeno

Per ridurre il bump steer e il roll steer, il sistema più semplice, utilizzato nelle vetture Formula, è quello di posizionare i braccetti dello sterzo alla stessa altezza e con la stessa inclinazione rispetto al braccio superiore della sospensione, in modo che abbia gli stessi movimenti.

Nelle auto a ruote coperte di serie o derivate dalla serie, che hanno geometrie di sospensione più compatte e sono soggette al rispetto di ingombri molto più vincolanti, ciò ovviamente non è possibile, per problemi di ingombri.

L’altro metodo è quindi quello di posizionare la scatola dello sterzo all’incirca all’altezza del baricentro della parte anteriore della vettura e fare in modo che il prolungamento dei braccetti delle sospensioni e del braccetto di sterzo si ricongiungano nello stesso punto virtuale, che è il punto di istantanea rotazione della sospensione, come mostrato in figura:

 

Geometria ideale per non incorrere nei problemi di bump steer e roll steer. Il prolungamento dei braccetti delle sospensioni e del braccetto di sterzo si ricongiungano nello stesso punto virtuale, che è il punto di istantanea rotazione della sospensione

 

Mai corretto al 100%

Ovviamente non si riesce mai a eliminare al 100% questo fenomeno, soprattutto per la presenza delle boccole elastiche, che sotto carico si deformano.

Per cui, si cerca di sfruttare questi fenomeni, portandoli nella direzione di un comportamento voluto.

Per esempio, nelle sospensioni posteriori, si fa in modo che quando la ruota posteriore esterna è sotto carico in curva la convergenza si chiuda, per migliorare la stabilità, rendendo più sicura la guida ed evitando l’insorgere di pericolosi sovrasterzi.

Quando invece è richiesto un comportamento molto sportivo e con transitori corti, come per le vetture da corsa, è allora d’obbligo l’utilizzo di uniball al posto delle boccole elastiche. Si sacrifica il comfort a favore di un comportamento molto meno elastico, più diretto e più sincero, eliminando così la variazione di convergenza dovuta alle deformazioni elastiche. Rimarranno solo le variazioni dovute agli scuotimenti verticali, che però sulle vetture racing sono molto limitati.

Pannelli fotovoltaici e mobilità: accordo Otovo- Elli (Gruppo VW)

pannelli solari

Otovo, marketplace europeo dedicato alla vendita online e installazione di pannelli fotovoltaici per il mercato residenziale e di soluzioni per l’efficientamento energetico, annuncia la partnership con Elli, il marchio del Gruppo Volkswagen dedicato alla ricarica e all’energia.

L’obiettivo è quello di offrire una soluzione integrata che combini i vantaggi dell’energia solare con le soluzioni di mobilità elettrica.

Elli e Otovo puntano a creare un ecosistema per la mobilità e l’energia sostenibile che possa portare ai consumatori sia benefici ambientali che economici.

Armonia tra energia solare ed elettromobilità

Combinando l’energia solare e l’elettromobilità, le due aziende hanno sviluppato una soluzione custom-made per il mercato dei veicoli elettrici.

Un’auto elettrica, infatti, è tanto ecologica quanto l’elettricità che utilizza e l’energia solare è una delle fonti energetiche più convenienti per le famiglie che puntano a una transizione ecologica green per la propria casa.

pannelli solari

La soluzione consente di aumentare l’efficienza energetica utilizzando il surplus fotovoltaico prodotto dall’impianto domestico, dove l’energia solare in eccesso viene utilizzata direttamente per i veicoli elettrici.

A partire dall’estate 2024, i clienti Volkswagen potranno acquistare comodamente un sistema fotovoltaico insieme al nuovo Elli Charger 2 attraverso i canali di vendita del Gruppo Volkswagen e farlo installare da un installatore solare Otovo.

La wallbox e i sistemi di accumulo degli impianti sono coordinati in modo che i consumatori possano caricare direttamente le loro auto con il surplus fotovoltaico e risparmiare sui costi di ricarica.

Riduzione dei costi totali fino al 40%

Uno dei principali vantaggi della partnership è la significativa riduzione del costo totale di mantenimento dei veicoli elettrici attraverso l’uso di sistemi con pannelli fotovoltaici.

Questo permette ai proprietari di veicoli di autoprodurre l’elettricità di cui hanno bisogno, diventando indipendenti dalle fluttuazioni dei prezzi dell’elettricità.

La combinazione di wallbox e sistema fotovoltaico offre ai consumatori la possibilità di risparmiare fino al 40% sui costi di ricarica.

Questi risparmi finanziari, uniti ai benefici ecologici, rendono la combinazione di energia solare e elettromobilità estremamente vantaggiosa per i consumatori.

Giorgio Arcangeli, General Manager di Otovo Italia:

“Da tempo mettiamo in evidenza i benefici nell’adozione congiunta di impianti fotovoltaici, batterie, pompe di calore e veicoli elettrici, delineando una strategia chiave per la transizione ecologica delle famiglie italiane ed europee”.

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Giorgio Arcangeli, General Manager di Otovo Italia.

“Attraverso la collaborazione con Elli – brand del Gruppo Volkswagen -, le nostre soluzioni solari saranno presentate direttamente agli acquirenti nel punto vendita e i risparmi associati ai sistemi fotovoltaici diventeranno immediatamente visibili”.

“Questa partnership ci permette di dimostrare direttamente i benefici dei nostri sistemi fotovoltaici e di espandere significativamente il nostro potenziale di mercato”.

Giovanni Palazzo, CEO di Elli:

“Per promuovere ulteriormente l’elettromobilità, dobbiamo rendere l’intero ecosistema di ricarica più accessibile e conveniente per i clienti”.

“Pertanto, la partnership con Otovo non è solo un importante segnale per il business della ricarica e dell’energia in Germania e in Europa, ma soprattutto per l’integrazione intelligente della mobilità e della transizione energetica a casa”.

“Siamo molto felici di questo importante passo e della collaborazione pionieristica”.

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