L’Automotoclub Storico Italiano (ASI) ha un ruolo non secondario nel calendario delle iniziative che hanno accompagnato il Salone Auto Torino. Ha collaborato alla parte espositiva mettendo a disposizione dieci pezzi unici della Collezione Bertone, e in concomitanza con l’evento ha organizzato una affasciante mostra dedicata auna delle icone per eccellenza della storia dell’auto.
Dal 13 settembre fino a fine anno, nell’ingresso della sede ASI di Villa Rey, sulla collina torinese, è aperta la mostra “Gli scultori della velocità”, organizzata da ModenArt e dedicata alla leggendaria Ferrari 250 GTO del 1962 e alla sua costruzione artigianale.
Tondino di ferro e lamiera d’alluminio
Carrozzeria leggera dalle forme inconfondibili su un telaio tubolare: la berlinetta da competizione Ferrari è un esempio di genialità progettuale, eccellenza stilistica e manualità, ben rappresentate dalla mostra che mette insieme tre carrozzerie in alluminio grezzo e uno dei manichini in tondino di ferro utilizzati per dar forma alla sottile lamiera.
Le carrozzerie, ricreate dagli ultimi maestri della carrozzeria per il progetto ModenArt, sono quelle delle tre varianti conosciute della Ferrari 250 GTO, ai tempi realizzate dalla Carrozzeria Scaglietti per vestire il telaio progettato da Giotto Bizzarrini. Dunque, il prototipo “sperimentale” del 1961, la versione definitiva del 1962 e la variante del 1964.
Il tutto è accompagnato da un serbatoio originale in lamiera saldata e rivettata e da una riproduzione in scala 1/3 del manichino su il maestro Ravera ha modellato con sapienti colpi di martello il tetto della berlinetta Ferrari nel corso di una breve dimostrazione.
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Due premi dedicati alla storia
Nel corso della conferenza stampa di apertura sono stati lanciati anche due concorsi, uno giornalistico e uno di design. Il secondo in particolare ha l’obiettivo di far rivivere i fasti del premio Grifo d’Oro istituito da Bertone nel 1965 per premiare i giovani talenti e interrotto dopo sole due edizioni.
La quarta pole a Baku non basta a Charles Leclerc per vincere il GP dell’Azerbaijan.
La vittoria va invece a Oscar Piastri – il super ex-baby ex-rookie nuovo-Iceman – che ha dato una favolosa e splendida pennellata di classe all’intera Formula 1, prendendosi di forza (con stile, però) il ruolo che gli spetta.
Davanti a sé ha un futuro tutto da scrivere; senza sorprese negative sentiremo parlare di lui molto, molto a lungo.
Su una pista difficile e dura come quella di Baku è stato di una precisione chirurgica, ha gestito quando doveva (prima del pit stop), ha superato Leclerc (poi secondo) affondando lo stiletto senza pietà, ha gestito la seconda parte di gara con l’esperienza di un pilota navigatissimo (benché ancora non lo sia).
Al terzo posto, alle spalle del ferrarista, è arrivato George Russell (Mercedes) che s’è trovato il podio tra le mani grazie all’incidente a due giri dalla fine che ha coinvolto Carlos Sainz e Sergio Perez (Red Bull).
Nelle fasi conclusive della corsa di Baku, stante che Piastri aveva la vittoria in pugno e Leclerc le gomme ormai finite, si è acceso un serrato confronto tra lo stesso Leclerc, Perez e il rientrante Sainz.
Lo spagnolo della Ferrari ha superato il messicano e, cosciente di averne le possibilità, è andato all’attacco del compagno di squadra.
Perez ha reagito al sorpasso e i due sono finiti contro il muro.
Responsabilità? Difficile dirlo, i commissari di gara hanno avuto bisogno di molto tempo per analizzare l’accaduto.
Probabilmente è Perez il più responsabile, perché avrebbe potuto evitare il contatto.
Le due versioni
Spiega Sainz: “Stavo arrivando molto forte e volevo approfittare del duello tra Charles e Perez. Io non ho fatto nulla di sbagliato, né di diverso dal solito. Non so spiegarmi l’incidente, lui aveva spazio per spostarsi a sinistra”.
Opposte, ma senza animosità, le parole di Perez: “Non mi aspettavo che Carlos rientrasse così rapidamente verso il centro della pista. Peccato finire così, è stato un vero disastro per tutti, l’ultima persona con cui vorrei avere un incidente è proprio Sainz”.
Un sorpasso che ha deciso la gara
In ogni caso il momento chiave della corsa, è stato il sorpasso di Piastri su Leclerc al ventesimo giro.
E’ stata la manovra che ha chiuso la gara, anche se il quel momento non lo si poteva sapere.
Piastri, freddissimo anche dopo la vittoria, lo ha ammesso: “Non so dire se avrei vinto senza quel sorpasso, stare dietro a Leclerc probabilmente sarebbe stato difficile”.
Vista dall’altra parte, è più o meno la stessa versione di Leclerc: “In quel momento avevo ancora le gomme da portare in temperatura, non volevo frenare sullo sporco e comunque pensavo di poter riprendermi la posizione. Invece ho commesso un errore di valutazione. Ho scoperto che la McLaren aveva una velocità straordinaria in rettilineo e anche quando avevo il Drs non riuscivo a passare”.
Una grande delusione per un pilota che era convinto di poter dare continuità alla vittoria ottenuta a Monza. “La McLaren andava come un fulmine, ma certo dovremo capire per quale ragione il vantaggio che c’era con le gomme gialle prima del pit stop, non c’era più con le bianche dopo. Forse ha pesato il fatto di non aver potuto provare con il pieno venerdì scorso”.
Vasseur e la Ferrari recriminano
Un discorso sul quale si allinea anche Fred Vasseur, il Team Principal della Ferrari. “Le gomme posteriori non hanno aiutato Charles, è probabile che non abbiamo avuto l’approccio giusto in quella fase. Certo che Charles era al primo giro dopo il pit stop, ma penso che sia stato un po’ sorpreso. Ma quel che mi spiace è che avevamo il potenziale per vincere, tanto più che partivamo dalla pole. Credo che tutti avessimo un margine per effettuare un lavoro migliore. Giusto parlare degli sviluppi, ma prima di tutto dobbiamo essere sicuri di fare nel nostro meglio con quel che c’è”.
Ancora Piastri: “In quel momento della gara sapevo di dover attaccare e mi è andata bene. Poi è stata una prova di resistenza. Corsa perfetta? Non lo so, ma credo che sia stata una delle migliori gare della mia carriera”.
La sua capacità di restare lucido sotto pressione è in ogni caso una nota straordinaria.
A parte la frustrazione dalla Ferrari, è chiaro che la gara di Baku ha cambiato il volto del Mondiale.
In primis in quello del Mondiale costruttori, con la McLaren che è balzata in testa alla classifica (non accadeva dal 1998): ora la squadra di Woking ha 476 punti contro i 456 della Red Bull.
Un recupero che ha “trascinato” anche la Ferrari (425 punti) che ha un motivo in più per recriminare sui punti persi da Sainz.
In secondo luogo cambia il volto della classifica piloti, quella che più conta;
Verstappen 313 punti,
Norris 254,
Leclerc 235,
Piastri 222.
Tra i due piloti McLaren resta davanti l’inglese, ma con soli 32 punti.
Si è molto parlato in questi giorni delle “Papaya Rules”, ovvero della scelta di garantire a Norris un certo aiuto da parte di Piastri.
Ma adesso, dopo Baku, ovviamente cambia tutto, anche se Norris ha conquistato 13 punti contro i 10 di Verstappen.
Questa la classifica costruttori, che vede in testa McLaren:
McLaren 476,
Red Bull 456,
Ferrari 425.
Verstappen indecifrabile. E nel 2026…
Detto questo è evidente che la prova in Azerbaijan ha certificato la crisi di Verstappen (solo quinto, ma sarebbe finito settimo se non ci fosse stato il botto Sainz-Leclerc).
L’olandese, sempre leader e onestamente principale favorito nella corsa al Mondiale, non vince dal GP di Spagna ed è salito sul podio (sempre da allora) solo nell’appuntamento di casa a Zandvoort.
Ieri si è lamentato via radio per tutto il tempo, ora perché l’auto saltellava, ora perché le gomme non funzionavano, ora perché mancava la frenata…
Cosa stia succedendo all’olandese non si sa.
Sarà interessante scoprirlo nelle prossime gare, a cominciare dal GP di Singapore già domenica prossima.
In questo modo però riprendono vigore le voci che parlano di clausole rescissorie a favore di Max, anche se per il 2025 la sua posizione pare blindata. Ma dal 2026, chi può dirlo…
Baku promuove due giovani
Nella giornata azera vanno segnalati i nomi di due giovanissimi: uno è l’argentino Franco Colapinto, 21 anni, che ha conquistato i primi quattro punti della sua carriera (ma non sarà titolare con la Williams l’anno prossimo).
L’altro è Oliver Bearman (prodotto della scuola Ferrari) che ha sostituito una tantum il danese Kevin Magnussen sulla Haas, ottenendo così a 19 anni il suo secondo piazzamento a punti su due gare (la prima era stata con la Ferrari, quando Sainz era stato operato di appendicite).
La gara di Baku secondo Mario Isola (Pirelli): “Nostre previsioni confermate”
Anche questa volta, come solito (cosa che è un plauso indiscutibile), nessuna squadra e nessun pilota ha avuto problemi con le gomme: gli pneumatici Pirelli sono sempre all’altezza della situazione.
“A quindici giorni di distanza dal Gran Premio d’Italia abbiamo assistito ad un’altra gara davvero entusiasmante, incerta dal primo all’ultimo giro. A Monza avevamo visto due strategie diverse confrontarsi mentre, questa volta quasi tutti hanno scelto di puntare sulla stessa strategia ma ciò non è andato in alcun modo a detrimento dell’azione in pista, come si è visto non soltanto nel lungo “triello” in testa ma anche nei vari duelli che si sono verificati lungo tutto l’arco della corsa. Per questo fine settimana – e anche per il prossimo, peraltro – abbiamo scelto la stessa selezione di mescole da asciutto, che hanno reso secondo le aspettative, adattandosi al meglio alle condizioni e alle caratteristiche della pista. Alla vigilia, la Soft era chiaramente una gomma da qualifica e la Hard la più veloce per la gara, con la Medium come ottimo compromesso per la prima parte della corsa: fra sabato e domenica e oggi, le previsioni sono state confermate”.
Kei Car. Sono ormai anni che su queste pagine lo scriviamo, e in ogni occasione di confronto lo ribadiamo: la strada verso le ‘zero emissioni’ in città è ancora lunga e il passaggio alle auto a batteria è una soluzione auspicabile ma che richiede ancora anni per essere diffusa ‘a tappeto’.
Tuttavia il bisogno di rendere più salubre l’ambiente urbano è urgente e occorre agire subito.
Occorre quindi considerare l’utilizzo delle tecnologie consolidate per ridurre progressivamente le emissioni (e gli spazi occupati dai veicoli) per arrivare gradualmente a quel cambio di paradigmache consentirà finalmente l’auspicata rivoluzione nel modo di muoversi nel sempre più congestionato ambiente urbano.
Dopo tanti annunci e qualche ritardo, la Omoda 5 debutta finalmente sul mercato italiano in modo ufficiale. Il SUV cinese del nuovo brand realizzato dalla storica casa automobilistica cinese Chery, che per iniziare a impegnarsi in prima persona nel Vecchio Continente ha creato un gruppo chiamato Omoda&Jaecoo, è finalmente in vendita nella sua versione definitiva.
La Omoda 5 nasce su una nuova piattaforma che Chery ha sviluppato internamente proprio per dare forma a una nuova famiglia di veicoli (anche a marchio Jaecoo) che saranno presentati nei prossimi anni. Lunga 4,37 metri, ha dimensioni compatte e un look dinamico e sportiveggiante. L’auto si presenta inizialmente nella versione termica, spinta da un motore a benzina da 1,6 litri di cilindrata che sviluppa una potenza di 147 CV a 5.000 giri e una coppia di 275 Nm erogati costantemente tra i 1.750 e i 2.750 giri. Il 4 cilindri è abbinato di serie a un cambio a doppia frizione e a 7 rapporti realizzato da Getrag.
Per quanto riguarda le sospensioni, l’auto monta uno schema con MacPherson all’anteriore e un multilink al posteriore. Tutta la parte telaistica e motoristica è stata messa a punto da Omoda in Germania, in un centro di Ricerca e Sviluppo situato a Russelsheim, la città tedesca vicino a Francoforte famosa (almeno a livello automobilistico) per ospitare la sede di Opel.
Andando oltre la meccanica, a bordo si scopre un abitacolo nuovo di zecca, cambiato in meglio rispetto a quello mostrato dai primi esemplari arrivati falla Cina. Ha sedili sportivi con poggiatesta integrati, rivestimenti di buona qualità e inserti ben fatti e ben assemblati. Il volante sportivo, dotato di comandi integrati, permette di personalizzare alcuni bottoni per richiamare velocemente una funzione che si utilizza particolarmente spesso.
Davanti, sulla pancia, compare infine un pannello molto scenografico che ospita due monitor, uno per la strumentazione e uno per l’infotainment, con interfaccia intuitiva e dalla grafica pulita e molto chiara. Discorso a parte merita l’abitabilità: ottima nella parte anteriore, un po’ meno dietro, dove si viaggia anche in 3, ma a patto di accettare qualche sacrificio. Anche a livello di baule i centimetri a disposizione non sono da record. Il vano ha una capienza di 360 litri, con un doppio fondo che consente di nascondere oggetti di piccole dimensioni ma non molto altro.
Su strada la Omoda 5 si dimostra abbastanza equilibrata. Promette uno scatto da 0 a 100 in 10”1 e raggiunge una velocità massima di 195 km/h. L’auto, nonostante le forme, sembra più votata al comfort che alla brillantezza. Non che sia impacciata, tutta’altro, ma ha sospensioni abbastanza morbide e uno sterzo davvero leggero, tanto che si consiglia di utilizzare il programma di guida Sport (c’è anche Eco e Normal) quando si devono affrontare percorsi extraurbani con curve in successione. Il motore spinge con un certo vigore, assecondato da un cambio che va in crisi solo quando si cerca la massima accelerazione premendo a fondo sul pedale del gas. A quel punto, tra la pressione dell’acceleratore e la trasmissione del moto alle ruote passa un po’ troppo tempo, con anche alcuni slittamenti della frizione.
Tutto diverso è il discorso quando si viaggia a velocità turistica: peccato non ci siano le palette al volante. A proposito: l’auto, oltre ai tre succitati programmi di guida, ha una strana funzione Super Mode che oltre a spremere tutto il potenziale della vettura riproduce uno strano rombo dagli altoparlanti interni. Vorrebbe dare un tocco di sportività in più, ma è finto che più finto non si può tanto da risultare bizzarro. Non sarà usato spesso, ci scommettiamo, almeno fino a quando non sarà migliorato con qualche aggiornamento over-the-air.
Durante la prova, tra Milano e Pavia, abbiamo notato consumi medi di circa 6,9 litri per 100 km, un valore di tutto rispetto, considerando anche un peso in ordine di marcia di 1.849 kg. Meglio addirittura del dichiarato, visto che secondo il ciclo WLTP l’auto ha omologato un meno brillante 7,4 l/100 km.
Quanto costa
Qui viene il bello. La Omoda 5 è disponibile in due versioni: Comfort e Premium. Costano rispettivamente 27.900 e 29.900 euroma fino a fine settembre anche la Premium costa come l’altra. Inoltre, la Casa offre una garanzia di 7 anni, con i primi 3 a chilometraggio illimitato e, in caso di guasto, offre una garanzia di 3 anni (anziché i 2 di legge) per i ricambi. Le due auto hanno una dotazione abbastanza ricca, con ADAS di serie su entrambe e la seconda che aggiunge tetto in cristallo, portellone elettrico e altri contenuti che, coerentemente con il nome che porta, l’avvicinano al segmento premium.
Tutto sommato, la Omoda 5 arriva in Italia con la voglia di dimostrare che l’idea di auto cinese che alberga nelle menti di molti automobilisti italiani è sbagliata o, almeno, limitata e obsoleta. L’auto rappresenta un’alternativa interessante in un mondo, quello dei SUV compatti, dove ormai i prezzi di partenza dei listini sono quasi sempre superiori ai 30.000 euro (quando va bene).
Il nostro consiglio è di andarla a vedere da vicino e di farci un giro. Anche solo per conoscere meglio un’auto nuova, realizzata da un brand nuovo che, in Spagna, dove è in vendita da più tempo, sta facendo parlare molto di sé, anche per i consistenti risultati commerciali.
Con la conferenza stampa di questa mattina, ospitata nella Sala Duomo delle OGR, si è aperto virtualmente il Salone Auto Torino, la kermesse che a qualche anno di distanza dall’ultima edizione del Parco Valentino rimette il capoluogo piemontese al centro dell’attività fieristica di settore con una nuova manifestazione all’aperto.
L’appuntamento ha più di una valenza: mettere insieme passione, cultura e attualità, visto che la rassegna spazia dalle auto storiche alle hypercar fino alle elettriche e alla micromobilità, che rappresentano le tematiche più sentite in questo particolare momento.
Si tratta, inoltre, di un evento che propone un punto di vista e una riflessione sullo stato dell’industria automotive in Italia e sulle sue prospettive, sia sul fronte produttivo e occupazionale sia su quello dell’innovazione. Temi ribaditi anche dalle autorità, tra cui il Sindaco di Torino Stefano Lorusso, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’Assessore allo Sviluppo delle attività Produttive Andrea Tronzano e il presidente di ACI Aci Torino Piergiorgio Re.
Salone Auto Torino, a ingresso gratuito, è un percorso che idealmente parte dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova passando da piazza Carlo Felice, via Roma, piazza San Carlo, piazza Castello, piazzetta Reale e Giardini Reali, fino a piazza Vittorio Veneto.
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Ospite d’onore, la Collezione Bertone
La presenza e la disposizione dei brand automobilistici sono riassunte nelle mappe e consultabili sul sito ufficiale dell’evento. Tra le molte esposizioni, con un ruolo quasi da “ospite d’onore” molto gradito al pubblico degli appassionati, va menzionata la presenza di 10 vetture provenienti dalla Collezione Bertone, tuttora in attesa di trovare una collocazione definitiva che la renda ammirabile dal pubblico.
Le vetture esposte grazie alla collaborazione con ASI sono una selezione di modelli iconici come la Lamborghini Miura S personale di Nuccio Bertone, cocnept car ed esemplari uici come Autobianchi Runabout, NSU Trapeze, Chevrolet Corvette Ramarro, Porsche Karisma, Lancia Kayak, Alfa Romeo Bella, Bertone Birusa, Aston Martin Jet 2.
Uno spettacolo “in scala”
Contestualmente alla conferenza stampa di presentazione, sempre alle OGR è stata inaugurata la mostra Infinite Roads – 30 years of Transportation Design at IED Torino. Organizzata dall’Istituto Europeo di Design, propone una selezione di 20 dei circa 60 prototipi in scala 1:4 realizzati negli ultimi trent’anni dagli studenti dell’istituto.
Ne ripercorrono il percorso formativo portato avanti in parallelo con l’evoluzione dello stile e della filosofia costruttiva dell’automobile. Si va dai primi esperimenti stilistici alle
collaborazioni con i più prestigiosi marchi attraverso concept car modellate prendendo, e restituendo, ispirazione al panorama automobilistico.
Non è un momento facile per Volkswagen. La Casa tedesca è alle prese con un calo della domanda e sta valutando la possibilità di chiudere degli stabilimenti in Germania e procedere a una serie di licenziamenti per tenere i conti in ordine.
Eppure, come è giusto che sia, presenta anche nuovi modelli. Ora, per esempio, mostra le prime immagini del SUV Tayron, modello che sostituisce la Tiguan Allspace, la versione allungata del noto SUV a passo allungato che aveva 7 posti.
Una piattaforma nota
L’auto sarà prodotta in Cina e sarà destinata inizialmente ai mercati asiatici. Ma come riporta Andreas Mindt, a capo del design del brand, è stata progettata a Wolfsburg. Si pensa che in futuro possa essere offerta anche da noi, soprattutto se le vendite delle auto a batteria stenteranno a decollare. Ma restiamo al presente.
È stato lo stesso Mindt ad annunciare l’arrivo della Volkswagen Tayron. Lo ha fatto sul suo profilo Instagram, dove ha pubblicato alcuni dettagli del nuovo modello. L’auto, che sarà svelata del tutto il prossimo 10 ottobre, ha una lunghezza di 4,68 metri (3 centimetri in meno della Allspace), una larghezza di 1,87 metri e un’altezza di 1,66 metri, dimensioni che insieme al passo di 2,75 metri la rendono spaziosa e versatile. L’auto è costruita sulla piattaforma MQB, pianale usato da numerosi modelli del gruppo, sia a marchio VW sia a marchio Audi, Seat e Skoda.
Benzina, Diesel o ibrida plug-in
Dal punto di vista delle motorizzazioni, la Volkswagen Tayron dovrebbe ricalcare l’offerta della Tiguan, con motori benzina, Diesel e plug-in hibrid. Il modello d’attacco dovrebbe essere equipaggiato con un motore 1.5 TSI da 150 CV, abbinato a un cambio manuale a sei marce o, in alternativa, a un DSG a sette.
A questo si affiancherà un 2.0 TSI altrettanto a benzina e altrettanto sovralimentato in grado di erogare 190 CV con DSG di serie. Ci sarà anche una versione a gasolio 2.0 TDI, sempre con DSG, da 140 CV. Entrambe le “2 litri” saranno disponibili sia a trazione anteriore sia integrale.
Il listino di questa nuova Volkswagen si completerà con la 1.5 plug-in da 203 CV (anch’essa con DSG, ma con 6 marce anziché 7) che grazie alla presenza di una batteria da ben 19 kWh promette di percorrere fino a 120 km in modalità esclusivamente elettrica.
Il Cyber Tyre è una frontiera su cui Pirelli lavora da oltre 10 anni e che oggi inizia a vedere le prime applicazioni su veicoli stradali. Si tratta di un’innovazione che può dare una svolta sia alla sicurezza sia alle performance, grazie a un chip che rende il pneumatico più sensibile e in grado di comunicare e trasmettere dati preziosi.
Ora, per accelerare l’evoluzione di questa tecnologia, Pirelli annuncia di aver stipulato una collaborazione con Bosch, di cui intende sfruttare le competenze nell’ambito degli hardware e software avanzati e dei sensori di movimento integrandole con la propria esperienza in tema di algoritmi, modellazione e i sensoristica incorporata.
Eccellenze complementari
L’obiettivo dei due partner è creare nuove soluzioni basate su software evoluti grazie ai sensori “in-tyre” installati nei pneumatici che migliorino gli orizzonti di sicurezza, comfort, sostenibilità e dinamica di guida. Il tutto grazie a info e segnali raccolti dall’interno dei pneumatici che perfezionino l’azione dei sistemi di sicurezza attiva, delle sospensioni intelligenti e di molti altri dispositivi di bordo.
Le due Case hanno già collaborato su progetti condivisi in questo particolare settore: Bosch ha sviluppato un’applicazione ESP adattata ai Cyber Tyre Pirelli per la nuova Pagani Utopia Roadster, e proprio questo approccio condiviso ha spianato la strada verso una partnership più stretta.
Sulla hypercar modenese il Cyber Tyre trasmette appunto le informazioni-chiave dal pneumatico alla centralina dell’Esp che può così migliorare l’o sfruttamento delle caratteristiche del pneumatico in ogni condizione.
Il Cyber Tyre di Pirelli evolverà con l’aiuto di Bosch (foto Pirelli)
Poco ingombro, alta connettività
Fondamentale anche la leadership di Bosch nella tecnologia dei sensori miniaturizzati MEMS (Micro-Electro-Mechanical Systems) e nella produzione di sensori per misurare la pressione dei pneumatici senza collegamenti e alimentazione esterna (“Bluetooth Low Energy”).
Questa conoscenza, unita alle tecnologie dei sistemi integrati di Pirelli, permetterà al Cyber Tyre di raccogliere, processare e trasmettere in tempo reale i dati dai pneumatici e fornire più parametri ai sistemi di controllo dell’elettronica del veicolo riducendo anche il consumo energetico.
In occasione del World EV Day, presentata la nuova Nissan Ariya NISMO.
Una 100% elettrica che si prepara al debutto sulle strade europee con una versione e-4FORCE da 435 CV (320 kW) e 600 Nm.
Nissan, pioniere dell’elettrificazione, aggiunge un nuovo modello alla sua gamma, portando le alte prestazioni tipiche del brand NISMO nella nicchia di vetture ecologiche 100% elettriche.
Ariya NISMO esalta le già eccellenti prestazioni di Ariya e-4ORCE 87KWh.
Ariya NISMO: progettata per alte prestazioni
All’esterno la NISMO si distingue per il paraurti anteriore e lo spoiler posteriore ridisegnati per ridurre il coefficiente di portanza (CL) del 40% (da 0,18 a 0,11).
L’assetto, il baricentro basso e il doppio diffusore posteriore ottimizzano i flussi d’aria intorno alla vettura e aumentano la deportanza.
Deflettori e prese d’aria ispirati alla Formula E migliorano le prestazioni aerodinamiche e riducono l’attrito dell’aria intorno agli pneumatici, a cui contribuiscono anche i profili delle porte.
La Ariya NISMO monta pneumatici Michelin Pilot Sport EV su cerchi ENKEI ‘MAT Process’ da 20″.
Da 0 a 100 km/h in 5 secondi
Con 435 CV (320 kW) e 600 Nm, Nissan Ariya NISMO (con batteria da 87 kWh) accelera da 0 a 100 km/h in 5 secondi e passa da 80 a 120 km/h in 2,4 secondi.
Le sospensioni dinamiche, che includono molle, stabilizzatori e ammortizzatori modificati, insieme a un telaio bilanciato e all’azione dello sterzo che varia al variare della velocità, offrono massima stabilità e massimo controllo in ogni situazione di guida.
A bassa velocità, lo sterzo più morbido rende le manovre agevoli, mentre alle alte velocità il feeling più diretto rende la guida più precisa.
Il modello dispone della modalità di guida NORMALE, che bilancia potenza e semplicità per un’esperienza di guida dinamica e intuitiva, e la modalità NISMO, caratterizzata da accelerazione brillante e fluida in ogni situazione.
Per la guida sportiva è stata pensata la nuova funzione i-Booster, che aumenta l’efficacia dei freni.
Sicurezza e controllo con la tecnologia e-4ORCE
Ariya NISMO è dotata di tecnologia e-4ORCE, il sistema di trazione integrale esclusivo Nissan costituito da due motori elettrici, uno per ogni asse, e da un sofisticato sistema che regola la forza motrice e l’azione Torque Vectoring del freno sulle quattro ruote.
La tecnologia NISMO e-4ORCE può bloccare il sottosterzo in situazioni di forte accelerazione, riducendo del 12% le deviazioni della traiettoria rispetto ad e-4ORCE standard.
Capacità di ricarica rapida
Ariya NISMO include un caricatore integrato da 22 kW, unico sul mercato. Ciò consente una ricarica rapida su tutte le stazioni di ricarica pubbliche AC.
Design esterno
Nissan Ariya NISMO è caratterizzata dall’assetto ribassato, dal posteriore con linee ancora più nette, che si allargano nella parte bassa della vettura per aumentare la deportanza e migliorare la stabilità alle alte velocità.
Il marchio NISMO si ritrova all’interno – impresso su sedili e cruscotto – e all’esterno – sul frontale, sul retro dell’auto e sugli pneumatici.
Ariya NISMO sarà disponibile in quattro colori, tra cui il nuovo NISMO Stealth Grey con tetto nero, tutti impreziositi da un bordo rosso alla base del veicolo, che conferisce alla vettura un tratto distintivo.
Gli interni
Ariya NISMO presenta interni completamente ridisegnati, realizzati con materiali di qualità superiore e finiture di pregio. I sedili sono progettati per la guida sportiva, garantendo supporto e postura ottimali.
Cuciture rosse sul volante e accenti rossi, tipici del marchio NISMO, conferiscono all’abitacolo un carattere sportivo e un senso di alta qualità.
L’eleganza degli interni è esaltata dalle venature del legno scuro presente in tutto l’abitacolo.
L’illuminazione rossa ANDON di Nissan, caratteristica del marchio, contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva.
Ariya NISMO sarà disponibile in tutti i mercati europei dove è già presente il modello standard, a partire da gennaio 2025 (ad eccezione di Cipro, Malta e Irlanda del Nord).
La scheda Tecnica di Nissan Ariya NISMO e-4ORCE
Tipo di motore elettrico
EESM
Capacità della batteria – Totale/Utilizzabile (kWh)
La gamma Cupra si allarga con l’arrivo della Terramar, SUV da quattro metri e mezzo di lunghezza (4,52 metri, per la precisione) che si piazza al vertice dell’offerta del giovane brand spagnolo.
L’auto, che nasce sulla piattaforma MQB Evo del gruppo Volkswagen, è una sorta di Tiguan dal carattere più aggressivo e giovanile ma, look a parte, si presenta a listino in ben 5 diverse motorizzazioni, con tre diversi gradi di elettrificazione.
Dal termico al plug-in
Guardando ai modelli esclusivamente termici, la Terramar è equipaggiata con un 2.0 TSI disponibile in due varianti di potenza. Entrambe con cambio doppia frizione DSG a 7 marce hanno rispettivamente 204 e 265 CV, con la più potente (identificata dalla sigla VZ – Veloz) che alla trazione anteriore sostituisce le quattro ruote motrici.
Si passa poi alla variante mild hybrid, dotata di motore a benzina da 1,5 litri abbinato a un modulo elettrico a 48 Volt. La Cupra Terramar in questa configurazione, con cambio DSG a doppia frizione a 7 marce di serie, arriva a 150 CV di potenza.
Infine, ed è una prima assoluta per il brand, la Terramar è disponibile anche in versione plug-in hybrid. Anche in questo caso sono 2 le varianti di potenza disponibili. Si può optare per quella più tranquilla, a 204 CV e quella più cattiva, da 272 CV (di nuovo, per questa, è stata adottata la sigla VZ). Sulle plug-in la parte termica è affidata al già citato 1.5 benzina, mentre la parte elettrica a uno o due motori elettrici. Sono alimentati da una batteria agli ioni di litio da 19,7 kWh di capacità netta che può essere ricaricata in corrente alternata o continua (fino a 50 kW).
Un telaio raffinato
Pensata per regalare un certo piacere di guida e per avere doti dinamiche di livello, la Cupra Terramar adotta sospensioni anteriori MacPherson e posteriori multilink che possono essere dotate di ammortizzatori attivi a due valvole per il controllo dinamico dell’assetto. L’auto ha anche sterzo progressivo di serie che regola il funzionamento in base alla velocità e all’angolo di sterzata.
Le versioni a 4 ruote motrici, infine, hanno il monitoraggio costante delle forze in gioco per ripartire la coppia tra le singole ruote migliorando motricità e tenuta di strada. In questo, l’auto è coadiuvata da una serie di sistemi di assistenza alla guida come il cruise control adattivo, il Travel Assist, il Side and Exit Assist, il mantenimento della carreggiata e il sistema di riconoscimento della stanchezza.
La nuova Cupra Terramar ha prezzi a partire da 42.250 euro (per la 1.5 Hybrid). Al momento del lancio l’auto è disponibile anche in una serie speciale America’s Cup che sarà prodotta in 1.337 esemplari. È disponibile con le due versioni VZ a listino: termica (a 57.000 euro) e plug-in (a 59.550 euro).
Volvo abbandona l’elettrico? Nient’affatto. È vero che il suo presidente e amministratore delegato Jim Rowan ha annunciato la volontà della Casa di rivedere i propri obiettivi nella corsa alle zero emissioni ritoccando al ribasso le aspettative, ma la direzione da seguire resta la stessa.
Se in passato i vertici di Goteborg avevano affermato di voler trasformare Volvo in un brand 100% elettrico entro la fine del 2030, ora pensano di arrivare alla fine del decennio con il 90% del mix di vendita composto da auto elettriche o plug-in.
Ma la nuova strategia non è dettata da ripensamenti interni quanto piuttosto dalle mutate condizioni del mercato che, come sappiamo vede un rallentamento nella crescita della domanda di auto elettriche.
La Volvo EX60 arriva nel 2026
Così, se da una parte la Casa sembra tirare in un certo senso il freno a mano sui veicoli interamente a batteria, dall’altra annuncia due nuovi modelli in due giorni. Il primo è la berlina ES90: vera e propria ammiraglia a batteria che è stata anticipata da un teaser durante la presentazione della nuova XC90.
La prima immagine della Volvo ES90
Il secondo è il SUV EX60, una sorta di sorella minore della Volvo EX90 che nascerà però su una piattaforma nuova di zecca.
L’auto, che è attesa per il 2026, sarà la prima a usare la SPA3 che, come si intuisce dal nome, è un’evoluzione dell’attuale SPA2, La nuova piattaforma, che porterà al debutto anche i nuovi metodi produttivi di Volvo, quelli in cui si farà uso della tecnica del Gigacasting, sarà ampiamente modulabile e darà vita a modelli appartenenti ai segmenti B, C, D, E ed F.
I vantaggi di un’elettronica evoluta
La nuova Volvo EX60 userà infine anche la suite tecnologica Superset che Volvo ha realizzato per la EX90 e che consente una maggiore integrazione tra la parte hardware e quella software. Stando alle parole di Anders Bell, capo del dipartimento di ricerca e sviluppo della Casa scandinava, la piattaforma SPA3 rappresenta un grande passo avanti dal punto di vista meccanico ma una vera e propria rivoluzione dal punto di vista dell’elettronica.
Il Superset tech stack di Volvo
“Tutto quello che abbiamo imparato a fare con la EX90 – ha dichiarato in un’intervista rilasciata alla rivista inglese Autocar – sarà centrale nella realizzazione dei modelli futuri, da quelli più lussuosi a quelli più accessibili”.
La piattaforma consentirà anche di utilizzare in modo più strutturato la connettività tra le varie Volvo attraverso il cloud. Questa maggiore capacità di dialogo farà compiere un ulteriore passo avanti al brand in termini di servizi digitali ma anche sul fronte della sicurezza.