Per quasi dieci anni è rimasta una delle promesse più citate – e spesso ironizzate – del vulcanico Elon Musk: una Tesla che fosse in grado di attraversare gli Stati Uniti in completa autonomia, dalla California fino a New York, senza che nessuno intervenisse sul volante.
Quando Elon l’ha annunciato, nel 2016, l’obiettivo era di riuscire a dimostrarlo entro la fine dell’anno successivo, ma come spesso accade nelle chiaroveggenze di Musk, la scadenza è passata in silenzio e senza lasciare traccia.
Oggi, però, qualcosa di molto simile sembra essersi concretizzato. Un piccolo team è riuscito a completare una traversata degli States lunga quasi 5.000 km a bordo di una Tesla Model S del 2024, utilizzando esclusivamente il famigerato sistema di guida autonoma “Full Self-Driving”.

A guidare la squadra un certo Alex Roy, conduttore, podcaster e pilota americano titolare di diverse imprese come la “Cannonball Run”, leggendaria coast-to-coast ideata nel 1971 da un giornalista che consisteva nel coprire la distanza da est a ovest nel più breve tempo possibile e senza farsi beccare dalla polizia.
La promessa di Musk, nove anni dopo
Quando Elon Musk ha parlato per la prima volta di un viaggio dimostrativo da Los Angeles a New York interamente gestito da una Tesla, il progetto sembrava destinato a diventare una pietra miliare nella storia della guida autonoma.
L’idea era di dimostrare che una vettura equipaggiata con sensori, telecamere e software avanzato fosse già in grado di percorrere l’intero continente senza assistenza umana.
Il tempo ha dimostrato che la sfida era più complessa del previsto, e negli anni successivi Tesla ha continuato a sviluppare e aggiornare il sistema Full Self-Driving, ma il viaggio dimostrativo promesso non si è mai concretizzato.
E perfino la traversata portata a termine in questi giorni non è stata organizzata da Tesla, ma da un gruppo di appassionati e specialisti della guida autonoma, assumendo un significato ancora più curioso: non è stata una dimostrazione architettata dal marketing, ma un vero esperimento sul campo.
La Cannonball Run versione software
Il viaggio ha seguito idealmente il percorso della celebre traversata clandestina degli Stati Uniti che collega la costa occidentale con la penisola di Manhattan.
Ma in questo caso il record di velocità non era la priorità, perché l’esperimento puntava a verificare se il sistema di guida autonoma fosse davvero in grado di gestire un viaggio transcontinentale completo.

Oltre ad Alex Roy, sui sedili dei passeggeri si sono alternati due copiloti con competenze specifiche nel campo dell’intelligenza artificiale e della mobilità autonoma: Warren Ahner, dirigente con esperienza nello sviluppo di sistemi di autonomia per il settore automotive, e Paul Pham, appassionato e profondo conoscitore del software Tesla.
Una Model S con il software più recente
L’auto utilizzata per l’impresa era una Tesla Model S del 2024 equipaggiata con la piattaforma hardware AI4 – la più recente architettura di sensori e calcolo sviluppata dall’azienda – e con il software Full Self-Driving nella versione 14.2.2.3.
Durante il viaggio il sistema ha gestito tutto il pacchetto per intero: navigazione, cambi di corsia, mantenimento della traiettoria e adattamento al traffico, trovandosi perfino davanti a condizioni meteorologiche difficili come nevicate intense e temperature rigide.
Il percorso era quello classico della Cannonball, anche se in direzione opposta rispetto alla tradizione, con partenza da Redondo Beach, in California, semplicemente perché la vettura si trovava già sulla costa occidentale.
Da lì la Model S ha imboccato la I-10 verso l’Arizona per poi risalire sulla I-40 in direzione di Oklahoma City e St. Louis, evitando le rotte più settentrionali.
Quasi 5.000 km senza interventi
Dopo una serie di deviazioni – dovute al maltempo e a qualche errore organizzativo – il viaggio si è concluso a New York dopo 58 ore e 22 minuti, coprendo una distanza di circa 4.960 km ad una velocità media di poco superiore ai 100 km/h.
Numeri che non rimettono in discussione i record storici della Cannonball Run, dove la priorità è sempre stata arrivare nel minor tempo possibile, mentre in questo caso la lentezza era quasi inevitabile, visto che più di 10 ore del viaggio sono state immolate ad aspettare le ricariche necessarie alla batteria.

Secondo Roy, durante l’intera traversata si è verificata una sola disattivazione del sistema di guida autonoma: non un malfunzionamento del software ma un contatto accidentale con il volante che ha fatto uscire temporaneamente il sistema dalla modalità FSD.
Quando gli errori sono umani
Se il software ha dimostrato una certa costanza, non si può dire lo stesso dell’equipaggio. Uno degli episodi più curiosi è avvenuto in Pennsylvania, dove il team si è accorto di aver lasciato indietro un membro del gruppo in un’area di servizio.
Peccato che nel frattempo la Tesla avesse continuato il percorso con il sistema FSD attivo, e per recuperarlo è stata necessaria una deviazione di circa novanta minuti prima di riuscire a tornare indietro, sempre senza disattivare la guida autonoma. Che forse sa quel punto qualche domanda se la sarà fatta.
La prova del maltempo
La parte più impegnativa della traversata è arrivata negli ultimi tratti del viaggio, quando il team ha incontrato una tempesta invernale nel Midwest e subito dopo un’altra nel Nord-Est degli States.
Nevicate da sogno di un bambino, vento e temperature rigide hanno trasformato l’ultima parte del viaggio in un test per il software: malgrado l’auto montasse semplici pneumatici quattro stagioni, il sistema ha continuato a gestire la marcia senza richiedere interventi manuali.
E Roy ha raccontato che proprio in queste condizioni il comportamento dell’FSD è apparso sorprendentemente stabile, con una capacità di recupero e adattamento che il team non si aspettava.
Un laboratorio su ruote
Per evitare qualsiasi dubbio sulla dinamica dell’esperimento, l’intero viaggio è stato documentato con due sistemi diversi di ripresa installati all’interno dell’auto.
L’intento era registrare ogni momento della traversata, trasformando la Model S in una sorta di laboratorio mobile dedicato allo studio della guida autonoma.
Durante le soste di ricarica, l’equipaggio si è limitato a pulire le telecamere esterne per garantirne il corretto funzionamento.
Un punto di partenza per la guida autonoma
Quella appena conclusa è stata definita da Roy la prima Cannonball Run completamente gestita dal sistema Full Self-Driving. In realtà non è il primo coast-to-coast realizzato con una Tesla in modalità autonoma, ma è il primo a replicare la rotta simbolica citata da Musk anni fa quando parlava dell’autonomia totale dei suoi veicoli.
In più, il risultato è arrivato in un momento di cambiamento per il software Tesla: dallo scorso mese di febbraio l’azienda ha iniziato a modificare il modello commerciale del Full Self-Driving, eliminando l’acquisto una tantum e puntando su una formula di abbonamento.
Resta nell’aria soltanto una domanda: se un’auto è davvero in grado di attraversare gli Stati Uniti da sola, quanto manca perché sistemi simili possano essere approvati e utilizzati su larga scala anche in altre parti del mondo, come l’Europa?
Per ora la risposta non la sa neanche Elon.

































