Benvenuti a Roma (prego pagare)

È ora di aggiornare un antico proverbio latino, perché se esiste qualche dubbio sul fatto che tutte le strade portino a Roma, è invece una certezza che tutte le tasse finiscono da quelle parti.

L’hanno scoperto da poco gli abitanti della Capitale, specie quelli che si erano convinti a comprare un’auto elettrica per evitare troppi divieti, dare una mano all’aria e poter entrare nel centro storico. Proprio nei giorni scorsi, l’auto elettrica a Roma ha scoperto di non essere più la cocca di casa. Dopo anni di carezze, corsie preferenziali e parcheggi omaggio, dal Campidoglio è partito un messaggio poco romantico: l’accesso alla ZTL potrebbe costare fino 1.000 euro l’anno.

La delibera di indirizzo porta la firma dell’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè e punta, nelle intenzioni, a decongestionare il centro storico, perché troppe auto nate per rendere la città più respirabile starebbero contribuendo a renderla più imbottigliata.

Da paradiso green a pedaggio deluxe

Fino a ieri il messaggio era un invogliante “passa all’elettrico e la città ti sorriderà”: niente ticket in ZTL, strisce blu spesso gratuite e il plauso ideale dei concittadini. Molti romani hanno fatto i conti anche su questo, scegliendo l’elettrico non solo per l’ambiente ma per un pacchetto di vantaggi concreti.

Eppure non dovremmo stupirci, perché nella culla italiana del cinema i copioni cambiano spesso, e l’accesso al cuore della Capitale rischia di diventare una sorta di abbonamento premium. Un colpo di magia politica per trasformare in un attimo quello che era un beneficio ecologico in un costo fisso.

Il Comune spiega che l’aumento delle auto a batteria e delle autorizzazioni ha saturato il sistema: troppe targhe registrate, troppe richieste, troppe auto che circolano dove dovrebbero essere poche e la povera ZTL, nata per limitare, prossima a diventare un club sempre più affollato.

Resterebbero gratuiti gli ingressi legati allo status: residenti, persone con disabilità, alcune categorie professionali, strutture alberghiere. Per tutti gli altri l’idea è meno auto, anche se elettriche, perché una strada congestionata è congestionata al di là dal tipo di motore. Punto e a capo.

Mild hybrid: verdi, ma non abbastanza

Se i proprietari di elettriche non sorridono, quelli delle mild hybrid ridono ancora meno. Per loro si profila la fine della sosta gratuita sulle strisce blu, con la motivazione tecnica di aiutare a ridurre i consumi, ma a fronte di uno scarso contributo ambientale. E visto che l’elettrico interviene poco e non consente vera marcia a zero emissioni in città, il risultato è parcheggio a pagamento. Promosse invece full hybrid e plug-in, che continuerebbero a sostare gratis.

Segnali di rivolta

Le opposizioni sono insorte accusando il comune di cambiare le regole del gioco a partita in corso: prima si incoraggiano gli acquisti verdi, poi si ritirano le agevolazioni quando i cittadini hanno già investito.

Anche le associazioni di categoria sono sul piede di guerra, con artigiani, commercianti e operatori della logistica che temono un aumento dei costi e ricadute sull’occupazione. C’è perfino chi studia class-action e azioni legali collettive, sia per le ZTL che per le strisce blu.

Roma non perdona

Oggi chi entra in ZTL senza registrare la targa paga circa 95 euro di multa, ridotti a poco più di 70 con pagamento rapido. Grazie al nuovo scenario, oltre alla sanzione resterebbe anche l’obbligo del pass annuale per chi vuole accedere regolarmente.

Nessuna deroga sulle auto termiche, ospiti poco gradite da tempo: se entrano in ZTL senza permesso, la multa diventa una certezza.

Un trend globale

Roma, in realtà, non è un caso isolato ma il tassello di un puzzle molto più ampio che tocca diversi Paesi in cui i governi stanno facendo i conti con una verità disarmante: se le auto non fanno più rifornimento di benzina o diesel, lo Stato incassa meno accise. E quei soldi servono.

Così, a macchia di leopardo spuntano tasse al km, imposte sulla ricarica, balzelli sul peso del veicolo, ritorni di IVA e bolli. Dal Regno Unito alla Svizzera, dalla Francia alla Norvegia, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda, l’auto elettrica sta passando da “figlia da incentivare” a “contribuente da inquadrare”, secondo il principio del chi usa la strada deve contribuire, indipendentemente dal carburante. Una logica difficile da contestare sul piano teorico, ma fastidiosa su quello pratico.

Il vero nodo: che città vogliamo?

Sotto la polemica si annida una domanda molto più grande: la mobilità sostenibile deve ridurre solo le emissioni o anche il numero di auto in circolazione? Perché sono due obiettivi diversi, e se lo scopo è soltanto l’aria pulita, allora l’elettrico è un alleato. Se invece si punta a liberare spazio urbano, anche le elettriche diventano “troppe” quando sono tante.

Gran finale, molto romano

Per ora siamo nel regno delle proposte, delle mozioni e delle minacce di azioni legali. Nulla è definitivo e tutto è ancora discutibile, specie a Roma, dove lamentarsi del traffico è uno sport cittadino.

Ma il dato sintomatico è che l’auto elettrica sta perdendo l’aura di intoccabile per diventare normale: un mezzo come tutti gli altri e per questo tassabile.