
“Se non lo trovi a Londra, forse non esiste”, raccontava un vecchio slogan dei magazzini “Harrods”, uno dei templi dello shopping della capitale inglese.
E forse è una fortuna pensare che da nessun’altra parte al mondo esistano compagnie assicurative che rifiutano di stipulare polizze ai possessori di auto cinesi.
Invece, proprio nella patria del tea delle 5 e dei principi “sprincipati”, dove tutto ha un prezzo e ogni rischio trova una formula, va in scena un fenomeno curioso in cui il preventivo assicurativo è diventato il banco di prova dell’invasione automobilistica in arrivo dal lontano Oriente.
Il preventivo che non c’è
Negli ultimi mesi il mercato britannico è stato attraversato da un’ondata di nuovi marchi cinesi, capaci di conquistare rapidamente una fetta significativa del mercato.
Oggi, raccontano gli esperti, un’auto su dieci venduta nel Regno Unito è prodotta da marchi cinesi che hanno iniziato a sfidare i brand rivali consolidati puntando su un rapporto prezzo-dotazioni difficile da ignorare.
Il problema è che, una volta usciti dal concessionario, gli acquirenti scoprono che la vera differenza la fa il preventivo assicurativo.
Diverse compagnie britanniche si rifiutano di quotare alcuni di questi modelli, in altri casi la polizza arriva, ma con cifre che possono superare le 2.000 sterline annue, anche più del doppio rispetto a quelle richieste per modelli europei comparabili.
Secondo diversi test di mercato e inchieste giornalistiche, solo uno dei dieci principali assicuratori ha fornito copertura per determinati veicoli cinesi, mentre gruppi come “Ageas” e “AXA” in più di un’occasione non hanno nemmeno elaborato un’offerta.
Il risultato è un curioso cortocircuito economico: l’auto conveniente sulla carta rischia di diventare meno competitiva una volta sommato il costo della copertura assicurativa.
Un problema statistico
Le assicurazioni non si basano sui sentimenti, ma su calcoli matematici: vivono di proiezioni, storicità, tabelle, frequenze di sinistro e costi medi di riparazione. E per molti modelli cinesi queste informazioni non esistono ancora in quantità sufficiente.
Ma senza dati consolidati su incidentalità, tempi di riparazione, valore residuo e disponibilità dei ricambi, l’algoritmo fa l’unica cosa che è in grado di fare: alza il premio per compensare l’incertezza oppure evita di assumersi il rischio.
Un’indagine di “Carwow” ha sottolineato come la scarsa familiarità con i nuovi marchi e una rete di assistenza ancora in fase di consolidamento rendono le riparazioni più lunghe e costose. Se un sensore, un parafango o un modulo elettronico devono essere ordinati dall’altra parte del mondo e arrivano con settimane di ritardo, il fermo tecnico si prolunga e ogni giorno di auto sostitutiva è un costo che si riflette sulla polizza.
Adagiata sul fondo della questione resta anche una certa diffidenza britannica verso la tecnologia cinese, soprattutto quando si parla di veicoli connessi e gestione dei dati. Non è la motivazione ufficiale dei rifiuti, ma sotto sotto contribuisce a creare un clima generale di prudenza.
Il caso BYD Seal e le altre
Un’inchiesta di “Auto Express” ha evidenziato come alcune elettriche cinesi siano di fatto quasi impossibili da assicurare, e il caso simbolo è diventata la BYD Seal, berlina che dichiara circa 570 km di autonomia ma per cui trovare una compagnia disposta a sottoscrivere una polizza può diventare un percorso a ostacoli così complicato da spingere la stessa BYD a dichiarare di essere al lavoro su soluzioni per affrontare la questione nel lungo periodo.
Secondo Ben Townsend di “Thatcham Research”, il nodo non riguarda tanto la qualità del prodotto, quanto la mancanza di coordinamento tra costruttori e rete di riparatori britannici.
Martyn Rowley, della “National Body Repair Association”, ha raccontato episodi emblematici: per alcuni modelli i ricambi risultano così difficili da reperire che in alcuni casi si è arrivati a dichiarare la perdita totale del veicolo per danni che, su una Ford o una Vauxhall sarebbero stati risolti con un intervento relativamente semplice.
Se il pezzo non si trova, l’assicurazione liquida l’intero valore dell’auto, ed il premio sale di conseguenza.
A rendere tutto più delicato c’è la questione batterie. Le polizze per veicoli elettrici sono già mediamente più costose rispetto a quelle per modelli con motore termico, con differenze che possono arrivare fino al 27%.
In alcune vetture la batteria ha funzione strutturale e un danno apparentemente marginale può comportare la sostituzione completa del pacco, con costi elevatissimi.
Sia chiaro, non è un problema esclusivamente cinese, ma quando si somma alla scarsità di dati e ricambi il rischio non fa che aumentare.
Incentivi, punteggi e fai da te
Come se non bastasse, il governo britannico sta preparando nuovi incentivi per sostenere le vendite di elettriche: 3.750 sterline per vetture con prezzo inferiore a 37.000, a condizione che rispettino determinati criteri di sostenibilità.
Il sistema dovrebbe attribuire un punteggio legato anche all’impronta carbonica del Paese di produzione e della batteria.
Significa che alcuni modelli costruiti in contesti ad alta intensità di emissioni potrebbero restare esclusi e il sospetto che diverse auto cinesi possano non rientrare nei parametri ha spinto i costruttori a muoversi in anticipo.
Great Wall ha lanciato un “Green Grant” da 3.750 sterline sulla Ora 03, replicando di fatto l’incentivo statale ma rendendolo immediatamente disponibile. Leapmotor, tramite Stellantis, ha introdotto un “Leap Grant” con 3.750 sterline di sconto sul SUV C10 e 1.500 sulla T03.
Anche MG Motor UK ha risposto con una riduzione di 1.500 sterline su MG4 e MG5 EV. In attesa che Westminster decida, le case hanno deciso di fare da sole.
L’altro fronte: i furti
C’è poi un tema che nel Regno Unito pesa parecchio: la sicurezza contro i furti. Con una media di 11 auto rubate ogni ora, oltre 260 al giorno, il sistema antifurto non è un dettaglio.
Alcune compagnie assicurative hanno definito alcuni modelli cinesi un “obiettivo perfetto” per i ladri, a causa di protezioni ritenute meno robuste rispetto agli standard europei.
In questo caso è il contesto di partenza ad essere diverso: in Cina i furti d’auto sono rari e severamente puniti, e questo ha ridotto la soglia su determinate soluzioni. Ma quello che può essere sufficiente a Shanghai non lo è necessariamente a Birmingham.
La risposta dei costruttori, comunque, è stata quasi immediata: gruppi come Chery hanno annunciato adeguamenti agli standard europei, mentre BYD ha collaborato con Thatcham Research per rafforzare le strategie di prevenzione.
Una storia già vista?
Chi ha memoria storica ricorderà che negli anni Sessanta anche le auto giapponesi incontravano diffidenza, difficoltà assicurative e problemi legati ai ricambi.
Con il tempo le reti si sono consolidate, i magazzini si sono riempiti e i premi si sono normalizzati.
È probabile che accada lo stesso con i marchi cinesi, ma per ora, nella capitale globale dello shopping può succedere che non si trovi una polizza per la propria auto nuova.
E a Londra, dove secondo Harrods si trova tutto, questa è forse la cosa più sorprendente.
















