Schaeffler Vehicle Lifetime Solutions (VLS) annuncia una novità che unisce efficienza, tecnologia e praticità.
Infatti, ha presentato il nuovo LuK RepSet 2CT DMF, la prima soluzione di riparazione che combina in un unico kit la doppia frizione e il volano a doppia massa.
Un approccio intelligente che risponde a un’esigenza concreta delle officine: garantire riparazioni durature e convenienti, riducendo al minimo i rischi di interventi futuri.
Doppia frizione e DMF, la nuova sinergia
Tradizionalmente, la doppia frizione e il volano a doppia massa venivano sostituiti separatamente, con il rischio di squilibri e guasti prematuri.
Schaeffler VLS ha deciso di cambiare metodo. Entrambi i componenti, collegati da una flangia e soggetti allo stesso livello di usura, vengono ora proposti in un pacchetto unico.
Il LuK RepSet 2CT DMF è stato sviluppato con la stessa precisione dei componenti OE (Original Equipment), offrendo alle officine la certezza di lavorare con prodotti perfettamente compatibili tra loro.
Il kit include tutti gli accessori necessari, garantendo un’installazione più rapida, sicura ed economicamente vantaggiosa.
Comfort, efficienza e affidabilità
La nuova soluzione di Schaeffler non è solo una questione di logistica.
Ogni dettaglio tecnico è stato pensato per migliorare le prestazioni del veicolo, ottenendo cambi di
marcia fluidi, senza vibrazioni indesiderate. Inoltre, la tecnologia di smorzamento è integrata, che significa riduzione della rumorosità e miglior comfort di guida. E significa anche una minore usura dei componenti, grazie a materiali di ultima generazione e tolleranze produttive ridotte al minimo.
Il risultato è un sistema di trasmissione più efficiente, più affidabile e capace di offrire una maggiore soddisfazione al cliente finale.
Un vantaggio concreto per le officine
Secondo Maik Evers, Head of Product Management Powertrain Systems di Schaeffler VLS:, “con LuK RepSet 2CT DMF offriamo alle officine una soluzione intelligente che semplifica il loro lavoro e aumenta la soddisfazione dei clienti. Entrambi i componenti restano comunque disponibili singolarmente, ma il kit combinato rappresenta un’opportunità di efficienza senza precedenti”.
A supporto delle officine indipendenti, Schaeffler ha inoltre introdotto un nuovo imballaggio rinforzato, studiato per garantire la sicurezza durante il trasporto di componenti pesanti e delicati.
Applicazioni e prospettive future
Il LuK RepSet 2CT DMF è già disponibile sul mercato con cinque referenze dedicate a modelli Volkswagen tra i più diffusi in Europa.
Nei prossimi mesi la gamma si amplierà a ulteriori applicazioni, confermando la volontà di Schaeffler VLS di consolidare la propria leadership nel settore aftermarket.
Con oltre 75 anni di esperienza e circa 120mila dipendenti in 55 Paesi, il Gruppo Schaeffler è uno dei principali attori globali nella tecnologia del movimento.
Dalla mobilità elettrica agli azionamenti tradizionali, dalle soluzioni per i telai alle energie rinnovabili, l’azienda si distingue per la capacità di offrire prodotti e servizi che coprono l’intero ciclo di vita del veicolo.
Il nuovo LuK RepSet 2CT DMF rappresenta un ulteriore tassello di questa visione.
Rendere il movimento più efficiente, intelligente e sostenibile, anche attraverso soluzioni di riparazione che semplificano il lavoro delle officine e aumentano il valore percepito dal cliente.
Uno sguardo oltre la tecnica
La trasmissione è il cuore pulsante di un veicolo.
E Schaeffler dimostra ancora una volta che l’innovazione non passa solo dal futuro elettrico ma anche dalla capacità di ottimizzare i sistemi già diffusi sulle strade di oggi.
Con il LuK RepSet 2CT DMF, due componenti vitali si uniscono in un solo battito, offrendo al mercato aftermarket non solo un kit di riparazione, ma una nuova filosofia di efficienza.
Between an electric transition and a hydrogen revival, passing through temporary bubbles such as LPG, biofuels occasionally return to the headlines.
This is how a category of fuels is defined, scientifically divided into two schools of thought.
On the one hand, first-generation fuels, obtained from biomass that resembles the recipe for a vegan minestrone:
wheat,
corn,
beetroot,
sugar cane,
palm oil.
On the other hand, more advanced fuels, derived from food waste, used oils and organic waste.
While the former have never been entirely convincing, because producing them means sacrificing too much land for crops needed for the food chain, the latter are more appealing because they also offer a solution to another very topical problem: waste.
Yet, according to data from IFP Énergies Nuovelles, in 2023 biodiesel accounted for only 4.8% of road fuels used worldwide.
Alex’s idea
Alex Jennison, a student at the University of British Columbia, has memorised these facts so well that he has decided to put his name and face to an experiment that currently seems to be unrivalled in the world: equipping an Harley-Davidson with a diesel engine capable of running on used cooking oil.
The goal: to give a new boost to biofuels derived from food waste, ready for use and without any need for infrastructure, charging stations or rare earths, and perhaps for this very reason too quickly forgotten in the name of new sources of profit.
Alex, like the famous ants in their own small way, helped by a small group of friends and classmates, chose a 1999 Heritage Softail.
One of the Custom road models produced by the Milwaukee brand since the mid-1980s, the last one with a separate engine and gearbox, a detail that would simplify the modification.
A small agricultural diesel engine
Instead of the 1,450 cm3 Twin Cam 88, the team chose to fit a water-cooled, three-cylinder vertical Kubota D902-T.
This unit is a compact engine equipped with a turbocharger and no particulate filter, designed for small agricultural or work vehicles.
The operation was not simple, and it took many months of work to develop a replacement that would allow the most legendary of American motorcycles to run on biodiesel.
It is produced from used vegetable oil subjected to a simple chemical process, as is done on many farms.
In all fairness, it must be said that Alex Jennison’s Heritage Softail is not a zero-emission motorcycle.
But the operation has reduced carbon dioxide emissions by a comforting 74% compared to a normal diesel engine.
A demo trip
Alex is currently travelling across the United States, on a carefully planned coast-to-coast trip that will take him to around fifteen dealerships, ten universities and several towns.
At each stop, Alex talks about his project, explains how the world unfairly ignores biodiesel, reminds people that companies pay to dispose of used oil and, above all, shows everyone his Harley-Davidson.
Just before disappearing into the sunset, leaving behind the unmistakable smell of chips.
It may make you think, but to begin with, it whets your appetite.
Fra una transizione elettrica e una rivincita dell’idrogeno, passando per bolle a tempo come il Gpl, di tanto in tanto tornano agli onori delle cronache anche i biocarburanti.
Così è definita una categoria di combustibili scientificamente divisi in due scuole di pensiero: da una parte quelli di prima generazione, ottenuti dalle biomasse di ciò che sembra la ricetta di un minestrone vegano: grano, mais, bietola, canna da zucchero e olio di palma. Dall’altra quelli più evoluti, derivati da scarti alimentari, olii esausti e rifiuti organici.
Se i primi non hanno mai convinto del tutto, perché produrli significa immolare troppo terreno alle colture necessarie alla catena alimentare, i secondi sono quelli più allettanti, perché significano anche trovare una soluzione ad un altro problema attualissimo: i rifiuti. Eppure, secondo i dati “IFP Énergies Nuovelles”, nel 2023 il biodiesel ha rappresentato solo il 4,8% dei carburanti stradali utilizzati nel mondo intero.
L’idea del giovane Alex
Alex Jennison, studente alla University of British Columbia certe cose le ha imparate a memoria, così bene da aver deciso di mettere nome e volto ad un esperimento che al momento non sembra avere eguali al mondo: dotare una Harley Davidson di un motore diesel in grado di funzionare con olio di frittura esausto.
L’obiettivo: dare una nuova spinta ai biocarburanti derivati dagli scarti alimentari, pronti all’uso e senza alcun bisogno di infrastrutture, colonnine e terre rare, e forse proprio per questo dimenticati troppo in fretta nel nome di nuove voci di guadagno.
Alex, come le celebri formiche che nel loro piccolo eccetera, aiutato da un piccolo drappello di amici-colleghi di corso, ha scelto una “Heritage Softail” del 1999, uno dei modelli stradali “Custom” realizzati dal marchio di Milwaukee a partire dalla metà degli Ottanta, l’ultimo dotato di motore e cambio separati, dettaglio che avrebbe semplificato la modifica.
Un piccolo diesel agricolo
Al posto del Twin Cam 88 da 1.450 cc, la squadra sceglie di montare un “Kubota” D902-T a tre cilindri verticale con raffreddamento ad acqua, un motore compatto dotato di turbocompressore e privo di filtro antiparticolato, nato per equipaggiare mezzi di piccole dimensioni agricoli o da lavoro.
L’operazione non è semplice, e servono lunghi mesi di lavoro per mettere a punto una sostituzione che permetta alla più leggendaria delle moto americane di viaggiare utilizzando biodiesel prodotto da olio vegetale usato sottoposto ad un semplice processo chimico, come accade in molte aziende agricole.
Per onore della verità va detto: la Heritage Softail di Alex Jennison non si trasforma in una moto a zero emissioni, ma l’operazione ha comunque ridotto di un confortante 74% le emissioni di anidride carbonica rispetto ad un normale diesel.
Un viaggio dimostrativo
Alex, al momento, è impegnato in viaggio lungo gli States, un coast to coast pianificato nei dettagli che toccherà una quindicina di concessionarie, una decina di università e diverse cittadine: ad ogni sosta Alex racconta il suo progetto, spiega quanto il mondo ignori ingiustamente il biodiesel, ricorda che le aziende pagano addirittura per smaltire gli olii esausti e soprattutto mostra a tutti la sua Harley Davidson, poco prima di sparire all’orizzonte inghiottito dalla luce del tramonto, lasciando nell’aria un inconfondibile profumo di patatine fritte. Che magari farà pensare, ma per cominciare mette appetito.
Guai a definirla kermesse automobilistica, per gli inflessibili tedeschi l’IAA Mobility è un appuntamento trasversale, che dopo il trasloco a Monaco dell’appuntamento biennale di Francoforte si è espressamente votato all’innovazione, la mobilità, la sostenibilità e le tecnologie legate all’immensa filiera dell’automotive.
Roba che fra i 750 espositori in effetti non manca, anche se alla fine sono le case automobilistiche e le loro novità a dare un senso e in fondo un appeal alla terza edizione dell’appuntamento bavarese.
A dimostrarlo la presenza di più di 3.700 giornalisti e il mezzo milione di visitatori attesi da 110 Paesi diversi.
E per chi ancora rischia di confondersi basta e avanza lo slogan di quest’anno: “It’s all about Mobility”, come dire tutto quello che avreste voluto sapere sulla mobilità ma (chissà per quale motivo) non avete mai osato chiedere.
Una fiera quindi, ma dalle braccia larghe, per stringere in un colpo solo le tecnologie più innovative, i nuovi software, le più recenti soluzioni infrastrutturali per le smart city e le tendenze più avveniristiche.
Eppure sotto le volte del Munich Exhibition Center, dall’8 al 14 settembre, le novità di mercato non mancano, e nemmeno i problemi che rischiano di disseminare la strada dell’auto europea di imprevisti e probabilità, come la guerra dei dazi voluta da Trump. L’unica che non c’era, ed è riuscito a scatenare.
BMW
BMW iX3
Uno dei marchi che gioca in casa approfitta della ribalta bavarese per mostrare la prima proposta della “Neue Klase”, antica definizione di modelli usata dagli anni ’60, rispolverata per una collezione di 40 nuovi modelli elettrici dall’alto valore tecnologico programmati da quei al 2027. Il Suv si chiama iX3 e riporta in auge il doppio rene con fari gemellati, e orgogliosamente limita i controlli elettronici a quattro centraline per regolare entertainment, tenuta di strada, Adas e confort: un modo per risparmiare 600 metri di cavi e il 30% di peso complessivo. Già annunciata per la prossima primavera la versione 50 xDrive, con due motori che sviluppano l’equivalente di 469 CV, batteria da 108,7 kWh e accelerazione 0-100 in 4,9 secondi. In 10 minuti, la modalità ricarica massima da 400 kW aggiunge 370 km di autonomia.
BYD
BYD Seal-6-DM
Forte dei numeri, il più agguerrito dei marchi cinesi sceglie Monaco per annunciare che la piccola “Dolphin Surf” – appena premiata con le 5 stelle Euro NCAP – sarà il primo modello ad essere prodotto nel quarto stabilimento in Ungheria, nuovo di zecca.
Ma non basta ancora, perché l’Europa sta per essere invasa dalle “Flash Charging”, stazioni di ricarica da 1.000 volt, disposte ad accettare potenze fino a un megawatt, per assicurare 400 km di autonomia in cinque minuti.
Per finire, Monaco è anche il palcoscenico per il debutto della “Seal 6 DM-i Touring”, prima wagon Super Hybrid con tecnologia DM del marchio cinese ad arrivare in Europa, nonché tredicesimo modello in gamma. Disponibile in due varianti (183 e 212 CV), combina i 100 km di percorrenza in elettrico puro ai 1.300 del termico.
CUPRA
CUPRA Tindaya
Se il mondo dell’auto sembra voler puntare deciso verso la guida autonoma, Cupra sceglie di andare controcorrente, continuando a credere che l’essere umano alla guida non può finire sotto una campana di vetro dei musei di antropologia.
Per ribadire il concetto, il marchio spagnolo con documenti tedeschi porta a Monaco la “Tindaya”, una showcar audace e dalle linee sfacciatamente piacevoli che deve il nome ad una montagna di origine vulcanica di Fuerteventura.
Confermata per il marzo del prossimo anno a Barcellona l’anteprima mondiale della “Raval”, la piccola elettrica, concentrato di sana sportività in meno di 4 metri.
GAC AION
GAC AION V
Un altro marchio cinese in dirittura d’arrivo, pronto attraverso il marchio AION a invadere l’Europa già da quest’anno, iniziando da Portogallo, Finlandia e Polonia, per poi sistemare il resto dei bagagli nel prossimo anno.
Due le proposte per presentarsi come si deve al mercato: la AION V, Suv alto di gamma lungo 4,6 metri che in patria è disponibile con due diversi pacchi batterie (64 e 75 kWh) e 500 km di autonomia, offerto a 35.900 euro con garanzia 8 anni o 160mila km. La AION UT, al contrario, è una gradevole citycar elettrica di segmento B progettata dal design center di Milano, con spazio interno che secondo il costruttore è paragonabile ad una berlina di medie dimensioni a cominciare dal bagagliaio, che offre da 440 a 1.600 litri.
L’equivalente di 136 CV (100 kW) per il powertrain con autonomia di 420 km nel ciclo WLTP ricaricabile fra 30 e 80% in 24 minuti in corrente continua.
GENESIS
Genesis G80
È tutto pronto per l’arrivo sul suolo italiano del marchio di lusso del gruppo Hyundai.
E per far capire che il tavolo di gioco è di quelli dove si gioca al rialzo senza limiti, a Monaco fanno bella mostra l’hypercar GMR-001, il concept GV60 Magma, il Suv medio GV60 e quello grandi forme Electrified GV79, più la berlina G80.
La prima, che esordirà a Le Mans il prossimo anno, è un mostro che al posto del cuore ha un V8 bi-turbo da 3,2 litri, la seconda porta invece al debutto il sotto-brand “Magma”, dedicato alle varianti più sportive.
L’ultima, la G80, è invece un’imponente berlina tre volumi di fascia medio-alta.
HYUNDAI
Hyundai Three
Si chiama THREE, il concept che impreziosisce la presenza del marchio coreano tornato a Monaco dopo quattro anni di assenza, cogliendo l’occasione anche per mostrare la strategia e la gamma elettrica dedicata al Vecchio continente.
La compatta THREE, che nasconde il prossimo capitolo dello stile Hyundai, definito “Art of Steel” perché coniuga al design scultoreo la resistenza e flessibilità dell’acciaio, è il tripudio della sostenibilità su ruote, con materiali interni ricavati dai rifiuti marini.
KIA
Kia EV5
Per la prima volta schierata la line-up dei veicoli elettrici del marchio coreano, a cominciare dalla Kia EV5 (nella foto), un Suv di segmento C 100% elettrico ormai prossimo all’arrivo con 530 km di autonomia e ricarica rapida in 30 minuti.
Il futuro prossimo è sintetizzato dal concept EV2, crossover urbano compatto dalle linee audaci che anticipa un nuovo modello atteso per il prossimo anno.
Spazio anche a EV3, Suv elettrico compatto dagli interni assai funzionali, EV4 Hatchback, con 625 km di autonomia e funzione di ricarica rapida dal 10 all’80% in 31 minuti.
La sezione più adrenalinica parte dalla EV6 GT, che grazie ai 650 CV è la più veloce della famiglia, con accelerazione 0-100 in 3,5 secondi, ed EV9 GT, Suv da 508 CV con 510 km di autonomia a cui invece servono 4,6 secondi per coprire da 0 a 100. Finale per PV5, ovvero il debutto di Kia nei veicoli commerciali leggeri.
LEAPMOTOR
Leapmotor B05
La quota cinese del sempre più multietnico gruppo Stellantis fa debuttare a Monaco in anteprima mondiale la B05 Sport Hatchback e annuncia il lancio commerciale del Suv B10. La prima, una due volumi muscolare a emissioni zero con portiere a filo senza telaio di cui mancano dettagli tecnici ma che potrebbe montare il powertrain da 160 kW (218 CV) con 240 Nm di coppia.
Lo stesso motore di B10, Suv elettrico definito “intelligente” con prezzo di lancio contenuto in 26.900 euro per battagliare nell’affollato segmento C.
MERCEDES-BENZ
Mercedes-Benz GLC 400 4MATIC
Passerella d’onore per un altro marchio che gioca sul terreno di casa, occasione celebrata con il lancio internazionale della nuovaGLC con tecnologia EQ, rigorosamente elettrica, con batteria agli ioni di litio da 94 kW/h che permette 713 km di autonomia (ciclo WLTP) e 10 minuti di ricarica ad alta potenza per assicurarsi 300 km Si parte dalla 400 4Matic da 360 kW con trazione integrale. A seguire la CLA Shooting Brake, prima SW 100% elettrica di Mercedes. La sezione futuro è invece affidata al concept AMG GT XX, che sul circuito di Nardò ha fatto capire di che pasta è fatta, e al concept VLE elettrica a otto posti che promette un feeling da berlina con la versatilità di un MPV.
MINI
Due location cittadine (l’Open Space nella Max-Joseph-Platz e il Padiglione MINI sulla Lenbachplatz), per presentare delle affascinanti showcar JCW elettriche a disposizione per i test drive: la MINI John Cooper Works Electric, la MINI Aceman SE e la MINI Countryman SE ALL4.
OPEL
Opel Mokka GSE Rally
Due anteprime mondiali per il marchio di Rüsselsheim, altro satellite della galassia Stellantis: la Opel Corsa GSE Vision Gran Turismo, concept con 800 CV e 800 Nm per 320 km/h che dall’autunno potrà essere guidata virtualmente da tutti sul simulatore Gran Turismo 7.
A seguire il nuovo Mokka GSE, anche in variante Rally, versione adrenalinica dell’urban Suv con 207 kW (281 CV) e 345 Nm di coppia, per finire con il Grandland Electric AWD, primo modello Opel 100% elettrico con trazione integrale e 489 km di autonomia.
POLESTAR
Polestar 5
Il marchio di lusso di Volvo, ambedue sotto il controllo dei cinesi di Geely, svela la Polestar 5, una GT elettrica a quattro porte ammiraglia del brand e modello più potente mai realizzato, con architettura a 800 volt, batteria da 112 kWh che a 350 kW ricarica dal 10 all’80% in poco più di 20 minuti.
Lunga più di 5 metri, con frontale affusolato e posteriore basso e tronco, ha un abitacolo realizzato con materiali riciclati con il quinto posto a sbalzo che viene fuori alzando il bracciolo posteriore.
RENAULT
RENAULT CLIO VI FULL HYBRID E-TECH
La Clio è uno dei best-seller del marchio francese, con una carriera lunga 35 anni, divisa in sei generazioni e soprattutto forte di 35milioni di esemplari venduti in più di 120 Paesi. Più accattivante del solito nel design, cresce di qualche centimetro e seguendo il resto della gamma rivoluziona completamente gli interni. La Clio di sesta generazione arriva in Italia in tre allestimenti, con un full-hybrid benzina con 160 CV che promette più di 25 km con un litro emettendo 89 grammi di CO2/km. Non mancano una versione benzina in purezza, il 1.2 Tce da 115 CV, ed una a Gpl da 120.
SKODA
Skoda concept Vision O
Ha un primato, il concept Vision O presentato dal marchio ceco-tedesco: essere il primo prototipo sviluppato dall’interno all’esterno, mettendosi nei panni della clientela.
Il risultato sono un design minimal e olistico, materiali rinnovabili e riciclati e funzionalità avanzate, dettaglio che anticipano anche la piattaforma che dal prossimo decennio sarà l’anima del gruppo VW.
VOLKSWAGEN
VW ID CROSS Concept
Per il pubblico di casa, e non solo, il gruppo di Wolfsburg lancia la nuova ID. Cross, alternativa elettrica alla T-Cross dalle linee pulite, posto per cinque occupanti e bagagliaio da 450 litri. Nata sulla piattaforma MEB+, a muoverla ci pensa un powertrain da 115 kW o 221 CV con 175 km/h di velocità massima e autonomia di 420 km nel ciclo WLTP.
XPENG
Xpeng P7
Next P7, ovvero la più recente evoluzione della berlina lanciata nel 2020, lunga oltre 5 metri infarciti di materiali di pregio come la fibra di carbonio per le calotte dei retrovisori.
Quattro ruote motrici garantite dai due powertrain, uno per asse, che sviluppano l’equivalente di 594 CV, con accelerazione 0-100 in 3,7 secondi e 230 km/h di velocità massima.
La Next P7 ha appena stabilito un primato percorrendo 3.961 km un 24 ore, record mondiale di resistenza per un veicolo elettrico.
Transport & Environment France (T&E) rivela quello che forse è il segreto di Pulcinella.
Secondo una nuova indagine diffusa il 10 settembre 2025, T&E afferma che le emissioni reali di CO₂ dei veicoli ibridi plug-in (PHEV) immatricolati nel 2023 raggiungono in media 139 g/km, contro i soli 28 g/km dichiarati dai test WLTP.
Si tratta di un divario di 5 volte il dichiarato.
I dati provengono dai dispositivi OBFCM installati su 127mila veicoli, che monitorano costantemente il consumo reale.
T&E attesta che il problema risiede in un’indicazione troppo ottimistica del cosiddetto “utility factor”, la percentuale di chilometri percorsi effettivamente in modalità elettrica. Secondo i dati reali, questa percentuale si abbassa al 26%, anziché oltre l’80% stimato nei test WLTP.
Convergenze in altri studi internazionali
Reuters riporta come T&E rilevi emissioni superiori ai 130 g/km, quasi cinque volte superiori agli <30 g/km pubblicizzati. Il rapporto solleva dubbi sulla validità dei PHEV come “veicoli a basse emissioni”
Già a luglio ICCT (il Consiglio Internazionale del Trasporto Pulito) sottolineava la modesta riduzione delle emissioni garantita dai PHEV. Solo circa il 30 % inferiore rispetto a un’auto a benzina, contro il 73% dei veicoli elettrici puri (BEV).
Infine, dati della Commissione Europea (2024) mostrano che i PHEV emettono in media 3,5 volte più CO₂ rispetto ai valori di laboratorio. Queste cifre sono confermate anche da fonti giornalistiche come CarExpert e The Guardian.
Problemi sistemici e comportamentali
I motivi per cui la realtà sarebbe molto diversa da quanto dichiarato sono di duplice natura.
Il primo riguarda il modo di utilizzo errato. Molti PHEV, spesso veicoli aziendali, non vengono mai ricaricati e impiegano prevalentemente il motore termico.
In seconda battuta i test di omologazione sono ingannevoli. I valori WLTP presuppongono percentuali di guida elettrica idealistiche, mentre in città le emissioni reali possono superare di 5-7 volte quelli stimati.
Implicazioni per politica e industria
T&E nel suo documento espone una sua richiesta precisa.
Chiede che i PHEV non siano più considerati alla stregua dei BEV nell’accesso a incentivi e zone a basse emissioni, e che le politiche fiscali si basino sulle emissioni reali.
Dall’altro lato, l’UE ha programmato riforme degli utility factors nel 2025 e 2027, ma anche con queste correzioni secondo Reuters le emissioni reali resteranno superiori del 18% rispetto alle stime ufficiali.
Infine, il confronto con i BEV è impietoso.
Secondo ICCT, solo i veicoli elettrici puri sono in grado di raggiungere risparmi climatici davvero significativi
Un miraggio non sostenbile?
I PHEV quindi si rivelerebbero essere un miraggio verde, più utili a rassicurare i costruttori e le politiche che a salvare il clima.
Se quanto affermato da T&E risultasse confermato e il quadro normativo non cambiasse, solo i BEV potrebbero davvero guidare verso un futuro sostenibile della mobilità.
CARFAX, azienda di riferimento a livello internazionale per le informazioni sulla storia dei veicoli, ha scelto due partner strategici per rafforzare le proprie attività di PR e media relations nel mercato italiano e per sensibilizzare il pubblico sul tema delle frodi nel mercato delle auto usate: MY PR e Competence Communication.
Al servizio del consumatore per la compravendita dell’usato
La collaborazione nasce con l’obiettivo di consolidare il posizionamento e la reputazione di CARFAX in Italia come interlocutore privilegiato per la condivisione con i media di dati, opinioni e insight, educando al contempo il pubblico sull’importanza della trasparenza nelle transazioni di veicoli usati e contribuendo a ridurre lo squilibrio informativo tra venditori e acquirenti.
MY PR si occuperà della comunicazione del brand, con particolare riguardo alle attività di media relation e data storytelling creativo, con l’obiettivo di rendere CARFAX sinonimo del mercato dell’usato in Italia.
Competence Communication, si focalizzerà sulla comunicazione relativa ai diversi schemi di frode presenti nel mercato italiano dell’usato, con la missione di accendere i riflettori sulle truffe attuali ed emergenti nel mercato dell’usato.
Marcel Rotzoll, PR Specialist di CARFAX:
“Il mercato italiano è strategico per CARFAX e con la scelta delle due agenzie puntiamo a crescere anche sotto il profilo della comunicazione”.
“Vogliamo rafforzare la reputazione del brand, fornendo insight unici ai media, oltre a sottolineare il grande valore aggiunto dei servizi di CARFAX per venditori, acquirenti, dealer e in generale per la trasparenza nel settore”.
“Parallelamente, intendiamo contrastare le frodi che, con la crescita del mercato dell’usato, si evolvono continuamente diventando sempre più sofisticate, anche grazie agli strumenti di intelligenza artificiale”.
“Siamo contenti di poter lavorare con due agenzie affermate nel panorama italiano e siamo sicuri che insieme faremo la differenza”.
Sergio Pisano, Partner di MY PR:
“Siamo entusiasti di questa nuova opportunità in un mercato stimolante e in continuo cambiamento”.
“Questa collaborazione ci permetterà di affiancare CARFAX facendo leva soprattutto su una delle nostre competenze migliori, il data storytelling”.
“Attraverso questa nostra eccellenza vogliamo raccontare in modo efficace l’evoluzione del mondo dell’usato, instaurando un dialogo continuo e proficuo con i media del settore e non solo, e il ruolo di CARFAX nel rendere l’ecosistema dell’usato più trasparente e sicuro per tutti”.
Lorenzo Brufani, CEO e Founder di Competence Communication:
“Siamo orgogliosi di avviare questa collaborazione con CARFAX”.
“Metteremo a disposizione la nostra esperienza nello stakeholder engagement per rafforzare il posizionamento dell’azienda come leader di settore e promotore di un mercato dell’auto usata più trasparente e sicuro”.
“Le soluzioni CARFAX offrono un valore concreto non solo ai consumatori, ma anche ai concessionari, che possono proporsi come dealer affidabili e certificati”.
“In un contesto sempre più esposto alle fake news, è fondamentale valorizzare realtà come CARFAX, che si impegnano ogni giorno a far emergere la verità e a tutelare gli attori del mercato”.
BorgWarner unveils next-generation technologies for electric, hybrid and combustion vehicles at IAA Mobility 2025 in Munich.
These include a range extender, the latest generation of inverters, eTurbo and eBooster solutions as well as advanced thermal management technology such as high-voltage heaters, integrated thermal modules, eCoolers and the high voltage eFan.
The company also presents its torque management systems (TMS) portfolio, demonstrating its commitment to delivering cutting-edge solutions across propulsion systems.
BorgWarner’s range extender module pairs with an internal combustion engine to increase electric vehicle range and flexibility without compromising emissions.
The company’s next-generation inverters and power electronics deliver higher power density and improved thermal performance, enabling more compact and efficient electric drive systems.
In drivetrain applications, BorgWarner’s eTMS product lines consist of active systems tailored to improve the safety, handling and efficiency of the vehicle.
The eTMS products include integrated control electronics and software that manage on-demand application of the torque to individual wheels, including slip control or decoupling of the drive module.
BorgWarner’s thermal management solutions—including high voltage heaters, thermal modules, battery eCoolers, power electronics eCoolers and high voltage eFans—are engineered to maintain optimal operating temperatures across a range of propulsion system elements and cabins, ensuring safety, performance, and energy efficiency in all vehicle architectures.
BorgWarner presenta le tecnologie di nuova generazione per veicoli elettrici, ibridi e a combustione all’IAA Mobility 2025 di Monaco.
L’azienda statunitense è leader nello sviluppo e commercializzazione di componenti e sistemi per i motori endotermici; prima fra tutti la liea di turbocompressori.
Tuttavia negli ultimi anni ha dedicato risorse e tecnologie per lo sviluppo di una serie completa di componenti e sistemi per l’elettrificazione, dai powertrain ibridi a quelli 100% elettrici.
Una linea di prodotti pronti per i Costruttori
L’elenco include:
un range extender,
l’ultima generazione di inverter,
soluzioni eTurbo ed eBooster,
una tecnologia avanzata di gestione termica come riscaldatori ad alta tensione, moduli termici integrati, eCooler e l’eFan ad alta tensione.
L’azienda presenta anche il suo portafoglio di sistemi di gestione della coppia (TMS), dimostrando il suo impegno a fornire soluzioni all’avanguardia per tutti i sistemi di propulsione.
Il modulo range extender di BorgWarner si abbina a un motore a combustione interna per aumentare l’autonomia e la flessibilità dei veicoli elettrici senza compromettere le emissioni.
Gli inverter e l’elettronica di potenza di nuova generazione proposti da BorgWarner offrono una maggiore densità di potenza e prestazioni termiche migliorate, consentendo sistemi di azionamento elettrico più compatti ed efficienti.
Nelle applicazioni di trasmissione, le linee di prodotti eTMS di BorgWarner sono costituite da sistemi attivi progettati per migliorare la sicurezza, la manovrabilità e l’efficienza del veicolo.
I prodotti eTMS includono elettronica di controllo integrata e software che gestiscono l’applicazione su richiesta della coppia alle singole ruote, compreso il controllo dello slittamento o il disaccoppiamento del modulo di trasmissione.
Le soluzioni per la gestione termica di BorgWarner
I questa categoria sono inclusi riscaldatori ad alta tensione, moduli termici, eCooler per batterie, eCooler per elettronica di potenza ed eFan ad alta tensione.
Ogni componente è progettato per mantenere temperature di esercizio ottimali in una vasta gamma di elementi del sistema di propulsione e all’interno dell’abitacolo.
In questo modo è possibile garantire sicurezza, prestazioni ed efficienza energetica in ogni architettura dei veicoli.
Questo comporta un vantaggio evidente per i Costruttori, che possono fare affidamento su componenti e sistemi collaudati e di elevata qualità.
Dr. Paul Farrell, Chief Strategy Officer di BorgWarner Inc.:
“Le nostre innovazioni supportano gli OEM con tecnologie scalabili, efficienti e pronte per il futuro”.
“Continuiamo ad ampliare il nostro portafoglio per soddisfare la crescente domanda di elettrificazione, mantenendo l’eccellenza in tutti i sistemi di propulsione”.
Harry Husted, Chief Technology Officer di BorgWarner Inc.:
“Queste tecnologie sono progettate per aiutare i nostri clienti a ottenere prestazioni, efficienza e integrazione ottimali su una vasta gamma di piattaforme di veicoli”.
“La nostra presenza all’IAA Mobility 2025 sottolinea la leadership di BorgWarner nell’innovazione dei sistemi di propulsione”.
Dal 10 al 14 settembre 2025, Varano de’ Melegari ospita la ventesima edizione di Formula SAE Italy, evento educational che vede oltre 1.600 studenti di ingegneria provenienti da 46 atenei e 15 Paesi sfidarsi con monoposto progettate e costruite da loro stessi.
Un laboratorio a cielo aperto dove il motorsport incontra la formazione tecnica, organizzato da ANFIA con il supporto di SAE International.
Dalla carta all’asfalto con quattro “classi” in gara
Il regolamento ricalca quello della Formula SAE internazionale, nata nel 1981.
I team devono sviluppare un prototipo da corsa che rispetti vincoli economici e tecnici, come se fosse destinato alla produzione in piccola serie per gareggiare.
Le classi di partecipazione a Varano saranno quattro.
La prima è la 1EV di vetture elettriche: 28 i team iscritti, la categoria più numerosa, a conferma della centralità dell’elettrificazione.
E poi c’è la classe 1CV con motori a combustione interna: 10 team, di cui 4 con vetture ibride non plug-in, segno della transizione tecnologica in corso.
La terza classe è la 1DV, con vetturette driverless: sono 9 i team che si sfideranno con monoposto senza pilota, sia elettriche sia termiche, impegnate in prove dinamiche completamente autonome.
Infine, la classe 3, con 5 team che presentano il progetto senza prototipo.
Va messo in evidenza che 5 dei 9 team driverless concorreranno anche in doppia classe (1EV+1DV o 1CV+1DV), dimostrando quanto l’integrazione di guida autonoma e powertrain resti una frontiera viva della ricerca.
Infatti, accanto ai test dinamici ci sono anche le prove statiche, come il Design Event, la Business Presentation e il Cost Event, che simulano rispettivamente lo sviluppo ingegneristico, la strategia di marketing e la gestione economica del progetto.
L’obiettivo non è tanto stilare una classifica assoluta, quanto offrire agli studenti un’esperienza che li prepari al mondo del lavoro.
Diventa così fondamentale rispettare tempi, coordinare team multidisciplinari, gestire imprevisti e, soprattutto, trasformare idee su carta in prototipi reali.
Il peso dell’industria tra sponsor e partner
La manifestazione gode del patrocinio della Regione Emilia-Romagna e vede la partecipazione di 32 sponsor e partner.
Tra i più importanti Ferrari, Lamborghini, Bosch, Brembo, Dallara, Pirelli e Marelli.
Le aziende non solo sostengono l’evento, ma utilizzano Formula SAE Italy come piattaforma di recruitment.
L’app dedicata – introdotta nel 2024 – facilita il matchmaking tra studenti e imprese, trasformando il paddock in un hub per i talenti dell’automotive.
Innovazione in mostra con concept e supercar
Accanto alle monoposto universitarie, il paddock di Varano ospiterà veri gioielli dell’ingegneria.
Magna presenterà quattro soluzioni avanzate di propulsione elettrica e ibrida. Lamborghini porterà la Huracán Super Trofeo EVO2 e la Revuelto HPEV da oltre 350 km/h.
Ferrari esporrà SF90 Stradale, 12Cilindri e la storica 365 GTB4 “Daytona”. Infine, non mancheranno la Dallara Stradale e uno show truck firmato Norelem.
Un momento molto suggestivo del weekend sarà il Track Show di venerdì 12 settembre, quando la Dallara Stradale e la Ferrari Daytona del 1968 gireranno insieme in pista, regalando ad alcuni studenti l’adrenalina di un giro da passeggeri.
Vent’anni di storia che guardano al futuro
La ventesima edizione di Formula SAE Italy terminerà domenica 14 settembre con la premiazione dei vincitori.
Tra i riconoscimenti speciali il premio Ferrari per la prova di Endurance & Efficiency, il Dallara Award per la miglior efficienza di costi e il Teorace Special Award di Teoresi Group per il miglior processo di sviluppo elettronico.
Inoltre, ANFIA assegnerà il Twenty-year anniversary contest award, dedicato al miglior logo celebrativo dei vent’anni.
Un laboratorio del domani
Formula SAE Italy non è solo una competizione.
È un incubatore di competenze, un acceleratore di carriera e un’esperienza che plasma gli ingegneri del domani.
In un’epoca in cui elettrificazione, intelligenza artificiale e guida autonoma stanno ridefinendo l’automobile, il circuito di Varano diventa per cinque giorni una palestra del futuro.
Qui non contano solo i cavalli e i tempi sul giro, ma la capacità di osare, sperimentare e lavorare insieme.
E forse è proprio questo il vero traguardo dei vent’anni di Formula SAE Italy: dimostrare che la passione e l’ingegno dei giovani restano il motore più potente di tutti.
Riconoscimento importante alla qualità e alla tecnologia di filtrazione di UFI, azienda leader globale nelle soluzioni di filtrazione e gestione termica, nonché delle tecnologie per l’idrogeno verde.
L’azienda italiana ha ottenuto un contratto di fornitura di filtri per l’olio della trasmissione con il gruppo Hyundai, sia per il primo equipaggiamento (OEM), sia per il service (OES).
La fornitura riguarda le trasmissioni automatiche a sei e a otto rapporti di un’ampia gamma di modelli del gruppo coreano, quali i30, Tucson e Santa Fe e le Kia Ceed, Sportage e Sorento.
I filtri per il gruppo Hyundai saranno prodotti dallo stabilimento UFI ubicato in Corea del Sud, hub produttivo OE per i costruttori locali.
Tecnologia proprietaria UFI
Due sono le tipologie di filtri oggetto della fornitura.
Una per i cambi a 8 marce, dove il filtro lavora a depressione oppure, se è prevista la presenza del sistema Stop&Go, con un collegamento a una pompa dell’olio elettrica addizionale;
L’altra è utilizzata per i modelli ibridi con trasmissione a 6 rapporti.
Il media filtrante utilizzato è FormulaUFI.Extreme, che appartiene alla linea ‘FormulaUFI’, il brand che racchiude tutto il know-how dell’azienda sulla filtrazione e dà il nome ai materiali selezionati e sviluppati negli UFI Innovation Centers.
FormulaUFI.Extreme è concepito per offrire prestazioni estreme anche nelle condizioni più difficili.
Il materiale filtrante impiegato, a base sintetica, è prodotto con il procedimento Meltblown, la cui efficienza deriva dalla distribuzione e dalla dimensione delle fibre stesse, che possono variare in base alle specifiche applicazioni.
L’utilizzo di FormulaUFI.Extreme per le trasmissioni Hyundai e Kia garantisce un’efficienza filtrante superiore al 90% per particelle con dimensioni di 100 micron, fino al 65% per quelle da 50 micron.
Il pressure drop, ovvero la caduta di pressione nell’attraversamento del media, è molto basso, al massimo di 0,15 bar.
In queste applicazioni, il media filtrante è utilizzato nella configurazione a doppio layer, in modo da aumentare la superficie per la filtrazione e migliorare l’efficienza.
Il media filtrante è racchiuso tra due coperchi, realizzati in materiale plastico abbinato a fibre di carbonio, sulla superficie interna di uno dei quali sono presenti delle nervature, studiate appositamente per convogliare meglio il flusso, ridurre al minimo le cadute di pressione ed evitare deformazioni plastiche del componente.
I due coperchi sono saldati tra loro, così da costituire un unico corpo da sostituire interamente in occasione del service.
Infatti il fluido lubrifica gli ingranaggi e ne previene il surriscaldamento, garantendone un funzionamento ottimale.
L’olio è aspirato dalla coppa tramite una pompa, passa attraverso il filtro e viene distribuito agli organi della trasmissione, inclusi ingranaggi e selettore delle marce.
Lo sfregamento tra componenti rilascia particelle nel circuito di lubrificazione, rendendo necessario un filtro ad alta efficienza per proteggere gli elementi sensibili come la pompa, le valvole idrauliche e le superfici di contatto.
Il filtro trasmissione UFI prolunga così la vita della trasmissione, ne migliora l’affidabilità, riduce i costi di manutenzione e previene guasti prematuri.
Stefano Gava, CEO del Gruppo UFI:
“Con questo progetto entriamo in un segmento nuovo per UFI: i filtri trasmissione per veicoli leggeri”.
“Lo facciamo con Hyundai Motor Group, su modelli di grande diffusione, portando in serie un media proprietario come FormulaUFI.Extreme”.
“È un passo che consolida la nostra posizione tra i partner tecnologici di riferimento a livello globale”.