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World Solar Challenge 2025, l’Italia sul podio

Per andare da Darwin ad Adelaide, dal nord al sud dell’Australia, bisogna mettere in conto 4 ore di aereo o 48 di treno.

Oppure prendere fiato e imboccare la “Explorers Way”, più o meno 3.000 km immersi nell’outback australiano, un “nowhere” desertico e inospitale ricoperto di sale che ha fatto da scenario alla saga distopica di “Mad Max”.

Ogni due anni, una fucina di idee e soluzioni

È il percorso che ogni due anni affronta chi partecipa al “Bridgestone World Solar Challenge”, non una gara per scavezzacollo in cerca di adrenalina ma una competizione aperta esclusivamente a vetture solari realizzate da aziende hi-tech, start-up e soprattutto università di tutto il mondo, che schierano i migliori cervelli a disposizione, messi al lavoro su materiali compositi, software e aerodinamiche.

Enlitem, pneumatico progettato da Bridgestone per l’impegnativo percorso di gara

Non a caso, il mondo dell’automotive sbircia più o meno velatamente a quello che succede ogni due anni in Australia, a parte i giapponesi di “Bridgestone”, che credono fortemente nelle potenzialità di un concentrato simile di idee e tecnologie.

Per l’occasione hanno ideato pneumatici con tecnologia “Enliten” ultraleggeri (1,4 kg appena) realizzati per il 65% con materiali rigenerati come carbon black e acciaio di recupero che garantiscono una resistenza ridotta al minimo ma una durata massima di 800 km di cui i team devono tener conto nelle strategie di gara.

In pratica non si tratta di mostrare cosa può fare un’auto mossa dall’energia del sole, perché quello è un concetto assodato, quanto piuttosto trascinare la ricerca verso i limiti conosciuti e immaginare soluzioni che da qui a qualche decennio potrebbero cambiare il concetto di mobilità e a ruota le sorti del pianeta.

Le insidie dell’inverno australe

La vincitrice: “Nuna 13”, prototipo del team olandese “Brunel”

La 17esima edizione, in scena dal 24 al 31 agosto scorsi, nel pieno dell’inverno australe che significa il 20% in meno di sole e più vento, schierava ben 34 team da tutto il mondo, autori e registi dei veicoli divisi in due categorie: ben 26 nella “Challenger Class”, riservata alle monoposto più leggere e veloci, con 6 mq di pannelli fotovoltaici e una batteria da 3 kWh, e altre 8 nella “Cruiser Class”, per le “vetture” con un minimo di due posti immaginate per un uso quotidiano e dotate di batterie da 15 kWh da ricaricare di notte.

Al traguardo sono arrivati in 17, tutti all’inseguimento di “Nuna 13”, prototipo del team olandese “Brunel” che per coprire il percorso ha impiegato 83 ore mantenendo una velocità media di 86,6 km/h. Secondo posto per il “Team Twente”, ancora da Paesi Bassi, e al terzo “Innoptus”, veicolo della KU Leuven belga.

L’Italia s’è desta

Il team della start-up siciliana “Archimede” con la “Thalia”
La vincitrice: “Nuna 13”, prototipo del team olandese “Brunel”

Il nostro Paese ha fatto la propria parte con due squadre: “Onda Solare”, team del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna che ha firmato la “Emilia 5.9”, solar car in fibra di carbonio al peso di 400 kg rigorosamente rosso corsa, in onore della tradizione motoristica italiana, dotata di due motori elettrici sulle ruote posteriori, batteria da 15 kWh e autonomia di 500 km ad una media di 55 km/h.

Ottavo posto nella Cruiser per la “Thalia” realizzata dalla “Archimede”, una start-up siciliana che ha potuto contare sul supporto tecnico della Dallara.

Il team di “Onda Solare”

Proprio il team della Emilia 5.9, composto da 18 fra ingegneri, ricercatori, studenti e volontari, si è aggiudicato il terzo posto assoluto dalla Cruiser Class, malgrado un intoppo burocratico abbia permesso al veicolo di sbarcare in Australia solo tre giorni prima della gara.

A precedere sul podio il team italiano “Sophie 8X” del “VTC Solar Car Team” di Hong Kong e il prototipo estone “Solaride III Enefit”.

Clio: il best seller di Renault si rinnova

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Preshow Renault Clio 6, August 30th 2025 at Aubervilliers, France - Photo Benji / DPPI

Per cinque generazioni Clio è stata il best-seller di Renault.

Lanciata nel 1990, la piccola Renault ha saputo negli anni guidare gli standard del segmento, offrendo ai suoi clienti design, comfort, spazio a bordo, qualità, sicurezza, piacere di guida e prestazioni multimediali al passo coi tempi.

Lo dimostra l’aver conquistato per due volte il titolo di “European Car of the Year” (1991 e 2006).

Completamente rivisitata, la sesta generazione di Nuova Renault Clio risulta rivitalizzata nello stile, che è stato uniformato al linguaggio stilistico moderno e tecnologico di Renault.

Esterni

Cofano allungato, passo portato a 2.590 mm (+8 mm) e la linea del tetto dinamica, simile a quella di una coupé super compatta, saltano subito all’occhio.

Il design di Nuova Clio si esprime con dimensioni maggiorate rispetto alla precedente:

  • lunghezza da 4,05 a 4,12 metri (+ 67 mm), con
  • sbalzi allungati,
  • larghezza da 1,73 a 1,77 metri (+39 mm),
  • altezza massima a quota 1,45 metri (+11 mm).
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Photo Benji / DPPI

Il nuovo frontale propone le linee del cofano che convergono verso la calandra sporgente ornata da una miriade di diamanti.

La nuova firma luminosa, con le luci diurne che ricordano la losanga del logo, è completata dal gruppo ottico anteriore.

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Photo Benji / DPPI

I passaruota neri presenti in tutta la gamma (opachi nell’entry level di gamma e lucidi negli allestimenti più pregiati) accentuano la sportività della Nuova Clio, la cui ‘presenza’ è rafforzata dai cerchi da 18” (in base alle versioni) e dalla carreggiata più larga (+ 39 mm).

Progettata sulla piattaforma CMF-B, Clio offre un comfort di prim’ordine, un comportamento dinamico al top della categoria e un’insonorizzazione particolarmente curata.

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Photo Benji / DPPI

Tre motorizzazioni

Nuova Renault Clio è proposta con tre nuove motorizzazioni da 115 CV a 160 CV, perfette per trarre il meglio dall’agilità del telaio e dalla carreggiata più larga.

Punta di diamante è la motorizzazione E-Tech Full Hybrid 160 CV, sviluppata da Horse Powertrain, che offre l’esclusiva trasmissione intelligente multimode, prestazioni di prim’ordine (8,3 secondi da 0 a 100 km/h, ossia un secondo in meno rispetto alla generazione precedente) e massima efficienza, senza che il conducente debba ricaricare il veicolo.

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Le emissioni di CO2 sono scese a 89 g/km grazie ad un consumo misto omologato in calo rispetto al motore E-Tech Full Hybrid 145 CV e pari a 3,9 l/100 km.

Come noto, il sistema E-Tech può consentire di circolare fino all’80% del tempo in modalità elettrica, con un’autonomia su strada che può raggiungere i 1.000 km.

La tecnologia proprietaria di Renault abbina un motore termico a 4 cilindri 1.8 a iniezione diretta ad alta pressione e ciclo Atkinson con due motori elettrici alimentati da una batteria da 1,4 kWh, che integra un nuovo sistema di raffreddamento, e con una trasmissione intelligente multimode con innesto a denti senza frizione e rapporti specifici.

Nuova Renault Clio è disponibile come ingresso in gamma con la motorizzazione a 3 cilindri TCe 1.2 da 115 CV con cambio manuale, che offre un sostanziale miglioramento delle prestazioni rispetto alla generazione precedente.

In un secondo tempo, la gamma sarà arricchita anche dalla versione Eco-G 120 a 3 cilindri con trasmissione automatica EDC e doppia alimentazione benzina-GPL con un’autonomia ancora maggiore.

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Photo Clément Choulot / DPPI

Gamma e Allestimenti

Nuova Renault Clio sarà in vendita con tre livelli di allestimento, particolarmente completi fin dall’ingresso di gamma.

Evolution

  • Adaptive Cruise Control,
  • frenata automatica di emergenza,
  • assistente di mantenimento della corsia,
  • sistema di controllo dell’attenzione del conducente,
  • freno di stazionamento automatico,
  • display centrale da 10’’ con Smartphone Replication,
  • plancia rivestita in tessuto,
  • sedile del conducente regolabile in altezza,
  • climatizzazione, sensori di parcheggio posteriori.
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Photo Benji / DPPI

Techno

  • Sistema multimediale OpenR Link con Google integrato (Google Maps, Google Assistant e Google Play),
  • climatizzazione automatica,
  • privacy glass,
  • retrovisore interno elettrocromico,
  • bracciolo centrale anteriore,
  • ambient lighting a LED,
  • settaggi MULTI-SENSE, Keyless Entry,
  • retrovisori ripiegabili automaticamente,
  • cerchi in lega da 16’’,
  • parking camera,
  • commutazione automatica di abbaglianti /anabbaglianti,
  • tergicristalli automatici,
  • 6 altoparlanti.
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Photo Benji / DPPI

Esprit Alpine

  • Inserti in Alcantara e finiture specifiche,
  • pedaliera in alluminio,
  • caricatore a induzione,
  • sedile del passeggero regolabile in altezza,
  • proiezione del logo,
  • cerchi in lega da 18’’ con inserti blu,
  • logo e monogramma Clio Dark Chrome,
  • frontale specifico e inserti nei paraurti,
  • Adaptive Cruise Control intelligente,
  • sensori di parcheggio laterali e frontali,
  • sensore di angolo cieco,
  • alert di uscita sicura degli occupanti,
  • alert di uscita dal parcheggio in retromarcia e frenata automatica di emergenza in retromarcia.

Prodotta a Bursa, in Turchia

Fondato nel 1971, lo stabilimento Oyak Renault di Bursa è uno dei centri di produzione più importanti di Renault Group nel mondo.

Noto per gli elevati standard di qualità, si occupa dell’assemblaggio soprattutto dei modelli Clio e Renault Duster.

È qui che sono già stati prodotti oltre 5 milioni di Clio.

Nuova Clio prosegue questa storia industriale a Bursa, con un forte radicamento locale: più del 50% degli acquisti è effettuato in Turchia da 90 fornitori nazionali.

Il sito comprende anche un centro di ingegneria, Renault Technology Turkey, in cui è stata interamente sviluppata Nuova Clio.

Da Luglio 2023, lo stabilimento ospita una Refactory dedicata al ricondizionamento dell’usato.

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Photo Benji / DPPI

Clio in 9 numeri

1990: data di lancio della primissima generazione di Renault Clio che ha rivoluzionato il segmento delle city car.

17 milioni: numero di Clio delle prime 5 generazioni vendute nel mondo.

120: numero di Paesi nel mondo in cui Clio è stata venduta fin dalla prima generazione.

1: posizione di Renault Clio nelle vendite in Europa (primo semestre 2025).

6: numero di generazioni di Renault Clio, dal lancio avvenuto nel 1990.

35: numero di anni di presenza di Renault Clio sul mercato e nel cuore degli automobilisti.

29: numero di ADAS che Nuova Renault Clio può accogliere a bordo.

89: numero record di grammi di CO2/chilometro emessi dal motore E-Tech Full Hybrid 160 cv di Nuova Renault Clio.

>1.000: numero di Renault Clio che escono ogni giorno dallo stabilimento di Bursa.

Stellantis e ANFIA a colloquio col Governo

Si è tenuto oggi un incontro a Palazzo Piacentini tra il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, Antonio Filosa, Amministratore delegato di Stellantis, e Roberto Vavassori, Presidente di ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica).

Al centro del confronto, i temi strategici per il futuro dell’industria automobilistica in Italia e in Europa e un aggiornamento sulle attività di Stellantis nel nostro Paese.

In particolare, nel corso dell’incontro è stato approfondito il tema dei veicoli commerciali.

Si è evidenziata la necessità e l’urgenza di rivedere le attuali normative europee, ritenute irrealistiche e dannose per il futuro dell’industria.

Altro tema affrontato è stato quello delle modalità per favorire la produzione di autovetture di piccole dimensioni, un segmento di mercato centrale nel nostro Paese, anche attraverso la promozione di un’evoluzione della normativa europea.

A noi di Auto Tecnica, che da anni auspichiamo un ritorno in circolazione di vetture piccole, leggere e con motori a basso impatto ambientale.

E’ motivo di soddisfazione vedere che questo segmento è riconsiderato strategico, specie per l’industria automobilistica italiana.

Il Ministro Urso, Filosa e Vavassori hanno concordato di ritrovarsi a breve per esaminare l’aggiornamento dello studio sulla competitività e le prospettive della filiera italiana e di intensificare nei prossimi giorni il dialogo con la Commissione Europea e gli Stati membri per ripristinare la neutralità tecnologica e prevedere flessibilità nelle regolamentazioni CO2 di veicoli leggeri e pesanti.

L’obiettivo condiviso è chiedere con forza alla Commissione europea di trasformare subito il dialogo strategico in azioni strategiche.

Bosch e la sfida della guida autonoma

(Photo: BOSCH / Martin Stollberg)

Nell’industria automotive, Bosch è sinonimo di software: lo dimostra con grande efficacia all’IAA Mobility 2025 a Monaco di Baviera.

Ma Bosch fornisce anche hardware adattato alle potenzialità del software, tutto da un’unica fonte: un punto di forza che rende l’azienda unica a livello globale.

I software controllori

Un esempio sono i sistemi by-wire per la frenata e la sterzata, considerati una tecnologia chiave per i veicoli definiti dal software e per la guida autonoma, in cui è il software a prendere il controllo e non è più necessaria una connessione meccanica.

Un settore strategico per Bosch che grazie alle soluzioni brake-by-wire e steer-by-wire, prevede di superiore a 7 miliardi di euro di fatturato entro il 2032.

Nella mobilità guidata dal software, il settore Mobility di Bosch continua a evolversi: si passa da hardware con software integrato, a servizi e soluzioni software indipendenti che i produttori e i partner possono integrare nei propri ecosistemi.

Un tocco per cambiare tutto

Un esempio concreto è il software Vehicle Motion Management di Bosch che coordina tutti i movimenti del veicolo, controllando in modo centralizzato freni, sterzo, motore e telaio: basta un tocco e l’auto cambia comportamento, passando da una guida morbida a una più reattiva o a una frenata dolce.

Nei prossimi tre anni, Bosch investirà una somma in euro a nove cifre nel Vehicle Motion Management, ampliando il portafoglio modulare di software e funzioni in tutti i settori della mobilità.

L’infinito mondo degli ADAS

Anche la famiglia di prodotti ADAS di Bosch è guidata dal software. Per i sistemi intelligenti di assistenza alla guida, i costruttori di veicoli possono scegliere tra tre varianti preconfigurate, pronte per essere implementate rapidamente e adattate in modo specifico al brand.

“Anche in questo caso, hardware e software possono essere integrati oppure acquistati separatamente, in base alle esigenze del cliente”, ha commentato Camillo Mazza, General Manager Robert Bosch GmbH Branch in Italy.

“Il futuro dell’automotive, sempre più orientato al software, sta trasformando il settore. Bosch ha le carte in regola per farlo come pochissime altre aziende al mondo in grado di combinare competenze hardware e software. Stiamo lavorando intensamente con il nostro team in Italia perché anche nel nostro mercato questo cambiamento tecnologico possa realizzarsi nei prossimi anni in tutte le aree della mobilità” ha dichiarato Camillo Mazza, General Manager Robert Bosch GmbH Branch in Italy.

Suzuki Swift: raggiunte le 10 milioni di unità prodotte

Immagine ©Suzuki Italia

Suzuki Motor Corporation annuncia che la Swift, best seller anche in Italia, ha raggiunto lo scorso luglio il traguardo di 10 milioni di unità vendute a livello globale.

Suzuki Swift è in produzione da oltre 20 anni, avendo debuttato in Giappone nel novembre 2004.

Concepita come auto strategica globale, le diverse generazioni della Swift hanno conquistato numerosi riconoscimenti, tra cui i titoli di “Car of the Year” in Giappone e in altri Paesi.

Suzuki Swift è prodotta negli stabilimenti dislocati in Giappone, Ungheria, India, Cina, Pakistan e Ghana e commercializzata in oltre 170 Paesi e regioni del mondo, tra cui Giappone, India ed Europa.

Dei 10 milioni di Swift venduti in tutto il mondo, il 60% proviene dall’India, il 14% dall’Europa, l’8% dal Giappone e il 18% dal resto del mondo.

In India, dal lancio nel 2005, ha venduto circa 6 milioni di unità diventando leader nel mercato delle città del subcontinente.

Toshihiro Suzuki Presidente Suzuki Motor Corporation:

“Grazie ai clienti di tutto il mondo che hanno scelto Swift, siamo orgogliosi di annunciare che le sue vendite globali cumulative hanno raggiunto i 10 milioni di unità”.

“A loro va il nostro più sincero ringraziamento. Lanciata nel 2004 come city car progettata per soddisfare gli standard internazionali, negli anni Swift è diventata uno dei modelli di punta di Suzuki”.

“È stata anche il primo modello ad essere prodotto quasi contemporaneamente in quattro Paesi, segnando una pietra miliare nell’espansione globale del Gruppo”.

“Il team Suzuki continuerà a impegnarsi per offrire prodotti di alta qualità a supporto della mobilità quotidiana dei nostri clienti in tutto il mondo”.

La produzione di Suzuki Swift in pillole

  • Novembre 2004 Lancio della prima generazione in Giappone (inizio produzione in Giappone)
  • Febbraio 2005 Inizio produzione in Ungheria
  • Maggio 2005 Inizio produzione in India
  • Giugno 2005 Inizio produzione in Cina
  • Settembre 2005 Lancio della prima generazione di Swift Sport in Giappone (modello MT: Ottobre 2005)
  • Novembre 2009 Inizio produzione in Pakistan
  • Settembre 2010 Lancio della seconda generazione in Giappone
  • Dicembre 2011 Lancio della seconda generazione di Swift Sport in Giappone (modello CVT: Gennaio 2012)
  • Gennaio 2017 Lancio della terza generazione in Giappone
  • Settembre 2017 Lancio della terza generazione di Swift Sport in Giappone
  • Settembre 2022 Inizio produzione in Ghana
  • Dicembre 2023 Lancio della quarta generazione in Giappone (modello MT: Gennaio 2024)

Le vendite di Suzuki Swift in pillole

  • Novembre 2004      Lancio
  • Giugno 2008           Le vendite globali raggiungo il milione di unità
  • Gennaio 2011          2 milioni di unità vendute globali
  • Gennaio 2013          3 milioni di unità vendute globali
  • Agosto 2014            4 milioni di unità vendute globali
  • Aprile 2016              5 milioni di unità vendute globali
  • Febbraio 2018         6 milioni di unità vendute globali
  • Ottobre 2019           7 milioni di unità vendute globali
  • Dicembre 2021       8 milioni di unità vendute globali
  • Ottobre 2023           9 milioni di unità vendute globali
  • Luglio 2025             10 milioni di unità vendute globali

(Fonte: ricerca interna Suzuki, Settembre 2025)

Eccellenze femminili dell’automotive ospiti della MotoGP

eccellenze femminili
La premiazione del contest "Woman's Got Talent Award" all'Automotive Dealer Day 2025

Il Gran Premio Red Bull di San Marino e della Riviera di Rimini, presso l’autodromo Marco Simoncelli di Misano, sarà l’occasione per ospitare le vincitrici della prima edizione del contest “Woman’s Got Talent Award”, ideato e promosso da MAWDY SERVICES per premiare l’eccellenza femminile nel settore automotive.

Morena Morini (Gruppo GE), Lucilla Colombo (Rattix) e Rita Benedetto (ST Sergio Tumino), professioniste che si sono distinte per la loro capacità di innovare e ispirare  con progetti originali e inclusivi, saranno ospitate nell’area VIP presso il Gresini Events Village.

Il Team Gresini non è citato a caso: Nadia Padovani, Team Owner e Team Principal di Gresini Racing è la prima e unica donna manager in MotoGP e ha anche fatto parte della giuria del contest.

“Donne e Motori… Gioie e Basta!”: le eccellenze femminili in primo piano

Woman’s Got Talent Award” ha rappresentato un viaggio di scoperta e valorizzazione, culminato con la premiazione all’Automotive Dealer Day di Verona del maggio scorso.

Ma il progetto non si ferma: mentre le tre vincitrici del contest saranno ospiti speciali al MotoGP di Misano, la vincitrice del Premio della Critica, Francesca Cipolla (Gruppo Intergea Move), sarà tra le protagoniste della prossima edizione della mostra fotografica “Donne e Motori… Gioie e Basta!” promossa dalla Fondazione Cozzi, continuando a dare visibilità al talento femminile nell’automotive.

Misano, MotoGP e MAWDY: un weekend intenso

Il weekend a Misano sarà per MAWDY e MAWDY SERVICES molto più di un semplice evento: un’esperienza costruita per far incontrare persone, condividere idee e creare nuove connessioni.

Si partirà venerdì, con un momento speciale riservato alle risorse umane e ai dipendenti vincitori di un contest interno; sabato sarà il turno di fornitori e partner, per rafforzare relazioni e progetti comuni; domenica, infine, vedrà protagoniste le vincitrici del “Woman’s Got Talent Award” insieme ad alcuni professionisti del retail automotive, per vivere la MotoGP tra passione e networking.

eccellenze femminili
Cecilia Tabarelli, Direttore Marketing e Comunicazione di MAWDY e MAWDY SERVICES

Un’occasione che testimonia, ancora una volta, la volontà di MAWDY e MAWDY SERVICES di generare valore, incoraggiare il confronto e alimentare legami solidi in contesti d’eccellenza.

Cecilia Tabarelli, Direttore Marketing e Comunicazione di MAWDY e MAWDY SERVICES:

Abbiamo voluto chiudere questa prima edizione del contest in grande stile, in un luogo che rappresenta la velocità del cambiamento e l’energia dell’innovazione”.

“MAWDY e MAWDY SERVICES continueranno a investire nel talento femminile, e stiamo già pensando a come dare forma alla prossima edizione del talent, estendendo la partecipazione non solo ai dealer ma anche ai diversi attori del post vendita”.

“Ci aspettiamo tanti progetti e nuove storie eccezionali da raccontare”.

La scienza ha svelato l’arcano: le elettriche inquinano meno delle altre (a patto però che…)

Che un’auto elettrica inquinasse meno di una a benzina o diesel ormai l’avevano imparato perfino i bambini dell’asilo, eppure mancava all’appello un dato scientifico tombale, in grado di mettere la parola fine alla questione.

Un lavoro immenso

La scienza, con i suoi tempi, è finalmente scesa in campo attraverso un lungo e complicato studio realizzato dall’ICCT (International Council on Clean Transportation), think tank internazionale senza scopo di lucro specializzato in politica ambientale, energetica e dei trasporti.

Il risultato è un lavoro corposo dal titolo chilometrico, “Life-cycle greenhouse gas emissions from passenger cars in the European Union: a 2025 update and key factors to consider”, che per la prima volta ha analizzato e calcolato tutte le motorizzazioni disponibili “from the cradle to the grave”, dalla culla alla tomba.

Significa mettere mano a tutti i dati possibili, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, dalla generazione del carburante all’utilizzo e alla manutenzione, fino ad arrivare allo smaltimento.

I risultati, da un lato, sembrano dare ragione a chi è convinto che produrre un’auto elettrica sia più dispendiosi a livello energetico, perché in effetti a pesare di un 40% in più rispetto alle motorizzazioni tradizionali è la batteria, che tuttavia – tradotto su asfalto – significa percorrere 17mila km per compensare le emissioni delle fasi industriali.

Un taglio deciso alle emissioni

Ma al netto di tutto, tanto vale iniziare dai numeri, quelli che meglio di ogni altro esempio sono in grado di mostrare il divario: lungo il ciclo di vita, una qualsiasi auto elettrica emette il 73% di gas serra in meno rispetto ad una benzina, diesel e perfino ibrida.

In pratica, dicono gli esperti, è la progressiva decarbonizzazione prevista dalla UE a rendere sempre più pulite le elettriche: fra il 2025 ed il 2044, un veicolo mosso al 100% da un propulsore elettrico e una batteria produrrà 63 grammi di CO2.

Ottimo, certo, ma meglio ancora si potrebbe fare se l’energia arrivasse da fonti rinnovabili, facendo scendere le emissioni a 52 grammi di CO2 per km.

La delusione dell’ibrido

Ma la vera sorpresa dello studio sono le auto ibride, la via di mezzo che piace di più agli italiani e al contrario lascia perplessa la scienza.

Seguendo la stessa metodologia di raffronto, le emissioni a fine vita delle ibride HEV, quelle che non necessitano di ricarica, e delle PHEV, le plug-in che hanno bisogno della presa, sono una delusione sintetizzata rispettivamente dal 20 e dal 30% in meno di CO2.

A pesare, in particolare per le plug-in, è un clamoroso divario trai consumi dichiarati e quelli reali, nel senso che a lungo andare chi le guida si scorda, non ha voglia o tempo di ricaricarle e preferisce viaggiare usando il motore termico, che significa vanificare la spesa e soprattutto tornare alla casella di partenza del tabellone.

Per completezza di informazione, lo studio ha scelto di analizzare anche le vetture diesel, a benzina e Gpl.

Le prime e le seconde si assestano più o meno sui 235 grammi di CO2 per km, mentre si salvano quelle a gas naturale, che limitano le emissioni di un ulteriore 13%.

I compiti a casa per i governi

Il report si conclude con alcune raccomandazioni alla classe politica: “L’eliminazione graduale delle nuove immatricolazioni di ICE, HEV e PHEV entro il 2035 allineerebbe le emissioni del settore agli obiettivi climatici dell’UE.

Quando funzionano con il mix medio di carburante ed elettricità dell’UE, solo i BEV offrono una riduzione su larga scala delle emissioni di gas serra durante il ciclo di vita. Per ottenere un potenziale di riduzione delle emissioni simile, i veicoli a celle a combustibile (FCEV) dovrebbero essere limitati all’uso di idrogeno prodotto da energia elettrica rinnovabile.

Per quanto riguarda i veicoli ICEV, HEV e PHEV, invece, lo sviluppo del mix medio di combustibili fossili e biocarburanti che ci si può aspettare dalle attuali politiche e dall’andamento del mercato non consentirebbe ai veicoli con questi tipi di propulsione di soddisfare gli obiettivi climatici dell’UE.

Sebbene i veicoli alimentati esclusivamente con e-fuel potrebbero, in teoria, raggiungere emissioni di gas serra durante il ciclo di vita simili a quelle dei veicoli elettrici a batteria (BEV), la futura disponibilità di e-fuel per il settore stradale è incerta, mentre si prevede che i costi rimarranno elevati.

Le normative sulle emissioni basate sulle emissioni del ciclo di vita potrebbero essere efficaci nel lungo termine, ma comportano elevate incertezze e oneri economici e organizzativi, oltre a richiedere diversi anni per essere sviluppate.

Questa analisi dimostra che il confronto delle emissioni di gas serra durante il ciclo di vita di veicoli con diversi tipi di propulsione è altamente sensibile alle scelte metodologiche.

Basare le normative sui veicoli sulle emissioni durante il ciclo di vita rischia di avvantaggiare in modo sproporzionato i tipi di propulsione che non offrono un potenziale di decarbonizzazione a lungo termine sufficiente”.

GP d’Italia F1: le pagelle di Ottavio Daviddi

GP d'Italia F1
©Red Bull Content Pull

Nelle prove del GP d’Italia si nasconde, poi al momento di fare sul serio stampa il record della pista e firma la pole position.

Max Verstappen chiude un weekend perfetto facendo capire che se c’è un fuoriclasse nella griglia della Formula 1 questo è lui.

McLaren resta sempre sugli allori e tutto sommato è interessata più a portare a casa entrambi i mondiali (Costruttori e piloti) e a corso per questo, senza rischiare sfida con chi oggi era un gradino sopra tutti.

Ferrari? Dopo i proclami pre-gara, il quarto posto in griglia che, come consolazione, è stato giudicato di buon auspicio essendo la stessa posizione dell’anno scorso, quando Leclerc riuscì a vincere, non riesce ad andare a podio, lasciando una marea di tifosi a guardare gli avversari festeggiare.

©Red Bull Content Pull

Red Bull: 10 e lode

Non ci sono dubbi che quest’anno l’auto migliore sia la McLaren, basta guardare le classifiche iridate, sia nel campionato piloti sia in quello costruttori.

Però quando Max Verstappen – di cui quest’anno ci si è un po’ dimenticati, perché così è che va la Formula 1 nel bene come nel male – dispone di un colpo da sparare è difficile che il suo mirino punti dalla parte sbagliata.

Nel GP d’Italia, a Monza, il colpo non è arrivato nel contesto di una gara rocambolesca.

Anzi, tutta l’emozione del GP d’Italia si è condensata nelle primissime fasi delle corsa, poi di azione non se n’è vista molta.

Verstappen, bene assistito dai suoi ingegneri, ha scelto di adottare un assetto impossibile: non solo ha scaricato l’aerodinamica (quello lo fanno tutti) ma la Red Bull s’è spinta sino a tagliare (“trimmare” in gergo) il profilo superiore dell’ala posteriore.

©Red Bull Content Pull

L’auto, a quel punto, è diventata velocissima, nonché impossibile da guidare.

Impossibile per tutti, salvo che per SuperMax.

Ha lottato alla Prima Variante, ha dovuto concedere la posizione a Norris, poi se l’è ripresa.

E ha vinto con l’autorità di un pilota che ha già scritto un pezzo di storia. Voto 10 e lode.

GP d'Italia F1
©Red Bull Content Pull

Voto 10 e lode anche alla squadra, menzione d’onore per Laurent Miekes (prima vittoria della sua gestione).

Tsunoda, come solito, chiude nel gruppone (voto 6). Ma la RB e Max sono un tutt’uno.

McLaren: 10

Quasi tutti, alla vigilia del GP d’Italia, avrebbero puntato sulla vittoria di uno dei due piloti papaya, ma dopo l’incredibile pole di Max è parso chiaro a tutti che il copione sarebbe stato diverso.

Anche perché la McLaren delle meraviglie ha un solo, piccolo punto debole, proprio sulle piste molto veloci.

Norris. ©Pirelli.com

Detto questo, Norris e Piastri (o Piastri e Norris in ordine di classifica iridata) ormai giocano in un campionato tutto loro.

Alla prossima gara la squadra potrebbe già chiudere il Mondiale costruttori, poi diventerebbe una faccenda privata (e lo diventerà di certo, caso mai un po’ di tempo dopo).

Unico momento di stress quando il pit stop di Norris è andato maluccio e Piastri è passato davanti; ma la squadra ha posto rimedio imponendo lo swap (alla fine accettato senza nemmeno troppo malumore).

GP d'Italia F1
Piastri. ©Pirelli.com

Voto a Norris 9, voto a Piastri 9.

P.s.: molti tifosi hanno criticato la scelta, qualcuno anche in autodromo. Il tema esiste, ma la squadra diretta da Andrea Stella non è sotto esame da parte di nessuno.

Ferrari: 6

Bella lotta di Leclerc al via che – parole sue – ha disputato i primi giri come fosse un rally.

Poi, con le temperature alle stelle, è stato necessario alzare il piede.

Alla fine il quarto posto è quel che si poteva ottenere. Bravo Charles 8,5.

GP d'Italia F1
©Ferrari.com

Hamilton non è mai troppo distante dal compagno, ma nemmeno mai troppo vicino.

In più a Monza ha pagato la penalità in griglia, chiude al nono posto. Verrebbe da dire, senza infamia e senza lode. Voto 6.

©Ferrari.com

E la squadra? Ha preparato al massimo l’auto per questa pista molto particolare, ma alla fine si resta sui livelli solito di quest’anno. Voto 6.

Ma certo l’annata almeno sino a questo momento, la sufficienza non la prende.

©Ferrari.com

Due domande:

  • ma l’anno scorso Charles non aveva vinto?
  • perché Hamilton non ha dato la scia al compagno sabato in qualifica?

La prima è una domanda retorica, alimenta tristezze e basta. La seconda apre un interrogativo, purtroppo destinato a rimanere tale.

Mercedes: 6

Nel GP d’Italia si pensava a qualcosa in più, lo ha ammesso anche Toto Wolff.

Russell. ©Pirelli.com

Russell lotta, poi gestisce: voto 6.5.

Antonelli. ©Pirelli.com

Antonelli finalmente finisce la corsa, porta a casa dei punti. Ma la partenza non è granché e si prende anche una penalità.

L’augurio è che sia sia lasciato alle spalle il momento più difficile della sua prima stagione da titolare e ora si prepari a un chiaro miglioramento. Voto 6.

Williams 7

Molto meglio in qualifica che in gara.

E, ancora una volta, meglio Albon (7.5) che Sainz. Il tempo passa, lo spagnolo via via comincia a capire la chiave per portare in alto la sua monoposto. Però, per una ragione o per l’altra (questa volta un contatto) non raccoglie. Voto per Sainz 5.5.

Sauber: 8

La quasi-Audi non molla la presa e il talentuoso Gabriel Bortoleto (scommessa di Mattia Binotto) chiude all’ottavo posto: bravissimo (voto 8.5).

GP d'Italia F1
Bortoleto. ©Pirelli.com

Hulkenberg, costretto al ritiro e senza voto.

Racing Bulls: 8

Sempre concreti, i ragazzi di Faenza.

Lawson (voto 6) “litiga” con Sainz, prende penalità, non brilla.

Hadjar (voto 9) finisce a punti partendo dalla pit lane: qualcuno ha ancora dei dubbi sulle sue qualità?

GP d'Italia F1
Hadjar. ©Pirelli.com

Haas: 6

S’è visto di meglio quest’anno, sia da parte di Bearman che di Ocon. Voto 6 a entrambi.

Alpine: 5.5

Gasly e Colapinto arrivano vicini, dopo una gara senzxa squilli. Voto 5.5.

Aston Martin: 5

Stroll finisce la corsa (voto 5), Alonso (s.v.) costretto a ritirarsi per la rottura della sospensione.

©Pirelli.com

Pirelli: 7 (e nel GP d’Italia festeggia i 500 GP)

Nel GP d’Italia festeggia i 500 GP (già raggiunti in Olanda, ma giustamente celebrati in Italia) e mette in pista gomme così buone che sarebbe stato possibile finire la corsa senza nemmeno un pit.

Dice Mario Isola, direttore del Motorsport: “È stato un GP che ha condensato tutte le emozioni nei primissimi giri”.

“Poi, una volta stabilizzatasi la situazione, abbiamo assistito ad una corsa molto lineare dove tutti i piloti hanno cercato di estendere al massimo i rispettivi primi stint, a prescindere dalla scelta della mescola”.

“A differenza dello scorso anno, il graining è stato praticamente assente e su un asfalto molto liscio come questo il degrado prestazionale è stato pressoché pari a zero”.

“Tutto sommato, se volessi sintetizzare il giudizio sulla prestazione delle gomme in questa gara mi verrebbe da dire che sono state troppo buone: sarà importante analizzare bene i dati raccolti e capire come intervenire in ottica sviluppo delle mescole per l’anno prossimo”.

Minardi festeggia i 40 anni di Formula 1

Minardi
La storica imamgine del debutto in Formula 1 della Minardi – foto © Minardi

Il fascino della Formula 1 non si misura soltanto in titoli mondiali e vittorie.

Ci sono scuderie che hanno lasciato un segno indelebile nel cuore degli appassionati per la loro capacità di incarnare spirito indipendente, passione e coraggio tecnico.

È il caso del Minardi Team, che nel 2025 celebra i 40 anni dal suo debutto nel Circus e che sarà protagonista assoluto del Historic Minardi Day, in programma il 13 e 14 settembre all’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola.

Una mostra speciale per quattro decenni di innovazione

Il Museo Checco Costa di Imola ospiterà l’esposizione “40 anni della Formula 1 di Faenza”.

Si tratta di un percorso unico che raccoglie sette monoposto di Formula 1, simbolo dell’evoluzione del team dal 1985 a oggi.

Le vetture in mostra saranno quattro monoposto Minardi originali, capaci di raccontare un’epoca in cui la ricerca aerodinamica e meccanica si sviluppava con mezzi limitati ma idee rivoluzionarie.

CI saranno anche tre monoposto provenienti dalla storia più recente della Racing Bulls, l’attuale erede della scuderia faentina.

L’allestimento metterà in luce come, pur tra budget contenuti e sfide proibitive, il Minardi Team sia riuscito a diventare un laboratorio di ingegneria applicata, anticipando soluzioni che avrebbero influenzato anche i top team della Formula 1.

Dall’esordio in Brasile al mito

Era il 5 aprile 1985, ore 9.30, quando la Minardi M185 fece il suo debutto ufficiale nel Gran Premio del Brasile sul circuito di Jacarepaguá.

Fu l’inizio di una lunga avventura in Formula 1 che non portò trofei, ma regalò emozioni indimenticabili, soprattutto grazie alla capacità di scoprire e valorizzare talenti.

Da Minardi sono passati infatti piloti destinati a scrivere la storia del motorsport: Alessandro Nannini, Giancarlo Fisichella, Jarno Trulli, Fernando Alonso e Mark Webber.

Un weekend tra storia e passione

Oltre alla mostra, l’Historic Minardi Day offrirà un programma ricchissimo.

Per quanto riguarda l’attività in pista, sfrecceranno vetture storiche di Formula 1, F2, F3, GP3, F3000, Formula Italia e prototipi GT, oltre a supercar e hypercar moderne.

Inoltre, non mancheranno incontri e conferenze, con presentazioni di libri, premiazioni, mostre fotografiche e talk con protagonisti del Motorsport.

E infine la vita di paddock vivo, con simulatori professionali, modellismo, villaggi automobilia, stand di abbigliamento sportivo e una nuova area bambini con gonfiabili e LEGO.

Domenica 14 settembre, dalle 12 alle 12:45, Gian Carlo Minardi incontrerà la stampa, offrendo uno sguardo sul passato e sul futuro del motorsport, in un momento che promette di essere non solo celebrativo ma anche profondamente riflessivo.

Una lezione di coraggio tecnico

La storia del Minardi Team non è fatta di titoli mondiali, ma di un patrimonio ben più prezioso.

La dimostrazione che la Formula 1 può essere laboratorio di passione, ingegno e resilienza.

Visitare questa mostra non significa solo osservare delle monoposto, ma rivivere quattro decenni di sfide in cui una piccola scuderia ha osato sfidare i giganti, lasciando un segno nel cuore dei tifosi e nella memoria tecnica della Formula 1.

Perché la vera vittoria di Minardi non è stata sul cronometro, ma nella capacità di dimostrare che la grandezza, in pista come nella vita, non sempre si misura con i punti in classifica.

Allo Scania Roadshow 100% elettrico i camion fanno… scintille

Scania
Scania porta in Europa sei camion elettrici per 20mila km di roadshow - foto © Scania

Grazie a Scania la rivoluzione elettrica dei trasporti pesanti non è più un orizzonte lontano, ma un viaggio concreto su strada.

A dimostrarlo un roadshow europeo con sei camion full electric, pronti a percorrere oltre 20mila km in 13 città.

Un viaggio che unisce tecnologia e sostenibilità

Non si tratta di un semplice tour promozionale.

Il roadshow è il banco di prova itinerante con cui Scania intende mostrare, con dati e prestazioni, la concretezza delle sue soluzioni e-mobility.

L’obiettivo è far percepire ai clienti non solo la silenziosità e la fluidità di guida dei camion elettrici, ma soprattutto la loro reale compatibilità con le esigenze di trasporto quotidiane.

Ogni veicolo viene configurato su misura – ha dichiarato Simone Martinelli, E-mobility & Sustainability Development di Scania Italia – così da coniugare redditività e riduzione dell’impatto ambientale. I feedback dei clienti confermano le aspettative: i mezzi sono all’altezza in termini di prestazioni ed efficienza”.

Potenza, batterie e autonomia

La flotta protagonista del tour comprende un compattatore, un ribaltabile, uno scarrabile, due trattori e un centinato.

Tutti i veicoli adottano il modulare approccio Scania, che consente di configurare soluzioni adatte a missioni urbane e di medio-lungo raggio.

Scania
foto © Scania

La potenza elettrica va da 210 kW (285 CV) a 450 kW (612 CV), la capacità della batterie da 240 kWh a 560 kWh, l’autonomia fino a 600 km a 30 ton di massa complessiva con un consumo medio stimato di 1,1 kWh/km.

Questi numeri dimostrano che l’elettrico, anche nel mondo dei trasporti pesanti, non è più confinato a un ruolo sperimentale ma può diventare una reale alternativa operativa.

Un ecosistema completo per flotte elettriche

L’approccio Scania all’elettrificazione non si limita ai veicoli.

Infatti, include servizi di ricarica, manutenzione, assicurazioni e finanziamenti dedicati, in un’ottica di ecosistema connesso.

La connettività dei mezzi consente analisi predittive, ottimizzazione dei consumi e gestione proattiva delle flotte, riducendo i costi operativi e aumentando l’affidabilità del servizio.

Un futuro che corre veloce

Il roadshow europeo non è quindi una semplice vetrina itinerante.

La transizione verso un trasporto a zero emissioni locali è in corso e Scania intende guidarla da protagonista.

La tecnologia è già pronta, le infrastrutture stanno crescendo e la mentalità degli operatori della logistica si sta adattando.

Forse, tra qualche anno, ricorderemo con un sorriso quando un camion elettrico faceva notizia. Oggi, invece, segna una svolta. Perché il futuro non aspetta: corre su strada, silenzioso, con il logo Scania sul frontale.

Scania
L’approccio Scania all’elettrificazione include servizi di ricarica, manutenzione, assicurazioni e finanziamenti dedicati – foto © Scania

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