
Nel 2025 i candidati alla patente di guida in Italia sono stati 2.222.717, il dato più alto degli ultimi vent’anni, e di questi, 618.208 non hanno superato le prove.
Numeri così non si vedevano dal 2009, e non è una coincidenza che quell’anno molti lo ricordino soprattutto per via della crisi finanziaria.
Il tasso di promozione complessivo si è fermato al 73,3%, sei punti percentuali in meno rispetto al 2019, ultimo anno in cui la parola “pandemia” era ancora roba da romanzi distopici.
Vale la pena soffermarsi un istante sulle cifre, perché la proporzione è difficile da afferrare: 618mila persone sono più o meno la popolazione di Palermo.
Oppure, se si preferisce un’immagine più cinematografica: è come riempire 12 volte lo stadio di San Siro, e dire a tutti che devono tornare a casa a ripassare.
Il quiz spaventa più del volante
L’idea più comune vuole che il vero esame sia quello pratico, con l’istruttore seduto accanto che trattiene il respiro a ogni svolta e le mani a mezz’aria pronte a intervenire sull’apposito pedale.
I dati, invece, ribaltano la credenza: alla prova pratica i bocciati sono stati 163.278, il 14,6% dei candidati, una percentuale tutto sommato fisiologica.
Ma l’ecatombe vera va in scena prima, seduti davanti a uno schermo con 30 domande a risposta multipla sul Codice della Strada: dei quasi 1,2 milioni di candidati alla prova teorica, il 38% è stato respinto. Quasi quattro su dieci.
Le aree più insidiose sono sempre le stesse: incroci e precedenze, segnaletica, primo soccorso e assicurazioni, cosa che chiunque abbia mai cercato di leggere un contratto RC auto capisce benissimo perché risulti incomprensibile anche se ridotto a quiz.
A complicare il quadro il metodo di studio che si è affermato negli ultimi anni: memorizzare le domande senza capire le norme. Funziona finché non funziona più.
Le app di simulazione del quiz hanno reso la preparazione più accessibile ma non per forza più solida: ci si presenta all’esame con migliaia di domande impresse nella memoria a breve termine e una comprensione del codice stradale che regge fino alla prima variante.
Quando il quiz propone una situazione leggermente diversa da quella memorizzata, o quando la commissione pesca proprio quella domanda sugli autoarticolati nelle gallerie unidirezionali con pendenza superiore al 5%, il castello crolla.
Per chiudere il cerchio, vale la pena citare il caso limite di un candidato, la cui identità è rimasta anonima (e si capisce il perché), bocciato per 128 volte consecutive alla prova teorica.
Sassari batte tutti, Messina non batte nessuno
Una delle rivelazioni più scomode del dossier ministeriale riguarda la geografia dei risultati. Fastidiose perché sollevano una domanda che i tecnici del Mit preferirebbero non sentirsi fare ad alta voce: se l’esame è lo stesso in tutta Italia, perché i risultati sembrano quelli di due paesi diversi sovrapposti sulla stessa cartina?
La Sardegna è la regione più selettiva d’Italia col 36,4% di bocciati, seguita dalla provincia autonoma di Trento al 33,7% e dalla Liguria al 32,3%.
All’opposto della classifica siedono Sicilia (18,6% di respinti), Puglia (21,6%) e Calabria (23%).
Il divario, già rilevante a livello regionale, diventa abissale scendendo nel dettaglio delle province: Sassari si guadagna il titolo non invidiabile di motorizzazione più temuta d’Italia con 39,8% di bocciati, Cagliari segue al secondo posto con il 36,67% e Ravenna al terzo con il 35,67%.
Dall’altra parte della classifica, Messina promuove l’84,72% dei candidati, Ragusa l’84,53% ed Enna l’83,61%.
Tra le prime dieci province per tasso di promozione, otto sono meridionali.
Stessi moduli, stessa commissione ministeriale, stesso codice della strada: eppure a Grosseto quasi uno su due non passa la teoria, mentre a Enna i bocciati alla prova pratica sono lo 0,72%.
Milano boccia il 31,93% dei candidati, quasi uno su tre, Roma si ferma al 29,88%, Firenze al 29,78%, Torino al 29,04%. Napoli scende al 22,30%, Bari al 21,73% e Palermo al 20,43%.
Non abbastanza da spiegare lo scarto tra Sassari e Messina, ma sufficiente per alimentare sospetti.
Luigi Altamura, comandante della polizia locale di Verona e componente di Viabilità Italia per l’Anci, non usa giri di parole: servono criteri più omogenei su tutto il territorio e telecamere a bordo durante le prove pratiche, per certificare davvero cosa è successo durante l’esame.
Una proposta sensata, avanzata con il tono di chi sa già che verrà studiata per qualche anno in una commissione prima che qualcuno decida se dimenticarla in un cassetto insieme alle altre riforme del codice della strada.
L’identikit del candidato
Mediamente ha meno di 21 anni, e questo dice già molto: nel 2025 sono state rilasciate 754.349 patenti agli under 21, contro appena 13.138 agli over 54.
Il numero di quanti volevano prendere sono aumentati del 2,2% rispetto all’anno precedente, sintomo che le bocciature record non scoraggiano nessuno.
Anzi, forse la percezione che l’esame sia diventato più difficile ha l’effetto di renderlo più ambito, come accade con qualsiasi cosa non sia garantita.
A proposito: il 60,5% dei candidati promossi è uomo, il 39,5% donna, una maggioranza maschile che si sta erodendo lentamente ma in modo costante.
In un angolo del quadretto emerge una trasformazione sociale: circa un candidato su cinque è nato all’estero.
Oltre 230.000 persone nel solo 2025, una presenza che ormai pesa soprattutto sulla prova teorica.
Affrontare 30 domande sul codice della strada in una lingua che non è la propria, con una terminologia tecnica che mette in difficoltà anche i madrelingua, è un ostacolo che le autoscuole devono gestire ogni giorno con strumenti spesso inadeguati.
La patente, vista con quest’ottica, smette di essere un documento di circolazione e diventa uno dei primi appuntamenti seri con le istituzioni italiane e una burocrazia a tratti kafkiana.
Superarla significa avere capito qualcosa del paese in cui si vive, o almeno delle sue regole scritte. Non passarla significa tornare a studiare, aspettare un mese e riprovarci.
Un paese che guida (male)
Resta nell’aria una domanda che chiunque si è fatto almeno una volta nella vita: com’è possibile che certa gente abbia la patente?
La risposta è che molti l’hanno presa quando i quiz erano più semplici e le commissioni meno severe, altri hanno avuto la fortuna di presentarsi nel posto giusto al momento giusto.
Nel frattempo, il Ministero conta i bocciati, l’Anci chiede omogeneità, le autoscuole registrano il tutto esaurito e nelle sale d’attesa delle motorizzazioni di tutta Italia qualcuno sta ancora memorizzando la risposta alla domanda sul comportamento corretto in caso di nebbia fitta su una strada extraurbana principale con limite di 90 km/h.
















