venerdì 24 Aprile 2026 - 15:03:16

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La denuncia della T&E: “L’ibrido plug-in? Il più grande bluff nella storia dell’auto”

Accidenti, anche sul fatato mondo della mobilità elettrica iniziano a calare le prime ombre, comprese quelle più nere e minacciose, che puzzano di bluff in rotta di collisione.

In fondo era inevitabile: prima o poi arriva sempre qualcuno che si mette d’impegno a spulciare dati, misurare e comparare.

La via di mezzo che piace agli italiani

Questa volta, una mannaia che fa suonare all’unisono tutti gli allarmi si è abbattuta sul mondo delle ibride plug-in, altrimenti dette “PHEV”, particolare categoria di elettriche che sotto il cofano fanno convivere un motore termico ed un powertrain elettrico dotato di batteria da ricaricare con tanto di cavi.

Peraltro, una delle soluzioni intermedie che sembrano piacere di più agli automobilisti italiani, ancora poco allettati dall’idea di dare fiducia totale alle batterie ma soprattutto alla troppo ottimistica percorrenza strombazzata dalle case.

L’analisi di un’organizzazione europea

È proprio sulle ibride plug-in che la “T&E” (Transport & Environment), organizzazione europea che segue il processo di decarbonizzazione dei trasporti nel vecchio continente, ha deciso di accendere i riflettori.

In silenzio, lavorando per quasi due anni, i tecnici della T&E hanno passato al setaccio il consumo reale di 127mila veicoli immatricolati nel 2023, e i risultati sono finiti in un dossier che sta facendo parecchio rumore, anche perché sotto traccia nasconde l’ennesimo tentativo di gioco delle tre carte messo in scena dalle case dopo l’ormai leggendario Dieselgate.

Un nuovo scandalo?

Dai risultati dell’analisi, emerge che le PHEV emetterebbero in media non 30 grammi di CO2 per km, come dichiarato dei test ufficiali WLTP, ma ben 135 grammi, ovvero il 19% in meno dei 166 emessi mediamente dai vecchi diesel e benzina, ormai avviati all’archivio dei ricordi.

Il ciclo WLTP? Inutile come il NEDC

Sotto accusa, ancora una volta, è finito il sistema WLTP (Worldwide Harmonised Light Vehicle Test Procedure), nuova procedura standard di test su consumi, autonomia ed emissioni a cui vengono sottoposte le auto in fase di omologazione, considerato anche stavolta, al pari del precedente NEDC, troppo rarefatto e irreale perché realizzato su percorsi in cui il motore termico è costretto a intervenire assai di rado, cosa che difficilmente accade nella realtà.

Ma c’è di peggio, perché anche quando le plug-in viaggiano in elettrico, i test hanno mostrato un consumo medio di tre litri di benzina ogni 100 km, ovvero 68 grammi di CO2 immessi nell’atmosfera, otto volte superiori al valore dichiarato nei test.

E per assurdo, più sale l’autonomia elettrica più aumentano i consumi: al di sopra dei 75 km di percorrenza a emissioni zero, le plug-in emettono più CO2 in forza di un’equazione infallibile: aumentando il peso complessivo, anche per via delle batterie da portare a spasso, aumenta il consumo di carburante e di pari passo quello elettrico.

Pagano sempre i soliti

Come ogni pateracchio che si rispetti, anche questa volta tutto si può tradurre in denaro sonante, con una spesa annuale quantificata in 500 euro in più del previsto fra carburante e ricariche per ogni automobilista.

E questo, senza contare che l’acquisto di un’ibrida plug-in comporta in genere una spesa d’acquisto superiore perfino di un’elettrica pura.

Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, non usa mezzi termini: “Gli ibridi plug-in sono uno dei più grandi bluff della storia dell’auto.

Le loro emissioni si avvicinano a quelle delle auto a benzina e, persino in modalità elettrica, corrispondono a otto volte i valori dichiarati nei test ufficiali.

Non c’è retorica sulla neutralità tecnologica che possa negare l’evidenza: a un decennio dal loro lancio, queste auto continuano a deludere le aspettative”.

Un business che piace alle case

Eppure, l’avvento delle plug-in è diventata una rara occasione di sorriso per le case, che a gran voce chiedono all’UE di poter continuare a venderle anche dopo il 2035, l’anno in cui nel vecchio continente dovrebbe scattare l’addio definitivo ai motori termici.

E per di più, con l’aggiunta della cancellazione degli “utility factor”, il rapporto tra km percorsi in elettrico e la percorrenza totale che nei piani europei dovrebbe diventare sempre più stringente verso le emissioni di CO2.

“Negare i dati chiarissimi di cui disponiamo e continuare a trattare le ibride plug-in per quello che non sono, ovvero auto pulite, significasabotare le norme sulle emissioni delle auto – conclude Boraschi – invece di orientare il mercato verso veicoli elettrici accessibili, una mossa del genere incoraggerebbe le case automobilistiche a immettere sul mercato altri ibridi plug-in, costosi e inquinanti.

Sarebbe un invito a distogliere investimenti e capacità industriale dai veicoli elettrici, di cui invece i consumatori e il clima hanno disperato bisogno”.

All’Asphaltica World 2025 di Bari si disegnano le strade del futuro

Asphaltica World
La Fiera del Levante di Bari - foto © Asphaltica World

Dal 29 al 31 ottobre la Fiera del Levante diventa il centro nevralgico dell’innovazione infrastrutturale.

Infatti, Asphaltica World 2025 porta con sé tutto il know-how tecnologico, istituzionale e industriale della filiera dell’asfalto.

L’evento, ideato da SITEB (Strade Italiane e Bitumi) e organizzato da BolognaFiere, è sostenuto da partner strategici come il MIT, ANAS, PIARC, il Politecnico di Bari e la SIIV.

Una piattaforma strategica per la filiera stradale

L’edizione 2025 si distingue per tre macro-temi chiave: sostenibilità, Intelligenza Artificiale e sicurezza.

Questi argomenti sono affrontati attraverso un format di incontri “Agorà”, veri e propri spazi di dialogo tecnico e strategico.

Con oltre 50 aziende espositrici e 28 convegni tematici in tre giorni, Asphaltica World conferma il proprio ruolo di vetrina tecnologica e luogo di confronto tra imprese, istituzioni, università e operatori del settore, nazionali e internazionali.

Il primo Agorà sarà dedicato alle strategie per ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture durante tutto il loro ciclo di vita.

L’obiettivo – spiega Stefano Ravaioli, Direttore Generale SITEB – è massimizzare il riciclo dei materiali, prevenire i rifiuti, ridurre i consumi energetici e adottare pratiche più sostenibili nella costruzione e manutenzione”.

La seconda giornata sarà dominata da uno dei temi più “caldi” del settore: come l’Intelligenza Artificiale e la connettività possono trasformare la rete stradale in una piattaforma dinamica e intelligente.

Docenti universitari ed esperti aziendali si alterneranno per delineare scenari concreti.

Dalla sensoristica integrata nell’asfalto alla gestione predittiva della manutenzione, dalla mobilità connessa fino alla preparazione delle infrastrutture per veicoli autonomi.

Ambito Soluzione AI Beneficio
Manutenzione predittiva Analisi dati sensori + modelli ML Interventi mirati, meno chiusure
Gestione traffico Algoritmi adattivi Fluidità e riduzione congestione
Sicurezza attiva Riconoscimento anomalie in tempo reale Allerta immediata e prevenzione incidenti
Pianificazione urbana Modelli digital twin Simulazioni accurate e decisioni data-driven

Secondo gli organizzatori, le strade stanno diventando parte integrante dell’ecosistema digitale e l’infrastruttura dovrà essere pronta ad ascoltare e dialogare con veicoli e utenti.

Il terzo Agorà, dal titolo “Sicurezza Circolare – Norme, Formazione, Progetto, Sostenibilità, Innovazione, Futuro”, affronterà la safety come criterio guida trasversale.

La riflessione si estenderà dai ponti alle gallerie, dalle barriere alla segnaletica intelligente, con il contributo di ANAS, MOVYON (Gruppo Autostrade per l’Italia) e dei principali attori del comparto.

Cent’anni di mobilità in Puglia

Parallelamente, l’Automobile Club di Bari BAT celebrerà i 100 anni dalla sua fondazione con il convegno “100 anni di mobilità, dal passato una prospettiva per il futuro”, patrocinato dalla Regione Puglia.

Un viaggio storico-tecnologico che intreccia sviluppo infrastrutturale e innovazione dei trasporti, con la partecipazione di Geronimo La Russa, Presidente ACI, rappresentanti MIT e docenti del Politecnico di Bari.

Per Antonio Bruzzone (CEO BolognaFiere), l’evento “rafforza la collaborazione con la Fiera del Levante e valorizza un polo fieristico strategico per il Sud Italia”.

Asphaltica World
foto © Asphaltica World

Anche Gaetano Frulli, presidente di Nuova Fiera del Levante, sottolinea come Asphaltica World sia “più di una fiera: uno spazio di dialogo dove nascono visioni condivise e soluzioni sostenibili per la mobilità futura”.

Il futuro si costruisce… strato dopo strato

Sostenibilità ambientale, Intelligenza Artificiale e sicurezza non sono più compartimenti stagni.

A Bari, per tre giorni, si intrecceranno in un unico grande cantiere di idee e tecnologie. Le “strade del futuro” non sono solo quelle che percorreremo con i nostri veicoli, ma anche i percorsi che tracciamo oggi, progettando infrastrutture più resilienti, intelligenti e umane.

Gara Sprint F1 in Texas: Verstappen favorito dalle Safety Car, botto fratricida tra Piastri e Norris

Austin
Il podio della gara Sprint di Austin con Russell, Verstappen e Sainz - foto © Red Bull Content Pool

Due safety car per una gara di soli 19 giri, persino quello finale è avvenuto sotto neutralizzazione.

Le perplessità di chi non ama le gare Sprint – qui stiamo parlando di quella di Austin, GP degli Stati Uniti – trovano nuova linfa.

Il pubblico locale ha comunque applaudito e dopo la Sprint s’è goduto le qualifiche. Insomma, ci sono ragioni per chi sta da una parte e ragioni per chi sta dall’altra.

In ogni caso la “garetta” (come la chiamano i detrattori) è stata vinta da Max Verstappen, bravo in due mosse decisive: conquistare la pole e, grazie a una buona partenza, tenersi fuori dai guai.

Considerando che il duo della McLaren è andato in bianco (due piloti su due fuori gara alla prima curva) i punti conquisati da Max pesano molto. Alla vigilia della corsa “vera” il campione del mondo vede il suo distacco da Oscar Piastri ridotto a 55 punti.

Austin
Verstappen ha resistito agli attacchi di Russell – foto © Red Bull Content Pool

Sono tanti e mancano sei gare (inclusa Austin ed escluse le Sprint), ai posteri l’ardua sentenza. Difficile che superMax rientri davvero in lotta per il titolo, però – tanto per stare sui luoghi comuni – mai dire mai.

Oscar, poco sangue freddo

La gara in Texas, quella vera che deve ancora corrersi, così come probabilmente tutte le prossime (non ce ne voglia Verstappen), vivrà sul duello tra Piastri e Norris.

Nella Sprint una manovra molto azzardata dell’australiano alla prima staccata ha messo fuori gara il compagno di squadra Lando Norris oltreché l’incolpevole Hulkenberg: zero a zero tra i due, ma un botto in famiglia che ricorda celebri incidenti tra compagni di squadra che non si sopportavano – Hamilton e Rosberg, tanto per citarne due.

Non siamo a quello, le dichiarazioni post gara di entrambi sono state all’insegna del vogliamoci bene, ma è chiaro che la rivalità sta diventando incandescente.

Austin
Bagarre tra i due piloti Ferrari, con Hamilton che supera Leclerc a metà gara dopo un errore del monegasco – foto © Pirelli.com

E Oscar ha mostrato pochissimo sangue freddo. Si vedrà come staranno le cose (vuoi gli umori, vuoi la classifica) dopo il Texas e in vista del GP del Messico. Comunque la responsabilità la si può iscrivere a Piastri, anche se la direzione gara non ha presso provvedimenti nei suoi confronti.

Russell, un solo colpo (a vuoto)

A parte SuperMax e a parte la frittatona McLaren nella Sprint è emersa la non inattesa verve di George Russell e della sua Mercedes.

L’inglese ha pure provato il colpaccio di un sorpasso, ma non ce l’ha fatta e forse (dicasi forse) ha ecceduto forzando Verstappen fuori pista.

Nemmeno nel suo caso ci sono stati provvedimenti, dunque non si può dire che abbia commesso un’infrazione.

Austin
Nell’attacco a Verstappen, Russell (qui con Antonelli) si è comportato un po’ da fuorilegge texano… – foto © AmgMercedesFormula1Media/R.Pardon

Di certo 11 giri di gara vera (su 19 totali) non hanno permesso al pilota della Stella di dare fondo a ogni sua risorsa, consentendo invece a Verstappen di gestire facilmente la sua posizione di leader.

Ci è riuscito in condizioni molto, molto più difficili

Elkann e la fiducia a Vasseur

E la Ferrari? Non tra i protagonisti, come ampiamente previsto e atteso.

Leclerc e Hamilton hanno un po’ duellato tra loro, l’inglese ha passato il monegasco che forse aveva qualche danno da detriti al fondo della sua auto.

In assoluto non s’è visto granché. Prima della gara la Ferrari ha diffuso una nota: “In occasione del 50º Anniversario della National Italian American Foundation (…) a Washington (…)” il presidente John Elkann ha voluto affermare la “piena fiducia nel Team Principal, Fred Vasseur, e nel lavoro che sta portando avanti insieme a tutti i colleghi della Scuderia Ferrari – meccanici, ingegneri e piloti – impegnati questo weekend ad Austin”. Inoltre ha voluto ribadire “l’importanza del gioco di squadra da parte di tutti per mantenere alta la concentrazione sull’unico obiettivo che conta: dare sempre il massimo in pista”.

Un tempo si diceva che smentire una notizia equivale a darla due volte. Questa, attenendosi a un’interpretazione lessicale, non è una smentita.

Ma è certo che la pressione su Vasseur, a dispetto del rinnovo di contratto dello scorso luglio, stava nuovamente crescendo. Nessuno pensa davvero che la Ferrari voglia tagliare il manager francese, ma questa stagione così terribilmente avara di soddisfazioni non può non pesare.

Austin
Le voci che davano Vasseur in bilico prima del chiarimento di Elkann non mettevano in discussione i piloti – foto © Ferrari.com

Sembra quasi che la conferma sia più una costrizione (dovuta anche alla difficoltà di individuare un figura alternativa) che non una scelta. La Formula 1 è spettacolo, tecnologia, soldi, glam. Ma è ancora (per fortuna) uno sport, nel quale contano i risultati.

Risultati che Vasseur sinora non ha portato. Questo, come ben sanno i tifosi della Rossa in Italia e nel mondo, mancano eccome.

Sainz, segnali di rinascita

Bello, infine, vedere Carlos Sainz sul podio – sia pure quello minore di una gara sprint.

Sainz merita e merita la Williams, squadra dal passato (remoto ormai) molto luminoso. I conti si faranno alla fine, ovviamente, anche per le squadre del mid field.

Ma da adesso i riflettori tornano sulla coppia McLaren e sulla difficoltà di gestire le ambizioni di due piloti che vogliono il Mondiale a ogni costo.

Ma certo avere alle spalle un molosso come Verstappen non è facile. Max è ancora distante, però pensate – pensiamo – che morsi saprebbe dare se arrivasse vicino…

Italjet Dragster 700 Twin: non chiamatelo scooter

Si chiama Italjet Dragster 700 Twin e il nome Dragster può far subito pensare a uno scooter.

Tuttavia questo veicolo, presentato non a caso presso l’Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola, ha caratteristiche uniche che lo distinguono nettamente da ciò che è in circolazione.

Dragster 700 Twin: in perfetto ‘stile Italjet’

Il Dragster 700 Twin è stato sviluppato presso il Centro Stile Italjet di Castel Guelfo di Bologna sotto la guida di Massimo Tartarini, Presidente e CEO di Italjet, che ha così sintetizzato il progetto:

“Il DRAGSTER 700 TWIN si distingue per la sua personalità unica: anima racing, design fuori dagli schemi e tecnologia all’avanguardia, per un’esperienza di guida coinvolgente e divertente, che incarna perfettamente la filosofia Italjet”.

“Un ringraziamento speciale va al Team Gresini la cui preziosa collaborazione ha reso l’evento di lancio ancora più emozionante, offrendo alla stampa e agli ospiti l’opportunità di vivere l’adrenalina della pista“.

Italjet Dragster 700 Twin: i contenuti

Partiamo ovviamente dal motore, che è un bicilindrico parallelo a otto valvole raffreddato a liquido da 692 cmc da 68CV (51kW) a 8500 giri/minuto.

Con un peso complessivo di 190 kg il Dragster 700 può arrivare a 190 km/h con un’accelerazione, grazie al cambio a 6 marce a pedale, non meno brillante di una moto tradizionale con motore analogo.

Il Dragster 700 Twin sarà anche disponibile in versione da 35kW, omologata per la guida con patente A2.

La ECU fornita da Bosch assicura prestazioni ottimali in ogni condizione e il rispetto della nuova normativa Euro5+ con massima limitazione anche delle emissioni di CO2.

Come tradizione Dragster, il telaio è a traliccio in tubi d’acciaio speciale ad alta resistenza con cannotto di sterzo in alluminio.

L’impianto frenante, dotato di ABS, è di derivazione racing e prevede pinze radiali Brembo a quattro pistoncini che mordono due dischi flottanti anteriori da 270mm.

Il disco posteriore è da 260mm.

Di qualità anche le sospensioni Marzocchi, con all’anteriore una forcella a steli rovesciati (USD) e un monoammortizzatore con precarico molla regolabile: un setup tecnico da competizione.

La sospensione posteriore utilizza un sistema brevettato che permette di variarne il comportamento.

I cerchi da 15″ montano pneumatici Pirelli Corsa nelle dimensioni 120/70-R15 all’anteriore e 160/60-R15 al posteriore.

Il serbatoio da 16 litri (con riserva di 3 litri) assicura autonomia per ogni tipo di percorso.

Le dimensioni compatte del Dragster 700 Twin, il passo è di 1.553 mm, lo rendono agile e versatile sia in città sia nei percorsi misti.

L’altezza della sella è di 815 mm, mentre l’altezza da terra di 170mm offre stabilità e sicurezza.

Prezzo e versioni

Il nuovo DRAGSTER 700 TWIN Premium Edition arriverà sul mercato a gennaio 2026 al prezzo di € 13.990 f.c. (IVA inclusa).

Il DRAGSTER 700 TWIN Premium Edition sarà proposto in due esclusive livree che ne esaltano il carattere sportivo: la combinazione Nero e Giallo e l’aggressiva colorazione Rosso/Bianco/Antracite,

Le consegne della Limited Edition, autentico oggetto da collezione già sold-out, sono  iniziate a ottobre.

Le maggiori vendite per questo esclusivo modello da collezione si sono registrate in Italia, Germania e Spagna, mentre in Asia il successo è stato trainato dagli appassionati delle Filippine, del Giappone, della Tailandia e della Malesia, confermando l’attrattiva globale del marchio.

Il solido legame tra Italjet e il Team Gresini

La presentazione mondiale all’Autodromo di Imola è stata resa ancora più speciale dalla presenza del Team Italjet Gresini Moto2, con i piloti Albert Arenas e Darryn Binder protagonisti di alcuni giri dimostrativi con ilò Dragsater Limited Edition, che hanno celebrato il profondo legame tra Italjet e il mondo delle corse.

Un sodalizio vincente che verrà rinnovato anche per il 2026, confermando Italjet nel ruolo di Title Sponsor del Team Gresini Moto2.

SCHEDA TECNICA ITALJET DRAGSTER 700 TWIN

Lunghezza: 2.120mm
Larghezza: 1.124mm
Altezza: 1.230mm
Altezza sella: 815mm
Interasse: 1.553mm

 

PRESTAZIONI
Velocità massima: 190 km/h
Potenza massima: 68 CV (51 kW) @8500rpm
Coppia: 70 Nm @6000rpm
Peso a secco: 190 kg
Peso Max. in ordine di marcia: 390 kg
Sistema di illuminazione: LED
Consumo carburante circa 2,7 L/100 km
Capacità serbatoio 16 litri

 

MOTORE E TRASMISSIONE
Sistema di accensione Bosch
Cambio 6 marce comando a pedale
Motore Bicilindrico raffreddato a liquido
Cilindrata 692 cmc
Motore 4 tempi
Frizione A bagno d’olio
Avviamento elettrico
Trasmissione catena
PNEUMATICI, SOSPENSIONI E FRENI
Freno anteriore 270 mm doppio disco idraulico
Freno posteriore 260 mm disco idraulico
Sistema ABS
Pneumatico anteriore 120/70-R15
Pneumatico posteriore 160/60-R15
Sospensione anteriore Forcella Marzocchi USD
Sospensione posteriore Monoammortizzatore Marzocchi

Regolabile e Altezza Regolabile

Nissan Leaf, la pioniera che ha fatto carriera

Nel 2010, quando sul mercato si affaccia la prima “Leaf”, l’elettrico è ancora un’idea interessante, ma a cui sarebbe servito più tempo per lavorarci su.

Nulla di così strano: allora, il mondo dell’auto era totalmente concentrato su benzina e gasolio, con l’aggiunta del terzo incomodo, il Gpl, ma più di lì non si andava, come testimoniato dai 16 sparuti modelli sul mercato, piccole particelle di sodio rispetto ai quasi 190 di oggi.

Ma il tempo non è un galantuomo, e nel giro di 15 anni appena, l’equivalente di un atomo di tempo, il mondo ha vissuto un paio di carpiati, compresa una delle più profonde rivoluzioni dell’automotive.

2010, arriva la pioniera

Pensieri che non valevano per Nissan, convinta che il primo decennio del nuovo millennio fosse il momento giusto per giocare d’anticipo lanciando un modello che nell’acronimo del nome ne racconta ancora oggi l’essenza: “Leading, Enviromentally friendly, Affordable, Family Car”, in una parola Leaf, appunto.

Nel dettaglio, una city-car con motore elettrico AC sincrono da 80 kW, o 109 CV detto in altro modo, con appena 250 km di autonomia.

Come ricorda Marco Toro, presidente e AD di Nissan Italia, “Malgrado il mondo si fosse ormai rassegnato in buon ordine all’idea di ricaricare le batterie, dal cellulare al PC portatile, questo principio curiosamente non valeva per l’auto. E per di più, le poche elettriche in circolazione dovevano giocoforza essere brutte da vedere, sacrificando il piacere del design alle esigenze della massima efficienza possibile”.

L’elettrica più venduta al mondo

Eppure, i sospetti di aver fatto centro si materializzano nel 2013, quando Leaf vince il titolo di veicolo elettrico più venduto nel mondo, con 700mila pezzi, e in Italia, con 50mila esemplari consegnati ad altrettanti impavidi clienti, così innamorati dall’ambiente da mettere in conto la difficoltà di trovare colonnine di ricarica funzionanti.

2017, l’atto secondo

Nel settembre del 2017 arriva la seconda generazione di Leaf: è più grande, più bella da vedere e molto più ricca di dotazioni multimediali, ma soprattutto il motore elettrico garantisce l’equivalente di 150 CV e 320 Nm di coppia, con una percorrenza di 385 km circa concessi dalla batteria agli ioni di litio da 40 kWh.

2025, la nuova Leaf

È un amen o poco più arrivare al 2025, l’anno della terza generazione di Leaf, nel frattempo diventata una dei modelli più emblematici della gamma Nissan, che oggi si ritaglia la definizione di “piacere di guida ad alta definizione”.

Un piacere che inizia dal design, messo insieme dal Global Design Studio di Atsugi, in Giappone, dove è stata studiata prendendo ispirazione dai crossover per apparire snella, muscolosa e accattivante in un colpo solo. Particolari i gruppi ottici, che anteriormente seguono una linea continua lungo tutto il cofano per concludersi con due “baffi” che sembrano diradarsi, mentre dietro le due linee orizzontali e le tre verticali sono la rappresentazione del marchio Nissan, che tradotto dal giapponese significa “Due e tre”.

Le superfici – su 4,35 metri di lunghezza, 1,81 di larghezza e 1,55 di altezza – sono scolpite quanto basta per raggiungere un CX di 0,25 grazie anche a dettagli come le maniglie a filo e la curva continuo del tetto che si conclude sull’accenno di spoiler posteriore.

L’autonomia? Non è più un problema

L’autonomia, per cominciare, il tallone d’Achille dell’universo elettrico, Leaf lo risolve dichiarando una percorrenza pari a 440 km (224 a 130 KM/H) con la batteria Standard da 52 kWh che diventano 622 (330 a 130 km/h) sulla Long Range da 75 kWh (ciclo WLTP), con in più la possibilità di ricarica rapida a 150 kW in corrente continua per mettere al caldo 420 km in una trentina di minuti.

La gestione termica intelligente, la nuova frontiera

Ma nulla sarebbe, se la batteria non viaggiasse di pari passo con la tecnologia di bordo attraverso un sistema intelligente di gestione termica in grado scaldare o raffreddare il pacco batterie per favorire tempi di ricarica ancora più rapidi. In pratica, una volta inserita la destinazione, il sistema “Route Planner” di Google Maps calcola i tempi, le soste necessarie e i punti dove effettuarla, togliendo “l’ansia da ricarica” che rischiava di entrare fra gli stress curati dalla psichiatria.

Fra optional e colori

Il bagagliaio, con portellone elettrico, promette 437 litri di spazio disponibile a cui è possibile aggiungere le barre trasversali per il tetto. Fra gli optional anche la pellicola protettiva per il paraurti posteriore, il rivestimento reversibile per il bagagliaio, le protezioni illuminate per le soglie, i cerchi fino a 19” e le calotte dei retrovisori in carbonio.

Ultimo accenno alle opzioni dei colori esterni, che comprendono l’azzurro simbolo della terza generazione di Leaf, il “Luminous Teal”, e al tetto panoramico oscurante.

Interni tecno-eleganti

L’interno è gradevole, accogliente fin da subito: le plastiche, piacevoli al tatto anche nelle parti in cui appaiono più dure, si alternano con tessuti e materiali ecosostenibili.

La plancia è dominata da due display da 14,3” con una nuova grafica, il primo riservato alla strumentazione e l’altro al reparto infotainment con la connettività garantita dai servizi NissanConnect con aggiornamenti over-the-air e l’impianto Bose che riserva al poggiatesta del conducente una fonte audio riservata che risulta particolarmente utile quando in auto si chiacchiera e si rischia di perdere le indicazioni del navigatore.

Alla quasi totale scomparsa di comandi fisici si salva il selettore del cambio, quattro tasti fra cui scegliere su una plafoniera al di sotto dello schermo centrale, stesso punto da cui è possibile attivare l’e-Pedal e optare  fra le 4 modalità di marcia.

Il volante a due razze racchiude una moltitudine di tasti e tastini a cui serve un minimo di allenamento e sforzo mnemonico, ma una volta imparati permettono di velocizzare i comandi.

Quel che non si vede

L’ultima nata di casa Nissan nasce sulla piattaforma CMF-EV, variante riservata alle elettriche del pianale CMF-C/D progettato nel 2013, ai tempi dalla triplice alleanza con Renault e Mitsubishi, che nel caso di Leaf ospita un motore elettrico con 160 kW di potenza e 355 Nm di coppia, con accelerazione 0-100 in 7,6 secondi e 160 km/h di velocità massima.

Alla ricerca del massimo confort e controllo di guida, Leaf adotta sospensioni MacPherson all’anteriore e multi-link dietro, mentre fra le tecnologie di bordo il “Pro Pilot Assist” con Navi-link per mantenere la vettura entro le corsie e garantire la distanza dagli altri, l’e-Pedal Step con frenata rigenerativa su 4 livelli, la telecamera frontale all’altezza delle ruote anteriori e l’Around View Monitor, basato su 4 telecamere perimetrali con vista dall’alto a 360° in 3D per individuare eventuali ostacoli su qualsiasi lato. A completare il capitolo cruise control intelligente e monitoraggio del conducente.

Nata per essere tranquilla

La guida è piacevole e semplice tanto in città quanto fuori, con la squadra al completo degli Adas pronta a reagire ad ogni più piccola svista del conducente. Certo, non si tratta – e neanche è voluto – di una vettura nata per essere dinamica e sportiva, dettaglio che influisce positivamente sui consumi, che nell’uso urbano si aggirano su 13,7 kWh per 100 km, decisamente coerenti con quanto dichiarato dalla Casa.

Appuntamento alla prossima primavera

Nissan Leaf, che arriva nel momento in cui sono ai nastri di partenza gli incentivi statali, viene proposta ad un prezzo speciale di 25.900 euro, calcolando 11mila euro di incentivi possibili. Il resto del listino sarà diffuso a novembre, mentre per vederla sulle strade bisognerà aspettare la prossima primavera.

Alfa Romeo Tonale 2026 con più grinta e più stile

Tonale
Tonale si rinnova nel design con nuovi colori, interni premium e motorizzazioni Euro 6E Bis - foto © Stellantis

Alfa Romeo Tonale si aggiorna nella tecnica e si arricchisce nell’offerta commerciale con più colori carrozzeria, un nuovo allestimento e con la passione di sempre.

La Tonale in corso di presentazione alla stampa mondiale a Pisa ha subito tanti piccoli interventi mirati per accrescerne ulteriormente il carattere sportivo e il fascino di un design sempre riconoscibile.

Il frontale si contraddistingue per il nuovo scudetto concavo tridimensionale, ispirato alla 33 Stradale e alla GT 2000. Anche il leggendario “trilobo” è stato reinterpretato per massimizzare il senso di orizzontalità e dare limpressione di una vettura ben piantata a terra.

Sportività scolpita nei dettagli

Le prese daria inferiori rafforzano il family feeling con Junior, mentre le nuove aperture laterali si rifanno al linguaggio racing delliconica Giulia GTA.

Tonale
La vista laterale è contraddistinta dai nuovi cerchi da 19” Stile, dal design tecnico e moderno – foto © Stellantis

Lequilibrio delle proporzioni è accentuato dallo sbalzo anteriore ridotto e dalle carreggiate allargate di circa 10 mm per garantire anche maggiore stabilità, senza modificare telaio e mozzi ruota.

La vista laterale è contraddistinta dai nuovi cerchi da 19Stile con un design fedele alla tradizione e dai 20Fori, dal design tecnico e moderno, oltre che più leggeri a tutto vantaggio delle masse non sospese.

Infine, gli stemmi Alfa Romeo frontali e posteriori in bianco e nero, coerenti con la strategia inaugurata dalla Junior, e la scritta posteriore Tonale nera sugli allestimenti Veloce e Sport Speciale, completano laggiornamento estetico.

Edizione speciale Milano Cortina 2026

C’è poi una nuova edizione di lancio denominata Milano Cortina 2026 a suggellare la partnership con i Giochi Olimpici, con Alfa Romeo Automotive Premium Partner come a Torino 2016.

L’abitacolo evolve con materiali e dettagli premium, introducendo nuove combinazioni di colori e finiture.

Tonale
Rinnovato anche l’abitacolo grazie a materiali e dettagli premium con nuove combinazioni di colori – foto © Stellantis

Per esempio, i nuovi sedili a cannelloni rivestiti in pelle rossa con cuciture dellabitacolo coordinate oppure in Alcantara bicolore nero/bianco abbinati alla ricca fascia plancia rivestita sempre in Alcantara con impuntura a contrasto.

Interni premium e tecnologia raffinata

Il nuovo selettore del cambio rotativo è posizionato sulla console centrale ridisegnata.

Unisce modernità e funzionalità, permettendo anche la gestione dei rapporti tramite i paddle in alluminio al volante, scavati dal pieno e solidali con il piantone dello sterzo.

Sulla versione Milano Cortina 2026 è disponibile una nuova luce ambientale multicolore su plancia a effetto gradiente dal design è ispirato alla pelle di serpente.

Alfa Romeo amplia la palette di colori disponibili per Tonale a otto tinte, con lintroduzione di tre nuove verniciature metallizzate.

Tre nuove tinte e tetto a contrasto

Si tratta di Rosso Brera, Verde Monza e Giallo Ocra. È inoltre disponibile il tetto nero a contrasto, anche in abbinamento al tetto apribile, che esalta ulteriormente il dinamismo e leleganza di Tonale.

Tonale
L’aggiornamento estetico è evidente anche sugli allestimenti Veloce e Sport Speciale – foto © Stellantis

Le motorizzazioni sono aggiornate alla normativa Euro 6E Bis.

Confermano il Diesel 1.6 litri da 130 CV, il mild-hybrid a 48V da 175 CV e l’ibrida plug-in da 270 CV con un Hybrid Control Processor (HCP) affinato che rende lerogazione più pronta, lineare e continua, oltre a migliorare i transitori dalla propulsione elettrica all’ICE e viceversa.

Motori aggiornati Euro 6E Bis

Tonale Ibrida monta il 1.500 cc Turbo quattro cilindri con turbina a geometria variabile (esclusivo per la Tonale) con cambio a doppia frizione a 7 rapporti e trazione anteriore.

Il Diesel è disponibile con trasmissione automatica a doppia frizione a 6 rapporti, sempre a trazione anteriore e garantisce consumi contenuti rappresentando una soluzione ideale per luso intensivo.

Al vertice della gamma si colloca la variante ibrida plug-in Q4 con trazione integrale elettrificata e cambio automatico a 6 rapporti, massima espressione di Tonale per prestazioni ed efficienza tecnologica.

Una gamma chiara e completa per ogni esigenza

Nuova anche la struttura di gamma che parte da una versione dingresso “Tonale” già ben equipaggiata, per poi salire con le versioni Sprint, Ti e Veloce.

A completare lofferta arriva lEdizione Speciale di lancio Milano Cortina 2026.

Tonale
Gli stemmi Alfa Romeo frontali e posteriori in bianco e nero sono coerenti con la strategia inaugurata dalla Junior – foto © Stellantis

Mazda 6e: tecnologia e tocco artigianale giapponesi [VIDEO]

Mazda 6e

Indice dei contenuti

Mazda, di fronte all’evolversi di uno scenario dagli orizzonti confusi e non meglio definiti, sceglie l’APPROCCIO MULTI SOLUTION, che si apre a ventaglio su diverse offerte meccaniche: dall’Ibrido, all’Elettrico, dal Rotativo al Diesel fino al propulsore Endotermico tradizionale.

Si invertono le posizioni in quanto il Costruttore non sceglie ma propone una gamma estesa mentre la scelta è completamente appannaggio del cliente.

Questo è il caso appunto della Nuova 6e presentata a Bruxelles a metà gennaio e da oggi in Italia.

La Mazda 6e viene indicata dalla casa come ‘Ammiraglia’ forse perché in qualche misura evoca le grandi vetture a tre volumi come Audi, B.M.W. Serie 7 e Mercedes “S”, ma il termine già in uso negli anni ’60 evocava un modello al vertice di una gamma coesa e coerente.

Oggi l’approccio Multi Solution fa si che ogni scelta top in gamma possa identificare il prodotto come ‘Ammiraglia’ e non come un modello che si pone indipendentemente al vertice di tutto.

Lo stile

La Mazda 6e si presenta, nei due prospetti laterali, con uno styling elegante nella forma del padiglione arrotondato che si ispira al lessico tradizionale occidentale, in altri dettagli, dalla linea della cintura in giù, prevalgono gli elementi lessicali della cultura formale orientale dove si susseguono elementi dai tratti sfuggenti, sghembi, divergenti, dove concavo e convesso non procedono in linea armonica, ma in contrasto intrinseco. Sono in buona sostanza il ripescaggio degli elementi stilistici che caratterizzano, ad esempio, l’architettura e il costume del Sol Levante.

L’ergonomia

Un altro punto della nostra possibile disamina consta della valutazione ergonomica. Diciamo subito che per una vettura Sedan a quattro porte si evince immediatamente la differenza fra abitabilità anteriore e posteriore. Il posto di guida risulta ergonomicamente perfetto con un display purtroppo eccessivo, che toglie visibilità al parabrezza, troppo.

O si guida o si guardano i display, troppo grandi; intervenga il Legislatore a tutela della sicurezza dei cittadini.

Per la seduta posteriore cambia la considerazione, in quanto il pavimento dell’abitacolo, per fare presumibilmente spazio agli accumulatori, risulta troppo alto, inducendo le persone di statura (oltre il metro e ottanta) a una seduta scomoda.

 

Pininfarina Classiche con Broad Arrow e la Jaguar XJ-S da sogno

Pininfarina
La Jaguar XJ-S Pininfarina - foto © Pininfarina

Alla Fiera Auto Moto d’Epoca 2025, l’eccellenza del design italiano incontra il mondo del collezionismo internazionale.

Ed è qui che nasce la collaborazione tra Pininfarina e Broad Arrow, con una protagonista d’eccezione.

La cornice è appunto quella di Auto Moto d’Epoca Bologna 2025, appuntamento imperdibile per collezionisti e appassionati di tutto il mondo.

Dal 23 al 26 ottobre, tra le protagoniste della fiera spiccherà una presenza d’eccezione.

Infatti, Pininfarina sarà ospite dello stand di Broad Arrow, la prestigiosa casa d’aste internazionale specializzata in vetture da collezione.

L’occasione segna l’avvio ufficiale di una nuova partnership tra le due realtà, destinata a lasciare il segno nel panorama del collezionismo automobilistico.

Broad Arrow potrà infatti offrire ai propri clienti la certificazione “Pininfarina Classiche”, un programma che riporta alla luce, con rigore tecnico e storicità documentata, le specifiche originali dei modelli firmati dalla celebre carrozzeria torinese.

Il valore dell’autenticità

Lanciato nel 2024, il programma “Pininfarina Classiche” nasce da un imponente lavoro di catalogazione dell’archivio storico aziendale.

Obiettivo semplice ma ambizioso è rilasciare attestati ufficiali per vetture classiche e youngtimer disegnate e prodotte da Pininfarina, tutelandone così il patrimonio storico e aumentandone il valore sul mercato.

Il programma copre i modelli realizzati per marchi come Fiat, Lancia, Peugeot, Alfa Romeo e, naturalmente, Ferrari, per la quale Pininfarina ha spesso firmato carrozzerie e componenti originali.

Ogni certificazione contiene una serie di dati tecnici e storici fondamentali per identificare in modo univoco il veicolo.

Informazione certificata Descrizione
Mercato di destinazione Paese per cui l’auto fu originariamente prodotta
Modello e codice tipo Identificazione precisa del progetto Pininfarina
Colore esterno e finiture interne Configurazione originale documentata
Data di uscita dagli stabilimenti Informazione cronologica certificata
Numeri di telaio e motore Elementi chiave per la tracciabilità storica

Questa documentazione rappresenta un valore aggiunto strategico per i collezionisti.

Non solo come strumento di autenticazione in caso di vendita o restauro, ma anche come elemento culturale capace di tramandare con esattezza la storia di ogni singolo esemplare.

Jaguar XJ-S Pininfarina: eleganza britannica, anima italiana

Per sottolineare l’importanza della nuova collaborazione, Pininfarina ha scelto di portare a Bologna un pezzo unico e iconico: la Jaguar XJ-S Pininfarina.

Esposta per tutta la durata della fiera sullo stand Broad Arrow, questa vettura rappresenta una delle più affascinanti interpretazioni italiane di un classico britannico.

Pininfarina
foto © Pininfarina

La Jaguar XJ-S Pininfarina fu presentata nel 1978 al Salone di Birmingham, su richiesta della Casa di Coventry, che chiese a Pininfarina di reinterpretare la sua coupé in chiave italiana.

Il risultato fu una spider più corta, larga e sportiva rispetto alla XJ-S di serie, dotata di tetto apribile, fari a scomparsa e un design armonioso che anticipava molti stilemi Jaguar futuri.

Con il suo mix di eleganza e innovazione, la XJ-S Pininfarina non fu mai prodotta in serie, ma divenne una dichiarazione di stile senza tempo, perfettamente capace di coniugare la classicità britannica con la visione progettuale italiana.

Accanto a lei, nello stand Broad Arrow, due icone assolute del design “made in Torino”: la Lancia B24 Spider e la Ferrari 275 GTB4, esempi intramontabili di raffinatezza e purezza stilistica.

Una partnership che guarda lontano

L’intesa tra Pininfarina e Broad Arrow va oltre la semplice presenza fieristica.

Da un lato, Pininfarina mette a disposizione la solidità del suo archivio storico e il prestigio del marchio, mentre dall’altro, Broad Arrow offre una piattaforma internazionale e un pubblico qualificato di collezionisti.

È un incontro strategico: l’autenticità certificata diventa un asset fondamentale in un mercato in cui la provenienza e la tracciabilità sono decisive per il valore collezionistico.

La memoria come strumento per il futuro

La scena bolognese di Auto Moto d’Epoca 2025 non è solo un tributo alla bellezza del passato, ma un laboratorio di memoria e innovazione.

Attraverso programmi come Pininfarina Classiche, il design italiano non si limita a essere celebrato, ma viene studiato, tutelato e proiettato verso il futuro con rigore tecnico.

E la Jaguar XJ-S Pininfarina, sotto i riflettori, non è solo un’auto unica ma il simbolo di un patrimonio condiviso, capace di attraversare decenni e confini, unendo passione e precisione.

Lubrificazione intelligente, arriva il nuovo FAG OPTIME C4 di Schaeffler

Schaeffler
foto © Schaeffler

Un lubrificatore smart, quattro uscite indipendenti, pressione elevata e controllo da app.

Il nuovo FAG OPTIME C4 ridefinisce la manutenzione predittiva e apre scenari inediti per la lubrificazione automatica in applicazioni industriali complesse.

La lubrificazione è un dettaglio critico spesso sottovalutato e ogni tecnico di manutenzione lo sa.

Una corretta lubrificazione è la prima linea di difesa contro i guasti dei cuscinetti volventi.

Una pressione troppo bassa, un grasso contaminato o un eccesso di lubrificante possono compromettere in poche ore ciò che un progetto ingegneristico ha costruito in anni. Nonostante questo, la rilubrificazione manuale resta una prassi diffusa: operazioni ripetitive, errori umani e tempi morti ne limitano l’efficacia.

Schaeffler, azienda tedesca con oltre 75 anni di innovazione nella Motion Technology, ha deciso di affrontare questo punto dolente in modo sistemico.

Dopo aver introdotto nel 2021 il lubrificatore intelligente OPTIME C1, la gamma si amplia oggi con un nuovo protagonista, il FAG OPTIME C4, un dispositivo che combina automazione, potenza e connettività.

Manutenzione più snella

Il cuore del nuovo FAG OPTIME C4 è la sua configurazione multipunto.

Quattro uscite indipendenti, programmabili singolarmente, la gestione centralizzata di più punti di lubrificazione con un solo dispositivo e una pressione di uscita di 70 bar, per raggiungere punti distanti o soggetti a elevate contropressioni.

Questa architettura riduce drasticamente il numero di dispositivi da installare, semplifica la configurazione e apre la strada a soluzioni di manutenzione predittiva anche in impianti complessi.

Per esempio, macchinari minerari o catene di trasmissione industriali, cioè contesti in cui un singolo punto di rilubrificazione automatica non è sufficiente, ma l’installazione di più lubrificatori indipendenti risulta spesso costosa e logisticamente complicata.

Più capacità e meno interventi manuali

Un altro punto di forza del C4 è la maggiore capacità delle cartucce.

Con 400 o 750 cm³ di grasso (oppure 850 cm³ di olio), i tempi di ricarica si allungano e i team di manutenzione possono pianificare gli interventi in modo più razionale.

Nelle applicazioni dove il consumo di lubrificante è elevato, finora la rilubrificazione automatica era spesso antieconomica, con il personale doveva intervenire frequentemente per sostituire o ricaricare le cartucce.

Con C4, questo limite viene superato, rendendo sostenibile l’automazione anche in ambienti gravosi o continui (come cave, acciaierie, cementifici o catene ad alta velocità).

Controllo e prevenzione in tempo reale

Il lubrificatore C4 si inserisce nell’ecosistema digitale OPTIME, che include soluzioni wireless per il monitoraggio delle condizioni (condition monitoring) e per la lubrificazione intelligente.

Attraverso l’app OPTIME è possibile programmare ogni uscita in modo indipendente (portata, intervalli, durata), si ricevono notifiche automatiche in caso di ostruzione delle linee, cartucce vuote, lubrificante errato o erogazione insufficiente e i dati vengono raccolti e integrati in una visione predittiva dell’impianto, anticipando eventuali guasti.

Questa sinergia fra meccanica di precisione e software di controllo è ciò che distingue le moderne strategie di manutenzione industriale.

Non si tratta più di “ingrassare” periodicamente, ma di gestire la lubrificazione come una funzione dinamica e misurabile, integrata nei sistemi di asset management.

L’approccio scalabile dell’Ecosistema OPTIME

Dal C1 al nuovo C4, la famiglia OPTIME dimostra un principio chiave della filosofia Schaeffler.

Cioè, integrare sensori, automazione e analisi dati in dispositivi semplici da installare e convenienti.

Tutti i dispositivi sono wireless, senza necessità di cablaggi complessi, sono scalabili, adattabili a piccoli impianti come a grandi siti produttivi, e infine sono controllabili via app, senza software proprietari costosi.

Con questa strategia, Schaeffler non si limita a vendere componenti, ma propone una piattaforma coerente.

In essa ogni elemento (dal cuscinetto al lubrificatore) contribuisce a una manutenzione predittiva realmente attuabile, anche per aziende di medie dimensioni.

Lubrificare il futuro

Il lancio del FAG OPTIME C4 non è semplicemente l’aggiunta di un nuovo prodotto, ma rappresenta un salto concettuale nella gestione della lubrificazione industriale.
Dove prima si agiva in modo reattivo e manuale, oggi è possibile programmare, controllare e ottimizzare.

Dove prima servivano quattro dispositivi separati, oggi ne basta uno.

In un contesto industriale sempre più orientato alla digitalizzazione e all’efficienza, anche un gesto apparentemente semplice come la lubrificazione può diventare un elemento strategico per la produttività e la sostenibilità.

E così, dietro a un flusso controllato di grasso o olio, scorre anche un pezzo del futuro dell’industria.

Schaeffler
foto © Schaeffler

Volkswagen Touareg FINAL EDITION: l’ultima col motore endotermico

Volkswagen Touareg Final Edition

La produzione della Volkswagen Touareg spinta con un motore a combustione interna terminerà nel 2026.

Per questo la Casa tedesca lancia l’edizione speciale Touareg Final Edition, che può essere ordinata in Italia fino alla fine di marzo 2026 a prezzi a partire da 91.500 euro.

Ha segnato l’ingresso della Volswagen nel mondo delle ammiraglie

Insieme alla berlina Phaeton, l’ammiraglia Suv di Volkswagen è sulla breccia dal 2002.

La nuova edizione speciale è caratterizzata da elementi di design specifici all’interno e all’esterno ed è firmata FINAL EDITION sui bordi dei finestrini delle porte posteriori, goffrata sulla pelle della leva del cambio e riportata sul rivestimento illuminato del cruscotto e sui battitacco.

Tecnologia e lusso da 20 anni

Con le sue dimensioni, le sue dotazioni e le sue tecnologie, la Touareg si è rapidamente affermata nella sua classe grazie a un design sobrio e al tipico understatement che piace a chi non ama ostentare.

I suoi interni sono stati eleganti in ogni generazione, con elevati standard di qualità e comfort, oltre a molte nuove dotazioni tecniche.

Molte caratteristiche della Touareg, nonchè le innovazioni, sono state successivamente disponibili anche nel segmento delle compatte, rendendo la tecnologia ‘luxury’ accessibile a tutti.

Ad oggi sono state vendute più di 1,2 milioni di unità, una cifra impressionante per un Suv di questo segmento.

Volkswagen Touareg Final Edition

Touareg R-Line Final Edition e Touareg R Final Edition, la gamma italiana

In Italia, le due edizioni speciali R-Line Final Edition e R Final Edition sono basate rispettivamente sul 3.0 TDI V6 in allestimento R-Line (nelle due varianti da 231 e 286 CV) e sull’ammiraglia R plug-in con potenza di sistema di 462 CV.

Per quanto riguarda la caratterizzazione estetica, le Touareg R-Line Final Edition e R Final Edition includono i seguenti elementi di design:

  • Exterior Black Style (già di serie per Touareg R) con dettagli verniciati di nero come cornici dei finestrini, calotte degli specchietti retrovisori, cornice della calandra anteriore e inserti dei paraurti;
  • Cerchi in lega da 20” (per R-Line Final Edition) e 21” (per R Final Edition);
  • Vernice metallizzata;
  • Interni in pelle premium “Varenna” e ambient Pack Plus con 30 tonalità di illuminazione (già di serie per Touareg R);
  • Dettagli stilistici “Final Edition” su plancia, leva dal cambio, montante C e battitacco.

Volkswagen Touareg Final Edition

Inoltre, la dotazione di serie di Touareg R-Line Final Edition e R Final Edition include i seguenti pacchetti tecnici:

  • Sospensioni pneumatiche e regolazione adattiva dell’assetto di marcia (solo per R Final Edition);
  • Head-up display che proietta sul parabrezza il tachimetro, le informazioni della navigazione e dei sistemi di assistenza alla guida;
  • Tetto panoramico scorrevole e sollevabile con sezione panoramica posteriore (già di serie su Touareg R);
  • Sistema di chiusura porte elettrico;
  • Gancio di traino con sbloccaggio elettrico e Trailer Assist;
  • Serbatoio maggiorato a 90 litri (solo per R-Line Final Edition).

I prezzi della FINAL EDITION

Il valore complessivo dei contenuti aggiuntivi di serie rendono queste edizioni speciali particolarmente convenienti per Clienti, con un vantaggio economico pari a 8.600 euro per la R-Line Final Edition e 7.000 euro per la R Final Edition.

I prezzi di listino delle Touareg Final Edition partono da 91.500 euro, per la versione equipaggiata del 3.0 V6 TDI SCR da 231 CV (170 kW).

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