
Due safety car per una gara di soli 19 giri, persino quello finale è avvenuto sotto neutralizzazione.
Le perplessità di chi non ama le gare Sprint – qui stiamo parlando di quella di Austin, GP degli Stati Uniti – trovano nuova linfa.
Il pubblico locale ha comunque applaudito e dopo la Sprint s’è goduto le qualifiche. Insomma, ci sono ragioni per chi sta da una parte e ragioni per chi sta dall’altra.
In ogni caso la “garetta” (come la chiamano i detrattori) è stata vinta da Max Verstappen, bravo in due mosse decisive: conquistare la pole e, grazie a una buona partenza, tenersi fuori dai guai.
Considerando che il duo della McLaren è andato in bianco (due piloti su due fuori gara alla prima curva) i punti conquisati da Max pesano molto. Alla vigilia della corsa “vera” il campione del mondo vede il suo distacco da Oscar Piastri ridotto a 55 punti.

Sono tanti e mancano sei gare (inclusa Austin ed escluse le Sprint), ai posteri l’ardua sentenza. Difficile che superMax rientri davvero in lotta per il titolo, però – tanto per stare sui luoghi comuni – mai dire mai.
Oscar, poco sangue freddo
La gara in Texas, quella vera che deve ancora corrersi, così come probabilmente tutte le prossime (non ce ne voglia Verstappen), vivrà sul duello tra Piastri e Norris.
Nella Sprint una manovra molto azzardata dell’australiano alla prima staccata ha messo fuori gara il compagno di squadra Lando Norris oltreché l’incolpevole Hulkenberg: zero a zero tra i due, ma un botto in famiglia che ricorda celebri incidenti tra compagni di squadra che non si sopportavano – Hamilton e Rosberg, tanto per citarne due.
Non siamo a quello, le dichiarazioni post gara di entrambi sono state all’insegna del vogliamoci bene, ma è chiaro che la rivalità sta diventando incandescente.

E Oscar ha mostrato pochissimo sangue freddo. Si vedrà come staranno le cose (vuoi gli umori, vuoi la classifica) dopo il Texas e in vista del GP del Messico. Comunque la responsabilità la si può iscrivere a Piastri, anche se la direzione gara non ha presso provvedimenti nei suoi confronti.
Russell, un solo colpo (a vuoto)
A parte SuperMax e a parte la frittatona McLaren nella Sprint è emersa la non inattesa verve di George Russell e della sua Mercedes.
L’inglese ha pure provato il colpaccio di un sorpasso, ma non ce l’ha fatta e forse (dicasi forse) ha ecceduto forzando Verstappen fuori pista.
Nemmeno nel suo caso ci sono stati provvedimenti, dunque non si può dire che abbia commesso un’infrazione.

Di certo 11 giri di gara vera (su 19 totali) non hanno permesso al pilota della Stella di dare fondo a ogni sua risorsa, consentendo invece a Verstappen di gestire facilmente la sua posizione di leader.
Ci è riuscito in condizioni molto, molto più difficili
Elkann e la fiducia a Vasseur
E la Ferrari? Non tra i protagonisti, come ampiamente previsto e atteso.
Leclerc e Hamilton hanno un po’ duellato tra loro, l’inglese ha passato il monegasco che forse aveva qualche danno da detriti al fondo della sua auto.
In assoluto non s’è visto granché. Prima della gara la Ferrari ha diffuso una nota: “In occasione del 50º Anniversario della National Italian American Foundation (…) a Washington (…)” il presidente John Elkann ha voluto affermare la “piena fiducia nel Team Principal, Fred Vasseur, e nel lavoro che sta portando avanti insieme a tutti i colleghi della Scuderia Ferrari – meccanici, ingegneri e piloti – impegnati questo weekend ad Austin”. Inoltre ha voluto ribadire “l’importanza del gioco di squadra da parte di tutti per mantenere alta la concentrazione sull’unico obiettivo che conta: dare sempre il massimo in pista”.
Un tempo si diceva che smentire una notizia equivale a darla due volte. Questa, attenendosi a un’interpretazione lessicale, non è una smentita.
Ma è certo che la pressione su Vasseur, a dispetto del rinnovo di contratto dello scorso luglio, stava nuovamente crescendo. Nessuno pensa davvero che la Ferrari voglia tagliare il manager francese, ma questa stagione così terribilmente avara di soddisfazioni non può non pesare.

Sembra quasi che la conferma sia più una costrizione (dovuta anche alla difficoltà di individuare un figura alternativa) che non una scelta. La Formula 1 è spettacolo, tecnologia, soldi, glam. Ma è ancora (per fortuna) uno sport, nel quale contano i risultati.
Risultati che Vasseur sinora non ha portato. Questo, come ben sanno i tifosi della Rossa in Italia e nel mondo, mancano eccome.
Sainz, segnali di rinascita
Bello, infine, vedere Carlos Sainz sul podio – sia pure quello minore di una gara sprint.
Sainz merita e merita la Williams, squadra dal passato (remoto ormai) molto luminoso. I conti si faranno alla fine, ovviamente, anche per le squadre del mid field.
Ma da adesso i riflettori tornano sulla coppia McLaren e sulla difficoltà di gestire le ambizioni di due piloti che vogliono il Mondiale a ogni costo.
Ma certo avere alle spalle un molosso come Verstappen non è facile. Max è ancora distante, però pensate – pensiamo – che morsi saprebbe dare se arrivasse vicino…
















