giovedì 23 Aprile 2026 - 17:36:52

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Rolls-Royce Spectre Black Badge, che la profezia elettrica abbia inizio!

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Da Milano al Mottarone alla guida della nuova Rolls-Royce Spectre Black Badge - foto © Rolls-Royce

L’auto elettrica è silenziosa e pulita… sarà utilissima quando esisteranno stazioni di ricarica”.

Nel 1900 Charles Stewart Rolls scriveva un futuro che oggi ha il volto di Spectre, prima Rolls-Royce di serie interamente elettrica. E la declinazione Black Badge ne è l’interpretazione più intensa e contemporanea.

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foto © Rolls-Royce

Abbiamo provato la dimostrazione pratica della profezia di Sir Rolls guidandola da Milano al Mottarone.

Il capoluogo lombardo allalba scorre ovattata. La Spectre Black Badge spegne il frastuono urbano con unandatura vellutata e continua.

Rispetto a Spectre, lalter ego Black Badge alza il volume della dinamica: 650 CV, 1.075 Nm e uno 0-100 in poco più di 4 secondi la rendono la Rolls-Royce più potente di sempre.

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Capace di unerogazione che in Infinity Mode assomiglia più al decollo di un jet che a unaccelerazione automobilistica.

La dinamica secondo Goodwood

Sul raccordo verso lA8 emergono le finezze di telaio.

Sterzo dal peso più consistente ma sempre gentile, rollio contenuto e smorzamento ritarato per restituire feedback senza incrinare il celebre Magic Carpet Ride.

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L’istantaneità del powertrain elettrico affina il tappeto volante: reazioni in alta definizione”, indisturbata da giunti e sconnessioni.

Scendendo verso il lago Maggiore, la Spectre viaggia con un filo di potenzacontinuo.

Sulla litoranea brillano rigenerazione e freno meccanico, calibrati per una modulazione da guanto bianco.

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La batteria da 102 kWh, parte strutturale dellarchitettura in alluminio, aggiunge massa buona: smorza vibrazioni, insonorizza, stabilizza. Con il comando B” si passa alla guida one-pedal e ogni arresto ha la grazia di un vero chauffeur.

La doppia anima della Black Badge

La salita da Stresa al Mottarone rivela la doppia anima Black Badge.

In ingresso curva la coupé resta piatta e composta, in uscita la coppia arriva a pacchi”, mai a valanga, garantendo precisione e controllo.

È una potenza che pulsa, coerente con le richieste dei clienti più dinamici del marchio.

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Dentro, la narrazione continua con unestetica tecnica e teatrale: Illuminated Technical Fibre Fascia, soglie dedicate, cromie audaci come Vapour Violet, Pantheon Grille illuminata con tela colorata retrostante, Starlight Doors e atmosfera luminosa diffusa.

Linterfaccia Spirit orchestra funzioni e scenografie con la sobrietà di un salotto automobilistico.

Il viaggio elettrico secondo Rolls-Royce

Il senso dellelettrico, qui, è un moltiplicatore di raffinatezza.

Con 530 km di autonomia e ricarica 10-80% in 34 minuti a 195 kW, Spectre impone un ritmo da viaggio lento-veloce: soste rare, sempre misurate.

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Proprio ciò che Rolls intuì, cioè lutilità piena arriva con infrastrutture diffuse.

Per i petrol head del lusso c’è sempre il V12 6,75 bi-turbo della Ghost Series II, la gran turismo a quattro porte dal galateo dinamico”.

Sospensioni Planar, telecamere che leggono lasfalto, quattro ruote sterzanti, estetica monolitica e cesello nei dettagli.

Spirit e Whispers aggiornano il linguaggio del lusso. La Black Badge Ghost affila tutto: finiture black-chrome, cerchi forgiati da 22, setting high-power su trazione integrale e un abitacolo dalle fibre tecniche con la nuova Clock Cabinet”.

Cullinan Series II, il lusso che sale in quota

Capitolo SUV: Cullinan Series II rilegge il verticalismo elegante di Goodwood con Pantheon Grille illuminata più bassa, ruote da 23e una spettacolare fascia vetrata che ospita Spirit e lIlluminated Fascia Cityscapeda 7mila elementi.

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A bordo, connettività completa e Bespoke Audio trasformano ogni tornante in un belvedere domestico: è la scelta per chi sale in quota senza rinunciare a famiglia, sci e serenità.

Anche qui il V12 si fa avvertire appena, ma c’è e spinge possente quasi come l’elettrico.

Spectre è britannica nel carattere: non urla, conquista per finezza e costanza.

Lelettrico esalta lidea di leggerezza che definisce Rolls-Royce da sempre, ma aggiunge una vena scenica.

Pochi i compromessi: massa ragguardevole, ingombri da gestire e infinite personalizzazioni che richiedono tempo e gusto.

Scendendo verso il lago, la profezia d’inizio secolo scorso di Sir Rolls risuona attuale: noiseless and clean.

Oggi è realtà e ha un nome: Spectre.

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KGM Torres EVT, il pick-up elettrico che non ti aspetti

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KGM Torres EVT, il nuovo pick-up elettrico coreano con 42o km di autonomia - foto © KGM

Quando si parla di pick-up elettrici, l’immaginario corre subito a mercati lontani, grandi pianure americane e modelli pensati per altre esigenze.

Ma il panorama sta cambiando velocemente, e questa volta il cambiamento arriva da Est.

Infatti, KGM introduce in Italia il nuovo Torres EVT, primo pick-up 100% elettrico del marchio coreano, distribuito da ATFlow.

Una proposta che non solo riempie un vuoto nel mercato, ma lo fa con ambizione, tecnologia e la chiara idea di portare la mobilità elettrica là dove serve davvero.

Un pick-up elettrico vero, non un SUV con il cassone

Il Torres EVT nasce su un telaio evoluto dalla versione SUV, ma l’approccio è tutt’altro che improvvisato.

Gli ingegneri KGM hanno lavorato per creare un mezzo che risponde alle esigenze di professionisti, flotte, artigiani e imprese, con una struttura robusta, capacità di carico reali e un’impostazione da veicolo commerciale vero, classificato infatti come N1.

Sotto il pianale, una batteria LFP da 80,6 kWh promette lunga vita e resistenza ai cicli di carica, mentre l’autonomia tocca i 420 km (WLTP combinato, versione FWD): un valore insolitamente elevato nel segmento dei pick-up elettrici.

Autonomia e prestazioni

Batteria 80,6 kWh LFP
Autonomia WLTP (FWD) 420 km
Portata 530 kg con 5 passeggeri
Cassone 1.345 x 1.515 x 510 mm
Massa rimorchiabile 1.800 kg
Garanzia batteria 10 anni – 1.000.000 km

Comfort da SUV, praticità da mezzo da lavoro

All’interno, il Torres EVT stupisce. La seconda fila offre 85 cm di spazio per le gambe e più di un metro di altezza utile, valori tipici di un SUV di categoria superiore.

I sedili posteriori scorrono, reclinano e sono frazionabili, permettendo una trasformazione rapida dello spazio a seconda delle esigenze.

È un veicolo pensato per passare dal cantiere all’autostrada senza strappi, con un occhio alla qualità percepita che non sfigura rispetto ai best seller del segmento.

Infotainment evoluto e ADAS completi

Il cockpit è dominato dal doppio display da 12,3 pollici, uno per il cluster strumenti e uno per l’infotainment.

Quest’ultimo sfrutta la piattaforma Athena 2.0, completa di CarPlay e Android Auto e risposta rapida ai comandi.

Sul fronte sicurezza, il pacchetto ADAS è completo: frenata automatica, mantenimento corsia, cruise adattivo, riconoscimento segnaletica…

Un pick-up che alimenta gli utensili

La tecnologia V2L (Vehicle-to-Load) trasforma il Torres EVT in una presa di corrente gigante.

Infatti, è in grado di erogare energia direttamente dalla batteria per alimentare strumenti da lavoro, compressori, attrezzature, ma anche un laptop o un frigorifero portatile.

Una funzione perfetta per artigiani itineranti, cantieri senza rete elettrica, o per chi ama l’outdoor in modalità “off grid”.

Ricarica più veloce di quanto ci si aspetti

Il sistema di ricarica è pensato per adattarsi a ogni condizione operativa.

Infatti in AC trifase da 11 kW Torres EVT si ricarica da 0 a 100% in 10 ore circa, con una presa domestica 2 kW in 30 ore, in DC 300 kW dal 10 all’80% in 36 minuti e in DC 100 kW in 46 minuti.

Tempi più che competitivi per un veicolo commerciale elettrico.

Tre versioni per l’Italia

KGM porta sul nostro mercato tre allestimenti, tutti con un rapporto dotazione/prezzo interessante

Versione Trazione Prezzo (IVA esclusa)
Style AWD 39.000 €
Black Edge – 1ª Edition FWD 42.100 €
K-Line AWD 43.750 €

Incentivi 2025, un vantaggio concreto

La classificazione N1 permette al Torres EVT di accedere agli incentivi nazionali 2025 per i veicoli commerciali elettrici.

Un dettaglio che fa davvero la differenza per imprese e professionisti, soprattutto considerando i minori costi operativi dell’elettrico e la notevole estensione di garanzie KGM.

Garanzie che vanno dai 7 anni – 150mila km sul veicolo e 7 anni di assistenza stradale, ai 10 anni – 1milione di km sulla batteria.

ATFlow, una rete in espansione

Un elemento spesso trascurato nei lanci di nuovi brand è l’assistenza.

Non nel caso di ATFlow, che gestisce l’importazione KGM in Italia.

Infatti la società ha 70 punti vendita, 65 centri assistenza e garantisce ricambi originali consegnati in 24/48 ore grazie ai magazzini europeo e italiano.

Per un pick-up da lavoro, significa tempo perso ridotto al minimo: un valore aggiunto fondamentale.

Sostenibilità e funzionalità parlano la stessa lingua

Il Torres EVT è un mezzo di lavoro che porta l’elettrico nel mondo dei professionisti con pragmatismo, autonomia adeguata e funzioni utili come la V2L.

È un segno dei tempi e un messaggio chiaro.

La transizione energetica non riguarda solo le city car, ma anche gli strumenti con cui costruiamo, trasportiamo e produciamo.

In un settore che cambia alla velocità della tecnologia, Torres EVT dimostra che innovazione e affidabilità possono viaggiare nella stessa direzione, silenziosamente ma con forza.

La più torinese di sempre, ecco la 500 Hybrid in prova

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500 Hybrid, la nuova city car Fiat messa alla prova in un test drive urbano - foto © Stellantis

Lo sguardo simpatico dei fanali della 500 Hybrid non lascia dubbi: è ancora lei!

Infatti, esternamente la carrozzeria ricalca la versione elettrica, ma questa versione “Torino” della motorizzazione ibrida si distingue grazie al badge laterale con la silhouette della Mole Antonelliana.

Logo che, accanto alla scritta “Hybrid”, è un omaggio al legame con la città che ospita lo storico stabilimento di Mirafiori.

Perfetta per il glamour cittadino

All’interno, l’abitacolo offre un’atmosfera curata.

Sedili in tessuto pied-de-poule con logo “500”, plancia in tinta con la carrozzeria e volante soft-touch nero. Sono piccoli dettagli che trasmettono un senso di attenzione al design.

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La 500 Hybrid propone il display centrale da 10,25″ con compatibilità wireless – foto © Stellantis

Al volante la 500 Hybrid si comporta come un po’ come ci si aspetta da una city car: agile, maneggevole, a suo agio tra rotonde e traffico urbano.

Il motore è il 1.0 tre cilindri “FireFly” mild-hybrid 12 V da 65 CV, accoppiato a un cambio manuale a sei marce: propulsore non brillantissimo e cambio che non è il massimo per i frequenti stop cittadini

Nei tratti urbani del nostro test, con frequenti ripartenze e rallentamenti, lo stop-start del sistema mild-hybrid si è attivato regolarmente, contribuendo a ridurre consumi ed emissioni.

Nel misto urbano-extraurbano della prova, il computer di bordo indicava un consumo di circa 15 km/l che sale a oltre 18 km/l percorrendo alcune strade statali fuori Torino.

Scheda tecnica

Motore 1.0 L tre cilindri “FireFly” + sistema mild-hybrid 12 V
Potenza 65 CV (~48 kW)
Cambio – trazione Manuale 6 marce, trazione anteriore
0–100 km/h ~16,2 secondi
Velocità massima ~155 km/h
Consumo WLTP ~5,3 l/100 km (circa 18–20 km/l)
Emissioni CO₂ ~119-120 g/km

Tre punti di forza

A caratterizzare positivamente l’auto prima di tutto c’è l’identità urbana e lo stile… torinese.

La 500 Hybrid trasmette un’identità coerente con le sue radici. È un’auto che “sa” di Torino e che vuole essere interpretata come una city car con carattere.

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foto © Auto Tecnica

La coerenza estetica con la 500 elettrica le dona un’aria contemporanea, con un mix tra nostalgia e modernità che pochi modelli del segmento riescono a offrire.

Inoltre, il mild-hybrid è ottimizzato per l’uso cittadino e, pur modesto nelle prestazioni assolute, funziona in modo efficace in città.

Lo stop-start automatico, il supporto elettrico nelle ripartenze, e la disattivazione del termico a bassissima velocità si traducono in consumi reali interessanti coerenti con la filosofia di “auto da città e brevi tragitti”.

Il terzo punto di forza sono allestimento e dotazioni.

Anche nella versione d’attacco, la 500 Hybrid propone il display centrale da 10,25″ con compatibilità wireless per Apple CarPlay e Android Auto, sensori di pioggia e crepuscolare, climatizzatore, keyless, mentre i sensori di parcheggio sono disponibili nelle versioni superiori…

Tutti elementi che migliorano il comfort e la fruibilità quotidiana, rendendola competitiva rispetto ad altre city car del segmento.

Tre punti da ottimizzare

L’aspetto forse più immediatamente percepibile come migliorabile nella nuova 500 Hybrid è sicuramente quello delle prestazioni modeste.

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foto © Auto Tecnica

Il FireFly un po’ troppo un motore da city car, non adatto a una guida sfavillante.

Con soli 65 CV e uno 0-100 km/h in circa 16,2 secondi, la 500 Hybrid non è progettata per prestazioni brillanti.

Diciamo che in fase di sorpasso è necessaria pazienza, non bisogna sperare in sprint né aggressività, specie in strade ad alta velocità o con carichi e passeggeri.

E poi l’ibrido non è del tutto efficace. O meglio, il sistema 12 V offre indiscutibili vantaggi per ridotti consumi in città, ma non ha le prestazioni di un ibrido “full”.

Infatti, l’assistenza elettrica è minima e pensata per avviamenti e ripartenze urbane, senza potenza aggiuntiva per accelerazioni decise.

Infine, come ogni city car compatta la 500 Hybrid paga dazio per quanto riguarda spazio a bordo e versatilità.

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La produzione della 500 torna, con la versione Hybrid, a Mirafiori – foto © Auto Tecnica

In pratica, la sua configurazione – tre cilindri senza troppa potenza, abitacolo compatto, bagagliaio poco capiente – ovviamente non è adatta per chi cerca un’auto da viaggi lunghi, né per ha molti bagagli o viaggia sempre in quattro a bordo.

E il cambio manuale è una scelta non molto apprezzata da chi predilige il comfort in ambito urbano.

Tradizione, equilibrio e un’anima da città

Dunque, la versione Hybrid fa tornare a casa, negli stabilimenti di Mirafiori, la 500.

Un’auto che indubbiamente rimane un’icona italiana reinterpretata per la mobilità contemporanea urbana.

In un’epoca in cui le auto diventano sempre più grandi, complesse e polarizzate tra elettrico premium e SUV mastodontici, la 500 Hybrid rappresenta un gesto di pragmatismo: una city car vera, con dimensioni contenute, dotazioni moderne, e un allestimento mild-hybrid che privilegia l’efficienza nella vita quotidiana.

Non è una macchina per chi cerca prestazioni o versatilità da segmento superiore. Ma se l’obiettivo è muoversi in città con stile, consumi ridotti e la consapevolezza di guidare un pezzo di storia che si rinnova, la 500 Hybrid ha senso.

Forse non per tutti, ma sicuramente per molti.

E, in fondo, è proprio questo l’intento di Fiat. Non una vettura per ogni necessità, ma una city car con carattere, spirito italiano e un po’ di romanticismo torinese nel design.

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foto © Auto Tecnica

Hyundai Tucson Dark Line MY 26, all’Italia con affetto

In un mondo che ha scarsa memoria, come quello dell’auto, 20 anni non sono un indizio, ma una prova di solidità. È quello il patrimonio genetico di Tucson, il Suv diventato un best-seller della gamma Hyundai grazie a 230mila esemplari venduti sul suolo italiano.

Model year 2026

Numeri che valgono cura e attenzioni come quelle dell’aggiornamento 2026, con una gamma di motorizzazioni ancora più ampia e qualche lieve affinamento pensato proprio per il pubblico italiano, a cui la Tucson è sempre piaciuta, dal 2004 in poi, per la rara combinazione di design, tecnologia, spazio, efficienza e versatilità.

Nulla di radicale, sia chiaro, il facelift dello scorso anno ha rivoluzionato a sufficienza esterni e soprattutto interni, ma con l’arrivo della “Dark Line”, una nuova versione che offre dettagli esclusivi, appena un gradino più in basso rispetto  Business, Excellence ed N-Line.

Full-hybrid, la più amata

La Dark Line è sempre una full hybrid, motorizzazione prediletta dagli italiani, scelta dal 60% dei clienti di Tucson, ma con potenza che sale da 215 a 239 CV.

Una crescita che è figlia della doppia ottimizzazione del 1.6 quattro cilindri turbo che da 160 sale a 189 CV, e dell’elettrico, che da 65 porta la cavalleria a 82.

Il tutto abbinato ad un cambio automatico a 6 rapporti con selettore shift-by-wire dietro al volante.

Una gamma rivisitata

Nella lieve rivoluzione della gamma, la variante benzina (1.6 T-GDi con 150 CV) prende il posto della mild-hybrid, che resta abbinata al 1.6 CRDi diesel da 136 CV.

Lieve incremento anche per la Plug-in Hybrid, disponibile a due o quattro ruote motrici, che sale a 288 CV di potenza. Invariata, per finire, la N-Line, l’ibrida con o senza plug-in Hybrid che strizza l’occhio al mondo del motorsport.

La versione dedicata all’Italia

La Dark Line non risparmia sulle dotazioni e gli Adas, i sistemi di assistenza alla guida, con il debutto del “Green Zone Driving Mode”, che attraverso il GPS individua zone a traffico limitato passando in automatico alla sola modalità elettrica.

Altrettanto utile il “Remote smart parking assist”, che attraverso il telecomando della smart key consente di spostare l’auto avanti o indietro per salire a bordo quando i parcheggi sono così stretti da non riuscire a farlo senza contorsioni acrobatiche.

Per finire con il “Rear occupant alert”, il sensore salva-bambini che scansiona gli occupanti e in caso di movimento invia un alert attraverso l’app.

Non mancano fari full Led, sensori di parcheggio anteriori e posteriori con retrocamera, schermo da 12,3” e touschscreen di pari dimensione per navigatore con connettività Apple CarPlay e Android Auto, servizi telematici “Bluelink” e aggiornamenti OTA.

Raffinate anche le finiture, che ovviamente declinano gli interni sul nero, mentre l’esterno presenta specchietti laterali e tetto neri, vetri posteriori oscurati, griglia cromata con logo Hyundai, barre longitudinali e cerchi in lega da 17” in tinta Glossy Grey.

Su strada

La Tucson è una certezza: sicura, piacevole, morbida e tranquilla quando è il caso ma pronta se serve, come ad esempio scegliendo la modalità “Sport”, che appesantisce lo sterzo e rende più reattivo il motore.

Parte della piacevolezza è una dote del cambio automatico a 6 rapporti che cambia marcia in modo liscio e senza alcuna evidenza.

Altrettanto silenzioso il passaggio fra elettrico e termico, con una propensione per quest’ultimo anche nella guida cittadina, dove entra in gioco più spesso di quanto si immagini.

Il trucco è imparare un uso sapiente della frenata rigenerativa attraverso i paddle dietro al volante, che cambiano la propria funzione in base alla modalità di guida.

I prezzi

Partendo dall’entry level, la Dark Line 1.6 benzina va da 34.900 euro alla full-hybrid con 239 CV a 39mila che sfruttando la promozione estesa al mese di dicembre prevede un bonus di 5.000 euro in caso di rottamazione e finanziamento.

SCHEDA TECNICA

Alimentazione – ibrida (benzina/elettrico)

Tipo – 4 cilindri in linea 16 valvole DOHC

Cilindrata – 1.598

Alesaggio x corsa (mm) – 75,6×89

Alimentazione – iniezione elettronica e turbocompressore

Capacità serbatoio (l) – 52

Potenza max – 132,4 kW (180 CV)

Coppia max – 265 Nm

Potenza max motore elettrico – kW 60,7 (82,6 CV)

Voltaggio operativo – 270 V

Velocità max – 196 km/h

0-100 – 196 sec

Sterzo – a pignone e cremagliera

Raggio di sterzata minimo (m) – 5,5

Sospensioni (ant/post) – indipendenti tipo McPherson/Multi-link

Cerchi – in lega da 17” (18 o 19”)

Pneumatici – 215/65 R17 – 235/55 R18 – 235/50 R 19

Lunghezza/larghezza/altezza (mm) – 4.525/1.865/1.650

Passo (mm) – 2.680

Capacità bagagliaio (l) – 60-1.799

McLaren inventa la papaya-roulette e regala il GP del Qatar

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Sicuramente una delle vittorie più apprezzate da Max Verstappen - foto © Red Bull Content Pool

Max Verstappen porta a casa il GP del Qatar: è la sua vittoria numero 70.

Numero incredibile. Un successo che ha conquistato con pieno merito, anche se la strategia della McLaren è stata a dir poco suicida.

Per non scegliere tra Norris e Piastri in Qatar s’è compiuta la scelta peggiore, cioè quella di non effettuare il pit stop in regime di Safety Car.

Un’applicazione delle papaya rules (leggasi: cercare di non fare favoritismi tra Norris e Piastri) che rischia di fare perdere il titolo.

Sarebbe uno spreco assurdo, vista la superiorità dell’auto. Se ne parlerà domenica prossima ad Abu Dhabi, una gara da all in.

RED BULL – 10

Come riescano gli uomini capitanati da Laurent Mekies a ribaltare l’auto in modo tale da risultare vincente quando conta davvero è un caso da studiare.

Per gli appassionati di Formula 1 è anche una fonte di ispirazione e divertimento.

Non dimentichiamo che prima della gara “vera” c’è stata una Sprint nella quale Tsunoda (che non sa ancora se verrà confermato) ha svolto un ruolo da gregario pressoché perfetto.

Nel GP di Losail, in una corsa che ha avuto un solo colpo di scena nella Safety Car al settimo giro, la “chiamata” (ossia la decisione di effettuare il pit stop) è stata perfetta.

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Sul podio di fianco ai raggianti Verstappen e Sainz, un deluso Piastri – foto © Pirelli.com

Detto questo, è chiaro che Max Verstappen si trova probabilmente nel punto più alto della sua parabola sportiva, quello della piena maturità. Il voto non può che essere 10 e lode.

Con soli dieci punti di svantaggio su Norris e alla vigilia della gara finale, come si può non individuare in lui il miglior candidato a vincere il titolo?

Sarebbe il quinto, il più inatteso. Tsunoda il suo compito lo ha assolto nella Sprint, in gara ordina amministrazione, voto 6.5.

MCLAREN – 7

Tra Las Vegas e Losail la squadra diretta da Andrea Stella ha preso due schiaffi di quelli che fanno davvero male.

Non si sbaglia di molto se si dice che dopo la doppia squalifica di Las Vegas, si sarebbe dovuta compiere una scelta tra Norris (che era e rimane in testa alla classifica) e Piastri – che è tornato a vita dopo una lunga parentesi di crisi.

Se così fosse stato, anche la McLaren – come tutti gli altri team – avrebbe potuto fermare i piloti al settimo giro, durante la Safety Car. Prima andava fermato Norris (per evidenti questioni di classifica), poi Piastri, anche se era davanti al compagno.

Invece s’è buttato tutto alle ortiche, con una strategia che ha spalancato le porte alla vittoria di Verstappen. Alla faccia della papaya rules.

Ora Norris è ancora davanti, ma solo con 10 punti di vantaggio. Ad Abu Dhabi può succedere di tutto, anche che Norris vinca il Mondiale.

Ma certamente questo finale, nel quale si sono evitati ostinatamente ordini di scuderia e regole chiare, potrebbe pesare molto sul futuro di tutti a Woking.

In ogni caso, Piastri ha fatto il massimo, ma ormai è pressoché fuori dalla volata finale: voto 7. Norris ha fatto quel che ha potuto (voto 8) e si prepara a vivere una settimana psicologicamente terribile.

WILLIAMS – 8

La squadra diretta da Wolves sta crescendo a vista d’occhio, sebbene la strada per tornare al vertice sia lunga e irta di difficoltà.

Carlos Sainz, alias Smooth Operator (soprannome che lui gradisce), ha disputato una prova maiuscola, rimediando il secondo podio della stagione.

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“Ma sì, hai fatto bene a lasciare la Ferrari” sembra dire Verstappen a Sainz, al termine del GP – foto © Red Bull Content Pool

Ci ha messo un po’ a prendere in mano l’auto, ma alla fine ci è riuscito. Voto 9.

C’è qualcuno che lo rimpiange a Maranello? Mah… Di certo lui, negli anni in rosso, non s’è mai lamentato che a Maranello si faccia la pausa pranzo, come invece ha fatto Hamilton (ma lui non pranza?). Albon comprimario. Voto 6.

MERCEDES – 8

Terza forza acclarata del Mondiale, ma ovviamente non è quello che interessa a Brackley.

Russell (voto 7) non ha brillato. Antonelli è stato perfetto sino all’ultimo giro, quando una sbavatura ha regalato la posizione a Norris. Peccato, ma il voto è comunque buono: 8.

Se poi i due punti che ha regalato (involontariamente) a Norris si riveleranno decisivi, come minimo “Landone” dovrà ricordarsi di lui a Natale…

ASTON MARTIN – 7

La scelta di designare Adrian Newey (progettista puro, probabilmente il migliore in circolazione) nel ruolo di Team Principal ha sorpreso.

È chiaro che in Aston Martin si pensa al 2026, non certo agli ultimi scampoli di questa stagione.

Ma nella squadra si coglie un’aria frizzantina, che sicuramente fa bene, specie al sempreverde Fernando Alonso (voto 8) che rimedia un ottimo piazzamento e punti preziosi.

Stroll (5) comprimario, anche penalizzato.

RACING BULLS – 7

Risultato nel solco di un rendimento costante, nell’arco di una stagione in cui si è scoperto un talento come Isack Hadjar e si è rivitalizzato Liam Lawson.

A Losail entrambi i piloti hanno compiuto il loro dovere. Voto 6.5 a entrambi.

Ora il francese aspetta una chiamata in Red Bull per rimpiazzare Tsunoda, ma a Milton Keynes sono imprevedibili, anche se le asperità di Helmut Marko sono state limitate da Mekies. Si vedrà.

SAUBER – 6,5

Hulkenberg, suo malgrado, senza un errore non eclatante e tuttavia evitabile (ma che lui ha comunque pagato con il ritiro) ha movimentato la gara, imponendo una Safety Car che è stata decisiva.

Però non merita la sufficienza, voto 5. Bortoleto arriva in fondo, cercando di non sbagliare. Voto 6.

HAAS – 6

Ocon colleziona penalità, non sempre per colpa sua, nulla di eccezionale. Voto 5,5.

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Nessun problema per Piastri al via, dalla pole al comando dopo la prima curva – foto © Pirelli.com

Diverso il discorso per Bearman. Chissà perché i commissari di gara lo prendono di mira: la squadra sbaglia al pit stop (non gli fissa una ruota) ma lui resta pressoché fermo nella piazzola e non si vede perché debba subire una penalità, che gli viene puntualmente rifilata. Voto 6,5.

ALPINE – 5

Finale in tono con la stagione.

Colapinto entra nell’incidente decisivo, ma senza responsabilità (né meriti, ovviamente). Ma almeno, una tantum, va meglio di Gasly, però è poco. Voto 5,5 a tutti e due.

PIRELLI – 6

Non bellissimo che sia stato necessario imporre il doppio cambio e 25 giri al massimo per ogni set di gomme.

Ma la pista di Losail è impegnativa e i cordoli terribili: non si potrebbero cambiare? In ogni caso, nessuno ha avuto grossi problemi e questo è un bene.

Spiega Mario Isola, direttore del Motorsport Pirelli: “Tutte le scelte strategiche sono state condizionate dall’ingresso della safety car. La mescola che è stata considerata il miglior compromesso tra aderenza e prestazione è stata la Medium, scelta dalla maggior parte dei piloti per la partenza.

Nonostante quasi tutti abbiano utilizzato la Hard solo per lo stint conclusivo, la C1 avrebbe potuto rivelarsi competitiva anche a metà gara. I tempi registrati indicano che, in alcuni casi, ha offerto prestazioni migliori.

Tutte le mescole hanno comunque mostrato un degrado molto contenuto, consentendo ai piloti di spingere al massimo. Non c’è da sorprendersi che il titolo venga assegnato nell’ultima gara, con tre contendenti di grande valore pronti a sfidarsi per l’ultima volta quest’anno il prossimo weekend”.

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Forse Hamilton durante la gara ha rimpianto la maneggevolezza del suo monopattino… – foto © HP Ferrari Media

Chi (o cosa) sta spegnendo gli autovelox italiani

È una vicenda tipicamente italiota, uno di quei “pasticciacci brutti” di cui siamo maestri, fatto di tante buone intenzioni lasciate a metà, trasformandole in bolle di sapone destinate a dissolversi nel nulla.

La storia è quella degli autovelox, costellata di decreti, sentenze, denunce, tribunali, giudici di pace, avvocati, virgole, omissis e class action dovute ad una semplice dimenticanza, tanto piccola quanto fondamentale: l’omologazione.

Omologazione vs approvazione

Di fatto, abbiamo scoperto mesi fa, nessun organo era mai stato incaricato di omologare gli apparecchi, come prescrive la legge, e la semplice approvazione, ha stabilito la Cassazione, non basta. Un “vuoto normativo” è definita elegantemente la dimenticanza: un po’ come andare in spiaggia senza il costume, più o meno.

Spegnere tutto, è un ordine

Risultato? Sabato 29 novembre, si è concluso il primo censimento degli autovelox disseminati lungo la rete stradale italiana, voluto dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, e gli apparecchi che non rientrano nell’elenco dovranno essere spenti, con automatico annullamento di multe e verbali. Enti locali e forze dell’ordine avevano 60 giorni di tempo, stabiliti dal decreto n. 305/2025, per comunicare al Ministero localizzazione, conformità, modello e omologazione, “condizione necessaria per il legittimo utilizzo dei dispositivi”.

Il mistero perduto: l’omologazione

Ma la decisione, spiega il Codacons, non toglie il solito problema a monte di tutta la vicenda: l’omologazione. “Il caos autovelox dura oramai da 20 mesi, da quando la Cassazione ad aprile 2024 ha stabilito la nullità delle multe elevate dagli apparecchi approvati ma non omologati. Oggi quasi il 60% degli autovelox fissi e oltre il 67% di quelli mobili, oltre a non essere omologato, è stato approvato prima del 2017, data che fa da spartiacque in tema di omologazione e possibile utilizzo degli apparecchi, con conseguente valanga di ricorsi da parte degli automobilisti multati”.

Le casse languono

Un intoppo che probabilmente ha messo di cattivo umore diversi comuni italiani, che negli ultimi due anni grazie agli autovelox hanno fatto posto nelle casse comunali per dividersi 203 milioni di euro. Non a caso, la sempre la Cassazione ha deciso di approfondire la faccenda sospettando un reato di frode in pubbliche forniture e falso ideologico per aziende che avrebbero venduto apparecchi illegittimi ai comuni, che a loro volta per anni hanno emesso multe non valide, prelevando denari non dovuti dalle tasche degli automobilisti.

L’attuativo che non attua

Non dovremmo farci caso, è una delle tante sconfitte italiane, Paese che cerca di mettere ordine sulle strade accendendo apparecchi spauracchio che vigilano su un popolo di piloti, convinti di essere in gara anche nei corsi cittadini, ma incappa nella stessa burocrazia asfissiante che ha creato, una giungla inestricabile di decreti attuativi mai attuati.

Liberi tutti

Calma, perché questa storia non è affatto finita: arriveranno nuove norme e sistemi più efficienti, ma qualcosa finirà nuovamente dimenticato nei cassetti di una scrivania all’ultimo piano di un ministero. Nell’attesa, a rimetterci è la sicurezza sulle strade: se prima servivano occhi per capire dov’era l’autovelox, adesso basterà alzare il dito medio verso le telecamere e schizzare via. Impuniti e felici, almeno finché dura.

Qatar Sprint, poche emozioni ma tanta attesa per il GP

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Fin dal via Piastri ha condotto il gruppo senza esitazioni - foto © Pirelli.com

No, non è stata una gara spettacolare, per quanto le Sprint non lo siano quasi mai, visto il rischio troppo alto di rovinare l’auto.

Monoposto che, poche ore dopo, deve essere guidata nelle qualifiche.

Però, noia a parte, il primo atto del GP del Qatar sull’impegnativa pista di Lusail (o Losail, come si diceva qualche anno fa) ha detto tre cose.

Piastri risorge, Norris controlla, Verstappen spera

Primo: Oscar Piastri si sta riprendendo.

Ha vinto e ha accorciato (di poco) il distacco su Norris, e può ancora entrare nella volata iridata, giocandosi le residue possibilità tra la corsa vera di domani e quella che chiuderà il Mondiale tra una settimana ad Abu Dhabi.

Secondo: Norris è salito sul podio (terzo), ha corso con saggezza (per i meno giovani: alla Prost) e si è messo in una posizione tale per cui se conquista il GP di domani (e si prende i 25 punti) chiude la partita e si porta a casa il primo titolo mondiale sua carriera.

Terzo: anche Verstappen è ancora in partita.

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Al via Tsunoda ha avuto l’onore di stare davanti a Verstappen per un paio di curve – foto © Red Bull Content Pool

Però – viste anche le difficoltà della Red Bull – sembra quasi fuori dalla lotta decisiva, più appeso alla remota possibilità che le due McLaren sbaglino che non ai propri meriti. Può succedere la spunti lui, ovviamente, ma non è tanto probabile.

Ferrari, che crisi!

Su un fatto, invece, c’è poco da discutere: la Ferrari è in crisi nera.

A parte il risultato (di basso livello, Leclerc 13° e Hamilton 17°) che andrà rivalutato alla luce delle qualifiche e della gara, questo finale di stagione è pessimo.

Pessimo per Leclerc, che via radio s’è lasciato andare a uno sfogo: “Al primo giro ho avuto la sensazione che avrei distrutto la macchina contro il muro”.

E pessimo per Hamilton, che è apparso persino più sconfortato del compagno: “Non so come abbiamo fatto a peggiorare la macchina”.

La sua prima stagione post Mercedes (in fondo era Mercedes anche quando era in McLaren…) si sta concludendo davvero male.

Prendendo a prestito il titolo del romanzo di Osvaldo Soriano, la si potrebbe definire triste, solitaria y final. Già, final.

Poiché un argomento finora tabù, ossia la data e il momento di un ritiro definitivo (più dopo il 2026 che al termine di questo 2025), comincia ad aleggiare.

Norris già campione in Qatar se…

Detto ciò, sembra che Norris abbia la situazione sotto controllo.

Ma sembra anche che Piastri, dato a un certo punto della stagione come vincente sicuro e poi come irrimediabilmente sconfitto, abbia ancora qualche carta da giocare.

Sprint
Ferrari mai in gara e al punto forse più basso della stagione – foto © HP Ferrari Media

E una certezza c’è: la gara di domani, il “vero” GP, quello dei 25 punti, non lo si deve perdere per nessuna ragione al mondo…

Track Limits, un assurdo balletto

Nota a margine: nei giorni precedenti piloti e direzione gara (e rappresentanti squadre) hanno discusso di come cambiare, ci si augura in meglio, le cosiddette “linee guida” cui conformare la condotta in gara.

In pratica il vademecum di che cosa è consentito e che cosa è vietato durante la corsa.

Nulla, però, verrà cambiato (giustamente) per questi appuntamenti conclusivi, ma almeno c’è la consapevolezza che qualcosa va fatto.

Nella Sprint, per esempio, s’è visto l’assurdo balletto dei Track Limits.

La norma è stata applicata in maniera oltremodo fiscale e ne ha fatto le spese (non il solo) un sostanzialmente incolpevole Antonelli, che ha infranto le regole senza trarre alcun vantaggio, né penalizzare gli avversari. Un peccato per tutti.

Il BMW Art Car World Tour all’ADI Design Museum di Milano

Il BMW Art Car World Tour sbarca a Milano: dal 4 dicembre 2025 all’8 gennaio l’ADI Design Museum ospita una selezione di otto tra le più celebri Art Car della casa automobilistica tedesca.

La tappa meneghina rappresenta uno dei momenti chiave delle celebrazioni per i cinquant’anni della collezione, un progetto che fin dall’inizio ha unito arte contemporanea e ingegneria automobilistica in un percorso espositivo senza precedenti.

UN TOUR MONDIALE

Prima di giungere nel capoluogo lombardo, il tour ha attraversato oltre 45 destinazioni in più di 30 paesi, tra cui l’Art Basel Hong Kong, il Le Mans Classic in Francia, The Bridge negli Stati Uniti, il Louwman Museum nei Paesi Bassi e lo Zoute Grand Prix in Belgio.

Dopo Milano, il viaggio proseguirà il prossimo anno al Rétromobile di Parigi, proseguendo poi attraverso Asia, Europa e Americhe, toccando Giappone, Cina, Corea del Sud, Turchia, Russia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile, Cile, Perù, Colombia, Venezuela e Argentina.

MILANO CAPITALE DEL DESIGN

“La celebrazione dei 50 anni delle BMW Art Cars è per noi un privilegio e un’emozione – confida Massimiliano Di Silvestre, Presidente di BMW Italia – Milano è la cornice ideale per esprimere il nostro impegno nel mondo dell’arte e del design.

Ospitare otto Art Car all’ADI Design Museum significa accogliere la tappa con il maggior numero di opere dell’intero tour del 2025: un segno forte del nostro desiderio di condividere i valori del marchio con appassionati, clienti, media e partner”.

La tappa italiana del tour ha preso il via al Concorso d’Eleganza 2025, dove la Art Car firmata Sandro Chia è stata presentata insieme alla collezione in miniatura completa.

LE OTTO ART CARS ESPOSTE

All’interno dell’ADI Design Museum saranno presentati 8 modelli, veri e propri capolavori su quattro ruote:

  1. Alexander Calder – BMW 3.0 CSL (1975)
  2. Frank Stella – BMW 3.0 CSL (1976)
  3. Roy Lichtenstein – BMW 320i Turbo (1977)
  4. Esther Mahlangu – BMW 525i (1991)
  5. Sandro Chia – BMW M3 GTR (1992)
  6. Jenny Holzer – BMW V12 LMR (1999)
  7. Jeff Koons – BMW M3 GT2 (2010)
  8. Julie Mehretu – BMW M Hybrid V8 (2024)

La sede scelta per l’esposizione, l’ADI Design Museum, riflette lo spirito della mostra: inaugurato nel 2021, il museo celebra le eccellenze del design italiano e internazionale in uno spazio industriale riqualificato, che fonde architettura storica e contemporaneità.

UN PROGETTO NATO NEL 1975

La storia delle BMW Art Cars inizia nel 1975, quando il pilota e mercante d’arte Hervé Poulain propone all’artista Alexander Calder di intervenire su una BMW 3.0 CSL.

L’auto, trasformata in un’opera d’arte, partecipa anche alla 24 Ore di Le Mans, conquistando l’attenzione del pubblico e della critica.

Da allora, il progetto ha coinvolto figure iconiche come Andy Warhol, Robert Rauschenberg, David Hockney, oltre ai nomi presenti nella mostra milanese.

Il prossimo anno, in occasione del 50° anniversario di Rétromobile, BMW riunirà a Parigi tutte le Art Car che hanno gareggiato a Le Mans, offrendo una reunion storica per appassionati e collezionisti.

INFORMAZIONI PRATICHE

La mostra sarà visitabile dal 4 dicembre all’8 gennaio 2026 presso ADI Design Museum (Piazza Compasso d’Oro 1), aperto tutti i giorni dalle 10:30 alle 20:00 (chiusura settimanale il venerdì). Per informazioni:adidesignmuseum.org

A Mirafiori la nuova 500 ibrida riaccende la sfida dell’auto italiana

Mirafiori
Mirafiori riparte con la Fiat 500 ibrida: Elkann, Filosa e Urso rilanciano l’auto italiana - foto © Stellantis

A Mirafiori l’aria sembra essere cambiata.

Non è solo la presentazione di un nuovo modello, ma l’idea che un intero stabilimento (e con esso un pezzo d’Italia) stia provando a ripartire davvero.

La nuova Fiat 500 ibrida – affermano in Fiat – nasce come risposta concreta a un mercato che chiede pragmatismo più che rivoluzione.

La nuova Fiat 500 ibrida prodotta a Mirafiori è stata accolta come un segnale atteso, quasi necessario, in un anno in cui il mercato ha raccontato più ombre che luci.

Tra il forte calo delle vendite di Fiat nel 2025 e il mercato comlessivo che fa meglio ma non tanto, crescendo il minimo sindacale, la svolta sembra arrivare proprio dal luogo dove l’auto italiana ha iniziato la sua storia di successo.

Quel luogo che negli ultimi anni era diventato metafora della crisi, ora Stellantis vuole riportarlo al centro della scena.

Come ha affermato il CEO del brand Fiat Olivier François, la 500 ibrida è “inclusiva, iconica e italiana, molto più di un aggiornamento di gamma”.

Ed è anche il segnale politico e industriale di un ritorno all’ibrido come tecnologia ponte, dopo aver spinto – forse troppo rapidamente – la 500 elettrica, amatissima a parole, meno dal mercato.
Lo dice chiaramente il presidente John Elkann: “La maggior parte dei nostri clienti ha inviato un messaggio chiaro. Non sono disposti a farsi dire quale auto acquistare. Vogliono riavere la loro libertà di scegliere l’auto più conveniente per loro”.

In questo scenario, la 500 mild hybrid prodotta a Mirafiori diventa la risposta più pragmatica possibile.

Un’auto a partire da circa 17mila euro, progettata per riportare volumi in stabilimento e ridare fiato al segmento A europeo.

Da qui la produzione a pieno regime (su due turni, dal lunedì alle 6 al venerdì alle 22) con l’obiettivo di 100mila unità l’anno. Entro dicembre ne usciranno già 6mila, mille in più del previsto.

Elkann: “Il mercato non è pronto all’elettrico”

Nel suo discorso durante la presentazione dell’auto e del rilancio di Mirafiori, il presidente di Stellantis ha parlato chiaramente

La nostra fiducia nel futuro elettrico – ha affermato – rimane immutata, ma se noi siamo pronti, il mercato certamente non lo è. E per mercato intendo le persone”.
Poi un affondo politico, indirizzato a Bruxelles: “Le regole attuali non sono adeguate allo scopo per cui sono state scritte. Semplicemente non riconoscono la realtà sul campo”.

Elkann chiede un “nuovo e tempestivo quadro normativo” capace di “consentire ai costruttori di produrre e commercializzare le auto che i clienti vogliono comprare”.

La 500 ibrida rappresenta la prova che esiste, spiega il presidente Stellantis, “un altro modo per ridurre le emissioni nel nostro continente, in modo costruttivo e consensuale”.

Mirafiori, nel frattempo, si trasforma.

La palazzina uffici verrà completamente ristrutturata e ospiterà “migliaia di colleghi entro il 2027”, sottolinea Elkann.

È un gesto simbolico, certo, ma anche un chiaro messaggio industriale: Torino non verrà ridimensionata.

Filosa: “L’Italia deve tornare protagonista dell’auto”

Nello stesso contesto, l’amministratore delegato Stellantis Antonio Filosa ha insistito sulla concretezza del piano industriale.

Sono felice di questo incontro – ha detto – per ribadire la nostra determinazione a fare tutto il possibile affinché l’Italia faccia la sua parte nel riportare alla crescita l’industria automobilistica europea”.
E rivendica scelte operative: “Stellantis sta mantenendo i propri impegni con il piano Italia, dando priorità alla competitività e alla sostenibilità”.

Filosa afferma di essere certo del successo di Mirafiori e della 500 ibrida. Ricorda le 400 assunzioni già effettuate, il secondo turno attivo da marzo, il ricambio generazionale avviato anche nel polo ingegneristico.

Soprattutto insiste sul senso industriale del progetto, con l’ibrida come “prodotto di cui l’Europa ha bisogno”, considerando che “150 milioni di auto europee hanno più di dieci anni e quindi sono più inquinanti”.

Una 500 compatta, efficiente, accessibile: la ricetta di Fiat che torna a parlare la lingua del mercato

Urso: “Neutralità tecnologica e niente più ideologia”

Anche il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, ha utilizzato il palco di Mirafiori per lanciare messaggi politici chiari.

Rivendica la battaglia condotta in UE insieme con la Germania per rivedere la normativa sulle CO₂ e abolire il meccanismo delle supermulte.

La Commissione – ha spiegato – ha accettato la nostra richiesta di rivedere il regolamento CO₂ anticipando di quasi due anni il processo. Non servono palliativi, ma riforme radicali”.

E ha aggiunto: “Questa è una tappa cruciale del percorso che abbiamo avviato per primi in Italia, per primi in Europa, nel nostro ministero, per garantire che la transizione dell’automobile non lasci indietro l’Italia e la sua filiera”.

Urso ha chiuso il suo intervento con toni da manifesto industriale: “L’Italia vuole continuare a costruire automobili, innovare ed esportare eccellenza. L’Europa torni a essere una potenza industriale”.

Mirafiori tra memoria e rinascita

L’evento ha avuto il sapore di una celebrazione, ma anche di una promessa.

Mirafiori è ancora lontana dai volumi del passato: quei 300mila veicoli prodotti in Italia nel 2024 sono un dato che pesa.

Ma la 500 ibrida può davvero rappresentare un punto di inversione. Non solo perché rilancia un segmento strategico, ma perché lo fa partendo dalla fabbrica simbolo della Fiat.

A questo proposito Elkann ha ricordato “126 anni di storia”, ed è qui che afferma di voler costruire la sede del futuro, la palazzina aperta e collaborativa del programma grEEn-campus.

La modernità come continuità, non come rottura

E forse il messaggio più potente della giornata di presentazione di un nuovo m odello è propropio questo.

Nel cuore di Mirafiori, dove l’Italia industriale ha iniziato il suo viaggio, si tenta un nuovo equilibrio tra mobilità popolare, sostenibilità e realismo economico.
Un equilibrio fragile, certo, ma necessario.

Perché è vero che le promesse da un palco non “fanno primavera”, ma a volte basta un’auto giusta, nel posto giusto, per far iniziare una stagione nuova.

La 500 torna a casa

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Fiat 500 torna a Mirafiori con la versione ibrida, tra tecnologia, stile e sostenibilità - foto © Stellantis

La nuova Fiat 500 ibrida nasce dove tutto è cominciato, a Mirafiori.

Un ritorno alle origini che non è nostalgico, ma pragmatico e profondamente tecnologico.

Perché oggi la storica citycar si rinnova con un progetto che guarda in faccia le esigenze reali del mercato europeo.

Un mercato dove 150 milioni di auto hanno più di dieci anni e c’è quindi bisogno di un ricambio generazionale accessibile, sostenibile e intelligente.

La 500 ibrida è la risposta secondo Fiat, una risposta torinese fin nel dettaglio.

Disegnata, ingegnerizzata e assemblata a Mirafiori. Ed è significativo che la versione di lancio si chiami proprio “Torino”, con due livree (blu e gialla) che omaggiano i colori della città.

Perché questa vettura, come ha ricordato Olivier François durante la presentazione ai media della nuova auto, è specchio della sua casa: si reinventa senza perdere il sorriso iconico.

Un’ibrida costruita sulla piattaforma elettrica

Il progetto non era scontato, perché convertire un modello nato elettrico in una versione ibrida ha richiesto interventi profondi e tutt’altro che banali.

Il vano motore completamente ripensato per accogliere il tre cilindri 1.0 FireFly Mild Hybrid, modifiche strutturali al sottoscocca per serbatoio e tubazioni, e l’esigenza – quasi filosofica – di non snaturare il DNA 500.

Unica concessione visibile, la presa d’aria frontale. Una necessità di funzionamento, prima ancora che stilistica.

Il risultato è un powertrain calibrato per la città, quel 1.0 FireFly Mild Hybrid prodotto a Termoli – abbinato a un cambio manuale C514 a 6 marce sviluppato e costruito a Mirafiori – che eroga il 90% della coppia disponibile già a 2.200 giri, per una guida elastica e brillante nei contesti urbani, con consumi ed emissioni ottimizzati grazie al sistema elettrificato leggero.

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La presentazione a Mirafiori della nuova vettura – foto © Stellantis

La nuova 500 ibrida eredita inoltre l’estetica e le proporzioni della versione elettrica, con fari full LED, ruote più grandi e un design più pieno e contemporaneo che la allinea ai linguaggi stilistici più attuali del brand.

Una citycar che sfida un segmento in crisi

Nel 2019 sul mercato europeo – informano gli esperti Fiat – erano in vendita 17 citycar, oggi ne restano 6.

Prezzi in crescita (+60% in sei anni), normative stringenti su emissioni e sicurezza, marginalità ridotta, tutto sembra andare contro le piccole auto.

Eppure Fiat insiste, anzi raddoppia, perché la 500 è più di un prodotto, è una cultura industriale.

Il prezzo di lancio – 16.950 euro la versione d’attacco – vuole essere la dimostrazione che si tratta di una vettura accessibile sì, ma connessa, sicura, tecnologica come non mai.

La gamma rimane completa con la berlina, la 3+1, la cabrio e anche guida a destra.

E a Mirafiori il rumore della linea di produzione tornerà presto a farsi sentire, visto che ne se previste oltre 100mila unità all’anno, con il secondo turno pronto a partire da marzo, 400 nuove assunzioni e la filiera piemontese (ben 70 fornitori su 145) che in un certo senso torna a “respirare”.

Un simbolo che parla anche al domani

Nella campagna pubblicitaria video, in un mondo in bianco e nero che si rifà agli anni Cinquanta, solo la nuova 500 ibrida è a colori.

Un piccolo trucco che ribadisce la filosofia del brand Fiat, che non vuole essere grigio, né nei colori delle carrozzerie né negli atteggiamenti. Del resto, grigia la 500 non lo è mai stata e certamente mai lo sarà.

Quindi, la nuova 500 ibrida non è solo un prodotto, ma una promessa mantenuta alla città, ai lavoratori, ai fornitori e ai clienti che ne hanno chiesto il ritorno.

È un ponte tra passato e futuro, tra romanticismo industriale e pragmatismo tecnologico.

E nel momento in cui lascia nello spot la fabbrica per entrare in strada, porta con sé un messaggio semplice e potente: la mobilità del domani può essere sostenibile senza perdere leggerezza, stile, identità.

E può essere, ancora una volta, italiana.

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Olivier François (CEO di Fiat) e la nuova vettura presentata nei colori di Torino – foto © Stellantis

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