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Incidenti stradali, oltre 207mila auto coinvolte nel 2024

Continua a crescere il numero di veicoli coinvolti in incidenti stradali con feriti o vittime. Nel 2024, secondo un’analisi di Carfax su dati ACI–ISTAT, in Italia sono stati 317.365 i mezzi coinvolti in sinistri con conseguenze fisiche, di cui oltre 207.000 autovetture, che significa il 3,6% rispetto all’anno precedente.

Un trend in crescita che riguarda 17 regioni su 20 e che riaccende l’attenzione sulla necessità, per chi acquista un’auto usata, di avere accesso a informazioni affidabili sul passato del veicolo.

Lombardia ancora prima per incidenti, Basilicata e Molise le più virtuose

A guidare la classifica regionale è, anche quest’anno, la Lombardia, con 34.848 autovetture coinvolte. Seguono Lazio (26.363), Emilia-Romagna (19.279), Toscana (17.068) e Veneto (15.384). In coda, con numeri molto più contenuti, Basilicata (1.279), Molise (652) e Valle d’Aosta (362).

Le crescite più marcate si registrano in Abruzzo e Puglia, entrambe a +11%, seguite da Liguria (+7,6%), Calabria (+6,2%) e Campania (+6,2%).

Solo tre regioni mostrano un calo: Trentino-Alto Adige (-2,4%), Marche (-1,9%) ed Emilia-Romagna (-0,3%).

Province: Roma e Milano in testa

A livello provinciale sono i grandi centri urbani a dominare la classifica: Roma totalizza 20.679 veicoli coinvolti, seguita da Milano (13.590), Torino (7.386), Napoli (6.414) e Bari (5.362).

All’estremo opposto, i numeri più bassi riguardano Isernia (202), Enna (257) e Vibo Valentia (326).

Particolarmente rilevanti gli aumenti percentuali in alcune aree: Asti cresce del 29,6%, seguita da Avellino (+28%), Pescara (+19,8%), Cagliari (+15,9%), Lodi (+15,3%) e Cosenza (+16,2%).

Riduzioni significative invece a Sondrio (-10,7%), Rieti (-10,2%), Fermo (-9,2%) e Verbano-Cusio-Ossola (-9,1%), vere eccezioni in un panorama nazionale dominato dagli incrementi.

Usato, un’auto su due a rischio

L’analisi mette in luce che quasi il 50% dei veicoli consultati sulla piattaforma presenta almeno un fattore di rischio.

Tra gli elementi più ricorrenti danni e incidenti pregressi, provenienza dall’estero, anomalie del chilometraggio e precedenti utilizzi come taxi o auto a noleggio.

In questo contesto, è sempre più cruciale poter consultare strumenti affidabili come il report Carfax, che permette di ricostruire la storia del veicolo e individuare eventuali criticità prima dell’acquisto.

“Nel nostro database, quasi il 50% delle auto analizzate presenta segnalazioni di danni: un dato che non deve spaventare, ma che sottolinea quanto la trasparenza sia fondamentale,” spiega Marco Arban, Direttore Business Development Europa di CARFAX – un’auto che ha subito danni non è necessariamente da scartare: la gravità è ciò che conta. I danni lievi sono solo estetici, mentre quelli strutturali possono incidere su funzionamento e sicurezza. Un semplice controllo visivo spesso non basta per capire se la riparazione è stata eseguita correttamente. Strumenti come il report CARFAX – aggiunge – aiutano non solo l’acquirente, ma anche i concessionari, migliorando l’efficienza del loro lavoro e rendendo più sicuro e trasparente l’intero settore”.

Lamborghini Miura: nel 1965, a Torino, un corpo meccanico cerca un vestito

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©Automobili Lamborghini

Lamborghini Miura atto 1°. Salone di Torino, novembre 1965. Un telaio costruito in lamiera piegata e alleggerita con diffuse forature e un motore V12 da 4 litri, montato in posizione posteriore trasversale, attirano gli sguardi del pubblico.

Sono la base da cui nascerà la Lamborghini Miura. Una dichiarazione di intenti, un gesto radicale che segna l’inizio della storia di Lamborghini che, nel 2026, si prepara a celebrare i 60 anni dalla presentazione della Miura.

Tre uomini e un sogno: Giampaolo Dallara, Paolo Stanzani e Bob Wallace

La prima idea che sfociò nel progetto L105 nasce nell’estate 1964 grazie a tre giovani membri della squadra Lamborghini di Sant’Agata Bolognese: Giampaolo Dallara, Paolo Stanzani e il collaudatore Bob Wallace.

Vorrebbero portare Lamborghini nel mondo delle corse, ma questo non rientra nei piani del fondatore Ferruccio Lamborghini, per cui se l’auto sarà stradale dovrà avere tecnologia e prestazioni ‘da corsa’.

Ferruccio Lamborghini, inizialmente scettico, concede loro fiducia e il telaio con motore P400 diventa realtà.

Presentato al Salone di Torino il 3 novembre 1965 accanto alle 350 GT e 350 GTS, si mostra verniciato in nero satinato, con quattro scarichi bianchi.

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©Automobili Lamborghini

Lamborghini 1965: manca il vestito, ma che tecnica!

Le cronache dell’epoca lo descrivono come lo scheletro di una vettura pronta a correre, enfatizzando l’originalità della configurazione tecnica.

La struttura, realizzata dalla ditta Marchesi di Modena, utilizza lamiera d’acciaio di 0,8 millimetri, piegata e forata per garantire leggerezza e rigidità.

Una vasca centrale funge da elemento portante e base di ancoraggio per le sospensioni, mentre due telaietti ausiliari, anteriori e posteriori, sostengono organi meccanici, sospensioni e componenti accessori.

Il peso complessivo non supera i 120 chilogrammi, un risultato sorprendente per l’epoca.

Sospensioni indipendenti a triangoli sovrapposti, freni a disco Girling e ruote con cerchi Borrani a raggi completano il quadro, con soluzioni prese dal mondo delle corse e mai viste prima su una vettura stradale.

Elemento distintivo è la fusione inedita tra motore e cambio, riuniti in un unico blocco compatto alle spalle dell’abitacolo.

La soluzione riduce gli ingombri e definisce la nuova architettura del motopropulsore.

A completare lo spettacolo tecnico ci sono i dodici tromboncini verticali dei carburatori Weber, immagine potente di una meccanica portata all’estremo.

Il telaio colpisce il pubblico e la stampa: un prototipo statico e scarrozzato diventa il centro del salone.

In quei giorni, allo stand Lamborghini passano i più importanti carrozzieri italiani.

©Automobili Lamborghini

Presentato per primo alla Carrozzeria Touring, precedentemente alla sua prima apparizione a Torino, con il nome in codice di progetto “Tigre”, il telaio della futura Miura non ha ancora una carrozzeria quando arriva al Salone.

La carrozzeria Touring, infatti, che aveva realizzato la 350 e 400GT, propone una sua interpretazione, ma le sue difficoltà economiche rendono incerta la collaborazione.

Pininfarina, essendo legata ad altri costruttori, non può impegnarsi con la casa di Sant’Agata e l’opportunità verrà colta da Nuccio Bertone.

Il ‘sarto’ si chiama Nuccio Bertone

La storia vuole che Bertone arrivi allo stand quasi alla fine del Salone e venga accolto da Ferruccio con una battuta: “Sei l’ultimo dei carrozzieri a farti vivo”.

Bertone osserva il telaio e risponde che la sua carrozzeria saprà creare “la scarpa perfetta per questo piede meraviglioso”.

Non è un dialogo documentato, ma una narrazione che sottolinea l’intesa immediata tra i due.

Da quell’incontro nasce la decisione di affidare a Bertone la carrozzeria della futura Lamborghini.

Durante le vacanze di Natale dello stesso anno, presso la Bertone, con lo stabilimento chiuso, vengono presentati i primi bozzetti a Ferruccio, Dallara e Stanzani.

Le linee risultano così innovative da diventare subito progetto definitivo.

©Automobili Lamborghini

Finalmente Lamborghini Miura!

A marzo 1966, al Salone di Ginevra, il telaio P400 mostrato a Torino prende forma definitiva e diventa la mitica Lamborghini Miura.

Sessant’anni dopo, quella vettura celebrerà il suo anniversario nel 2026, ma l’origine è tutta lì: in una struttura nera satinata, con quattro scarichi bianchi, dodici tromboncini verticali dei carburatori, e la scelta di mostrare al mondo non la carrozzeria, ma ciò che la sosteneva.

In quel momento Lamborghini trasforma un’idea audace in realtà e apre la strada a una leggenda destinata a non spegnersi mai.

Nel 2026 Automobili Lamborghini dedicherà alla Miura un anno di celebrazioni e un tour ufficiale del Polo Storico, omaggio ad un modello che ha cambiato per sempre il mondo delle supersportive, creando un nuovo linguaggio di stile e di prestazioni.

Un’automobile talmente rivoluzionaria da generare un termine che fino ad allora non esisteva: “supercar”, coniato da un giornalista inglese proprio per descriverla.

Al via il Mondiale Formula E: 10 team per 17 gare in programma

La serie riservata alle monoposto elettriche è sempre alla ricerca di nuova visibilità.

Alla vigilia del primo ePrix della stagione 12, che è anche l’ultima delle monoposto Gen3 (da 0 a 100 in 1,862”, il 30% più veloce rispetto ai bolidi di Formula 1), il mondiale elettrico ha promosso la gara di San Paolo (il via sabato 6 poco dopo le 18 italiane) mandando in pista il brasiliano Felipe Drugovich, ingaggiato dalla Andretti.

Si inizia da un aeroporto

Ma non sul circuito del sambodromo di Inhembi, bensì all’aeroporto di Guarulhos, il più trafficato della nazione con 43 milioni di passeggeri che transitano ogni anno.

E mentre in Italia continua la cooperazione con “Mediaset”, che trasmette le gare, in Germania si è accordata con la popolare (e generalmente scandalistica) “Bild Zeitung”, che diffonderà gli ePrix attraverso il proprio canale sportivo.

Tanto Brasile ai nastri di partenza

Drugovich è uno dei due brasiliani al via: l’altro è Lucas di Grassi, giù campione del mondo con Audi e adesso sotto contratto con la Lola Yamaha Abt.

Il “senatore” della Formula E lavora al suo futuro e per la Lola Cars ha già disegnato una supersportiva a batteria da 700 CV.

Il ritorno a 12 squadre

In Brasile, come in Messico, ha un grande seguito anche il portoghese Antonio Felix da Costa, che debutta ufficialmente con la Jaguar.

La casa britannica è uno dei sei costruttori che ha confermato l’impegno per la Gen4: dopo Nissan, Stellantis, la stessa Lola, e Porsche (che si è assicurata la dodicesima e ultima licenza e nella stagione 2026/2027 e correrà con due scuderie), è arrivata nelle scorse settimane anche l’adesione di Mahindra.

Si profila così un ritorno a 12 squadre: in questa stagione sono solo 10 (come nel 2017/2018), una in meno rispetto alla scorsa.

I team al lavoro

I debuttanti sono Citroën (subentrata alla Maserati) e Pepe Martì, ingaggiato dalla Cupra Kiro per sostituire David Beckmann, i cui risultati sono stati sotto le attese.

Oliver Rowland, il campione in carica, insegue con la Nissan una riconferma che finora è riuscita al solo Jean Eric Vergne (che ha traslocato dalla DS Penske alla Citroën, dove ha Nick Cassidy come compagno ai box).

La Porsche, che ha chiamato Nico Müller per affidargli la monoposto che era stata di Costa, punta sempre al bottino pieno e come lo scorso campionato avrà due squadre clienti: Andretti (in predicato di passare al powertrain con la Gen4) e Cupra Kiro.

La Jaguar Tcs non ha solo un nuovo e valido pilota, ma anche un altrettanto nuovo e valido Team Principal, Ian James, che aveva vinto tutto quello che poteva vincere con la Mercedes prima di portare la McLaren in Formula E, salvo poi doversi cercare un nuovo incarico con l’addio del team “papaya”. Come la Mahindra, aveva chiuso alla grande lo scorso campionato.

Un mondiale da gustare

Con le correzioni al regolamento (qualifiche ancora più compatte, un solo Attack Mode nelle gare con il Pit Boost e nessuna penalità nel caso non venga consumato il tempo della potenza aggiuntiva) e l’estensione del calendario (17 gare tra dicembre e agosto: mai così tante e mai in arco di tempo così grande), il mondiale elettrico promette di essere ancora più interessante.

Difficile se non impossibile fare pronostici, soprattutto dopo quanto visto a Valencia nei test ufficiali con la sola Lola Yamaha Abt che sembra avere un divario da colmare rispetto agli altri.

Il colore del 2026 è “Cloud Dancer”, il bianco che piace anche per le auto

Come ogni anno, l’attesa si è conclusa: il “VP Pantone Color Institute” ha annunciato il colore del 2026.

La scelta è ricaduta su “Cloud Dancer 11-4201”, una tonalità di bianco ispirata alle nuvole, concepita come simbolo di serenità e pacificazione.

Un’indicazione che, seppur proveniente dal mondo del design, trova conferma anche nel settore automotive, dove la vasta gamma cromatica proposta dalle case automobilistiche si traduce, alla prova dei fatti, in una preferenza generale per colori sobri e poco appariscenti.

Il dominio delle tinte neutre

A sostenerlo è un’analisi di carVertical, azienda specializzata nella raccolta e interpretazione di dati legati al mercato dell’auto.

Secondo lo studio, gli italiani che acquistano vetture usate tendono a evitare tinte vivaci e a privilegiare nuance neutre.

Nel 2023, il 38,2% dei veicoli controllati risultava nero, il 27,9% grigio e il 17,5% bianco.

A seguire, l’8,3% era blu e solo il 2,9% rosso.

Le tonalità meno convenzionali restano marginali: il giallo rappresenta appena lo 0,1% del totale, mentre il marrone si ferma allo 0,5%.

Grigio europeo

Il fenomeno, in realtà, ha radici più profonde. Nel 2000 le auto grigie costituivano il 20% del mercato, percentuale salita al 30,5% nel 2020.

Anche il nero ha registrato un incremento, passando dal 18,1% al 25,9% nello stesso arco di tempo. Il bianco, pur cresciuto fino al 2020, mostra oggi una lieve flessione.

Una tendenza che si riscontra anche nel resto d’Europa, dove grigio, nero e bianco continuano a dominare le preferenze, complice la percezione di praticità e facilità di manutenzione, ma non priva di contraddizioni: le auto nere, ad esempio, evidenziano più facilmente polvere, graffi e segni dello sporco, mentre bianco e grigio risultano più indulgenti nel mascherare piccoli difetti della carrozzeria.

Pantone, un colore per raccontare l’anno nuovo

Dal 2000 — quando debuttò il “Cerulean Blue 15-4020”, un delicato azzurro scelto per inaugurare il nuovo millennio — il “Color of the Year” è diventato un appuntamento di riferimento per chi si occupa di design, moda e creatività.

Non si tratta di una selezione casuale: la definizione della palette è il frutto di un lungo lavoro di ricerca sulle tendenze globali e sulla psicologia del colore, discipline capaci di attribuire alle diverse tonalità significati e suggestioni emotive.

Una tinta che riassume migliaia di informazioni

Il processo coinvolge un team di esperti del Pantone Color Institute che analizza fenomeni culturali, sociali e creativi provenienti da ogni parte del mondo.

Le informazioni raccolte vengono successivamente elaborate da specialisti dell’armocromia, incaricati di tradurre queste indicazioni in una gamma di tinte sempre più ristretta, fino a individuare quella destinata a rappresentare l’anno successivo.

La scelta finale dev’essere in grado non solo di evocare immagini e sensazioni, ma anche di raccontare un clima emotivo condiviso.

Un patrimonio di tinte codificate

Il cuore di questo rituale si trova a Carlstadt, cittadina di circa 6.000 abitanti nel New Jersey, dove nel 1963 Lawrence Herbert fondò la Pantone Inc.

Qui nacque il “Pantone Matching System”, la rivoluzionaria codifica alfanumerica che ha permesso per la prima volta di catalogare e riprodurre con precisione i colori nella stampa in quadricromia, diventando un riferimento assoluto per il settore grafico, chimico e industriale.

Exide Technologies ad Automechanika Dubai con la gamma di soluzioni OE

Exide Technologies si prepara a partecipare ad Automechanika Dubai, uno degli appuntamenti più importanti per il mercato dell’aftermarket automotive nella regione Medio Oriente e Nord Africa (MEA).

Dal 9 all’11 dicembre, l’azienda presenterà al “Dubai World Trade Centre” la propria offerta completa di batterie e i marchi principali – Exide, Tudor e Fulmen – all’interno del padiglione Z1 (stand D32).

Un appuntamento fondamentale per i mercati strategici

L’edizione della manifestazione dello scorso anno ha richiamato oltre 48mila visitatori da 149 Paesi, confermandosi come hub internazionale per professionisti e aziende del settore. Exide, azienda americana con quartier generale a Gennevilliers (Francia), ribadisce attraverso la propria presenza a Dubai l’impegno a investire in mercati strategici oltre i confini europei.

Innovazioni per una regione ad alte prestazioni

Nel corso della fiera, Exide presenterà le proprie tecnologie OE e una serie di soluzioni studiate per rispondere alle esigenze specifiche del mercato MEA.

Tra le principali novità la gamma batterie per veicoli leggeri (LV), presentata con un nuovo branding e una codifica cromatica che distingue i diversi accumulatori, con particolare risalto verso le batterie ad alta resistenza termica, progettate per operare nelle condizioni di temperature elevate tipiche del Medio Oriente.

Soluzioni per veicoli commerciali e industriali (CV), recentemente aggiornate per applicazioni pesanti: Exide GEL PRO, EFB PRO, SHD PRO e HD PRO, prodotti pensati per garantire massima affidabilità, resistenza alle vibrazioni e lunga durata anche in scenari operativi estremi.

Elettrificazione e batterie a 12 V, un tema centrale per il settore automotive: allo stand sarà possibile approfondire il ruolo chiave delle batterie a 12 V nei veicoli elettrificati e le principali tendenze del mercato.

Lo stand Exide è pensato per diventare un punto d’incontro per professionisti, partner e potenziali clienti interessati a conoscere le più recenti soluzioni energetiche dell’azienda, oltre a comprendere l’importanza dell’esperienza OE per garantire prestazioni durature nei veicoli e nei macchinari impiegati in Medio Oriente.

La strategicità della regione MEA

“La regione MEA è molto importante dal punto di vista strategico per Exide e avere l’opportunità di presentare ad Automechanika Dubai le nostre batterie e dialogare con gli stakeholder del settore è un appuntamento che non possiamo mancare – ha dichiarato Gianluca Zucchetti, Director Export Automotive AM di Exide Technologies – siamo impazienti di mostrare le nuove tecnologie emergenti e rispondere ai quesiti su tendenze, opportunità e sfide del mercato aftermarket”.

Toyota b4ZX: migliora l’autonomia grazie al powertrain più efficiente

Nel mondo automotive è piuttosto inconsueto assistere all’arrivo di una nuova generazione di veicolo a soli tre anni dal lancio del primo modello.

Ma la filosofia progettuale di Toyota, ispirata ai principi ingegneristici giapponesi di miglioramento continuo (Kaizen), non smette mai di stupirci.

Come tengono a precisare i vertici della Casa nipponica, per la nuova bZ4X non si tratta di un semplice face-lift di metà carriera ma di un vero e proprio nuovo modello. Non si deve quindi essere ingannati dall’aspetto estetico, rimasto praticamente invariato, perché ciò che è stato rivoluzionato è il cuore tecnologico della vettura.

Tanta sostanza, quindi, per rispondere a quelle critiche che avevano mosso gli utilizzatori sulla prima versione, in particolare riguardo all’autonomia e alla capacità di ricarica.

Powertrain più efficiente

Lo sviluppo tecnico della nuova bZ4X ha riguardato in particolar modo i nuovi assali elettrificati (eAxle), con motore elettrico, transaxle e inverter integrati migliorando sensibilmente la loro efficienza, grazie ai nuovi semiconduttori in carburo di silicio (SiC) nell’inverter.

Questo materiale è più efficiente del precedente tipo di silicio nella gestione delle alte tensioni, nel funzionamento ad alte temperature e nella fornitura di potenze più elevate. Sono state ridotte anche le dispersioni di energia, con l’applicazione di un processo di super-lucidatura sulle superfici dei denti degli ingranaggi nel transaxle.

Ulteriori miglioramenti sono stati ottenuti con l’introduzione di una pompa dell’olio elettrica che utilizza meno energia rispetto al precedente tipo meccanico. Grazie a questi accorgimenti, i motori non solo consumano meno energia (-23% in media) ma sono anche più potenti (+11%), garantendo un’accelerazione più brillante e quindi una guida più coinvolgente.

È migliorata anche la velocità di ricarica, che può vantare ora una potenza di assorbimento fino a 150 kW, grazie anche all’introduzione del sistema di pre-condizionamento. In corrente alternata, invece, si possono ricaricare fino a 22 kW, sfruttando il trasformatore on-board.

Sono due le taglie di batteria, 57,7 kWh o 73,1 kWh, che garantiscono rispettivamente 444 km o 569 km di autonomia nel ciclo WLTP (516 km nella versione a quattro ruote motrici AWD).

Interni più moderni e funzionali

Esternamente il veicolo è praticamente identico alla prima generazione con il caratteristico design frontale ‘hammerhead’. Le uniche novità di rilievo sono i passaruota lucidi e la striscia LED frontale che percorre tutta la larghezza.

Gli interni hanno subito invece una decisa rivisitazione. I materiali utilizzati sono di migliore qualità e spiccano sulla console centrale le due piastre di ricarica rapida a induzione (60 W) per gli smartphone.

L’infotainment è affidato al nuovo display da 14”, mentre il dashboard a sviluppo orizzontale si staglia in profondità sopra alla corona del volante, anch’esso rivisto nel design e riscaldabile elettricamente. I paddles dietro al volante possono essere utilizzati per selezionare la rigenerazione della frenata in quattro diversi livelli.

Miglior comportamento dinamico

Abbiamo provato in anteprima la bZ4X lungo un percorso tortuoso di montagna in Andalusia, a pochi chilometri da Malaga. Rispetto alla prima versione, la nuova bZ4X è decisamente migliorata anche sotto il profilo dinamico e risulta più divertente da guidare, grazie a un rollio meno marcato, uno sterzo più preciso e un controllo di distribuzione elettronica della coppia che agisce in modo predittivo.

Nonostante un asse anteriore più pronto negli inserimenti di curva, il comportamento è comunque orientato verso un rassicurante sottosterzo, con un posteriore particolarmente stabile.

Ottimo il miglioramento dei parametri di NVH, con i doppi vetri per isolare i rumori esterni e quelli provenienti dal rotolamento degli pneumatici, anche se rimangono ancora avvertibili i fruscii aerodinamici oltre i 120 km/h.

La prova della versione FWD da 226 CV ha evidenziato riprese scattanti ma consumi decisamente bassi, attorno a soli 14,5 kWh/100 km, a dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto dai tecnici Toyota in favore del miglioramento dell’efficienza energetica.

Pensata anche per l’offroad

La versione top di gamma AWD da 343 CV si distingue per la reattività fulminea nelle riprese e per un’impostazione progettuale mirata alla massima versatilità off-road.

Il selettore X-MODE, integrato con il sistema Grip Control, consente al conducente di concentrarsi esclusivamente sulla traiettoria percorsa, con la gestione della velocità che viene affidata interamente all’elettronica, sia in salita che in discesa o su fondi pianeggianti a bassa aderenza.

La capacità di guado fino a 500 mm amplia il raggio d’azione del veicolo in scenari estremi.

A completare il pacchetto tecnologico, il Multi-Terrain Monitor (MTM) sfrutta quattro telecamere per offrire una visione a 360° in tempo reale, eliminando gli angoli ciechi e includendo una prospettiva sotto il veicolo per monitorare la posizione delle ruote posteriori e le condizioni del terreno.

Durante l’utilizzo dell’X-MODE, il sistema genera una visualizzazione integrata che combina la vista sotto il pianale con le doppie prospettive laterali, arricchita da dati dinamici come inclinometro, angolo di beccheggio e rollio.

Quando la tecnologia diventa libertà

Auto
Alfa Romeo Tonale for All, tecnologia inclusiva per una mobilità senza barriere - foto © Stellantis

L’automotive è un settore dove performance, efficienza ed elettrificazione sono al centro del dibattito quotidiano.

Ma, nel progettare auto, c’è un’attività più silenziosa ma altrettanto importante che merita attenzione, la mobilità inclusiva.

Stellantis ha celebrato la Giornata internazionale delle persone con disabilità presentando Alfa Romeo Tonale for All, un progetto che porta dentro il mondo premium del brand un’idea semplice: la tecnologia può essere davvero al servizio della libertà personale.

Un progetto nato in Italia

Tonale for All è pensato per garantire indipendenza ai conducenti con disabilità agli arti superiori.

Nasce dalla collaborazione tra Stellantis, il CRF (Centro Ricerche di Stellantis) e Fadiel Italiana.

Il risultato è un sistema altamente tecnologico, progettato con rigore ingegneristico e testato secondo gli standard di sicurezza europei, capace di offrire un’esperienza di guida completa, fluida e soprattutto autonoma.

L’approccio è chiaro: ogni soluzione dev’essere integrata nell’architettura del veicolo senza comprometterne sicurezza, ergonomia o qualità percepita.

La versione for All non è un’aggiunta posticcia, ma una reinterpretazione ragionata della Tonale, dove l’accessibilità diventa un tema di design e di ingegneria.

Sterzare coi piedi grazie al sistema DGS03

Il protagonista tecnologico è il sistema elettromeccanico di sterzo a pedale DGS03.

Due motori indipendenti – ciascuno con logiche di backup e un livello di ridondanza tipico delle applicazioni safety-critical – permettono di comandare la direzione tramite un movimento preciso dei pedali.
La ridondanza si estende anche alle unità di alimentazione e di controllo, costruendo un ecosistema che non solo facilita la guida, ma restituisce al conducente sicurezza, continuità operativa e feedback costante grazie al display TFT dedicato.

Auto
foto © Stellantis

È un’applicazione avanzata della meccatronica automotive. Sensori, attuatori e logiche di controllo integrati in un loop continuo che interpreta l’intenzione del guidatore e la trasforma in movimento.

Un concetto ben noto nei sistemi steer-by-wire, qui declinato però per un’esigenza di accessibilità, dimostrando quanto le tecnologie emergenti possano diventare strumenti di inclusione.

Una console pensata per essere sempre accessibile

L’altra protagonista è la console centrale ergonomica, rialzata e prodotta tramite tecnologie additive.

Una scelta non casuale, perché la stampa 3D permette di ridisegnare spazi e funzionalità in base alle esigenze, mantenendo leggerezza strutturale e compliance alle normative di sicurezza.

Sulla console trovano posto i principali comandi fisici del veicolo: trasmissione, clacson, finestrini, luci, freno elettrico, comandi vocali e porte USB.

La disposizione è studiata per minimizzare i movimenti, aumentare la rapidità d’interazione e garantire che ogni gesto sia intuitivo.

Non solo ergonomia, ma anche sicurezza perché ogni profilo è arrotondato, ogni elemento è testato secondo la normativa ECE 21, che regola i componenti interni in caso d’incidente.

Auto
foto © Stellantis

Tonale for All è stato omologato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come esemplare unico, un riconoscimento che ne certifica ufficialmente la sicurezza e la piena conformità tecnica.

Una gamma sempre più accessibile

Questa nuova Tonale è figlia di un percorso iniziato nel 2020 con Citroën Ami for All, nata da un programma interno dell’allora PSA e poi integrato nel processo di innovazione di Stellantis.

Lo spirito è lo stesso, cioè tecnologie semplici, intelligenti e soprattutto utili per trasformare la quotidianità di chi convive con limitazioni motorie.

La piccola AMI, sviluppata con PIMAS, ha permesso per la prima volta un trasferimento facile dalla carrozzina all’abitacolo e ha introdotto un nuovo modo di intendere la micro-mobilità accessibile.

Tonale for All porta quello stesso principio su un segmento superiore, più ampio e più versatile, dimostrando come le soluzioni inclusive possano essere adattate e scalate su modelli diversi del gruppo, in base alle necessità e alle normative delle commissioni mediche locali.

Autonomy e DriveAbility, quando l’inclusione è globale

L’impegno di Stellantis in questo ambito è da tempo ben presente con due programmi internazionali: Autonomy in Italia e DriveAbility negli Stati Uniti.
Autonomy opera da trent’anni con 14 Centri di Mobilità dove si effettuano test di guida, valutazioni psicologiche e motorie, consulenze ergonomiche e studi sui migliori adattamenti tecnici.

Ogni anno più di mille persone raggiungono una nuova indipendenza grazie al programma.

DriveAbility, dall’altra parte dell’Atlantico, segue lo stesso approccio collaborando con produttori di attrezzature adattive statunitensi per personalizzare veicoli e comandi.

Obiettivo è consentire la piena mobilità e la continuità nell’attività quotidiana.

Questi programmi non sono solo strumenti commerciali ma rappresentano l’idea che la mobilità sia un diritto.

E che l’industria automobilistica debba tradurre questo diritto in soluzioni concrete.

Una nuova idea di mobilità e responsabilità

Tonale for All dimostra che l’innovazione tecnica ha senso solo quando si traduce in un beneficio reale.

Non basta un software all’avanguardia, un attuatore preciso o una console ben progettata.

Serve la volontà di mettere la persona al centro, di guardare oltre ciò che è “standard” e disegnare una tecnologia capace di includere.

In un’epoca in cui l’auto sta cambiando velocemente (dalle architetture elettrificate al software-defined vehicle) progetti come questo ricordano che il progresso non è solo una questione di performance, ma di possibilità.
La possibilità di muoversi, di essere indipendenti, di guidare la propria vita.

E forse è proprio questa l’idea più potente che Tonale for All porta su strada.

La tecnologia non deve essere solo innovativa. Deve essere liberatoria.

Scatta il rimborso automatico per i rallentamenti in autostrada

In un Paese come il nostro, dove l’unica certezza è l’incertezza, profuma di buono, fresco e pulito l’incredibile norma che introduce il rimborso automatico del pedaggio autostradale se il viaggio diventa un’odissea per colpa di cantieri o code in genere.

Pillole di civiltà

Lo ha deciso il 2 dicembre scorso una delibera dell’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti), che dal 1° giugno dell’anno prossimo per i tratti gestiti da società uniche e dal 1° dicembre successivo per tutti gli altri, obbliga chi guadagna dai pedaggi ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti degli automobilisti, sottocategoria un tempo libera e felice e oggi resa schiava da divieti, telecamere, tasse, balzelli, ZTL, Tan, Taeg e quant’altro rende l’andare in auto un supplizio comodamente rateizzato.

Lacuna? Qualcuna

Qualche dubbio, leggendo il testo che parla di “Misure concernenti il contenuto minimo degli specifici diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possano esigere nei confronti dei concessionari autostradali e dei gestori dei servizi erogati nelle pertinenze di servizio delle reti autostradali”, in effetti c’è.

Ad esempio, per dirne una, non basterà un rallentamento qualsiasi per riavere indietro i soldi del pedaggio, quello sarebbe troppo anche per un Paese civile, figuriamoci per il nostro, ma tutto dipenderà dal tipo di rallentamento e dalla durata della sosta forzata.

Quantificando il tempo perso

Ad esempio per i lavori in corso e i restringimenti di carreggiata, delizie che in genere compaiono con i primi caldi estivi insieme a zanzare, infradito, pantaloni a pinocchietto e marsupio, scatterà il rimborso automatico per tragitti inferiori a 30 km, mentre fra 30 e 50 km il ritardo dev’essere superiore ai 10 minuti rispetto ai normali tempi di percorrenza, che diventano 15 superando i 50 km.

Per finire, se il traffico sarà completamente bloccato, l’importo del rimborso salirà in base al tempo perso: tra una e due ore sarà pari al 50% del pedaggio, mentre fra due e tre giri dell’orologio si sale al 75%.

Superate le tre ore, insieme ai probabili generi di conforto della Protezione Civile, scatterà la mannaia del rimborso totale.

All’equazione saranno applicate alcune variabili fisse come il numero di corsie chiuse sul totale, le deviazioni verso la carreggiata opposta, la presenza o meno della corsia di emergenza e soprattutto la durata complessiva della pausa sul manto autostradale, con vista su prati & bovini compresa nel prezzo.

C’è anche l’immancabile app

Ai gestori è richiesta la creazione di un’applicazione unica valida su tutto il territorio nazionale, in cui solo chi si sarà regolarmente registrato avrà diritto al rimborso entro dieci giorni scegliendo dove farsi accreditare la somma.

Per gli sbadatoni che al contrario, non avranno avuto l’accortezza di inserire i propri dati completi, è pronta un’altra pastoia all’italiana: un numero verde o lo sportello online, con risposta che sale entro i 20 giorni dalla denuncia di ingorgo.

Sarà anche obbligo per le società autostradali rendere pubbliche le date dei cantieri previsti entro i 12 mesi precedenti, per permettere agli automobilisti di conoscerle e scegliere percorsi alternativi.

L’app dovrà contenere un salvadanaio dove finiranno i rimborsi al di sotto i dieci centesimi, in attesa di altri rallentamenti che consentano di arrivare alla cifra tonda di un euro.

Non è chiaro chi farà i calcoli, e soprattutto se la norma permetterà di creare nuovi posti di lavoro dando prospettive occupazionali a contabili e ragionieri. Hai visto mai.

Ma un trattamento da Vip, con possibilità di disdetta senza penali, in caso di rallentamenti prolungati nel tempo sarà riservato ai possessori di abbonamento per il tratto autostradale o a coloro che potranno dimostrare di utilizzarlo tutti i giorni.

Quando non si ha diritto a nulla

Fuori dai calcoli restano i cantieri di emergenza, i rallentamenti che diventano obbligatori in caso di incidenti, catastrofi naturali e intervento dei mezzi di soccorso, con l’aggiunta dei cantieri mobili, quelli che un giorno sono qui e l’altro chissà dove.

Però, dai, accontentiamoci: l’Italia è il primo Paese d’Europa a pensare ad un riconoscimento in pecunia per chi subisce quello che è considerato un vero disagio.

In fondo è un piccolo passo verso la civiltà, ma un passo enorme per questo posto meraviglioso, dove siamo fortunati perché i colpevoli non esistono e “la fiducia nel lavoro della magistratura” dovrebbe essere un articolo della Costituzione.

La postilla a fondo pagina

Giusto prima di salutarsi, un’ultima quisquiglia, la vera e infallibile regola “gattopardiana” che riporta sempre tutto alla casella del “via”: ai gestori sarà consentito “ritoccare” i pedaggi con lievi aumenti.

Una scappatoia a tempo che inizierà con il recupero totale dal prossimo anno e quello dopo ancora, e scenderanno al 75% dal 2028, del 50% nel 2029 e del 25% nel 2030.

A conti fatti, nel 2031, cioé fra sei anni, avremo avuto tutto il tempo di studiare come creare ad arte code in autostrada per recuperare la spesa: basterà tagliare qualche ora alla vacanza per sfangare almeno l’autostrada. E spendere tutto in infradito.

Volkswagen T-Roc, tutta nuova la 2ª generazione

T-Roc
Volkswagen T-Roc 2026: nuova generazione ibrida, design evoluto e più tecnologia - foto © Volkswagen

Dal 2017 la Volkswagen T-Roc ha superato i 2 milioni di unità vendute nel mondo, oltre 220mila in Italia.

Si tratta di un capitale d’immagine che Volkswagen intende spendere valorizzando la nuova impostazione tecnica su base MQB evo.

Una nuova sfida nel cuore del segmento C-SUV

Infatti, la T-Roc torna rinnovata da paraurti a paraurti e rilancia la sfida nel cuore del segmento C-SUV, dove si gioca gran parte del mercato europeo.

Il modello, che nel 2025 ha consolidato lo status di SUV più venduto in Europa, approda alla seconda generazione con una strategia chiara: solo motori ibridi, più spazio, più qualità e un pacchetto tecnologico da categoria superiore.

T-Roc
I nuovi interni della T-Roc 2026 – foto © Volkswagen

La prevendita è già partita e il debutto nelle concessionarie italiane è fissato per gennaio 2026.

La gamma si apre con i mild-hybrid 1.5 eTSI da 115 e 150 CV, tutti con cambio DSG a 7 rapporti e trazione anteriore.

A seguire arriveranno i full-hybrid 1.5 da 136 e 170 CV e il 2.0 eTSI mild-hybrid 4MOTION da 204 CV, oltre alla T-Roc R da 333 CV al vertice dell’offerta, attesa nel 2027.

Design & interni

Lo stile evolve senza tradire il DNA.

Resta il caratteristico montante C “a mazza da hockey” e la spalla pronunciata, ma il frontale adotta il nuovo “volto di famiglia” con firma luminosa più ampia, loghi illuminati e gruppi ottici IQ.LIGHT a matrice di LED con abbaglianti ad alte prestazioni.

T-Roc
foto © Volkswagen

Il lavoro aerodinamico porta il Cx a 0,29 (-10% rispetto alla prima serie), a tutto vantaggio dell’efficienza.

Cresce anche la presenza su strada: 12 cm in più (ora 4.373 mm), passo allungato di 27 mm e un disegno più filante.

Ottimi i benefici per l’abitabilità con 3 cm di spazio in più per le ginocchia dei passeggeri posteriori e un vano bagagli che tocca 475 litri (+30 litri).

A bordo, il salto di qualità è evidente: plancia con superfici morbide e inserti in tessuto, nuove maniglie porta, illuminazione ambientale a 30 colori e un’impostazione ergonomica sobria ma moderna.

Al centro troneggia lo schermo da 12,9” affiancato da strumentazione digitale con modalità “Black Panel” ridotta al minimo quando non servono molte informazioni.

T-Roc
foto © Volkswagen

Tornano i tasti fisici sul volante e compare il rotore per l’esperienza di guida a richiamo rapido di più funzioni.

In opzione anche tetto apribile, sound system Harman Kardon e nuovo bracciolo con box da 5,5 litri.

Sulla Style arrivano i sedili ergoActive con massaggio pneumatico, sulla R-Line sedili sportivi con poggiatesta integrati.

Rivestimenti in pelle e regolazione elettrica sempre disponibile. In opzione debutta anche l’Head-Up Display.

Capitolo sostenibilità: fino a 140 componenti esterni e interni contengono materiale riciclato, fino a circa 40 kg, pari al 16% delle plastiche.

T-Roc
foto © Volkswagen

Per quanto riguarda i tessuti, si arriva al 100% di PET riciclato sugli allestimenti Life e R-Line e microfibra ArtVelours Eco fino al 71% sulla Style.

Tecnologia avanzata e nuovi sistemi di assistenza

L’evoluzione tecnologica è immediatamente percepibile.

Sono disponibili i nuovi sistemi come il Travel Assist migliorato che comprende l’ACC predittivo, il Lane Assist con cambio di corsia assistito, l’Emergency Assist con cambio di corsia assistito.

Con Park Assist Pro è possibile comandare la vettura da remoto via app dello smartphone, memorizzare le manovre con la Memory function, cioè la ripetizione semi-autonoma delle manovre memorizzate.

Prestazioni, telaio e comfort di marcia

Al lancio, la T-Roc adotta il conosciuto 1.5 eTSI mild-hybrid a 48 V con alternatore-starter a cinghia capace di un boost elettrico fino a 56 Nm, utile soprattutto nelle partenze in salita.

Il motore a ciclo Miller con turbina a geometria variabile e disattivazione cilindri ACTplus lavora bene e suona pieno.

Il telaio è ben tarato e le nuove sospensioni Multilink al posteriore rendono la guida sincera e sempre prevedibile con un comportamento neutro anche in situazioni limite.

Prezzi

Nuova T-Roc viene proposta con prezzi a partire dai 33.900 euro della Life 1.5 eTSI 115CV DSG.

Ma, se si ordina l’auto entro il 31 dicembre, il prezzo scende a 30.950 euro, anche finanziabili a 199 euro/mese per 36 mesi (30mila km) con anticipo di 6.850 euro.

L’allestimento intermedio Style costa 3.600 euro in più, ma offre un controvalore in contenuti e dotazioni pari a 6.400 euro, con un vantaggio cliente pari a 2.800 euro.

T-Roc
foto © Volkswagen

Limousine, il lungo è passato di moda

Costa più o meno 50 euro a persona, per un massimo di 12, noleggiare una limousine per un’ora in una grande città.

Nel prezzo spesso è inclusa la presenza di un fotografo, l’ingresso in discoteca e ovviamente l’arrivo davanti al locale.

Un modo un po’ cafonal-chic per sentirsi come Rihanna o Beyoncé, fra gli sguardi ammirati della gente e il muro di smartphone con la lucina accesa.

In marcia verso l’Europa

Le celebri “limo” americane, lunghe come un incubo, in genere versioni a passo extra-lungo di auto in produzione come Lincoln, Cadillac o Hummer, ormai stanno traslocando in massa dagli Stati Uniti alla vecchia Europa.

Perché lì, dall’altra parte dell’oceano, non le vuole più nessuno.

Finita la sbornia degli anni in cui apparire voleva dire esistere, adesso i veri ricchi – quelli che la limo l’avevano di proprietà – se ne sono disfatti perché la parola d’ordine, fra le skyline americane, è mantenere un profilo basso, pena la crocifissione su pubblico social.

In casi estremi, meglio il classico taxi anonimo o addirittura “Uber” e “Lift”, che fa fine e non impegna.

Roba da rapper, influencer e ragazzini

Le poche limo che ancora circolano finiscono nei videoclip di qualche rapper con le catene d’oro al collo, o in quelli di influencer in età da scuolabus, oppure bivaccano all’esterno delle boutique più esclusive, nella speranza che qualche matrona araba, indiana o cinese, dopo aver fatto il pieno ne approfitti per tornare in hotel con un bancale di pacchi e fiocchetti.

Le altre limo, a prezzi sempre più stracciati, restano un must per feste di compleanno, party privati, diciottesimi e qualche matrimonio, sempre meno, perché oggi per gli sposi il massimo è arrivare in chiesa in monopattino, in bici o perfino di corsa, con le scarpe da running sotto l’abito bianco e il completo blu notte.

Un settore in forte crisi

Perfino il “New York Times”, al rischio estinzione delle limo ha dedicato un’inchiesta che ha acceso gli animi della convention di Las Vegas, che raduna case automobilistiche e grandi compagnie di noleggio, dove delle limo non c’era più traccia.

A certificare ufficialmente la crisi c’è la “National Limousine Association”, associazione nata nel 1985 che riunisce produttori, proprietari, operatori e officine specializzate: nel 2011 poteva contare su oltre 2000 soci, mentre oggi sono meno della metà.

In realtà, fanno notare gli esperti, il lusso continua sempre ad essere sinonimo di esclusività, e difficilmente i ricchi e famosi faranno mai la fila davanti alla fermata dei taxi all’esterno dell’aeroporto.

Ad essere cambiata è solo la volumetria e il mimetismo: là dove un tempo c’erano le limo, ora ci sono Suv grandi come panfili, che in America sono decisamente meno rari.

Riconoscerli non è difficile: sono per lo più neri, tirati a lucido e con i vetri oscurati, perché a qualsiasi latitudine la ricchezza è una questione assai privata.

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