Il colore del 2026 è “Cloud Dancer”, il bianco che piace anche per le auto

Come ogni anno, l’attesa si è conclusa: il “VP Pantone Color Institute” ha annunciato il colore del 2026.

La scelta è ricaduta su “Cloud Dancer 11-4201”, una tonalità di bianco ispirata alle nuvole, concepita come simbolo di serenità e pacificazione.

Un’indicazione che, seppur proveniente dal mondo del design, trova conferma anche nel settore automotive, dove la vasta gamma cromatica proposta dalle case automobilistiche si traduce, alla prova dei fatti, in una preferenza generale per colori sobri e poco appariscenti.

Il dominio delle tinte neutre

A sostenerlo è un’analisi di carVertical, azienda specializzata nella raccolta e interpretazione di dati legati al mercato dell’auto.

Secondo lo studio, gli italiani che acquistano vetture usate tendono a evitare tinte vivaci e a privilegiare nuance neutre.

Nel 2023, il 38,2% dei veicoli controllati risultava nero, il 27,9% grigio e il 17,5% bianco.

A seguire, l’8,3% era blu e solo il 2,9% rosso.

Le tonalità meno convenzionali restano marginali: il giallo rappresenta appena lo 0,1% del totale, mentre il marrone si ferma allo 0,5%.

Grigio europeo

Il fenomeno, in realtà, ha radici più profonde. Nel 2000 le auto grigie costituivano il 20% del mercato, percentuale salita al 30,5% nel 2020.

Anche il nero ha registrato un incremento, passando dal 18,1% al 25,9% nello stesso arco di tempo. Il bianco, pur cresciuto fino al 2020, mostra oggi una lieve flessione.

Una tendenza che si riscontra anche nel resto d’Europa, dove grigio, nero e bianco continuano a dominare le preferenze, complice la percezione di praticità e facilità di manutenzione, ma non priva di contraddizioni: le auto nere, ad esempio, evidenziano più facilmente polvere, graffi e segni dello sporco, mentre bianco e grigio risultano più indulgenti nel mascherare piccoli difetti della carrozzeria.

Pantone, un colore per raccontare l’anno nuovo

Dal 2000 — quando debuttò il “Cerulean Blue 15-4020”, un delicato azzurro scelto per inaugurare il nuovo millennio — il “Color of the Year” è diventato un appuntamento di riferimento per chi si occupa di design, moda e creatività.

Non si tratta di una selezione casuale: la definizione della palette è il frutto di un lungo lavoro di ricerca sulle tendenze globali e sulla psicologia del colore, discipline capaci di attribuire alle diverse tonalità significati e suggestioni emotive.

Una tinta che riassume migliaia di informazioni

Il processo coinvolge un team di esperti del Pantone Color Institute che analizza fenomeni culturali, sociali e creativi provenienti da ogni parte del mondo.

Le informazioni raccolte vengono successivamente elaborate da specialisti dell’armocromia, incaricati di tradurre queste indicazioni in una gamma di tinte sempre più ristretta, fino a individuare quella destinata a rappresentare l’anno successivo.

La scelta finale dev’essere in grado non solo di evocare immagini e sensazioni, ma anche di raccontare un clima emotivo condiviso.

Un patrimonio di tinte codificate

Il cuore di questo rituale si trova a Carlstadt, cittadina di circa 6.000 abitanti nel New Jersey, dove nel 1963 Lawrence Herbert fondò la Pantone Inc.

Qui nacque il “Pantone Matching System”, la rivoluzionaria codifica alfanumerica che ha permesso per la prima volta di catalogare e riprodurre con precisione i colori nella stampa in quadricromia, diventando un riferimento assoluto per il settore grafico, chimico e industriale.