
In un Paese come il nostro, dove l’unica certezza è l’incertezza, profuma di buono, fresco e pulito l’incredibile norma che introduce il rimborso automatico del pedaggio autostradale se il viaggio diventa un’odissea per colpa di cantieri o code in genere.
Pillole di civiltà
Lo ha deciso il 2 dicembre scorso una delibera dell’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti), che dal 1° giugno dell’anno prossimo per i tratti gestiti da società uniche e dal 1° dicembre successivo per tutti gli altri, obbliga chi guadagna dai pedaggi ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti degli automobilisti, sottocategoria un tempo libera e felice e oggi resa schiava da divieti, telecamere, tasse, balzelli, ZTL, Tan, Taeg e quant’altro rende l’andare in auto un supplizio comodamente rateizzato.
Lacuna? Qualcuna
Qualche dubbio, leggendo il testo che parla di “Misure concernenti il contenuto minimo degli specifici diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possano esigere nei confronti dei concessionari autostradali e dei gestori dei servizi erogati nelle pertinenze di servizio delle reti autostradali”, in effetti c’è.
Ad esempio, per dirne una, non basterà un rallentamento qualsiasi per riavere indietro i soldi del pedaggio, quello sarebbe troppo anche per un Paese civile, figuriamoci per il nostro, ma tutto dipenderà dal tipo di rallentamento e dalla durata della sosta forzata.
Quantificando il tempo perso
Ad esempio per i lavori in corso e i restringimenti di carreggiata, delizie che in genere compaiono con i primi caldi estivi insieme a zanzare, infradito, pantaloni a pinocchietto e marsupio, scatterà il rimborso automatico per tragitti inferiori a 30 km, mentre fra 30 e 50 km il ritardo dev’essere superiore ai 10 minuti rispetto ai normali tempi di percorrenza, che diventano 15 superando i 50 km.
Per finire, se il traffico sarà completamente bloccato, l’importo del rimborso salirà in base al tempo perso: tra una e due ore sarà pari al 50% del pedaggio, mentre fra due e tre giri dell’orologio si sale al 75%.
Superate le tre ore, insieme ai probabili generi di conforto della Protezione Civile, scatterà la mannaia del rimborso totale.
All’equazione saranno applicate alcune variabili fisse come il numero di corsie chiuse sul totale, le deviazioni verso la carreggiata opposta, la presenza o meno della corsia di emergenza e soprattutto la durata complessiva della pausa sul manto autostradale, con vista su prati & bovini compresa nel prezzo.
C’è anche l’immancabile app
Ai gestori è richiesta la creazione di un’applicazione unica valida su tutto il territorio nazionale, in cui solo chi si sarà regolarmente registrato avrà diritto al rimborso entro dieci giorni scegliendo dove farsi accreditare la somma.
Per gli sbadatoni che al contrario, non avranno avuto l’accortezza di inserire i propri dati completi, è pronta un’altra pastoia all’italiana: un numero verde o lo sportello online, con risposta che sale entro i 20 giorni dalla denuncia di ingorgo.
Sarà anche obbligo per le società autostradali rendere pubbliche le date dei cantieri previsti entro i 12 mesi precedenti, per permettere agli automobilisti di conoscerle e scegliere percorsi alternativi.
L’app dovrà contenere un salvadanaio dove finiranno i rimborsi al di sotto i dieci centesimi, in attesa di altri rallentamenti che consentano di arrivare alla cifra tonda di un euro.
Non è chiaro chi farà i calcoli, e soprattutto se la norma permetterà di creare nuovi posti di lavoro dando prospettive occupazionali a contabili e ragionieri. Hai visto mai.
Ma un trattamento da Vip, con possibilità di disdetta senza penali, in caso di rallentamenti prolungati nel tempo sarà riservato ai possessori di abbonamento per il tratto autostradale o a coloro che potranno dimostrare di utilizzarlo tutti i giorni.
Quando non si ha diritto a nulla
Fuori dai calcoli restano i cantieri di emergenza, i rallentamenti che diventano obbligatori in caso di incidenti, catastrofi naturali e intervento dei mezzi di soccorso, con l’aggiunta dei cantieri mobili, quelli che un giorno sono qui e l’altro chissà dove.
Però, dai, accontentiamoci: l’Italia è il primo Paese d’Europa a pensare ad un riconoscimento in pecunia per chi subisce quello che è considerato un vero disagio.
In fondo è un piccolo passo verso la civiltà, ma un passo enorme per questo posto meraviglioso, dove siamo fortunati perché i colpevoli non esistono e “la fiducia nel lavoro della magistratura” dovrebbe essere un articolo della Costituzione.
La postilla a fondo pagina
Giusto prima di salutarsi, un’ultima quisquiglia, la vera e infallibile regola “gattopardiana” che riporta sempre tutto alla casella del “via”: ai gestori sarà consentito “ritoccare” i pedaggi con lievi aumenti.
Una scappatoia a tempo che inizierà con il recupero totale dal prossimo anno e quello dopo ancora, e scenderanno al 75% dal 2028, del 50% nel 2029 e del 25% nel 2030.
A conti fatti, nel 2031, cioé fra sei anni, avremo avuto tutto il tempo di studiare come creare ad arte code in autostrada per recuperare la spesa: basterà tagliare qualche ora alla vacanza per sfangare almeno l’autostrada. E spendere tutto in infradito.














