Il MAUTO celebra “Automobili”, il disco della vita di Lucio Dalla

Già qui, ci sarebbe la notizia: il MAUTO (Museo Nazionale dell’Automobile di Torino) ha deciso di dedicare una mostra non ad un marchio, un modello o un pilota, ma ad un album musicale.

Dal 13 maggio al 20 settembre, nella Project Room al primo piano, il museo torinese ospita materiali d’archivio, illustrazioni e auto che raccontano “Automobili” di Lucio Dalla e Roberto Roversi, concept album uscito cinquant’anni fa e ancora capace di ricordare come si faceva musica quando aveva ancora qualcosa da dire.

Entrare in un museo dell’automobile per ascoltare un disco non è la cosa più ovvia del mondo, ma Automobili non è un disco scontato, e la storia di come è nato fra mille difficoltà vale la pena di essere raccontata.

La rottura diventata scintilla

Meglio cominciare dalla fine, che è anche la parte più gustosa. Roberto Roversi, poeta bolognese, libraio antiquario, intellettuale di quelli che non cedono su niente, firma i testi di Automobili con lo pseudonimo “Norisso”. Un aristocratico veneto del Settecento, tirato fuori da chissà dove. Una scelta che era protesta e presa di distanza.

Il motivo è che Dalla e Roversi avevano costruito insieme uno spettacolo teatrale e televisivo, Il futuro dell’automobile e altre storie, trasmesso dalla Rai con successo di pubblico.

Dalla voleva farne un disco e la RCA, che con lui era da tempo sul piede di guerra, spingeva nella stessa direzione. Roversi voleva tutto o niente: lo spettacolo era un blocco unico, non si poteva ridurre a sei canzoni scelte a piacere, ma Dalla le sceglie comunque e Roversi preferisce uscire di scena.

Le canzoni escluse (I muri del ventuno, La signora di Bologna, Statale adriatica chilometro 220, Rodeo, Assemblaggio) restano inedite per sempre, tranne una recuperata quattordici anni dopo in Cambio col titolo Comunista. Fine del sodalizio e di una delle collaborazioni più riuscite della canzone d’autore italiana.

L’anno giusto per un disco sbagliato

Automobili esce il 14 marzo 1976 in un’Italia che aveva l’odore dei lacrimogeni e dello smog. Alle elezioni di giugno il PCI di Berlinguer avrebbe sfiorato il 35% alla Camera, mettendo in apprensione la Democrazia Cristiana.

Alla Fiat si scioperava, e non solo per i soldi: si lottava per la salute degli operai, le condizioni in fabbrica, il potere contrattuale dei Consigli, ma malgrado tutto il futuro sembrava ancora un posto in cui valeva la pena credere, anche se a fatica.

Da lì a poco sarebbero arrivati il rapimento di Aldo Moro, i disordini studenteschi e la fine di tutte le utopie.

In un clima simile, l’automobile era il simbolo perfetto da mettere sotto processo. Aveva ridisegnato i paesaggi, decretato la fine della civiltà contadina, promesso libertà e consegnato ingorghi.

La Fiat era il motore dell’economia italiana e il teatro del conflitto sociale più aspro del decennio.

Un affresco in musica

Quello che è rimasto dopo il litigio e i tagli furono sei brani. Intervista con l’Avvocato apre il disco con uno scat che immagina Gianni Agnelli alle prese con un intervistatore, Mille Miglia e Nuvolari sono il cuore del disco.

Le quattro tastiere (Roger Mazzoncini, Ruggero Cini, Carlo Capelli, Rosalino “Ron” Cellamare, oltre al piano di Dalla) costruiscono paesaggi che sanno di polvere e asfalto, di folla ai bordi della strada e di velocità come estasi collettiva.

Tony Esposito percuote qualsiasi cosa abbia a portata di mano, i cori delle Baba Yaga trasformano le corse in cerimonie, il basso di Scotti e di Nanni serpeggia e la batteria di Giovanni Pezzoli è incalzante.

Poi il disco cambia faccia. L’ingorgo diventa cemento, code, la città che si mangia se stessa, Il motore del 2000 è la scommessa ottimista di un motore pulito, silenzioso, con un odore che non inquina.

Suona come una profezia a metà: qualcuno ci legge l’intuizione dell’elettrico, altri ci vedono solo la speranza di chi non vuole rassegnarsi.

Due ragazzi chiude con un finale sinfonico e commosso.

In realtà, definire Automobili un disco prog è corretto e sbagliato: Dalla non stava ricalcando un genere, lo usava come punto di partenza per andare oltre.

La mostra e il disco

La mostra al MAUTO non è solo commemorazione, ma un invito a rimettere il disco sul piatto e chiedersi cosa racconta ancora sull’automobile e sul rapporto tra industria e società.

Da lì in poi sarebbe nato un altro Lucio Dalla, quello delle classifiche, delle hit e del grande pubblico che lo avrebbe amato per decenni.

Ma senza l’avventura di questo disco, quella metamorfosi non ci sarebbe stata: Automobili, cinquant’anni dopo, è il documento del Dalla più avventuroso, quello che non sapeva ancora dove stava andando, e per questo ci andava più veloce di tutti.