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La rivoluzione Euro NCAP: se le auto cambiano, anche i crash test devono cambiare

Le auto stanno mutando pelle, sono diverse anni luce da quelle prodotte soltanto un decennio fa: oggi l’elettrico sta diventando la madre di tutte le motorizzazioni, e si porta appresso una dotazione tecnologica di bordo un tempo impensabile, sempre più orientata verso la missione di aiutare, supportare e salvare la vita a chi viaggia in macchina.

Una rivoluzione copernicana, probabilmente destinata ai libri di storia, che obbliga chiunque abbia a che fare con l’automotive a rivedere regole e riscrivere protocolli che ogni giorno di più si fanno stretti e insufficienti.

Al lungo elenco si è aggiunto in questi giorni Euro NCAP, il programma europeo di valutazione della sicurezza delle auto di nuova produzione che assegna stelle di diverso colore (da verde a rosso) in base ai test d’urto eseguiti frontalmente, di lato, contro un palo, contro persone e, dal 2009, del “colpo di frusta” da tamponamento.

Una nuova metodologia

Conclusa l’ultima tornata di valutazioni dell’anno in corso, l’organismo ha diffuso le linee guida per il 2026, pianificando l’aggiornamento delle metodologie utilizzate nei test più massiccio da più di 15 anni a questa parte.

La revisione interessa tanto le procedure di collaudo e di valutazione dei veicoli quanto l’approccio, basato su quattro passaggi fondamentali: guida sicura, prevenzione degli incidenti, protezione dagli urti e sicurezza post-incidente.

I principi della matrice di Haddon

Il nuovo approccio, che si basa sui principi della matrice di Haddon, uno strumento di prevenzione degli infortuni sviluppato dal dottor William J. Haddon – considerato il padre dalla scienza della prevenzione delle lesioni traumatiche – utili per analizzare in modo sistematico gli incidenti stradali dividendoli in tre fasi temporali: pre-evento, evento e post-evento.

Detto in modo ancora più semplice, una serie di aggiornamenti alle regole di valutazione da applicare in un arco di tre anni ai test Euro NCAP che a regime offriranno un netto miglioramento a struttura, chiarezza e flessibilità, visto che le tecnologie dedicate alla sicurezza diventano sempre più complesse e interconnesse.

Meno laboratori più prove su strada

I sistemi di assistenza alla guida, ad esempio, spesso al centro di critiche per avvisi fastidiosi o interventi considerati troppo invadenti, saranno valutati non solo in base alle capacità di prevenzione degli incidenti sulla pista di prova, ma anche durante la guida nel mondo reale, con l’obiettivo di scongiurare i difetti più comuni riscontrati degli automobilisti.

Ma non basta, perché saranno introdotte anche nuove prove legatd alla robustezza dei sistemi di prevenzione degli incidenti, anche queste valutate non solo nel chiuso dei laboratori, ma su strade normali.

Nuovi “Dummies” per riprodurre tutte le corporature

Anche le maglie delle valutazioni della protezione dagli urti saranno allargate per includere una gamma più ampia di corporature degli occupanti, dai bambini agli adulti (più bassi e più alti), utilizzando “dummies” su scala reale, prove di laboratorio con slitte e simulazioni virtuali avanzate per migliorare la precisione e valutare l’efficacia dei sistemi di ritenuta.

Partendo da diversi casi di incidenti conclusi in modo tragico, i nuovi requisiti post-incidente richiederanno che le maniglie delle porte esterne alimentate elettricamente rimangano funzionanti per facilitare il soccorso e soprattutto imporranno un completo isolamento delle batterie ad alta tensione nei veicoli elettrici.

Obiettivo: ridurre le vittime delle strade

Secondo il dottor Michiel van Ratingen, segretario generale dell’Euro NCAP, l’aggiornamento dei protocolli garantisce l’analisi approfondita di tecnologie di sicurezza sotto qualsiasi punto di vista.

“Ogni tre anni riesaminiamo i nostri criteri di valutazione a stelle con il semplice obiettivo di ridurre i decessi e le lesioni gravi legati agli indicenti stradali. I protocolli del 2026 rafforzano ulteriormente il rigore e la pertinenza dei nostri test, premiando i veicoli che ottengono buoni risultati in tutte le fasi della sicurezza: prima, durante e dopo un incidente. Gli aggiornamenti dei protocolli garantiscono che i test, le analisi e le valutazioni dell’Euro NCAP rimangano una sorta di guida imparziale ad uso e consumo degli automobilisti europei.

Euro NCAP continua a promuovere standard di sicurezza in tutti gli aspetti della progettazione dei veicoli e i nuovi protocolli sono la dimostrazione pratica di questo impegno e al tempo un incoraggiamento rivolto ai costruttori perché adottino e migliorino le loro tecnologie salvavita.

Il risultato sarà una maggiore protezione sia per gli occupanti dei veicoli che di tutti gli utenti della strada attraverso un’assistenza alla guida più efficace, una prevenzione degli incidenti, una maggiore protezione in caso di collisione e una migliore gestione post-incidente”.

I livelli del 2026 in sintesi

Dal prossimo anno, le valutazioni di Euro NCAP saranno strutturate attorno a quattro diversi livelli di sicurezza, ciascuno dei quali sarà valutato su una scala di 100 punti ed espresso in percentuale.

Per ogni livello continueranno ad applicarsi soglie minime che determineranno la valutazione complessiva in stelle.

Fase 1: una guida più sicura

Maggiore importanza sarà data alle tecnologie di monitoraggio del conducente, concentrandosi sul miglioramento dell’affidabilità dei sistemi. In particolare, verranno assegnati punti ai sistemi avanzati capaci di monitorare il comportamento del conducente in tempo reale.

Per ottenere le valutazioni più alte, i veicoli non solo dovranno impiegare il monitoraggio continuo degli occhi e della testa di chi è alla guida, ma collegare le informazioni alla sensibilità dei sistemi di assistenza alla guida.

Verranno assegnati crediti aggiuntivi alle tecnologie in grado di identificare i segni di alterazione dovuta all’uso di droghe o alcol e a quelle capaci di arrestare il veicolo in modo sicuro se il conducente non risponde.

Introdotte anche nuove valutazioni dell’interfaccia uomo-macchina (HMI) che valutino la posizione, la chiarezza e la facilità d’uso dei comandi essenziali, compresa la disponibilità di pulsanti fisici per le funzioni di uso comune, che secondo il feedback dei consumatori possono ridurre la pericolosa distrazione alla guida.

I veicoli in grado di rilevare se le cinture di sicurezza sono allacciate correttamente e di ottimizzare i sistemi di ritenuta e gli airbag in base alla corporatura dei diversi conducenti e passeggeri otterranno punteggi più alti mentre, per la prima volta, la verifica dell’accuratezza delle informazioni sui limiti di velocità sarà condotta durante i test di guida su strada.

Fase due: prevenire gli incidenti

I nuovi protocolli introducono un approccio più rigoroso ai test sui sistemi di prevenzione degli incidenti, che coprono tecnologie come la frenata automatica di emergenza e l’assistenza al mantenimento della corsia.

Basandosi sulla lunga esperienza nei test, Euro NCAP amplierà gli scenari per replicare incidenti reali, comprese le situazioni urbane in cui i veicoli incontrano veicoli di mobilità urbana a due ruote, compresi ciclisti e pedoni.

Contribuiranno al punteggio la fluidità e l’intuitività di funzionamento nella guida quotidiana, in particolare per i sistemi di assistenza al mantenimento della corsia.

Saranno inoltre premiate le auto in grado di riconoscere e ridurre i rischi di errata applicazione dei pedali (pressione accidentale dell’acceleratore invece del freno), una fase che sarà valutata nei nuovi test per la misurazione delle “collisioni a bassa velocità” che includono anche l’apertura delle portiere in presenza di ciclisti.

Fase tre: protezione dagli urti

Massima attenzione anche verso la protezione passiva: dal 2026, la valutazione della protezione dagli impatti laterali includerà test su barriera sul lato vicino, palo e slitta sul lato lontano, anch’essi supportati da simulazioni virtuali avanzate.

Ci sarà un maggiore controllo del rischio di lesioni ai pedoni, in particolare nelle aree strutturali intorno al parabrezza.

Fase quattro: sicurezza post-incidente

I nuovi requisiti includono la garanzia che le maniglie esterne delle portiere elettriche rimangano funzionanti dopo un impatto, consentendo un accesso più facile ai soccorritori.

I veicoli elettrici devono anche gestire correttamente l’isolamento della loro batteria ad alta tensione.

Le notifiche automatiche di emergenza dovranno fornire dettagli sul numero di occupanti del veicolo, richiedendo un rilevamento affidabile anche quando le cinture di sicurezza non sono allacciate.

Con l’aumento dei veicoli elettrici, le auto devono essere in grado di comunicare al conducente il rischio di incendio della batteria dopo un incidente ed emettere un avviso tempestivo se l’incendio della batteria inizia durante la ricarica o a seguito di un incidente.

Renord sigla una partnership con Dongfeng, Voyah e M-Hero

La storica concessionaria milanese Renord, con più di mezzo secolo di attività nel settore automotive, entra in una nuova fase di espansione grazie a un accordo strategico siglato con Dongfeng Motor Italia (DFMI), rappresentanza nazionale della Dongfeng Motor Corporation, uno dei tre grandi colossi cinesi dell’automobile.

La partnership, ufficializzata nei giorni scorsi, prevede l’ingresso negli showroom Renord di Milano (via Veglia) e Monza (viale Sicilia) delle gamme Dongfeng, Voyah e M-Hero, ampliando l’offerta di veicoli elettrici, ibridi e off-road di fascia alta.

Il debutto fra musica e cultura

La presentazione della collaborazione, avvenuta nel corso della Milano Music Week, ha unito la musica e la cultura urbana in uno dei principali appuntamenti del panorama culturale milanese. Dongfeng ha preso parte all’evento insieme al media partner Rolling Stone Italia nella veste di mobility partner ufficiale di Linecheck, il più importante meeting e festival professionale della musica in Italia. Una presenza niente affatto casuale: il marchio punta a coniugare tecnologia, creatività e mobilità sostenibile in un contesto che è la celebrazione dell’energia e l’innovazione di cui è capace il capoluogo lombardo.

La tradizione sposa la mobilità del futuro

Per Renord si tratta di un passaggio fondamentale nella strategia di crescita e rinnovamento: l’azienda, da decenni punto di riferimento sul territorio, guarda a un mercato in rapida evoluzione con una nuova proposta più ampia e tecnologicamente avanzata.

Dongfeng Motor Corporation, fondata nel 1969, è oggi tra i principali produttori mondiali di veicoli passeggeri, commerciali e industriali, con una forte spinta verso le motorizzazioni elettriche e ibride. Dal colosso cinese con sede a Whuan sono nati tre brand distinti: Dongfeng, marchio generalista con una gamma che spazia tra elettrico, ibrido e motori termici di nuova generazione; Voyah, brand premium che propone veicoli elettrici e ibridi range-extender orientati a comfort, tecnologia intelligente e design raffinato ed M-Hero, divisione high-end dedicata al fuoristrada elettrico, simbolo di potenza e innovazione stilistica.

“Con questo accordo, Renord rafforza la propria vocazione all’innovazione e alla mobilità sostenibile – spiega Roberto Bolciaghi,Direttore Generale Area Commerciale di Renord – l’ingresso dei tre marchi del gruppo Dongfeng rappresenta un passo concreto verso una visione più completa del futuro dell’auto. Vogliamo offrire alla clientela italiana un’esperienza moderna, efficiente e affidabile, nel solco della qualità che da sempre ci contraddistingue”.

La Cina e l’elettrico, una rivoluzione in corso

Il settore automotive cinese sta vivendo da anni una forte espansione commerciale che ha totalmente rivoluzionato il mercato dell’automotive, trainata dall’integrazione tra ricerca tecnologica, produzione avanzata e software all’avanguardia. Modelli sempre più versatili, piattaforme digitali evolute e un approccio sostenibile alla progettazione stanno contribuendo a definire nuovi standard globali.

“Siamo lieti di avviare questa collaborazione con un partner di grande competenza come Renord – commenta Massimiliano Alesi, Direttore Generale di Dongfeng Motor Italia – l’Italia è per noi un mercato strategico e, grazie a Renord, puntiamo a offrire veicoli che uniscano prestazioni, design e sostenibilità, rispondendo alle esigenze di un pubblico sempre più attento all’innovazione”.

Un ponte tra l’innovazione la domanda italiana

Con l’arrivo dei brand Dongfeng, Voyah e M-Hero, Renord consolida il ruolo nel processo di transizione verso una mobilità elettrica e intelligente: l’azienda mette a disposizione una gamma di prodotti tecnologicamente avanzati, supportati da un servizio post-vendita radicato sul territorio e da una lunga esperienza nel settore.

L’obiettivo è chiaro: rendere la mobilità sostenibile più accessibile e concreta per famiglie, professionisti e aziende, accompagnando l’evoluzione del mercato europeo verso soluzioni sempre digitali, efficienti e a basso impatto ambientale.

La nuova generazione di Compass: una vera Jeep, ovviamente

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Jeep Compass 2025 alla prova su strada: motori, design e prezzi - foto © Stellantis

Essere o non essere? Il problema è stato risolto con la Compass, il nuovo C-Suv della Jeep, giunto alla seconda generazione – tra quelle Made in Italy.

La scelta è stata di essere. Una Jeep, ovviamente.

In altre parole, se si costruisce un modello per questo specifico segmento di mercato, non basta seguire le tendenze del momento, ma bisogna che i contenuti siano riconducibili a un’identità precisa che in questo caso ha una lunga storia alle spalle.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

Senza citare la capostipite Willys, è giusto ricordare che le Jeep si contraddistinguono per versatilità.

Da un lato sono adatte a un uso urbano, magari per quegli automobilisti che prediligono stili di vita dinamici, trasportano biciclette o sci o le attrezzature sportive dei figli.

Dall’altro non tradiscono una vocazione più avventurosa. Non è il caso, come mostrano nello spot, di buttarsi a capofitto su tratturi impossibili.

Più semplicemente può accadere di dover percorrere strade di campagna o di montagna, fondi innevati d’inverno, accessi difficili alle spiagge d’estate.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

Tutti condizioni che possono mettere in difficoltà molte auto, anche qualche Suv, ma non una Jeep e non la Compass.

Alla prova su diversi fondi stradali

La prova di guida cui l’abbiamo sottoposta ha dimostrato nella pratica, sia nella versione ibrida benzina sia in quella elettrica, i presupposti teorici.

Il percorso prevedeva la partenza da Barcellona, un breve allungo autostradale e infine un tratto sulla collina alle spalle della città, prima su tornanti asfaltati (resi scivolosi dalla pioggia), poi su un anello sterrato.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

Qui le strade alternavano tratti con fondo compatto e fangoso, altri con pietre e rocce affioranti, altri ancora con dossi e avvallamenti naturali, molti scavati dalle acque piovane.

Ebbene, in questo contesto la Compass ha messo in evidenza le sue doti, mostrandosi degna erede della tradizione.

Usando la modalità di guida sand/mud non c’è mai stato un momento di difficoltà, né è stato necessario “cercare” aderenza con traiettorie fuori dalla linea ideale.

La Compass ha operato in perfetta autonomia traendosi d’impiccio da qualsiasi situazione, alcune davvero difficili, grazie anche all’altezza di 200 mm.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

Poi, tornati sull’asfalto, sono emersi emersi l’isolamento acustico migliorato e un ottimo comfort di bordo di ottimo livello. La Compass ha indossato di nuovo l’abito da tutti i giorni.

Un abito che a quel punto aveva l’urgente necessità di passare in lavanderia. Ma guidare una Jeep è anche questo, schizzare di fango carrozzerie e vetri, per poterli esibire con soddisfazione.

Ascoltare i clienti

Fabio Catone, responsabile del brand Jeep nell’Enlarged Europe, ha spiegato che “rispetto alla precedente, questa edizione della Compass rappresenta una evoluzione in termini di prestazioni, innovazione e sicurezza di guida, con capacità da best-in-class”.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

La piattaforma è la Stellantis Medium, ma in questo caso è stata personalizzata.

Per dare vita alla Compass si è lavorato ascoltando le indicazioni dei clienti e si è capito che il pubblico vuole un’auto pratica e versatile, con tanto spazio a disposizione.

Così il passo si è allungato di 15,9 cm e la lunghezza arriva di 4,55 metri (prima erano 4,39).

A trarne beneficio sono gli occupanti dei sedili posteriori (hanno a disposizione 20 cm in più) e lo spazio per il bagagliaio (i litri sono adesso 550, ovvero 45 in più) nonché per sistemare oggetti all’interno dell’abitacolo – ci sono 34 litri ricavati nei vani interni.

I sedili facili da abbattere e costruiti con materiali robusti, che si possano pulire senza sforzo, sottolineano la versatilità.

I richiami identitari

I designer Jeep hanno lavorato sull’esterno, dando vita a linee squadrate, segnate da alcuni elementi classici del marchio, come la griglia a sette feritoie.

È interessante notare che non serve più al raffreddamento (per quello c’è una griglia nella parte inferiore), ma non perde gli aspetti funzionali.

Infatti, ora serve a coprire e proteggere molta tecnologia (i radar, per esempio) che altrimenti sarebbe esposta.

Non mancano altri elementi tipici, come i passaruota squadrati o i dettagli che si riallacciano alla tradizione, come le luci.

Internamente le linee sono sobrie, senza tecno-barocchismi, con materiali in parte morbidi al tatto, in parte più duri.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

C’è un cruscotto digitale da 10”25 pollici e un touch centrale da 16” molto chiaro nella grafica. Alcuni comandi fisici a sfioramento permettono di accedere a molte funzioni senza dover distrarsi navigando tra menu.

Completano l’offerta l’integrazione con Apple Car Play e Android Auto, così come un pacchetto Adas di livello 2.

Sul tunnel centrale il comando delle marce è una rotella e a fianco si trova il Selec-Terrain, dispositivo che permette di variare le modalità di guida.

In questo caso il sistema non si limita a modificare la grafica dello schermo o il colore dell’illuminazione ambientale (fa anche questo, naturalmente) ma agisce sulle regolazioni meccaniche e sull’elettronica per ottimizzare le prestazioni su ogni superficie.

Disponibili cinque modalità: Auto, Sport, Neve, Sabbia/Fango ed Elettrica (questa solo sulla versione e-Hybrid Plug-in).

Tanti motori, si comincia con due

La scelta delle motorizzazioni sarà ampia e Jeep punterà forte sulla versione elettrica a trazione integrale, la 4xe.

Al momento del lancio, le proposte sono due. Una è costituita dal motore 1.2 tre cilindri turbo benzina mild hybrid da 145 Cv abbinato al cambio automatico eDct6 a 6 rapporti.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

L’altra è una versione elettrica con batteria da 74 kWh e 213 Cv di potenza con 500 km di autonomia. Entrambe hanno trazione anteriore.

Anche dal punto di vista degli allestimenti, quando la gamma sarà completa, si punterà di semplificare la scelta. Ad oggi sono disponibili Altitude e il più ricco First Edition.

A regime ci saranno anche il 1.6 plug-in hybrid da 195 Cv abbinato a un cambio automatico a 7 marce eDct7 e due altre BEV, entrambe con batteria da 96 kWh.

Una ha trazione anteriore, 231 cv e fino a 650 km di autonomia; l’altra è la citata 4xe che fruirà di un secondo motore elettrico sull’asse posteriore con 375 Cv complessivi per 600 km di autonomia.

Le elettriche si potranno “riempire” con il caricatore di bordo fino a 22 kW, oppure a colonnine ad alta potenza fino a 160 kW.

I prezzi

Si parte con l’ibrida da 39.900 mila (1.000 in più del modello precedente) e si sale a 47.900 per la BEV, entrambi in allestimento Altitude. Circa 2 mila euro in più per la First Edition.

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Jeep Compass 2025 – foto © Stellantis

Firenze vieta i monopattini: è la prima città italiana

Ha iniziato Parigi, poi Madrid e subito dopo Praga: ora, alle città che hanno deciso di dare l’addio ai monopattini si aggiunge Firenze, la prima città italiana a prendere una simile decisione drastica.

La celebre e sempre affollatissima città d’arte toscana ci ha provato in ogni modo, varando norme, regole e fasi di sperimentazione, ma non c’è verso: grazie all’inciviltà di pochi come sempre ci rimettono tutti, anche chi non si sognerebbe mai di abbandonare un monopattino in mezzo al marciapiede o fra le aiuole di un giardino pubblico. Perché tanto “chissene”, ci penseranno gli altri.

Impossibile continuare

Così, dopo un paio di proroghe, è arrivata la mannaia, accompagnata da un avviso del Comune in cui si spiega che “non ci sono più le condizioni per mantenere un servizio stabile”.

Nel testo della delibera del Comune, il sindaco Sara Funaro e l’assessore alla mobilità Andrea Giorgio parlano soprattutto di sicurezza stradale, considerata la priorità, accompagnata dalla difficoltà delle compagnie di sharing a rispettare le nuove norme introdotte nel Codice della Strada come l’assicurazione, la targa e soprattutto l’obbligo del casco, che spesso non è disponibile in numero sufficiente per tutti gli utenti.

Incivili in azione

Ma la decisione è anche figlia dello scarso senso civico e rispetto delle regole, che si trasforma in uno smacco al decoro urbano, con i monopattini abbandonati ovunque in modo selvaggio, senza preoccuparsi minimamente se diventano potenziali pericoli per il prossimo, o ancora che scorrazzano contromano incuranti del senso di marcia e del divieto di transito.

“Violazioni sistematiche”, le definisce il Comune di Firenze, che rendono necessaria la sospensione del servizio.

Meno monopattini più bici

Ma per ovviare a quello che è un servizio di mobillità personale particolarmente amato dalle giovani generazioni e di forte impatto ambientale per il traffico delle grandi città, Firenze ha annunciato un rafforzamento del servizio di “bike-sharing”, che negli anni ha conosciuto una forte impennata, passando da 1,5 milioni di noleggi dello scorso anno ad un +18% dei primi sei mesi di quest’anno.

In compenso, per le compagnie di noleggio di monopattini è scattato il conto alla rovescia: hanno tempo fino al 31 marzo del prossimo anno per dismettere gli abbonamenti e far sparire i monopattini dalle strade.

Le proteste della categoria

Assosharing, l’associazione di categoria del comparto, ha replicato in una nota “Accogliamo con forte stupore e profonda perplessità la decisione del Comune di Firenze di non rinnovare il servizio di monopattini in sharing a partire dal 31 marzo.

Una scelta che interrompe bruscamente un lavoro congiunto che, fino a oggi, aveva visto un costante dialogo tra amministrazione e operatori del settore”.

I timori della gente

Per finire con chi applaude alla decisione, ma è altrettanto convinto che sostituire le bici ai monopattini non cambierà il problema, perché incivili si nasce e certa gente – come avrebbe detto Totò – modestamente lo nacque.

All’Heritage Hub di Mirafiori la Casa della Fiat 500

Forse al mondo non c’è mai stata un’auto più amata della 500, il Cinquino che ha meso le ruote all’Italia, caricandosi sui piccoli sedili e la panchetta un Paese intero che tentava di spostare le macerie lasciate della guerra per puntare verso il boom economico.

Anni d’oro, irripetibili, che hanno mandato al macero certezze e costretto il pianeta a giravolte epocali difficili da digerire. Un mondo da riscrivere da capo, su cui il leggendario Cinquino ha continuato imperterrito a marciare polverizzando record ma soprattutto senza uscire mai dall’amore incondizionato di milioni di appassionati, disposti a tutto pur di tenere viva la memoria della “Superutilitaria”, il capolavoro di Dante Giacosa e Vittorio Valletta.

Un tuffo nella memoria

È un po’ questo, il senso della mostra ospitata all’Heritage Hub di Mirafiori dal 21 novembre al 18 gennaio del prossimo anno: un tuffo nella memoria che è molto più di una semplice esposizione, quanto piuttosto un invito ad una passeggiata nella storia, nella cultura e nelle abitudini di un Paese vista attraverso la sua automobile più amata.

“L’Italia che piace: benvenuti nella casa di Fiat 500” è un viaggio emozionale lungo quasi settant’anni, narrato stanza dopo stanza, modello dopo modello, ricordo dopo ricordo.

Protagonista assoluta la 500: una piccola meraviglia che ha fatto grande l’Italia.

Una casa, un racconto, una leggenda

Per l’occasione, l’Heritage Hub cambia pelle per trasformarsi in qualcosa di completamente nuovo: una vera e propria “casa italiana”, dove ogni stanza racconta un’epoca, un gusto e un modo di vivere. Dalle radio d’epoca ai televisori a valvole anni ’60, dai computer del nuovo millennio agli oggetti simbolo di generazioni intere, tutto dialoga con la 500, sempre al centro della scena, uguale e ogni volta diversa, fedele a sé stessa ma capace di reinventarsi.

Colori pastello, geometrie armoniche e una cura scenografica da set cinematografico rendono il percorso un viaggio intimo nella memoria collettiva di un Paese che parla di passato, di futuro e di ciò che rende l’Italia riconoscibile nel mondo.

Torino e la sua anima industriale

La mostra si inserisce in un fitto calendario di eventi che rendono l’ex capitale dell’auto in un laboratorio internazionale di design, cultura e ingegno italiano. Non è un caso: FIAT e Torino condividono 125 anni di storia comune, fatta di fabbriche, persone, innovazione e visione. E la nuova 500 Hybrid Torino, prodotta proprio a Mirafiori, segna un nuovo capitolo di questo legame profondo.

Cinema, archivi e scenografia

Il racconto visivo della mostra è arricchito da immagini provenienti dall’Archivio Storico FIAT e da fotogrammi di celebri film italiani dove la 500 è co-protagonista, un omaggio al legame indissolubile tra la piccola utilitaria e la settima arte. Un assaggio di ciò che si può ammirare anche nella mostra fotografica allestita sulla cancellata della Mole Antonelliana, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema.

La visita alla mostra è inclusa nel tour guidato dell’Heritage Hub, disponibile in italiano e inglese.

Oltre la mostra

L’esperienza all’Heritage Hub non finisce qui: più di 300 vetture raccontano l’evoluzione del design FIAT, con esemplari rari, prototipi e show car che testimoniano la capacità della Casa di innovare senza mai tradire la propria identità. Il percorso si completa con la mostra permanente “Mirafiori since 1939”, un viaggio nella storia industriale e sociale dello stabilimento più iconico d’Italia.

La voce del design

Roberto Giolito, Head of Stellantis Heritage e padre della 500 del 2007, sintetizza così la magia della piccola utilitaria: “Ci sono automobili che entrano nella storia per le innovazioni che portano, altre per l’impatto che hanno sulla vita quotidiana di un Paese. Ma poche sanno unire entrambe le dimensioni. La 500 è una di queste: un capolavoro che attraversa il tempo senza perdere la personalità e la capacità di portare una nota di colore nella vita di tutti”.

Dieci modelli per settant’anni di storia

La mostra raccoglie dieci modelli iconici: dalla 500 N del 1957 – la prima – alla nuovissima 500 Hybrid Torino, tributo alla città dove tutto ebbe inizio.

Accanto ai modelli storici, una selezione di pezzi unici e special edition raccontano il lato più creativo della piccola grande icona.

Fiat Nuova 500 N Normale (1957)

4 luglio 1957: Torino si sveglia con un corteo di piccole meraviglie. Decine di 500 fiammanti sfilano dalle linee di Mirafiori verso il centro, annunciando l’arrivo dell’erede della leggendaria “Topolino”. L’obiettivo della nuova creatura FIAT è audace: affiancare la 600 con un’auto ancora più piccola, economica e popolare, dal prezzo vicino allo stipendio annuale di un operaio.

Il nome richiama la storica 500, ma la parentela finisce lì: la Nuova 500 è rivoluzionaria. Carrozzeria autoportante, sospensioni indipendenti, un cofano anteriore modernissimo e un tetto in tela che corre per tutta la lunghezza dell’auto. Le porte sono ovviamente “controvento”, come impone la moda dell’epoca.

Dante Giacosa sceglie un inedito bicilindrico raffreddato ad aria sistemato dietro, essenziale e facile da mantenere: 479 cc, 13 CV e 85 km/h di massima. Il debutto, però, è freddino: pochi accessori e l’omologazione solo per due posti non convincono il mercato. FIAT corre ai ripari con una versione più curata: cromature, finestrini discendenti, copricerchi in alluminio e un motore portato a 15 CV e 90 km/h. La nuova versione, ribattezzata “Normale”, debutta al Salone di Torino del 1957, mantenendo immutato il prezzo di lancio: 490.000 lire.

Fiat 500 Record Monza (1958)

Nel 1958 Carlo Abarth decide di rispondere a chi giudica la Nuova 500 “troppo piccola” con un gesto clamoroso: trasformarla in una macchina da primato.

La sua 500 Abarth “Record” pesa meno, respira meglio e arriva a quasi 26 CV, superando i 120 km/h. Poi arriva la sfida impossibile: 168 ore consecutive sull’anello di alta velocità di Monza. Sette giorni senza sosta, 18.886 km percorsi a oltre 108 km/h di media, significano sei record internazionali e una reputazione completamente ribaltata.

Tra i piloti che si alternano alla guida c’è un giovane Mario Poltronieri, futuro volto storico del giornalismo sportivo italiano. L’auto esposta è la stessa che corse allora, riportata alle sue forme originarie grazie a un restauro minuzioso.

Fiat 500 Giardiniera (1960)

La primavera del 1960 porta una novità amata da famiglie e artigiani: la Fiat 500 Giardiniera, la prima piccola station wagon FIAT.

Più lunga di 21 cm rispetto alla berlina (3,185 metri totali), offre spazio per quattro persone e un bagagliaio sorprendente, che arriva fino a 1 mq abbattendo i sedili. Per ottimizzare lo spazio, Giacosa reinventa il motore della 500 ruotandolo di 90° fino a creare il celebre bicilindrico “piatto”, da 17,5 CV e 95 km/h.

Le porte rimangono “a vento”, il tetto in tela è apribile e le prese d’aria laterali diventano la sua firma estetica.

Dal 1968 la Giardiniera passa in produzione ad Autobianchi, ma conserva il suo fascino fino alla fine della carriera, nel 1977, con quasi 330.000 esemplari costruiti.

Fiat 500L (1968–1972)

Nel 1968 arriva la Fiat 500L, dove “L” sta per Lusso. Non cambia la meccanica della 500F, ma rivoluziona lo stile.

Paraurti tubolari cromati, profili lucidi, nuovo logo FIAT allungato e coppe ruota cromate definiscono una eleganza inedita. Debuttano anche colori iconici come il nero e il Giallo Positano.

Dentro, l’abitacolo è più curato: plancia nera antiriflesso, tachimetro rettangolare con indicatore carburante, volante sportivo a due razze e sedili reclinabili.

Prodotta a Termini Imerese, diventa un successo commerciale che supera persino la 500F.

Fiat 500R (1972–1975)

Nel 1972 nasce la Fiat 500R, la “Rinnovata”, l’ultimo capitolo della saga iniziata nel 1957. Il cuore è nuovo: un 594 cc da 18 CV derivato dall’esperienza Abarth, più fluido e regolare, capace di superare i 100 km/h. La meccanica si irrobustisce, il cambio viene semplificato, i freni migliorano.

Gli interni puntano sulla funzionalità: plancia nera, pochi comandi, sedili in vinilpelle liscia. All’esterno scompare ogni cromatura: la 500 R sceglie un look essenziale, con cerchi forati e nuovo logo a losanghe.

Prodotta fino al 1975 in 168.000 unità, è l’ultima vera 500 “classica”.

Fiat Trepiùno (2004)

Ginevra 2004: Fiat presenta la Trepiùno, la concept che anticipa la rinascita della 500. Compatta (3,3 metri), futuristica e carica di richiami alla 500 del 1957, introduce soluzioni visionarie: interni modulari “3+1”, fari rotondi multifunzione, fanaleria posteriore a cristalli liquidi e un pianale innovativo in acciai alto-resistenziali e alluminio.

Il Centro Stile Fiat, guidato da Roberto Giolito, la concepisce come laboratorio creativo, ma diventerà il modello da cui nascerà uno dei più grandi successi del XXI secolo: la 500 del 2007.

Fiat 500 (2007)

Il 4 luglio 2007 Fiat riaccende la magia: nasce la nuova 500, a cinquant’anni esatti dall’originale. Stile iconico, proporzioni moderne e un’anima pop che conquista subito il pubblico. Pioniere della personalizzazione, offre oltre 500 combinazioni possibili e porta nel segmento A comfort e sicurezza inediti: sette airbag di serie e 5 stelle Euro NCAP.

Prodotta a Tychy e poi a Toluca, in Messico, sfoggia interni raffinati, il celebre cruscotto tondeggiante e varianti berlina o cabrio.

Vincitrice di oltre 40 premi internazionali, collaboratrice di brand come Armani, Gucci e Riva, diventa l’ambasciatrice mondiale del design italiano.

Fiat 500 Abarth (2008)

Piccola? Sì. Cattiva? Ancora di più. Nel 2008 torna lo Scorpione sulla 500, e con lui una nuova generazione di Abarth. La 500 Abarth Zerocento, prima serie limitata esposta, celebra i 100 anni dalla nascita di Carlo Abarth e inaugura una saga di versioni sempre più aggressive e raffinate. Dalle Tributo Ferrari alle 695 Biposto, passando per edizioni Maserati e 70° Anniversario, ogni Abarth ha un carattere unico.

Il motore 1.4 Turbo T-Jet è un piccolo gioiello: dai 135 CV iniziali fino ai 190 CV dell’estrema Biposto. Sospensioni Eibach, freni Brembo, scarichi Record Monza o Akrapovic completano l’opera.

Fiat 500e (2020)

Nel 2020 la 500 entra nell’era della transizione energetica. La Nuova 500e nasce a Mirafiori come primo modello FIAT 100% elettrico: elegante, tecnologica e rispettosa dell’ambiente senza rinunciare allo spirito originale.

Fari “Infinity”, logo 500 frontale, maniglie a filo, interni sostenibili e infotainment avanzato. Il motore elettrico da 118 CV, insieme alla batteria da 42 kWh, assicura fino a 320 km di autonomia. È la prima city car elettrica con guida autonoma di livello 2: cruise control adattivo, mantenimento di corsia, frenata automatica e molto altro. Disponibile in versione berlina o cabrio, conquista rapidamente l’Europa e colleziona premi come “Best Small Electric Car”.

Fiat 500 Hybrid Torino (2025)

La 500 Hybrid Torino rende omaggio alla città che ha visto nascere il mito. Due colori esclusivi – Yellow Gold e Ocean Green – un badge con la Mole Antonelliana e un design ispirato alla versione elettrica, ma con personalità propria. Dentro, materiali esclusivi e dettagli curati, dai sedili con logo Fabbrica Italiana Automobili Torino al cruscotto in tinta, volante soft-touch.

Il viaggio è sempre confortevole grazie a avviamento senza chiave, climatizzatore automatico, cruise control, sensori di pioggia e crepuscolo. Il cuore è un 1.0 FireFly mild-hybrid da 65 CV, abbinato a un cambio manuale a sei marce: efficiente, moderno e orgogliosamente italiano.

Alberto Scuro, presidente ASI è stato eletto presidente FIVA

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Alberto Scuro. Immagine ©ASI

La notizia è di particolare valore in quanto Alberto Scuro, attuale presidente ASI è il primo italiano a rivestire l’importante carica di presidente della FIVA (Federation Internationale Vehicules Anciens) ovvero l’organismo che sovrintende il motorismo storico a livello mondiale.

Ampio consenso

Alberto Scuro è stato eletto nell’Assemblea Generale che si è tenuta il 22 novembre a Salvador di Bahia in Brasile con 166 voti su 244 (68,03%) superando l’olandese Jos Theuns (31,7%).

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Immagine ©ASI

Alberto Scuro, che ha dimostrato elevate capacità di portare alla ribalta le peculiarità del motorismo storico, ribadendone l’importanza anche culturale rivestita in oltre un secolo di storia, è senza dubbio in grado di dare una svolta positiva alla FIVA.

L’ente è istituzionalmete importante ma fatica a imporsi alle varie federazioni locali, ciascuna con le sue peculiarità e tipicità che rendono non facile l’unificazione di intenti.

Scuro, con l’esperienza in ASI ha senza dubbio le carte in regola per portare le novità e l’entusiasmo necessari per accrescere il peso della FIVA e il suo definitivo riconoscimento al timone del motorismo storico mondiale.

Auguriamo ad Alberto Scuro il successo che merita in questo suo nuovo e importante ruolo.

I veicoli storico patrimonio dell’UNESCO

Tra le prime iniziative iniziative che caratterizzeranno il nuovo corso della FIVA, una è fondamentale, come ricordato da Scuro: “Il motorismo storico sta attraversando una profonda trasformazione con nuove normative, l’attenzione all’ambiente ma anche il riconoscimento mondiale del lavoro della FIVA per la protezione e la conservazione dell’ingente patrimonio dei veicoli storici”.

“È per questo che uno dei miei impegni sarà di portare a termine l’iniziativa, già iniziata dai vertici della Federazione, di ottenere il riconoscimento dell’UNESCO dei veicoli storici come patrimonio dell’Umanità”.

“Ed ancora, creare il più grande data-base del motorismo storico con un portale internazionale”.

Volkswagen T-Roc Hybrid, più leggera e più verde

T-Roc
La nuova Volkswagen T-Roc Hybrid 2025 è più leggera, più efficiente e tutta ibrida - foto © Volkswagen

Meno di 1.480 kg e (quasi) non sentirli, in parte dal punto di vista ambientale perché fino a 40 sono ascrivibili ai materiali riciclati impiegati per gli esterni e per gli interni, ossia il 16% della massa sintetica.

E con motorizzazioni esclusivamente elettrificate: all’esordio la T-Roc è mild hybrid a 48 Volt e nel corso del 2026 anche full hybrid.

Efficienza e sostenibilità sono importanti per Volkswagen, che deve fare volumi e allo stesso tempo ridurre la propria impronta carbonica anche con un modello ad alimentazione “convenzionale”.

T-Roc
foto © Volkswagen

La T-Roc è la prima auto del costruttore tedesco a disporre di una gamma puramente ibrida: una scelta fondamentale perché il Suv compatto (comunque cresciuto di 12 centimetri in lunghezza fino a 4,37 metri) è un modello che è già stato venduto in due milioni di esemplari nella sua prima generazione, lanciata nel 2017.

Palmela, cuore pulsante della T-Roc

Autoeuropa”, lo stabilimento portoghese di Palmela, poco distante dalla capitale Lisbona, lo ha fabbricato e continuerà a farlo.

Ci lavorano 5mila persone che contribuiscono al 4,5% dell’export del Paese. E che in futuro dovranno assemblare anche l’elettrica più “economica” della Volkswagen, quel concept ID.every1 da meno di 20mila euro che dovrebbe arrivare sul mercato come up! o come Lupo.

Il sito lavora praticamente a pieno regime su tre turni al ritmo di un migliaio di veicoli al giorno, fornendo anche componenti per altre fabbriche e per altri marchi.

T-Roc
Più spazio interno per i passeggeri che viaggiano dietro e anche per i bagagli – foto © Volkswagen

La T-Roc è il suo fiore all’occhiello: “I nostri clienti la amano – dice il CEO del marchio Thomas Schäfer – e sono convinto che la nuova generazione abbia tutto ciò che serve per continuare a scrivere questa fantastica storia di successo: un design moderno, tecnologie innovative, massima qualità e pregio, comandi intuitivi e un comportamento su strada piacevole ed equilibrato”.

Linee rassicuranti e comfort da grande

Le linee continuano a non essere polarizzanti e allo stesso tempo gradevoli e rassicuranti, anche se la griglia frontale ricorda più quella di marchi molto più sportivi.

La T-Roc “R”, rigorosamente ibrida pure quella, attesa nel 2027 con i suoi 333 Cv, sarà verosimilmente più rigida, mentre il modello provato, quello da 150 Cv basato sull’eTSI a 48 Volt, è più vocato al comfort.

L’unità è fluida e lo sterzo diretto, con un cambio molto delicato.

T-Roc
foto © Volkswagen

Dentro l’abitacolo – oltre al grande schermo per l’infotainment, in Italia solo da 12,9” – il Suv guadagna punti con i rivestimenti della parte superiore e il posizionamento ergonomico dei monitor, ma ne perde con il grande tunnel centrale realizzato con plastiche dure sulle quali si appoggia proprio la gamba del conducente.

Più spazio, meno consumi e tanta tech

Guadagna punti per lo spazio in più ricavato per i passeggeri che viaggiano dietro e anche per quello riservato al vano bagagli, la cui capacità è di 30 litri superiore ed è compresa fra i 475 e i 1.350.

I consumi dichiarati arrivano a 6 l/100 km, mentre quelli contabilizzati dopo il giro di 150 chilometri si sono attestati a 7, un valore più che accettabile considerato il tipo di guida.

Sul fronte tecnologico, Volkswagen ha voluto proporre ai propri clienti ulteriori funzioni (diverse sono a pagamento, è ovvio), tipo il più evoluto Travel Assist o il dispositivo per il parcheggio automatico che memorizza fino a 50 metri di tracciato.

La T-Roc è già ordinabile (il listino parte da 33.900 euro) e sarà disponibile nelle concessionarie a partire da gennaio.

T-Roc
foto © Volkswagen

A Las Vegas la McLaren fa scintille (irregolari), Max le spegne

Las Vegas
foto © Red Bull Content Pool

A Las Vegas si gioca forte ma a vincere è sempre lui, Max Verstappen.

Anche in mezzo alle luci sfavillanti, al caos pioggia, a qualche accenno di rissa in partenza e a sottoscocca troppo consumati il banco è suo.

Dietro, tra McLaren in fermento come papaye mature, Mercedes concrete come un colpo ben piazzato (viva Kimi!) e una Ferrari che prova a salvarsi nell’ultima mano, il GP diventa una lotteria in cui ogni team pesca il proprio voto. E raramente è un poker di assi…

RED BULL, 10

Rime baciate o endecasillabi sciolti, la scelta è complessa.

Tessere le lodi di Max Verstappen può essere facile (lui rende facile qualsiasi cosa sembri difficile) oppure complicato, perché gli aggettivi da usare per le sue imprese sono finiti – o anche infiniti, dipende dai punti di vista.

Las Vegas
foto © Red Bull Content Pool

Il voto è 10 e lode. Max è emerso dal bailamme delle prove bagnate, non ha avuto dubbi nell’accettare la mini rissa iniziata al via da Norris (chissà dove voleva andare l’inglese…) poi si è involato verso la vittoria.

Per il Mondiale non c’è più speranza, anche se i numeri non lo condannano.

Certo, su tutto c’è la crescita della Red Bull. Un crescita che, come al solito, non coinvolge Tsunoda (voto 6) sempre comprimario, anche se questa volta la colpa è della squadra che in qualifica gli ha sbagliato la pressione delle gomme.

MCLAREN, 5

Se si parla di papaya-rules si entra su un terreno di opinioni, come tali discutibili.

Ma se due auto su due vengono squalificate, come accaduto a Las Vegas, per usura del plank (ossia la plancia sottoscocca) si scivola sul terreno di fatti non discutibili, dovuti a errori innegabili.

Errori gravi per una squadra che a la miglior monoposto del lotto.

Las Vegas
foto © Pirelli.com

La colpa non è dei piloti, con Norris che ha sbagliato la partenza (“ho fatto una cazz…” ha ammesso), ma della squadra.

Norris il suo, partenza a parte, l’ha fatto, portandosi a casa un prezioso secondo posto (voto 9), mentre Piastri ha confermato le sue difficoltà, forse più psicologiche che tecnica (voto 6).

Ma adesso rischiano di consegnare il titolo a Verstappen. Che figura, se accadesse!

MERCEDES, 9

George Russell si trova il colpo da podio in mano e non se lo fa sfuggire, gestendo bene le sue potenzialità.

Nessun fuoco d’artificio – per quelli ci pensano gli organizzatori della gara americana, tutta sfarfallii e luci – ma non sempre servono. Voto 8,5.

Antonelli ha pagato la cattiva posizione di partenza (17°) e ha dato vita a una straordinaria rimonta, conclusa al quarto posto. Eccezionale.

Las Vegas
foto © AmgMercedesFormula 1/Media

Peccato che una punizione lieve per una mancanza al via, gli costi 5 secondi di penalità e la retrocessione. Voto 10. Il ragazzo cresce e piace alla gente che piace (leggasi Verstappen).

FERRARI, 6

Disastro in qualifica, specie per quanto attiene Hamilton, ultimo in griglia, poi scattato 19°.

In gara il solito generoso Leclerc ci mette una pezza, firma bei sorpassi, duella, ci crede e chiude sesto (grazie alla penalità di Antonelli). Voto 7.5.

Hamilton sognava la rimonta (quella riuscita ad Antonelli, per intenderci) ma resta condannato all’irrilevanza. Voto 5.

Las Vegas
foto © Ferrari.com

WILLIAMS, 7

Eccellente prestazione.

Albon finisce fuori presto (sv) ma Sainz accarezza a lungo l’idea di salire sul podio e forse – con una più sagace gestione tattica, ma questo è più tema della squadra che dei piloti – sarebbe riuscito ad arrivarci.

Una grande seconda parte di stagione, concretezza e velocità. Voto 9.

RACING BULLS, 8

Liam Lawson (voto 6) non vive la sua giornata migliore, mentre Hadjar è sempre un “cagnaccio” che morde. Ottiene punti e va benissimo così, voto 7.

SAUBER, 8

Gabriel Bortoleto è certamente uno dei migliori tra i giovani, sta dimostrando che Binotto ha visto giusto puntando si di lui.

Ma da qualche gara l’inesperienza si fa sentire e forse anche la stanchezza mentale della prima stagione intera.

Non va a muro, ma resta coinvolto in un incidente evitabile al via e si ritira. Voto 5.

Hulkenberg (voto 7) mette tutta la sua esperienza al servizio del risultato e porta a casa altri punti pesanti.

HAAS, 8

Ormai è una costante realtà.

Il (futuro) ferrarista Ollie Bearman è sempre convincente (voto 8), Ocon molto meno (voto 7) anche se alla fine è il francese a tagliare il traguardo davanti all’inglese.

ASTON MARTIN, 6

In qualifica brilla Stroll, una tantum, forse come reazione per le critiche ricevute da alcuni colleghi non proprio di lignaggio (leggasi Colapinto). In gara traccheggia, voto 6.

Alonso va meglio in gara – lottando e sudando – tenendo a galla la squadra e se stesso, ma niente di più. Voto 7.

ALPINE, 5

Non si vedono né Gasly né Colapinto. Voto 5

PIRELLI, 8

Il numero di giri percorsi da Antonelli con le hard dimostrano – se ancora ce ne fosse bisogno – il valore delle Pirelli.

Spiega Mario Isola, direttore motorsport Pirelli: “Nella notte di Las Vegas si sono confermate le previsioni della vigilia del Gran Premio. Abbiamo assistito a una gara caratterizzata da una sola sosta, con le mescole Medium e Hard incaricate di spartirsi la distanza dei 50 giri. Il fenomeno del graining oggi è stato molto contenuto, presente solo su poche vetture e localizzato principalmente sull’asse anteriore”. Avanti così.

Alberto Scuro (ASI) è il nuovo presidente della FIVA

Alberto Scuro

Il Presidente ASI Alberto Scuro è stato eletto alla presidenza della Federation Internationale Vehicules Anciens (FIVA) nell’Assemblea Generale che si è tenuta il 22 novembre a Salvador di Bahia in Brasile.

Scuro, da sette anni alla guida della federazione italiana del motorismo storico, ha ottenuto 166 voti su 244 (68,03%) superando l’olandese Jos Theuns (31,7%). È il primo italiano alla presidenza della FIVA.

Alberto Scuro, presidente ASI e neo presidente FIVA:

“Il motorismo storico sta attraversando una profonda trasformazione con nuove normative, l’attenzione all’ambiente ma anche il riconoscimento mondiale del lavoro della FIVA per la protezione e la conservazione dell’ingente patrimonio dei veicoli storici”.

alberto Scuro“È per questo che uno dei miei impegni sarà di portare a termine l’iniziativa, già iniziata dai vertici della Federazione, di ottenere il riconoscimento dell’UNESCO dei veicoli storici come patrimonio dell’Umanità”.

“Ed ancora, creare il più grande data-base del motorismo storico con un portale internazionale”.

Il Cavallino, il ristorante prediletto da Ferrari, conquista la stella Michelin

Sono 75, gli anni da sistemare fra il 1950, l’anno in cui il ristorante “Il Cavallino” ha aperto al pubblico, e la conquista della prima stella Michelin.

È storia recente, resa possibile dalla collaborazione fra Il Cavallino e la “Francescana Family” di Massimo Bottura, principe assoluto degli chef nazionali ma di natali orgogliosamente modenesi, che con la collaborazione dell’architetta India Mahdavi ha rivisitato l’immagine dell’antica casa colonica senza stravolgerla.

Una ristrutturazione che ha conservato la tradizione

Piccoli ma decisivi interventi che hanno toccato la facciata rosso mattone e il pavimento in cotto, la boiserie alle pareti e l’arredamento interno, che anche se virato sul rosso – l’iconica tonalità simbolo della Ferrari – non ha perso l’idea della trattoria di paese, sapientemente unita al mondo delle corse e ad un’eleganza discreta, come sarebbe piaciuta al Drake.

Alle pareti ricordi, poster, fotografie e cimeli dell’avventura industriale sportiva e umana di Enzo Ferrari.

Ai fornelli, Bottura ha voluto Riccardo Forapani e Virginia Cattaneo, il primo cresciuto professionalmente all’Osteria Francescana, la seconda co-chef del ristorante Ferrari dal 2021.

Ogni giorno, alle 12:30

Il cavallino è un luogo celebre almeno quanto l’iconico circuito di Fiorano e gli stabilimenti di Maranello, entrambi capaci di riempire l’aria di un piccolo e tranquillo borgo emiliano dove tutti si conoscono con il rombo di motori destinati alle piste di tutto il mondo e ai garage di gente che l’Emilia non avrebbe saputo indicarla su una cartina geografica, ma da sempre ha i soldi per sognare e sogna.

Era il rifugio di Enzo Ferrari, il “patron”, un uomo dallo sguardo infilato nel futuro ma legato alle tradizioni paesane e alla cucina che da quelle parti è da sempre robusta.

Alle 12:30 esatte di ogni giorno, racconta la leggenda, il “Drake” usciva dalla sua fabbrica per rifugiarsi nel ristorante preferito, al civico 1 di via Abetone Inferiore.

A quei tavoli è passato il mondo

A tavola si ragiona meglio, lo sanno tutti, e valeva anche per un imprenditore che fra un piatto di tortellini in brodo di cappone ed uno di gnocchi fritti con i salumi della zona aveva trattato con piloti del calibro di Lauda, Villeneuve, Prost e Schumacher, studiato strategie di gara, guardato i Gran Premi in tivù con i suoi collaboratori più stretti, discusso con ingegneri, industriali, celebrità, concessionari e clienti, che nel contratto d’acquisto di una Ferrari spesso facevano aggiungere la clausola che a consegnare le chiavi fosse il Drake in persona.

Così tutti i giorni tranne il sabato, riservato agli amici, in cui ogni discorso sulle auto, le corse e i piloti era bandito: si parlava del più e del meno, di quel succedeva nel mondo e delle chiacchiere che giravano in paese.

“Molti personaggi famosi hanno mangiato al Cavallino: attori, sportivi, nobili e reali- ricordava Piero Ferrari – qui si è fatta la storia della Formula 1.

Qui, nel 1981, Bernie Ecclestone e Jean-Marie Balestre hanno gettato le basi per il cosiddetto ‘Patto della Concordia’ della F1, che è poi stato firmato lo stesso anno a Parigi in Place de la Concorde”.

Era la mensa dei dipendenti

Anni prima quel posto, sorto su un terreno dell’ex Fondo Cavani acquistato dal Patron nel 1942, aveva ospitato la mensa, lo spogliatoio e le officine di formazione dei dipendenti Ferrari e quando la eco del ristorante amato dal signor Enzo si era sparsa, aveva scelto di aprire al pubblico, ma senza mai perdere l’aria umile di un locale di paese, con l’arredamento semplice e rustico almeno quanto il menù, zeppo dei piatti regionali che rappresentavano la benzina per l’energia di mister Ferrari.

Il Cavallino non impiega tanto per entrare nell’immaginario collettivo, e quando le prenotazioni si fanno insistenti, a Ferrari viene riservata una saletta e un tavolo preciso, il suo.

E quando Ferrari se ne va, il 14 agosto del 1988, a 90 anni, quella saletta viene chiusa in segno di rispetto, come quando le squadre di calcio ritirano il numero di un giocatore scomparso.

I piatti di Bottura e del suo staff

Due volte vincitore del “The World’s 50 Best Restaurants” e nel 2014 del “Global Gastronomy Awards”, una sorta di Nobel della gastronomia, Massimo Bottura ha scelto di affidarsi al passato, rivisitando la cucina modenese senza stravolgerlo

Nel menù non manca lo gnocco fritto, leggero come una nuvola e servito con prosciutto crudo, mortadella, composta di frutta e giardiniera di verdure, e non manca neanche un piatto di verdure cotte e crude, “l’Arcimboldo”, che sembra un quadro impressionista.

Fra i primi c’è solo l’imbarazzo della scelta fra i “Tortellini del Tortellante”, serviti con crema di Parmigiano Reggiano 36 mesi, e le “F50”, linguine di Gragnano con astice grigliato. Anche i secondi non scherzano: “cotechino alla Rossini”, con foie gras, pan broche e tartufo nero, “LaFerrari”, uno storione con peperoni, fondi di carne, nero di seppia e caviale, per finire con “Cavolo, cavolo, cavolo!”, un cavolo alla griglia ripieno di sorgo con emulsione di alghe, sesamo, crema di noci, radicchio e lenticchie.

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